Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
DI MIKI PAPPACODA Una passeggera di un volo Volotea partito da Palermo e diretto a Pescara è stata colpita da arresto cardiaco durante il volo: ma ha avuto la fortuna di viaggiare con ben cinque medici a bordo dello stesso aereo. Sono stati infatti questi ultimi, quando si sono resi conto di ciò che stava accadendo, a effettuare manovre di rianimazione sulla donna, salvandole di fatto la vita. Il volo è atterrato ieri sera e la signora, una volta rianimata e stabilizzata, è stata trasferita in un ospedale di Palermo con un'ambulanza del 118. «L'aeroporto di Palermo ringrazia i cinque medici (angeli) - dicono dalla Gesap, la società che gestisce lo scalo - per il pronto intervento effettuato in volo e l'equipaggio. Purtroppo, conosciamo il nome di quattro medici su cinque: Francesco Giardinelli, Antonio Cavataio, Germano Di Credico, Barbara De Curtis. Bravi».
DI MIKI PAPPACODA Incidente mortale sul lavoro a San Paolo d'Argon, in provincia di Bergamo, dove questa mattina, poco dopo le 8, un operaio di 36 anni è precipitato da un'altezza di otto metri nello stabilimento della fonderia Toora Casting. Nonostante gli immediati soccorsi con automedica e ambulanza, i sanitari non hanno potuto far altro che constatare sul posto il decesso dell'uomo, morto nell'impatto. Nella sede dell'azienda, in via Mazzini, sono intervenuti anche Ats e carabinieri, che indagano sull'incidente.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Si sono conclusi i soggiorni estivi al Lago di Bracciano organizzati dall’AIPD (Associazione Italiana Persone Down), che hanno coinvolto coppie di fidanzati e gruppi di amici i quali, in autonomia e supportati dagli operatori, hanno vissuto la vacanza tra lago, visite turistiche e attività di stimolo al confronto, esperienza utile a imparare come vivere in coppia e prepararsi al futuro. L’iniziativa si è svolta nell’àmbito del progetto AIPD “Amicizia, amore, sesso: parliamone adesso”, dedicato all’educazione all’affettività e alla sessualità tra i giovani e gli adulti con sindrome di Down
Una delle coppie di fidanzati in partenza per il soggiorno vacanza organizzato dall’AIPD
Si sono conclusi, sulle rive del Lago di Bracciano, iquattro soggiorni estivi organizzati dall’AIPD(Associazione Italiana Persone Down), che dal 19 giugno al 17 luglio hanno coinvoltocoppie di fidanzati e gruppi di amiciche, in autonomia, supportati dagli operatori, hanno vissuto la vacanza tra lago, visite turistiche e attività di stimolo al confronto: un bungalow da tenere in ordine, i pasti da preparare, le attività da gestire e il tempo da organizzare, per impararecome vivere in coppia e prepararsi al futuro.
L’iniziativa si è svolta nell’àmbito del progettoAmicizia, amore,sesso: parliamone adesso, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dedicato al tema dell’educazione all’affettività e la sessualità tra igiovani e gli adulti con sindrome di Down, attraverso un percorso di crescita, consapevolezza e confronto[se ne legga anche un’ampia presentazionesu queste stesse pagine, N.d.R.].
Ad ospitare le vacanze, è stato ilCamping Smeraldo di Trevignano Romano: qui, a partire dal 19 giugno e per quattro settimane si sono alternati gruppi composti dai giovani di diverse Sezioni dell’AIPD. In particolare, due settimane sono state riservate allecoppie di fidanzati, mentre le altre due asingoli ragazzi e ragazzeche hanno partecipato al percorso educativo proposto dal progetto.
Ognuno dei quattro turni ha coinvolto sei o sette partecipanti, accompagnati da tre operatori: Bari, Brindisi, San Benedetto del Tronto-Ascoli Piceno, Venezia-Mestre (primo turno, 19-26 giugno); Lecce, Oristano, Sud Pontino (secondo turno, per le coppie, 26 giugno- 3 luglio); Avellino, Belluno, Oristano, Potenza (terzo turno, 3-10 luglio); Potenza, Roma e Sud Pontino (quarto turno, dedicato alle coppie, 10-17 luglio). I partecipanti andavanodai 17 ai 32 anni.
Il contesto del campeggio ha permesso di sperimentare lapiena autonomia, in unambiente sicuro e protetto: ogni coppia di fidanzati (e ogni gruppo di amici) aveva il proprio bungalow attrezzato, da abitare, condividere e naturalmente gestire e organizzare. La giornata era quindi in parte dedicata allo svolgimento delle mansioni quotidiane, in parte alle attività previste, tra lago, natura, visite culturali e momenti di confronto e di socialità.
Tra le tante attività cui i ragazzi hanno preso parte, particolarmente apprezzata è stata laSerata galante, organizzata durante la settimana delle coppie di fidanzati: tutti i preparativi, dalla scelta e dalla prenotazione del ristorante al mazzo di fiori a sorpresa, sono stati affidati ai giovani stessi, che hanno in questo modo vissuto l’esperienza del corteggiamento e della dedizione al proprio partner, mostrandosi completamente all’altezza del compito! Una vera rivelazione, poi, sono stati i due “ballerini” del gruppo,GiulioeLetizia, esibitisi in una “pizzica” impeccabile, lasciando tutti letteralmente a bocca aperta.
Ma potersi sperimentare come coppia ha permesso ai partecipanti di interrogarsi su“cosa ci piace” e “cosa non ci piace”del partner, di che cosa dobbiamo saper fare per andare via da casa, di come possiamo esprimere desideri e sentimenti. Per questo sono state fondamentali lechiacchierate come gruppo, in situazioni riservate tra uomini e donne, il confronto e la mediazione degli educatori. Le scelte organizzative ed educative erano mirate apromuovere autonomia e crescita affettivae gli educatori erano stati formati e supervisionati in tal senso dallo staff nazionale dell’AIPD.
«Siamo molto contenti di questa esperienza – commentaAnna Contardi, coordinatrice nazionale dell’AIPD e responsabile del progetto – più in generale del progetto. Il numero degli adulti con sindrome di Downsta crescendoed esiste un grande bisogno di accompagnamento per i giovani e le loro famiglie su questo tema. Molti ragazzi hanno utilizzato le vacanze per riuscire a dar voce ai loro desideri e alle loro paure, ma anche per “godersi” la propria coppia. Nessuna delle coppie presenti aveva mai avuto modo di vivere prima un’esperienza di crescita e di intimità col proprio partner, ma anche di confronto con altre coppie».
L’esperienza, ciò che è stato condiviso dagli stessi partecipanti durante le attività di confronto,diventerà presto un documentario. Infatti, durante le due settimane dedicate alle coppie di fidanzati, il registaChristian Angeli, insieme alla sua troupe, ha realizzato le riprese per un docufilm, prodotto da Jumping flee, che sarà presentato nella seconda metà di ottobre e dedicato proprioall’amore, bello e possibile, tra le persone con sindrome di Down.
Un particolare ringraziamento, da parte dell’AIPD, va alla comunità locale diAnguillara SabaziaeTrevignano Romano, che ha accolto , in un’atmosfera calda e davvero romantica , con simpatia e profondo rispetto i partecipanti: dal Camping Smeraldo ai Ristoranti Nepitella, La terrazza sul lago e da Ciccio, dal parrucchiere Ricci ai supermercati e a tutti gli ospiti del campeggio. Tutti, infatti, hanno portato a casa qualcosa dall’incontro.(Ufficio Stampa AIPD)
INSERITO DA MIKI PAPPACODA INTERVISTA A CIRA SOLIMENE«Se l’offerta di servizi rappresenta la traduzione operativa della “mission” della FISH, ovvero il modo in cui realizzare gli obiettivi in risposta ai bisogni quotidiani delle persone/famiglie con disabilità (e non solo) che ne usufruiscono, la progettazione dovrà rispecchiarne l’idea e i princìpi per i quali la Federazione è stata costituita»: a dirlo è Cira Solimene, da alcuni mesi responsabile della Progettazione e dello Sviluppo Organizzativo nella Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, spiegando, in questa intervista, su quali linee di lavoro stia svolgendo tale incarico
Alla FISH aderiscono organizzazioni impegnate sul fronte dei diritti di persone con tutte le diverse disabilità
Figura di grande spessore ed esperienza in àmbito sociale,Cira Solimeneha diretto a lungoASC InSieme(Azienda Speciale per la gestione di servizi sociali dell’Unione Comuni Valli del Reno Lavino e Samoggia), nella Città Metropolitana di Bologna, dopo avere collaborato per molti anni con la struttura organizzativa dellaUILDM Nazionale(Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare).
Da alcuni mesi è responsabile della Progettazione e dello Sviluppo Organizzativo nellaFISH Nazionale(Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), incarico rispetto al quale le abbiamo posto qualche domanda.
Come è arrivata a ricoprire questo incarico nella FISH e come sta procedendo in questa prima fase?
«Tra lo scorso anno e questo 2021, in seguito alla decisione assunta dalla FISH di internalizzare i servizi precedentemente erogati attraverso il ricorso ad una società consortile di cui la Federazione era socia, è emersa la necessità, da un lato, di dotarsi di figure professionali in possesso di specifiche competenze che garantissero continuità e qualità dei servizi, dall’altro, di procedere alla realizzazione di unastruttura organizzativache consentisse un’adeguata divisione del lavoro e l’attribuzione coerente di compiti e mansioni. Una volta poi contrattualizzato l’impegno di diversi collaboratori e collaboratrici, dallo scorso mese di marzo – quando mi è stato affidato l’incarico di progettare una prima struttura di gestione di FISH – è stato avviato un intenso lavoro di confronto con tutte le persone che operano per la Federazione, a qualsiasi titolo, partendo dal presupposto che un modello organizzativo, per essereefficiente ed efficace, debba essere necessariamente partecipato e condiviso con tutte le risorse umane che costituiscono l’organizzazione.
Ottenuto quindi un quadro completo sia delle attività svolte che delle modalità operative adottate, è stato possibile delineare un primo schema diorganigrammache raggruppa le diverse attività in specifiche unità operative, individuando, per ogni settore, le relative funzioni, e per ogni persona, specifici compiti e mansioni, pur nella consapevolezza che il documento che ne è derivatonon debba essere inteso come un rigido manualedel “chi fa che cosa”, ma uno strumento flessibile da interpretare nell’ottica di unlavoro di squadra, contemplando la possibilità che in determinate situazioni, ad esempio di urgenza e/o emergenza, funzioni e compiti, lì dove conoscenze e competenze lo consentano, siano anche interscambiabili, al fine di perseguire sempre come obiettivi fondamentali non solo l’efficienza, che è l’obiettivo specifico dell’organizzazione del lavoro, ma anche ilbenessere interno di lavoratori e lavoratricie la tenuta del sistema, senza i quali non sarebbe possibile il perseguimento dell’obiettivo prioritario che è quello dell’alta qualità dei servizi offerti».
Come si caratterizza, dunque, l’attuale organigramma della Federazione?
«Esso vede in posizione apicale la governance politica con la figura centrale del Presidente, cui sono collegati da un lato gli altri organi statutari (Congresso, Consiglio e Giunta Nazionali, Revisore dei Conti), l’Ufficio di Presidenza, i Gruppi di Lavoro e una serie di professionisti che supportano la Presidenza negli adempimenti statutari e normativi previsti (commercialista, consulente del lavoro, responsabile della prevenzione e protezione, giuslavorista).
Al Presidente fa capo direttamente tutto lo staff tecnico, suddiviso incinque unità operative: Segreteria di Direzione, Amministrazione, Centro Studi Giuridici e Politici, Progettazione e Formazione, Ufficio Stampa e Comunicazione.
Questa struttura di base, però, è solo il punto di partenza che definisce un quadro prevalentemente statico dell’organizzazione; determina “cosa si fa”, “chi lo fa”, manon definisce il “come”. Il passo successivo, quindi, sarà quello di individuare e formalizzare i principalimeccanismi operativiadottati nello svolgimento delle attività, dove per meccanismi operativi si intendono quelle regole che orientano i comportamenti delle singole persone componenti l’organizzazione, ossia regolamenti, procedure, linee guida ecc. È l’utilizzo di tali meccanismi, infatti, che consente di evitare livelli alti di confusione organizzativa, comportamenti spontanei, arbitrarietà gerarchica.
L’importante è non intenderli come procedure ossessive di controllo che limitano l’autonomia professionale e tener sempre presente chela creatività e la libera iniziativa, se utili al raggiungimento degli obiettivi e non scorretta nei confronti del team, pur in presenza di meccanismi operativi predeterminati, èsempre auspicabile».
Come si potrà quindi definire quel “come”?
«Rispetto all’organizzazione, la decisione più importante che la FISH dovrà prendere riguarda la mancanza nell’organico, al momento, di unafigura tecnica apicale, anello di congiunzione tra la parte politica (il Presidente) e il nucleo operativo. Ne deriva che, nell’attuale funzionigramma non siano contemplate due funzioni tecniche fondamentali di ogni organizzazione, ovvero lagestione delle risorse umanee leresponsabilità dell’organizzazione del lavoro, delle attività e dei risultati, funzioni al momento svolte dal Presidente stesso.
Ormai, come la stessaRiforma del Terzo Settoreha evidenziato, viviamo in un mondo caratterizzato da fenomeni sociali ad alta complessità, ancor più se parliamo di disabilità, che cambiano rapidamente e impongono alle organizzazioni di puntare su competenze e abilità utili a gestire una tale complessità e a orientare il cambiamento. Chiaramente non è possibile prevedere con esattezza le conseguenze di una qualsiasi scelta organizzativa e calcolare la scelta ottimale, ma se c’è una cosa certa che mi sento di dire è che la FISH debba puntare sucompetenze e professionalità ad ogni livello.
Da qui anche un’attenzione particolare sarà riservata allaformazione del personale, una formazione che dovrà essere progettata periodicamente sulla base di un’attenta analisi dei bisogni formativi e che sia in linea con gli obiettivi che la federazione intende perseguire».
L’altro settore di cui si sta occupando è quello della progettazione. Come ritiene debba cambiare l’azione della FISH in questo àmbito rispetto al passato?
«Innanzitutto vorrei dire che prediligo il termineprogettualitàperché è su questo che la FISH deve fermarsi a riflettere, ancor prima che sull’attività diprogettazionevera e propria.Il termineprogettualità, infatti, rimanda alla volontà, alla capacità di ideare qualcosa e di elaborare progetti. Implica una preliminare riflessione sullo scopo, sull’esito, su ciò che si va a fare e su come migliorarlo.Una dimensione ben più ampia, quindi, dell’attività di progettazione finalizzata alla sola partecipazione a bandi e all’accesso a fonti di finanziamento che purtroppo, come spesso accade, si esaurisce nell’attuazione e rendicontazione di programmi di attività che finiscono con l’essere delle parentesi nel complesso delle attività di servizi dell’organizzazione e di cui mai si conoscerà l’impatto sociale a lungo termine (ammesso che ci sarà).
Se l’offerta di servizirappresenta la traduzione operativa dellamissiondella FISH – il modo in cui devono essere realizzati gli obiettivi giorno per giorno in risposta aibisogni quotidiani delle persone/famiglie con disabilità(e non solo) che ne usufruiscono – la progettazione dovrà rispecchiarne lavision,ossia l’idea, i princìpi e i valori per i quali la Federazione è stata costituita e ciò a cui deve tendere a lungo termine. Ma entrambe le tipologie di obiettivi, a breve e lungo termine, andranno misurate sistematicamente. Sarà indispensabile, quindi, dotarsi di unsistema interno di valutazionedelle attività/servizi/progetti, in termini non solo di risultati a breve e medio termine (outputeoutcome), ma anche diimpatto sociale(risultati a lungo termine), come previsto, tra l’altro dal Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del23 luglio 2019in cui sono state emanate le Linee Guida per la realizzazione di sistemi di valutazione dell’impatto sociale delle attività svolte dagli Enti del Terzo Settore.
In tale quadro ritengo che la sfida più urgente sia quella di arrivare, quanto prima, alla stesura delBilancio Socialedella Federazione».(S.B.)
I ministri Erika Stefani (Disabilità) ed Enrico Giovannini (Infrastrutture e Mobilità Sostenibili) hanno annunciato, nel corso di una conferenza stampa, l’arrivo della nuova piattaforma informatica del CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo), che consentirà alle persone con disabilità titolari del CUDE stesso di circolare senza problemi anche al di fuori del proprio Comune di residenza, nelle aree ZTL o a quelle carreggiate e/o corsie dove risultino vigenti divieti e limitazioni. Un annuncio accolto con favore dalla Federazione FISH, da tempo impegnata per ottenere questo risultato
I ministri Giovannini e Stefani hanno annunciato l’arrivo della nuova piattaforma informatica del CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo)
A tutt’oggi, come abbiamo riferito ripetutamente anchesulle nostre pagine, in Comuni diversi da quello della propria residenza, l’accesso allearee ZTL(Zone a Traffico Limitato) o a quelle carreggiate e/o corsie dove risultino vigentidivieti e limitazioni, da parte delle persone con disabilità titolari diCUDE(Contrassegno Unificato Disabili Europeo), richiedeautorizzazioni preventiveocomunicazioni successive, per evitare di incorrere in sanzioni.
Per questo le organizzazioni delle persone con disabilità, tra cui particolarmente attiva laFISH(Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), chiedono unapiattaforma web unificatasu tutto il territorio nazionale, che consenta di superare il problema.
Tale istanza sembra ora vivere unasvolta positiva, alla luce della conferenza stampa tenuta ieri, 21 luglio, presso Palazzo Chigi, da parte dei ministriErika Stefani(Disabilità) edEnrico Giovannini(Infrastrutture e Mobilità Sostenibili), che vi hanno appunto presentato lanuova piattaforma informatica del CUDE, alla presenza anche diLuca Vecchi, delegato al Welfare dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e sindaco di Reggio Emilia.
«Questo strumento – ha dichiarato per l’occasione la ministraStefani– è fortemente richiesto, c’è un’attesa, e noi siamo riusciti a dare una risposta per rendereeffettivo il diritto alla mobilita».
«Il vero modo per affrontare i temi della disabilità – ha aggiunto – non è quello di prevedere delle leggi speciali ad hoc, ma di fare in modo che la nostra normativapermetta a tutti di esserci».
Nelle prossime settimane, dunque, come si apprende nelsito del Ministro per le Disabilità, il Ministero per le Infrastrutture e la Mobilità Sostenibilirilascerà l’applicazione e il sito webcollegati alla piattaforma e che permetteranno ai titolari del contrassegno di potercambiare autonomamente e in tempo realela targa dell’autoveicolo associata allo stesso.
Nel sito stesso del Ministro per le Disabilità e inquello del Ministero per le Infrastrutture e la Mobilità Sostenibili, verranno altresì fornite prossimamente utili aggiornamenti e informazioni sul funzionamento e il rilascio dell’applicazione di cui si è detto.
Si tratta di un passaggio che viene segnatamente accolto con favore dallaFISH, che su tale questione aveva ricevuto rassicurazioni dalla stessa ministra Stefani, anche durante il proprio recenteCongresso Nazionaledi cui si può ampiamente leggere aquesto link.(S.B.)
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Sarà un intervento graduale. Il risultato dopo un lavoro di mappatura degli edifici pubblici in centro e in periferia DESIO. Addio alle barriere architettoniche: a Desio sono stati approvati il Peba e il Pau. Durante il consiglio comunale del 29 luglio sono stati approvati i Piani di eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici e negli spazi pubblici, così da rendere la città accessibile a tutti. Un abbattimento graduale, che avviene in seguito alla mappatura delle barriere presenti a Desio, l’individuazione di opere di adeguamento e, infine, una valutazione economica dei costi di realizzazione. Sono stati messi sotto la lente di ingrandimento gli edifici pubblici e quelli d’interesse pubblico (laddove si erogano servizi), ma anche itinerari, percorsi e spazi urbani come aree attrezzate a verde, aree e per attività del tempo libero e sportive, fermate trasporto pubblico… Il piano ha preso in esame tutta la città. Sono state individuate le utenze: in particolare bambini, gli anziani, i disabili in carrozzina, i disabili temporanei e le persone con deficit visivo e/o uditivo. Il piano approvato è lo strumento guida per gli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche, per le progettazioni future per garantire nel tempo l’adeguamento che tutti auspichiamo e che consentirà alla prossima amministrazione di poter implementare progettualità in vista di eventuali Bandi di finanziamento. “Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto, qualcuno ci ha accusati di essere arrivati tardi, noi respingiamo fortemente questa critica perché l’amministrazione, negli anni, è intervenuta in maniera puntuale per eliminare alcune criticità – dichiara Jennifer Moro, vicesindaco di Desio - Non è vero che, fino ad oggi, non è stato fatto nulla e che questa amministrazione non è intervenuta sul tema delle barriere architettoniche. Diversi interventi di abbattimento delle barriere architettoniche sono stati eseguiti contestualmente agli interventi di manutenzione straordinaria, programmata sugli spazi pubblici sui quali siamo intervenuti. Il quadro emerso prevede un costo di più di 3 milioni di euro, una cifra molto importante, anche per un comune virtuoso come il nostro. La legge prevede che solo il 10% degli oneri di urbanizzazione sia destinato all’abbattimento delle barriere, parliamo quindi di somme irrisorie, tenuto conto del fatto che gli oneri, come tutti sanno, sono diminuiti nel corso degli anni: servono quindi risorse diverse e finanziamenti di altra natura. L’adozione del piano - e l’abbattimento delle barriere che ne deriverà “. MONZATODAY
INSERITO DA MIKI PAPPACODA La Gelbison inarrestabile sul fronte mercato piazza un altro colpo. L’attacante Fabio Oggiano vestirà la maglia rossoblù. L’accordo con il giocatore è arrivato nel giorno dell’inizio della preparazione e da domani l’atleta sarà a disposizione di Mister Gianluca Esposito. Nato a Sassari l’8 Luglio 1987, Oggiano arriva dall’Acr Messina, neo promossa in Lega Pro, e ha vestito le maglie di Alghero, PortoTorres, Forlí, Terracina, Olbia, Viterbese, Reggina, Lumezzane, Cavese, Taranto e Albalonga. Una lunga esperienza in cui ha sempre messo a disposizione le sue grandi doti tecniche. Si è particolarmente distinto per la sua qualità finalizzativa. A Terracina nella stagione 2013-2014 mise a segno 15 gol in 28 partite. Ora l’attaccante è pronto a scendere in campo con Gelbison. Questa mattina l’accordo e la stretta di mano con il Presidente Maurizio Puglisi e il direttore Sportivo Nicolò Pascuccio. «Indossare la maglia rossoblù - dice Oggiani - significa far parte di una importante realtà. È un onore per me appartenere ad una società seria ed organizzata come la Gelbison. Essere qui rappresenta tanto, ma soprattutto una grossa responsabilità». LA CITTA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il Borghetti sì ma solo rispettando il metro di distanza in attesa del proprio turno alla bouvette. Le bandiere no. E gli striscioni forse: dovranno essere autorizzati. E i biglietti? Si potranno comprare soltanto da casa. Il mondo che riparte provando a convivere al meglio contro quel “mostro invisibile” chiamato Covid cambia tutto. Pure le abitudini di chi vorrà (ri)tornare allo stadio per guardare dal vivo una partita. È già una vittoria riuscire a esser nuovamente presenti sugli spalti di un impianto sportivo e spingere - in modalità certamente inedite rispetto al passato - i propri beniamini dopo aver assistito per più d’un anno e mezzo allo spettacolo - spesso triste, sempre silenzioso - del calcio in tv senza la sua gente. Senza l’essenza che lo rende unico. Un anno e mezzo: è il tempo trascorso da Salernitana-Venezia, l’ultima aperta al pubblico all’Arechi (non ce ne vogliano i mille di Salernitana-Ascoli dello scorso campionato, ma quell’esperimento-unicum non fa testo). di Alessandro Mosca LA CITTA
INSERITO DA MORENA MOTTA Violento impatto nella tarda serata di ieri fra Castellammare di Stabia e Santa Maria la Carità. Un giovane 25enne alla guida di uno scooter, per cause ancora da accertare, ha perso il controllo finendo la sua corsa rovinosamente sull'asfalto. Al momento le sue condizioni sono gravissime tanto che è stato disposto il trasferimento all'ospedale Del Mare dopo le prime cure del San Leonardo. Sul caso indagano gli agenti della polizia municipale di Castellammare di Stabia che stanno facendo luce sulla dinamica, acquisendo anche le immagini del sistema di videosorveglianza. Secondo una prima ricostruzione, il 25enne avrebbe colpito un'auto guidata da una donna che procedeva in direzione opposta prima di cadere violentemente sull'asfalto sbattendo la testa. Ma saranno i caschi bianchi a definire l'esatta dinamica dell'incidente ascoltando i presunti testimoni e anche effettuando i rilievi.
INSERITO DA MORENA MOTTA C'era una volta un commerciante, così ricco che avrebbe potuto ricoprire tutta la strada principale e anche un vicolino laterale di monete d'argento, ma naturalmente non lo fece: sapeva come usare il suo denaro; se dava uno scellino, otteneva un tallero; era proprio un commerciante e come tale morì.
Il figlio ereditò tutti i suoi soldi e visse spensierato, andava alle feste ogni notte, costruiva aquiloni con le banconote e lanciava monete d'oro sul lago per farle rimbalzare invece di usare le pietre, perché naturalmente i soldi saltavano meglio; alla fine non gli restarono che quattro scellini, non aveva vestiti al di fuori di un paio di pantofole e una vecchia vestaglia. Ai suoi amici non importò più nulla di lui, dato che non potevano più uscire insieme per le strade; solo uno di loro, che era buono, gli mandò un vecchio baule e gli disse: «Fai i bagagli!». Facile a dirsi! ma egli non aveva nulla con cui fare i bagagli, così si mise lui stesso nel baule.
Era un baule strano. Non appena si premeva la serratura, il baule si sollevava e volava; e infatti si mise a volare attraverso il camino in alto sopra le nuvole, sempre più lontano. Il fondo scricchiolava, e lui temeva che si rompesse, in quel caso avrebbe proprio fatto un bel volo! Il Signore ci protegga! e così arrivò nella terra dei turchi. Nascose il baule nel bosco sotto le foglie secche e se ne andò in città; lì lo poteva fare, perché in Turchia andavano in giro tutti, come lui, con la vestaglia e le pantofole. Così incontrò una balia con un bambinetto. «Ascolta, balia turca!» disse «che cos'è quel grande castello vicino alla città, che ha le finestre così alte?»
«Ci vive la figlia del re!» fu la risposta «è stato predetto che diventerà molto infelice a causa di un fidanzato, e per questo nessuno può andare da lei, se non ci sono anche il re e la regina.»
«Grazie!» rispose il figlio del commerciante, e così se ne tornò nel bosco, si mise nel baule, volò sul tetto e poi entrò dalla finestra fino alla principessa.
La principessa era sdraiata sul divano e dormiva, era così graziosa che il figlio del commerciante dovette baciarla;;lei si svegliò e si spaventò molto, ma lui raccontò di essere il dio dei turchi e di essere sceso dall'aria fino a lei, e lei ne fu molto contenta.
Così sedettero uno vicino all'altra, lui le narrò fiabe sui suoi occhi: erano laghi bellissimi e scuri, e i pensieri vi nuotavano come sirene; e poi raccontò della fronte, che era una montagna di neve con meravigliose sale e quadri, e poi le narrò della cicogna che porta i cari bambini.
Erano delle storie bellissime! Allora le chiese di sposarlo e lei subito accettò.
«Ma dovete tornare qui sabato» aggiunse «quando ci saranno da me il re e la regina a prendere il tè. Saranno molto orgogliosi all'idea che io sposerò il dio dei turchi, ma dovete raccontare una bellissima storia, perché a loro piacciono tanto mia mamma vuole che siano classiche e morali, mio padre invece le preferisce divertenti, che facciano ridere.»
«Sì, non porterò altro in dono alla sposa che una storia!» rispose il ragazzo, e poi si separarono, ma prima la principessa gli donò una sciabola intarsiata di monete d'oro, che gli fecero proprio comodo.
Volò via, acquistò una nuova vestaglia e sedette nel bosco, pensando a una storia; doveva essere pronta per sabato, e non era facile.
Alla fine la storia fu pronta, e era proprio sabato.
Il re e la regina e tutta la corte lo aspettavano bevendo il tè presso la principessa. Come venne ricevuto bene!
«Volete raccontarci una storia?» chiese la regina «ma che sia significativa e istruttiva!»
«Ma che faccia anche ridere!» aggiunse il re.
«Certamente» rispose lui, e cominciò a raccontare. Ascoltiamola anche noi adesso.
«C'era una volta un mazzetto di fiammiferi, che erano molto fieri di appartenere a una nobile famiglia, il loro albero di origine, il grande pino, di cui erano solo un piccolissimo rametto, era stato un antico e maestoso albero del bosco. Ora i fiammiferi si trovavano su una mensola tra un acciarino e una vecchia pentola di ferro, e per loro si misero a raccontare della loro infanzia. "Al tempo dei nostri anni più verdi," dicevano "ci trovavamo proprio su un albero verde! Ogni mattina e ogni sera avevamo del tè di diamanti, che era la rugiada, e durante il giorno avevamo i raggi del sole, quando il sole splendeva, e tutti gli uccellini ci raccontavano delle storie. Sapevamo di essere anche ricchi, perché gli altri alberi erano vestiti solo d'estate, mentre la nostra famiglia poteva permettersi vestiti verdi sia d'estate che d'inverno. Poi giunsero dei boscaioli che fecero una gran rivoluzione, e la nostra famiglia venne dispersa. Il tronco principale diventò un albero maestoso in una nave bellissima che poteva navigare intorno al mondo, se lo voleva, gli altri rami andarono in luoghi diversi, e noi abbiamo avuto l'incarico di accendere la luce per la gente vile; per questo noi, che siamo gente aristocratica, siamo arrivati fin qui in cucina."
«"A me invece è capitato in un altro modo" disse la pentola di ferro vicino alla quale si trovavano i fiammiferi. "Da quando sono nata sono stata bollita e raschiata moltissime volte! Devo occuparmi di cose concrete e, a dire il vero, sono io la più importante della casa. La mia unica gioia è, dopo il pranzo, stare qui sulla mensola ben pulita a chiacchierare con i compagni; ma noi viviamo sempre in casa, a parte il secchio dell'acqua che ogni tanto è portato nel cortile. Il nostro unico informatore è la borsa della spesa, ma quella si agita sempre nel parlare del governo e del popolo; addirittura l'altro giorno c'era una vecchia pentola che per lo spavento è caduta e s'è rotta! Quella è una liberale, ve lo dico io!"
«"Tu parli troppo" esclamò l'acciarino e batté sulla pietra focaia per far scintille. "Perché non ci divertiamo questa sera?"
«"Sì, vediamo chi di noi è più distinto!" suggerirono i fiammiferi.
«"No, a me non piace parlare di me stessa!" disse la pentola di coccio. "Organizziamo invece una vera serata! Comincio io: vi racconto una storia che noi tutti abbiamo vissuto; così è facile immedesimarvisi, e poi è divertente. Presso i faggi danesi che si trovano lungo il Mar Baltico..."
«"È un inizio bellissimo!" esclamarono tutti i piatti "sarà sicuramente una bella storia."
«"Sì. Là trascorsi la mia giovinezza, presso una famiglia tranquilla. I mobili venivano lucidati, il pavimento veniva lavato e cambiavano le tendine ogni quindici giorni."
«"Com'è interessante quello che raccontate!" disse il piumino per spolverare. "Si sente subito che è una signora quella che racconta! c'è un'aria così pulita nelle sue parole!"
«"Sì, è vero!" disse il secchio dell'acqua, e saltellò di gioia così che l'acqua schizzò sul pavimento.
«E la pentola continuò a raccontare e la fine fu bella come l'inizio.
«Tutti i piatti tintinnavano per la gioia, il piumino prese del prezzemolo dal secchio di sabbia e incoronò la pentola, perché sapeva che avrebbe fatto rabbia agli altri, e "se io la incorono oggi" pensava "domani mi incoronerà lei."
«"Adesso vogliamo ballare!" esclamarono le molle del camino e ballarono. Dio mio! come sollevavano le gambe! La vecchia fodera della sedia nell'angolo rideva a crepapelle nel vederle! "Possiamo essere incoronate anche noi?" chiesero le molle e lo furono.
«"Non è altro che popolino!" pensavano i fiammiferi.
«Adesso doveva cantare la teiera, ma era raffreddata, o almeno così disse, non poteva cantare se non bolliva, ma non era che mania di grandezza: voleva cantare solo quando si trovava a tavola con gli invitati.
«Vicino alla finestra c'era una vecchia penna d'oca, con cui la domestica scriveva; non aveva nulla di strano, eccetto che era stata immersa troppo nel calamaio, ma di questo era orgogliosa. "La teiera non vuole cantare?" esclamò "non fa niente, qui fuori c'è una gabbia con un usignolo, che sa cantare; lei invece non ha mai imparato, ma non parliamo male di lei questa sera!"
«"Io penso che sia molto sconveniente" disse il bollitore, che era il cantante della cucina e il fratellastro della teiera "dover sentire un uccello estraneo. Vi pare patriottico? Lasciamo giudicare dalla borsa della spesa."
«"Sono proprio arrabbiata!" disse la borsa "così arrabbiata che non potete immaginare! è forse un bel modo di trascorrere la serata? non è meglio mettere un po' in ordine la casa? Ognuno dovrebbe tornare al suo posto e io dirigerei il tutto sarebbe diverso!"
«"Sì, facciamo un po' di ordine!" dissero tutti. In quel mentre si aprì la porta. Era la domestica, e tutti rimasero quieti, nessuno fiatò; ma non c'era una sola pentola che non fosse conscia di quello che avrebbe potuto fare e non se ne sentisse orgogliosa. "Sì, se avessi voluto" pensavano "sarebbe stata una serata divertente!"
«La domestica prese i fiammiferi e accese il fuoco. Dio mio! come crepitavano e che fiamma!
«"Adesso ognuno può vedere che noi siamo i più importanti!" pensavano i fiammiferi "e che splendore, che luce abbiamo!" e già erano tutti consumati.»
«Che bella storia» esclamò la regina «mi sono proprio sentita in cucina con i fiammiferi. Sì, tu avrai nostra figlia.»
«Certo!» aggiunse il re. «Sposerai nostra figlia lunedì.» Ormai gli dava del tu, dato che doveva far parte della famiglia.
Il matrimonio era stato fissato e la sera prima la città venne tutta illuminata: volavano in aria ciambelline e maritozzi; i monelli di strada si alzavano in punta di piedi per prenderle e urlavano Urrà! e fischiavano con le dita; era semplicemente meraviglioso!
"Anch'io devo fare qualcosa!" pensò il figlio del commerciante, e comprò dei razzi illuminanti, dei petardi e tutti i fuochi artificiali che si potessero immaginare, li mise nel baule e volò in alto.
Rutsch! come funzionavano bene! e che scoppi!
Tutti i turchi saltavano in aria a ogni scoppio e le pantofole gli arrivavano fino alle orecchie: un tale spettacolo non l'avevano mai visto prima. Adesso capivano che era proprio il dio dei turchi che doveva sposare la principessa.
Quando il figlio del commerciante ridiscese col suo baule nel bosco pensò: "Voglio andare in città a sentire che cosa dicono di me!," e era naturale che avesse voglia di farlo.
Quali cose raccontava la gente! ognuno di quelli a cui domandava l'aveva visto in modo differente, ma a tutti era parso straordinario.
«Io ho visto il dio dei turchi in persona!» raccontò uno. «Aveva occhi che splendevano come stelle e una barba come l'acqua spumeggiante!»
«Volava avvolto in un mantello di fuoco» diceva un altro.
«Bellissimi angioletti spuntavano dalle pieghe.»
Sì, sentì dire delle cose bellissime e il giorno dopo doveva esserci il matrimonio.
Tornò nel bosco per infilarsi nel baule, ma dov'era finito? Il baule era tutto bruciato. Una scintilla dei fuochi artificiali vi era caduta sopra, aveva appiccato il fuoco, e ora il baule era diventato cenere. Lui non era più in grado di volare, non poteva più raggiungere la sua sposa.
Lei rimase tutto il giorno sul tetto a aspettare; sta aspettando ancora mentre lui gira per il mondo e racconta storie, che però non sono divertenti come quella che aveva raccontato sui fiammiferi.