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giornalino associazione diversabili penisola sorrentina della dott.rosa de martino

SEZ. DISABILITà NEWS L’INPS, il welfare e l’indennità di accompagnamento

30 Agosto 2016, 10:00am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ. DISABILITà NEWS L’INPS, il welfare e l’indennità di accompagnamento

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Nello scorso mese di luglio l’INPS ha reso pubblico il proprio XV Rapporto Annuale, che in questa edizione ha dedicato uno specifico capitolo alle politiche di sostegno rivolte allapopolazione non autosufficiente. Il capitolo prende le mosse dalle sfide cui sarà sottoposto negli anni futuri il nostro sistema di welfare, per passare poi a un ripensamento dell’attuale modello di Long Term Care(d’ora in poi LCT, che in italiano significa letteralmente “cure a lungo termine”), fornendo linee di indirizzo per una futura riforma di esso.

Le stime suggeriscono che nei prossimi cinque decenni (2010-2060) la popolazione anziana raddoppierà, passando da 13,2 a 20 milioni di persone, delle quali 6 milioni avranno più di 85 anni, un valore tre volte superiore a quello registrato nel 2010 (quando gli over 84 erano 1,7 milioni). Non si hanno elementi per affermare che l’aumento della longevità possa andare di pari passo con un aumento della speranza di vita in buona salute, e pertanto – poiché la disabilità risulta prevalente tra le persone anziane – avremo una crescente incidenza delle fasce di popolazione a maggior rischio di non autosufficienza, che passeranno da meno di un quinto a un terzo della popolazione complessiva.
Secondo le previsioni della Ragioneria Generale dello Stato, la spesa per la non autosufficienza dovrebbe quindi aumentare dall’1,9% al 3,2% del Prodotto Interno Lordo (PIL), valore che, in base all’andamento epidemiologico, potrebbe comunque risultare sottostimato.
In aggiunta, la riduzione dei tassi di fecondità e del numero di componenti dei nuclei familiari rappresenteranno un ulteriore elemento di crisi del nostro sistema di welfare che poggia largamente sulle famiglie, sia in termini di cure prestate ai propri componenti che di copertura dei costi diretti di natura sociale e sanitaria (inclusa l’assunzione di assistenti familiari). Tale modello non potrà infatti fronteggiare il crescente invecchiamento della popolazione, sia perché dipendente da un incremento irrealistico del numero dei caregiver familiari (si stima che nel 2060 dovrebbero aumentare di quattro volte, per garantire un supporto pari a quello odierno alle persone non autosufficienti), sia perché vulnerabile al ciclo economico e all’andamento dei flussi migratori e dell’occupazione.

La spesa italiana per l’LTC (che comprende la spesa sanitaria per l’LTC, le indennità di accompagnamento e gli interventi socio-assistenziali, erogati a livello locale, rivolti alle persone con disabilità e agli anziani non autosufficienti) risulta di poco superiore alla media europea in rapporto al PIL (l’1,8% rispetto all’1,6% della media dell’Unione Europea), ma più bassa di quella sostenuta dai principali Paesi europei in rapporto alla popolazione con disabilità. Inoltre, ciò che contraddistingue la spesa italiana in LCT è il suo esseresbilanciata in favore dei trasferimenti monetari rispetto alle prestazioni in natura, e segnatamente alla rete territoriale dei servizi, che offre un grado di copertura a livello medio nazionale piuttosto basso e con significative differenze territoriali.
L’INPS ricostruisce quindi il quadro italiano delle prestazioni per la disabilità, e della relativa spesa pubblica, evidenziando come l’indennità di accompagnamento, della quale fruiscono circa 2 milioni di persone, rappresenti la principale forma di supporto pubblico per la non autosufficienza in Italia, raggiungendo 6 persone con disabilità su 10 (l’ISTAT stima infatti che le persone con limitazioni funzionali gravi siano 3,1 milioni).
Complessivamente la spesa per disabilità e LCT viene stimata in 35,4 miliardi di euro, calcolo in cui l’INPS considera anche il costo connesso ai permessi lavorativi (Legge104/92) e ai congedi straordinari (articolo 42, comma 5 del Decreto Legislativo 151/01), che non viene incluso dalla Ragioneria Generale dello Stato nell’aggregato di spesa pubblica per LTC, ma che ha assunto negli anni una consistenza significativa, attestandosi a 3,1 miliardi di euro. Un valore, questo, non molto distante da quello della rete territoriale degli interventi e servizi sociali offerti dai Comuni, pari a 3,9 miliardi di euro.

Assistenza a uomo anziano in carrozzina

L’indennità di accompagnamento, della quale fruiscono circa 2 milioni di persone, rappresenta la principale forma di supporto pubblico per la non autosufficienza in Italia, raggiungendo 6 persone con disabilità su 10

È interessante notare inoltre come il numero totale delle prestazioni erogate dall’INPS – tra indennità di accompagnamento e permessi lavorativi – risulti superiore al numero dei beneficiari, poiché una stessa persona può usufruire di entrambe le prestazioni. Ad esempio, nel solo settore privato il 56,3% dei permessi lavorativi è fruito in relazione a persone che beneficiano di indennità di accompagnamento. Segno che, in un sistema di welfare come il nostro, ancorato a una forte delega alle famiglie, i permessi lavorativi possono svolgere una funzione complementare nel contrastare le carenze del sistema di cura formale. Considerazione, questa, cui si deve associare anche una riflessione sull’adeguatezza dei trasferimenti monetari. L’importo dell’indennità di accompagnamento per il 2016 è infatti di 512,34 euro mensili, mediamente inferiore ai costi connessi all’assistenza di una persona non autosufficiente.
Nel 2015 si rileva che 6 beneficiari di indennità di accompagnamento su 10 hanno un’età superiore ai 75 anni. La durata media delle prestazioni è calcolata in 4,9 anni. Segno che un beneficiario, nella maggior parte dei casi anziano, cui vengono riconosciute le condizioni sanitarie per l’accesso all’indennità di accompagnamento, riceve in media 30.000 euro di trasferimenti monetari nel corso della sua vita.

L’INPS passa poi ad analizzare due tesi che ricorrono, in questi anni, nel dibattito sull’indennità di accompagnamento. La prima relativa ai suoi eccessivi costi, da cui le varie proposte di introdurre la prova dei mezzi come vincolo di erogazione o di rendere il beneficio soggetto all’imposta sul reddito. La seconda concernente gli evidenti squilibri territorialinel riconoscimento della provvidenza, che lascerebbero supporre l’esistenza di abusi.
Riguardo la prima tesi, nella sua analisi l’INPS stima le condizioni economiche dei percettori di indennità di accompagnamento, rilevando che più di due terzi della spesa totale in indennità di accompagnamento è erogata a favore di persone con reddito da pensione inferiore a 15.000 euro. Pertanto, conclude l’INPS, si evidenzia uno stretto legame tra povertà e disabilità, tale da far ritenere che le proposte di riforma da più parti avanzate possano produrre un paradosso: «Se da un lato aumentano i costi amministrativi e l’eventuale effetto “stigma” dei richiedenti, dall’altro potrebbero avere un impatto limitato sulla sostenibilità finanziaria del sistema».
In relazione invece alla seconda tesi, occorre premettere che già da tempo «Condicio.it», portale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), ha affrontato il tema delle differenze territoriali nella distribuzione dei beneficiari di indennità di accompagnamento, contestando la cosiddetta “teoria degli abusi” e avanzando delle riflessioni, supportate da dati, sulle possibili interpretazioni del fenomeno (se ne legga ad esempio qui e qui[riflessioni analoghe sono state riprese più volte, in questi anni, anche da «Superando.it», N.d.R.]. Per l’occasione era stata evidenziata anche la necessità di ulteriori livelli di indagini, capaci di cogliere l’esistenza di correlazioni statisticamente significative tra variabili che possano spiegare gli squilibri territoriali.
In questo quadro l’INPS fornisce quel necessario e richiesto supplemento di indagine, dimostrando che la variabilità territoriale nel numero dei beneficiari di indennità di accompagnamento può essere spiegata dalla struttura demografica, dagli andamenti epidemiologici e dal contesto socio-economico, nonché dalle difformità nell’offerta di prestazioni socio-assistenziali a livello locale che influenzano la decisione di presentare la domanda di accertamento.
In sostanza, l’INPS rileva che il numero di beneficiari di indennità di accompagnamento in rapporto all’intera popolazione residente sul territorio nazionale è di circa il 3,6%, con valori di circa il 20% più alti della media nazionale nel Centro-Sud. Tuttavia l’analisi realizzata dimostra l’esistenza di una correlazione tra il numero di percettori di indennità di accompagnamento e l’andamento di alcune variabili di contesto. L’entità dei beneficiari cresce in relazione al numero di anziani residenti per Provincia e al numero di dimissioni ospedaliere per tumori e malattie del sistema nervoso, che sono i principali fattori invalidanti alla base delle concessioni di indennità di accompagnamento. Al contrario, il numero dei beneficiari si riduce nelle Province con più alto valore aggiunto pro capite e con un importo medio dei redditi da pensione più elevato. Inoltre, si rileva che maggiore è la disuguaglianza nei redditi da pensione individuali, maggiore è il numero di beneficiari a livello provinciale. Esiste infine una quota di variabilità territoriale che non può essere spiegata dai fattori considerati nell’analisi e che l’INPS suggerisce possa dipendere da altre caratteristiche di contesto, come ad esempio il differente grado di copertura e di spesa dei Comuni per il sostegno ad anziani e disabili o le disomogeneità connesse all’accertamento sanitario.

Commissione per accertamento dell'invalidità

Sono molteplici i vantaggi individuati dall’affidamento in convenzione all’INPS, da parte delle Regioni, delle funzioni relative all’accertamento dei requisiti sanitari per ottenere l’indennità di accompagnamento

Riguardo quest’ultimo aspetto, in particolare, il Rapporto fornisce i dati delle sperimentazioni relative all’affidamento in convenzione all’INPS, da parte delle Regioni, delle funzioni relative all’accertamento dei requisiti sanitari, in modo da unificare in capo all’Istituto l’intero procedimento. Molteplici risultano i vantaggi individuati, che concernono: la contrazione delle risorse umane e quindi economiche impegnate nel procedimento; la riduzione dei tempi di fornitura del servizio, con benefìci sia per la persona con disabilità, sia in termini di riduzione del pagamento degli interessi di mora per il ritardo nell’erogazione delle prestazioni; l’omogeneizzazione delle modalità di accertamento, con ricadute in termini di contenziosi e quindi di contrazione dei costi per il sistema giudiziario e per l’INPS nei casi di soccombenza; la riduzione di eventuali visite ripetute a carico dei cittadini; l’immediata disponibilità di dati sulla disabilità.

Passiamo infine alle linee di indirizzo fornite dall’INPS per la riforma dell’LCT in Italia.
Il primo elemento di riflessione riguarda il sistema dei permessi lavorativi, che di fatto ratifica un modello di welfare ancorato al lavoro di cura familiare. L’Istituto evidenzia come tale modello non solo risulti insostenibile a lungo termine, a causa degli andamenti demografici, ma denuncia anche un livello significativo di spesa per i permessi lavorativi che potrebbe essere diversamente orientato.
Tali costi vengono stimati in circa 3 miliardi di euro, sottolineando però come non vi siano certezze sulla loro effettiva destinazione ed efficacia, mentre le differenze rilevate tra settori e comparti lascerebbero ipotizzare un uso improprio dello strumento. L’INPS suggerisce pertanto un impiego alternativo di queste risorse, che possa essere destinato a «rafforzare i servizi territoriali magari facendoli confluire in un Fondo perequativo a garanzia di livelli minimi del servizio per quelle Regioni che su questo terreno risultano più indietro».
Un secondo elemento su cui si concentrano le proposte dell’Istituto è quello dell’indennità di accompagnamento. L’INPS sostiene che «se da un lato l’indennità di accompagnamento ha un importante effetto nel ridurre il rischio di povertà tra le fasce più vulnerabili della popolazione, la sua attuale architettura non è in grado di discriminare tra diversi livelli di gravità della condizione di non autosufficienza e i costi che ne derivano». Per cui propone di «introdurre la prova dei mezzi, uscendo dal principio risarcitorio della disabilità, nella concessione dell’indennità di accompagnamento in modo da graduarla in proporzione inversa rispetto al bisogno economico e rafforzandola direttamente rispetto al grado di disabilità [grassetti nostri nelle due ultime citazioni, N.d.R.]».
Sebbene si possa concordare nel ritenere che le prestazioni fornite debbano essere commisurate all’intensità del supporto necessario alla persona non autosufficiente, la proposta lascia tuttavia intendere una concezione dell’indennità di accompagnamento come misura di integrazione al reddito, laddove invece essa è – attualmente – sganciata dalla prova dei mezzi, proprio perché si tratta di una misura compensativa rispetto alla carenza di servizi e interventi sul territorio, ovvero alla mancanza di una progettazione (e realizzazione) di spazi, beni e servizi che siano realmente per tutti. In questa direzione, un cambiamento nella ragion d’essere della provvidenza dovrebbe andare di pari passo con la revisione anche degli importi, considerando che la disabilità rappresenta uno dei maggiori fattori di impoverimento delle famiglie.

Ancora, le linee di indirizzo suggeriscono di introdurre «incentivi all’utilizzo di strutture residenziali sanitarie per contenere i costi sanitari, rafforzando il valore della prestazione economica alternativa rispetto a quella garantita dall’indennità di accompagnamento (voucher come nel caso della Germania)». In questo caso, i benefìci ventilati dall’INPS in termini di risparmi sanitari si accompagnano però a una serie di interrogativi, legati al rischio di ricoveri impropri, ossia di sanitarizzazione del bisogno e dell’abitare. In altre parole ci chiediamo se non sia parimenti auspicabile che tali incentivi possano essere pensati anche per rafforzare la possibilità della persona non autosufficiente di rimanere nel proprio contesto abitativo. Nonché di avviare, laddove necessari, percorsi di ospedalizzazione a domicilio.

Infine, l’INPS suggerisce «una ridefinizione del concetto di disabilità che lasci spazi ridottissimi alla discrezionalità delle Commissioni locali». Una parte delle differenze territoriali nella concessione dell’indennità di accompagnamento, tanto rimarcate nel dibattito pubblico, vengono infatti spiegate dall’assenza di criteri di accertamento univoci e uniformi. E in effetti la normativa vigente è quanto mai vaga nell’indicare la criteriologia da applicare per definire la cosiddetta «impossibilità allo svolgimento degli atti quotidiani della vita». Né sono mai stati recepiti e adottati formalmente strumenti e scale, pur largamente presenti in letteratura scientifica e nella pratica clinica, che sarebbero utili in tal senso restituendo trasparenza e uniformità alle valutazioni.

di Daniela Bucci* SUPERANDO

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Sez. Disabilità news "Assistenza agli alunni disabili Palermo segua l'esempio Trapani"

30 Agosto 2016, 09:54am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

Sez. Disabilità news "Assistenza agli alunni disabili Palermo segua l'esempio Trapani"

INSERITO DA MORENA MOTTA “In un momento in cui i bilanci degli enti locali sono in dissesto, i primi servizi che la politica taglia sono quasi sempre quelli sociali e per i disabili. Siamo soddisfatti nell’aver appreso che il Libero consorzio di Trapani ha deciso la prosecuzione del servizio di assistenza scolastica per gli alunni sordi, ciechi o con gravi disabilità psicofisiche”. Lo dice Angelo Barranca, segretario generale per la Sicilia della Cisal Attività sociali. “Non possiamo che elogiare i servizi sociali e pari opportunità per aver dato ai ragazzi meno fortunati la possibilità di poter usufruire di attività importanti - dice Barranca - ma non posso pensare che il libero consorzio di Trapani sia più virtuoso dell’area metropolitana di Palermo, dove abbiamo fortunatamente il sindaco Orlando: visti i tempi incomprimibili, il Professore conceda una proroga alle cooperative e la possibilità agli enti di accreditarsi, facendo in modo che dal 14 settembre anche i ragazzi disabili possano recarsi a scuola come tutti gli altri ragazzi e usufruire dei cinque sevizi come previsto dalla legge 104 comma 3. Speriamo che al rientro dalle ferie i deputati regionali ricordino che il 14 settembre dovrebbero partire i servizi scolastici anche per i ragazzi con disabilità e che fino ad oggi non ci siano date certe sull’inizio delle attività”.

FONTE LIVE SICILIA

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SEZ. DISABILITà NEWS Mio figlio dovrà essere il “figlio di tutti”

30 Agosto 2016, 09:53am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ. DISABILITà NEWS Mio figlio dovrà essere il “figlio di tutti”

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Io, genitore – scrive Maria Teresa Calignano, riflettendo sulla recente Legge riguardante il “Dopo di Noi” -, come posso fidarmi di una Legge che si prenderà giuridicamente carico un domani di mio figlio, ma che non mi dà garanzie su quali “mani” si occuperanno di lui? Riprendiamo allora quel concetto etico di “società educante”, di “pedagogia familiare”, che mi permetta di sperare concretamente che un domani mio figlio sarà il “figlio di tutti”»

Negli ultimi tempi si è fatto un gran parlare, anche su queste pagine, della cosiddetta Legge sul “Dopo di Noi”[Legge 112/16, N.d.R.], che essenzialmente stabilisce la creazione di un fondo per l’assistenza e il sostegno alle persone con disabilità prive dell’aiuto della famiglia, oltre ad agevolazioni per privati, enti e associazioni che decidono di stanziare risorse a loro tutela. E ancora, sgravi fiscali, esenzioni e incentivi per la stipula di polizze assicurative, trust* e su trasferimenti di beni e diritti post-mortem. Ogni anno, infine, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali avrà l’obbligo, entro il 30 giugno, di presentare una relazione per verificare lo stato di attuazione della Legge.
Bene, i genitori possono ora stare tranquilli. Il loro assillo alla nascita del loro bambino/bambina, su «chi si occuperà di lui/lei quando non ci sarò più» è finito. Esiste finalmente una Legge di tutela, probabilmente perfettibile nel tempo, ma intanto un grosso passo avanti è stato fatto.

Questa dunque è la Legge, ma per l’intolleranza sociale, quella che preoccupa il genitore che per i propri figli «non sia un bello spettacolo vedere dalla mattina alla sera persone che soffrono su una carrozzina» o essere disturbati al ristorante dalla visione di una tavolata di persone con disabilità, cosa viene fatto? Episodi di intolleranza del genere ce ne sono tanti, alcuni vengono alla luce, altri vengono subiti in silenzio dai genitori e dai figli, pronti a “belare” un “grazie” quando qualcuno ha un’attenzione verso di loro.
O ancora, come possono rassicurarci le notizie sui maltrattamenti e le violenze perpetrate nelle varie strutture residenziali nei confronti di persone fragili e indifese?

Mi chiedo: quei diritti civili nati dopo il Sessantotto e proseguiti negli anni successivi (1977:Legge 517 sulla scuola; 1992: Legge Quadro 104; 1999: Legge 68 sul lavoro, solo per citarne alcune), quella “società educante” di Aldo Agazzi che avrebbe dovuto eticamente sviluppare il concetto di solidarietà con finalità inclusive della “persona” in quanto tale, solidarietà nel riconoscere la diversità e nello stesso tempo riconoscersi in essa, farsi promotrice di nuovi modelli educativi e di convivenza, che fine hanno fatto?
Io, genitore, come posso fidarmi di una Legge che si prenderà giuridicamente carico un domani di mio figlio, ma che non mi dà garanzie su quali “mani” si occuperanno di lui?
Riprendiamo allora quel concetto etico di “società educante”, di “pedagogia familiare” che mi permetta di sperare concretamente che un domani mio figlio sarà il “figlio di tutti”, perché ci sarà una responsabilità sociale, una società di relazioni, un contesto educante al quale l’immagine del “diverso”, chiunque esso sia, non provochi traumi, sofferenza, intolleranza, fastidio, ma induca ad apprezzare il proprio stato e ingeneri il desiderio e la curiosità solidale di conoscenza dell’altro.
Le agenzie educative, e in primo luogo la famiglia, dovrebbero farsi carico di questo processo pedagogico inclusivo, che non deve tendere a “normalizzare” il diverso, bensì ad accettarlo nella sua diversità e appoggiarlo nel suo progetto di vita all’interno del contesto sociale.

Non basta commentare le notizie su social media, credo sia necessario anche agire. Ad esempio, non utilizzando il parcheggio riservato alle persone con disabilità o parcheggiando sui tratti in discesa dei marciapiedi: piccole cose che danno però il senso del rispetto e della condivisione di un problema, soprattutto se sono presenti i propri figli.
Il gruppo sociale di appartenenza, quindi, deve avere la capacità di creare spazi a misura di tutti e uscir fuori dall’individualismo che sempre di più sta caratterizzando la nostra società.
Certo, non mi illudo che questa mia riflessione operi un cambiamento, ma ho sentito la necessità di esprimerla con la speranza che qualcuno la condivida e la tramuti in azioni concrete.

*Il trust è un istituto di origine anglosassone che consente di spossessarsi, con agevolazioni fiscali, di patrimoni propri, in funzione di un vantaggio o beneficio futuro.

Presidente dell’AIPD di Lecce (Associazione Italiana Persone Down).

 

di Maria Teresa Calignano SUPERANDO 

 

 

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SEZ. DISABILITà NEWS GIORNATA DI STUDIO CONTRO LE BARRIERE

30 Agosto 2016, 09:47am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ. DISABILITà NEWS GIORNATA DI STUDIO CONTRO LE BARRIERE

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il senso di questa lettera?! Faccio prima una piccola premessa e poi ne spiego il perché!

“Viene definita barriera architettonica qualunque elemento costruttivo che impedisca, limiti o renda difficoltosi gli spostamenti o la fruizione di servizi (specialmente per le persone con limitata capacità motoria o sensoriale, cioè portatrici di handicap). Da questo consegue che un elemento che non costituisca barriera architettonica per un individuo può invece essere di ostacolo per un altro; si capisce quindi che il concetto di barriera viene percepito in maniera diversa da ogni individuo. Il bisogno di garantire al maggior numero di persone il diritto alla libertà di movimento, ha portato alla ricerca di parametri comuni. Il passo più importante è stato fatto a livello normativo andando a individuare quali elementi costruttivi siano da considerarsi barriera architettonica.”.

Pertanto, nonostante le innumerevoli segnalazioni al fine di poter vivere civilmente e in autonomia, trovo che si continui a non tener conto delle leggi vigenti in materia di abbattimento barriere architettoniche.
Non è possibile che, dopo l’entrata in vigore di tali leggi (vedi ad es. legge 41/86 o legge 104/92 etc. etc.), si continui a costruire o a ristrutturare edifici pubblici e privati, aperti al pubblico, ignorando tali leggi e impedendone l’accessibilità.
E’ proprio la mancanza di accessibilità, infatti, a creare l’handicap, non solo per noi disabili, ma anche per anziani e genitori con passeggino.
A mio avviso, quindi, in una “città normale”, e quindi accessibile, non ci dovrebbe essere bisogno di tali leggi.

In una “città normale”, andare alla guardia medica o agli uffici della medicina legale dovrebbe essere consentito a tutti. A Villa San Giovanni, invece, questo non avviene. Infatti, la nuova sede, realizzata solo da qualche anno e sita in via Belluccio, presenta tutta una serie di barriere architettoniche che si sarebbero potuto evitare in fase di ristrutturazione rispettando le leggi vigenti in materia!
Si tratta di ignoranza o di indifferenza, o addirittura dell’assenza delle nostre istituzioni???

Oggi sulla Gazzetta del Sud!...Articolo di Giusy Caminiti!

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SEZ. DISABILITà NEWS Terremoto Centro Italia, “nelle scuole mancano piani di evacuazione per disabili”. La denuncia di Cittadinanzattiva

30 Agosto 2016, 09:42am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ. DISABILITà NEWS Terremoto Centro Italia, “nelle scuole mancano piani di evacuazione per disabili”. La denuncia di Cittadinanzattiva

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Nel dossier che sarà presentato il 21 settembre, l'associazione raccoglie le dichiarazioni dei responsabili della sicurezza degli edifici scolastici: "Nel 10% non sono ancora stati individuati percorsi praticabili che non comportino l’uso dell’ascensore o del servoscala". Prevenzione incentrata sul (remoto) rischio incendio e non su quello sismico-alluvionale

Le nostre scuole non sono pronte ad affrontare un terremoto. E i ragazzi più in pericolo sono i disabili. A denunciare questa situazione, all’indomani del sisma che ha colpito il Centro Italia è “Cittadinanzattiva” che da quattordici anni monitora la sicurezza degli edifici scolastici presentando un dettagliato rapporto. Il prossimo dossier sarà presentato il 21 settembre a Roma.

Gli ultimi dati fotografano qualche miglioramento rispetto al passato ma la strada da fare per assicurare a tutti la possibilità di andare in aula sereni è ancora lunga: “Secondo quanto dichiarato dai responsabili del servizio prevenzione e protezione (che possono essere professionisti esterni o insegnanti con competenze specifiche) il 100% dei ragazzi – spiega Adriana Bizzarri, responsabile del settore scuola – partecipa alle prove di evacuazione, ma nel 10% delle scuole non sono ancora stati individuati percorsi sicuri e praticabili da disabili motori che non comportino l’uso dell’ascensore o del servoscala. Ciò rende la questione delle emergenze critica e impone di studiare caso per caso, scuola per scuola, con l’aiuto di personale esperto”.

FONTE http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/29/terremoto-nelle-scuole-mancano-piani-di-evacuazione-per-disabili-la-denuncia-di-cittadinanzattiva/3000293/

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SEZ.DISABILITà NEWS Molise. Salute mentale. L’evidence based migliora l’organizzazione

29 Agosto 2016, 11:09am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ.DISABILITà NEWS Molise. Salute mentale. L’evidence based migliora l’organizzazione

INSERITO DA STAFF In un quadro organizzativo sostanzialmente fermo per decenni gli interventi “evidence based”, associati a percorsi di cura strutturati e a minime soluzioni organizzative, hanno avuto come conseguenza risultati quali-quantitativi positivi, utili per sostenere e accompagnare un cambiamento macro-organizzativo a costi invariati.

La Regione Molise è sottoposta da oltre 10 anni a Piano Operativo di Rientro per la spesa sanitaria; solo alla fine del 2015 è stato approvato il Decreto Commissariale attuativo (DCA 68/2015) che riorganizza la Salute Mentale e solo agli inizi del mese di agosto è stato approvato il Piano Operativo Straordinario 2016-2018. La criticità regionale in salute mentale è stata sempre caratterizzata dalla prevalenza eccessiva di Alta Intensità (AI) residenziale e di una “vocazione” ospedalo-centrica: il Centro di Salute Mentale a Campobasso è stato aperto solo nel 2012, a distanza di oltre 30 anni dalla Legge 180/78! I due indicatori relativi alla ospedalità e residenzialità riflettono bene tale situazione. Infatti, alle soglie del 2000 mentre in Italia era previsto in psichiatria un tasso di 1 pl ogni 10.000 abitanti, in Regione Molise era di 1.35. Ben più critico il tasso dell’AI residenziale che nello stesso periodo era di 6.4 per 10.000, laddove il Progetto Obiettivo per l’AI ne prevedeva 1 ogni 10.000. Si vuole evidenziare con il presente contributo che in un quadro organizzativo sostanzialmente fermo per decenni gli interventi “evidence based”, associati a percorsi di cura strutturati e a minime soluzioni organizzative, hanno avuto come conseguenza risultati quali-quantitativi positivi, utili per sostenere e accompagnare un cambiamento macro-organizzativo a costi invariati. A sostegno di tale tesi il trend di dati di ricovero, di riammissioni, di trattamenti sanitari ospedalieri, di posti di residenzialità e di persone sottoposte a misure di sicurezza in OPG/Rems. I dati sono relativi al Dipartimento di Salute Mentale di Campobasso che nel tempo ha messo in piedi un sistema diffuso e capillare di interventi evidence based e di riorganizzazione di percorsi territoriali. Si evidenzia che in assenza di tali interventi dal 1998 (346 ricoveri, 32 TSO e 36% di riammissioni) al 2001 (368 ricoveri, 38 TSO e 37% di riammissioni) il trend era in salita anche per l’effetto naturale dell’ “incidenza di popolazione” che si sovrappone alla “prevalenza di servizio”. Come si può osservare nel grafico 1, invece, dal 2002 al 2105 vi è una discesa significativa di ricoveri, di riammissioni e di TSO.

FONTE http://www.quotidianosanita.it/molise/articolo.php?articolo_id=42434

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SEZ.DISABILITà NEWS Lecce, centro chiuso al traffico per la festa del patrono: la scrittrice disabile non passa

29 Agosto 2016, 11:04am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ.DISABILITà NEWS Lecce, centro chiuso al traffico per la festa del patrono: la scrittrice disabile non passa

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Maria De Giovanni, affetta da Sla, non ha potuto ritirare il premio "Eccellenza delle eccellenze", perché in carrozzina non poteva raggiungere il Teatro Romano, in una zona interdetta alle auto.

 

"Di qui non si passa". E' stata irremovibile la vigilessa che nel centro di Lecce, nel giorno di chiusura al traffico per la festa di Sant'Oronzo, ha vietato alla scrittrice Maria De Giovanni, affetta da Sla, di raggiungere il luogo della premiazione, dove avrebbe ritirato un riconoscimento per la sua attività e il suo impegno del sociale. La donna, infatti, non ha potuto usare l'auto e in carrozzina era impossibilita a fare un lungo percorso fino al Teatro Romano. Il caso ha fatto scalpore e sono arrivate, seppur tardive, le scuse del comandante della polizia municipale.Ha dovuto rinunciare a un momento di gioia e di orgoglio, per un divieto temporaneo di transito delle auto, sul quale il vigile è stato inflessibile, anche davanti alla sua disabilità. Così, Maria De Giovanni ha dovuto far salire sul palco un'altra persona al suo posto per ritirare il premio "Eccellenza delle Eccellenze". Il percorso alternativo che era stato predisposto per residenti e disabili non le è stato indicato. Dopo lo scandalo è intervenuto anche il sindaco: "Queste cose non devono più accadere".

TGCOM24

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SEZ.DISABILITà NEWS Montascale per disabili: le 5 caratteristiche fondamentali

29 Agosto 2016, 11:01am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ.DISABILITà NEWS Montascale per disabili: le 5 caratteristiche fondamentali

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA State valutando l’acquisto di un montascale per disabili ma siete totalmente impreparati sull’argomento? Prima di rivolgervi a un rivenditore leggete quest’articolo per scoprire quali sono le 5 caratteristiche fondamentali che dovrete richiedere e che il montascale dovrà necessariamente avere per essere sicuri di aver speso bene i vostri soldi.

1. Sicuro. Ovviamente la sicurezza dovrà sempre essere al primo posto. Per questo assicuratevi che il vostro nuovo montascale abbia tutte le certificazioni di qualità europee previste per questo tipo di prodotto, che sia realizzato con materiali robusti e resistenti al tempo (la garanzia a vita dovrebbe essere sufficiente per darvi una certa tranquillità). Verificate anche la portata rispetto alla pendenza specifica della vostra scala (dai 125 ai 300 kg in base al modello).

Se volete scoprire quanto è avanzato in materia di sicurezza il prodotto che state osservando, chiedete al rivenditore di quali sensori e accessori è dotato. Una macchina moderna e di qualità dovrebbe, infatti, essere in grado di: bloccarsi con adeguato anticipo e senza scossoni in caso di possibili urti con oggetti o persone sulla rampa delle scale; possedere un sistema anticesoiamento; un sistema antiurto e un paracadute di sicurezza. Inoltre, dovrebbe possedere una batteria di emergenza per permettere alla macchina di giungere a destinazione anche in caso di interruzione della corrente elettrica.

2. Facile da installare. Diffidate dai prodotti che per la loro installazione richiedono il supporto di un’impresa edile o di personale esterno alla ditta che vi fornirà la macchina. Il motivo è esclusivamente di tipo economico.

I modelli più attuali si fissano alle rampe attraverso una struttura a sé stante ed esclusivamente con l’utilizzo di bulloni. Mediamente un intervento di questo tipo richiede meno di un’intera giornata di lavoro per essere portato a termine. Tutti i tipi di installazione che, al contrario, richiedono opere di muratura o altri interventi invasivi sarebbero da evitare in quanto questi tendono a elevare notevolmente la spesa finale.

3. Facile da usare. Pochi e semplici comandi. Un ottimo montascale è quello che può essere utilizzato da ogni tipo di utente, da quello più esperto di tecnologia, al disabile che non ha mai avuto a che fare con questo tipo di strumento. Le funzioni che non devono mancare sono: apertura e chiusura automatica della pedana (del poggiapiedi e sedile nel modello a poltroncina); apertura e chiusura automatica delle barre di sicurezza (solo nel modello a pedana); avviamento e stop; richiamata ai piani.

Se possibile, chiedete al rivenditore di farvi testare il montascale per scoprire se siete in grado di utilizzarlo senza un supporto esterno. Ovviamente, il miglior montascale è quello che vi permette di avere il 100% di autonomia e di poter salire ai piani superiori della vostra abitazione in modo facile, senza fatica e senza l’aiuto di nessuno.

4. Compatto. Negli ultimi anni sono stati fatti molti passi avanti nel settore dei montascale per disabili, non solo per quanto riguarda la loro tecnologia e il loro funzionamento, ma anche per quanto riguarda l’estetica e il design. Temete che installando uno di questi prodotti la vostra casa si trasformerà in un ospedale? Allora state osservando il prodotto sbagliato perché in commercio oggi esistono macchine come questa http://www.ceteco.it/soluzioni-per/disabili.html, perfettamente in grado di integrarsi con gli arredi esterni e interni della vostra abitazione, personalizzabili nei colori e, in alcuni modelli, anche nei rivestimenti.

Sia questo modello che quello a poltroncina hanno delle dimensioni talmente compatte, anche durante il movimento lungo la rampa, da renderne possibile l’installazione in qualsiasi casa e in qualsiasi vano scala, fino al più piccolo.

5. Detraibile. Infine, il vostro nuovo montascale dovrà assolutamente essere detraibile e godere di agevolazioni fiscali. Quali? IVA al 4%, contributo statale per l’abbattimento delle barriere architettoniche e detrazione dal vostro Irpef. Assicuratevi che questi tre elementi siano presenti e potrete acquistare il montascale a un prezzo estremamente più basso rispetto a quello di listino.

Ancora un consiglio. Se soffrite di una patologia degenerativa, chiedete al vostro medico curante quale sarà la vostra possibile condizione fisica fra qualche anno e acquistate già ora il modello capace di soddisfarla.

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SEZ. DISABILITà NEWS Addio a 'Vinz il guerriero' Sacripante, difensore dei diritti dei disabili teramani La dura storia di vita del 41enne teramano ha commosso il web. Il funerale domani a Rocciano

29 Agosto 2016, 10:50am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA TERAMO - Si è spento questa notte, al Mazzini di Teramo, Vincenzo Sacripante il 41enne teramano affetto da distrofia di 'Duchenne' noto a Teramo, al web e alla stampa per per le sue battaglie in difesa dei diritti dei portatori di disabilità. E' una storia di coraggio quella di Vincenzo che parte dalla madre adottiva Cristina, la donna che, dopo averlo sottratto all'orfanotrofio in cui si trovava, ha dedicato a lui la sua intera esistenza, arrivando a vendere la casa familiare di Piano della Lenta per garantirgli le cure di cui aveva bisogno. Il 41enne teramano da tempo costretto in carrozzina e attaccato ad un respiratore qualche anno fa era convolato a nozze con Aicha, la donna di origini marocchine che si è presa cura di lui in seguito all'aggravamento delle condizioni di salute della madre. La notizia della morte di 'Vinz il guerriero' ha commosso il web, tanti gli amici, i conoscenti e i semplici cittadini che hanno espresso il loro cordoglio ai familiari per la scomparsa del noto teramano. L'ultimo saluto a Vincenzo è in programma domani mattina, lunedì 29 agosto, alle 11, al cimitero di Rocciano.

http://www.emmelle.it/Prima-pagina/Cronaca/Addio-a-Vinz-il-guerriero-Sacripante-difensore-dei-diritti-dei-disabili-teramani/11-40311-1.html

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SEZ. DISABILITà NEWS Castellammare - Via del Pittore Ignoto vietata ai disabili E-mail di protesta di un disabile che sottolinea la difficoltà nel percorrere la strada che collega via Nocera a via Catello Fusco.

29 Agosto 2016, 10:45am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ. DISABILITà NEWS Castellammare - Via del Pittore Ignoto vietata ai disabili  E-mail di protesta di un disabile che sottolinea la difficoltà nel percorrere la strada che collega via Nocera a via Catello Fusco.

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Diamo voce ad un disabile di Castellammare di Stabia che ci scrive una mail lamentandosi di non poter più percorrere con la sua sedia a rotelle Via del Pittore Ignoto, stradina che collega Via Nocera a Via Catello Fusco, in pieno centro cittadino. "Sono costretto nelle ore serali a fare un giro enorme per rincasare" - dichiara l'uomo - "Non è possibile che una strada pubblica sia resa impercorribile da tavolini selvaggi di ristoranti, paletti, piante, e parcheggi di motorini che ne vietino l'accesso" - "Ho chiesto varie volte l'intervento della Polizia Municipale che nulla ha potuto contro l'arroganza di chi oramai si è impossessato di una strada" - "Il mio appello è rivolto al Sindaco, fiducioso che possa interessarsi del mio problema" - "Sperando che non sia considerato un cittadino di serie b solo perchè ho la colpa di essere un disabile".

STABIACHANNEL

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