GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Ferrara, barriere architettoniche: «Manca la sensibilità»

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INSERITO DA MIKI PAPPACODA FERRARA. A parole sono tutto d’accordo sulla necessità di creare strutture sempre più accessibili a tutti, eliminando le barriere architettoniche. Al lato pratico però ci si accorge che ci sono ancora dei passi da gigante da compiere per togliere queste storture che complicano la vita e non poco a chi ha problemi di mobilità. E ad accorgersene di questi ostacoli sono soprattutto queste persone che vengono private di un diritto primario fondamentale come l’accessibilità. Proviamo infatti per un attimo a vedere con gli occhi di chi per problemi di mobilità è costretto a muoversi su una sedia e ruote e proviamo anche a metterci nei panni di chi ha problemi di vista, con i rischi di dover affrontare ostacoli improvvisi lungo il percorso che potrebbero essere tranquillamente evitati o rimossi. Certamente si avrebbe una percezione diversa e più sensibilità nel trovare errori e potenziali pericoli su strade e marciapiedi. Molto è stato fatto in questi decenni sul piano dell’eliminazione delle barriere architettoniche, ma ci sono ancora tantissimi problemi da risolvere per un vero cambio di passo e soprattutto di mentalità, per creare più sensibilità nell’ideare progetti che non vadano a penalizzare chi ha difficoltà di movimento. TESTIMONIANZA 1 Proprio Giuseppe Calò, che ha avuto anche un incarico nella comunicazione dal 2000 al 2002 per abbattere le barriere architettoniche parla della necessità di una nuova mentalità su questo genere di problematiche che deve affrontare quotidianamente. «Sarebbe ora - dice - di combattere, prima ancora di quelle architettoniche, le barriere culturali. Non si può come ho visto anche di recente aprire un negozio che non sia accessibile a tutti per via di scalini o porte non a norma. Bisogna evitare di lasciare indietro i soggetti svantaggiati. Ci vuole un deciso cambio di prospettiva. Quando è nata l’Onu dopo la seconda guerra mondiale, si era deciso su questo tema di non fare come i nazisti nei confronti della persone con problemi motori. Negli anni Settanta le legislazioni sul tema delle barriere architettoniche vedevano l’Italia insieme alla Svezia all’avanguardia, nazioni che erano un esempio, una sorte di sprone per tutto il mondo. Poi nei decenni è successo che loro hanno continuato e noi siamo l’Italia e ci siamo quasi fermati. Un esempio? Con la patente a punti chi occupa il posto riservato a una persona con contrassegno disabili prima subiva una decurtazione di 2 punti, ultimamente è salita a 6, ma occorrerebbe toglierne almeno 10 per far capire meglio il problema ed evitare soprusi». TESTIMONIANZA 2 Lorenzo Cattani di Francolino, da quattro anni è costretto a vedere le cose sotto un’altra ottica. «Già, - afferma - prima non ci facevo più di tanto caso, lavorando tra l’altro nella sanità, ma poi ho visto le numerose carenze che si sono e gli ostacoli che andrebbero rimossi. Comincio da Francolino, il luogo dove abito. È un paese vecchio per cui non sono state rinnovate le infrastrutture. Ci sono ancora i marciapiedi molto stretti. Qualche anno fa è stato rinnovato tutto il manto stradale di via Calzolai, ma non si è calcolato di sistemare i marciapiedi. Tra l’altro proprio in questi giorni entra in funzione la linea di autobus urbano 7 che collegherà Francolino alla città. Ma anche qui non hanno tenuto conto delle persone disabili, c’è un problema di accessibilità alla fermata del capolinea. Non parliamo poi del centro storico dove il 50% non è accessibili a chi si muove su una sedia a ruote, tra gradini e ostacoli. Se un disabile ha poi bisogno di un bagno, la ricerca diventa problematica, ci sono locali che hanno gradini per accedervi diventa di fatto impossibile. Per fortuna una buona parte degli uffici pubblici è accessibile. Ma alcuni non lo sono. Anche nei supermercati ho notato che si sono delle fascette nei cancelletti di chiusura rendendo anche qui problematica l’uscita». TESTIMONIANZA 3 Livio Mascellani conosce bene le difficoltà di chi deve muoversi su una sedia a ruote. È tetraplegico dal 1981, quando per un incidente in acqua al mare ha subito un grave trauma. Con grande forza di volontà ha saputo affrontare la vita di petto, lavora in banca e si è costruito una bella famiglia. «Ci sono diverse cose che ho visto in città che non vanno - commenta - a cominciare che anche negozi e palazzi che hanno effettuato delle ristrutturazioni e conservano delle barriere inaccessibili. C’è poi anche il discorso delle distese. E giusto dare ai locali la possibilità di esercitare al meglio la loro attività in questo periodo difficile con la concessione di spazi pubblici gratuiti, ma nella maggior parte dei casi non si è tenuto conto delle problematiche di chi ha più difficoltà a spostarsi perché è su un sedie a ruote. Molti marciapiedi sono diventati inaccessibili senza contare che molte strade del centro hanno il ciottolato che crea problemi negli spostamenti se i marciapiedi non sono transitabili. Ci sono poi attraversamenti pedonali ad ostacoli. Queste sembrano cose e attenzioni talmente banali, ma però si arriva ad avere la sensazione che chi progetta anche le nuove infrastrutture non tenga conto di tutte queste problematiche, sembra che la progettazione sia fatta da persone non completamente competenti. Abbattere una barriera architettonica e garantire l’accessibilità in un posto migliora la vita di tutti anche di chi non ha problemi ed è normodotato. C’è un espressione inglese nell’ippica che rende bene , ed è handicap, serve per colmare gli svantaggi e rendere tutti uguali. Bisognerebbe dare a tutti quindi le stesse possibilità di movimento, colmando gli svantaggi ai blocchi di partenza». TESTIMONIANZA 4 Massimo Sicchiero è un non vedente e quotidianamente deve affrontare situazioni che potrebbe essere agevolate se venissero eliminato certe barriere e si usasse più accortezza.. «Ci sono delle situazioni - dichiara - in cui per noi che non vediamo è più complicato muoversi. Si trovano vasi o fioriere negli attraversamenti pedonali. Ci sono problemi ai semafori. Il palo di chiamata che non è segnalato per arrivare a premere il pulsante. Ci sono poi sedie e tavolini in mezzo alla strada e ai marciapiedi, è giusto che lavorino tutti, ma ci devono essere un minimo di regole. Ci sono poi le auto parcheggiare male. Poi il pericolo di certo cartelli stradali provvisori. Anche le impalcature nei marciapiedi dovrebbero essere segnalate meglio, gli ipovedenti potrebbero distinguerle se ci fossero guarnite con materiale fluorescente. Basterebbe quindi maggiore attenzione e mettersi nei panni di chi ogni giorni deve spostarsi con tanta difficoltà. Occorrerebbe pensare un po’ di più al prossimo e si migliorerebbero senza dubbio tante situazioni che oggi rappresentano ostacoli e pericoli». LE SEGNALAZIONI Nel 2017 sono stati eseguiti i lavori di adeguamento degli attraversamenti semaforizzati di viale Cavour e Corso Giovecca, rendendoli accessibili alle persone cieche e ipovedenti mediante l’installazione di appositi segnalatori acustici con pulsante di chiamata e di percorsi tattili plantari necessari per orientare e indirizzare la persona cieca al pulsante di chiamata. Nel mese di ottobre, sono iniziati lavori sugli stessi incroci, che consistono nella sostituzione e ampliamento degli avvisatori acustici e dei dispositivi di chiamata su pali semaforici esistenti ma sprovvisti, questi ultimi privi di percorsi tattili plantari. A seguito del sopralluogo effettuato da Massimo Sicchiero, si è riscontrato che i lavori eseguiti hanno peggiorato notevolmente la situazione, in quanto i pulsanti di chiamata sono stati collocati su pali semaforici esistenti e sprovvisti di percorsi tattili plantari pertanto non raggiungibili da persone cieche e ipovedenti e altri su pali semaforici esistenti posti al centro delle aiuole del controviale, non raggiungibili in sicurezza da persone con disabilità motoria e sensoriale. I lavori eseguiti sull’incrocio di viale Cavour con via Ariosto non sono stati condivisi con le associazioni disabili di categoria. La fermata capolinea a della linea 7 a Francolino oltre non essere accessibile a persone in sedia a tutte, non è conforme a quanto previsto dall’articolo sulle “Fermate” dell’allegato al Pums, Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, approvato dal Consiglio Comunale il 16 dicembre 2019. Ampliamenti delle distese dei pubblici esercizi - concessi con l’ordinanza covid - con tavoli, seggiole, ombrelloni posizionati su percorsi pedonali complanari e in lastre di trachite/asfalto (a raso o rialzati) che impediscono o limitano il passaggio a persone in sedia a ruote e cieche. A detta di alcuni esercenti di attività, le autorizzazioni di questi ampliamenti vengono rilasciate senza presentare planimetrie di ingombro degli arredi, pertanto gli stessi vengono posizionati ovunque, costringendo i pedoni a percorrere le carreggiate stradali. Molti negozi del centro storico hanno anche gradini o porte strette e sono inaccessibili all’ingresso di persone con la carrozzina. La curiosità è che tali gradini e dislivelli in alcuni casi sono rimasti anche dopo la ristrutturazioni dell’edificio con un progetto che ovviamente non ha tenuto conto delle problematiche legate all’accessibilità. Tra le richieste anche il posizionamento in più punti della città di bagni pubblici per persone disabili vista la penuria di tali servizi in centro storico. Infine indice puntato anche sull’apertura del nuovo ufficio dell’assessorato al Palio, della nuova sede dell’Ente Palio e di un piccolo museo all’interno della Torre dell’Orologio tra Corso Martiri e Porta Reno. Uffici e spazi non accessibili a persone con disabilità motoria in quanto collocati al primo e secondo piano senza ascensore. Insomma c’è ancora molto da fare sia per rimuovere queste barriere che costituiscono sempre disagio negli spostamenti, ma anche serve cambiare la mentalità su una problematica sociale e civile che riguarda tantissime persone Il Comune di Ferrara nell’aprile dello scorso anno ha finalmente approvato il piano per eliminare le barriere architettoniche. Si contano migliaia di segnalazioni, ma al di là delle buoni propositi occorre intervenire in fretta per togliere il disagio e le barriere. A volte basta solo un po’ di buona volontà e soprattutto capire le esigenze e i problemi delle persone. di Gian Pietro Zerbini La Nuova Ferrara
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Nel frattempo procede la pianificazione per l’esecuzione degli altri interventi in carico al Comune attorno al nuovo palasport, dove saranno previsti parcheggi e aree verdi di uso comune. Già dalle prossime settimane, verranno calendarizzati interventi di pulizia e sistemazione del terreno circostante, in modo tale da garantire pieno decoro all’area. Siamo soddisfatti, un primo traguardo seppur parziale è stato raggiunto. L’Amministrazione si è posta come obiettivo di dare la possibilità ad associazioni e società sportive di fruire del nuovo palazzetto non appena l’opera potrà essere utilizzata per allenamenti e competizioni. Iniziamo a vedere la conclusione di un lungo percorso che non è solo sportivo, ma è di riqualificazione sociale di un intero quartiere. Questo è stato il commento del sindaco Concetta Monguzzi e del vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Marino Nava. I dubbi del civico Perego Soddisfatto della nuova struttura (da ben 600 posti in tribuna, oltre a alcune piccole palestrine) anche il capogruppo di Lissone in movimento Roberto Perego. E’ un’opera necessaria per tutta la città e per le nostre società sportive. 

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Con pesanti conseguenze e ripercussioni sul traffico di tutta la zona e gravi disagi per chi deve recarsi in ospedale per visite ed esami e anche per gli stessi dipendenti, che faticano a raggiungere il posto di lavoro. La situazione è migliorata da metà della scorsa settimana quando direzione dell'Asst e Polizia locale hanno deciso di dirottare coloro che devono sottoporsi a tampone all'ingresso da via Fiorbellina, lasciando libero quello principale. Nel frattempo Azienda socio sanitaria territoriale e Amministrazione comunale hanno incominciato a cercare una soluzione che alleggerisse la pressione sul punto tamponi dell'ospedale.
La riunione della Coc e la disponibilità della nuova proprietà La nuova proprietà del comparto di Velasca ha dato la propria disponibilità a mettere a disposizione una grande area adibita a parcheggio, inutilizzata da anni. L'opzione è stata presa in esame e valutata positivamente in occasione di una riunione d'urgenza della Coc, Centrale operativa comunale, convocata nella giornata di mercoledì ala presenza tra gli altri del sindaco di Vimercate Francesco Cereda e di Guido Grignaffini, direttore sociosanitario dell'Asst Brianza e recentemente nominato responsabile della task force regionale per i tamponi voluta dall'assessore regionale al Welfare Letizia Moratti. Il sopralluogo e il via libera Nella mattinata di ieri, venerdì, il sindaco, la sua vice Mariasole Mascia e i vertici di Asst e di Protezione civile e Polizia locale hanno effettuato un sopralluogo nel comparto ex Ibm PRIMA MONZA/image%2F1394276%2F20220108%2Fob_c7bf7e_2.jpg)
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