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giornalino associazione diversabili penisola sorrentina della dott.rosa de martino

SEZ. DISABILITA NEWS Il bruciante percorso del motociclismo paralimpico

29 Giugno 2016, 11:27am

Pubblicato da Direttore Michele Pappacoda

SEZ. DISABILITA NEWS Il bruciante percorso del motociclismo paralimpico

INSERITO DA ANGELA CECERE Gare, corsi di guida, incontri sulla sicurezza stradale, patenti speciali: è stato davvero un percorso “ad alta velocità”, quello che da tre anni a questa parte ha visto l’Associazione DD – Diversamente Disabili creare una disciplina che non c’era, il motociclismo paralimpico, fornendo una preziosa opportunità sportiva – e non solo – a tante persone con disabilità appassionate delle due ruote. E ora quel modello è diventato anche “da esportazione”, con una “prima assoluta” in Francia

Gare, corsi di guida, incontri sulla sicurezza stradale, patenti speciali: è stato davvero un percorso “ad alta velocità”, quello che da tre anni a questa parte – come abbiamo puntualmente riferito ai nostri Lettori – ha visto l’Associazione DD – Diversamente Disabilicreare sostanzialmente una disciplina che non c’era, il motociclismo paralimpico, fornendo una preziosa opportunità sportiva – e non solo – a tante persone con disabilità appassionate delle due ruote. E quel modello, come avevamo riferito nei giorni scorsi, è diventato ora anche “da esportazione”, se è vero che la sfida lanciata a suo tempo da Emiliano Malagoli, fondatore e presidente dei DD, è stata recentemente raccolta anche in Francia, dove sul Circuito Carole di Tremblay, a nord di Parigi, si è disputata la prima PMR Bridgestone Cup (PRM sta per Pilote à mobilité réduite), trofeo in due tappe riservato appunto a piloti con disabilità.

Ben quattordici, tra francesi, italiani e belgi, sono stati i partecipanti a questa “prima assoluta”, organizzata dall’Associazione Handi Free Riders di Stephane Paulus e sostenuta dalla Federazione Francese e da Bridgestone. E se anche la parte agonistica è apparsa del tutto degna di nota – con la vittoria nella Classe 1000 di Daniele Barbero(terzo Malagoli) e il secondo posto di Giovanni Aranciofebo nella 600 (terzo Omar Bortolacelli) – probabilmente il momento più significativo è stata proprio la grande festa finale sul podio, dove a premiare i piloti è arrivato Jacques Bolle, presidente della Federazione Francese di Motociclismo.

Tra impegni dei DD, quindi, che proseguono a tamburo battente – dal 30 giugno al 3 luglio saranno a Sondalo (Sondrio) per il 40° Motoraduno Stelvio International, dove esporranno le loro moto adattate e il 7 luglio sul Circuito Tazio Nuvolari di Pavia per i corsi di guida Learn&Try – sorge spontanea una domanda: e se il 2017 fosse l’anno di un primo Campionato Europeo per piloti con disabilità? (S.B.)

SUPERANDO

29.06.2016 12.27

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO 108.000 persone con disabilità plurisensoriale confinate in casa

29 Giugno 2016, 10:52am

Pubblicato da Direttore Michele Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO 108.000 persone con disabilità plurisensoriale confinate in casa
Utilizzo di tecnologie da parte di una persona sordocieca

Una persona sordocieca che utilizza ausili tecnologici

Il 22 giugno scorso è stato presentato a Roma, presso il Ministero della Salute, loStudio sulla popolazione di persone con disabilità sensoriali e plurime in condizioni di gravità, curato da Alessandro Solipaca e Carlo Ricci e commissionato all’ISTATdalla Lega del Filo d’Oro[se ne legga già anche nel nostro giornale, N.d.R.].
La ricerca costituisce un approfondimento sul tema delle disabilità sensoriali e plurime, che usa come fonti statistiche l’indagine ISTAT sulle condizioni di salute della popolazione (anno 2013) e quella sull’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado (anno scolastico 2014-2015).

In Italia, dunque, la sordocecità riguarda 189.000 persone (pari allo 0,3% della popolazione), di cui l’87,9% ha 65 anni o più. Si tratta di disabilità plurime che spesso associano alle minorazioni sensoriali anche minorazioni di tipo motorio (51,7%), mentale (40,1%),psichico e comportamentale (32,5%). In particolare, nel 36% dei casi le persone hanno una concomitanza delle minorazioni sensoriali legate alla vista e all’udito, mentre nel 64% dei casi dichiarano di avere oltre alle minorazioni plurisensoriali anche altre invalidità (una o più).
Riguardo alle limitazioni funzionali riferite, il 70,9% evidenzia difficoltà nelle attività della vita quotidiana, il 57,1% è costretto a rimanere sempre in casa (confinamento) e il 30,1% ha difficoltà di movimento.

Rispetto alla partecipazione delle persone sordocieche ai diversi àmbiti di vita, l’analisi rileva che risulta molto contenuta la quota di persone con titolo di studio universitario e postuniversitario, pari al 2,4%, mentre l’89,9% ha frequentato solo la scuola media inferiore.
Il 66,7% delle persone sordocieche di 15-64 anni dichiara di avere difficoltà ad accedere al lavoro retribuito desiderato, a fronte del 37,5% delle persone senza disabilità sensoriali. Ma quali interventi potrebbero facilitare il superamento degli ostacoli? Gli intervistati indicano come necessari, nel 58,1% dei casi, i servizi pubblici per l’autonomia (trasporto, progetti formativi personalizzati, adattamento dei luoghi di lavoro), nel 56% il supporto di una persona e nel 44,4% gli ausili (telefono o computer adattati, sintetizzatore vocale ecc.).
La popolazione sordocieca di 15 anni e più incontra significative difficoltà di mobilità eaccessibilità. L’88,3% trova ad esempio ostacoli nell’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici, l’85 incontra difficoltà di accesso agli edifici e l’86,7% segnala problemi a uscire di casa (contro, rispettivamente, il 42,7%, il 10,7% e il 14,9% riscontrato nella popolazione senza disabilità sensoriali).
Il tipo di aiuto che viene ritenuto necessario per l’utilizzo dei trasporti pubblici è rappresentato soprattutto dagli ausili (rampe di accesso per autobus, mezzi con spazi adeguati per la sedia a rotelle, annunci vocali di fermata e di numero di linea ecc.), indicati dal 28,9% degli intervistati. Seguono i servizi pubblici per l’autonomia della persona (28,3%), che vengono anche segnalati da circa un quarto della popolazione sordocieca come gli elementi di facilitazione necessari sia per l’accesso agli edifici che per uscire di casa.

Per quanto poi concerne la vita di relazione e il tempo libero, circa due terzi delle persone sordocieche sopra i 14 anni (66,5%) dichiarano difficoltà ad incontrare amici e/o parenti, il 78,7% ad occuparsi dei propri interessi o hobby oppure a partecipare ad eventi culturali e il 93,1% ad utilizzare internet. Gli aiuti ritenuti maggiormente necessari per abbattere le barriere alla partecipazione culturale sono individuati nei servizi pubblici per l’autonomia della persona (26,9%).

La complessità della condizione di disabilità plurisensoriale – come dichiarato nello stesso studio – va al di là delle capacità della statistica di documentarla nel dettaglio. Sordocecità, minorazioni plurisensoriali o psicosensoriali sono, infatti, situazioni estremamente complesse, che spesso vengono liquidate come mera sommatoria di limitazioni funzionali. Tale compresenza lascia invece intuire come l’esito non sia meramente una sommatoria di limitazioni, ma forse una loro moltiplicazione, che certamente produce conseguenze negative sulle attività, con un peso specifico assai più significativo di ostacoli e barriere alla partecipazione.
Da questa ricerca, quindi, giungono informazioni e dati significativi, ma emergono altrettanti interrogativi, suggerendo nuovi filoni di studio e di approfondimento, che permetterebbero di descrivere più nel dettaglio le effettive condizioni di vita delle persone con minorazioni plurisensoriali.

I dati rivelano che circa 108.000 persone sordocieche sono di fatto confinate in casa. Ma cosa comporta questo per una famiglia? In altre parole, a margine di tale studio occorrerebbe interrogarsi su quali siano i costi sociali che una famiglia con una persona con disabilità sostiene. Costi che probabilmente vanno a moltiplicarsi nel caso di una pluriminorazione. E quando si parla di “costi sociali”, non ci si riferisce solo ai costi economici diretti, ma anche e soprattutto ai costi indiretti, in termini di impatto sulla salute dei caregiver [assistenti di cura, N.d.R.], di mancata valorizzazione del lavoro di cura, di rinuncia all’occupazione, di solitudine e isolamento. Fenomeno, questo, che investe soprattutto le donne, le madri, le figlie, tutte persone che – se lasciate sole – entreranno a loro volta nel circuito sanitario e assistenziale, proprio per le ricadute sulla salute psicofisica del caregiver e per le conseguenze di un suo mancato ingresso nel mondo del lavoro, di una rinuncia all’occupazione o di una riduzione dell’orario prestato, e quindi di una mancata copertura previdenziale.
Pure di fondamentale importanza è conoscere le differenze territoriali nel sistema dei servizi e degli interventi – descrivendo l’effettiva capacità di rispondere alle persone e alle famiglie, anche in termini di costruzione di Livelli Essenziali di Assistenza adeguati e uniformi su tutto il territorio nazionale – ed è cruciale capire l’effetto di tali differenze sulla vita delle famiglie, costrette a spostarsi da un territorio all’altro, cui viene negato il diritto a interventi prossimali, tempestivi e personalizzati, mirati ad accrescere la qualità della vita della persona, la sua possibilità di relazionarsi, di acquisire il massimo di autonomia possibile.

Rispetto al mondo della scuola, gli alunni con disabilità sensoriali sono 9.855, di cui 1.298 nella scuola dell’infanzia, 3.258 nella scuola primaria, 2.239 nella scuola secondaria di primo grado, 3.060 nella scuola secondaria di secondo grado.
Il tentativo compiuto dall’ISTAT in questo àmbito è stato quello di andare oltre la mera quantificazione degli alunni certificati, per indagare la sfera delle attività (apprendimento, svolgimento di compiti generali, mobilità, comunicazione, cura della persona, interazione e tempo libero). In questo modo si è raggiunta una descrizione sicuramente importante, ma non esaustiva, del fenomeno. Il passo successivo, fondamentale, è quello di esplorare ancora più efficacemente quali siano gli ostacoli e le barriere alla partecipazione, quali ifattori ambientali e gli elementi di facilitazione che potrebbero essere introdotti o potenziati per favorire l’inclusione.
Sarebbe opportuno sapere, ad esempio, quanto siano diffuse e come siano territorialmente distribuite tra gli insegnanti di sostegno le competenze necessarie per fornire un supporto didattico e di socializzazione appropriato a una classe con un alunno sordocieco o con una disabilità psicosensoriale. Quanto siano patrimonio degli insegnanti di sostegno e del personale assistente metodi di comunicazione alternativi, che permettano di contrastare l’isolamento e favorire la partecipazione alla vita della classe. Quanto si costruiscano retioperanti sui territori in collaborazione con la famiglia e con altri specialisti, che traggano indicazioni dai soggetti e dalle esperienze maturate nel tempo. E ancora, quale ricorso vi sia alla tecnologia e alle potenzialità ad essa connesse. E, infine, quanto gli insegnanti di sostegno e gli assistenti alla comunicazione possano contare sul supporto di riferimenti specialistici diffusi sul territorio.

Nell’impostazione delle ricerche, e poi delle politiche e dei servizi, occorre quindi andare oltre la mera quantificazione del fenomeno, pur necessaria in un’ottica anche di programmazione delle risorse, per indagare la sua complessità e per poter poi disegnare un sistema di risposte appropriate, che intervengano sulla rimozione degli ostacoli e delle barriere esistenti, che individuino i facilitatori, che siano capaci di garantire Livelli Essenziali di Assistenza uniformi su tutto il territorio nazionale, che si fondino sulla progettazione personale.
È necessario, in altre parole, indagare le condizioni di vita delle persone con disabilità e delle famiglie e programmare e valutare l’impatto delle politiche e dei servizi sulla loro qualità della vita. Aspetti che, come detto, potrebbero essere oggetto di ulteriori studi e ricerche.

FONTE SUPERANDO http://www.superando.it/2016/06/28/108-000-persone-con-disabilita-plurisensoriale-confinate-in-casa/

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO In settembre la scuola dovrà iniziare per tutti!

29 Giugno 2016, 10:49am

Pubblicato da Direttore Michele Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO  In settembre la scuola dovrà iniziare per tutti!

INSERITO DA STAFF Pur auspicando risorse finanziarie sufficienti e tempi utili per organizzare i servizi di trasporto e di assistenza agli alunni e agli studenti con disabilità, la FISH Campania (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – durante un incontro con i vertici regionali dell’Istruzione – ha manifestato l’intenzione di ricorrere anche alle vie legali, se in settembre la scuola non inizierà per tutti

Fortemente voluto dalla FISH Campania(Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), come avevamo riferitoqualche settimana fa, in occasione della campagna denominata Vogliamo andare a scuola!, lanciata dalla Federazione sulla falsariga di quanto attuato in Lombardia dalla LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), si è avuto nei giorni scorsi, presso la sede della Regione, un incontro con Lucia Fortini, assessore regionale alle Politiche Sociali e alla Scuola, con l’obiettivo principale di trovare le soluzioni più adeguate in merito al trasporto degli studenti con disabilità delle scuole superiori e ai servizi di assistenza materiale, alla comunicazione e all’autonomia, prima dell’inizio del prossimo anno scolastico.
Alla riunione – che ha visto la FISH Campania rappresentata dal presidente Daniele Romano e da Gennaro Pezzurro – hanno partecipato anche Antonio Oddati, capo dipartimento in Regione dell’Istruzione, della Ricerca, del Lavoro, delle Politiche Culturali e delle Politiche Sociali, Fortunata Caragliano della Direzione Generale per le Politiche Sociali, le Politiche Culturali, le Pari Opportunità e il Tempo Libero e Flora Savastanodell’Unità Operativa Dirigenziale Istruzione.

«Secondo quanto comunicatoci dall’assessore Fortini – informa Romano – ad oggi risulta che alla Campania spetterebbero per la scuola circa 6 milioni e 800.000 euro, stabiliti in base a un riparto delle risorse che penalizza fortemente la nostra Regione, poiché utilizza il metodo delle “risorse storiche”, stanziate cioè dalle Regioni in passato. In Lombardia, ad esempio, che ha poco più del nostro numero di studenti, arriverebbero circa 14 milioni di euro. L’Assessore ci ha tuttavia assicurato che farà tutto il possibile per ottenere una modifica di questa ripartizione, nel corso di una riunione prevista a Roma per il 6 luglio prossimo».
«Altra questione fondamentale – prosegue Romano – è la gestione di quei servizi, che secondo una proposta di Linee Guida elaborata dalla Direzione Generale delle Politiche Sociali e dell’Istruzione, si sarebbe intenzionati a far curare dagli Ambiti Sociali, per quanto riguarda il servizio di trasporto degli studenti con disabilità, e dai Comuni, per quanto riguarda invece l’assistenza materiale, all’autonomia e alla comunicazione».

«Le principali preoccupazioni da noi espresse – conclude il Presidente della FISH Regionale – riguardano non tanto le risorse, perché guardiamo con fiducia all’impegno assunto da Fortini, ma soprattutto i tempi tecnici necessari a mettere in campo quei servizi, anche perché ogni Provincia ha modalità diverse di gestione. Abbiamo dunque puntualizzato con forza che se in settembre la scuola non inizierà per tutti, passeremo ai fatti, denunciando la Regione. Ma vogliamo essere ottimisti e pensare questa ipotesi come all’ultima possibilità».
Un aggiornamento con l’assessore Fortini è ora in programma dopo il citato incontro di Roma del 6 luglio, per consentire alle Associazioni della FISH Campania di avere un quadro definitivo della situazione. (S.B.)

fonte Superando http://www.superando.it/2016/06/28/in-settembre-la-scuola-dovra-iniziare-per-tutti/

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Il bruciante percorso del motociclismo paralimpico

29 Giugno 2016, 10:45am

Pubblicato da Direttore Michele Pappacoda

inserito da staff Gare, corsi di guida, incontri sulla sicurezza stradale, patenti speciali: è stato davvero un percorso “ad alta velocità”, quello che da tre anni a questa parte ha visto l’Associazione DD – Diversamente Disabili creare una disciplina che non c’era, il motociclismo paralimpico, fornendo una preziosa opportunità sportiva – e non solo – a tante persone con disabilità appassionate delle due ruote. E ora quel modello è diventato anche “da esportazione”, con una “prima assoluta” in Francia

I quattro piloti italiani del “Team DD”, misuratisi con successo in Francia, sul Circuito Carole di Tremblay, nella prima “PMR Bridgestone Cup”

Gare, corsi di guida, incontri sulla sicurezza stradale, patenti speciali: è stato davvero un percorso “ad alta velocità”, quello che da tre anni a questa parte – come abbiamo puntualmente riferito ai nostri Lettori – ha visto l’Associazione DD – Diversamente Disabilicreare sostanzialmente una disciplina che non c’era, il motociclismo paralimpico, fornendo una preziosa opportunità sportiva – e non solo – a tante persone con disabilità appassionate delle due ruote.
E quel modello, come avevamo riferito nei giorni scorsi, è diventato ora anche “da esportazione”, se è vero che la sfida lanciata a suo tempo da Emiliano Malagoli, fondatore e presidente dei DD, è stata recentemente raccolta anche in Francia, dove sul Circuito Carole di Tremblay, a nord di Parigi, si è disputata la prima PMR Bridgestone Cup (PRM sta per Pilote à mobilité réduite), trofeo in due tappe riservato appunto a piloti con disabilità.

Ben quattordici, tra francesi, italiani e belgi, sono stati i partecipanti a questa “prima assoluta”, organizzata dall’Associazione Handi Free Riders di Stephane Paulus e sostenuta dalla Federazione Francese e da Bridgestone. E se anche la parte agonistica è apparsa del tutto degna di nota – con la vittoria nella Classe 1000 di Daniele Barbero (terzoMalagoli) e il secondo posto di Giovanni Aranciofebo nella 600 (terzo Omar Bortolacelli) – probabilmente il momento più significativo è stata proprio la grande festa finale sul podio, dove a premiare i piloti è arrivato Jacques Bolle, presidente della Federazione Francese di Motociclismo.

Tra impegni dei DD, quindi, che proseguono a tamburo battente – dal 30 giugno al 3 luglio saranno a Sondalo (Sondrio) per il 40° Motoraduno Stelvio International, dove esporranno le loro moto adattate e il 7 luglio sul Circuito Tazio Nuvolari di Pavia per i corsi di guidaLearn&Try – sorge spontanea una domanda: e se il 2017 fosse l’anno di un primo Campionato Europeo per piloti con disabilità? (S.B.)

FONTE SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO “Dopo di Noi”, “Durante Noi” e molto altro

29 Giugno 2016, 10:42am

Pubblicato da Direttore Michele Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO “Dopo di Noi”, “Durante Noi” e molto altro

di Francesco Fusca Parte dalla “Legge sul Dopo di Noi”, la riflessione di Francesco Fusca, ma si sofferma a lungo anche sul “Durante Noi” delle persone con disabilità, con un posto privilegiato dedicato alla Scuola, «perché – scrive – per “fare le teste” occorre partire presto». Un ulteriore, prezioso contributo, che arricchisce il dibattito sulla recente norma approvata alla Camera, ospitato ormai da tempo dal nostro giornale

Tanto tuonò, che piovve! Ma, davvero, tuonò tanto, da molti, troppi anni… E non sono pochi, per una Legge che per la sua evidente chiara semplicepregnanza umana (culturale e civile), doveva essere discussa e approvata subito, sin dall’inizio della proposta. E senza addentrarci nella “Grande Bellezza” delle indicazioni dellaConvenzione ONU e di quanto sancito dall’articolo 14 della Legge 328/00 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali) sul “Progetto di Vita” a cui ha diritto soggettivo pieno ogni Persona [l’Autore si riferisce alla recente approvazione in via definitiva alla Camera della cosiddetta Legge sul “Dopo di Noi”, ovvero “Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare”, N.d.R.].
Così vanno le cose! E, pensate, c’è anche chi tra gli onorevoli (ovviamente… moltoonorevoli!) si astiene (26 persone, con la “p” piccola) e ben 64 dicono “no” (persone, questa volta, con la “p” piccolissima). E le loro parole giustificative – «un regalo ai ricchi e alle assicurazioni» – sono ridicole misere risibili… Come se non sapessimo che la migliore legge possibile passa sempre – concretamente – dalle “gambe” delle Persone e dalle intenzioni etiche (l’Ontologia) e dalle scelte politiche di Senso (la Politica, intesa alla don Lorenzo Milani) di queste…

Alcuni dati, ora, per inquadrare meglio di cosa stiamo parlando. Fonte ISTAT 2014: secondo l’Istituto Nazionale di Statistica oggi ci sono, in Italia, circa 3.200.000 Persone con disabilità, delle quali circa 2.100.000 “considerate” gravi in riferimento a quanto stabilisce, in proposito, la Legge Quadro 104/92. Ancora – e per chiudere con i dati ISTAT – di queste ultime «circa 630.000 vivono già da sole senza genitori, un numero a cui si aggiungeranno altre 13.000 persone entro il 2019». Fare sempre attenzione a questa fascia della popolazione è unanecessità civile, di cui le sfere politiche non dovrebbero mai dimenticarsi.

Ma la Scuola cosa c’entra? Moltissimo! Per “fare le teste” – la sensibilità la Cultura la Civiltà – occorre partire presto. Dalla Scuola dell’Infanzia (o Scuola Materna), con Insegnanti super titolati/e, in strutture degne di questo nome (secondo quanto previsto dalle leggi in vigore).
Lo “Strumento-testa” (Aristide Gabelli) e la “Testa ben fatta” (Edgar Morin): ecco di cosa parliamo. La forma mentis onesta e solidale fonda le sue radici nell’Infanzia: nella duttilità flessibilità plasticità della Mente Umana nei primi anni di vita (così ci dicono e ci spiegano gli Scienziati della Mente). La Psicologìa dell’Età Evolutiva – oltre agli studi più recenti delle Neuroscienze e della Genetica – insegna molto; anzi, la sua conoscenza è fondamentale, per capire bene di cosa stiamo parlando. Bisogna iniziare partire incominciare presto.
Il “Dopo di Noi” ha sempre, ovunque, un “Durante Noi” (…mentre noi, i genitori, siamo ancora in vita e possiamo accudire…), che non deve essere un “inferno” tra Diritti scritti parlati sbandierati per/a favore delle Persone con disabilità e il vuoto-nulla delle Istituzioni, sorde e cieche, sovente assenti e spessissimo arrovellate ad accapigliarsi per l’egoismo delparticulare di guicciardiniana memoria… Meno male che ci sono le Associazioni! Epperò, c’è anche lo Stato italiano e la sua Costituzione. Chi governa deve decidersi e ci deve dire se Stato ha la “s” piccola o se ha la “S” Grande (sempre “alla don Milani”).

Ileana Argentin è felice! Deputata, Persona con disabilità, è la prima firmataria di una Proposta di Legge confluita nel testo unificato approvato dalla Camera, che riguarda il “Dopo di Noi”. Dichiara: «Ora i genitori di un disabile grave potranno permettersi il “lusso” di morire sereni». «Con questa Legge – continua – lo Stato si assume un impegno per dare risposte alle persone più fragili e restituire un po’ di serenità a tanti genitori. Ora finalmente ci sono fatti concreti perché per la prima volta c’è un fondo sociale specifico, pubblico, per il “Dopo di Noi”, con 90 milioni già previsti dalla Legge di Stabilità per il 2016».
E a chi ha sollevato dubbi relativamente alla costituzione del trust [istituto giuridico mutuato dall’ordinamento anglosassone, con cui una o più persone, i “disponenti”, trasferiscono beni e diritti sotto la disponibilità del “trustee”, un tutore, che assume l’obbligo di amministrarli nell’interesse di un beneficiario, in questo caso la persona con disabilità, N.d.R.], cui affidare le risorse per il futuro del proprio figlio/a, che potrebbe configurarsi come una modalità per evadere il fisco, Argentin risponde rassicurando: «Non è così, c’è un tutore che sorveglia e la defiscalizzazione cessa quando il disabile non c’è più».
Senza entrare nel merito, alcune delle “questioni” più rilevanti sono: (a) Il Fondo per l’assistenza; (b) La detraibilità delle spese per le polizze assicurative; (c) L’istituzione di trust e fondi speciali vincolati; (d) le campagne informative.

Il dibattito sul “Dopo di Noi” è apertissimo. Tra le varie “voci”, sicuramente importanti sono quelle di Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e di Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale). Perché sono le “voci” di chi la Croce (e il suo peso esistenziale) la conosce personalmente e in profondità.
Operativamente, Falabella subito si rivolge alle Istituzioni sul territorio e nazionali, che devono rendere “reale” il “Dopo di Noi”: le Comunità Locali, le Regioni e i Ministeri competenti.
Dal canto suo, Speziale, in linea col pensiero del Presidente della FISH, dichiara: «In quanto tale, una legge non è mai né buona né cattiva; la sua valutazione, infatti, deve essere realizzata rispetto all’impatto materiale che la stessa riesce a produrre sul miglioramento della qualità della vita delle persone destinatarie. In tale ottica, sarà di fondamentale importanza il ruolo delle Regioni e degli Enti Locali cui sono demandati gli aspetti applicativi, e al tempo stesso diventa fondamentale pure il ruolo delle Associazioni di persone con disabilità e di famiglie, che devono non solo vigilare sulla corretta applicazione, ma anche promuovere e indicare buone prassi».

Tra la Scuola italiana e la legge sul “Dopo di Noi” si colloca poi, con forza socio/culturale dirompente, il “Durante Noi” e cioè quel tempo in cui la Persona con disabilità va a Scuola e la frequenta, anche “obbligata” dalla nostra bella Costituzione.
Ebbene, se i Genitori del bimbo/bimba seguono questi – amorevolmente – a casa e in Società, come vanno le cose, ovvero quali sono i rapporti a Scuola? La risposta èvariegata complessa diversa e credo che con questa Legge sia arrivato anche il momento in cui le politiche scolastiche governative debbano cambiare. La scommessa sulla Cultura dell’Inclusione/Integrazione/Valorizzazione delle Persone con disabilità deve essere vera reale palpabile. Di parole teorie palliativi ne abbiamo… piene le tasche!
A Scuola i Docenti e le Docenti specializzati/e per il sostegno devono essere continuamente monitorati/e nelle loro Pedagogie e Didattiche Speciali, e devono essere al corrente degli apporti provenienti dalla più recente ricerca scientifica. Le altre “figure” del territorio – le Unità Multidisciplinari previste dalla Legge, “gambizzate” o totalmente “in fuga” – devono esserepresenti a Scuola e operative con le varie Persone dell’azione formativa (Insegnanti curricolari, Personale ATA-Amministrativo, Tecnico e Ausiliario, Dirigente Scolastico…). E gliEnti Locali devono fare, davvero, la loro parte. Se poi non la fanno, devono essere censurati severamente… Si pensi alla Legge 104 e all’errore del Parlamento Italiano – madornale! – di usare in essa il verbo «potere» e non invece il verbo «dovere»…

Insomma, solo questo tipo di discorso – visibile palpabile controllabile – può rendere le vite di Mamma e Papà sopportabili e, perché no!, piacevoli. Questo è il “Durante Noi” dalla parte, anche, della Solidarietà e dell’Etica, e dalla parte della Cultura e della Civiltà. Per… un nuovo Umanesimo.

FONTE SUPERANDO http://www.superando.it/2016/06/28/dopo-di-noi-durante-noi-e-molto-altro/

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Per alcuni votare è ancora più difficile!

29 Giugno 2016, 10:38am

Pubblicato da Direttore Michele Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Per alcuni votare è ancora più difficile!

INSERITO DA STAFF D’accordo la lettera delle norme, che nessuno vuole contestare, ma anche l’intelligenza, il buon senso e un po’ di buona educazione dovrebbero sempre fare la loro parte. E invece, a giudicare dalla testimonianza di due nostri Lettori e di quanto da loro vissuto in occasioni delle recenti elezioni amministrative, sembra proprio che non sia sempre così. E per le altre persone con disabilità, tutto è filato liscio, al momento di votare?

Realizzazione grafica con tnti omini colorati che vanno a votareQuando le norme riportano solo fredde parole sulla carta, dovrebbero essere il buon senso, l’intelligenza e anche un po’ di buona educazione a fare la loro parte. E invece non è proprio accaduto questo a due nostri Lettori, in occasione delle recenti elezioni amministrative, a giudicare dagli ostacoli in cui si sono imbattuti.

«Essendo persona disabile con difficoltà di deambulazione – ci scrive il primo – che si aiuta faticosamente con un bastone, il 5 giugno scorso, essendovi barriere architettoniche nel mio seggio di appartenenza, mi sono recato a votare in uno di quelli della mia Circoscrizione indicati dal Comune come dotati di una “Sezione H” e dunque accessibile. Giunto al seggio, effettivamente privo di barriere, ho dovuto però constatare difficoltà e complicazioni burocratiche (compilazione di moduli e registri) evidenziate dagli scrutatori, in evidente imbarazzo per il timore di compiere errori, non essendo stati mai preparati a queste situazioni. Trovo poi strano, e non certo conforme al tanto sbandierato diritto alla privacy, aver dovuto lasciare copia del mio certificato di invalidità contenente tutti i particolari della mia diagnosi e i nomi dei medici. Mi è stato anche detto che avrei dovuto lasciare una copia del verbale di invalidità ogni volta che mi fossi recato alle urne in un seggio con “Sezione H”».
Arriva quindi il voto di ballottaggio, due settimane dopo, e per evitare le complicazioni del primo turno, il nostro Lettore decide di provare a recarsi al suo seggio di appartenenza, quello cioè non accessibile. «Dopo aver salito con fatica la scala esterna – racconta – visto che il montascale fisso non funzionava, ho chiesto di poter votare in una Sezione al pianterreno, per evitare di percorrere quattro volte un lungo corridoio per prendere l’ascensore e raggiungere la mia Sezione al primo piano. Ebbene, dopo discussioni e consultazioni con il Presidente di Seggio, un’impiegata dell’Ufficio Elettorale, per altro gentile, ha effettuato una lunga telefonata a chi di dovere, spiegando la situazione e rimarcando il fatto che diverse persone avevano manifestato le medesime problematiche. Risposta:«Non si può fare nulla»!
«Una burocrazia un po’ più lungimirante e aperta – è la conclusione – non potrebbe prevedere un sistema per assegnare una volta per tutte un seggio privo di barriere architettoniche alle persone con disabilità, per risparmiare loro perdite di tempo e inutili peregrinazioni, nonché l’umiliazione di chiedere come un favore ciò che spetterebbe loro di diritto?».

Più articolato il racconto di un’altra nostra Lettrice, segnalataci da Pierpaolo Capozzi, promotore del blog ItaliAccessibile.
«Sono amica – scrive -, nonché accompagnatrice da diversi anni, di due persone cieche e con questa mia lettera non vorrei polemizzare sull’operato di chi è tenuto a fare rispettare una legge – seppur per certi versi insensata – quanto sensibilizzare più persone possibili. Il 5 giugno, dunque, ci rechiamo al seggio, munita di carta d’identità io, di carta d’identità e tessera elettorale i miei due amici, con il timbro che attesta la necessità di essere accompagnati fino in cabina. Una volta esibiti tutti i documenti, mi accomodo in cabina insieme a uno dei due, ma a quel punto una signora votante come noi, in fila dopo di noi e incurante del valore che a volte possono avere la discrezione e la sensibilità, dice a gran voce: “Perché vanno in due in cabina?”. “Abbiamo un timbro che ci permette di farlo”, rispondo, mentre il Presidente di Seggio, in modo discreto, cerca di far capire alla signora che il mio amico è cieco. Ma lei incalza: “Ma per essere accompagnati, non è necessario essere ciechi assoluti?”. “Beh, signora – le dico – mi dispiace aver dimenticato a casa il cartello che solitamente appendiamo al collo e  che attesta la malattia diagnosticata ai miei amici, ma mi dica, lei come fa a capire il grado di cecità delle persone che ha qui davanti?». A quel punto smette di ribattere e posso finalmente accompagnare i miei due amici, prima l’uno e poi l’altra, ad esercitare il loro sacrosanto diritto di voto».
Anche qui, però, arriva il 19 giugno una “seconda puntata” tutt’altro che piacevole. «Entro con la mia amica come sempre – racconta la Lettrice – con gli stessi documenti esibiti ogni volta e anche il 5 giugno precedente, ma vengo questa volta bloccata dalla richiesta dellamia tessera elettorale. “Sono anni che esibisco solo la carta di identità – ribatto – perché oggi vuole anche la tessera elettorale?”. “Perché la volta precedente lei ha alzato un polverone…”. Amareggiata decido quindi di tornare a casa a prendere la mia tessera elettorale, ma mi viene anche precisato che se avessi accompagnato una persona, non avrei potuto accompagnare l’altra. E così torniamo a casa, senza che i miei amici possano votare, perché l’accompagnatore era uno e le persone da accompagnare erano due. E allora, chi si arrogava il diritto di decidere chi dei due dovesse esercitare il proprio diritto di voto (la ripetizione della parola “diritto” è volontaria)?».

A questo punto appare doveroso fare riferimento alla normativa che regolamenta la materia, ovvero all’articolo 55 del Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 361/57(modificato in seguito dalla Legge 17/03), ove si legge che «i ciechi, gli amputati delle mani, gli affetti da paralisi o da altro impedimento di analoga gravità esercitano il diritto elettorale con l’aiuto di un elettore della propria famiglia o, in mancanza, di un altro elettore, che sia stato volontariamente scelto come accompagnatore, purché l’uno o l’altro sia iscritto in un qualsiasi Comune della Repubblica. Nessun elettore può esercitare la funzione di accompagnatore per più di un invalido. Sul suo certificato elettorale è fatta apposita annotazione dal presidente del seggio, nel quale ha assolto tale compito».
La Legge, quindi, parla chiaro e non è dalla parte della nostra Lettrice. Ma quest’ultima, come lei stessa ribadisce, «non ha l’intenzione né di sindacare sul testo di una Legge Nazionale, né sull’operato di chi, a vario titolo, ha solo il dovere di farla rispettare. Vorrei soltanto precisare che la Legge in questione è un bel po’ datata e che quindi anche il 5 giugnoavrebbero dovuto farci le stesse obiezioni, perché se è giusto che una Legge venga rispettata, dev’esserlo sempre e non solo dopo che una signora inizia a polemizzare e a “diagnosticare” arbitrariamente gradi di cecità a destra e a manca».
«Infine – conclude – vorrei soltanto ricordare a tutti che un bel bagno di umiltà e disensibilità, prima di uscire di casa, non ha mai fatto male a nessuno e ricordare anche una frase, di paternità incerta, che forse può indurre a riflettere: “Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre!”». Come darle torto?

In questi due casi, dunque, è andata così. Ma per le altre persone con disabilità, chiediamo ai Lettori, è filato tutto liscio?
In ogni caso cogliamo l’occasione anche per segnalare la sezione del Servizio HandyLex.org interamente dedicata al diritto di voto delle persone con disabilità(Stefano Borgato)

SUPERANDO  http://www.superando.it/2016/06/28/per-alcuni-votare-e-ancora-piu-difficile/

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Viaggiano per l’Italia e fanno cultura (nuova) sulla disabilità

25 Giugno 2016, 10:25am

Pubblicato da Direttore Michele Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Viaggiano per l’Italia e fanno cultura (nuova) sulla disabilità
 

Danilo e Luca in Umbria, sulla riva del Lago Trasimeno, durante il loro “Viaggio Italia”

M.P. Trenta giorni e altrettante tappe e appuntamenti, in città come Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Reggio Calabria, Napoli, Catania, Palermo e Cagliari o in località più piccole, ma assai note, tra cui Peschiera del Garda, Comacchio, Alberobello, Alghero. La partenza è stata il 6 giugno da Torino, la conclusione sarà il 7 luglio a Vicoforte, in provincia di Cuneo.
È questo il Viaggio Italia di Danilo, trentottenne designer e imprenditore, amante dello sport e dell’avventura e di Luca, trentaseienne architetto e musicista, grande appassionato di tennis. Due grandi amici, incontratisi per la prima volta quasi vent’anni fa nell’Unità Spinale di Torino, che hanno deciso di vivere questa avventura in carrozzina, fatta di sport (anche estremi), di incontri e di sfide.

«Viaggio Italia – hanno spiegato Danilo e Luca prima di partire – vuole essere una storia dicoraggio, libertà e autonomia, un inno all’amore per la vita e alla forza di non arrendersi di fronte alle difficoltà, un viaggio alla scoperta dei nostri limiti, con il desiderio di superarli o anche solo di riconoscerli. Perché se per molti l’essere paralizzati dalla vita in giù significa la “fine” di qualcosa, noi abbiamo deciso e voluto fortemente che quell’incidente rappresentasse un “inizio”, l’inizio di una vita diversa, ma ugualmente intensa, ricca, emozionante. Perché vivere (e non sopravvivere) con una disabilità è possibile, perché anche su una carrozzina si può lavorare, fare sport, viaggiare, innamorarsi di luoghi e persone, conoscere, incontrare, imparare…».

Dal 6 giugno, quindi, Danilo e Luca sono in giro per il nostro Paese e ogni tappa coincide con la scoperta di un territorio, con un’impresa, ma anche con un’occasione di incontro, confronto, speranza ed evoluzione.
Giocano a tennis, volano in parapendio, navigano in barca a vela e kayak, vanno a cavallo, fanno rafting, snorkeling (nuoto in superficie o fino a cinque metri di profondità, utilizzando il boccaglio, che in inglese si chiama appunto snorkel) e sci nautico. Tanti sport che diventano – anche quelli più estremi – uno strumento di conoscenza di se stessi e degli altri.
Ma Viaggio Italia è anche un percorso all’interno delle Unità Spinali, dove Luca e Danilo portano un messaggio di speranza a chi sta vivendo oggi un’esperienza analoga alla loro.
«E accanto ai due protagonisti – come è stato scritto dalla CPD di Torino (Consulta per le Persone in Difficoltà), che ha presentato l’iniziativa nel proprio sito – anche le aziende (Fiat Autonomy è lo sponsor principale), che con le loro idee di innovazione sono state in grado di creare accessibilità nuove e concrete per le persone con una disabilità fisica, e la Fondazione del Gruppo Lasminute.com, che crede nel viaggio come esperienza di arricchimento di vita da rendere facile e accessibile per tutti. Perché tra le meravigliose possibilità e applicazioni che le moderne tecnologie possono avere c’è anche questa: offrire nuove opportunità a chi ha un deficit fisico, ma non vuole rinunciare a vivere e a sperimentare. E così Viaggio Italia apre i suoi orizzonti e diventa occasione di incontro e di racconto per abbattere barriere e tabù e creare una nuova cultura della disabilità. Danilo e Luca, infatti, parlano a tutti: istituzioni, fondazioni, aziende e gente comune. Ed è soprattutto ai giovani che si rivolgono, per spiegare cosa significhi vivere e viaggiare con una disabilità, per accrescere la consapevolezza e far riflettere i futuri capi d’azienda, designer e scienziati sulla possibilità di lavorare per sviluppare tecnologie e prodotti rivolti a questa categoria, che oggi corrisponde a quasi un miliardo di persone in tutto il mondo». (S.B.)

Ringraziamo la CPD (Consulta per le Persone in Difficoltà) di Torino per la collaborazione.

SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO La patente dall’inizio alla fine

25 Giugno 2016, 10:20am

Pubblicato da Direttore Michele Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO La patente dall’inizio alla fine
Simulatore di guida

Un simulatore di guida come quello di cui disporrà d’ora in poi l’Istituto Riabilitativo Montecatone di Imola (Bologna)

M.P.Tornare alla guida dopo unalesione al midollo spinalepuò essere un percorso lungo e difficile, per via dei costi e del lungo iter burocratico necessario alla conversione della patente. Nell’ottica quindi di fornire ai propri utenti ogni strumento funzionale all’accrescimento dell’autonomia personale, l’Istituto Riabilitativo Montecatone (Montecatone Rehabilitation Institute) diImola (Bologna) – la nota struttura specializzata nella cura e nella riabilitazione delle lesioni midollari e delle gravi cerebrolesioni – in collaborazione con il Centro Protesi INAIL di Vigorso di Budrio (Bologna), la Fondazione e l’AUS (Associazione Unità Spinale) Montecatone, e l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, ha recentemente ampliato il proprio Progetto Patenti, iniziativa presentata nel corso di una conferenza stampa di cui anche il nostro giornale aveva dato notizia.

«Il ritorno all’utilizzo dell’automobile – spiegano da Montecatone – è sicuramente un forte incentivo per il paziente mieloleso, per facilitarne il reinserimento nella vita sociale e lavorativa ed è possibile solo acquisendo o convertendo una patente speciale e dopo avere dotato il proprio veicolo dei comandi ausiliari necessari per la guida. Com’è noto, l’iter parte dalla visita di una Commissione Medica Locale che accerti i requisiti fisici e psichici, individuando e prescrivendo l’installazione di tutti gli ausili più consoni a una guida ottimale e sicura dell’autoveicolo. Quando però la diagnosi non è chiara e lineare, è opportuno effettuare una prova preliminare con un simulatore di guida che valuti le capacità residue, con test di forza e reazione. Una volta individuati con esattezza gli ausili da installare sul veicolo, il percorso prevede almeno una guida con istruttore e successivamente l’esame di guida a bordo dell’auto adattata».
Si tratta di una procedura che finora l’Istituto Montecatone ha parzialmente seguito con la collaborazione del Servizio Mobilità in Auto del Centro Protesi INAIL, dove appunto ogni mese viene organizzato un colloquio informativo per i pazienti, allo scopo di fornire le indicazioni in merito alla normativa in essere per il conseguimento della patente speciale, le informazioni sulle agevolazioni fiscali e sulla scelta del veicolo adattato o degli adattamenti da installare nell’auto.
D’ora in poi, però, Montecatone accompagnerà il paziente in tutto il processo che lo potrà portare, prima della dimissione, a conseguire o a convertire la propria patente. Grazie infatti a un accordo stipulato tra l’AUS Montecatone e l’Azienda Guidosimplex, è stato concesso in comodato gratuito un simulatore di guida che permetterà di effettuare in loco la valutazione su tutte le persone con tetraplegia e paraplegia prima della dimissione, ricorrendo al Centro Protesi INAIL solo per i casi più complessi.
Ma non è tutto, poiché oltre al simulatore, installato presso la Terapia Occupazionale di Montecatone, grazie alla disponibilità dell’Autodromo di Imola, saranno calendarizzate giornate di prova dei veicoli adattati nel Paddock 2, alle quali verranno invitati i pazienti e gli allestitori con il supporto tecnico dell’INAIL, per fare sperimentare non in sede stradale la guida con ausili, scegliendo i più adatti tra le diverse tipologie di comandi disponibili sul mercato.
Il progetto, infine, prevede anche di facilitare il percorso per acquisire la patente speciale, anticipando i tempi della visita in Commissione Medica Locale – sempre grazie alla prenotazione tramite l’INAIL – e mediante un’apposita collaborazione con le scuole guida locali, resesi disponibili a supportare il percorso, che faranno partire le lezioni di guida direttamente da Montecatone. (S.B.) SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Un parco giochi per tutti è proprio per tutti

25 Giugno 2016, 10:18am

Pubblicato da Direttore Michele Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Un parco giochi per tutti è proprio per tutti

M.P. «Un parco giochi per tutti non è un parco per soli ragazzi con disabilità ma è proprio per tutti, nato per abbattere le barriere che spesso vengono poste dalla stessa società. In esso servono attrezzature pensate per essere usate da quanti più bambini possibile»: lo ha dichiarato Francesco Ieva, presidente dell’Associazione AltroDomani, nella giornata inaugurale del Progetto “Un parco giochi per tutti”, bell’esempio attuato a Nichelino (Torino) di collaborazione tra il Terzo Settore, l’Ente Pubblico e un gruppo privato, ai fini di un’iniziativa tutta inclusiva

Nichelino (Torino), inaugurazione "Un parco giochi per tutti", 28 maggio 2016

I bimbi di Nichelino (Torino) sperimentano la nuova area giochi accessibile a tutti, nella giornata inaugurale del Progetto “Un parco giochi per tutti”

«Un parco giochi per tutti non è un parco per soli ragazzi con disabilità ma è proprio per tutti, nato per abbattere le barriere che spesso vengono poste dalla stessa società. In esso servono attrezzature pensate per essere usate da quanti più bambini possibile. Ciò che è stato fatto nella nostra città potrebbe essere migliore e ancor più inclusivo, ma il nostro progetto è uno spunto iniziale, per indicare alle Amministrazioni una direzione in cui muoversi per il futuro. Tutti, infatti, possiamo fare molto per migliorare il mondo in cui viviamo, se siamo capaci di pensare a unbenessere collettivo e inclusivo per tutti. In questa maniera Nichelino, con orgoglio anche attraverso questo Parco giochi per tutti, può diventare un modello per altre Amministrazioni».
Lo ha dichiarato qualche settimana fa un entusiasta Francesco Ieva, presidente dell’Associazione AltroDomani (NOI, contro le Malattie NeuroMuscolari), nella giornata dedicata all’inaugurazione del Progetto Un parco giochi per tutti, realizzato in collaborazione con il Comune di Nichelino (Torino) e il sostegno del Gruppo Unicredit, come avevamo anticipato anche nel nostro giornale.

Per mezzo di tale progetto, avviato nel 2013, AltroDomani ha donato alla propria città attrezzature per un valore di circa 17.000 euro (unendo ai 7.000 euro ricevuti da Unicredit, altri 10.000, frutto di raccolte fondi, donazioni e 5 per mille), mentre l’Amministrazione Comunale ha garantito il lavoro di sistemazione dell’area e la fornitura e posa del pavimento anti trauma, per una spesa di altri 10.000 euro. Una collaborazione, questa, che ha permesso di dotare la città piemontese di un parco giochi realmente inclusivo, con un’areaaccessibile a tutti i bambini, anche a quelli con difficoltà motorie.
«Sono felice a nome mio e dell’Amministrazione – ha dichiarato per l’occasione Enrico Ricci, commissario straordinario di Nichelino – per questo progetto di alto valore sociale e siamo grati ad AltroDomani perché l’iniziativa servirà a portare momenti di serenità anche ai ragazzi con difficoltà».

Nata nel 2011 per volontà di un gruppo di genitori di bambini affetti da distrofia muscolare diDuchenne e di alcuni loro amici, che rivolge però la propria azione a tutte le persone affette da malattie neuromuscolari (distrofie, atrofie, miopatie, miastenie ecc.) e alle loro famiglie, l’Associazione AltroDomani si è dichiarata molto soddisfatta per la grande affluenza di cittadini presenti alla giornata inaugurale, tra i quali numerosi bambini, che hanno avuto subito la possibilità di sperimentare direttamente i nuovi giochi. (S.B.) SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO L’inserimento lavorativo dei “disabili deboli”

25 Giugno 2016, 10:14am

Pubblicato da Direttore Michele Pappacoda

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO L’inserimento lavorativo dei “disabili deboli”

DI (Ilaria Sesana) Punta soprattutto alle persone in condizione di grave disabilità, che incontrano maggiori ostacoli nella ricerca di un posto di lavoro, la nuova Agenzia Pilota di Mediazione Sociale dell’ANMIL di Milano, inaugurata in questi giorni nel capoluogo lombardo, che baserà la propria attività su un tipo di formazione dagli aspetti innovativi e su una serrata collaborazione con le aziende

Persona con disabilità al computerNel territorio della Città Metropolitana di Milano sono circa 22.000 le persone con disabilità iscritte alle liste di collocamento dedicate, tra le quali sono circa 5.000 quelle disponibili al lavoro, che potrebbero essere pronte a timbrare il cartellino in poco tempo. Ma la Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili), che obbliga le aziende all’assunzione delle persone con disabilità, troppo spesso viene disattesa e così centinaia di persone che potrebbero costruirsi una vita indipendente, anche dal punto di vista economico, restano al palo.
La situazione, poi, è particolarmente difficile per i cosiddetti “disabili deboli”, ovvero tutte quelle persone che, a causa di una condizione di grave disabilità, incontrano maggiori ostacoli nella ricerca di un posto di lavoro.
«L’assunzione di un “disabile debole” – spiega Claudio Messori, direttore dell’Agenzia per il Lavoro ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro) di Milano – resta un atto discrezionale da parte delle aziende. Nella maggior parte dei casi, infatti, esse tendono a privilegiare l’assunzione di persone che presentano disabilità più lievi o più semplici da gestire all’interno del contesto aziendale. Una situazione che conferma i pregiudizi ancora presenti nel nostro contesto sociale, nonché la diffidenza da parte delle imprese verso l’assunzione di persone con disabilità».
L’esperienza maturata dal 2009 a oggi dall’Agenzia per il Lavoro ANMIL di Milano dimostra invece che anche i cosiddetti “disabili deboli” possono – e dovrebbero – trovare un proprio spazio all’interno del mondo del lavoro, a patto che ci sia un’adeguata formazione professionalizzante, un orientamento attento e un accompagnamento durante le fasi di avvio dell’attività lavorativa. Dal 2009 a oggi, infatti, sono state prese in carico 1.005 persone con disabilità delle quali 223 hanno ottenuto un contratto di lavoro e altre 199 sono in tirocinio. Attualmente, l’Agenzia ANMIL milanese segue circa 200 persone, il 90% delle quali “disabili deboli”.

Alla luce di tutto ciò, l’ANMIL ha deciso di investire ulteriormente sulla formazione professionalizzante delle persone con disabilità, tramite un percorso concretizzatosi quest’anno, con la costituzione dell’Agenzia Pilota di Mediazione Sociale (APMS), nuova area formativa dell’Agenzia per il Lavoro ANMIL di Milano e dell’IRFA (Istituto di Riabilitazione e Formazione dell’ANMIL), inaugurata in questi giorni.
«Con questo nuovo progetto – dichiara Messori – vogliamo focalizzarci con particolare attenzione sulla disabilità fragile, per rimettere in gioco queste persone nel mondo del lavoro, sia profit, sia non profit».
Punto di forza della nuova struttura sarà dunque l’area formativa, con l’offerta di sette percorsi professionalizzanti (dalla manutenzione del verde alla ristorazione, dai corsi per barman a quelli di informatica), caratterizzati da un aspetto fortemente innovativo. «Oltre alle tradizionali lezioni frontali e ai laboratori – sottolinea infatti Messori -, i nostri corsiti avranno la possibilità di accedere a una piattaforma web dedicata, dove rivedere le lezioni, svolgere esercizi e test in autonomia. Questo potrà permettere alle persone di acquisire, passo dopo passo, tutte le singole competenze che andranno a comporre la mansione richiesta».
Si tratta di un’attività, va aggiunto, che potrà essere svolta sia in aula, grazie all’ausilio di appositi touch screen, sia da casa, accedendo alla piattaforma web dal proprio personal computer. «In questo modo – conclude Messori – la persona potrà rendersi conto di come operare, in una situazione a rischio zero».

Da dire in conclusione che le attività della nuova Agenzia ANMIL non sono rivolte solo alle persone con disabilità, ma anche alle aziende. Essa infatti offrirà consulenza amministrativa per la gestione degli obblighi sanciti dalla Legge 68/99 e, attraverso tutor specializzati, supporto all’integrazione socio-lavorativa dei neo-assunti con disabilità, per facilitarne i processi di inclusione in azienda. SUPERANDO http://www.superando.it/2016/06/24/linserimento-lavorativo-dei-disabili-deboli/

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