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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Allarme nuove droghe, 730 sostanze psicoattive in Europa Segnalate 55 nel 2018. Psichiatri, effetti terribili

23 Giugno 2019, 08:55am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

Allarme nuove droghe, 730 sostanze psicoattive in Europa © Ansa

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il fentanyl, potentissimo oppioide sintetico, è uno dei più noti. Viene utilizzato anche come adulterante di partite di 'sostanze classiche', soprattutto eroina, causando scie di decessi per overdose. Ma sono tante le 'Nuove Sostanze Psicoattive' (Novel Psychoactive Substances), le nuove droghe, difficili da riconoscere.

Sono 730, secondo l'ultimo report dell'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Emcdda), le sostanze stupefacenti sintetiche in circolazione in Europa, 55 segnalate nel 2018. Dal congresso della Società italiana di psichiatria (Sip) a Firenze, gli esperti lanciano l'allarme sugli effetti definiti "terribili" di queste sostanze.

"Di frequente - spiega Massimo Di Giannantonio, presidente eletto Sip - sono frutto del 'riciclaggio' di prodotti sintetizzati per scopi farmacoterapeutici e spesso abbandonati a causa degli effetti avversi. Sono estremamente eterogenee: una possibile classificazione muove dalla categoria di sostanze di cui mimano gli effetti (cannabimimetici sintetici, o catinoni sintetici), ma le differenze rendono la predizione dei rischi complessa". Altre difficoltà sono dovute al dubbio sullo status legale, all'impossibilità di rintracciarle con i test tossicologici tradizionali e al 'marketing sul web', con cui raggiungono infiniti potenziali acquirenti, spesso giovani o giovanissimi.

"A porre i maggiori rischi - aggiunge Enrico Zanalda, presidente della Sip - sono sostanze stimolanti come catinoni sintetici e fenetilamine, responsabili di episodi di delirio paranoide, agitazione psicomotoria grave, aggressività, allucinazioni, nonché crisi convulsive, addirittura coma. Ma anche i cannabimimetici sintetici sono spesso causa di intossicazioni potenzialmente fatali e di sintomi psicotici spesso non transitori".

ANSA

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO AEROPORTO BOLOGNA NEGA IMBARCO A DUE PERSONE DISABILI

21 Giugno 2019, 10:38am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

Di chi è la responsabilità di autorizzare l’imbarco delle persone disabili? Cosa è possibile portare a bordo? Queste sono domande lecite per ora senza risposte. Dopo il caso di Ryanair di qualche giorno fa che voleva lasciarmi a terra all’aeroporto di Bruxelles, Facebook ha raccolto lo sfogo di due ragazze dirette in Irlanda per un corso di una settimana e che si sono viste negare l’imbarco per due giorni consecutivi, costringendole a saltare il loro impegno. Questo il loro racconto, incredibile ma purtroppo verissimo: AEROPORTO DI BOLOGNA Questo weekend dall’aeroporto di Bologna non ci hanno fatto volare. Io e Chiara eravamo state selezionate per frequentare una Summer School di una settimana in Irlanda, il cui argomento era “legge e disabilità”: ironico, no? In ogni caso, ce la stiamo perdendo. Non ci è ancora del tutto chiaro il perché ci abbiano negato l’imbarco due giorni di fila. Non ci è chiaro cosa abbia fatto emergere dei problemi così insormontabili, considerate tutte le volte che abbiamo volato. Quello che è chiaro è che le persone disabili non vengono trattate come veri clienti: ci si aspetta che ci genuflettiamo costantemente e che non abbiamo cognizione dei nostri diritti. Il primo giorno, sabato, al check-in ci hanno presentato tre motivi per cui non avremmo potuto volare, con tanto di dita alzate per indicare i numeri, numero uno, numero due, numero tre: le batterie delle carrozzine, la preoccupazione per quale posizione potevamo assumere sul sedile e il fatto che non avevamo mandato la documentazione in anticipo. Le batterie avevano ricevuto l’approvazione per volare (oltre che da vari voli precedenti) dalla compagnia aerea, informata per email. Eppure lì al check-in ci continuavano a dire che non andavano bene. Alla richiesta del perché, non sapevano rispondere e cambiavano argomento. Riguardo alla posizione in aereo, noi di solito viaggiamo stese, ma stavolta ci hanno detto che non era permesso. Però possiamo anche stare sedute durante il volo, anche se con molto meno comfort, ed eravamo pronte a farlo. Ma non ci hanno creduto, hanno chiesto un certificato medico che lo attestasse e noi glielo abbiamo fornito. Non gli andava ancora bene. Dovevamo contattare la compagnia per email e compilare un lungo modulo per farci dire da un medico in Germania se eravamo “idonee a volare”. Ma a quel punto ci era finito il tempo. E per quanto riguarda la documentazione in anticipo, non ci hanno saputo dire chiaramente che cosa avremmo dovuto mandare. “Dovevate mandare la documentazione almeno 48 ore prima del volo, ora è tardi”. Ho chiesto quale documentazione, visto che le informazioni richieste quando viaggi con una carrozzina elettrica erano state mandate al momento della prenotazione. “Eh, tutto il possibile”, mi hanno risposto, rimanendo sul vago. Forse si aspettavano che essendo disabile ho necessariamente miliardi di documenti, o me li devo inventare? A ogni nostra risposta logica che smantellava i loro argomenti arrivava un’altra obiezione, a cascata, facevano a gara a chi la diceva più grossa: persino rimproveri sul fatto che le schede tecniche delle batterie (che noi abbiamo fatto vedere, ma che non erano obbligatorie) se mostrate dal cellulare non erano valide perché dovevano essere cartacee, o dubbi sulla nostra competenza linguistica in inglese. Quando ho detto a un responsabile: “questa è discriminazione”, lui mi ha risposto: “eh no, eh no, non è vero, non chiamarla discriminazione, non è corretto che mi dici così, lo dici per attaccarti a qualcosa. Se dici così me ne posso anche andare”. Sabato tutti davano la responsabilità alla compagnia aerea che, a quanto riferito, sentendo “la situazione” aveva impedito l’imbarco. Ma il giorno dopo, prenotato un altro volo con un’altra compagnia, è apparso chiaro che l’impedimento veniva (anche) dall’aeroporto. Altri operatori che il giorno prima erano stati gentili e normali, domenica erano prevenuti, evasivi e scostanti. Poi, un’impiegata mai vista prima a cui chiedevamo un’informazione che non c’entrava col viaggio si è lasciata sfuggire “Ah, ma voi siete quelle… ehm cioè che aspettate da tanto”. Inoltre due hostess di passaggio hanno mostrato di conoscere quello che era successo il giorno prima: buffo e inquietante. Due voli persi, una notte in hotel, ore di attesa, la testa riempita di stronzate. Siamo state trattate con paternalismo e arroganza, come casi medici, patologizzate, guardate come bestie strane. Ci sono state lanciate motivazioni confuse e contraddittorie, mentre ci facevano pesare il fatto stesso che eravamo lì (“ho altri casi, ho poco tempo, non ci siete solo voi”). Passa il messaggio molto chiaro che se sei disabile tu con il tuo corpo sei un problema, un cliente di serie B a cui puoi dire qualunque cavolata senza conseguenze, con cui puoi giocare a fare i medici e i poliziotti. È questo il livello a cui si arriva con i clienti disabili. Elena Ora come è possibile che due compagnie diverse e battenti bandiere diverse (che non citerò per non far loro pubblicità, nell’attesa che si trovino le effettive responsabilità) oppongano il medesimo rifiuto di imbarco agli stessi due clienti adducendo motivazioni diverse? Ci chiediamo spesso a cosa serva l’Europa. Ecco, l’Europa serve a prevenire e contrastare ogni forma di discriminazione e a garantire libera circolazione a tutti i cittadini con pari dignità, così come previsto dal trattato di Schengen. Ora spero che dopo le battaglie intraprese durante la scorsa legislatura, il Parlamento Europeo che sta per insediarsi riesca a contrastare efficacemente questi episodi emanando direttive chiare, lasciando meno spazio alle interpretazioni più fantasiose. La libertà di movimento è libertà per tutti. Un abbraccio a Chiara ed Elena, insieme cambieremo questo mondo 😊 In giornata è arrivata la replica dell’aeroporto di Bologna che dopo aver espresso il dispiacere per quanto accaduto in sostanza afferma tre cose: 1) i numeri dicono che la stragrande maggioranza delle persone a ridotta mobilità sono soddisfatte del servizio offerto; 2) gli addetti al check-in non sono dipendenti della società aeroportuale ma personale di aziende terze che lavorano per conto delle compagnie aeree; 3) verrà fatta un’indagine per accertare che tutte le regole siano state rispettate, compresi i tempi delle viaggiatrici. Infine, la nota ventila la possibilità di fare causa a chi sostenga che l’Aeroporto abbia avuto comportamenti discriminatori. Quest’ultima è una perla perché, seguendo il racconto dettagliato dei fatti, come si sarebbero dovute sentire le due protagoniste, forse accolte a braccia aperte? A marzo 2019 sempre a Bologna ci fu il caso della ragazza sarda malata di tumore a cui fu negato l’imbarco perché aveva chiesto l’assistenza e non era riuscita a completare il check-in in tempo. Per rientrare ad Alghero lei e i familiari dovettero spostarsi a Fiumicino in treno e da lì proseguire con un altro volo. Ne abbiamo parlato qui. Di seguito la nota integrale dell’Aeroporto di Bologna: 19/06/2019 Con riferimento a quanto diffuso attraverso i canali social da due persone con disabilità, la società Aeroporto G. Marconi di Bologna, nel ribadire la sua politica di attenzione a tutti i passeggeri, senza distinzioni o discriminazioni di alcun genere, è loro umanamente vicina e profondamente dispiaciuta per l’esperienza personale vissuta. Come noto, AdB è impegnata da anni per favorire la mobilità dei passeggeri con disabilità ed anche di recente ha sottoscritto con il Comune di Bologna, con il Disability Manager e con la Consulta per il superamento dell’Handicap un Protocollo d’Intesa per la Promozione del Turismo Accessibile, che ha portato all’attivazione di una collaborazione sistematica e continuativa con le realtà del territorio per il miglioramento dei servizi offerti ai passeggeri disabili. Nel 2018 AdB ha assistito 41.252 passeggeri a ridotta mobilità, con un incremento del 7,1% sull’anno precedente. Da analisi effettuate da società indipendente, il 99,3% dei passeggeri a ridotta mobilità ha espresso una valutazione positiva sul servizio ricevuto. AdB, ricordando peraltro che le attività di accettazione dei passeggeri non sono effettuate da proprio personale ma da società terze che operano in nome e per conto delle compagnie aeree, in qualità di gestore aeroportuale verificherà che da parte delle compagnie aeree e delle società di handling non vi siano stati comportamenti non coerenti con le procedure previste per l’imbarco dei passeggeri con disabilità. Parallelamente, la società si riserva di verificare che i tempi di presentazione delle due persone, il tipo di prenotazione effettuato e la documentazione consegnata siano stati adeguati a quanto richiesto per garantire l’erogazione del servizio. In conclusione, AdB valuta qualsiasi accusa di comportamento discriminatorio da parte dei propri operatori come completamente infondata: su questo aspetto la società è anche pronta a tutelarsi, qualora fosse necessario, nelle sedi opportune.

di Laura Coccia http://partodomani.it/allaeroporto-di-bologna-negano-imbarco-a-due-persone-disabili/?fbclid=IwAR1W6kPJ1_IFfZYfdr8cLWahbmmWGv8PPCC0Pq1x2i5gVs_dHPBROcG3nIA

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Disabilità: è una questione di diritti umani

18 Giugno 2019, 15:00pm

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Disabilità: è una questione di diritti umani

di Michele Pappacoda Non semplici “pezzi di carta”, ma documenti che hanno un’influenza reale sulla vita di milioni di persone: sono le norme sui diritti umani delle persone con disabilità, alle quali la Federazione lombarda LEDHA ha deciso di dedicare una specifica sezione nel proprio sito web, ricordando anche che quando quarant’anni fa essa venne fondata da un gruppo di genitori e familiari di persone con disabilità, già allora questi ultimi scelsero di mettere al centro della loro azione la tutela e la promozione dei diritti.

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Francesco, il coraggio di "Essere diversi". «Mai avere paura» Il talentuoso 24enne di Pratola Serra racconta il suo cortometraggio contro il bullismo

16 Giugno 2019, 08:36am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Francesco, il coraggio di "Essere diversi". «Mai avere paura» Il talentuoso 24enne di Pratola Serra racconta il suo cortometraggio contro il bullismo

yesINSERITO DA MICHELE PAPPACODA Pratola Serra. No, la storia di Francesco Musto è davvero un’altra storia, che sa di riscatto ma non di torti subiti, perché come spiega lui stesso la sua famiglia, la sua comunità non lo ha mai fatto sentire diverso, in un mondo in cui le differenze diventano barriere. Francesco ha 24 anni è di San Michele di Pratola Serra ed è affetto da una malattia rara, anzi rarissima: la distrofia muscolare, che però non ha mai frenato il suo straordinario amore per la vita. "Ma, credetemi, non mi sento un malato raro perchè la mia vita è iniziata così e io grazie ai miei amici e familiari ho sempre fatto tutto, anche giocato a pallone, in carrozzella. Si chiama “Essere diversi” il suo cortometraggio, un racconto straordinario di cui lui è attore e regista. Cinema e passione sono le sue due grandi passioni, coltivate con tenacia e talento. “Sin da bambino ho sempre visto tantissimi film. Mi sono puntualmente calato nei personaggi, ho imparato interi film a memoria soprattutto quelli di Salemme. Imparando a memoria le battute mi chiedevo come funzionasse dietro la macchina da presa. E così amavo il cinema nel senso autentico, nel suo farsi e viversi”.Un mondo al quale si è avvicinato in modo precocissimo, come attore in diversi film indipendenti. Ora Francesco si è cimentato come regista e sceneggiatore.Una notizia che rapidamente è stata accolta con entusiasmo da tutti, appassionati di film e irpini. Il suo primo cortometraggio, “Essere diversi” colpisce per il modo schietto e incisivo di trattare una tematica delicata e, spesso raccontata in toni melensi a tratti pietistici, come quella della diversità. Insomma, non sarò certo io a fare spoiler ma la storia tiene legato lo spettatore alla poltrona fino alla fine, in una rapida sequenza di storie che catturano, emozionano, ma mai tradiscono il senso nobile del progetto: invitare tutti a riflettere sull’importanza della cultura del rispetto del prossimo. Ma “Essere Diversi” è anche un appello al riscatto, un messaggio che arriva dritto al cuore delle vittime di bullismo per superare il recinto che spesso si costruiscono intorno, per paura o vergogna. Una produzione originale D.M.A. San Michele con il patrocinio economico e morale del comune di Pratola Serra in provincia di Avellino. E con il brano “Un attimo” dei Boomdabash. “Ringrazio questo gruppo per avermi concesso l’utilizzo del brano a titolo gratuito, la mia famiglia per essermi stato sempre accanto”. Il cortometraggio da 16 minuti è stato scritto a maggio 2018 e concluso alla metà di settembre. Una lettera d’amore nei confronti della vita, dell’avere il coraggio di affrontare tutte le difficoltà e restare sempre sé stessi, nonostante tutto e tutti. Un tema attualissimo. “Non ho mai subito torti simili - spiega - ma ho sempre provato un sentimento forte di rivalsa verso i soprusi rivolti al prossimo. Credo che il bullismo sia molto spesso un qualcosa che si crede relegato alle scuole, ai ragazzi. Non credo sia solo questo. Chiunque può vivere la sofferenza di sentirsi diverso. offeso messo all’angolo. Il bullismo è un cerchio che può e deve essere spezzato, con l’impegno e la volontà di denunciare. Perchè noi tutti dobbiamo essere diversi da chi offende, minaccia, instilla odio e sofferenza”.

di Simonetta Ieppariello OTTOPAGINE

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Come ripensare alle misure di sostegno per le persone con disabilità

15 Giugno 2019, 10:59am

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DI MORENA MOTTA «Se i servizi e le attuali misure di sostegno per le persone con disabilità non bastano più – scrive Marco Bollani -, non basta cambiar loro il nome. Dobbiamo sforzarci di re-immaginarli, coinvolgendo direttamente i fruitori dei sostegni, le persone con disabilità e i loro familiari e interpellando direttamente anche la comunità». E a giudicare dall’esperienza in Lombardia del Progetto L-inc (Laboratorio-inclusione sociale disabilità) – di cui lo stesso Bollani è responsabile – usare le stesse risorse per immaginare un diverso modello di presa in carico potrebbe essere possibile

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Non passa mai di moda la “bufala” dei “falsi invalidi”

15 Giugno 2019, 10:54am

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Viso di uomo con mano sul volto ed espressione di sconforto

DI MORENA MOTTA «Quella dichiarazione è inquietante perché evoca la recente stagione delle campagne contro i cosiddetti “falsi invalidi” (1.250.000 controlli dal 2009 al 2015), una vera e propria “caccia alle streghe” che, al di là della propaganda, non ha prodotto utilità di peso, che partiva da luoghi comuni e che ha finito per alimentare stigma, pregiudizio ed enormi disagi per le persone con disabilità e per le loro famiglie»: così la Federazione FISH commenta quanto dichiarato in televisione dal ministro dell’Interno Salvini, rispetto a un «nuovo controllo a tappeto delle presunte invalidità».

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Distrofie muscolari: l’attività fisica fa bene o male a chi ne soffre?

11 Giugno 2019, 10:16am

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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA In questo ampio gruppo di malattie non è evidente se, e fino a che punto, l’esercizio sia utile o dannoso. Nuove ricerche stanno dando indicazioni più chiare Precauzioni Fino a poco tempo fa si pensava che fosse meglio sconsigliare qualsiasi tipo di sport

«Dottore mia figlia ha 20 anni, in apparenza sta bene e vorrebbe fare qualche sport: è possibile sapere se ci sono controindicazioni?». È la domanda che la mamma di una ragazza con una forma rara di malattia neuromuscolare ha rivolto al professor Giuseppe D’Antona, responsabile del Laboratorio per lo studio delle attività motorie nelle malattie rare, Centro di Medicina dello sport di Voghera, Università di Pavia. Il quesito, in realtà, accomuna la grande maggioranza dei genitori con figli colpiti da una delle tante manifestazioni - circa 200 di cui la metà distrofie - di queste patologie ereditarie. Le indicazioni non sono pacifiche Può sembrare paradossale ma, nel caso delle malattie neuromuscolari, l’indicazione dell’attività sportiva come terapia non è così pacifica. Anzi. «L’esercizio fisico è stato demonizzato nel tempo - spiega il professor D’Antona -. Perché? Gran parte del mondo scientifico pensava che, avendo queste patologie a che fare con i muscoli, in via precauzionale fosse meglio chiedere al malato di non svolgere attività motoria per non accelerare il processo degenerativo. In altre parole: se c’è un gene difettoso che causa la malattia innescando un processo degenerativo ai danni del muscolo, il movimento come si inquadra? È qualcosa che determina un’accelerazione del processo miopatico, cioè della degenerazione muscolare, oppure è auspicabile perché necessario per il mantenimento della qualità di vita?». La risposta non è semplice, ma interessa moltissimo pazienti e familiari. Tanto più, considerando un problema di fondo: spesso si tratta di malattie difficili da diagnosticare (per alcune ci vogliono diversi anni o non si giunge a diagnosi) e che possono manifestarsi magari dopi i 30 anni. Meglio prima o dopo la diagnosi? Allora fare prima attività motoria, ad alta o moderata intensità, è pericoloso? E dopo la diagnosi, invece? Proprio per questo, l’argomento sarà al centro di un convegno (si veda la scheda a fianco) organizzato a Pavia dallo stesso professor D’Antona insieme ad Angela Berardinelli, responsabile dell’Unità operativa Neurologia dell’infanzia e dell’adolescenza all’Irccs Mondino, in occasione del congresso nazionale dell’Associazione italiana di miologia (Aim). «Siamo di fronte a un gruppo estremamente ampio di malattie - premette D’Antona -: sono stati identificati più di 30 loci genetici che danno mutazioni capaci di determinare distrofie muscolari. Una vera costellazione. In tema di attività fisica la cautela nasceva dal fatto che gli studi si sono focalizzati sulla distrofia muscolare di Duchenne , la più diffusa. All’origine della malattia c’è un difetto genetico che determina la perdita di una proteina presente nella struttura di supporto delle cellule muscolari, cioè la distrofina . Senza distrofina, la membrana cellulare può danneggiarsi più che in altri casi. Le nostre conoscenze però sono migliorate e sono emerse altre forme di malattia neuromuscolare dove ora si dimostra come l’esercizio fisico possa rallentare il processo miopatico». Non tutte le distrofie sono uguali Qualche esempio? «Nella distrofia facio-scapolomerale si è dimostrata l’efficacia soprattutto dell’esercizio di tipo aerobico, con un miglioramento di tipo funzionale, un aumento della forza e un miglioramento delle caratteristiche strutturali delle cellule muscolari di questi pazienti. Uno studio retrospettivo sulla malattia dei cingoli ha evidenziato come aver praticato attività motoria ad alta o media intensità non accelera la comparsa della malattia», risponde l’esperto. Certo sono emerse anche indicazioni di segno opposto, come una ricerca pubblicata nel 2018 a proposito della miopatia di Miyoshi dalla quale è emerso come l’attività ad alta intensità causava successivamente un’ aggravamento della malattia. «Ma è facile capirne il motivo - dice D’Antona -. Alla base di questa patologia c’è un deficit di disferlina , una molecola coinvolta nei processi di riparazione delle microlesioni delle cellule che normalmente si producono in tutti noi quando facciamo attività. La carenza di disferlina ritarda quei processi e li rende meno efficaci». Evitare il «disuso» dei muscoli Perché allora una malattia che coinvolge i muscoli potrebbe essere in qualche modo curata con l’esercizio? «Se il muscolo è ammalato, si tende a pensare che con un carico di attività la situazione peggiori - replica D’Antona -. Invece c’è un problema fisiologico che si chiama disuso , un circolo vizioso che si viene a instaurare a livello muscolare nel momento in cui diminuisce il livello di attività fisica. Stare fermi cambia il metabolismo cellulare, determina ulteriormente atrofia dei muscoli e quindi peggiora la debolezza del soggetto» Per le famiglie è una situazione molto complicata, perché non esistono linee guida scientifiche e non si sa come comportarsi. «Gli studi retrospettivi in materia sono pochissimi - ribadisce l’esperto -. Per quanto riguarda la distrofia facioscapolomerale, la più frequente malattia distrofica nell’uomo adulto, stiamo cercando di impostarne uno sfruttando il Registro italiano della patologia che è molto ben fatto, in collaborazione con la professoressa Rossella Tupler dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Stiamo provando a contattare tutti i pazienti sottoponendo un questionario per capire se anche loro in passato hanno svolto attività motoria e quali effetti abbia avuto sulla malattia. Così potremo dare qualche risposta in più alle famiglie».

DI RUGGIERO CORCELLA IL CORRIERE DELLA SERA

https://www.corriere.it/salute/disabilita/19_giugno_03/distrofie-muscolari-l-attivita-fisica-fa-bene-o-male-chi-ne-soffre-f6ad56e6-6b4f-11e9-9e7e-c3b62bd0716c.shtml?fbclid=IwAR0yZAyoYoZJxgDRtgU2Mhj47GeZ-LFMgvk_p3OrDDdty1HKPJdDELadBkI

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Reddito di cittadinanza disabili: arriva il ricorso collettivo di ENIL italia. Ecco come farlo

11 Giugno 2019, 08:36am

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banconote di euro

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Per attivare al ricorso è sufficiente che alcune persone con disabilità o loro familiari che hanno subito una disparità di trattamento aderiscano In sede di conversione del Decreto Legge 4/2019, quello sui cosiddetti Reddito di Cittadinanza e Quota 100, il Parlamento non ha accolto gli emendamenti che erano stati presentati per rendere il testo della norma più attento alle condizioni delle persone con disabilità. La conseguente Legge n. 26 del 28 marzo 2019 mantiene quindi tutti gli elementi discriminatori del Decreto originario, trattando meno favorevolmente i nuclei familiari poveri in cui sia presente una persona con disabilità rispetto alle altre famiglie. La discriminazione più grave, come abbiamo già spiegato, è considerare come “reddito” i supporti economici erogati dallo Stato alle persone con disabilità, in particolare la pensione di invalidità ma anche assegni per invalidità civile, cecità, sordità e pluriminorazioni. Con l’obiettivo di rovesciare questa situazione, già lo scorso aprile, ENIL Italia (European Network on Independent Living) aveva dichiarato di aver intenzione di impugnare questa norma, ritenuta discriminante e incostituzionale, per rilevarne in sede giudiziale l’illegittimità e imporre al Governo il risarcimento dei danni procurati ai cittadini già esposti all’esclusione sociale e a quotidiane violazioni dei loro diritti umani. È di questi giorni la notizia che ENIL Italia è passata all’azione con la raccolta di adesioni per l’attivazione di un ricorso collettivo, incontrando il prezioso supporto dell’Avvocato Federico Sorrentino, che già nel 2016 aveva seguito un’analoga iniziativa in giudizio contro il computo delle provvidenze assistenziali nell’ISEE, costringendo il Legislatore a modificare la norma. Per attivare al ricorso è sufficiente che alcune persone con disabilità o loro familiari che hanno subito una disparità di trattamento aderiscano, fornendo la relativa documentazione e più precisamente: copia della domanda di reddito o pensione di cittadinanza ed esito della domanda. Tutta la documentazione sarà ottenibile con una semplice richiesta di accesso agli atti. Da parte sua, ENIL Italia spiegherà bene come fare a chi è interessato. Chi può potenzialmente essere interessato: • le persone con disabilità e nuclei familiari che sono titolari di pensione o assegno di invalidità o i nuclei che hanno ottenuto contributi non soggetti a rendicontazione (es. caregiver in alcune regioni) e che hanno ottenuto il reddito di cittadinanza inferiore alla cifra massima attribuibile al nucleo di quella numerosità. • le persone che, pur rientrando nei limiti ISEE, nei limiti patrimoniali, sono state escluse perché superano limiti reddituali a causa dell’importo della pensione di invalidità civile (3.713,58 euro l’anno).

DISABILI.COM

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO La beffa di avere 65 anni

7 Giugno 2019, 08:35am

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Donna con disabilità anziana in carrozzina

DI MICHELE PAPPACODA «Chi arriva ai 65 anni – scrive Maria Pia Amico, riprendendo un tema recentemente denunciato anche dall’Associazione ANFFAS – non viene più considerato come “disabile”, ma come “anziano”, quasi che la sua condizione di prima cessasse di colpo e non avesse più bisogno di certi servizi, per altro indispensabili. E il dato forse più curioso è che nessuna legge o documento istituzionale stabilisce che una persona con disabilità debba considerarsi anziana dopo i 65 anni e, di conseguenza, che le vengano interdetti i servizi di cui usufruiva fino al giorno prima».

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SEZ GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA Barriere architettoniche: le principali norme nazionali

6 Giugno 2019, 16:03pm

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SEZ GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA Barriere architettoniche: le principali norme nazionali

di Leone Buongiorno 

Breve analisi delle principali normative nazionali sul superamento e abbattimento delle barriere architettoniche.

La Convenzione O.N.U. sui diritti dei disabili, ratificata dal Parlamento italiano nel 2009, identifica la disabilità come “il risultato dell’interazione tra persone con minorazioni e barriere attitudinali ed ambientali, che impedisce la loro piena ed efficace partecipazione nella società su una base di parità con gli altri.”.

In questo senso le barriere architettoniche possono rappresentare una forma più o meno grave di limitazione sia per persone con problematiche fisiche e sensoriali, ma potrebbe riguardare chiunque. Molti, infatti, possono essere i casi in cui muoversi in libertà e in modo indipendente può risultare difficile se non impossibile, come nella terza età, dopo un incidente dalle conseguenze più o meno gravi, nei nove mesi di una gravidanza etc. Un luogo o un servizio accessibile per definizione agevola le persone con limitazioni temporanee o permanenti e consente loro di viverlo e usarlo al meglio.

Affrontare il tema non è soltanto una questione di civiltà, che definisce il progresso di una società, ma un dovere per lo Stato. L’articolo 3 della nostra carta costituzionale, infatti, afferma che: "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando, di fatto, le libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana.".

Nel nostro paese, la legge fondamentale di riferimento è la  13/1989, insieme al suo regolamento di attuazione, il D.M. 14 giugno 1989, n.236. Quest’ultimo provvedimento contiene le prescrizioni tecniche da seguire che sono alla base di tutte le altre norme specifiche sul superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche. La 13/89 In particolare riguarda gli edifici privati, di nuova costruzione o da ristrutturare, e gli stabili di edilizia residenziale convenzionata e pubblica.

Gli edifici, gli spazi e i servizi pubblici sono regolati, invece, dal d.P.R. 503/1996. Tale normativa stabilisce che tutti gli spazi pubblici debbano essere accessibili e fruibili da tutte le persone con disabilità, prevedendo non solo l'eliminazione degli ostacoli fisici, ma anche l'installazione di ogni ausilio necessario a raggiungere tale scopo. Inoltre le amministrazioni pubbliche, come prevede la legge n. 41 del 1986, sono tenute a realizzare i Piani di eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA) per i propri edifici e per gli spazi urbani. Rappresentano uno strumento di monitoraggio e pianificazione degli interventi, funzionali alla realizzazione di azioni concrete volte a migliorare la qualità dei servizi e a rendere le città maggiormente accessibili.

Altra importante normativa è la legge 104/92 sulla disabilità, che tra i vari articoli tratta il tema dell’eliminazione o superamento delle barriere architettoniche in particolar modo nell’unità immobiliari e nelle sedi di attività aperte al pubblico (quale è il caso, ad esempio, delle attività commerciali).

Dalla lettura dei vari testi di legge fin qui elencati si evince, innanzitutto, la definizione di barriere architettoniche intese come: “gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità, che limitano o impediscono utilizzazione di spazi, attrezzature, o componenti; e la mancanza di accorgimenti che permettono l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i non udenti. “.

In secondo luogo vengono identificati tre diversi livelli di accessibilità, che esprimono la qualità dello spazio costruito e indicano i principi da seguire per l’adeguamento degli stabili esistenti e per le nuove costruzioni. L’accessibilità indica fruibilità totale di ambienti e attrezzature, la visitabilità un’accessibilità limitata ma comunque garantita per le funzioni fondamentali e l’adattabilità un livello ridotto di accessibilità suscettibile di trasformazione.

Ad esempio i luoghi privati aperti al pubblico, come i ristoranti, devono soddisfare il requisito della visitabilità, che si esplica nel garantire almeno l'accesso alle funzioni principali svolte dall’attività e, per quelle con superficie pari o superiore ai 250 metri quadrati, anche ad un servizio igienico.

Il mancato rispetto delle normative sulle barriere architettoniche può preg5idicare il rilascio delle certificazioni di abitabilità e agibilità, per tutte le opere realizzate in edifici pubblici e privati aperti al pubblico, e le autorizzazioni di apertura o trasferimento di sede per i pubblici esercizi. Inoltre I tecnici, coinvolti nelle varie fasi del processo costruttivo dalla progettazione al controllo, sono direttamente responsabili.  e sono passibili di sanzione pecuniaria con sospensione dai rispettivi albi professionali per un periodo che va da uno a sei mesi.

Altro aspetto da menzionare è la possibilità per persone con disabilità di accedere a contributi per l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici già esistenti. A tale scopo presso il ministero dei lavori pubblici è istituito un fondo speciale finanziato annualmente e ripartito tra le regioni. La legge 232/2016 e il suo decreto attuativo 21/07/29017 hanno previsto lo stanziamento di 180 mln così ripartiti: 20 mln per il 2017, 60 mln per il 2018, 40 mln per il 2019 e 60 mln per il periodo 2020-2032.

Oltre alle norme fin qui analizzate, esistono altre norme più specifiche che riguardano ad esempio i condomini (legge 220/2012) oppure edifici tutelati dai beni culturali (dlgs 42/2004) e diverse normative regionali.

Nonostante la corposa legislazione c’è molto da fare sia sul piano dell’applicazione delle norme che su quello culturale.

In generale c’è una scarsa conoscenza e, quindi, poca sensibilità sui temi legati alla disabilità, se non molta retorica e confusione. In questo contesto si inseriscono le barriere architettoniche su cui si riscontra poca attenzione da parte di tecnici, proprietari e genitori di locali pubblici, una limitata o totale assenza nel dibattito pubblico e mediatico, scarsa considerazione dei comuni cittadini. Sulla disabilità, pertanto, è necessaria un’azione di sensibilizzazione che parta dal sistema dell’educazione e formazione e coinvolga tutti gli attori sociali, politico istituzionali e il sistema dei media.  

Sul versante normativo, le pubbliche amministrazioni, che dovrebbero essere in prima fila, sono spesso carenti sul piano decisionale, sulla progettazione e gestione degli spazi urbani, dei propri edifici e dei servizi al cittadino, sulle attività di controllo verso le strutture private aperte al pubblico come gli esercizi commerciali, gli studi professionisti e i luoghi di culto.

Sono necessarie, quindi, scelta politiche coraggiose che vedsano il coinvolgimento delle associazioni dei disabili, dei rappresentanti degli esercenti e di tecnici e costruttori allo scopo di rendere le città più fruibili e vivibili.   

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