Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
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A CURA DI MICHELE PAPPACODA Le linguine all’astice sono un primo piatto raffinato e adatto ad una cena o un pranzo importante, posso sostituire il buon spaghetto con le vongole al cenone della Vigilia di Natale.
Gli astici si trovano facilmente nelle nostre pescherie e hanno prezzi ragionevoli, soprattutto se comparati con quelli delle aragoste.
Gli astici si distinguono dalle aragoste per la presenza delle grosse chele (le aragoste hanno solo delle antenne lunghe e sottili) e per il colore: le aragoste sono arancio/rossastre mentre gli astici sono bruni o blu, ma una volta cotti diventano rossi anche loro.
Quello delle linguine all’astice è un piatto che si fa molto a Napoli e dintorni.
Ingredienti per la ricetta delle linguine all’astice per 4 persone:
2 astici vivi di circa mezzo chilo ciascuno
3 cucchiai di olio d’oliva extra vergine dal gusto delicato
una cipolla media bianca
un ciuffo di prezzemolo
sale q.b.
400 gr circa di pomodori maturi (sostituibili da una lattina di pelati di ottima qualità)
un bicchierino di Cognac di ottima qualità, oppure vino
uno spicchio d’aglio
peperoncino rosso piccante q.b.
360 gr di linguine
Con un coltello pesante, separate la testa dell’astice dalla coda.
Spaccate la testa a metà nel senso della lunghezza e tagliate a tronchetti la coda.
Recuperate le parti gialle e cremose all’interno della testa e tenetele da parte insieme al grappolo di uova se ve ne sono.
Tuffate i pomodori in acqua in ebollizione, passateli sotto l’acqua fredda quindi pelateli, privateli dei semi e tagliuzzateli.
Scaldate l’olio in un tegame e fatevi rosolare a fuoco vivo i pezzi di astice facendoli colorare in modo uniforme quindi tirateli su e mettete nel tegame la mezza cipolla tritata finissima insieme allo spicchio d’aglio.
Abbassate la fiamma e fate appassire dolcemente il trito per una decina di minuti. Rompete con il batticarne le chele e recuperate tutta la polpa contenuta.
Quando la cipolla comincia a prendere colore, unitevi i pomodori e il prezzemolo, mescolate e rimettete nel tegame i pezzi di astice.
Insaporite con sale e peperoncino sbriciolato, sfumate con il vino e proseguite la cottura per circa un quarto d’ora.
Al termine, regolate il sale e amalgamate al sugo le parti cremose della testa e le uova. Lessate le linguine , scolatele al dente e fatele saltare per un minuto nel sugo di astice prima di servirle ben calde.
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A CURA DI MICHELE PAPPACODA Il re di tutte le feste è sicuramente il Panettone.
Insieme al Pandoro è il dolcenatalizio
per eccellenza che seppur d’origine Lombarda, in questo Santo giorno è presente su tutte le tavole degli italiani.
Prepararlo a casa è una piccola sfida che in molti scelgono di accogliere per il Natale ed oggi vi aiuteremo ad affrontarla con il piede giusto.
L’origine del panettone è lombarda, anzi milanese.
Sembra che esistesse già nel ‘200, come un primo pane arricchito di lievito, miele, uva secca e zucca.
Nel ‘600 aveva la forma di una rozza focaccia, fatta di farina di grano e chicchi d’uva.
Nell’ Ottocento il panettone era una specie di pane di farina di grano arricchito con uova, zucchero, uva passa (la presenza di quest’ultimo ingrediente aveva una funzione propiziatoria, quale presagio di ricchezza e denaro).
Ci sono varie leggende legate all’alchimia del panettone.
Una prima ambientata a fine ‘400, narra di Ughetto figlio del condottiero Giacometto degli Atellani, che si innamorò della bella e giovane Adalgisa.
Per star vicino alla sua amata egli s’improvvisò pasticcere come il padre di lei, tal Toni, creando un pane ricco, aggiungendo alla farina e al lievito, burro, uova, zucchero, cedro e aranci canditi.
Erano i tempi di Ludovico il Moro, e la moglie duchessa Beatrice vista questa grande passione del giovane, aiutata dei padri Domenicani e da Leonardo da Vinci, si impegnò a convincere Giacometto degli Atellani a far sposare il figlio con la popolana.
Il dolce frutto di tale amore divenne un successo senza precedenti, e la gente venne da ogni contrada per comprare e gustare il “Pan del Ton”.
Narra una seconda leggenda che per la vigilia di Natale, alla corte del duca Ludovico, era stata predisposta la preparazione di un dolce particolare.
Purtroppo durante la cottura questo pane a cupola contenente acini d’uva si bruciò, gettando il cuoco nella disperazione.
Fra imprecazioni e urla, si levò la voce di uno sguattero, che si chiamava Toni, il quale consigliò di servire lo stesso il dolce, giustificandolo come una specialità con la crosta.
Quando la ricetta inconsueta venne presentata agli invitati fu accolta da fragorosi applausi, e dopo l’assaggio un coro di lodi si levò da tutta la tavolata; era nato il “pan del Toni”.
Ecco la ricetta per fare a casa vostra un ottimo Panettone:
Prima fase
30 ml di acqua tiepida
1 cucchiaio di miele
10 g di lievito di birra
40 g di farina manitoba
Seconda fase
120ml di acqua
120 g di zucchero
2 tuorli d’uovo
60 g di burro sciolto
350 g di farina metà 00 metà manitoba
Terza fase
un tuorlo d’uovo
20 g di zucchero,
mezza fialetta di aroma arancia,
mezza fialetta di aroma vaniglia
60 g di burro ammorbidito
50 g di farina
100 g di canditi
Per prima cosa prepariamo il lievitino.
In una ciotola versiamo 30 ml di acqua tiepida e 1 cucchiaio di miele, mescoliamo bene e sbricioliamo 10 g di lievito di birra, facciamo sciogliere mescolando, infine aggiungiamo 40 g di farina (possibilmente manitoba).
Quando tutto è amalgamato copriamo con pellicola e lasciamo lievitare per circa 30 minuti, fino a che avrà raddoppiato il volume.
Prepariamo l’impasto base del panettone.
In una ciotola versiamo 120 ml di acqua, 120 g di zucchero, mescoliamo e aggiungiamo il lievitino mescolando bene, poi aggiungiamo 2 tuorli d’uovo e 60g di burro sciolto.
Iniziamo ad aggiungere 350 g di farina metà 00, metà manitoba, la incorporiamo poco per volta sempre impastando a mano o con un mestolo.
Quando si addensa portiamo l’impasto sul piano di lavoro e lavoriamo bene con le mani aggiungendo tutta la farina, dobbiamo fare un lavoro energico per almeno 10 minuti, essendo un panettone impastato a mano questo passaggio è molto importante perché risulti soffice.
La pasta deve risultare molto liscia e se tirandola un po’ riusciamo a formare un velo sottile, è pronta.
Ora formiamo una palla e la mettiamo in una ciotola, copriamo con pellicola e con un panno, lasciamo lievitare almeno due ore, l’impasto deve raddoppiare il volume.
Prepariamo la terza fase del panettone impastato a mano.
Mettiamo in ammollo 150 g di uvetta in acqua fredda, riprendiamo la pasta lievitata e la apriamo, aggiungiamo un tuorlo d’uovo e 20 g di zucchero, mezza fialetta di arancia, mezza fialetta di vaniglia.
Mescoliamo e poi iniziamo ad aggiungere 60 g di burro ammorbidito incorporando un pezzetto alla volta. Aggiungiamo anche 50 g di farina mano a mano quando serve, quindi lavoriamo ancora sul tavolo per alcuni minuti.
Apriamo l’impasto e uniamo l’uvetta e 100 g di canditi, aggiungendoli una manciata alla volta e continuando ad impastare.
Infine mettiamo l’impasto in uno stampo per panettone da 750 g, e poi lo mettiamo su una teglia, lo copriamo con un sacchetto di plastica e lo lasciamo lievitare per circa 4 ore, fino a che ha raddoppiato il volume.
Con un coltello incidiamo la superficie a croce, allarghiamo i lembi e mettiamo un pezzetto di burro al centro.
Mettiamo in forno i primi 10 minuti a 190° e 35-40 minuti a 170°.
Una volta sfornato infilziamo il panettone vicino alla base con degli stecchini di legno e lo mettiamo a testa in giù in una pentola, coperto con un panno fino a completo raffreddamento. In questo modo rimane soffice e non corre il rischio di sgonfiarsi. Quando è freddo togliamo gli stecchini.
Il panettone impastato a mano è pronto, con tutto il suo gusto.
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A CURA DI MICHELE PAPPACODA La pizza è diventata Patrimonio Immateriale Mondiale dell’Umanità. A darne notizia è stato lo stesso Unesco con un tweet in cui si legge “Congratulazioni Italia”.
L’elezione dell’arte dei pizzaiuli napoletani è arrivata a voto unanime dal consiglio dell’Unesco riunito in Corea del Sud. E così i 192 milioni di pizze che vengono sfornate al mese adesso hanno un riconoscimento mondiale.
Per l’Unesco, “il know how culinario legato alla produzione della pizza, comprendente gesti, canzoni, espressioni visive, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, di esibirsi e condividere, è un indiscutibile patrimonio culturale”, si legge nella decisione finale.
Ad esultare per la decisione presa dall’Unesco non sono stati solo i buongustai e i pizzaiuli napoletani ma anche i politici. “Vittoria! Identità enogastronomica italiana sempre più tutelata nel mondo” – ha esultato via Twitter il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina -. Adesso #PizzaUnesco è molto più di un hashtag, una parola chiave per accelerare il tam tam non solo sui social network, dove si grida virualmente “Viva la pizza e soprattutto viva l’arte dei pizzaioli napoletani”.
Fonte foto: Luciano Pignataro
I maestri pizzaioli sfornano ogni giorno 8 milioni di pezzi, vale a dire quasi 192 milioni di pizze al mese e 2,3 miliardi di pizze l’anno per un giro d’affari di 12 miliardi di euro. Il segreto sta nella cura con cui viene lavorato l’impasto, un’arte tramandata di generazione in generazione nei forni, dove bastano un paio di euro per assaporare una fetta doc, così come nelle pizzerie al taglio e nei ristoranti.
Gli italiani consumano in media 7,6 chili all’anno di pizza, circa 38 pizze napoletane a testa, un quantitativo che supera quello di molti paesi a partire dalla Francia e la Germania o dalla Spagna. La pizza è assai diffusa anche in Canada e negli Stati Uniti dove si consumano rispettivamente 7,5 chili e 13 chili di pizza a testa.
Essendo uno dei prodotti più consumati al mondo, uno degli obiettivi fondamentali dell’Unesco è combattere la contraffazione a tutela del consumatore a cui devono essere garantiti prodotti di qualità provenienti dall’agricoltura italiana, e anche a tutela dell’economia nazionale per la quale la pizza vale 200 mila posti di lavoro.
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DI REDAZIONE Le «Linguine all’Amalfitana 2.0» di Emmanuele Ferroro si aggiudicano il Premio Ezio Falcone nell’ambito della Festa della Colatura di Alici di Cetara. Il verdetto è arrivato ieri al termine del contest gastronomico al quale hanno patecipato food blogger e appassionati di cucina che si sono sfidati a colpi di ricette che avevano come fil rouge proprio quel liquido ambrato su cui concentrò i propri studi Ezio Falcone, il compianto archeologo del gusto che fu presidente del Centro di Cultura e Storia Amalfitana.
Ad assegnare il primo premio al piatto realizzato dal concorrente salernitano è stata la qualificata giuria composta dagli chef stellati Peppe Guida e Cristian Torsiello, dallo chef del ristorante Sn Pietro di Cetara, Franco Tammaro, e dagli esperti enogastronomici Albert Sapere, Barbara Guerra e Antonella Petitti.
Il contest gastronomico tra appassionati di cucina, dedicato al grande studioso di tradizioni gastronomiche della Costa d’Amalfi, è stato presentato da un’ottima Francesca Faratro, giovane promessa della critica enogastronomica e tra le firme del Luciano Pignataro Wine&Food Blog.
La gara, organizzata dall’assessore al turismo del comune di Cetara, Angela Speranza, ha preso il via dopo i saluti di rito affidati tra gli altri al sindaco Fortunato Della Monica, a Secondo Squizzato, componente del comitato tecnico e Lucia Di Mauro presidente dell’associazione promotrice del disciplinare della Dop.
Al termine della degustazione delle 10 portate realizzate presso le cucine dell’hotel Cetus, la giuria ha annunciato il responso. Oltre a quello conferito a Ferroro (per leggere la ricetta scorri a fondo pagina), sono stati assegnati altri riconoscimenti: Mario Argentino ha vinto il Premio Creatività grazie a “Sua Maestà la Sfogliatella”, mentre Sabrina Gasparri e Cinzia Martellini del gruppo foodblogger de “Il calendario del cibo italiano” hanno ottenuto, con la loro pasta fresca dal titolo “let it snow”, il riconoscimento per l’aderenza al tema di quest’anno: «Colatura di alici di Cetara 2.0 tra tradizione e Innovazione» .
La manifestazione ha visto una nutrita partecipazione di pubblico composto da imprenditori, giornalisti, pescatori ed armatori di Cetara, esperti e cultori della gastronomia locale.
Molto intenso l’intervento di Rita Lucantoni, moglie di del compianto amico Ezio Falcone, che non è riuscita a nascondere l’emozione anche in ocacsione della della consegna Premio in ceramica del maestro Enzo Santoriello al vincitore di questa sesta edizione.
«Quello di Ezio è stato un lungo lavoro di ricerca grazie al quale la colatura è arrivata nella cucina de La Caravella, uno dei primi ristoranti stellati del sud Italia, e poi nelle cene organizzate all’ex Hotel Cappuccini dall’accademia di cucina conventuale alto medievale. Nel frattempo questo piatto tornava anche sulle tavole di molte case della Costiera e non solo a Cetara. Ezio amava dire che la “Colatura d’Alici” è il più nobile dei discendenti del garum dei latini. E ciò avveniva quando questo intingolo non era considerato un valore aggiunto per la gastronomia. Oggi quella di Ezio è una conclusione che tutti considerano assodata».
Molto apprezzati gli interventi del giornalista Alfonso Sarno che ha presentato il libro “Note di Cucina Salernitana” e di Roberto Pellecchia, autore de “Le 100 Spiagge della Costiera Amalfitana”. Gli chef dei ristoranti di Cetara (Al Convento, La Cianciola, San Pietro, Alici come prima, La Torretta, Pan e Coccos e Cetaria di Baronissi) hanno invece servito una serie di portate per il pubblico in sala il tutto innaffiato coi i vini di alcune cantine locali: Ettore Sammarco, Ragis, Trignano. Fondamentale anche il sostegno di importanti aziende quali il Pastificio Antonio Amato, Iasa, Nettuno, Delfino e Agrocetus.
«E’ stata una giornata trascorsa all’insegna del gusto per evidenziare l’importanza del legame tra cibo e territorio: un connubio inscindibile per chi vuole mantenere vive le proprie tradizioni» ha detto l’assessore Angela Speranza.
La giornata è proseguita ieri sera con la tavola rotonda, presso la Sala “M. Benincasa”, sul tema «Storia, Territorio e Dop, qualità per condividere una strategia d’insieme». Moderata dal giornalista Mario Amodio, il momento di confronto è stato impreziosito dagli interventi di Secondo Squizzato, Presidente del Comitato Scientifico dell’associazione per la valorizzazione per la colatura Dop, Vincenzo Peretti dell’Università Federico II, Filippo Diasco, Direttore Generale del Settore Agricoltura e Pesca Regione Campania; Franco Picarone, consigliere Regione Campania; Tristano dello Joio, Presidente del Parco regionale dei Monti Lattari, Giovanni Di Martino, presidente della Conferenza dei Sindaci della Costa d’Amalfi. A concludere la serata Piero De Luca, membro segreteria regionale del Pd, ed il sindaco di Cetara, Fortunato Della Monica.
Oggi, invece, giornata conclusiva con menu degustazione a base di colatura di alici in tutti i ristoranti e le pizzerie di Cetara. Alle ore 18,30 si terrà presso la Torre vicereale, la mostra di pittura a cura dell’artista cetarese Matteo Corelli «Cetara, il gusto del mare» abbinata alla presentazione del libro di Enzo Landolfi «158 comuni, 258 ricette, 358 filmati. Salerno, provincia da gustare».
Ecco la ricetta Emmanuele Ferroro, primo classificato Premio Ezio Falcone 2017
Ingredienti per 6 persone: 600 gr di linguine 600 gr di pomodorini ciliegino vari colori 6 cucchiai di colatura di alici 150 ml di olio d’oliva extravergine 1 cucchiaio di capperi dissalati scorza di 1 limone 2 spicchi di aglio 1 scalogno 1 peperoncino sale q.b.
Procedimento: In una larga padella riscaldare 75 ml di olio di oliva con 1 spicchio d’aglio sbucciato e lo scalogno. Dopo qualche minuto aggiungere i capperi precedentemente dissalati in acqua e ben strizzati, ed il peperoncino tagliuzzato. Fate imbiondire e insaporire gli ingredienti ed aggiungere i pomodorini precedentemente lavati e tagliati per metà. Nel frattempo mettere a bollire l’acqua per la cottura della pasta. Preparare in una ciotola a parte una emulsione con la restante parte di olio, 6 cucchiai di colatura di alici e 1 spicchio d’aglio tagliato a metà. Gli ingredienti in padella sul fuoco risulteranno pronti dopo circa 10’/15’, cioè quando i pomodorini risulteranno teneri e avranno rilasciato un sughetto. Scolare la pasta ben al dente, condirla nella padella mescolando il tutto in modo da fare amalgamare bene, ed infine aggiungere l’emulsione e la scorzetta del limone grattugiato, assicurandosi che tutti gli ingredienti risultino ben legati tra loro.
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A CURA DI MICHELE PAPPACODA Il panettone gastronomico è una di quelle cose che durante le feste natalizie o un buffet non deve mai mancare, si tratta di un impasto di pasta brioche detto pan canasta farcito a strati alternati con vari gusti. Il panettone gastronomico è la versione salata del tradizionale dolce omonimo che è ormai diventato a tutti gli effetti un antipasto tradizionale. L’impasto di base è quello del panettone classico che senza l’aggiunta dei canditi e dell’uvetta assumerà un sapore più neutro. Dopo la cottura il panettone si divide in dischi per realizzare tanti soffici strati da farcire come dei tramezzini. La farcitura sarà il tocco personale che caratterizza questa preparazione: salse, salumi, salmone, formaggi e tanti altri ingredienti sfiziosi di vostro gradimento saranno ripieni perfetti per il panettone. Alternate le farciture per realizzare strati dal gusto diverso, così una volta che taglierete il panettone a fette, ogni commensale potrà gustare tutte le farcite. Arricchite la tavola delle feste con questo antipasto ricco e goloso che stuzzicherà l’appetito di grandi e piccini.
Ecco una ricetta che vi consentirà di farne uno ottimo. Ingredienti per un panettone gastronomico con uno stampo da 750
gr: 300 gr di farina 0
300 gr di farina 00 250 ml di latte
2 uova
100 gr di burro
20 gr di lievito di birra
50 gr di zucchero
1 cucchiaino di sale lattughino
100 gr di prosciutto cotto 6 sottilette
100 gr di maionese
100 gr di salame
100 gr di olive verdi
100 gr di pomodorini
Mescolate le farine con lo zucchero, poi fate un buco al centro e aggiungete il lievito disciolto nel latte. Per chi usa la planetaria, invece, mettete prima i liquidi e aggiungete prima metà farina e poi l’altra metà. Iniziate a lavorare l’impasto e, quando la farina sarà stata assorbita, aggiungete il burro e le uova e continuate ad impastare. Impastate a lungo fino a formare un panetto morbido ed elastico.
Trasferite l’impasto su una spianatoia leggermente infarinata e con le mani, allargatelo tirando gli angoli. Date una piega semplice a 3 e tirate i lati corti in modo da allungarlo .Cominciate ad arrotolare l’impasto, premendo con i pollici la chiusura, e mano a mano, portando gli angoli esterni al centro. Fate una palla con l’impasto, poi mettete a lievitare per 1 ora, coperto da un canovaccio, in un posto caldo.
Mettete la palla ottenuta all’interno di uno stampo di carta per panettone da 1 kg. Lasciate lievitare per circa 4 ore ovvero fin quando la calotta raggiungerà il bordo, in forno spento con la luce accesa. Spennellate ora la superficie con un po’ di latte ed infornate a 180°C in forno già caldo. Cuocete il pan canasta per 40 minuti circa.
Fate la prova dello stecchino, arrivando fino al centro, e sfornate se lo stecchino risulterà asciutto. Riprendere il pan canasta, toglierlo dallo stampo e poggiatelo su un piano Quando sarà perfettamente raffreddato, tagliatelo in 8/10 strati orizzontali. Farcitelo a strati alternati con maionese e salame, prosciutto cotto e sottilette, pomodorini e olive e così via, lasciando tra ogni farcitura uno spazio non farcito.
Richiudete con la calotta quindi esercitate una leggera pressione per far aderire il tutto. Tagliate a spicchi il vostro panettone gastronomico e servite. Il trucco perché questa ricetta riesca al meglio è giocare d’anticipo: preparate il panettone e le farciture il giorno prima, così l’uno sarà più facile da tagliare e le seconde più sode e spalmabili.
Se volete esagerare, mettetevi avanti e fate tutto due giorni prima, così il panettone finito avrà almeno 12 ore di tempo per assestarsi e compattarsi in frigorifero.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODATra i sei maestri pasticceri selezionati dalla redazione de La Gazzetta dello Sport, nel suo côté gourmand, La gazza golosa, per la “Notte del Panettone” c’è anche il nostro Sal De Riso.
In questi momenti, nel le sale del nuovo ristorante D’O di Davide Oldani il gotha dell’alta pasticceria della Costiera Amalfitana si sta cimentando nelle pratiche della lievitazione perfetta del panettone.
Sal De Riso quest’anno aggiunge alla sua produzione natalizia il nuovo nato: “Anna”, Panettone farcito alla Ricotta e Pera e ispirato alla sua celebre ricetta che quest’anno compie 20 anni.
L’evento “Notte del Panettone”, organizzato da Samsung Electronic Italia in collaborazione con la Gazzetta dello Sport, ospiterà i panettoni di Sal De Riso, Iginio Massari, Maurizio Bonanomi, Alfonso Pepe, Vincenzo Santoro e Vincenzo Tiri, nel corso di una cena-contest.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Lafrittata di patateè un gustoso piatto dalle origini molto incerte.
Si presume che derivi dalla ricetta della frittata dipatatespagnola, detta anche Tortilla de Patatas, che è effettivamente abbastanza simile.
Questa frittata è davvero facile e veloce da preparare e per farla servono solamente pochi ingredienti: uova, patate, provola, prezzemolo, olio e sale.
La frittata con le patate è sostanziosa e saporita tanto che può essere considerata anche un piatto unico, ma c’è chi la usa come aperitivo o antipasto nei pranzi o nelle cene a base di parecchie portate.
Ecco laricettadella saporitissima frittata di patate.
Ingredienti per 4 persone
6 uova
500 gr di patate
100 gr di parmigiano reggiano
1 ciuffo di prezzemolo
Noce moscata q.b.
5 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Sale fino q.b.
Pepe nero q.b.
Per preparare la Frittata di Patate iniziate sbucciando le patate e tagliandole a cubetti.
Intanto mettete sul fuoco una casseruola con dell’acqua salata, quando l’acqua bolle versateci all’interno le patate e lasciatele cuocere per una decina di minuti.
State attenti che le patate non si rompano o frantumino durante la cottura. Quindi scolatele e lasciate raffreddare.
Intanto in una ciotola capiente sbattete le uova, aggiungete il parmigiano la noce moscata, il prezzemolo tritato, aggiustate di sale e di pepe, in ultimo aggiungete le patate ben scolate e intiepidite.
Mescolate bene per amalgamare tutti gli ingredienti e cuocete per un paio di minuti.
Fate scaldare l’olio in una padella che abbia un diametro di circa 24-26 cm, una volta che l’olio sarà caldo versate il composto, lasciate cuocere la frittata con le patate per 10-15 minuti a fuoco medio coprendola con un coperchio.
A questo punto prendete un coperchio o un piatto piano e girate la frittata,capovolgendo, facendovi aiutare dal coperchi o piatto, la pentola con la frittate, e fatela cuocere per qualche minuto anche dall’altro lato.
Appena pronta servite la frittata di patate bella calda oppure, se preferite, lasciatela intiepidire.
Se volete ottenere una frittata di patate più morbida dovete aggiungere un goccio di latte alle uova sbattute e cuocere il tutto a fiamma bassissima coprendo con un coperchio.
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A CURA DI MICHELE PAPPACODA La Creazione Questo piatto nasce con lo scopo di valorizzare alcuni dei tanti prodotti della nostra terra, la Penisola Sorrentina. È un piatto complesso in quanto si ottiene attraverso l’assemblamento di tre preparazioni: la base che consiste in aglio dorato con olio extravergine di oliva, funghi e salsiccia. Il fuso di provolone del Monaco ottenuto da panna fresca, latte, burro e provolone D.O.P. a scaglie. La riduzione di Taurasi che si prepara riducendo il vino rosso almeno al 50% con alloro, chiodi di garofano e zucchero. Il piatto viene servito caldo ed è prettamente invernale facendo esaltare al palato sapori contrastanti come il provolone del Monaco e l’amarognolo dei funghi porcini del Faito. La riduzione di Taurasi viene aggiunta per dare un ulteriore contrasto e dare un tocco di agrodolce. Infine, per questo piatto è stato scelto il pacchero in quanto è uno dei formati dei pastifici di Gragnano più apprezzati. Gli ingredienti: Pacchero di Gragnano I.G.T. con funghi porcini e salsiccia, su fuso di Provolone del Monaco D.O.P. e riduzioni di Taurasi D.O.C.G.
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A CURA DI BARBARA PAPPACODA
Tempo: 20 min
Difficoltà: Facile
Porzioni: 4 Persone
Calorie: 380 Kcal/Porz
Preparare unapasta freddarapidissima, sfruttando solamente i pochi ingredienti che si hanno in frigorifero sembra una missione impossibile. C’è sempre prima o poi la tentazione di fare uscire e andare al negozio a comprare qualche altro ingrediente per arricchire la pasta realizzata. Per questa invece veramente avrete bisogno di pochissimi ingredienti. Per esempio ipomodori secchidi cui avete aperto il barattolo per realizzare qualche altra ricetta, delleolive di Gaeta snocciolatee un formato di pasta corta, rigatoni, fusilli, tortiglioni, quella che più preferite. Con poco realizzerete un primo estivo saporitissimo!
Ingredienti
Ingredienti Rigatoni con pomodori secchi per quattro persone