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DILLO A VETTICA DI AMALFI ONLINE 8 segnali lampanti che indicano che la tua relazione non è destinata a durare secondo analisti e psicologi

5 Ottobre 2021, 14:25pm

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Pubblicato da Miki Pappacoda

Crisi di coppia: i campanelli d'allarme

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Ogni giorno i consulenti matrimoniali visitano coppie che desiderano rendere più forte la loro relazione, ma hanno anche a che fare con chi compie l'ultimo disperato tentativo di salvare un matrimonio.

Quali segnali li avvertono che una coppia non ha i requisiti giusti per farcela? Di seguito, analisti e psicologi spiegano quali sono i segnali d'allarme più evidenti.

1. I due partner di disprezzano a vicenda

Occhi al cielo, accuse e atteggiamenti altezzosi non devono trovare posto in una relazione sana. Dopo quattro anni di ricerca, lo psicologo John Gottman ha identificato il disprezzo (qualsiasi frase o comportamento non verbale che sminuisca il partner) come un chiaro segnale di divorzio imminente.

Becky Whetone, una consulente matrimoniale e familiare di Little Rock (Arkansans) ha dichiarato all'HuffPost di aver assistito alle stesse scene ripetutamente con le coppie che ha aiutato.

"Riesco a capire che la fine è vicina quando i partner iniziano a parlar male l'uno dell'altro in presenza di altre persone o quando fanno commenti maliziosi mentre l'altro è proprio lì davanti a loro".

2. Uno dei due partner ha avuto un'altra relazione e non ha affrontato i problemi che lo hanno condotto all'infedeltà

"Traditore una volta, traditore per sempre" non è una frase sempre valida. Ma non è un bene per la coppia se uno dei due partner è stato infedele in passato e non ha capito le motivazioni di quella relazione clandestina: quali mancanze avvertiva nel rapporto ufficiale? Perché non ha espresso apertamente i suoi problemi? I nostri errori non dovrebbero definirci, ma è giusto imparare dai passi falsi commessi.

"Se una metà della coppia non è stata sincera in passato o in una vecchia relazione, ci sono buone probabilità che possa accadere di nuovo", spiega Betsy Ross, una psicoterapeuta del Massachusetts. "Non importa quale sia la ragione: aver scelto di superare la "linea della fedeltà" una volta aumenta le probabilità di cadere nuovamente quando i tempi si fanno duri. E prima o poi, nella vita di coppia arrivano i momenti bui, giusto?"

3. C'è uno squilibrio di "forze"

Lui ha appena ottenuto una promozione... ma sua moglie sta ancora cercando di trovare un lavoro dopo essere stata licenziata l'anno scorso. Quando il senso di parità di una coppia è compromesso, spesso il rapporto è messo alla prova, come spiega Whetstone.

"Qualsiasi tipo di discrepanza di "forze" tra i due (ad esempio: lei è più grande, lui è goivane. Lei è istruita, lui no. Lei ricca, lui povero. Lei è bella, lui no) può causare problemi al rapporto".

4. Non ripensano con affetto ai primi tempi della relazione.

Le coppie che sono ancora prese dal rapporto amano raccontare la storia "del primo incontro". Anche quando attraversano momenti difficili ripensano a quei giorni con affetto, come ha detto Caroline Madden, una consulente familiare e autrice di "How to Grow From Soul Mates to Roommates in 10 Easy Steps".

"Nel mio studio, chiedo alle coppie come si sono conosciute e innamorate. Quello che cerco è la connessione emotiva con la coppia felice e innamorata che erano un tempo", spiega "Ci possono essere lacrime, risate, perfino rabbia ripensando alle motivazioni per cui quella coppia non c'è più. Capisco che tra i due c'è ancora la scintilla quando li vedo ricordare quei giorni d'amore e desiderare di essere di nuovo quella coppia".

Se non riescono a richiamare alcuna emozione da quella storia, le speranze per il loro futuro si assotigliano notevolmente.

"Quando qualcuno mi dice di non riuscire a ricordare qualcosa sul partner che risalga agli inizi del rapporto, se che la coppia ha poche probabilità di durare. Posso salvare coppie sull'orlo del divorzio dopo un tradimento, ma non posso riaccendere quella scintilla".

Il livello di intimità emotiva di una coppia dovrebbe crescere di pari passo con la relazione. Se i due partner faticano ad abbassare la guardia ed essere aperti con l'altro c'è poco margine per un ulteriore crescita del rapporto, spiega Antonio Borrello psicologo di Detroit.

"Sentire di dover nascondere degli aspetti della propria vita è un segnale di problemi di coppia. Forse stai facendo qualcosa che è incoerente con il rapporto oppure non hai ancora sviluppato una fiducia sufficiente da condividere con il compagno. In ogni caso, quando mi trovo di fronte a questa situazione, suggerisco un riesame dell'intera relazione. È la scelta più saggia".

6. Ci sono problemi di dipendenza non risolti

Le dipendenze possono scuotere le fondamenta anche delle relazioni più forti, spiega Ross.

"Può rivelarsi difficile, se non impossibile, restare felicemente connessi quando il partner ha una relazione più forte con la sostanza da cui dipende (droghe, alcool, cibo ecc)", dice la dottoressa. "Chiedere al partner di tornare "pulito" prima di impegnarvi o dire "lo voglio" è sempre una buona idea e vi aiuterà a capire se l'altro è davvero disposto e capace di superare i suoi problemi con le sostanze di cui abusa".

7. Uno dei due mantiene assoluto riserbo riguardo la relazione sui social

Diciamoci la verità: le coppie non sono destinate a rompere se entrambi vogliono che la loro vita privata resti tale su Facebook. Ma quando uno dei due (o entrambi) posta con la stessa frequenza di una Kardashian, ma non dice mai nulla sulla relazione, i campanelli d'allarme iniziano a suonare, come spiega Borrello.

"Perché tenere nascosto il proprio status di relazione sui social? Se il partner evita di postare foto di coppia ma è attivo sui social in altri modi, fategli qualche domanda. Di solito, le coppie entusiaste del loro futuro insieme vogliono condividere la loro felicità con amici e parenti. Se questo non accade nella vostra situazione, avete chiesto una spiegazione? Il partner potrebbe tenervi nascosti per dare l'impressione di non avere legami".

8. Uno dei due si sente solo nel rapporto

La sensazione di solitudine è attribuita spesso alle persone single, ma in genere le persone più solitarie sono proprio quelle ferme in una relazione che non soddisfa più i loro bisogni emotivi, dice Borrello.

"Tutti abbiamo bisogno di essere amati, accettati, rispettati e apprezzati da un'altra persona. È quello che ci aspettiamo da una relazione. Ma se questi desideri non trovano realizzazione nel rapporto, arriverà presto la solitudine", ha spiegato.

La vera solitudine è "Il sentimento che serbiamo nel nostro cuore quando vogliamo intimità, quando vogliamo sentirci connessi con qualcuno ma non c'è nessuno che sia disposto a fare lo stesso. Questo tipo di solitudine spesso porta l'altro partner a cercare di soddisfare le proprie esigenze emotive altrove".

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MOTORI E AUTO D'EPOCA STORIA DELLA OSELLA CORSE

5 Ottobre 2021, 14:13pm

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Pubblicato da Miki Pappacoda

Bruccolieri vince la "Salita della Sila" - Nuova Cosenza Quotidiano  Digitale della Calabria

INSERITO DA MIKI PAPPACODA La Osella Engineering (più nota come Osella Corse) è una casa automobilistica italiana che fabbrica vetture da competizione, fondata nel 1965 da Vincenzo "Enzo" Osella, proveniente dalla Abarth. La casa esordì nelle gare di salita per poi costruire la prima Formula Ford e successivamente la prima Formula 2 nel 1974. Lo sbocco naturale fu la Formula 1 in cui la casa partecipò dal 1980 al 1990 ottenendo come miglior risultato il 4º posto al Gran Premio di San Marino 1982. Nel 1990 e 1991 fu rilevata dal principale sovvenzionatore e gareggiò col nome di Fondmetal. Dopo la chiusura del progetto Formula 1 per difficoltà economiche la Osella si è di nuovo concentrata sulla produzione di vetture sport prototipo, settore dal quale non si è mai staccata. Il team prese vita schierando vetture Sport della Abarth in gare nazionali ed internazionali alla fine degli anni '60. All'inizio degli anni 70, Osella acquisì tutto il materiale (vetture e componenti) in occasione della liquidazione della Abarth, prima dell'acquisizione del marchio da parte della FIAT. Cominciò anche a costruire vetture Sport per le gare a ruote coperte (in salita e sport), specializzandosi nelle vetture gruppo 6. Nel 1974 iniziò anche a realizzare vetture monoposto (Formula 2 e Formula Ford). La vettura di Formula 2 (Osella FA2) ottenne nel 1975 un punto nella classifica del campionato europeo con François Migault. Un ulteriore tentativo avvenne nel 1976 ma senza risultati anche a causa della mancanza di sponsorizzazioni. Il team prese vita schierando vetture Sport della Abarth in gare nazionali ed internazionali alla fine degli anni '60. All'inizio degli anni 70, Osella acquisì tutto il materiale (vetture e componenti) in occasione della liquidazione della Abarth, prima dell'acquisizione del marchio da parte della FIAT. Cominciò anche a costruire vetture Sport per le gare a ruote coperte (in salita e sport), specializzandosi nelle vetture gruppo 6. Nel 1974 iniziò anche a realizzare vetture monoposto (Formula 2 e Formula Ford). La vettura di Formula 2 (Osella FA2) ottenne nel 1975 un punto nella classifica del campionato europeo con François Migault. Un ulteriore tentativo avvenne nel 1976 ma senza risultati anche a causa della mancanza di sponsorizzazioni.

1983-1988: Motori Alfa Romeo[modifica | modifica wikitesto]
 
Ghinzani e la FA1F al Gran Premio degli Stati Uniti 1984, dove finirono al quinto posto.

Nel 1983, grazie allo sponsor Kelémata, il team riuscì a schierarsi con le vetture dell'anno precedente riviste da Tony Southgate, nella versione FA1D, e a ottenere la fornitura dei motori V12 dell'Alfa Romeo dismessi dal team ufficiale, passato ai motori turbo.

A Imola, nel Gran Premio di San Marino, Piercarlo Ghinzani cercò di qualificare la vettura adattata al motore Alfa Romeo, senza riuscirci. Tale vettura utilizzava anche cambio e sospensioni posteriori della Alfa Romeo 182. In origine era stato ventilato anche che utilizzasse la monoscocca di tale vettura, ma la fornitura andò a monte per l'opposizione della Euroracing, che gestiva le Alfa Romeo in Formula 1.

Nel frattempo il nuovo progettista Tony Southgate (ex Arrows) aveva progettato la nuova vettura FA1E, di migliore realizzazione, anche se sempre con il retrotreno origine Alfa Romeo[1] che dal Gran premio di Gran Bretagna permise a Ghinzani e Corrado Fabi di qualificarsi abbastanza regolarmente: tuttavia poche furono le gare terminate, senza punti nel campionato mondiale.

Il motore Alfa V12 fu più una complicazione che un'opportunità ma permise di allacciare i rapporti con la casa milanese. L'anno successivo Osella ottenne i motori turbo V8 e i cambi per far correre una vettura per Piercarlo Ghinzani.

Osella e Alfa Romeo ebbero una strana relazione: da un lato l'Alfa Romeo (che stava passando dalla proprietà statale a quella della FIAT) aiutò il team a sopravvivere nell'era dei motori turbo, dall'altro queste macchine pesanti, inaffidabili e assetate di benzina contribuirono alla mancanza di competitività.[1] Addirittura la vettura del 1984, la FA1F utilizzava anche cambio e telaio derivato dall'Alfa Romeo 183T. E questa "derivazione" rimase sino alla FA1I del 1988.

La scarsità di fondi portava alla necessità di risparmiare i motori, costringendo a ridurre la pressione di sovralimentazione per evitare rotture e consumi eccessivi (dal 1984 al 1988 vigeva in formula 1 la limitazione dei consumi di carburante in gara). Nel 1986 Osella tentò di sostituire i motori Alfa con quelli della Motori Moderni e dal 1987 con i Cosworth. Entrambe le soluzioni erano troppo costose e Osella continuò con motori, cambi e telai Alfa Romeo. Nel 1988 l'Alfa Romeo, per evitare cattiva pubblicità, chiese ed ottenne che i motori non venissero più chiamati col nome originario ma come Osella V8.

Sin dal 1984 la carenza di fondi impose all'Osella di ingaggiare per la seconda parte di stagione l'austriaco Jo Gartner per la sua dote di sponsorizzazioni. Questo portò nella seconda parte di stagione ad un calo di prestazioni, dopo che Ghinzani ottenne il quinto posto nel rocambolesco Gran Premio di Dallas. Gartner ottenne un quinto posto a Monza ma, non essendo la vettura iscritta al mondiale, non portò punti al team.

 
La squadra Osella a Imola nel 1987

Nel 1985 il team proseguì con l'evoluzione della vettura, ribattezzata FA1G, con qualche aggiornamento aerodinamico. La situazione economica si aggravò e a metà stagione Ghinzani (che aveva firmato per la Toleman) lasciò il posto al pilota pagante Huub Rothengatter.

L'anno successivo Osella iscrisse due vetture per Ghinzani e il Campione Europeo di Formula 3000, Christian Danner. Era prevista l'adozione dei V6 Motori Moderni ma la mancanza di fondi costrinse a proseguire con i vecchi motori Alfa Romeo (la casa milanese si era ritirata e Osella acquistò altri motori usati) montati sulla FA1H.

A metà stagione la situazione economica peggiorò e, passato Danner alla Arrows, la seconda vettura venne affidata all'inesperto canadese Allen Berg.

Nel 1987 l'unica Osella venne affidata ad Alex Caffi (che aveva già sostituito Berg a Monza l'anno prima), il quale non concluse nessuna gara (ad Imola fu classificato 12º ma era rimasto senza benzina a 5 giri dalla fine). In alcune occasioni venne schierata una seconda vettura per Franco Forini e Gabriele Tarquini.

Nel 1988 venne ingaggiato Nicola Larini. Le vetture subirono un profondo lavoro aerodinamico e il motore, ribattezzato "Osella", fu sottoposto ad alcune migliorie per adeguarsi alle ulteriori limitazioni sui consumi di benzina. Malgrado buone premesse il team non andò oltre un nono posto al Gran Premio di Monaco.

Ritorno al motore Cosworth (1989-1990) e l'accordo con Fondmetal[modifica | modifica wikitesto]

La stagione 1989 vide grandi novità: affidata la progettazione all'ex tecnico Ferrari Tomaini, per la prima volta dal 1982 l'Osella presentò una vettura, la FA1M, completamente nuova e di propria progettazione. Dotata del motore Ford Cosworth DFR e gomme Pirelli, ottenne buoni risultati in prova (Larini 10º in Giappone). Purtroppo in gara la vettura soffrì molti ritiri sia con Larini, sia con Ghinzani, tornato al team per la sua ultima stagione in Formula 1. In Canada Larini era terzo quando fu costretto al ritiro per rottura del motore.

Nel 1990, Osella vendette il team di Formula 1 alla Fondmetal, diventata nel 1989 "main sponsor".

La scuderia fu trasferita e cambiò nome dal 1991, diventando proprio Fondmetal.

Le vetture sport

 
Enzo Osella a colloquio con un meccanico di Christian Merli, a sinistra, pilota dell'Osella PA al centro. Cronoscalata Iglesias-Sant'Angelo 2013

L'Osella era però rimasta fortemente legata al mondo delle vetture Sport, costruendo vetture biposto di ottima fattura. Da ricordare i successi nel Campionato Europeo dedicato alle vetture "Gruppo 6" e soprattutto la vittoria nella "1000 km del Mugello" 1981, gara del mondiale marche con Giorgio Francia e Lella Lombardi con una Osella PA8-BMW.

Era ed è normale vedere uno stuolo di Osella popolare le corse in salita in tutta Europa con risultati eccellenti (numerose vittorie nel Campionato Europeo della Montagna, con in molti campionati nazionali Mauro Nesti e Simone Faggioli in particolare)

Dopo l'abbandono della Formula 1, l'Osella trasferitasi dal Piemonte ad Atella in Basilicata, continua tutt'oggi ad essere una delle vetture preferite dai piloti delle vetture sport (nel 2007 ha conquistato i campionati tedesco, francese ed italiano di montagna e anche quello italiano su pista).

Nel 2009-2010 l'azienda si è trasferita, tornando in Piemonte, nella nuova sede di Verolengo, insieme alla consociata Osella Service, che già si occupava dell'assistenza tecnica ai clienti sportivi.

Principali piloti[

Vetture[modifica | modifica wikitesto]

  • FA1 - Ford (1980)
  • FA1B - Ford (1981)
  • FA1C - Ford (1981-82)
  • FA1D- Ford (1983)
  • FA1D-E - Alfa V12 (1983)
  • FA1E - Alfa V12 (1983-84)
  • FA1F - Alfa V8 (1984-85)
  • FA1G - Alfa V8 (1985-86)
  • FA1H - Alfa V8 (1986)
  • FA1I - Alfa V8 (1987-88)
  • FA1L - Osella V8 (1988)
  • FA1M - Ford (1989-90)
  • FA1M-E - Ford (1990)
  • FA2-BMW (1975-76)
  • FA2-BMW (1979)
  • FA3 (1977-78)
Gruppo 6 - Biposto (pista/salita)[modifica | modifica wikitesto]
 
Osella PA3-BMW alla cronoscalata "Iglesias-Sant'Angelo", 2004
  • PA1-Abarth (1973)
  • PA2 (1974)
  • PA3 (1975)
  • PA4 (1976)
  • PA5 (1977)
  • PA6 (1978)
  • PA7 (1979)
  • PA8 (1980)
  • PA9 (1981)
  • PA10 (1982)
  • PA9B/84 (1984)
  • PA12 (1987)
  • PA9/90 (1989)

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SEZ. RICETTE Pappardelle speck e castagne: un primo piatto croccante e sfizioso

5 Ottobre 2021, 14:08pm

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Pubblicato da Miki Pappacoda

 

A CURA DI MIKI PAPPACODA Le pappardelle speck e castagne sono un piatto molto particolare, al suo interno vi sono due tipi di consistenze, una cremosa e l’altra croccante.

E’ una preparazione di origine trentina ma da qualche anno viene riprodotta in molte regioni d’Italia, soprattutto in quelle dove vi sono molte distese di castagni.

Pappardelle speck e castagne: un primo piatto croccante e sfizioso

La dolcezza delle castagne offre un ottimo contrasto al sapore forte e salato dello speck.

Vi consigliamo di abbinare a questo primo piatto un bicchiere di buon vino rosso, un perfetto connubio per questo periodo autunnale.

 

 

Ingredienti:

250 gr di castagne

150 gr di speck

mezza cipolla rossa

25 gr di burro

Olio E.V.O.

un pizzico di sale

parmigiano

prezzemolo

Procedimento:

Per prima cosa lessate e sbucciate le castagne, dopo di che tagliatele a cubettini. In una padella antiaderente, inserite la cipolla tagliata finemente, un filo d’olio E.V.O e il burro.

Quando la cipolla sarà dorata, aggiungete lo speck a tocchetti e le castagne sminuzzate, mescolate per qualche minuto e aggiungete un pizzico di sale.

Bollite l’acqua per le pappardelle e quando sarà giunta alla temperatura ideale aggiungete la pasta.

Fate cuocere per circa 6/7 minuti, dopo di che scolate e versate nella padella con il condimento.

Aggiungete qualche cucchiaio di acqua di cottura e mescolate il tutto in modo tale che risulti molto cremosa.

Abbondate con una generosa spolverata di parmigiano e decorate con qualche foglia di prezzemolo. Servite in tavola ben calde. Il sapore di questo piatto stupirà voi e i vostri ospiti. AMALFI NOTIZIE

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Savona 2021, Branca: “Serve un ambiente urbano con barriere zero, la città deve diventare accessibile a tutti”.

5 Ottobre 2021, 13:59pm

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Pubblicato da Miki Pappacoda

Savona 2021, Branca: “Serve un ambiente urbano con barriere zero, la città  deve diventare accessibile a tutti”. - Liguria24

INSERITO DA MIKI PAPPACODA "Chiunque anche temporaneamente può diventare 'disabile", per questo serve riprogettare una città senza barriere architettoniche. Una vera smart city" SAVONA. “Una città accessibile a tutti, un ambiente urbano in cui tutti possano esercitare i propri diritti. Noi vogliamo il diritto di poter accedere liberamente in tutti luoghi aperti al pubblico, potersi muovere a piedi nei quartieri senza imbattersi in ostacoli, gradini, barriere”. È questa la proposta di Maria Gabriella Branca, candidata consigliere comunale a Palazzo Sisto per la lista “Sinistra per Savona”, a sostegno della coalizione di Marco Russo, e responsabile giustizia e legalità della Segreteria nazionale di Sinistra Italiana. “Dobbiamo attuare il diritto ad utilizzare i mezzi pubblici grazie agli annunci vocali o grazie alla possibilità di accesso con sedia a rotelle, il diritto a muoversi in sicurezza, con attraversamenti pedonali sicuri per tutti i cittadini – spiega Branca -. Vogliamo progettare servizi di prossimità per chi l’emergenza continua a viverla, il diritto di accedere al servizio taxi o di poter avere servizi di prossimità”. “Oggi Savona non è una smart city, sono troppe le barriere architettoniche, anche negli edifici pubblici della città – sottolinea la candidata di Sinistra per Savona -. L’obiettivo della nostra lista è quello di creare un ambiente urbano con ‘barriere zero’, riqualificando la viabilità, i marciapiedi, rispettando perfettamente gli standard di accessibilità”. “A tal proposito ecco qualche spunto concreto: abbattere le barriere per accedere a tutti i luoghi ed edifici pubblici; poter prendere un autobus con gli annunci vocali sia in fermata che sui mezzi fare in modo che ogni autobus sia accessibile da chi sale in sedia a rotelle (senza dover attendere un orario); incentivare il servizio taxi con autovetture che possano accogliere le persone su carrozzine elettriche; avviare progetti di integrazione con le associazioni per incentivare i servizi d’accompagnamento alla persona; attuare servizi di prossimità per i servizi sanitari”. “Il tema dell’accessibilità di una città riguarda tutti, perché non bisogna dimenticare – conclude Branca – che il disagio delle barriere architettoniche oltre a colpire le persone con disabilità permanenti colpisce anche chi ha qualche problema temporaneo a deambulare per un infortunio, un genitore con il passeggino e potenzialmente un domani potrebbe colpire ognuno di noi”. IVG.it del 01/10/2021

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Bologna è a misura di disabili? Il centro sotto la lente di ingrandimento

5 Ottobre 2021, 13:52pm

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Pubblicato da Miki Pappacoda

Bologna è a misura di disabili? Il centro sotto la lente di ingrandimento |  VIDEO

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Abbiamo fatto un giro per testare il cuore della città, ad accompagnarci il presidente dell' Associazione mutilati e invalidi civili BOLOGNA. Barriere praticamente invisibili per i cosiddetti "normodotati" che per i disabili in carrozzina, con difficoltà di deambulazione o ipovedenti, diventano motivo per evitare alcune zone cittadine o, addirittura, per non prendere un bus. Bologna Today ha fatto un piccolo test del centro storico insieme agli esperti dell'Anmic Bologna - Associazione mutilati e invalidi civili -, il presidente Mauro Pepa e l'architetto Roberto Rizzo. Mentre in periferia gli interventi sull'accessibilità sono "abbastanza soddisfacenti, perché le strade sono larghe e i marciapiedi ampi - spiega Rizzo, tutt'altra storia nel centro storico, dove - le strade sono strette". Qual è il problema maggiore che il disabile deve affrontare? "Le fermate degli autobus - afferma l'architetto Rizzo - soprattutto dove ci sono i portici. Senza marciapiede, la rampa è molto ripida e la carrozzina non riesce a salire". Un esempio è via San Vitale, dove praticamente nessuna fermata è agevole per un disabile in carrozzina: "La strada è molto stretta - continua Rizzo - si tratta di problemi di progettazione notevoli, me ne rendo conto". "Dopo la segnalazione al Comune di Amnic uno scivolo in via Indipendenza ora è unano, quindi servono - osserva Mauro Pepa. "Chiediamo che venga finalmente istituito il Peba, Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche - conclude l'architetto Rizzo - che ogni comune dovrebbe avere dal 1992, anno della promulgazione della legge 104". E poi, no ai passaggi pedonali che cominciano e finiscono con un ostacolo, come in via Indipendenza, bene l'ingresso in Sala Borsa, bocciato il servoscala in San Petronio, no alle scale non segnalate, alle rampe troppo strette e corte, no agli ingressi laterali o dal retro. Cosa chiedono le associazioni disabili al nuovo sindaco? "Non mancano le leggi e le idee nel Paese e negli Enti Locali a destra, al centro o a sinistra per rispondere ai bisogni delle persone con disabilità - È sempre mancata l’azione, di chiunque abbia amministrato - fa notare Pepa - A Bologna 5 anni fa, 27 associazioni della Consulta comunale per il superamento dell’handicap racchiusero in 11 punti le richieste prioritarie in testa ai quali era la creazione della figura del Disability manager o garante della disabilità se si preferisce, quale amalgamatore e catalizzatore e controllore della coerenza e realizzazione degli interventi comunale. Ciò che è mancato all’efficacia della sua azione sono state la mancata formazione e coordinamento degli apparati comunali, la mancata dotazione di un budget e di risorse umane a disposizione del DM. Anmic e per quanto mi risulta anche le Associazioni della Consulta comunale ritengono che confermare la figura del DM attribuendogli budget e risorse umane sia, a Bologna, la chiave per permettere a tutti i cittadini a partire dalle persone disabili una vita degna di essere vissuta in una città progettata e realizzata a misura dell’uomo minimo. Ai candidati sindaci Anmic e il Presidente della Consulta chiede se si impegnano a confermare la figura del DM a dotarlo di budget e risorse umane e quali garanzie diano a riorganizzare e progettare Bologna e la Città Metropolitana a misura di tutti i cittadini per una vita degna di essere vissuta". Bologna Today

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Grassroot journalism 😆😆😆 NOTIZIE DI GIOVANNI FARZATI

5 Ottobre 2021, 13:42pm

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Pubblicato da Miki Pappacoda

News & eventi

Di Giovanni Farzati Reporter senza Frontiere Il caso di Mimmo Lucano💥 Non sono né avvocato, né giudice, né lavoro con i migranti. Sono tra quelle persone che, con piacere, accoglieva le notizie della Riace multiculturale, poliglotta, riconosciuta come tale, attraverso premi e attestati internazionali. Quasi unico esempio, nel suo genere, l'alchimia di un microcosmo che probabilmente è nata proprio perché legalmente "al limite" o "oltre il limite". Leggo.. tra le accuse, che non avvicendava i migranti negli alloggi ma ci lasciava sempre le stesse famiglie, evitando di mandarle nell'inferno del campo profughi di Rosarno. Sarà stato illegale ma era giusto, perché quando scappi dalla tua terra con la tua famiglia vuoi avere un'altra terra e un'altra casa, una nuova patria in cui mettere radici, trovare un lavoro e mandare i figli a scuola. Leggo.. che ha "distratto" fondi, forse quei fondi avevano vincoli di spesa inadeguati alle esigenze e alle urgenze di quel contesto. Leggo che nonostante i corsi d'italiano tanti non parlavano italiano. L'integrazione è un processo delicato in cui il migrante conserva ciò che del suo patrimonio culturale, irrimediabilmente perso, può conservare, la sua lingua ad esempio. La lingua del Paese ospitante serve "per la sopravvivenza" per arrivare a parlarla non basta un corso d'italiano. Sarà acquisita all'interno di un processo d'integrazione. In altre parole la mia impressione è che Lucano sia stato giudicato con strumenti e codici inadeguati e, forse il vero dramma, non sta nel giudizio a Lucano ma in un apparato normativo che, sempre più spesso, produce sentenze che lasciano perplesse le persone oneste. Cercherò di approfondire meglio, cercherò!

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Lite in cella, pestato un agente a Fuorni Il poliziotto della penitenziaria è finito in ospedale con diverse contusioni. L’ira del sindacato: «Il carcere è una polveriera»

5 Ottobre 2021, 13:37pm

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Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA LEONE BUONGIORNO SALERNO - Tornano le violenze nel carcere di Fuorni e riesplode la questione sicurezza nella casa circondariale di via del Tonnazzo: è finito al Pronto soccorso dell’ospedale “Ruggi”, infatti, un agente della polizia penitenziaria intervenuto ieri mattina per sedare una lite esplosa fra due detenuti. Alterco che ha costretto anche il resto del personale di sicurezza della struttura all’intervento per riportare la calma. Le violenze a Fuorni, dunque, non finiscono. E tornano forti gli allarmi sicurezza nella struttura guidata dalla direttrice Rita Romano, finita al centro delle cronache - anche nazionali - negli ultimi due anni dopo la rivolta nei primi giorni dell’emergenza sanitaria da Covid e le varie operazioni effettuate all’interno delle celle che hanno permesso di scoprire, a ripetizione, la presenza di sostanze stupefacenti e, soprattutto, di telefoni cellulari in grado di far “collegare” con l’esterno alcuni detenuti. (Al.mo) LA CITTA

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CAVA DE TIRRENI VIETRI NOCERA NEWS Nocera Inferiore, estorsione ed attentati: 10 arresti VIDEO

5 Ottobre 2021, 13:31pm

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Pubblicato da Miki Pappacoda

Carabinieri: chi sono e che cosa fanno

INSERITO DA LEONE BUONGIORNO I Carabinieri del Comando Provinciale di Salerno hanno dato esecuzione a due distinte ordinanze di custodia cautelare personale emesse dal GIP del Tribunale di Salerno su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di questa Procura, nei confronti complessivamente di 10 indagati, tutti sottoposti a custodia cautelare in carcere e gravemente indiziati, a vario titolo, di estorsione, danneggiamento, detenzione e porto abusivi di materiale esplodente, riciclaggio, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato e lesioni personali, tutti aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose. I provvedimenti eseguiti si basano sulle risultanze di due articolate attività investigative condotte su delega di questa Procura Distrettuale dalla Sezione Operativa del Reparto Territoriale dì Nocera Inferiore, l’una a partire dal mese di gennaio 2020, l’altra a partire da agosto dello stesso anno.LA CITTA

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CASTELLAMMARE DI STABIA NEWS Castellammare - La festa di San Francesco d'Assisi a Quisisana Chiesa gremita e spettacoli pirotecnici in occasione della festa del Santo Patrono d’Italia.

5 Ottobre 2021, 13:25pm

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Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Ieri mattina, nella Chiesa di San Francesco a Salita Quisisana, in occasione della festività del Santo si sono svolte le celebrazioni eucaristiche in onore di San Francesco D’Assisi Patrono d’Italia e difensore degli animali. A presiedere le diverse cerimonie nel corso della giornata Padre Luigi Rossi, Don Mario Cavaliere e Don Paolo Cecere. Presenti in Chiesa anche gli anziani ospiti della struttura RSA San Francesco e gli infermieri. Durante la giornata, come da tradizione, sono stati distribuiti pane e formaggio, imbustati e confezionati singolarmente nel rispetto delle norme anti-Covid19. Le celebrazioni hanno riscosso molto successo, difatti sono accorsi numerosi fedeli da ogni parte della città. Significativa la benedizione della città di Castellammare di Stabia dall’alto, nella terrazza della struttura. Padre Luigi Rossi, commenta: «Sono lieto oggi di parlare e di celebrare qui. San Francesco è un Convento glorioso che la storia ormai ha consacrato nella memoria del popolo stabiese e anche oltre. Non solo è comunità religiosa oggi, ma è una realtà monastica. Io vengo qui come volontario a fin che questa tradizione non si interrompa. Oggi che è proprio la Festa del Patrono d’Italia, San Francesco d’Assisi, c’è un’antichissima tradizione che è quella di offrire un po’ di pane e formaggio perché questi sono il simbolo della condivisione e della fraternità. Abbiamo trovato dei benefattori che ci sostengono come sempre. Ci siamo preparati per questa festa pregando e oggi abbiamo visto i frutti di questa festa con i numerosi devoti accorsi. Io di questa Oasi ho i miei ricordi d’infanzia. E ricordo che era un punto di riferimento ancora più forte, i benefattori erano i contadini delle campagne dell’agro-nocerino, di Pompei. Prima qui c’erano gli studenti, in molti portavano le donne in attesa per avere una benedizione e i fedeli portavano tanti doni da offrire ai religiosi. Le tante persone che si stanno riavvicinando sono un gioioso ripristino di tutto questo antico retaggio che fa di San Francesco una fiaccola che illumina la città di Castellammare. Noi ci sforziamo di far illuminare ancora la città da questa fiaccola perciò noi abbiamo pensato di benedire i cantieri metallurgici e navali, tutto il bacino di utenza, di devoti e tutti i cittadini. Che la benedizione giunga a tutti. Pace e bene a tutti!». Padre Mario Cavaliere che ha celebrato la messa, commenta così: «La Festa di San Francesco conferma il legame che c’è tra la città e i Francescani. Non bisogna mai dimenticare che i Francescani prima si occupavano di varie Parrocchie della città. La Chiesa di San Francesco si vede dalla città, dalla Villa Comunale ed è come se fosse un muro, un venia che difende la città. E quindi c’è questo legame con la città sia con San Francesco che con Santa Rita. I due Santi, entrambi dell’Umbria, entrambi patroni della civiltà del sud Italia. Anche sul problema Covid, i due Santi ci donano una speranza. San Francesco come Santa Rita ci insegnano a pregare nel silenzio ed è un messaggio bello che va comunicato alla città intera. Il panino e il formaggio di quest’oggi sono un segno semplice. Molti poveri venivano da San Francesco anche per avere un pezzettino di pane. Un gesto semplice che sa di povertà, di umiltà come la preghiera». «Non ci aspettavamo tutte queste persone oggi- ha raccontato il dott. Giuseppe Fienga, operatore della struttura sanitaria- Questa festa nasce tanto tempo fa grazie ai monaci francescani. Loro hanno iniziato questa tradizione interrotta solo l’anno scorso per via della Pandemia. Quando i monaci risiedevano nel Monastero molti fedeli accorrevano qui ogni domenica e portavano diversi doni così i religiosi per sdebitarsi offrivano pane, formaggio e un bicchiere di vino. Oggi le cose sono un po’ diverse, i monaci non ci sono più ma c’è Don Luigi Rossi che volontariamente viene qua e apre la Chiesa. Mantiene un po’ la luce accesa di questa Parrocchia e si riesce a fare questa festa durante l’anno. Attualmente l’ex-Monastero è occupato dagli anziani che la struttura ospita». Una chiesa che, dopo quella di Madonna della Libera, rischia la chiusura. STABIA CHANNELL

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MONTI LATTARI NEWS Nello D’Auria è il nuovo sindaco, la fascia tricolore più giovane di Gragnano

5 Ottobre 2021, 13:17pm

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Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Quando mancano ancora poche sezioni da scrutinare, è Nello D’Auria a festeggiare. È il sindaco più giovane di sempre di Gragnano, uscito vittorioso dal duello con l’amico Paolo Cimmino. Un risultato clamoroso che fa svoltare la città della pasta, anche perché Cimmino era considerato il grande favorito per il suo terzo mandato. E invece D’Auria è stato la grande sorpresa di queste amministrative. In serata sono già iniziati i festeggiamenti nel quartier generale di piazza Aubry. A fare festa con Nello D’Auria c’erano anche il sindaco di Castellammare, Gaetano Cimmino, è il vicesindaco di Santa Maria la Carità, Franco Cascone. Da domani il primo cittadino più giovane della storia di Gragnano, nemmeno quarantenne, sarà già al lavoro al timone della città. Una scalata, quella di D’Auria, iniziata con una prima esperienza tra i banchi dell’opposizione e poi con la rielezione con Gragnano Hub a cui è seguita la scalata alla presidenza del consiglio comunale. Poi il salto in giunta da vicesindaco, prima del divorzio da Paolo Cimmino per poter giocarsela fino all’elezione di oggi. Alberto Cimmino STABIANEWS

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