Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il Governo prevede per le attività economiche coinvolte dalla crisi pandemica 29 miliardi di ristori a fronte di 423 miliardi di mancati incassi. Lo rileva la Cgia secondo la quale il tasso di copertura è pari a poco meno del 7%. Per la Cgia è doveroso intervenire affinché gli operatori che sono costretti a chiudere l'attività per decreto vengano aiutati economicamente in misura maggiore di quanto è stato fatto fino ad ora. Altrimenti rischiano di chiudere. Per queste imprese i ristori erogati hanno raggiunto un livello medio di copertura del calo del fatturato del 14,5%. Le misure di sostegno al reddito approvate dal Governo Conte, infatti, sono andate in larga parte alle attività che hanno registrato un crollo del giro di affari di almeno il 33% rispetto al 2019. Aiuti comunque insufficienti. La Cgia stima che dei 423 mld di calo del fatturato registrato nel 2020 (pari ad una contrazione del -13,5% rispetto al 2019), almeno 200 mld sarebbero ascrivibili alle imprese dei settori che sono stati costretti a chiudere per decreto. È evidente che è necessario un cambio di rotta: i ristori vanno sostituiti con i rimborsi. È necessario uno stanziamento pubblico che compensi quasi totalmente sia i mancati incassi sia le spese correnti che continuano a sostenere. LEGGO.IT
A CURA DI ANGELA CECERE S. Mario e Famiglia Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 2,23-28. In giorno di sabato, Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe. I farisei gli dissero: «Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?». Ma egli rispose loro: «Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell'offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?». E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato».
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Giuseppe Conte supera il primo ostacolo, il più facile, quello del voto di fiducia alla Camera dei deputati. A suo sostegno hanno votato in 321 (maggioranza assoluta), 259 i no e 27 gli astenuti. Come nelle previsioni Pd, M5s e Leu si sono schierati al fianco del presidente del Consiglio, il centrodestra ha votato contro con l’unica eccezione del voto di Renata Polverini che ha anche annunciato l’addio a Forza Italia. Scheda bianca per Italia viva ma i 27 astenuti totali mostrano che al gruppo di Iv (composto da 30 deputati) mancano 3 voti. Le parole del capogruppo Rosato sono state piuttosto morbide, con una mano tesa al premier: «Questo Parlamento ha una maggioranza politica e numerica per andare avanti, se lei vuole presidente». ALESSANDRA SEVERINI LEGGO.IT
INSERITO DA MIKI PAPPACODA BOMPORTO – Nella notte tra domenica e lunedì, attorno all’una, se ne andava in giro con un una mazza da baseball in macchina. Denunciato. Questa notte i carabinieri della stazione di Bomporto, nel corso di un servizio di controllo del territorio Hanno fermato un cittadino rumeno di 21 anni, dimoranti nella bassa modenese il quale andava in giro Con una mazza da baseball nel bagagliaio. L’uomo è stato denunciato per porto abusivo di oggetti atti ad offendere ed e’ stato sanzionato per la violazione COVID.SUL PANRO.NET
INSERITO DA MIKI PAPPACODA BOMPORTO- FINALE EMILIA- MEDOLLA- SAN FELICE- CAMPOSANTO- Il 19 gennaio 2014, il territorio della Bassa viene colpito da un violento alluvione, provocato dal cedimento dell’argine destro del fiume Secchia in località San Matteo. Bastiglia, Bomporto, San Prospero, Camposanto, Finale Emilia, Medolla e San Felice sul Panaro restano sommersi da acqua e fango, con ingentissimi danni ad abitazioni, imprese e opere pubbliche. Migliaia, gli ettari di campagna distrutti.
Gli esperti hanno stimato che il volume d’acqua fuoriuscito sia stato tra i 36 milioni e i 38 milioni di metri cubi, con un colmo dell’onda di piena superiore ai 400 metri cubi al secondo.
Una persona,Giuseppe Oberdan Salvioliviene inghiottito dalle acque fredde, mentre è su un gommone con un amico.
La geografia della nostra Regione – con i suoi quasi 2500 chilometri quadrati classificati come potenzialmente interessati da alluvioni – di certo non aiuta : ma quando si capirà che la protezione del territorio ha bisogno di prevenzione e manutenzione continua?
DI MICHELE PAPPACODA Tra le prime 750 persone ad aver ricevuto la seconda fiala del vaccino Pfizer anche il governatore De Luca che si è sottoposto al richiamo questa mattina all’ospedale Cotugno di Napoli. Dopo il vaccino De Luca, come riporta la Repubblica, ha fatto visita agli studenti dell’ultimo anno della Facoltà di Medicina del Policlinico UNiversitario Federico II, anch’essi sottoposti a vaccino.
DI MIKI PAPPACODA Ieri mattina i siti archeologici di Paestum e Velia hanno riaperto le porte ai visitatori, dopo più di due mesi di chiusura forzata a causa delle decisioni governative per il contenimento del contagio da coronavirus. Un segnale molto forte dal grande valore sociale che lascia auspicare il tanto desiderato ritorno alla normalità. Il museo e l’area archeologica di Paestum e l’area archeologica di Velia potranno essere visitati tutti i giorni, dal lunedì al venerdì; nei giorni festivi torna lo stop alle visite.
I Colossi di Memnone sono due colossali statue di pietra che, poste di fronte alla città di Luxor, sulla riva occidentale del Nilo, ne osservano da millenni il lento scorrere con lo sguardo rivolto verso il sole che sorge.
Queste due gigantesche statue, alte 59 piedi, sono individuabili dai visitatori sin dalla riva orientale, sono note sin dall’antichità per un misterioso suono emesso da una di queste all’ora del tramonto. Una poetica leggenda individua nel suono il canto di Eos (la dea greca dell’alba), madre di Memnone, da cui il nome delle statue, che piangeva ogni giorno lacrime di rugiada per la morte del figlio, ucciso per mano di Achille durante la guerra di Troia. Memnone era un personaggio della mitologia greca, nato dalla dea e da Titone (un principe di Troia), era il Re di Persia e d'Etiopia, si schierò dalla parte dei Troiani nell'ultimo anno della guerra di Troia.
Nel 27 a.C. un terremoto causò la parziale distruzione di uno dei Colossi: la parte superiore crollò, mentre quella inferiore riportò solo delle crepe, in seguito a questo evento si cominciò ad udire la peculiare musica, proveniva dalla metà inferiore della statua. Si ritiene che questo suono fosse causato dal contatto delle correnti d’aria con la superficie porosa delle pietre riscaldate dalla luce del sole. Probabilmente l’aumento della temperatura facendo evaporare la rugiada, produceva un suono simile ad una ‘melodia’, ma non c’è modo di verificarlo dal momento in cui il suono smise di prodursi centinaia di anni fa, in seguito ad un restauro.
Fin dall’antichità, viaggiatori greci e romani si recavano sul luogo per ascoltare la musica. La prima testimonianza è dello storico e geografo greco Strabone, che udì la leggendaria melodia durante un viaggio nel 20 aC. Il fenomeno fu descritto anche dal greco Pausania e i romani Tacito e Giovenale, molti viaggiatori e anche illustri imperatori andarono a visitare questa strabiliante attrazione. Intorno al 199 l’imperatore Settimio Severo fece restaurare la statua che cessò il suo canto per sempre. Il suono determinò il nome delle statue, poiché portò i greci a ritenere che queste rappresentassero l’immortale Memnone, in realtà le statue rappresentano Amenhotep III, sovrano che regnò in Egitto circa 3.400 anni fa e sua moglie, Tiye. Le statue presiedevano l’entrata di un grande complesso templare che si credeva avrebbe potuto rivaleggiare con Karnak per dimensioni.
Il sovrano e la consorte sono raffigurati in posizione seduta, con le mani appoggiate sulle ginocchia e lo sguardo rivolto ad oriente, in direzione del Nilo. Ogni faraone del Nuovo Regno faceva costruire in suo proprio onore, quando era ancora in vita, un edificio sacro per affermare la propria natura divina. I colossi di Memnone si trovavano all’ingresso costruito da Amenhotep III. Pare che quello di Amenhotep, con i suoi 35 ettari di superficie, fosse il tempio più grande e ricco dell’intero Egitto, tanto che nemmeno sovrani come Ramesse II e Ramesse III in seguito riuscirono ad eguagliare tanta maestosità.
Amenhotep III, che governò durante il Nuovo Regno nel momento di massimo splendore della storia dell’Antico Egitto, è considerato uno dei costruttori più prolifici dell’Antico Egitto. Questo tempio sarebbe stato il più significativo tra i suoi progetti architettonici, ma al giorno d’oggi purtroppo ne restano in piedi solo poche rovine. Gli archeologi ritengono che la struttura sia stata rapidamente danneggiata a causa dei ripetuti saccheggi e per la sua ubicazione poco favorevole alla conservazione, i colossi e le rovine dell’antico tempio si trovano infatti all’interno di una piana alluvionale del Nilo. La pietra calcarea impiegata per la sua costruzione fu di conseguenza erosa dalla secolare esposizione alle periodiche alluvioni. Per cui oggi purtroppo, fatta eccezione per i Colossi, non rimane quasi nulla del tempio, le cui fondamenta furono corrose anno dopo anno dalle esondazioni del Nilo. Si pensa addirittura che l’enorme complesso fosse già compromesso in epoca faraonica, e che alcuni blocchi di pietra del tempio furono già destinati alla costruzione di altri edifici. Solo le due grandi statue furono risparmiate, ma sono giunte ai giorni nostri in grave stato di conservazione.
Un mugnaio, morendo, non lasciò altra eredità ai suoi tre figliuoli che un mulino, un asino e un gatto.
Le divisioni perciò furono presto fatte, e non ci fu bisogno di chiamare né il notaio, né il procuratore, i quali avrebbero finito col mangiarsi anche quel poco che c'era.
Il maggiore si prese il mulino, il secondo l'asino e il più giovane dei fratelli dovette accontentarsi del gatto.
Quest'ultimo però non poteva darsi pace di essere stato trattato cosi male e diceva tra sé :
"I miei fratelli potranno guadagnarsi la vita onestamente mettendosi in società; io invece, quando avrò mangiato il mio gatto e mi sarò fatto un colletto col suo pelo, dovrò rassegnarmi a morire di fame".
II Gatto, che aveva compreso ogni cosa, pur fingendo di non darsene per inteso, disse con aria seria e grave:
"Non tormentatevi così, padrone ! Procuratemi invece un sacco e un paio di stivali, perché io possa camminare tra gli sterpi del bosco, e vedrete che non siete stato cosi sfortunato come credete nell'eredità".
Sebbene il padrone del Gatto non facesse molto affidamento su quelle parole, tuttavia non disperò di ricevere da lui un po' d'aiuto nella sua miseria.
Quante volte, infatti, lo aveva visto fare dei giochi di abilità per prendere i topi, ora lasciandosi penzolare e tenendosi per le zampe posteriori, ora nascondendosi nella farina e facendo il morto!
Allorché il Gatto ebbe ottenuto ciò che aveva chiesto, infilò gli stivali alla brava, si pose il sacco sulle spalle, tenendone i cordoni con le due zampe davanti, e si diresse verso una riserva di caccia, dove si trovavano molti conigli selvatici.
Giunto là, mise un po' di crusca e d'insalata nel sacco, e si stese a terra come se fosse morto, in attesa che qualche coniglietto giovane e poco esperto degli inganni di questo mondo venisse a cacciarsi in quella trappola, spinto dalla voglia di mangiare ciò che il Gatto vi aveva astutamente posto dentro.
Si era appena sdraiato, che la sua trovata funzionò.
Nel sacco, infatti, era entrato un coniglietto ! Quel furbacchione di un gatto tirò alla svelta i cordoncini, poi prese la bestiolina e la uccise senza misericordia.
Tutto trionfante per la preda fatta, si recò dal Re e domandò di parlargli.
Lo fecero salire agli appartamenti di Sua Maestà; e qui il Gatto, fatta una grande riverenza al sovrano, disse:
"Sire, accettate questo coniglio di riserva, che vi manda il
marchese di Carabas" (era questo un nome inventato li per li dalla fertile fantasia del nostro Gatto).
"Di' al tuo padrone" rispose al Re "che lo ringrazio e che ho molto gradito il suo presente".
Un'altra volta il Gatto andò a nascondersi in mezzo al grano, c dispose sempre il sacco in modo che stesse aperto. Appena vi entrarono due pernici, tirò i cordoncini e le prese tutte e due.
Si recò nuovamente dal Re, come aveva fatto per il coniglio. Il sovrano gradi moltissimo anche questo regalo, e fece dare una mancia all'insolito servitore.
Il Gatto continuò cosi per due o tre mesi a portare di quando in quando al Re la selvaggina che, diceva lui, aveva cacciato il suo padrone.
Un giorno, avendo saputo che il Re doveva andare a fare una passeggiata in carrozza lungo la riva del fiume assieme alla figlia, che era la più bella Principessa del mondo, disse al padroncino:
"Se badate al mio consiglio, la vostra fortuna é fatta: andate a fare il bagno nel fiume, nel punto che io vi indicherò, e poi lasciate fare a me".
Il sedicente marchese di Carabas fece quello che il Gatto gli aveva consigliato, senza sapere quale fosse lo scopo di tutto ciò. Mentr'era nell'acqua, il Re si trovò a passare da quelle parti,
c il Gatto si mise a urlare con quanto fiato aveva in gola :
"Aiuto ! Aiuto ! Il marchese di Carabas sta annegando!"
A quel grido il Re mise fuori la testa dal finestrino, e, riconoscendo il Gatto, che gli aveva portato tante volte la selvaggina, ordinò alle guardie di correre in aiuto del marchese di Carabas.
Intanto che il povero marchese veniva ripescato dal fiume, il Gatto si avvicinò alla carrozza e raccontò al Re che, mentre il suo padrone era nell'acqua, erano sopraggiunti dei ladri, che gli avevano rubato i vestiti, sebbene il poveretto si fosse affannato a gridare "al ladro! al ladro!"
Invece era stato quel furbacchione del Gatto a nascondere gli abiti del padrone sotto una grossa pietra!
Il Re ordinò immediatamente agli ufficiali addetti al suo guardaroba di andare a prendere uno dei suoi vestiti più belli per il marchese di Carabas.
Quando il giovane li ebbe indossati, si presentò al Re, e questi gli usò mille gentilezze.
Quegli abiti gli stavano veramente bene e mettevano in risalto la naturale bellezza dei suoi tratti e 1'eleganza della persona, tanto che la figlia del Re se ne senti subito attratta.
Bastarono due o tre occhiate, un poco tenere, per quanto molto rispettose, perché la fanciulla se ne innamorasse perdutamente.
Il Re riprese la passeggiata interrotta e volle che il giovane salisse sulla carrozza e li accompagnasse.
Il Gatto, felice di vedere che tutto procedeva secondo il suo disegno, andò avanti per conto suo.
Lungo la strada incontrò alcuni contadini che falciavano un prato e disse loro:
"Buona gente che falciate l'erba, se non dite al Re, quando passerà di qui, che questo prato appartiene al marchese di Carabas, finirete tagliati a pezzettini come carne da polpette".
Tosto sopraggiunse il Re, che per l'appunto chiese ai contadini di chi fosse quel prato che stavano falciando. E quelli risposero in coro, spaventati dalle minacce del Gatto:
"Del marchese di Carabas".
"Avete una bella proprietà!" disse il Re al marchese.
"Come vedete, Sire" rispose il giovane, "é terra fertile, e tutti gli anni mi dà un ottimo raccolto".
L'astuto Gatto, che li precedeva sempre, incontrò alcuni mietitori e disse loro:
"Buona gente che tagliate il grano, se non dite che queste
messi appartengono al marchese di Carabas, finirete tagliati a pezzettini come carne da polpette".
Il Re, che passò di là subito dopo, volle sapere di chi fosse tutto quel grano che vedeva.
"È del marchese di Carabas" risposero i mietitori; e il Re se ne rallegrò col giovane.
Il Gatto, che camminava sempre davanti alla carrozza, continuava a dire la stessa cosa a tutti quelli che incontrava lungo la strada; cosi il Re non finiva più di meravigliarsi delle grandi ricchezze del marchese di Carabas.
Finalmente il nostro Gatto giunse a un bel castello di proprietà di un Orco, che era il più ricco che si fosse mai visto; infatti tutte le terre che il Re aveva percorso con la carrozza, erano di sua proprietà.
Il Gatto, che aveva avuto l'accortezza di informarsi chi fosse quell'Orco e quali prodigi sapesse compiere, chiese di potergli parlare, dicendo che non aveva voluto passare così vicino al suo castello senza avere l'onore di venirgli a rendere omaggio.
L'Orco lo ricevette con la buona grazia che può avere un Orco e lo fece accomodare perché si riposasse.
Allora il Gatto prese a dire:
"Mi hanno assicurato che avete la capacità di mutarvi in ogni sorta di animali; che potete, per esempio, trasformarvi in leone oppure in elefante".
"È vero" rispose l'Orco con fare brusco, "e, per dimostrarvelo, diventerò un leone sotto i vostri occhi".
Il povero Gatto si spaventò talmente nel vedersi davanti quella bestia feroce, che si rifugiò sulle grondaie, non senza qualche difficoltà e col rischio anche di cadere, a causa degli stivali, che non erano certo adatti per camminare sulle tegole.
Dopo un po', avendo visto che l'Orco aveva ripreso le sue solite sembianze, si decise a scendere e ammise di avere avuto molta paura.
"Mi hanno anche assicurato" riprese a dire il Gatto, "ma io stento a crederci, che avete la facoltà di trasformarvi anche in un animale piccolissimo, come la talpa e il topo: vi confesso però che tutto ciò mi sembra davvero impossibile".
"Impossibile?" disse l'Orco. "Ora vedrete!"
Cosi dicendo si mutò in un topolino e prese a correre sul pavimento della stanza.
Il Gatto, appena lo vide, si gettò come un lampo su di lui e ne fece un boccone.
In quel mentre il Re, che nel passare di là aveva notato il magnifico castello dell'Orco, volle entrare per visitarlo.
Il Gatto, udendo il rumore della carrozza, che attraversava il ponte levatoio, corse incontro al Re e gli disse:
"Vostra Maestà sia la benvenuta nel castello del marchese di Carabas!"
"Ma come, marchese!" esclamò il Re; "questo castello é dunque vostro? Non ho mai visto niente di più bello: che eleganza ed armonia di linee, quale grandiosità e che splendidi giardini. Visitiamone l'interno, se non vi dispiace".
Il marchese offrì la mano alla giovane Principessa, e assieme seguirono il Re, il quale si era avviato per primo.
Entrarono in una grande sala, dove trovarono pronta una magnifica colazione, che l'Orco aveva fatto preparare per i suoi amici. Questi avrebbero dovuto venire a trovarlo proprio quel giorno, ma poi non osarono farlo, avendo saputo che era giunto il Re.
Il Sovrano, conquistato dalle buone maniere del marchese di Carabas, - che dire poi della figlia, che ne era innamoratissima - e vedendo la vastità dei suoi possedimenti, gli disse, dopo aver bevuto cinque o sei bicchieri di vino:
"Dipende soltanto da voi, marchese, se volete diventare mio genero".
Il marchese si profuse in riverenze, accettò volentieri l'onore che il Re gli faceva, e il giorno stesso sposò la Principessa.
Naturalmente il gatto rimase con gli sposi. Ebbe un bel cuscino di seta accanto al fuoco, nella sala del trono durante l'inverno, ed una bella cuccetta sotto il pergolato d'estate.
Il figlio del mugnaio diventò dunque il marito della Principessa, ma, siccome era un giovane onesto e sincero, non volle continuare ad ingannare la moglie ed il Re.
Raccontò come erano andate veramente le cose, spiegò per filo e per segno quello che aveva architettato il gatto, dalla prima fortunata caccia nel bosco al colpo maestro dell'uccisione dell'Orco e alla conquista del castello.
Liberato da questo peso, visse felice con la sua sposa ed ebbe tanti figliuoli, che giocarono allegramente col gatto per nulla meravigliati di vedergli indosso gli stivali ed ascoltarono anch'essi, divertendosi un mondo, la storia del cattivo Orco, trasformato in topino e divorato dal gatto.
INSERITO DA ANGELA CECERE Il maestro è rimasto maestro. Pirlo, l'allievo, deve ripassare. Conte batte la Juventus e vola in testa alla classifica almeno per una notte. Vidal e Barella regalano i tre punti ai nerazzurri che eliminano quasi del tutto dalla questione scudetto la formazione torinese. Non tanto per le lunghezze che adesso dividono i bianconeri dalla prima posizione (sono 7), ma per la gara che ha giocato la squadra campione d'Italia. O forse, meglio dire, che non ha giocato. L'Inter ha avuto vita facile. Pochi i patemi dalle parti di Handanovic, impegnato solamente a risultato ormai acquisito dalla conclusione di Chiesa. E ha portato a casa la partita con merito, andando a sfruttare la qualità migliore dei propri centrocampisti: l'inserimento. Sul primo Vidal (secondo centro in nerazzurro in una settimana) ha staccato sulla testa di Danilo per il vantaggio; sul secondo Barella è stato servito alla perfezione da Bastoni andando a concludere tutto solo davanti a Szczesny. Juve impalpabile. Ronaldo mai in partita, così come Morata, imbavagliati dalla difesa nerazzurra. Per l'Inter notte in vetta. Per i bianconeri non un buon viatico in vista della Supercoppa contro il Napoli di mercoledì. 50'st Finisce qui. L'Inter batte la Juve 2-0. 46'st Hakimi servito in profondità da Sanchez, conclusione da posizione defilata, alta. 45'st Ci saranno 5 minuti di recupero. 43'st La prima vera occasione per la Juve, capita sui piedi di Chiesa, servito da McKennie, l'attaccante calcia a colpo sicuro verso la porta dell'Inter, ma Handanovic si distende con velocità e respinge. 40'st Entra Sanchez per Conte, fuori Lautaro. 36'st Ripartenza dell'Inter, agevolata dall'errore di Ronaldo. La squadra di Conte si trova in parità numerica dalle parti dell'area di rigore bianconera ma non riesce a trovare la giocata giusta. 33'st Angolo per la Juventus, battuto da Bentancur, Darmian però in spaccata riesce a respingere la minaccia portata da McKennie. 32'st Fuori Vidal, dentro Gagliardini per Conte. 30'st Buona la possibilità di tiro per Bentancur, però la conclusione dell'uruguaiano viene respinta dal corpo di De Vrij. 27'st Fuori Young, ammonito, dentro Darmian. 26'st Occasione per Lautaro, la terza nella partita. L'argentino se ne va sulla sinistra, punta Chiellini che lo accompagna, si sposta il pallone e cerca il secondo palo. Ma non centra lo specchio della porta. 25'st Inalterata la concentrazione, la voglia, dell'Inter, che non ha mollato di un centimetro sollecitata anche dalle continua urla di Conte. 22'st Anche Barella viene ammonito per un'entrata in ritardo su Chiellini. 20'st La Juve ha accusato il colpo. Adesso è lunga la squadra di Pirlo e Lukaku ha la possibilità di stoppare la palla e girarsi per servire i compagni. Troppo facile in questo modo per l'Inter. 20'st Brozovic al tiro. Ma palla fuori di poco. 17'st Morata nel taccuino dei cattivi. Giallo per lo spagnolo, fallo su Bastoni. 16'st Prova a riaprirla la Juve col colpo di testa di Mckennie, ma Handanovic è attento. 15'st Ammonito Young per perdita di tempo. 13'st E Pirlo mette mano alla panchina: escono Ramsey, Rabiot e Frabotta, entrano Kulusevski, Mckennie e Bernardeschi. 11'st Si è fatto male Frabotta. Pirlo deve correre ai ripari. 9'st Juve che non c'è. E l'Inter ne può approfittare. Conclusione di Vidal deviata da Bonucci. 7'st GOL INTER: Raddoppio dell'Inter, è Barella a piazzare il colpo che può essere decisivo. Lancio incredibile di Bastoni che trova l'inserimento del centrocampista. Frabotta è in ritardo e tutto solo davanti a Szczesny non sbaglia il numero 23 dell'Inter. 6'st Pallone invitante di Danilo dopo un tunnel su Vidal: ma sul secondo palo non c'è nessun calciatore della Juve pronto a intervenire. Prima vera giocata dalla squadra bianconera. 2'st L'Inter pende a destra, dove Hakimi, nel momento in cui trova un po' di spazio, si butta a capofitto. La Juve soffre da quella parte, con Frabotta che molto spesso è preso in mezzo anche da Barella. 1'st Iniziata la ripresa a San Siro nessun cambio per i due tecnici. Inter avanti e con merito alla fine del primo tempo. Al momento decide Vidal, di testa, sul cross di Barella. Meglio la squadra di Conte, che ha avuto con Lautaro l'occasione per raddoppiare, ma a porta vuota l'argentino ha sparato alle stelle. Juventus mai pericolosa che ha centrato lo specchio della porta con Ronaldo dalla distanza. Troppo poco per impensierire Handanovic. 47'pt Finisce il primo tempo. L'Inter avanti grazie al gol di Vidal. 45'pt Ci saranno 2 minuti di recupero. 41'pt Traversone di Bastoni che cerca Lukaku, ma Szczesny anticipa. La palla arriva sui piedi di Barella che prova da limite, conclusione respinta. 38'pt Barella galoppa a destra e serve centralmente Lukaku, destro di prima intenzione del belga che però ciabatta la conclusione facile preda di Szczesny. 37'pt Trova per la prima volta lo specchio della porta la Juventus. Ronaldo ci prova dalla distanza, blocca Handanovic senza problemi. 36'pt Primo ammonito della gara: Bonucci prende il giallo per un entrata in ritardo su Lautaro. 33'pt Sinistro di CR7, ma palla che si perde distante dai pali di Handanovic. 32'pt Scontro fisico, e non poteva essere altrimenti, tra Lukaku e Chiellini: il pallone schizza e arriva a Lautaro che controlla ma con il destro dal limite non centra lo specchio della porta. 30'pt E' confusa l'azione offensiva della Juventus, che lavora più d'inerzia che con delle idee. Tanto che di conclusioni verso lo specchio ancora la squadra di Pirlo non ne ha confezionate. 28'pt Gioco fermo perché Barella perde sangue dal naso dopo un contrasto fortuito con Frabotta. 27'pt Calcio di punizione battuto da Bentancur ma libera la difesa nerazzurra. 26'pt Vidal atterra Ronaldo, per Doveri non ci sono dubbi: fallo sull'attaccante portoghese. 23'pt Lautaro si divora il raddoppio: contropiede nerazzurro che porta alla conclusione Lukaku, Szczesny respinge sui piedi di Lautaro che arriva col mancino ma manda alto sopra la traversa. Clamorosa occasione per la squadra di Conte. 22'pt Cross di Ronaldo dalla destra che attraversa tutta l'area di rigore: è bravo Skriniar ad anticipare il probabile impatto con la sfera di Morata, appostato sul secondo palo. 19'pt Tiro pericoloso di Brozovic che mette in difficoltà Szczesny. Ma il polacco è bravo e blocca. 18'pt Il gol ha dato fiducia all'Inter, che gestisce la sfera e riesce anche ad attaccare con una certe regolarità. La Juve sembra aver accusato il colpo in questo frangente. 14'pt Hakimi sfonda a destra, e mette in mezzo, Lautaro liscia e la palla arriva ancora a Vidal che col sinistro spara alto. 12'pt GOL INTER: Il classico gol dell'ex, è Arturo Vidal a sbloccare la partita. Primo centro in campionato per il cileno che sfrutta il traversone di Barella e s'inserisce perfettamente alle spalle della difesa juventina andando a colpire di testa. Inter avanti quasi subito. 10'pt Annullato il gol di Ronaldo: sul tiro di Rabiot respinto da Handanovic, Chiesa è in fuorigioco nel momento in cui mette il pallone in mezzo per CR7. 10'pt Ritmi blandi fino al momento. Squadre corte che non concedono spazio. Partita che si sviluppa soprattutto sul lato destro del campo attaccato e difeso dall'Inter. Ancora poco stimolati sia Young da una parte che Chiesa dall'altra. 7'pt S'incarica Brozovic del calcio di punizione, il tentativo del croato però si perde a lato alla destra di Szczesny. 6'pt Punizione dal limite dell'area per l'Inter, dopo una buona azione sulla destra imbastita da Hakimi con la collaborazione di Barella. 4'pt Rischio di Chiesa in area di rigore bianconera, e per poco la palla non arriva nella disponibilità di Lukaku. Poi Frabotta allontana. 2'pt C'è anche una "vittima": è Bonucci che ha un problema all'occhio destro. Gioco fermo. 1'pt Primo errore della partita di Danilo, che sbaglia l'appoggio semplice per Chiesa sull'out di destra. Intanto, ancora, i fuochi d'artificio rendono "calda" la temperatura. 1'pt Iniziata la gara a Milano è della Juve il primo possesso. Fuochi d'artificio all'esterno dello stadio. Sono dei tifosi dell'Inter che lo hanno annunciato con un comunicato prima della partita. Tutto pronto a San Siro: tra poco Inter-Juve, big match della diciottesima giornata di campionato. Derby D'Italia a San Siro: in campo Inter e Juve. La squadra di Conte può prendere il Milan e andare in testa almeno per una notte. Quella di Pirlo non può permettersi passi falsi se non vuole quasi del tutto abbandonare l'obiettivo scudetto. Formazioni: Conte si affida come sempre a Lukaku e Lautaro davanti. Pirlo invece recupera Chiellini e sceglie Frabotta a sinistra. Davanti Ronaldo e Morata. DOVE VEDERLA: La partita sarà trasmessa a partire dalle 20,45 da Sky Sport Serie A. PROBABILI FORMAZIONI INTER (3-5-2): Handanovic; Skriniar, De Vrij, Bastoni; Hakimi, Vidal, Brozovic, Barella, Young; Lautaro Martinez; Lukaku. All. Conte. JUVE (4-4-2): Szczesny; Danilo, Bonucci, Chiellini, Frabotta; Chiesa, Bentancur, Rabiot, Ramsey; Cristiano Ronaldo, Morata. All: Pirlo. ARBITRO: Doveri.