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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Mihajlovic, la conferenza sulla salute dopo il trapianto: «Mi sono rotto le palle di piangere». Poi cita Vasco: «Sono ancora qua...»

30 Novembre 2019, 11:06am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

INSERITO DA MORENA MOTTA Come sta Sinisa Mihajlovic? Dopo 4 mesi di cure, questa mattina si è tenuta una conferenza stampa allo Stadio Dall'Ara di Bologna sulle condizioni di salute dell'allenatore serbo, che dalla scorsa estate sta lottando contro la leucemia. Nella sala stampa c'è stato un fuori programma con i calciatori che sono entrati per fare una sorpresa al loro allenatore, e capitan Dzemaili a dare il saluto di tutta la squadra: «Non dovevate essere in campo?», li accoglie con ironia Sinisa: «Fanno di tutto per non allenarsi». «Dire che ci sei mancato è poco, siamo stracontenti che sei tornato con noi. Volevamo starti vicino», le parole di Dzemaili. «In questi quattro mesi difficili ho conosciuto medici straordinari, infermieri che mi hanno curato, sopportato e supportato. So che ho un carattere forte, anche difficile», ha detto Mihajlovic fermandosi più volte per la commozione. «Chi meglio di loro - ha aggiunto facendo i nomi - può capire quanto sia difficile fisicamente e psicologicamente affrontare una cosa del genere. Voglio ringraziare tutti di cuore. Ho capito subito che ero nelle mani giuste». «In questi 4 mesi ho pianto e non ho più le lacrime. Mi sono rotto le palle di piangere», ha aggiunto l'ex allenatore di Sampdoria, Milan e Torino dopo che il primario di Ematologia, Michele Cavo, aveva detto che «le lacrime sono catartiche», commentando il momento di commozione che aveva appena avuto il tecnico. 
 

 


CITA VASCO ROSSI: SONO ANCORA QUA Cita Vasco Rossi Sinisa Mihajlovic per spiegare il suo stato d'animo. «Io sono ancora qua. Questo per me è importante, non mollerò niente. Cercherò di essere ancora presente», ha detto nella conferenza stampa allo stadio Dall'Ara. Il tecnico serbo ha voluto ricordare anche la frase della canzone di Eros Ramazzotti che aveva postato la moglie quando è uscito dall'ospedale dopo l'ultimo ciclo di terapie, 'più bella cosa non c'è': «Era adatta. Rispecchiava tutto quel percorso e il risultato finale». 

LA MOGLIE E I FIGLI «Ora mi godo ogni minuto della giornata. Tutto quello che prima consideravo normale ora me lo godo in un'altra maniera. Sembra una cosa da niente ma prendere una boccata d'aria è una cosa bellissima». Sono le parole commosse di Sinisa Mihajlovic spiegando il nuovo punto di vista con cui guarda alla vita dopo gli ultimi 4 mesi e mezzo passati a lottare contro la leucemia. «Un ringraziamento particolare, e il più sentito, va a mia moglie e ai miei figli. Mia moglie è stata tutti i giorni con me. Mi ha dimostrato di nuovo, anche se non ce n'era bisogno, che sono un uomo fortunato ad avere accanto una donna come lei. È l'unica persona che conosco che ha più palle di me. Ti amo», spiega commosso il tecnico serbo.

«Poi ringrazio i miei figli. Loro hanno accettato subito, fosse stato possibile, di offrirsi come donatori del midollo. Una enorme dimostrazione di amore verso di me. Ringrazio anche mio fratello e mia madre», conclude Mihajlovic. 
«Non mi sono mai sentito un eroe per quello che sto facendo. Solo un uomo, sì forte, con carattere, che non molla mai. Ma sempre un uomo con la sua fragilità». Racconta Mihajlovic, nella conferenza stampa al Dall'Ara. «E queste malattie non le puoi vincere solo con coraggio, servono le cure. Passare quattro mesi in una stanzetta senza prendere una boccata d'aria non è facile, è difficile, bisogna essere forti di testa. Paura? Ce l'ho anche io, è normale».

PRIMARIO: SIAMO ANCORA IN FASE PRECOCE «Siamo ancora in una fase precoce. Abbiamo bisogno di tempo per cercare di capire la risposta finale» del paziente, «per monitorare Sinisa, le possibili complicanze». Così Michele Cavo, primario dell'Ematologia del policlinico Sant'Orsola di Bologna. Sinisa Mihajlovic, sottolinea Cavo, è stato circondato da «un affetto trasversale» che «gli ha dato forza». Ma «a dispetto di questo carattere estremamente robusto e vigoroso si è sempre fidato ciecamente di noi anche quando i 'no' gli stavano stretti». 

«Sinisa mi ha chiesto di chiudere un cerchio aperto da 4 mesi. Legittimo dal suo punto di vista, ma per noi», medici, «il cerchio non è ancora chiuso». «Per ora -ha aggiunto Michele Cavo, primario di ematologia del Sant'orsola- siamo felici di averlo restituito in questa ottima forma a tutta la comunità, sia quella laica sia quella sportiva», ma il monitoraggio delle condizioni del paziente continuerà.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Attentato a l'Aia: feriti tre minorenni. Un'italiana a Leggo: «Accoltellati nella via principale della città». Caccia a un uomo in fuga VIDEO

30 Novembre 2019, 10:59am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

Attentato a l'Aia: feriti tre minorenni. Un'italiana a Leggo: «Accoltellati nella via principale della città». Caccia a un uomo in fuga VIDEO

INSERITO DA MORENA MOTTA Dopo Londra, ancora un attacco in Europa. Secondo quanto riportato dalla polizia olandese tre minorenni sono stati accoltellati a L'Aia, in Olanda. Su Twitter le forze dell'ordine precisano di essere «in contatto con le loro famiglie» e che i «tre ragazzi sono stati già dimessi dall'ospedale». L'aggressione è avvenuta all'uscita di un negozio in una delle vie centrali della città. Colpiti dei ragazzi che stavano facendo shopping durante il Black Friday. L'attentatore al momento sarebbe in fuga. Su Twitter la polizia ha fornito la descrizione di un uomo di carnagione scura di circa 45-50 anni che indossa una sciarpa e una tuta da jogging grigia. Non ci sarebbero al momento elementi che lascino emergere un movente terroristico ma un portavoce delle forze dell'ordine ha affermato che «tutti gli scenari sono ancora aperti» Contattata da LeggoSilvia Girardi, una giovane italiana che studia a l'Aia, era sul posto al momento dell'attacco: «Hanno accoltellato tre uomini, cosi si dice - racconta - di fronte o dentro ad Hudson Bay a Spui, la principale via dei negozi dell'Aia. Dicono sia un uomo sulla quarantina, cappotto grigio, sciarpa, pantaloni neri, pelle leggermente scura»«Il centro è tutto bloccato: polizia, pompieri, ambulanze - ha aggiunto - una ragazza mi ha detto che un uomo è morto (notizia che poi è stata smentita, ndr.). All'inizio si parlava di sparatoria».
 

 


Una fonte "ben informata" - ha scritto il De Telegraaf - riferisce che le vittime sembrano essere state scelte a caso. Secondo la fonte, la situazione ricorda l'attacco sulla terrazza dell'Aia del maggio 2018, in cui furono uccise tre persone.  L'attacco arriva a poche ore dall'attentato avvenuto sul London Bridge, a Londra, dove due persone sono morte a coltellate prima che l'aggressore venisse ucciso dalla polizia. Oltre alle vittime ci sarebbero almeno otto feriti. L'attentatore indossava un finto giubotto esplosivo. Solamente tre giorni fa, il 26 novembre, la polizia olandese ha arrestato due persone sospettate di pianificare un attacco terroristico di matrice jihadista. Secondo quanto riporta l'agenzia Anp, l'attacco prevedeva l'impiego di giubbotti esplosivi e almeno un'autobomba ed era previsto per la fine dell'anno. Non è chiaro quale fosse l'obiettivo dell'attentato. I due sospettati, di 20 e 34 anni, sono stati fermati lunedì rispettivamente all'Aia e nella vicina Zoetermeer. Nel corso delle perquisizioni non sono stati rinvenuti armi o esplosivi. Tuttavia, nascosti nella casa di uno dei due arrestati, gli investigatori hanno rinvenuto un'ascia e un pugnale. 

LEGGO.IT

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Choc a Roma, due poliziotti investiti da un'auto contromano: feriti

30 Novembre 2019, 10:55am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

Choc a Roma, due poliziotti investiti da un'auto contromano: feriti

DI MICHELE PAPPACODA Due poliziotti sono stati investiti da un'auto che procedeva contromano in via in Aquiro, a pochi passi da Montecorio, a Roma. I due agenti del Reparto mobile sono rimasti lievemente feriti e portati in ospedale. Alla guida della macchina, sprovvista di assicurazione, un 51enne italiano che è stato portato al commissariato Trevi. La sua posizione è ora al vaglio.

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Omicidio Luca Sacchi: indagata Anastasiya. «Nessun elemento per dire che la vittima sapesse della droga»

30 Novembre 2019, 10:39am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

 INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Omicidio Luca Sacchi, svolta nelle indagini sulla morte del ragazzo ucciso con un colpo di pistola a Roma lo scorso 23 ottobre in zona Caffarella. Tra i cinque destinatari di misure cautelari notificate dai Carabinieri c'è anche la fidanzata Anastasiya. Secondo quanto si è appreso, la ragazza indagata è colpita dalla misura dell'obbligo di presentazione in caserma e la sua abitazione è stata perquisita.  Per gli investigatori, la giovane avrebbe tentato di acquistare un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti. Tra gli arrestati nell'operazione sul caso dell'omicidio di Luca Sacchi c'è anche Giovanni Princi, il pregiudicato amico del personal trainer. Secondo l'accusa Princi il 23 ottobre scorso ha svolto la trattativa con i pusher per l'acquisto di un ingente quantitativo di droga.

«Al momento non ci sono elementi per dire che Luca Sacchi sapesse che quella sera sarebbe avvenuta una compravendita di droga». Lo ha detto il Procuratore facente funzioni Michele Prestipino nel corso della conferenza stampa sull'omicidio di Luca Sacchi in Procura a Roma.

 

 



Dalle prime luci dell'alba, i carabinieri del Comando provinciale di Roma stanno eseguendo nella Capitale un'ordinanza, emessa dal gip di Roma su richiesta della locale Procura, che dispone misure cautelari nei confronti delle cinque persone per le indagini relative all'omicidio avvenuto la sera del 23 ottobre.
 

 



Destinatari della misura della custodia cautelare in carcere, per concorso in omicidio pluriaggravato, rapina aggravata, detenzione illegale e porto in luogo pubblico di un'arma comune da sparo sono i due ragazzi già reclusi, fermati nei giorni successivi all'omicidio, e un terzo ragazzo 22enne considerato colui che materialmente li ha armati. Si tratta di Marcello De Propris, finito in carcere con l'accusa di detenzione, cessione di sostanza stupefacente e concorso nell'omicidio di Luca Sacchi. Per gli inquirenti è stato il ventiduenne di San Basilio a fornire la pistola a Valerio Del Grosso e Paolo Pirino già in carcere per l'omicidio di Luca.

Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, destinatari della misura di custodia cautelare in carcere e già fermati nei giorni immediatamente successivi all'omicidio di Luca Sacchi, secondo quanto emerso dalle indagini avrebbero dovuto consegnare 15 chili di marijuana, forniti da un loro sodale, alla fidanzata di Luca, Anastasia Kylemnyk, all'amico 24enne della vittima e ad altri acquirenti (non ancora identificati) per un prezzo pattuito di 70mila euro. È quanto emerge dalle ricostruzioni dei carabinieri del nucleo investigativo di Roma.
Sempre dalle ricostruzioni emerge che invece di consegnare la droga Paolo Pirino ha colpito con una mazza da baseball Luca Sacchi e la fidanzata intimando a quest'ultima di consegnare lo zaino con i soldi. Alla resistenza dei due Valerio Del Grosso ha esploso un colpo d'arma da fuoco, da distanza ravvicinata, volutamente in direzione di Luca Sacchi causandogli delle lesioni che lo hanno portato al decesso diverse ore dopo.

LEGGO.IT

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Yara Gambirasio, un punto a favore di Massimo Bossetti: «Sì a nuovi esami sul Dna e all'accesso ai referti»

30 Novembre 2019, 10:34am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

Yara Gambirasio, piccola vittoria per Massimo Bossetti: «Sì a nuovi esami sul Dna e all'accesso ai referti»

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Massimo Bossetti, condannato in via definitiva all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio, ha ottenuto una piccola vittoria. La Corte d'assise di Bergamo ha autorizzato la difesa dell'uomo a esaminare tutti i reperti d'indagine, i vestiti che indossava la 13enne di Brembate (Bergamo) scomparsa il 26 novembre 2010 - tra cui slip, leggins, scarpe, giubbotto - e i campioni sulla traccia genetica. Lo apprende l'Adnkronos

Nell'istanza presentata dai difensori Claudio Salvagni e Paolo Camporini, si sottolinea  come «ad oggi alla difesa non è stato permesso alcun accesso ai reperti, a partire dai campioni di Dna ancora disponibili e conservati presso l'ospedale San Raffaele di Milano». Elementi tornati alla ribalta di recente. L'attività difensiva ha lo scopo di risolvere le «diverse anomalie» emerse nel processo a partire dalla traccia genetica, da sempre cuore del dibattimento. Una traccia mista, forse sangue, di Yara e Ignoto 1 in cui il Dna nucleare combacia con quello di Bossetti, ma non il Dna mitocondriale (indica la linea materna).  La traccia biologica è la prova granitica per accusa e giudici.

L'assenza del Dna mitocondriale di Bossetti non inficia il risultato: è solo il Dna nucleare ad avere valore forense. «Quel Dna non è suo, non c'è stato nessun match, ha talmente tante criticità - 261 - che sono più i suoi difetti che i suoi marcatori», la tesi da sempre dei legali. La decisione di oggi della Corte consente alla difesa di avere accesso per la prima volta agli elementi della scena del crimine, tra cui i dvd contenenti le immagini fotografiche dei reperti effettuate dal Ris, ma soprattutto di analizzare il Dna e farlo con le nuove tecnologie. Con l'impiego di nuovi metodi «è fondamentalmente possibile - si legge nell'istanza presentata dai difensori e in possesso dell'Adnkronos - effettuare ulteriori prelievi, da cui non solo verificare quanto già emerso, ma ricavare altresì ulteriori informazioni potenzialmente utili anche ai fini investigativi e di ricerca di caratteristiche peculiari come l'originale ancestrale e il fenotipo dei Dna ignoti». 

I nuovi esami che la difesa chiederà di fare con un incidente probatorio, quindi alla presenza dei consulenti di tutte le parti, potrebbe dare «una risposta scientificamente sostenibile» ai dubbi dei difensori. L'auspicio dei legali è di avere sulla traccia biologica «un'indagine più completa ed attendibile», da cui poter partire per chiedere la riapertura del caso di Yara, colpita più volte e trovata senza vita il 26 febbraio 2011 in un campo di Chignolo d'Isola, per cui Bossetti sta scontando l'ergastolo nel carcere milanese di Bollate. 

IL MATTINO

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CAMPANIA NEWS Far West tra i vicoli a Napoli: doppia sparatoria, è giallo sul movente

30 Novembre 2019, 10:29am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Tre raid in meno di dodici ore, con killer e pistoleri spietati che sparano, uccidendo e seminano il terrore a Napoli. Basta poco a far ripiombare la città in un clima di terrore. E la sequenza di violenze irrompe facendo tornare in primo piano l’emergenza criminalità. Dopo l’omicidio commesso nella serata di giovedì a Miano, altri due agguati hanno insanguinato le vie del centro storico: nel secondo caso, poi, i pistoleri non si sono fermati nemmeno di fronte alla folla che di buon mattino sciamava in una delle zone più popolate del ventre di Napoli, la Pignasecca: mentre si consumava il secondo agguato, infatti, per strada c’erano anche tanti bambini e ragazzi diretti verso due vicini istituti scolastici.

Ma cerchiamo di dare ordine alla sequenza convulsa dei fatti. Occhio agli orari, perché nella successione degli eventi possono indicare qualcosa di molto importante.
La serata di giovedì, come detto, si era aperta con l’omicidio di Alessandro Napolitano, massacrato a colpi di pistola poco lontano dal bar che gestiva insieme con il fratello, in via Cupa Capodichino, quartiere Miano. Mentre le luci degli uffici della Questura rimanevano accese fino a notte fonda - segno tangibile del lavoro degli investigatori - ecco arrivare la notizia di un nuovo agguato. Alle 2,25 al pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini giungeva Nicola Minieri, 19enne residente ai Quartieri Spagnoli: ai medici (e successivamente agli agenti della Polizia di Stato) ha riferito di essere stato avvicinato da due sconosciuti che - senza alcun motivo - gli avrebbero sparato mentre rincasava in vico Paradiso alla Salute. Versione, la sua, sulla quale gli investigatori nutrono più di un dubbio.
 

 


Non è finita. Passano poche ore ed ecco che si torna a sparare sempre nella stessa zona, questa volta lungo via Pasquale Scura. Un uomo armato, con il volto coperto da un casco integrale, fa irruzione all’interno del bar Sommella, a due passi da via Toledo, affollatissimo di clienti come ogni mattina. Le lancette dell’orologio segnano le 8,23 quando all’interno della caffetteria si scatena il panico: l’uomo armato va dritto verso il bancone, al di là del quale Antonio Giarnieri, 23enne incensurato, sta servendo cappuccini e colazioni: senza esitazioni lo sconosciuto prende la mira, fa fuoco tre volte e colpisce alle gambe il barista. Poi fugge. Le esplosioni generano ovviamente il terrore anche tra la gente in strada. Urla, disperazione e sgomento anche tra i ragazzi con gli zainetti sulle spalle che stanno per entrare a scuola. Trasportato al vicino pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini il 23enne è fortunatamente fuori pericolo.

 

 

Tra le prime mosse investigative c’è, come sempre accade in questi casi, l’acquisizione delle telecamere di videosorveglianza pubblica e privata della zona. Almeno una delle sequenze visionate dagli esperti della Polizia scientifica inquadrerebbe l’arrivo del sicario a bordo di uno scooter, sul quale avrebbe poi guadagnato la via di fuga verso i vicoli dei Quartieri.
 


Una sequenza terrificante di violenza. Si tenga presente anche un altro particolare: l’ultimo agguato si è consumato mentre proprio ai Quartieri Spagnoli era in corso un’operazione di “alto impatto” dei carabinieri. Ma neanche questo sembra aver scoraggiato il pistolero. A proposito del blitz dei militari dell’Arma: oltre 100 persone controllate e decine di perquisizioni personali e domiciliari eseguite nei confronti di pregiudicati. Ma, soprattutto, sono state trovate due pistole: la prima - una Vzor calibro 7.65 di origine ceca - era nascosta nel copriruota di un’auto parcheggiata in vico Caricatoio (con sette colpi nel serbatoio); la seconda, una
semiautomatica calibro 6x35, era nascosta in un’edicola votiva del Palazzo dei Veterani.

 

 

 

 

Ma torniamo ai due gambizzati. Gli investigatori non escludono che i fatti siano collegati, e si soffermano anche su un particolare: il fratello di Minieri, attualmente agli arresti domiciliari, sarebbe indicato da alcune informative di polizia giudiziaria come vicino agli ambienti del gruppo criminale dei Saltalamacchia, attivo ai Quartieri.

IL MATTINO

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CAMPANIA NEWS Violato il 41bis: tre smartphone trovati nella cella del boss Gallo

30 Novembre 2019, 10:11am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Uno dei pochi boss di camorra della provincia a poter godere di un nascondiglio a Scampia durante la sua latitanza, per anni Giuseppe Gallo era riuscito a evitare processi e detenzione grazie all’attestazione di una schizofrenia, una patologia che gli permetteva di incassare 720 euro mese di pensione di invalidità grazie alla connivenza di alcuni medici. Per il sistema sanitario campano era pazzo, per l’Antimafia uno spietato boss di camorra. Anni di indagini hanno permesso di dimostrare la seconda tesi e dal 2010 è detenuto al regime di massima sicurezza riservato ai capi di mafia più pericolosi. Tra un tentativo di suicidio e una perizia psichiatrica, Gallo è stato condannato in diversi processi e sta scontando ad oggi 20 anni definitivi per traffico internazionale di stupefacenti, con altre condanne pendenti: a parte quella per il duplice omicidio, anche altri 30 anni di reclusione per il rapimento, il pestaggio e le torture a due fratelli che non avevano pagato un carico di droga.

 

Nessun contatto con l’esterno, colloqui con i familiari limitati e controllati, isolamento dagli altri detenuti. In poche parole, il carcere duro riservato a boss e mafiosi per evitare che comunichino con gli affiliati liberi. Invece, il boss che per anni si è finto pazzo, percependo anche la pensione di invalidità, aveva tre smartphone in cella al 41bis. La scoperta è stata effettuata nel carcere di massima sicurezza di Parma, dove da mesi è detenuto Giuseppe Gallo, noto negli ambienti della camorra napoletana con i soprannomi «scignetella» e «Peppe ‘o pazzo», 43enne di Boscotrecase e capo del clan Gallo-Limelli-Vangone di Boscotrecase, una delle cosche più ricche, potenti e feroci della provincia.

 

Poche settimane fa, alla moglie è stato sequestrato un impero milionario, una parte dei beni nella disponibilità della cosca che secondo l’Antimafia superano i 100 milioni. Tre giorni fa Gallo è stato condannato in appello a 20 anni per aver partecipato al duplice omicidio di Massimo Frascogna e Ruggiero Lazzaro, nella faida innescata dagli Scissionisti a nord Napoli. Nella stessa giornata, collegato in videoconferenza con il tribunale di Torre Annunziata dove è in corso un altro processo sul traffico di droga, ha chiesto la parola ed ha attaccato platealmente alcuni collaboratori di giustizia. In particolare Antonio Maresca, ex imprenditore del settore catering al soldo del suo clan, accusato di essere «un bugiardo e anche un cattivo pagatore». 

LEGGI ANCHE Faida di Torre Annunziata, i pentiti accusano Aldo Gionta

 

Detenuto al 41bis, appunto, ieri mattina gli agenti del Gom (gruppo operativo mobile) della Polizia penitenziaria e quelli del Nic (nucleo investigativo centrale) hanno scovato nella sua cella addirittura tre telefonini. Un iPhone e due apparecchi Android, tutti perfettamente funzionanti e dotati di schede sim sulle quali sono state avviati accertamenti. Gallo – sostengono gli investigatori – utilizzava quasi quotidianamente il cellulare e sono in corso indagini per accertare con chi parlava e soprattutto se questi telefoni venivano utilizzati o messi a disposizione anche da altri detenuti. Di questo rinvenimento, ovviamente, è stata informata la procura nazionale antimafia: Giuseppe Gallo, infatti, è il primo detenuto al 41bis trovato in possesso di cellulari, almeno il primo di cui si ha conoscenza. 

Ieri, dunque, è stato scoperto per la prima volta in Italia che anche il regime del carcere duro è permeabile. Una falla incredibile, sulla quale sono in corso le indagini. Innanzitutto sui contatti avuti da Gallo direttamente dal carcere grazie ai suoi smartphone. Ma anche su chi ha frequentato negli ultimi mesi la cella del boss – tra personale del penitenziario, guardie, medici – che possano aver avuto contatti con lui. Infine, sui pochi parenti ancora autorizzati ai colloqui. Nel frattempo, il suo difensore, l’avvocato Ferdinando Striano, ha preferito non commentare l’insolito ritrovamento.

IL MATTINO.IT

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CIOCIARIA NEWS Cadavere in una cunetta, eseguita l’autopsia sull'ambulante: prime indiscrezioni

30 Novembre 2019, 09:53am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

Castrocielo - Per l’uomo alla guida, un cinquantatreenne di Aquino, l’accusa resta quella di omicidio stradale perché non si è fermato a soccorrere la vittima

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Sarebbe morto per le ferite causate dall'impatto con l'auto: questo quanto emerso secondo le prime indiscrezioni trapelate dopo l'autopsia effettuata sull'ambulante Mohamed El Asyly, il sessantaduenne venditore ambulante, trovato lunedì mattina cadavere all'interno di un fosso lungo la Casilina a Castrocielo. Per l'uomo alla guida, un cinquantatreenne di Aquino, l'accusa resta quella di omicidio stradale perché non si è fermato a soccorrerela vittima. Era stata una giornata di ricerche. L'uomo era stato rintracciato nel pomeriggio di lunedì presso la sua abitazione dopo che i militari avevano appurato che fosse lui alla guida di quell'Alfa 146, di proprietà però del padre. Infatti, per i carabinieri della Compagnia di Pontecorvo, agli ordini del capitano Tamara Nicolai, il cinquantatreenne domenica sera intorno alle 18 aveva urtato con la sua auto il venditore ambulante proseguendo la propria corsa. Il cadavere dell'uomo era stato ritrovato solo il giorno dopo dentrouna cunetta,immerso nell'acqua. L'indagato, tramite il suo avvocato di fiducia Giacomo Delli Colli, aveva fatto sapere di non essersi accorto di nulla anche perché pioveva. All'aquinate sono stati revocati i domiciliari ma con l'obbligo di firma alla polizia giudiziaria.

FONTE  https://www.ciociariaoggi.it/news/cronaca/81038/cadavere-in-una-cunetta-eseguita-laautopsia-sullambulante-prime-indiscrezioni

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PENISOLA SORRENTINA E VICO EQUENSE NEWS ORRENTO: CINQUANTA I COMMERCIANTI NON IN REGOLA PER IL PAGAMENTO DELLA TASSA DI OCCUPAZIONE DI SUOLO PUBBLICO PER UN AMMONTARE DI CIRCA CINQUECENTOMILA EURO

30 Novembre 2019, 09:44am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

C'è da chiedersi perchè la dott.ssa Elena Inserra, responsabile Anticorruzione del Comune di Sorrento ha permesso che si continuasse a rilasciare le concessioni di suolo pubblico ai tanti commercianti che da anni non sono in regola con i pagamenti dei relativi canoni? Al di là di qualunque interpetrazione si voglia dare all'art. 14 del Regolamento comunale per le concessioni di suolo pubblico, è bene ricordare alla stessa dott.ssa Inserra e all'attuale dirigente del settore OSAP, ing. Alfonso Donadio, che non esiste alcun obbligo di conceDERE degli spazi pubblici a commercianti per di più, " PESSIMI PAGATORI".dI Enrico Aprea

SORRENTO: CINQUANTA I COMMERCIANTI NON IN REGOLA PER IL PAGAMENTO DELLA TASSA DI OCCUPAZIONE DI SUOLO PUBBLICO PER UN AMMONTARE DI CIRCA CINQUECENTOMILA EURO

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Sorrento Comune, parola d’ordine:” Io non vedo, non sento, non parlo” . Ancora una volta ad accorgersi che il diavolo ha fatto le pentole ma non i coperchi il Movimento civico “Conta anche Tu” ed i Vas (Verdi, Ambiente e Società), segnalando all Procura della Corte dei Conti, alla Procura della -Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata ed all’autorità Nazionale Anticorruzione che ci sono sul territorio del comue di Sorrento, come certificato dagli uffici comunali,ben 50 attvità commercialinon in regola con il pagamento della tassa di occupazione pubblica per un totale compreso il 2019, di 477.159.56 euro e che “nonostante tali inadempienze dagli uffici comunali preposti si continua a rinnovare tali concessioni, in pieno contrasto con le norme emanate nello specifico del Comune. Che dire o meglio che pensare. Siamo in mano ad incompetenti o a personale che continua – secondo quanto segnalato ormai nel quotidiano dalle associazioni a garanzia della legalità, ad usare la cosa pubblica secondo proprie interpetrazioni (i vigili sono in questo maestri, vedi le multe per divieto di sosta a mezzi eletrrici), ignorando leggi e regolamenti?. Chi controlla il controllore recita un antico adagio ora più che mai di attualità a Sorrento dove sembrano delinearsi tempi lunghi anche per la nomina del nuovo comadante dei vigili.http://www.lostrillodellapenisola.com/

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ISCHIA E PROCIDA NEWS BlackOut in navigazione per il Don Peppino: sospese varie corse

30 Novembre 2019, 09:35am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

 

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Un principio di incendio e un black out hanno caratterizzato la traversata del Don Peppino della compagnia di navigazione Gestour, tra l’isola di Procida e Pozzuoli. Questo pomeriggio, infatti, dopo l’uscita dal porto di Procida, mentre procedeva in direzione di Pozzuoli, il traghetto ha registrato un blackout dovuto, forse, ad un principio di incendio a bordo.La compagnia di navigazione ha, così, deciso di sospendere due corse da e per l’isola di Ischia e Pozzuoli. Salta, infatti, l’ultima corsa traghetto della giornata della compagnia Gestour, che collega Pozzuoli alla nostra isola. Al momento non si hanno altre informazioni in merito. foto di repertorio

https://www.ildispariquotidiano.it/it/blackout-in-navigazione-per-il-don-peppino-sospese-varie-corse/

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