Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MORENA MOTTA VICEDIRETTRICE PESCARA. Una rampa di scale che sbarra la strada ai disabili. Succede al distretto sanitario di via Rieti. Torna a denunciare la mancata accessibilità del distretto Asl il presidente dell'associazione Carrozzine Determinate Claudio Ferrante, che chiede l'intervento del sindaco di Pescara Carlo Masci, del direttore generale Asl Vincenzo Ciamponi e dell'assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì. Ferrante racconta un episodio che lo ha riguardato in prima persona, risalente ai giorni scorsi, quando ha raggiunto la Asl di via Rieti per effettuare una visita fisiatrica. «Ho raggiunto il distretto di via Rieti con la mia carrozzina. Nell'atrio c'è una rampa di scale con un montascale non sempre funzionante. Per azionarlo, occorre suonare un citofono e aspettare che arrivi qualcuno», spiega. «Ho suonato ripetutamente, ma non è successo nulla. Sono rimasto nell'atrio, parcheggiato. Naturalmente le persone mi sono passate davanti, con il rischio di contrarre infezione in un periodo così delicato. Dopo aver suonato numerose volte, ho iniziato a urlare per chiedere aiuto. Una signora si è preoccupata di andare ai piani superiori, per cercare il personale addetto». Due infermiere lo hanno, così, raggiunto. «Dopo numerosi tentativi di attivare l'attrezzo, riesco finalmente a salire. Anche loro erano senza parole e mortificate. Mi è stato riferito che questi episodi si sono verificati spesso», aggiunge. «Mi rendo conto che è sempre difficile far capire come si stia dopo essersi sentiti umiliati e lesi nella dignità di esseri umani. Non è la malattia che crea imbarazzo, lo è il dover chiedere aiuto. È la perdita della propria autonomia e della propria libertà a creare disagio, le persone con disabilità hanno diritto, come tutti, di raggiungere gli ambulatori in maniera autonoma, senza suonare campanelli, senza sostare nell'atrio sotto sguardi indiscreti». Il presidente dell'associazione Carrozzine Determinate lancia un appello al sindaco, al direttore generale della Asl e all'assessore regionale alla sanità, perché «pongano fine a una vergognosa discriminazione. Dopo 35 anni dalla legge 41/86, ci troviamo ancora in questa condizione. Vorremmo che la nostra denuncia facesse capire, al di là delle leggi e dei regolamenti, cosa comporti vivere simili discriminazioni per una persona con grave disabilità. Ci troviamo davanti», conclude Ferrante, «al fallimento della civiltà. Aspettiamo fatti concreti». di Rosa Anna Buonomo IL CENTRO
INSERITO DA MORENA MOTTA “La disabilità è una roba complessa. È un'esperienza fisica, è anche un'esperienza culturale e sociale quotidiana (…)”: le riflessioni di Umberto Guidoni sul suo essere una persona con disabilità Pubblichiamo, per gentile concessione dell’autore, un post di Umberto Guidoni, Vice Presidente di Anmic Parma, contenente delle riflessioni sulla disabilità (la sua, ma anche quella dell’intera società, a capovolgere lo sguardo), che vorremmo fossero lette da più persone possibili. Prendetevi qualche minuto per leggerle, di seguito (i grassetti sono nostri, ndr). In questi giorni, 25 anni fa, sono passato da una condizione ad un'altra, lentamente, non è stata una botta e via come per un incidente. Il giorno preciso non lo ricordo, era inizio marzo. 25 anni di carrozzina su 38 e migliaia di chilometri percorsi. Sì, lo so, ci sono persone che hanno passato tutta la vita così, ma questa è una parte della mia storia e ne parlo raccontandola dal mio punto di vista. Tutti questi anni si potrebbero incasellare nel saper trovare un compromesso tra un fisico da vecchio e un cervello da giovane. Sembra poco e invece è tanto, in modo particolare nei primi anni. La disabilità è una roba complessa. È un'esperienza fisica, è anche un'esperienza culturale e sociale quotidiana. E poi? Potrei parlare di quando sono diventato disabile a tredici anni, e cioè quando sono uscito di casa le prime volte con la carrozzina. Sì perché quando sei così giovane diventi disabile anche con gli sguardi degli altri, così curiosi e invadenti. E non c'è famiglia protettiva e affettuosa che tenga. Comunque, se tutti ti guardano, tanto vale dire qualcosa di interessante. Quindi cominci a usare l’umorismo per scaricare la rabbia e la frustrazione, perché se non le indirizzi verso qualcosa rischi di farle diventare tossiche. Cerchi di ribellarti, contro una cultura sociale che vede le sedie a rotelle come dei mezzi di sola cura delle persone. In realtà, "le carrozz", sono un mezzo di libertà ed indipendenza, contro una condizione fisica che altrimenti avrebbe la mobilità di un fermacarte. Ribellarsi alla società con le sue narrazioni estremizzate: Una, dove la disabilità è rappresentata o attraverso uno sguardo compassionevole e pietistico, l’altra dove sei elevato ad eroe ed esempio di riscatto sociale. Poi potrei raccontare che se mi chiedono qual è la mia disabilità, dopo tanti anni, la risposta corretta non è: Distrofia Muscolare di Duchenne/Becker. Quella più corretta potrebbe essere "le barriere architettoniche". Quelle barriere che mi lasciano su un marciapiede mentre una commessa esce per farmi vedere quali scarpe o quali boxer posso scegliere. (Rigorosamente neri, eh). E, di conseguenza, affermo con sicurezza che convivere con una disabilità è niente in confronto al convivere con l'esclusione. Potrei parlare della prima ragazza che è andata oltre la carrozzina. Essere insieme, contro un mondo che ti ripete quanto è complicato essere amati quando il tuo corpo è visto e considerato come un oggetto di cura, suscitando compassione e premura e difficilmente desiderio o amore. Ribellarsi insieme contro questa forma mentis, così profonda e radicata. Superarla insieme, pensare solo che quando poi lei entra nella stanza ti guardi negli occhi, dimentichi il mondo, mentre le diversità scompaiono per lasciare posto a parole sussurrate, respiri sulla pelle e i brividi che fanno vibrare ogni nervo, ogni singola fibra muscolare. Potrei parlare dei momenti -innumerevoli- con tanti impagabili amici e amiche, che mi hanno fatto sentire una persona come le altre. Di quelli che si sono persi per strada. O di quegli amici che, portati via troppo presto, sono ancora qui, nella mente e nel cuore. Perché il tempo e gli adii li superiamo così. Ci sono giorni in cui sono felice ma non del tutto, di certo non lo sono di essere disabile. Felice, eventualmente, della persona che sono. Con la consapevolezza, acquisita dopo tanta strada, che una persona non si identifica con la disabilità. Anche se è una disabilità così ingombrante. Forse, in tutti questi anni, la disabilità ha influito sulla persona che sono, forse no. Non ne ho la controprova di come sarei stato senza una invalidità e, sinceramente, mi interessa poco. Quello che so, invece, è che alla disabilità non si dovrebbe lasciare il merito o la colpa della persona che siamo. E allora cerco, come tutti su questo disgraziato pianeta, un po’ di felicità. Essere felice, non nonostante una condizione di disabilità, ma anche con una condizione di disabilità. Come diceva Indiana Jones, “Non sono gli anni, sono i chilometri.” Aveva ragione, Indy ha sempre ragione. Fonte: Il profilo Facebook di Umberto Gul
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Ora ha anche il conforto di un’Ordinanza del Tribunale di Firenze la battaglia di civiltà condotta da Ginevra, con il sostegno concreto di numerosi suoi concittadini. Il figlio Niccolò, infatti, è un ragazzo con disabilità, costretto, come avevamo raccontato qualche tempo fa, ad entrare a scuola dal retro, mancando la rampa per le persone con disabilità motoria, pur essendo questa prevista nel progetto originario e soprattutto essendo prescritta dalla legge. «Niccolò è stato discriminato», ha stabilito quell’Ordinanza
«Una scuola moderna, efficiente – aveva scritto qualche mese faLorenzo Somiglisuqueste stesse pagine-, una scuola tanto attesa, ma senza la rampa per lepersone con disabilità motoria, che pure era prevista in origine nel progetto. Una scuola, quindi,non inclusivacome avrebbe dovuto essere. Questa scuola è la nuovaDino Compagnial Campo di Marte diFirenzee l’assenza di quella rampa non è passata inosservata a molti, soprattutto aGinevra Risaliti, mamma battagliera che supportata da tanti concittadini, a cominciare dal Gruppo FacebookNoi di Campo di Marte, nonché dal Consigliere del Quartiere 2Simone Sollazzo, per più di un anno ha condotto quella che per molti è stata una battaglia di civiltà: la realizzazione di una rampa per il figlio con disabilitàNiccolò, che non può accedere all’edificio insieme agli altri bambini, perché appunto non vi è una rampa di accesso all’entrata principale. Egli deve quindi accederedall’entrata posteriore».
Ebbene, ora a dare ragione a Ginevra nella sua battaglia, vi è anche il conforto di un’Ordinanzaprodotta appena due giorni fa, il 1° marzo, daGiuseppina Guttadauro, giudice della Quarta Sezione Civile del Tribunale Ordinario di Firenze, relativa al ricorso presentato dalla stessa mamma di Niccolò e finanziato da una raccolta fondi del Quartiere, con il patrocinio delle avvocatesseMaria Rosaria PizzimentieGinevra Bardazzi.
Alla base dell’Ordinanza sottoscritta da Guttadauro vi è segnatamente laLegge 67/06(Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni), una norma decisamente importante, come abbiamo già avuto molte volte l’opportunità di scrivere, ma non ancora troppo nota, pur essendo passati ben quindici anni dall’approvazione di essa.
Nel caso specifico si fa riferimento alla«discriminazione indiretta», ovvero, citando testualmente l’articolo 2, comma 3 della Legge, «quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento[…]mettono una persona con disabilità in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone».
SecondoLorenzo Somigliche ha supportato Ginevra nell’iniziativa legale «Si tratta di un evidente riconoscimento deldiritto leso– commentaSomigli, che è stato tra coloro che hanno sostenuto Ginevra Risaliti nella sua iniziativa legale. «Questa Ordinanza – aggiunge – dimostra infatti la bontà della nostra scelta di chiedere attraverso le vie legali il riconoscimento del diritto di Niccolò e, con lui, ditutte le persone con disabilitàche frequenteranno quella scuola». «In un momento di sfiducia verso la Giustizia – conclude – è un’Ordinanza significativa che riconcilia il cittadino con il sistema».(S.B.) SUPERANDO
INSERITO DA MIKI PAPPACODA È stata naturalmente accolta con favore, dopo una lunga attesa, la Nona Relazione sullo stato di attuazione della Legge 68/99, recentemente depositata in Parlamento, con un ritardo di un anno rispetto a quanto prescritto dall’articolo 21 della stessa Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili), che parla appunto di cadenza biennale.
Il quadro tracciato nel documento, riferito a vari indicatori, riguarda la situazione dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità nel triennio 2016-2018 e vi si registravano una serie di progressi ottenuti nel corso degli anni, in àmbito di crescita occupazionale su tutto il territorio nazionale. Progressi, purtroppo, che rischiano certamente di essere vanificati, almeno in gran parte, dall’emergenza sanitaria, sociale ed economica di quest’ultimo anno.
Figura tratta dal documento
I contenuti della Nona Relazione costituiscono in ogni caso uno strumento di lavoro molto utile, e verranno presentati lunedì 1° marzo, nel corso dell’incontro online L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità in cifre, promosso dall’Ufficio per le Politiche Attive della Disabilità della CGIL e diffuso in diretta streaming in Collettiva.it.
Dopo i saluti di Tania Scacchetti, segretaria confederale della CGIL, a introdurre l’incontro sarà Nina Daita, responsabile dell’Ufficio per le Politiche Attive della Disabilità della CGIL, seguita dall’intervento di Angelo Fabio Marano, direttore generale per la lotta alla povertà e la programmazione sociale e coordinatore delle politiche per la tutela e la promozione dei diritti delle persone con disabilità, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Ad illustrare infine la Nona Relazione sarà Franco Deriu, ricercatore dell’INAPP (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche, ex ISFOL), coordinatore della Relazione stessa.
(superabile.it)
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Rosaria Ferrara, presidente dell’Osservatorio italiano studio e monitoraggio dell'autismo, dà dritte e suggerimenti:anche arrivati all'adolescenza il dado non è tratto
Si tende a pensare all’autismo come a una condizione che possa essereaffrontataproficuamente, in termini di miglioramenti, in particolare nei primi anni di vita, attraversoadeguate strategie di supporto, tendendo invece a considerare le età successive – a partire dall’adolescenza – come periodi nei quali ormai poco si possa intervenire per portare deimiglioramentiper i ragazzi con disturbi dello spettro. In realtà non è così.
Ad affermarlo èRosaria Ferrara, presidente diOisma(Osservatorio italiano studio e monitoraggio dell'autismo), intervenuta al secondo degli incontri su 'Autismo - Proposte operative per l'intervento inclusivo a scuola' realizzati dall'Istituto di Ortofonologia (IdO)e rivolti agli insegnanti, ricordando che: “in adolescenza 'il dado non è tratto' e molto si può fare".
ETA’ MEDIA DELLA DIAGNOSI DI AUTISMO "Un'indagine condotta nel Regno Unito su un campione di 1.047 genitori ha evidenziato come lamedia di età a cui questi bambini avevano ricevuto una diagnosi di disturbo dello spettro autisticoera di7 annie 4 mesi,con un picco di 18 anni per il 4% e un'età massima di 40 anni. Una ricerca simile, condotta su1.420 bambini statunitensicon diagnosi di disturbi dello spettro autistico, ha rivelato che la media di età alla diagnosi è stata di oltre5 anni. Sono dati sorprendenti se consideriamo che siamo nel 2021 e chemolto può essere fatto per individuare alcuni campanelli d'allarmeche ci consentirebbero di intervenire precocemente su questi disturbi”.Così Ferrara che, rivolgendosi agli insegnanti, ha ricordato quanto il loro ruolo sia importante, e quanto sia importante il loro coinvolgimentonel processo di valutazione e di individuazione di questi segnali da portare poi alle famiglie.
AUTISMO IN ADOLESCENZA Ferrara ribadisce quanto ancora si possa raggiungere, in termini di miglioramento, per i ragazzi dello spettro autistico anche nella loro adolescenza. “La chiave che può aprire la porta alle molte possibilità di miglioramento ed evoluzione degli adolescenti con disturbi dello spettro autistico è la "plasticità cerebraleche- ha chiarito la psicologa- è una caratteristica comune a tutti gli esseri umani e potremmo spiegarla così: noi siamo biologicamente determinati per essere indeterminati. Ciò significa chele nostre reti neuronali possono riassemblarsi di volta in voltaed è questa capacità' che determina la nostra indeterminatezza.Il nostro cervello è in continua evoluzione". Ma su cosa si può lavorare proficuamente con i ragazzi dello spettro autistico? Tra gli obiettivi individuati da Ferrara:inclusione/socializzazione,sviluppo di abilità e autonomie. "Sui primi due- ha precisato l'esperta-lascuolapuò fare moltissimo. Come? Proponendo unapprendimento che sia accompagnato da emozioni positive che scolpiscono la memoriae vengono ricercate molte altre volte- ha spiegato-L'emozione è più potente del sistema cognitivo".
STRATEGIE A SCUOLA La presidente di Oisma è passata poi a suggerire agli insegnanti una serie di strategie da utilizzare in classe permotivarepositivamente i ragazzi autistici all'apprendimento: "Coinvolgerli personalmente e attivamente, fare leva sulle loro abilità cercando di stare al passo con la classe eproponendo attività inerenti a quello che stanno facendo i compagni, ovviamente- ha tenuto a specificare-sempre stabilendo livelli di difficoltà adeguati. Inoltre- ha aggiunto Ferrara- non dobbiamo mai dimenticare chel'apprendimento è stimolato in ambienti percepiti sicuri, protettivi, supportivi". Altra cosa da evitare ècostringere i ragazzi autistici a fare esercizi di scrittura o di matematica, ma di usare "trappole ed esche" che aggirino l'ostacolo e li portino ascrivere o contare concentrandosi su argomenti di loro interesse. Proprio su questo principio, ha raccontato la presidente dell'Osservatorio, sono nati gli atelier Oisma dedicati al Giappone e alla cucina."Il motto con questi ragazzi-ha suggerito in -deve essere'se non imparo nel modo in cui mi insegni, insegnami nel modo in cui imparo'".
LA CLASSE DI ANGELO A proposito delle strategie da utilizzare in classe, la presidente di Oisma ha portato l'esempio diAngelo, un ragazzo con sindrome di Aspergerper il quale si sono uniti corpo docente, terapeuta, genitori e compagni di classe con l'obiettivo di rendere la sua esperienza scolastica positiva e proficua. All'inizio delle scuole medie, i genitori e la terapeuta hanno incontrato i docenti e con loro hanno deciso di spiegare alla classe le difficoltà e laparticolare sensibilità sensoriale di Angelo, fatta difastidio per certe tonalità della voce, disgusto per certi odori, paura per determinati rumori. Con l'aiuto di un'insegnante in particolare,i ragazzi hanno vissuto un processo di immedesimazione con il loro compagnoe una volta a settimana mangiavano 'la merenda di Angelo', scegliendo dunque tra i pochi alimenti graditi al ragazzo. Chi decideva di mangiare qualcosa di diverso dagli alimenti 'accettati' viveva così l'esperienza di sentirsi 'diverso'.
ALLEANZA SCUOLA-FAMIGLIA Per consentire agli adolescenti con autismo di acquisire competenze e fare progressi, ha sottolineato Rosaria Ferrara, è inoltre molto importante "creare un'alleanza con i genitori, tenendo conto delledifficoltà di accettazione dell'autismo dei figli adolescenti, quando ormai le atipicità sono molto evidenti e si entra in contatto anche con le loro possibilità di vita future".
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Al via il progetto “Mobilità Garantita” per il servizio di trasporto di anziani, disabili e persone con limitate capacità motorie. Il progetto, avviato dall’Associazione “Confraternita Misericordia Cava de’ Tirreni”, per l’importante valenza sociale, è patrocinato dal Comune di Cava de’ Tirreni, e rientra tra le attività del sistema integrato di servizi sociali che vede impegnati il mondo associazionistico e l’Amministrazione comunale.
Il primo obiettivo della Confraternita è garantire le risorse finanziarie necessarie per la continuità del servizio realizzato con l’acquisizione, in comodato gratuito, di un veicolo appositamente attrezzato dalla PMG Italia, azienda leader nell’assistenza alla mobilità sociale.
In quest’ottica, l’iniziativa è aperta alle donazioni da parte di privati ed aziende che grazie a contributi che vorranno elargire, totalmente deducibile fiscalmente, renderanno possibile interventi di accompagnamento di persone in difficoltà ed economicamente svantaggiate, presso ospedali, uffici sanitari del territorio, ma anche per lo svolgimento di semplici commissioni.
Per maggiori informazioni e chiarimenti in merito al progetto di “Mobilità Garantita” è possibile contattare la responsabile della Confraternita Misericordia Cava de’ Tirreni, Mafalda Forte, telefonando al 338 5673552.
INSERITO DA MORENA MOTTA Dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità alle Leggi nazionali, con alcuni casi speciali: la normativa raccolta da OSCAD L’Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori (OSCAD) ha recentemente pubblicato l’opuscolo intitolato “L’odio contro le persone disabili”, uno strumento di facile consultazione che fornisce una rapida panoramica dei reati di matrice discriminatoria che colpiscono le persone con disabilità e delle disposizioni che li sanzionano. Quali sono, dunque, gli strumenti che i cittadini disabili hanno a disposizione per tutelarsi nei confronti di maltrattamenti e abusi e quali, dall’altro lato, i rischi che corrono coloro che non rispettano le regole? LA NORMATIVA GENERALE IN MATERIA L’opuscolo sposa l’approccio sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (ratificata dall’Italia con la Legge 18/2009), nella quale la disabilità scaturisce dall’interazione tra la minorazione della persona (fisica, mentale, intellettuale o sensoriale) e le barriere che possono impedirne la piena ed effettiva partecipazione nella società su una base di eguaglianza con gli altri. A livello internazionale, tuttavia, sono anche altre le Carte che contemplano la disabilità tra le “caratteristiche” da proteggere dal rischio di discriminazione. Per esempio, nell’Art. 2 della “Dichiarazione universale dei diritti umani” e nell’Art. 14 della “Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali” l’elemento disabilità può essere rinvenuto, in via interpretativa, nell’ambito degli elenchi aperti (“ogni altra condizione”). Nell’art. 21 della “Carta dei diritti fondamentali dell’Ue”, invece, la disability (nella traduzione ufficiale in italiano “handicap”) viene esplicitamente contemplata tra gli ambiti rispetto ai quali viene fatto divieto di discriminazione. Sul piano nazionale italiano, invece, l’attenzione circa le condotte penalmente rilevanti nei confronti delle persone disabili trova fondamento innanzitutto nella Costituzione, agli artt. 2 (diritti inviolabili) e 3 (pari dignità sociale ed eguaglianza davanti alla legge). Nell’ambito dell’ordinamento penale, inoltre, sono presenti numerose disposizioni che configurano come reati determinate condotte in danno delle persone disabili. In tali articoli – riportati nella tabella sottostante (par. 6 dell’Opuscolo) – la condizione di disabilità viene definita attraverso espressioni che si sono evolute nel tempo, in parallelo con la sempre maggiore sensibilità in materia: minorazione o deficienza fisica/psichica; inferiorità fisica/psichica; handicap; malattia di mente o di corpo; disabilità. Per quanto, invece, concerne il diritto processuale penale, è opportuno evidenziare che il Decreto legislativo n. 21213 del 15 dicembre 2015, di attuazione della cosiddetta “Direttiva vittime” UE, ha introdotto l’Art. 90 quater del Codice di procedura penale codificando, in modo strutturale, la condizione di “particolare vulnerabilità” di alcune vittime, tra cui appunto le persone disabili. Dal riconoscimento della condizione derivano una serie di importanti diritti per la vittima particolarmente vulnerabile (cui corrispondono specifici obblighi in capo all’autorità e alla polizia giudiziaria), che si aggiungono alla più generale tutela riconosciuta a tutte le vittime: essere informate; avere un ruolo attivo nel procedimento penale; veder riconosciuti rispetto, protezione, ascolto; aiuto nell’accesso alla giustizia; rimborsi economici e supporto psicologico. Dallo status di particolare vulnerabilità della vittima discende una tutela rafforzata da parte della polizia giudiziaria in tema di assunzione delle “sommarie informazioni”: ai sensi dell’Art. 134, comma 4 Codice di procedura penale è sempre consentita la riproduzione audiovisiva delle dichiarazioni della vittima, che deve essere ascoltata con l’ausilio dello psicologo/psichiatra, non deve avere contatti con l’indagato mentre viene sentita e non deve essere chiamata più volte a deporre, salva l’assoluta necessità (Art. 351, comma 1 ter C.P.P.). L’ART. 36 DELLA LEGGE 104/1992 L’Art. 36 della Legge 104 (L. 104/1992) prevede un’aggravante speciale che si applica in maniera trasversale alle diverse fonti del diritto quando a essere vittima dell’illecito è un disabile. L’effetto dell’Art. 36 è l’aumento, da un terzo alla metà, delle sanzioni penali per i seguenti reati: Art. 527 Codice Penale (atti osceni); reati non colposi elencati nel libro secondo, titolo XII (dei delitti contro la persona) e titolo XIII (dei delitti contro il patrimonio) del codice penale; reati di cui alla L. 75/1958 (c.d. “legge Merlin”): reclutamento, induzione, favoreggiamento, sfruttamento della prostituzione, qualora commessi in danno di persona portatrice di minorazione fisica, psichica o sensoriale come definite dall’Art. 3 della medesima legge. VIOLENZA SESSUALE VERSO PERSONA DISABILE Il comma 2 n. 1 dell’Art. 609 bis del Codice Penale criminalizza la condotta di chi “induce taluno a compiere o subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto”. A tal proposito è fondamentale chiarire che la norma richiede l’accertamento caso per caso dell’abuso della condizione di disabilità, in quanto si tratta di condizione imprescindibile perché la condotta impropri assuma rilevanza penale, diversamente il rapporto sessuale risulterebbe pienamente legittimo. Il vizio, dunque, non può essere presunto né desunto esclusivamente dalla condizione patologica in cui si trovi la persona quando non sia di per sé tale da escludere radicalmente, in base ad un accertamento fondato su basi scientifiche, la capacità stessa di autodeterminarsi. MALTRATTAMENTI E VIOLENZE PRESSO CASE DI RIPOSO/CURA Frequentemente, l’OSCAD registra gravi episodi di maltrattamenti e violenze commessi nei confronti di persone ricoverate presso case di riposo o di cura. In tali casi, può, talvolta, risultare complesso determinare quali reati – ed eventualmente quali circostanze aggravanti – possano essere riscontrati nelle relative condotte illecite. Per questo sul punto è utile richiamare la giurisprudenza della Corte di Cassazione che, in occasioni diverse, ha chiarito che sono ascrivibili a quanto condannato dall’Art. 572 del Codice Penale (Maltrattamenti contro familiari e conviventi) – che ascrive la presenza di una disabilità tra le aggravanti – i delitti di percosse, minacce anche gravi, ingiuria (ora depenalizzata) e violenza privata, ma non quelli di lesioni, danneggiamento ed estorsione, attesa la diversa obiettività giuridica. Sul punto, inoltre, la Suprema Corte ha puntualizzato che: “ai fini della configurabilità del delitto di cui all’Art. 572 C.P., lo stato di sofferenza e di umiliazione delle vittime non deve necessariamente collegarsi a specifici comportamenti vessatori posti in essere nei confronti di un determinato soggetto passivo, ma può derivare anche da un clima generalmente instaurato all’interno di una comunità in conseguenza di atti di sopraffazione indistintamente e variamente commessi a carico delle persone sottoposte al potere dei soggetti attivi, i quali ne siano tutti consapevoli, a prescindere dall’entità numerica degli atti vessatori e dalla loro riferibilità ad uno qualsiasi dei soggetti passivi”. BULLISMO E CYBERBULLISMO Se, da un lato, la normativa italiana non riporta da nessuna parte una definizione di bullismo, è la Legge n. 71/2017 a stabilire che “per “cyberbullismo” si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo”. Nello specifico, in realtà, il cyberbullismo è la manifestazione in rete del bullismo, realizzata mediante strumenti telematici (sms, mms, foto, video, email, chat rooms, istant messaging, siti web, telefonate). Proprio in ragione della natura prevaricatoria dei fenomeni in argomento, bambini/ragazzi affetti da una qualche forma di disabilità possono divenire vittime ideali in quanto bersagli facili per il bullo. Tenuto conto del fatto che i responsabili sono, spesso, anch’essi minorenni, è opportuno ricordare che, ai sensi di quanto stabilito dall’Art. 98 del Codice Penale, per la legge italiana: “è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto i 14 anni, ma non ancora 18, se aveva la capacità d’intendere e di volere”. I comportamenti penalmente rilevanti di cui si rendono responsabili gli autori di atti di bullismo e cyberbullismo sono riconducibili, prevalentemente, ai reati di percosse (Art. 581 C.P.), lesione personale (Art. 582 C.P.), diffamazione (Art. 595 C.P.), violenza privata (Art. 610 C.P.), minaccia (Art. 612 C.P.), atti persecutori (Art. 612 bis C.P.); danneggiamento (Art. 635 C.P.); trattamento illecito di dati (Art. 167 D.Lgs n. 196/2003). Ovviamente, qualora la vittima di bullismo o cyberbullismo sia disabile, le fattispecie di reato contestate potranno essere, tra l’altro, integrate dalle aggravanti di cui all’art. 36 o l’art. 61, comma 1, n.5 della già citata Legge n. 71/2017. DI FRANCESCA DISABILI.COM https://www.disabili.com/scuola-a-istruzione/articoli-scuola-istruzione/la-normativa-che-tutela-le-persone-disabili-da-maltrattamenti-e-discriminazioni-strumenti-per-difendersi?fbclid=IwAR1g-Qu0yjV-EkFQIDqRUyzqRsSQQ0ubAdkXX9CHaIRsMHk1WX3B05cQYyY
INSERITO DA DIRETTORE MICHELE PAPPACODA «La persona con Malattia Rara non è una sigla o un codice, ma un essere umano che deve vedere tutelati i propri diritti, le sue aspettative e preferenze, le sue necessità di sostegno, per avere sempre garantita la migliore qualità di vita possibile. Per questo la nostra speranza è che la celebrazione di questa Giornata possa concorrere a raggiungere tali obiettivi»: lo scrivono dall’ANFFAS, in occasione dell’imminente Giornata Mondiale delle Malattie Rare del 28 febbraio
«I temi sollevati in occasione della Giornata delle Malattie Rare rivestono particolare interesse per tutta la nostra organizzazione, in quanto sononumerosissime le Malattie Rareche ricadono nel novero delledisabilità intellettivee deidisturbi del neurosviluppodi cui da sempre ci prendiamo cura e carico»: lo si legge in una nota diffusa dall’ANFFAS(Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), in occasione dell’ormai imminente Giornata Mondiale delle Malattie Raredel28 febbraio.
«In questi anni – aggiungono dall’ANFFAS – è stato possibile realizzare un importante percorso che fa ancheben sperare per il prossimo futuro, grazie tra l’altro grazie alla collaborazione con le tante Associazioni che si occupano di Malattie Rare e della relativa FederazioneUNIAMO, nonché con il mondo della ricerca scientifica, con particolare riferimento allaFondazione Telethon. Allo stesso tempo, però, è bene avere piena consapevolezza che si è ancorasolo all’inizio di un percorsoe che occorre centuplicare le forze, allocando anche lenecessarie risorse, per garantire a tutte le persone con disabilità, derivanti da Malattie Rare, e ai loro familiari risposte a trecentosessanta gradi. È dunque molto importante continuare nell’opera di sensibilizzazione nei confronti dell’opinione pubblica e dei decisori politici su questo tema,unendo tutte le nostre forze»: un concetto, quest’ultimo, che si riferisce direttamente allo stesso messaggio-chiave della Giornata Mondiale di quest’anno, che è appuntoUniamo le Forze.
«Diagnosi tempestiva e certa,presa in carico globale e continuativa, sostegno, promozione e sviluppo dellaricercain tutti gli àmbiti»: sono questi, in sostanza, i punti fondamentali su cui secondo l’ANFFAS è assolutamente necessario continuare a lavorare, «auspicando – viene sottolineato dall’Associazione – che in occasione della Giornata non ci si limiti amere dichiarazioni di circostanza, ma, da parte di chi di competenza, vengano assunti precisi impegni,ascoltando la voce delle persone con disabilità derivanti da Malattie Rare e dei loro familiari, ancor di più in un tempo come questo, in cui la pandemia ha significativamente contribuito apeggiorarne la qualità di vita e di salute. Ci attendiamo pertanto risposte concrete e immediate, a partire dall’impegno a finanziare la ricerca conadeguati fondi pubblici, anche attraverso l’utilizzo di fondi europei stanziati per la ripresa degli Stati Membri a seguito della pandemia».
«L’obiettivo su cui tutti devono convergere – concludono dall’ANFFAS – è quello di assicurare alle persone con disabilità derivanti da Malattie Rare e complesse e ai loro familiari lamigliore qualità di vita possibile, attraverso la garanzia “pubblica” che, durante l’intero arco della loro vita e in tutti i contesti in cui essi vivono, siano assicurati i giusti e necessari sostegni. La persona, infatti,non è la sua malattiae dev’essere sempreposta al centrodel sistema di presa in carico. Solo in questo modo si avrà piena consapevolezza che la persona con Malattia Raranon è una sigla o un codice, ma un essere umano che deve vedere tutelati i propri diritti, le sue aspettative e preferenze, le sue necessità di sostegno per avere sempre garantita la migliore qualità di vita possibile. Per questo la nostra speranza è che la celebrazione di questa Giornata possa concorrere a raggiungere tali obiettivi».(S.B.) SUPERANDO
INSERITO DA MORENA MOTTA Vogliamo seguire da vicino i prodotti destinati a persone con disabilità. Iniziamo con il kit sviluppato da Voi con Klaxon Mobility. Diversamente elettrico. L’accordo tra Voi e Klaxon Voi è un’azienda svedese nota per i suoi monopattini elettrici. Ora ha annunciato una partnership con la società austriaca (ma creata da italiani) Klaxon Mobility per realizzare una handbike elettrica che si aggancia alle carrozzina per disabili. Il “Klaxon Klick“, così si chiama il dispositivo, si attacca con un sistema di collegamento brevettato. E fornisce una spinta elettrica che consente di arrivare fino a 15 km/h. La start-up di Stoccolma considera la tecnologia particolarmente utile nelle città in cui le carrozzine condividono comunemente le corsie con i ciclisti. Ma il flusso di traffico spesso si muove troppo velocemente per i disabili. Fredrik Hjelm, co-fondatore e CEO di Voi, ricorda che “diverse città ormai riconoscono che le corsie costruite per supportare la micro-mobilità possono migliorare l’accesso alla mobilità per gli utenti su carrozzine”. Chiarendo che il il Klaxon Klick potrà essere noleggiato esattamente come si affitta un monopattino io qualsiasi altro mezzo.
La storia di Klaxon, fondata da due italiani La prima città in cui verrà scelto un test è New York City. Il Klaxon Klick sarà offerto con canoni d’affitto mensili oppure on demand tramite l’app di Voi. Klaxon è stata fondata nel 2015 da due italiani “espatriati” in Austria per non soccombere alla nostra burocrazia. Enrico Boaretto, imprenditore padovano, ma triestino d’adozione, portatore di handicap, è riuscito a fare della sua difficoltà motoria un’opportunità d’impresa. Con lui il socio Andrea Stella, anch’egli invalido. Klaxon Mobility sviluppa e costruisce sedie a rotelle elettriche di tutti i tipi, con sede ad Arnoldstein, a pochi km da Tarvisio. Stella spera che la loro nuova partnership con Voi “conduca alla realizzazione del nostro sogno di rendere le città più accessibili. E di consentire a tutti di muoversi in autonomia e comfort“. Voi ha anche annunciato che sta prototipando un trike elettrico con un sedile per le persone con limitazioni di mobilità o per chiunque preferisca un giro seduto.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Salute, scuola, lavoro, lotta alla segregazione e in generale una sostanziale riforma dell’attuale sistema di welfare: sono i temi su cui le Federazioni FISH e FAND intendono da subito «rilanciare il confronto con il nuovo Governo, per le future politiche sulla disabilità e gli aspetti organizzativi e funzionali necessari alla loro realizzazione, garantendo la massima collaborazione nei luoghi deputati, a condizione che non ci si trovi di fronte ad interventi parziali e segmentati, che riducano la disabilità stessa a una condizione settoriale»
Il passaggio delle consegne dal presidente del Consiglio uscente Giuseppe Conte al nuovo presidente del Consiglio Mario Draghi
«Fin da ora garantiamo la massima collaborazione nei luoghi deputati, a condizione che si continui sulla strada delle politiche dimainstreaming [“inserimento della disabilità nelle decisioni di ogni settore”, N.d.R.]enon di interventi parziali e segmentati, che riducono la disabilità a una condizione settoriale»: sono queste le prime dichiarazioni diVincenzo FalabellaeNazaro Pagano, presidenti diFISH(Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) eFAND(Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), dopo l’insediamento delGoverno Draghi.
È partendo dunque da queste dichiarazioni che «le nostre Federazioni – come si legge in una nota congiunta – intendono da subito rilanciare il confronto con l’attuale Governo attorno alle future politiche per la disabilità e agliaspetti organizzativi e funzionali necessari alla loro realizzazione, perché, pur esistendo già un riferimento ideale e politico nella Convenzione ONUsui Diritti delle Persone con Disabilità[Legge dello Stato Italianon. 18 del 2009, N.d.R.], è altrettanto vero, però, che le persone con disabilità continuano a incontrare ostacoli nella loro partecipazione nella società e a subireviolazioni dei diritti umaniin ogni àmbito della loro vita».
«Pertanto – prosegue la nota – nella convinzione che le politiche di rilancio del nostro Paese debbano passare necessariamente per ilriconoscimento dei diritti, dell’inclusione e delle pari opportunità per tutti i cittadini e cittadine con disabilità e delle loro famiglie, mentre sta per essere attuato ilPiano Nazionale di Ripresa e Resilienza, in cui i temi centrali che riguardano la disabilità sono deboli, in alcune parti fragili, torniamo a chiedere con forza unimmediato e urgente confrontosu diversi settori di azione».
L’ampio comunicato diffuso da FISH e FAND subito dopo l’insediamento del nuovo Governo, è suddiviso per argomenti, a incominciare dalla questione di più stringente attualità, quale quella dellasalute.«Torniamo a chiedere chiarimenti – vi si legge – sulladisponibilità dei vaccini, dopo le comunicazioni ufficialida noi inviateal Commissario Straordinario per l’emergenza Covid-19,Domenico Arcurie al riconfermato Ministro della SaluteRoberto Speranza, perché diventa sempre più urgente e necessario darerisposte e concrete indicazionialle migliaia di richieste di informazioni che stiamo ricevendo ogni giorno da parte delle persone con disabilità e delle loro famiglie».
Sempre poi riguardo alla salute, viene sottolineata «lamancata attuazione dei LEA(Livelli Essenziali di Assistenza) e le criticità ancora esistenti nellafornitura degli ausili e dei presìdi. Inoltre, occorre garantire la continuità nei percorsi di presa in carico dei“pazienti” cronici complessi, delleMalattie Rare, potenziando la dimensione diumanizzazione delle cure, promuovendo allo stesso tempo leinnovazioni già sperimentate, tutti quei percorsi, cioè, che garantiscono equità di accesso alle cure e sostenibilità, come la telemedicina, la dematerializzazione delle ricette, le modalità di consegna di farmaci a domicilio, solo per citare alcune soluzioni».
Per quanto poi concerne lascuola, «questa – secondo FISH e FAND – deve diventare un luogo che accompagni gli alunni e alunne con disabilità alla vita adulta,inclusiva sia in àmbito di lavoro che in quello sociale. Ma tutto questo sarà possibile se vi sarà convergenza di idee e di programmi tra i due Dicasteri della Disabilità e dell’istruzione. E proprio perché rifiutiamo l’idea della segmentazione delle politiche, riteniamo altresì come urgente, proseguire nellapromozione di un nuovo modello qualitativo, e non solo quantitativo, di inclusione scolastica, riconoscendo tutte le figure professionali che a vario titolo operano per tale obiettivo. In tal senso non abbiamo accantonato la possibilità che si giunga ad una apposita cattedra di concorso per i docenti di sostegno e per questo riprenderemo con il neoministro dell’IstruzionePatrizio Bianchiil confronto sui provvedimenti rimasti sospesi».
Si passa poi segnatamente al tema dellavoro, «un settore – dichiarano dalle Federazioni – in cui si configurauna delle forme più evidenti di discriminazione, anche perché, con il perdurare della crisi economica, l’attenzione è sempre più spostata sulla quantità di lavoro che un sistema economico riesce a produrre, piuttosto che sulla qualità».
«Ancora oggi nel mondo del lavoro – ribadiscono a tal proposito Falabella e Pagano – le persone con disabilità suscitano diffidenza. Da ben cinque anni attendiamo che leLinee guida in materia di collocamento mirato delle persone con disabilità, previste dal Decreto Legislativon. 151 del 2015, vengano concretamente applicate. Per questo ci aspettiamo che il presidente del ConsiglioMario Draghi, la ministra per la DisabilitàErika Stefani, e il ministro del Lavoro,Andrea Orlando, possano incontrare al più presto le nostre Federazioni, per ascoltare le nostre istanze costruttive e propositive e rispondere cosi ai bisogni e alle aspettative dei tanti lavoratori e lavoratrici con disabilità che vivono in Italia, garantendo loro diritti e pari opportunità».
Un capitolo a sé viene quindi dedicato da FISH e FAND a quella che viene definita in generale comelotta alla segregazione, ma che comprende tante questioni aperte, a partire da quella deiFondi disponibili. «In questo senso – si legge nella nota -, occorrerà da subito investire su un’azione sociale che tenga conto della necessarialotta alla segregazionee del relativosupporto alla domiciliarità(Fondo per la Non Autosufficienza), delsupporto ai caregiver familiari(Fondo per la Vita Indipendente), del bisogno di definizione di Piani Nazionali per avviare processi di deistituzionalizzazione e dicontrasto ad ogni forma di segregazione, con sostegni alla vita autonoma e indipendente. Sostegni, questi, necessari per garantire la scelta di dove, come e con chi vivere, anche in modo supportato,“Durante e Dopo di Noi”».
E da ultimo, ma non certo ultimo, il riferimento a uno strumento programmatico quale il secondoProgramma di Azione biennaleper la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità,approvato con Decreto del Presidente della Repubblica nell’ottobre 2017, «un documento – si ricorda – che dev’esserefinalmente attuato con metodo ed impegno. Esso, infatti, è stato il risultato di unconvergente impegnodel movimento delle persone con disabilità e di molti esperti e referenti istituzionali, ed è costato due anni di elaborazione, con indicazioni precise e concrete di cui nessuno, però, ha assunto ancora la regia».
«Detto in altri termini – conclude la nota di FISH e FAND -, occorrerà unasostanziale riforma dell’attuale sistema di welfare, attualmente basato principalmente sul sistema di protezione, verso un nuovo modello che sia realmente calibrato sulriconoscimento dei diritti umani, civili e sociali. Per questo è urgente e necessario chel’intero Governo si metta a disposizione da subitoper rilanciare le politiche del nostro Paese a favore delle persone con disabilità e delle loro famiglie, rispondendo adeguatamente alle loro aspettative, bisogni e diritti. Se non ora quando?».(S.B.)