Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
di Miki Pappacodaa Permane ancora il senso unico alternato lungo la statale 163 Amalfitana all'altezza del rettilineo che conduce verso Cetara dove la costruzione da parte di un privato di una macieira caduta anni fa non sono stati ancora terminati e vi è ancora il senso unico alternato in piena estate causando enormi file di auto all'attesa del semaforo il cabtiere ora e fermo per ferie estive e non si capisce quando termineranno i lavori
DI MIKI PAPPACODA Tra Cetara e maiori vige ancora un altro senso unico alternato regolato da semafori per lavori di consolidamento e trivellatura del tratto di strada Cetara maiori questo lavoro anch'esso terminato ma non è stato ancora rimosso il senso unico alternato regolato da semaforo che crea ancora ulteriori ritardi nella circolazione riproduci da noi enti locali a far rimuovere detto cantiere ormai che sono terminati il lavoro.
INSERITO DA MORENA MOTTA Una 26enne di Trecastagni, Vanessa Zappalà, è stata uccisa con diversi colpi di arma da fuoco la notte scorsa mentre passeggiava in compagnia di amici sul lungomare di Acitrezza, frazione marinara di Aci Castello, nel Catanese. A sparare, secondo le testimonianze raccolte dai Carabinieri, sarebbe stato l'ex fidanzato che sarebbe già stato denunciato per stalking.
L'uomo originario di San Giovanni La Punta, dopo aver sparato, è scappato ed è attualmente ricercato dai carabinieri. A ricostruire la dinamica di quanto accaduto, fornendo indicazioni ai carabinieri per ricercare l'autore dell'omicidio, sono stati gli amici della ragazza presenti al momento della sparatoria. Stando a quanto riportato dai media locali, sarebbe rimasta ferita anche un'altra ragazza, colpita di striscio alla schiena da un proiettile. Secondo un primo esame, per Vanesse sarebbe stato fatale un colpo che l'ha raggiunta alla testa.
"Pensavo fossero fuochi d'artificio - dichiara una residente, fuori dalla sua abitazione per osservare la scena del delitto, nei pressi del posteggio del porto - ed ho capito solo dopo che si trattava di pistolettate. Assurdo morire così, entrambi avevano ancora tutta la vita davanti".
INSERITO DA MORENA MOTTA "E' una linea rossa. Il presidente Biden ha annunciato che il 31 agosto ritireranno tutte le loro forze militari. Quindi se decideranno una proroga significherà che staranno prolungando l'occupazione mentre non ce ne è alcun bisogno". Lo ha detto a Sky News Suhail Shaheen, un portavoce dei Talebani, dopo le parole di ieri di Joe Biden.
Parlando da Doha, il portavoce dei Talebani ha aggiunto: "Se gli Stati Uniti o il Regno Unito dovessero volere più tempo per proseguire i trasferimenti, la risposta è 'no'". "O ci sarebbero conseguenze", ha minacciato, parlando della "sfiducia che si creerebbe". "Se sono intenzionati a proseguire l'occupazione - ha detto - questo provocherebbe una reazione".
E alla domanda se vogliano dire qualcosa alle famiglie di chi in Afghanistan ha perso la vita cercando di aiutare il Paese, Shaheen ha risposto: "Hanno occupato il nostro Paese. Se noi occupassimo il vostro, cosa direste?". "Penso che tutti abbiano sofferto molto. Spargimenti di sangue. Distruzione. Di tutto. Ma noi diciamo che il passato è passato - ha aggiunto - Ora vogliamo concentrarci sul futuro".
JOHNSON CHIEDERÀ A BIDEN DI RESTARE OLTRE IL 31/8 - Il premier britannico Boris Johnson dovrebbe chiedere a Joe Biden di mantenere i militari Usa in Afghanistan oltre la deadline del 31 agosto per consentire il proseguimento dei voli di trasferimento di migliaia di persone dal Paese. Lo riportano la Bbc e Sky News alla vigilia del G7 mentre fuori dall'aeroporto di Kabul restano migliaia di persone che sperano di lasciare il Paese dopo l'avanzata dei Talebani.
TALEBANI: "RIPRESI TRE DISTRETTI DEL PANSHIR" - I Talebani rivendicano la riconquista di tre distretti nel Panshir, ultima sacca della resistenza ai militanti. In un tweet il portavoce Zabihullah ha scritto: "I distretti di Bannu, Pul-e-Hisar e Deh Salah di Baghlan sono stati completamente ripuliti dal nemico....Il passo di Salang è aperto e il nemico è sotto assedio nel Panshir".
Il portavoce ha spiegato poi che "i mujahidin dell'Emirato islamico dell'Afghanistan si sono mossi in direzione del Panshir dalle province di Badakhshan, Takhar e Baghlan e hanno preso posizione". I tre distretti di cui i Talebani hanno annunciato la riconquista erano stati presi venerdì scorso dalle forze della resistenza antitalebana.
SCONTRO A FUOCO ALL'AEROPORTO DI KABUL - Uno scontro a fuoco all'ingresso nord dell'aeroporto di Kabul ha provocato la morte di un agente delle forze di sicurezza afghane e il ferimento di altre tre persone. Gli scontri tra le forze afghane e assalitori non identificati hanno visto coinvolti anche soldati tedeschi e americani. Nessun militare tedesco è rimasto ferito. Al momento non ci sono altri dettagli.
ARRIVATI A FIUMICINO ALTRI 203 PROFUGHI - Prosegue il ponte aereo Roma-Kabul. E' arrivato questa mattina intorno alle 8.30 a Fiumicino da Kabul un volo con altri 203 profughi afghani. Lo hanno reso noto fonti della Difesa.
INSERITO DA MORENA MOTTA Il santuario di San Gerardo Maiella è un luogo di culto cattolico dedicato a Maria SS. Mater Domini e a San Gerardo Maiella che si trova nella località di Materdomini, frazione del comune di Caposele (AV).
Il santuario sorge nel luogo in cui, nel Medioevo, la Vergine apparve due volte a dei poveri pastori intenti a pascolare il gregge sulla sommità di una collina ricoperta di sambuchi. L'apparizione avvenne proprio su un sambuco e, in ricordo dell'evento e su espressa richiesta della Madonna, fu edificata sul posto una cappellina che divenne ben presto meta di molti pellegrinaggi. La chiesa, riedificata ed ingrandita nel corso dei secoli, anche a causa dei frequenti terremoti che hanno interessato la zona, è stata dichiarata da Papa Pio XII Basilica Minore. Essa è, per l'appunto, dedicata alla Madonna, qui invocata sotto il titolo di Mater Domini. Diverse Visite pastorali degli Arcivescovi di Conza, sotto la cui giurisdizione ricadeva la chiesa, riportano, già a partire dal 1505, che il piccolo luogo di culto attirava pellegrinaggi da tutta l'Irpinia, la Lucania ed il Salernitano. L'afflusso era tale che papa Giulio II concesse al luogo sacro una bolla con relative indulgenze.
Con la venuta di Sant'Alfonso Maria de' Liguori nel 1748 fu costruito accanto alla venerata cappella mariana un Collegio di Padri Redentoristi che divennero, così, i custodi del luogo mariano, precedentemente amministrato dal Capitolo del clero di Caposele. Qui il 16 Ottobre 1755 morì San Gerardo Maiella il cui culto ha affiancato quello per la Mater Domini. A causa dell'aumento esponenziale del numero dei pellegrinaggi presso la venerata tomba di San Gerardo, l'antica chiesa è stata affiancata, dal 1974, dalla chiesa del Redentore, a forma di tenda ed alta più di 46 metri. Oltre alle due chiese, il Santuario si compone di molti altri spazi per l'accoglienza dei pellegrini, di una sala per le confessioni, di un teatro e di sale che espongono alla venerazione dei fedeli oggetti appartenuti a San Gerardo nonché ex voto donati nel corso dei secoli al Santuario.
Figlio di un modesto sarto di nome Domenico originario di Baragiano e di una donna del popolo di nome Benedetta Galella, Gerardo Maiella nacque a Muro Lucano (Pz) nel 1726. Dopo la prematura morte del padre entrò al servizio del vescovo di Lacedonia Claudio Albini. Morto questo prelato, Gerardo, che già avvertiva da molto tempo la chiamata del Signore alla vita religiosa, cercò invano di essere ammesso tra i frati cappuccini della sua città natale, non riuscendoci a causa della sua salute cagionevole.
Nel 1748 ebbe modo di conoscere un gruppo di sacerdotiredentoristi impegnati in una missione popolare nella sua Muro e, contro il parere della madre, si unì alla nuova famiglia religiosa. Scappato di casa grazie all'aiuto di un lenzuolo usato a mo' di fune per calarsi dalla finestra e lasciato un biglietto alla madre nel quale aveva scritto "mamma, perdonami, vado a farmi santo", Gerardo si unì alla compagnia dei missionari redentoristi dai quali, solo dopo molte insistenze, fu accettato.
Lavoratore instancabile, nonostante la sua fragilissima salute che, dapprincipio, aveva reso i superiori restii ad ammetterlo nella Congregazione, Gerardo si contraddistinse sempre per il suo spirito di penitenza e per una giocondità d'animo non comuni. Il 16 luglio 1752, festa del Santissimo Redentore, pronunciò i voti solenni nella Congregazione Redentorista fondata da Sant'Alfonso Maria de' Liguori nel 1732: nei conventi dove fu destinato si dedicò alle mansioni più umili senza trascurare la preghiera e la penitenza. I fedeli lo ricordano dotato del dono dei miracoli; nella sua breve esistenza i fatti prodigiosi raccontati e legati alla sua persona furono tanti e tali da meritargli in vita la fama di taumaturgo. Tra i tanti presunti miracoli si raccontano estasi, bilocazioni, scrutazione dei cuori, moltiplicazione dei viveri e guarigioni.
Fra i tanti ricordati dalla tradizione ne citiamo alcuni. Anzitutto il miracolo del mare avvenuto a Napoli: in località Pietra del pesce una folla urlante assisteva agli inutili sforzi di alcuni marinai che, nel mare in tempesta, cercavano inutilmente di salvarsi. Accorso Gerardo sul luogo, subito, fattosi il segno della croce, iniziò a camminare sul mare e, afferrata la barca «con due ditelle», come raccontava ingenuamente lui a Materdomini ai confratelli, come se la cosa fosse normale, la trascinò a riva. Un altro miracolo degno di nota è quello relativo alla moltiplicazione delle derrate in occasione della carestia del 1754. In quell'inverno a Caposele molti erano coloro che, costretti dalla penuria di alimenti, bussavano alla porta del collegio redentorista. Gerardo, per sfamare tutti, vuotò letteralmente le dispense che, miracolosamente, si riempivano di pane e di ogni ben di Dio.
Amico dei poveri e dei contadini, Gerardo, che negli ultimi anni faceva il questuante, riscosse negli ambienti popolari un'ammirazione straordinaria. Si narra, infatti, che quando passava di paese in paese, ali di folla lo aspettavano sui margini delle strade per avere la sua benedizione o per vedere soltanto questo umile fraticello che, sempre col sorriso, si sforzava di salutare tutti. Ricchi, poveri, nobili, borghesi, umili facevano a gara per poterlo ospitare e godere della sua presenza. Era conosciuto come "Il padre dei poveri" - così lo chiamavano - "l'Angelo" e "L'Apostolo della Valle del Sele", che ancora oggi si gloria di custodire i suoi resti mortali nel Santuario eretto sulla sua tomba in Materdomini. Gerardo conservò sempre la sua encomiabile umiltà e la fede nell'obbedienza alla volontà di Dio manifestata dai suoi superiori.
Il suo animo umile brillò particolarmente nell'episodio della calunnia. Il fatto si verificò nel 1754: accusato ingiustamente da una certa Nerea Caggiano di avere avuto una relazione con lei, Gerardo non replicò e rimase in silenzio per un mese, subendo pazientemente le gravi sanzioni dei suoi superiori; finalmente la Caggiano, pentita, confessò di aver detto il falso, scagionandolo. Lo stesso Sant'Alfonso in quella occasione ne lodò l'ammirevole pazienza mostrata nella triste vicenda. "La fede mi è vita e la vita mi è fede" e "volontà di Dio in cielo, volontà di Dio in terra", soleva dire e, soprattutto, osservare.
Gerardo Maiella oggi è universalmente invocato come protettore delle donne incinte. La leggenda narra che poco prima di morire aveva fatto finta di dimenticare, a Oliveto Citra, un suo fazzoletto presso la casa di una famiglia che l'ospitava. Una bambina, allora, gli corse dietro per restituirglielo, ma Gerardo le disse di tenerlo perché un giorno le sarebbe servito. Passati alcuni anni - Gerardo era già morto - la bambina, diventata sposa, gridava per le doglie del parto. I medici la davano per spacciata. Giunta quasi in fin di vita, si ricordò del fazzoletto di fratel Gerardo e volle che glielo posassero aperto sulla pancia. Appena ricevutolo, i dolori cessarono e la donna diede alla luce senza alcuna difficoltà il suo primo figlio.
Morì di tisi nel convento redentorista di Materdomini di Caposele all'età di 29 anni, il 16 ottobre 1755, dopo un breve periodo trascorso a letto durante il quale, si dice, non mancarono i fatti prodigiosi. Sempre secondo la leggenda la mattina dopo la morte del Santo, il fratello laico incaricato di suonare la campana a morto per dare l'annuncio funebre, fu preso da una forza misteriosa nelle braccia le quali, sottratte alla sua volontà, suonarono a festa le campane, dando così l'annuncio gioioso della nascita al cielo di Gerardo. La chiesetta dove il suo corpo venne esposto fu subito presa d'assalto da una moltitudine di gente venuta dalla vicina Caposele e anche da lontano, avvertita quest'ultima della morte del Santo.
Il culto
Nonostante la sua causa di beatificazione fosse iniziata tardi (a 80 anni dalla morte) per diverse ragioni, continuo e crescente è stato nel corso del tempo il numero di coloro che hanno invocato il patrocinio di Gerardo. Per questa fama sanctitatis sempre viva e mai assopita, papa Leone XIII lo dichiarò beato il 29 gennaio 1893; fu poi canonizzato da papa Pio X l'11 dicembre 1904.
Il culto del Santo è presente in diverse parti del mondo, ed è particolarmente vivo nelle zone da lui visitate come Deliceto, i paesi della provincia di Avellino, tra i quali Lacedonia e Materdomini, che ne conserva le spoglie mortali, e ancora Corato (dove ne è compatrono), Muro Lucano, Baragiano, Vietri di Potenza, Pescopagano, Potenza, Monopoli, Molfetta, San Giorgio del Sannio, Tropea; un suo santuario si trova pure nel territorio del comune di Piedimonte Etneo e vi è un ulteriore santuario a lui dedicato a Sant'Antonio Abate, paese di cui è compatrono e dove è stato fondato, nel 1930, l'ordine delle Suore Gerardine di Sant'Antonio Abate. A Lanzara dall'aprile 1903 è attiva l'Associazione delle Gerardine. Il culto si è diffuso in maniera capillare anche in Europa, Oceania e America. Numerose, infatti, sono le chiese, gli ospedali e le Case a lui dedicate. Incessanti i pellegrinaggi alla sua tomba: si calcola che più di un milione di pellegrini vi si recano ogni anno per venerare le sue spoglie mortali. Il suo Santuario è particolarmente frequentato dalle giovani mamme. A tal riguardo degna di nota è la bellissima Sala dei fiocchi, le cui pareti e il cui soffitto sono ricoperti da migliaia di fiocchi rosa e celeste che le mamme, in segno di ringraziamento, hanno nel corso degli anni donato al Santo.
INSERITO DA MORENA MOTTA Una volta, una volpe che si era avvicinata troppo ad un pollaio cadde in una trappola. Il gallo, che si era alzato prima di tutti gli altri animali del pollaio, si accorse subito dell’intrusa in trappola.
La volpe, vedendo il gallo, capì che aveva ancora una possibilità di salvarsi. “Amico caro” gli disse “Mentre andavo a trovare un mio amico malato sono rimasto imprigionato in questa trappola; ti prego, non dirlo a nessuno: non vorrei che qualcuno si preoccupasse per me. Sono certo che riuscirò a liberarmi col tuo aiuto, senza far perdere tempo agli altri animali”. Ma il gallo sapeva bene che si trattava di un inganno: così, diede la sveglia a tutta la fattoria e per la volpe fu la fine.
INSERITO DA MORENA MOTTA È l’unico grande primate presente oggi fuori dall’Africa, strettamente legato alla foresta pluviale. Le tre specie di orango vivono nelle foreste del Borneo e di Sumatra, territori dai quali prendono il nome. L’orango del Borneo costituisce circa il 90% di tutti gli esemplari e il restante 10% è relativo alle due specie di Sumatra. Alcune caratteristiche della pelliccia, del cranio, dei denti, oltre che genetiche, hanno permesso ai ricercatori di identificare nel 2017 la terza specie: l’orango di Tapanuli, localizzato a sud del Lago Toba nell’isola di Sumatra.
L’orango trascorre la maggior parte del tempo sugli alberi dove si nutre, dorme e si riproduce; solo il maschio scende occasionalmente a terra. L’orango dedica quasi tutta la giornata alla ricerca del cibo, mentre la notte costruisce una piattaforma di rami intrecciati su cui dormire.
La sua dieta è composta soprattutto da frutta, ma si nutre anche di foglie, miele e di piccoli animali come lucertole, termiti, uccelli e uova.
Grazie alle lunghe braccia, che superano i 2 metri di ampiezza, e ai piedi prensili, l’orango è perfettamente adattato alla vita sugli alberi. Gli arti flessibili e le articolazioni gli consentono movimenti impossibili alle altre specie di scimmie antropomorfe.
L’orango è un animale prevalentemente solitario, ma durante la giornata si può incontrare con gli altri individui soprattutto sugli alberi dove c’è concentrazione di frutta.
La femmina partorisce sugli alberi un solo piccolo, e si occupa della sua cura per molto tempo; i giovani restano infatti dipendenti dalla madre per sei-otto anni in Borneo e dieci-undici anni a Sumatra. Il più recente censimento dell’orango di Sumatra è di 13.846 individui, meno precisi e attuali sono i dati dell’orango del Borneo che si aggira sui 55.000 animali; gli esemplari dell’orango di Tapanuli sono invece solo 800.
L’orango può essere alto tra 1,25 e 1,70 metri. Il maschio può pesare fino a 118 kg, mentre la femmina è molto più piccola e pesa solo tra i 30 e i 50 kg. Il maschio dell’orango è molto diverso dalla femmina: presenta protuberanze adipose attorno alle guance (che aumentano di volume quando l’animale invecchia), una lunga barba, folti baffi e grossi sacchi sulla gola che gli permettono di emettere dei richiami udibili a lunga distanza. Le sue braccia sono ricoperte di lunghi peli rossicci che pendono come una mantella quando le allarga. L’orango è un animale solitario, un comportamento insolito nei Primati, con una peculiare strategia riproduttiva, che potremmo definire promiscua; in sostanza i maschi si accoppiano con più femmine e le femmine con più maschi. Ci sono poi i maschi sub-adulti che adottano una strategia alternativa cercando di accoppiarsi in seguito a fugaci incontri e sembra che abbiano un numero di rapporti maggiore rispetto ai maschi adulti.
INSERITO DA MORENA MOTTA I vasi canopi, o canopici erano usati nell'Antico Egitto per conservare le viscere estratte dal cadavere durante la mummificazione e rappresentavano una costante caratteristica funebre egizia.
Il termine "canopo" deriva dal greco ed indica, per la forma, il tributo pagato dai Greci al dio Canopo, divinità a forma di giara con testa umana ma che non aveva alcuna relazione con i visceri mummificati degli Egizi.
Un'altra teoria indica invece l'origine del termine nel culto di Osiride, rappresentato con forma di vaso, praticato dagli abitanti di Canopo.
In origine, nell'Antico Regno, i visceri estratti dal corpo del defunto venivano riposti in una cassetta a 4 scomparti (il primo rinvenimento di tal genere nella tomba di Hetep-heres,madre di Cheope, il cui corredo, completo, si trova al Museo egizio del Cairo). Solo con il Medio Regno, e segnatamente con la XII dinastia, viene introdotto l'uso dei veri e propri vasi canopici, con coperchio a forma di testa umana, generalmente in onice, contenuti in una cassetta a scomparti protetta da 4 dee (Iside, Nephtys, Neith e Selkis). Con il Secondo Periodo Intermedio si ritorna alla deposizione dei visceri in una cassetta unica suddivisa in quattro scomparti mentre, con il Nuovo Regno e segnatamente con la XIX dinastia, si instaura l'usanza dei vasi canopici dotati di coperchi che rappresentano le teste dei quattro Figli di Horoche avranno un posto di rilievo anche nella cerimonia della psicostasia:
I vasi canopici, a loro volta, sono contenuti in una scatola lignea a forma di santuario protetto dalle quattro dee. Durante il Terzo Periodo Intermedio, con la XXI dinastia, gli organi interni vengono imbalsamati e riposizionati all'interno del corpo; esistono, tuttavia, i vasi canopi, ma, in qualche caso, si tratta di simulacri, in quanto i vasi stessi non sono cavi.Con la XXV dinastia, infine, i vasi canopici ricompariranno funzionalmente, così come in epoca Tolemaica.
Circumvesuviana lungo la tratta compresa tra Ercolano e Torre del Greco un uomo di 50 anni viene investito dal treno morto sul colpo.
Il treno delle 8.26 partito da Sorrento e diretto a Napoli è fermo alla stazione di Miglio d’oro ad Ercolano a causa di un investimento.
Un uomo cinquantenne probabilmente era sul posto con intento di suicidarsi.
L' uomo è saltato sui binari mentre era in transito il treno delle 08:26 proveniente da Sorrento e diretto a Napoli. Purtroppo non c’è stato nulla da fare per l’uomo che è morto sul colpo.
INSERITO DA MORENA MOTTA Il Comune di Sorrento ha pubblicato un bando di sostegno alle famiglie in possesso di modello Isee corrente o ordinario pari o inferiore a 15mila euro. L’importo stanziato per la misura è di 350mila euro e sarà ripartito in base alle domande pervenute.
“Abbiamo fortemente voluto anche l’inserimento di un bonus aggiuntivo di 200 euro per ciascun nucleo familiare, in possesso dei suddetti requisiti, con almeno un componente di età inferiore a 4 anni – spiega il sindaco Massimo Coppola -. È una misura importante per sostenere ulteriormente le famiglie con bambini, per sostenere la natalità e contribuire, così, alla crescita ed al benessere della nostra città”.
Tutte le informazioni necessarie sono disponibili sul sito istituzionale del Comune di Sorrento.