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sez.economia

SEZ.ECONOMIA Powell apre al taglio dei tassi: 'Il mercato del lavoro è debole' Il presidente della Fed: 'L'effetto dazi sui prezzi si vede'. Trump: 'È in ritardo di un anno'. Wall Street corre

24 Agosto 2025, 07:40am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Il presidente della Fed Jerome Powell a Jackson Hole

INSERITO DA MIKI PAPPACODA New York – Jerome Powell ha aperto uno spiraglio sui tagli dopo mesi di chiusura, rianimando i mercati ma senza soddisfare Donald Trump. Nel suo atteso intervento alla convention annuale dei banchieri centrali a Jackson Hole, nel Wyoming, il presidente della Fed ha detto di essere disposto per la prima volta a tagliare i tassi di interesse ma ha avvertito che il mercato del lavoro è davanti a un calo rapido anomalo sia dell’offerta sia della domanda e registra già un aumento dell’inflazione legato alla politica dei dazi. «Le condizioni sono cambiate», ha avvertito, e ci sono «nuove sfide da affrontare» ma «le prospettive di base e il mutevole equilibrio dei rischi potrebbero giustificare un adeguamento del nostro orientamento di politica monetaria». I mercati finanziari hanno reagito positivamente: il Dow Jones sale dell’1,89%, toccando un nuovo record, e il Nasdaq avanza dell’1,88%. Il dollaro ha perso circa un punto nei confronti dell’euro. Ma negli stessi minuti in cui Powell presentava la relazione, Trump ha lanciato nuovi attacchi alla Banca Centrale: il presidente degli Stati Uniti ha minacciato di licenziare dal board della Fed Lisa Cook, accusata di frode immobiliare, se non si dimetterà. I toni usati da Powell nel suo discorso non hanno raffreddato il clima. Trump ha commentato: «I tagli? Troppo tardi. Doveva farlo un anno fa». Il tycoon chiedeva un intervento più sostanzioso di quello che Powell ha fatto trasparire (gli analisti parlano di 0,25 punti a settembre). La disamina preoccupata sull’economia non deve essere piaciuta all’amministrazione statunitense: il capo della Banca centrale americana ha parlato di «incertezze», «mercato debole», di «inflazione che già riflette l’impatto dei dazi» e di «politica migratoria che ha portato a un brusco rallentamento della crescita della forza lavoro». Tutti passaggi non in linea con la retorica dell’America dell’età dell’oro che la Casa Bianca ogni giorno evoca nel bollettino inviato ai media. «La crescita del Pil - ha dichiarato Powell - ha subito un notevole rallentamento nella prima metà di quest’anno, attestandosi a un ritmo dell’1,2%, circa la metà della crescita del 2,5 registrata nel 2024». Il calo, ha spiegato, «riflette in gran parte un rallentamento della spesa al consumo». «Come per il mercato del lavoro - ha continuato - parte del rallentamento del Pil riflette probabilmente una crescita più lenta dell’offerta o del prodotto potenziale». I rischi sull’inflazione, ha ricordato, sono al rialzo, e quelli sul mercato del lavoro sono al ribasso. E per valutare il reale effetto dei dazi sulle catene di approvigiornamento «ci vorrà tempo». «Continuiamo a ritenere - ha detto ancora - che un tasso di inflazione a lungo termine del 2% sia il più coerente con i nostri obiettivi a doppio mandato. Riteniamo che il nostro impegno verso questo obiettivo sia un fattore chiave per mantenere ben ancorate le aspettative di inflazione a lungo termine». «L’esperienza - ha aggiunto - ha dimostrato che un tasso di inflazione del 2% è sufficientemente basso da garantire che l’inflazione non rappresenti un problema nelle decisioni di famiglie e imprese, offrendo al contempo alla banca centrale una certa flessibilità politica per fornire accomodamenti durante le fasi di recessione economica». L’accenno al possibile avvio di una politica meno rigida nel caso di rialzo dell’inflazione a causa dei dazi può rappresentare un’altra svolta. «La stabilità del tasso di disoccupazione - ha ricordato Powell - e di altri indicatori del mercato del lavoro ci consente di procedere con cautela mentre valutiamo eventuali modifiche alla politica monetaria». LA REPUBBLICA

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SEZ ECONOMIA Il gas naturale balza a quasi 33 euro sulla piazza Ttf di Amsterdam

22 Agosto 2025, 10:58am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Il gas naturale apre in calo sulla piazza Ttf di Amsterdam

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il gas naturale balza fino a quasi 33 euro sulla piazza Ttf di Amsterdam. Secondo quanto riportato dal ministero dell'Energia ucraino su Telegram, tra gli obiettivi degli attacchi russi nella notte ci sono state nuovamente alcune infrastrutture per il trasporto del gas, come già avvenuto lo scorso 6 agosto. I contratti future sul mese di settembre guadagnano il 3,02% a 32,87 euro al MWh. FONTE TGCOM24

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SEZ. ECONOMIA TURISMO, LA CAMERA DI COMMERCIO PUNTA SULL’AREA SUD E SU JOSEPH EJARQUE

12 Agosto 2025, 10:40am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Paestum e Salerno: questi sono i due attrattori che per i quali i turisti arrivano nel territorio della provincia di Salerno, suddiviso in quattro zone, ha un grosso difetto dell’offerta: è attrattiva, ma ha un sistema debole non in grado di offrire un’offerta complessiva, strutturata ed organizzata, perché si ragiona troppo in termini locali e stagionali, in un contesto internazionale che di muove diversamente. Sono alcuni degli aspetti sui quali poggia le basi la proposta di processo partecipato – da portare avanti insieme agli operatori turistici e agli stakeholder del territorio -presentati oggi alla Camera di Commercio di Salerno. Come ha spiegato Josep Ejarque, il manager di olimpiadi di Barcellona e anche il Destination manager di Amalfi, ci saranno due strumenti operativi: un Destination management con le strategie di prodotto e un sistema operativo all’interno della camera di Commercio che funga da apripista all’esigenza di superare le criticità storiche del sistema turistico locale: frammentarietà dell’offerta, stagionalità marcata, mancanza di coordinamento tra i territori e una promozione ancora insufficiente rispetto alle potenzialità. In un contesto ricco di risorse culturali, naturalistiche, enogastronomiche e balneari solo parzialmente valorizzate. L’obiettivo che la Camera di Commercio si prefigge è: superare l’individualismo e la disomogeneità dell’offerta, avviare un modello condiviso di sviluppo turistico guidato da un soggetto super partes, la CCIAA, strutturare e posizionare i prodotti turistici salernitani sul mercato, attraverso un Piano di Gestione della Destinazione e un Sistema Operativo del Turismo interno alla Camera di Commercio promuovere e comunicare in modo efficace i punti di forza di alcune aree del territorio: la città di Salerno, la Piana e la Valle del Sele, il Cilento e il Vallo di Diano. Il piano mira a potenziare l’accessibilità, in particolare valorizzando l’Aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi e ad attrarre flussi turistici qualificati, puntando sulla costruzione di esperienze tematiche e verticali. A guidare il percorso sarà un team dedicato, composto da figure specializzate in progetti di sviluppo del prodotto turistico e della comunicazione digitale. “Con questo piano strategico – ha dichiarato Andrea Prete, Presidente di Unioncamere e della Camera di Commercio di Salerno – vogliamo trasformare il turismo da occasione persa a leva di sviluppo per tutto il territorio. La nostra provincia ha tutte le carte in regola per diventare una destinazione matura, organizzata e attrattiva a livello nazionale e internazionale. Serve però una visione comune, condivisa con gli attori locali, in particolare Comuni e operatori economici, e un soggetto che ne garantisca la coerenza e l’attuazione: questo è il ruolo che la Camera di Commercio ha deciso di assumersi, mettendo a punto un sistema di risorse, competenze e relazioni per costruire finalmente un ‘modello Salerno’ per il turismo.”Il piano rappresenta una svolta concreta verso la costruzione di una destinazione turistica salernitana integrata, moderna e pronta a rispondere alle sfide del mercato internazionale. TVOGGISALERNO

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SEZ. ECONOMIA Crisi del commercio: l'analisi di Unimpresa Irpinia Sannio Catauro indica i problemi e propone strategie per il miglioramento della situazione

10 Agosto 2025, 09:02am

Pubblicato da Miki Pappacoda

crisi del commercio l analisi di unimpresa irpinia sannio

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Benevento. L’impatto della grande distribuzione organizzata nei territori interni. E' il tema su cui ha indagato il Centro Studi di Unimpresa Irpinia Sannio. Il focus evidenzia come l’espansione dei centri commerciali abbia contribuito alla crisi del commercio locale, alla perdita di identità urbana e allo spopolamento dei centri storici. Un’analisi rigorosa che invita a ripensare il modello di sviluppo economico del territorio. Grande distribuzione: effetto spiazzamento competitivo La letteratura economica nata nei dipartimenti di urbanistica ed economia aziendale converge su un effetto di “spiazzamento competitivo” indotto dalla grande distribuzione, come l’apertura di un centro commerciale altera i flussi di consumo, riduce il potere negoziale dei piccoli esercenti e accelera la chiusura delle botteghe tradizionali. Il Rapporto “Demografia d’impresa nelle città italiane” dell’Istituto Tagliacarne, analizza il periodo 2012–2024, evidenziando che quasi 118 000 negozi di vicinato sono scomparsi a livello nazionale, con punte di calo del 36,5 % nei settori giocattoli e mobili. Cosa di notevole interesse, evidenziato dallo studio, è rappresentata dalla correlazione spaziale esistente nelle province con maggiore aumento di superficie lorda affittabile (GLA) per centri commerciali che registrano percentuali di chiusura di negozi fino al doppio rispetto alle aree con GLA stabile. Si aggiunga che nei centri storici, la desertificazione commerciale è poi accompagnata da un calo di servizi bancari (-35,5 %) e dalle farmacie (-12,4 %), segno di un effetto a “filiera corta” che travolge anche le attività complementari.Presidente Unimpresa Irpinia Sannio Ignazio Catauro Sul tema interviene il Presidente Unimpresa Irpinia Sannio Ignazio Catauro: “Da più parti, le ricerche economiche nazionale hanno da tempo evidenziato che l’apertura di nuovi poli della grande distribuzione induce un progressivo spostamento dei flussi commerciali verso le aree periferiche, a scapito delle reti diffuse di vicinato. Gli studi dell’Istituto Guglielmo Tagliacarne lo dimostrano in modo incontrovertibile. Questa tendenza è coerente con la meccanica di mercato descritta dall’economia urbana, che vede la concentrazione di offerta, i costi di accesso inferiori e la molteplicità di servizi aggregati nei centri commerciali determinare una erosione strutturale della domanda indirizzata ai negozi tradizionali”. Dunque tutti gli studi concordano sul fatto che l’apertura di un centro commerciale altera i flussi di consumo, riduce il potere negoziale dei piccoli esercenti e accelera la chiusura delle botteghe tradizionali. Nel contesto campano, un’analisi territoriale dettagliata dei comuni con almeno un centro commerciale, evidenzia che mettendo a confronto l’andamento delle chiusure di esercizi di vicinato nei cinque anni successivi all’inaugurazione dei poli distributivi, dimostra come nei comprensori della provincia di Avellino e Benevento, ogni incremento di superficie lorda affittabile di nuova realizzazione corrisponda a una diminuzione significativa delle aperture di piccole botteghe di quartiere nel raggio di cinque chilometri. Collasso delle microimprese tradizionali Tale risultato conferma empiricamente che l’appeal della convenienza e della varietà “assortimentale” offerti dalle nuove strutture si traduce in un collasso delle microimprese tradizionali. Maria Cristina De Michele, Enrica Spiga, e altri economisti che curano il Monitor dei Distretti del Mezzogiorno, hanno esteso l’indagine al Mezzogiorno, soffermandosi sui meccanismi di concorrenza e coesistenza fra distretti commerciali storici e centri commerciali di nuova generazione. La loro ricerca, basata su un campione di dodici province del Mezzogiorno, rivela che la competitività delle strutture di vicinato resiste soltanto in presenza di politiche di aggregazione dei piccoli negozi (Distretti del Commercio) e di interventi pubblici mirati a contenere i canoni d’affitto e i tempi di rilascio delle concessioni edilizie. In assenza di tali misure, il meccanismo di cannibalizzazione dei consumi sfavorisce nettamente gli operatori minori, i quali non dispongono di economie di scala né di margini di negoziazione sui prezzi. Accelerazione della desertificazione commerciale “Se ci soffermiamo, per esempio, ad analizzare il centro urbano più popoloso delle aree interne, ovvero il capoluogo beneventano, - continua Catauro di Unimpresa - i dati comunali confermano un’accelerazione della desertificazione commerciale dopo l’apertura dell’ultimo centro commerciale nell’area nord della città. Le rilevazioni del Comune di Benevento e della Camera di Commercio Irpinia Sannio, indicano una riduzione delle nuove aperture di esercizi di vicinato superiore al venti per cento nel triennio successivo all’inaugurazione del polo, con un calo ancora più acuto nel comparto abbigliamento e calzature rispetto a ristorazione e servizi personali. Naturalmente nessuna colpa da attribuire a nessuno, del resto per legge non è possibile vietare a prescindere insediamenti della GLA”. Gli interventi da mettere in campo Questo riscontro locale si colloca perfettamente nell’alveo delle evidenze empiriche regionali e nazionali, delineando un rapporto di causa-effetto tra espansione della GDO e declino delle attività tradizionali. In breve, la sintesi degli studi sul territorio campano e italiano in genere suggerisce che l’apertura di centri commerciali, se non accompagnata da un quadro regolatorio e da politiche di sostegno al commercio di prossimità, produce un vero e proprio fenomeno di “spiazzamento” delle microimprese urbane. “Gli interventi più efficaci – evidenzia il Presidente Ignazio Catauro - risultano quelli in grado di promuovere la cooperazione fra piccoli negozi, sostenere la rigenerazione urbana e calibrare l’espansione della grande distribuzione sui fabbisogni reali delle comunità locali. Solo così sarà possibile bilanciare le esigenze di efficienza distributiva e la tutela della multifunzionalità sociale che caratterizza il tessuto commerciale dei nostri centri storici”. Il modello del Distretto del Commercio Per contrastare il declino apparentemente inevitabile, il modello del “Distretto del Commercio”, introdotto in Italia per la prima volta nel lontano 2008, è diventato un laboratorio di politiche urbane di grande interesse. Due studiosi in particolare, Luca Tamini e Luca Zanderighi, in due interventi separati, Commercio e Distretti: un patto per lo sviluppo, e Distretti del commercio e nuova pianificazione urbanistica, già nel 2020 dimostrano che, nei Distretti attivati in provincia di Milano e Brescia tra il 2008 e il 2017, la densità di negozi sfitti è aumentata in media del 3 % annuo anziché del 7 % registrato nei territori privi di Distretto.Anche i britannici McAteer, M. & Stephens, M., nel loro Retail resilience and proactive policy: lessons from Italy, in “Town Centre Management Journal”, sottolineano che solo un approccio integrato, fatto di marketing territoriale, eventi culturali e digitalizzazione dei punti vendita, riesce a mitigare la pressione delle nuove strutture commerciali periferiche. “Questi ultimi due autori evidenziano – sostiene Catauro – che con l’aumento dei centri commerciali e l’impatto dell’e-commerce sui sistemi di vendita al dettaglio, la sfida urbana principale diventa il mantenimento di un equilibrio tra offerta periferica e vitalità dei centri storici”. Negli ultimi 25 anni, programmi di Town Centre Management (TCM) e iniziative affini si sono diffusi come risposta pratica per garantire che i centri urbani restino luoghi attraenti. La sfida per la Campania e per le aree interne Tuttavia, gran parte della letteratura si è concentrata su struttura e operatività di questi schemi, trascurandone la funzione di strumento competitivo a tutela delle MPMI dei centri urbani. Lo studio di Luca Tamini e Luca Zanderighi analizza l’impatto del “Distretto del Commercio” evidenziando come abbia migliorato la resilienza delle vie commerciali e la vivibilità dei centri urbani durante la crisi economica, in un ampio arco di tempo che va dal 2008 al 2017. L’entità dell’effetto varia in funzione della tipologia di Distretto e del grado di competitività locale. “Pur mancando ancora studi ad hoc esclusivi per Benevento ed Avellino, - sottolinea Catauro - i risultati nazionali e regionali indicano, senza alcuna ombra di dubbio, che ogni nuovo polo distributivo periferico sottrae quote di traffico pedonale e spesa ai centri urbani, e senza contromisure di Distretto commerciale, marketing territoriale e incentivi, le microimprese di vicinato si trovano condannate a un calo progressivo di fatturato, e conseguente chiusura”. La sfida per la Campania e per le aree interne della regione è dunque doppia, da una parte regolamentare l’espansione della GDO/GLA, e dall’altra potenziare efficacemente il commercio di prossimità attraverso politiche urbanistiche e strumenti di governance partecipata. Conclude la nota di Unimpresa Irpinia Sannio.MARIATERESA DE LUCIA OTTOPAGINE

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SEZ.ECONOMIA TURISMO, LA CAMERA DI COMMERCIO PUNTA SULL’AREA SUD E SU JOSEPH EJARQUEVIDEO

6 Agosto 2025, 09:34am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MORENA MOTTA Paestum e Salerno: questi sono i due attrattori che per i quali i turisti arrivano nel territorio della provincia di Salerno, suddiviso in quattro zone, ha un grosso difetto dell’offerta: è attrattiva, ma ha un sistema debole non in grado di offrire un’offerta complessiva, strutturata ed organizzata, perché si ragiona troppo in termini locali e stagionali, in un contesto internazionale che di muove diversamente. Sono alcuni degli aspetti sui quali poggia le basi la proposta di processo partecipato – da portare avanti insieme agli operatori turistici e agli stakeholder del territorio -presentati oggi alla Camera di Commercio di Salerno. Come ha spiegato Josep Ejarque, il manager di olimpiadi di Barcellona e anche il Destination manager di Amalfi, ci saranno due strumenti operativi: un Destination management con le strategie di prodotto e un sistema operativo all’interno della camera di Commercio che funga da apripista all’esigenza di superare le criticità storiche del sistema turistico locale: frammentarietà dell’offerta, stagionalità marcata, mancanza di coordinamento tra i territori e una promozione ancora insufficiente rispetto alle potenzialità. In un contesto ricco di risorse culturali, naturalistiche, enogastronomiche e balneari solo parzialmente valorizzate. L’obiettivo che la Camera di Commercio si prefigge è: superare l’individualismo e la disomogeneità dell’offerta, avviare un modello condiviso di sviluppo turistico guidato da un soggetto super partes, la CCIAA, strutturare e posizionare i prodotti turistici salernitani sul mercato, attraverso un Piano di Gestione della Destinazione e un Sistema Operativo del Turismo interno alla Camera di Commercio promuovere e comunicare in modo efficace i punti di forza di alcune aree del territorio: la città di Salerno, la Piana e la Valle del Sele, il Cilento e il Vallo di Diano. Il piano mira a potenziare l’accessibilità, in particolare valorizzando l’Aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi e ad attrarre flussi turistici qualificati, puntando sulla costruzione di esperienze tematiche e verticali. A guidare il percorso sarà un team dedicato, composto da figure specializzate in progetti di sviluppo del prodotto turistico e della comunicazione digitale. “Con questo piano strategico – ha dichiarato Andrea Prete, Presidente di Unioncamere e della Camera di Commercio di Salerno – vogliamo trasformare il turismo da occasione persa a leva di sviluppo per tutto il territorio. La nostra provincia ha tutte le carte in regola per diventare una destinazione matura, organizzata e attrattiva a livello nazionale e internazionale. Serve però una visione comune, condivisa con gli attori locali, in particolare Comuni e operatori economici, e un soggetto che ne garantisca la coerenza e l’attuazione: questo è il ruolo che la Camera di Commercio ha deciso di assumersi, mettendo a punto un sistema di risorse, competenze e relazioni per costruire finalmente un ‘modello Salerno’ per il turismo.”Il piano rappresenta una svolta concreta verso la costruzione di una destinazione turistica salernitana integrata, moderna e pronta a rispondere alle sfide del mercato internazionale.TVOGGISALERNO

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SEZ.ECONOMIA Franciacorta, vendemmia record. Ma i dazi frenano l’entusiasmo

4 Agosto 2025, 07:50am

Pubblicato da Miki Pappacoda

La Franciacorta promette qualità elevata, l’Oltrepò comincia la vendemmia da Oliva Gessi

INSERITO DA MORENA MOTTA Gussago (Brescia) – “Appuntamento nel 2050 per stappare dei Franciacorta eccezionali, tra 25 anni”. Silvano Brescianini, vicepresidente di Coldiretti Brescia, ha fatto il punto sull’annata vinicola del 2025 a Brescia dall’associazione. Salvo sorprese del meteo, i vini prodotti nel bresciano saranno eccellenti.

“Quest’anno è caratterizzato da montagne russe climatiche – ha spiegato Simone Frusca, responsabile dell’ufficio tecnico di Coldiretti Brescia – ed è stato ottimale per i vini: con una primavera fresca e con abbondanti piogge, un giugno molto caldo, straordinariamente caldo e un luglio temperato, che ha frenato la maturazione. Il tutto caratterizzato, in queste ultime settimane, da un volano termino giorno-notte che ci ricorda gli anni 80-90, che farà produrre, probabilmente, ottimi bianchi e in alcune zone grandi rossi, anche da invecchiare”. Ottimismo e fiducia sono i sentimenti con cui i viticoltori bresciani si preparano alla prossima vendemmia in tutte le zone della provincia: la Valcamonica, la Franciacorta, il Lugana, Garda-Valtenesi, Capriano del Colle e Botticino. La raccolta, quest’anno, tranne che in alcune zone, in Franciacorta inizierà dopo Ferragosto, come un tempo. “Da noi si inizierà per ferragosto – ha spiegato Andrea Arici dell’azienda agricola Colline della Stella – le nostre sono vigne che si trovano anche a oltre 300 metri di altezza, in collina e molte hanno oltre 20 anni. I presupposti per il 2025 sono promettenti. Vedremo se il tempo ci asseconderà”. I presupposti sono positivi un po’ ovunuqe, come conferma Davide Lazzari, da Capriano del Colle. “Le temperature sono rimaste molto elevate solo due settimane a cavallo dei mesi di giugno e luglio – dice –, questo ha permesso di mantenere fredda l’argilla rossa dei nostri suoli permettendo di mantenere le ottime le condizioni di maturazione delle uve”. Conferme arrivano dal direttore di Coldiretti Brescia Andrea Repossini e dalla presidente. “Quella che inizierà a breve si preannuncia una vendemmia tra le migliori degli ultimi anni – commenta Laura Facchetti, presidente di Coldiretti Brescia – con una qualità che premia il lavoro, la resilienza e la capacità di adattamento dei nostri viticoltori. La viticoltura bresciana conferma il suo ruolo strategico. Il mercato italiano del vino sta vivendo una fase di rallentamento”. Qualche pensiero arriva dai danni dei dazi Usa. “Siamo al lavoro per non farne risentire la viticoltura – spiega Silvano Brescianini – il 15% non piò essere considerato un dato positivo”. Il debutto della vendemmia è però in provincia di Pavia, principale area vitivinicola della Regione. I primi grappoli saranno staccati domani, dalle 9, nell’azienda agricola De Filippi in Frazione Fossa 8 a Oliva Gessi.  FONTE MILLA PRANDELLI IL GIORNO

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SEZ. ECONOMIA Usa, il rebus dell'economia americana: il rimbalzo del Pil (non) maschera le debolezze di fondo

3 Agosto 2025, 08:57am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Bandiera USA in vendita, bandiera degli Stati Uniti d'America

IHSERITO DA MIKI PAPPACODA L'economia degli Stati Uniti mostra segnali contrastanti. Da un lato, il Pil è cresciuto più del previsto nel secondo trimestre, superando le aspettative e mostrando una discreta resilienza. Dall'altro, si registrano tuttavia anche segnali di rallentamento, come il calo dei profitti aziendali e l'aumento dei tassi di interesse che potrebbero influire sui bilanci delle famiglie e delle imprese. La disoccupazione resta bassa, ma proprio i tassi potrebbero avere un impatto negativo sul lavoro nel lungo termine. L'"inganno" del Pil Usa in crescita L'espansione economica è dunque soltanto apparente, determinata soprattutto dal fatto che le aziende hanno ridotto le importazioni dopo aver accumulato scorte all'inizio dell'anno per mettersi al riparo dai dazi annunciati da Donald Trump. Il Prodotto interno lordo, che comprende tutti i beni e servizi di un Paese, ha registrato un balzo del 3% nel periodo aprile-giugno, in netta ripresa rispetto al -0,5% del primo trimestre, che ha rappresentato il primo calo trimestrale del Pil dal 2022. Come sottolineato dalla Cnn, quest'ultimo rapporto sul Pil statunitense è stato preso a modello di una valanga di notizie economiche che dovrebbero mostrare come consumatori e imprese stiano reagendo bene alla politica economica dell'amministrazione Trump. Tuttavia, l'iniziale frenesia degli acquisti per effetto delle tariffe doganali ha reso davvero arduo valutare la salute e la direzione di fondo del mercato americano e, in generale, della rete globale che vedono in Washington il punto di partenza e d'arrivo. L'accumulo e la vendita di scorte prima e dopo l'imposizione dei dazi trumpiani sembrano mascherare una debolezza di fondo nella parabola nazionale. Gli ultimi dati sull'import-export Nel primo trimestre, l'aumento delle importazioni ha avuto un impatto negativo sulla crescita economica. Questa tendenza si è però invertita nel secondo trimestre, poiché le aziende hanno attinto alle scorte esistenti anziché importare, incrementando a loro volta il Pil, che viene adeguato alle oscillazioni stagionali e all'inflazione. Dopo un'impennata del 38% da gennaio a marzo, le importazioni sono crollate del 30,2% nei tre mesi successivi. Questo ha contribuito in modo determinante alla crescita economica da aprile a giugno, se si considerano anche le esportazioni, che contribuiscono a loro volta al calcolo del Pil. I consumi più lenti dall'era Covid La Cnn ha poi riferito come i dettagli di fondo del rapporto sul Pil mostrino anche che consumatori e aziende non si sono del tutto tirati indietro di fronte all'incertezza generale. Risultato: gli indicatori hanno segnalato una crescita dell'economia, nonostante le debolezze strutturali. La confusione sta tutta qui. La spesa al consumo, che alimenta circa il 70% dell'economia statunitense, ha registrato una forte ripresa nel secondo trimestre, raggiungendo un tasso dell'1,4%, in rialzo rispetto allo 0,5% del primo trimestre. Tuttavia, sommati ai dati precedenti, questi risultati configurano i due trimestri di spesa più lenti dai tempi del Covid. Nel frattempo, le imprese hanno ridotto drasticamente la spesa nello stesso periodo, passando dal 10,3% all'1,9%, operando un aggiustamento rispetto a inizio 2025. Cosa ci dice il "Pil di base" sull'economia Usa Secondo gli esperti, l'economia Usa non è ancora fuori pericolo e le cose potrebbero peggiorare. Un indicatore chiave della domanda di fondo, e cioè le vendite finali reali agli acquirenti privati nazionali, note anche come "Pil di base", ha rallentato nel secondo trimestre a un tasso annualizzato dell'1,2%. Si tratta del ritmo più debole dal quarto trimestre del 2022, in calo rispetto all'1,9% registrato a inizio 2025. Si può dire che i dati principali nascondono la reale performance dell'economia americana, che sta rallentando a causa dei dazi che incidono negativamente sull'attività. Stando alle previsioni, se l'andamento del Pil di base dovesse proseguire a questo ritmo, si prevede che la Federal Reserve subirà ancora più pressioni per abbassare i tassi a causa del rallentamento dell'economia. Perché i dazi non faranno bene all'economia americana Non è ovviamente tutta colpa solo dei dazi di Trump, sia chiaro. C'è comunque da dire che la politica delle tariffe è contraria alla rotta strategica degli Stati Uniti, che devono restare compratori d'ultima istanza del mercato globale e dunque importare massicciamente. Nell'utilizzare una legge del 1977 che conferisce al presidente poteri temporanei (un anno) per imporre imposte doganali, Trump vuole colpire sia gli alleati europei sia rivali strategici come la Cina. Sempre nel segno delle trattative, del "deal" per dirla con le sue parole. Di più: il deficit commerciale, che il presidente afferma di voler finalmente ridurre, è vitale per mantenere gli Usa la prima superpotenza al mondo. Secondo l'agenzia Reuters, nel primo trimestre le case automobilistiche, le compagnie aeree e gli importatori di beni di consumo sono stati i più colpiti dalle minacce tariffarie di Trump. Le imposte sull'alluminio e sui prodotti elettronici, come i semiconduttori, hanno condotto a un aumento dei costi. I dazi in generale hanno portato i produttori americani a innalzare i prezzi, meno delle merci importate ma comunque a un livello mediamente più alto rispetto al recente passato. Facendo così pagare il costo della guerra commerciale a famiglie e piccole e medie imprese. Dall'altro lato, tra gennaio e luglio, gli aumenti tariffari hanno generato entrate per 124 miliardi di dollari dai dazi. Si tratta del 131% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, ma anche di proventi non sostenibili sul lungo periodo .di Maurizio Perriello TGCOM

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SEZ. ECONOMIA Dazi, Meloni chiede all'Europa di sospendere le politiche di Green Deal Lunedì vertice con i ministri, martedì le categorie produttive a Palazzo Chigi

2 Agosto 2025, 13:15pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Giorgia Meloni - Wikiquote

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il panico crea maggiori danni di quelli strettamente connessi ai dazi. Meloni prova a frenare gli allarmisimi, partcolarmente pericolosi, avverte, se si estendessero anche ai consumatori. Si dice, ovviamente, preoccupata, definisce sbagliate le politiche protezionistiche degli Stati Uniti, ma invita tutti a non trarre conclusioni affrettate. Il premier rilancia l'urgenza di una trattativa con l'amministrazione Trump, ma sollecita anche un cambio di rotta in Europa. di Laura BerlinguerTGCOM24

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SEZ. ECONOMIA Cipollone (Bce), 'dall'economia segnali contrastanti' Al quotidiano sloveno Delo, 'attendiamo maggiori certezze'

26 Luglio 2025, 10:00am

Pubblicato da Miki Pappacoda

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INSERITO DA MORENA MOTTA "L'inflazione è al nostro obiettivo del 2% e l'economia si è dimostrata finora resiliente in un contesto globale difficile, ma ci troviamo ancora di fronte a una notevole incertezza, in particolare per quanto riguarda le prospettive commerciali. In questo contesto, abbiamo deciso di lasciare i tassi invariati. Le perturbazioni commerciali rendono più difficile valutare i dati recenti", Così Pietro Cipollone, membro del board della Bce in una lunga intervista al quotidiano sloveno Delo, riportata sul sito della Bce. "Nel primo trimestre - sottolinea Cipollone- l'economia è cresciuta più del previsto, in gran parte perché le imprese hanno anticipato le esportazioni e gli investimenti in beni strumentali in vista dei previsti aumenti dei dazi. Al contrario, la crescita dei consumi privati si è moderata e il tasso di risparmio è aumentato. A settembre - e più avanti nel corso dell'anno - avremo maggiori informazioni, che confluiranno nelle proiezioni macroeconomiche riviste. Rivedremo quindi la nostra posizione, in linea con il nostro approccio basato sui dati e sulle riunioni successive. In particolare, saremo in una posizione migliore per valutare la situazione commerciale e analizzare la volatilità generata dagli effetti di anticipazione. Ciò ci consentirà di comprendere meglio la dinamica di fondo dell'economia e le sue implicazioni per le prospettive di inflazione. Per ora, osserviamo segnali contrastanti. La debole fiducia dei consumatori indica una crescita dei consumi contenuta nel breve termine, mentre la continua incertezza e l'attenuazione degli effetti di anticipazione potrebbero gravare sugli investimenti delle imprese e sulle esportazioni. Allo stesso tempo, il mercato del lavoro è rimasto finora resiliente, nonostante l'indebolimento della domanda di lavoro, e i redditi reali stanno aumentando nonostante la graduale moderazione della crescita salariale. Nel tempo, si prevede che maggiori investimenti pubblici in difesa e infrastrutture sosterranno l'attività economica. Nel complesso, continuiamo a vedere rischi per la crescita economica orientati al ribasso, ma le prospettive di inflazione sono più incerte del solito. In particolare, dovremo valutare in che modo i prezzi nell'area dell'euro saranno influenzati dalle perturbazioni commerciali, incluso il loro impatto sulle catene di approvvigionamento e sulla deviazione degli scambi commerciali che sta già determinando maggiori importazioni dall'area dell'euro dalla Cina. ANSA

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SEZ. ECONOMIA Asi: approvato bilancio 2024 e piano regolatore per agglomerato industriale "Frutto di una gestione attenta e trasparente"

13 Luglio 2025, 08:48am

Pubblicato da Miki Pappacoda

asi approvato bilancio 2024 e piano regolatore per agglomerato industriale

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Battipaglia. Il Consiglio Generale del Consorzio ASI di Salerno ha approvato il bilancio consuntivo 2024, che registra un utile di 1,3 milioni di euro. Un risultato importante che consolida la solidità finanziaria del Consorzio e garantisce prospettive di continuità, investimenti e vantaggi concreti per le imprese insediate. I dettagli “Questo utile – ha dichiarato il presidente del Consorzio ASI, Antonio Visconti – è il frutto di una gestione attenta e trasparente, orientata a una governance efficiente e a servizi sempre più qualificati per il nostro tessuto produttivo”. Durante la stessa seduta, è stato approvato un atto storico: il Piano Regolatore Consortile dell’Agglomerato Industriale di Battipaglia, atteso da oltre trent’anni. Si tratta di un fondamentale strumento di programmazione e governo del territorio, che mette finalmente ordine alle destinazioni d’uso e apre nuove opportunità di insediamento produttivo e terziario. “È un piano regolatore moderno – ha spiegato Visconti – che guarda al futuro con una visione integrata: garantisce semplificazioni procedurali, riduce le superfici minime di insediamento, aumenta l’indice di copertura, ma soprattutto introduce criteri di sostenibilità ambientale, coerenza urbanistica e attenzione alla vivibilità. L’area industriale non può più essere un corpo estraneo alla città: deve dialogare con essa, rispettarne l’identità e contribuire al benessere collettivo”. Il piano prevede fasce di mitigazione, standard urbanistici innovativi e un rigoroso divieto di insediamento per attività impattanti, inquinanti o legate al ciclo dei rifiuti. Verranno favorite le aziende che investono nella riduzione del consumo di suolo, nell’efficientamento energetico e nell’economia circolare. “Diamo finalmente certezza delle regole – ha concluso Visconti – e mettiamo a disposizione delle imprese uno strumento che favorisce l’insediamento, l’apertura di nuove attività e lo sviluppo dell’indotto, in coerenza con le strategie APEA (area produttiva ecologicamente attrezzata) e con la vocazione produttiva di Battipaglia e dell’intero comprensorio”.SARA BOTTE OTTOPAGINE

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