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SARDEGNA E CORSICA NEWS CORSICA Assembramento e proteste di un collettivo anti-pass sanitario a Bastia

14 Agosto 2021, 10:44am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA U culletivu corsu pè a difesa di e libertà raccoglie diversi collettivi contrari all’obbligo di vaccinazione e alla legge sull’estensione della tessera sanitaria convalidata dal Consiglio costituzionale giovedì 5 agosto. Chiede al presidente dell’esecutivo corso, Gilles Simeoni, di rifiutare l’applicazione di questa legge in Corsica. La manifestazione è stata rovinata da alcuni disordini tra giornalisti e spettatori. “Crediamo che queste misure liberticide siano contrarie ai principi fondamentali della Repubblica e della nostra democrazia! Il tono è stato dato fin dalla prima frase durante la conferenza stampa davanti agli uffici dell’ARS a Bastia giovedì 5 agosto. Al microfono, U culletivu corsu pè a difesa di e libertà che riunisce diversi collettivi che denunciano “le misure liberticide di questa legge sull’estensione della tessera sanitaria” approvata dal consiglio costituzionale pochi minuti dopo questa conferenza stampa. Pro-vaccino, anti-vaccino, non è questo il dibattito. Si tratta soprattutto della privazione delle libertà che denunciano e della “segregazione sanitaria risultante dal lasciapassare”. L’importante per loro è avere la possibilità di scegliere. La scelta di essere vaccinati o no e di poter “vivere normalmente” in entrambi i casi. Per il collettivo, la validità della tessera sanitaria imposta per l’accesso a certi lavori e attività è “un obbligo di vaccinazione nascosto”. Secondo loro, questo obbligo è contrario ai principi dello stato di diritto e alla Convenzione europea di Oviedo, firmata nel 1997 da diversi Stati membri dell’Unione europea, tra cui la Francia, che difende “la protezione dei diritti dell’uomo e della dignità dell’essere umano in materia di applicazioni biologiche e mediche”. “Gilles Simeoni deve rifiutare questo lasciapassare sanitario Se il collettivo pretende di essere apolitico, è proprio ai leader politici che si rivolge. E in particolare ai leader dell’isola. In una lettera aperta letta da Jean-Antoine Giacomi, membro del culletivu a corsica svegliata ed ex candidato alle elezioni territoriali del 2021 per Forza Nova, l’inter-collettivo esorta il presidente dell’esecutivo corso a “prendere posizione e rifiutare questo lasciapassare sanitario”. Per Jean-Antoine Giacomi, “abbiamo bisogno di una vera politica sanitaria e il lasciapassare non lo è”. Come spiegare che ci sono solo 5 letti di terapia intensiva nell’ospedale di Bastia”. Aumentare il numero di letti nei servizi, dare più mezzi alle infrastrutture mediche pubbliche, ma non imporre un vaccino alle badanti, o almeno lasciare loro la scelta. Questo è uno dei principali argomenti dell’inter-collettivo, che teme anche la discriminazione nel lavoro e nelle scuole. “Disinformazione dai media locali”, “fate il vostro lavoro”, “cercate la verità”, “burattini del governo”. Nel bel mezzo di una conferenza stampa, gli spettatori che non erano coinvolti nell’organizzazione del rally hanno rimproverato i giornalisti presenti. Ma chi sono quelli che sono a tutte le manifestazioni? Di tutti i raduni, indipendentemente dalle opinioni espresse? Sembra che siano i giornalisti che, ancora una volta, erano presenti per questa ennesima manifestazione davanti all’ARS, senza contare le manifestazioni davanti alle prefetture dell’isola. Una dozzina di giornalisti, che lavorano per i principali media locali per trasmettere il messaggio portato oggi. Contrariamente all’idea che alcuni hanno cercato di trasmettere, il microfono è aperto a tutti. Un piccolo sfogo che gli organizzatori della conferenza hanno mitigato invitando al dialogo calmo e allo scambio di idee, un principio che difendono con tanto ardore. Per la cronaca, U culletivu corsu pè a difesa di e libertà include i gruppi: Réaction 19 Corse, La Corse en colère, Soutien Corse à Louis Fouché, Gilets Jaunes, Les masques blancs, Soignants libres choix Corse, La France en blanc derrière les soignants, les soignants en colère 2B 2A, Culletivu a corsica svegliata, Câlins gratuits, Groupe 2B non au pass sanitaire, Stop à la 5G, Nouvelle vague. — Fonte: CNI – Copertina: Jean-Antoine Giacomi via FB

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CONCORDIA SULLA SECCHIA E MODENA NEWS Soliera, incidente sul lavoro: operaio ferito da un muletto

14 Agosto 2021, 10:38am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Soliera, incidente sul lavoro: operaio ferito da un muletto

INSERITO DA MIKI PAPPACODA SOLIERA – Nuovo incidente sul lavoro in provincia di Modena, questa volta, fortunatamente, con conseguenze meno gravi rispetto a quelle dei casi avvenuti nelle scorse settimane, che hanno portato alla morte dell’operaia Laila El Harim a Camposanto e al ricovero in gravi condizioni di un tecnico colpito da una scarica elettrica a Fiorano Modenese. A Sozzigalli di Soliera, venerdì 13 agosto, si legge sulla stampa locale, un operaio di una ditta di noleggio di piattaforme aeree di via Carpi Ravarino è rimasto ferito mentre era al lavoro: un piede dell’uomo, 50enne, è finito sotto ad un muletto che stava compiendo una manovra. Sul posto è subito intervenuta un’ambulanza che ha portato l’operaio all’ospedale, ma, fortunatamente, per l’uomo le conseguenze non sembrerebbero gravi.

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CARPI NEWS Carpi va in caserma per chiedere informazioni e i Carabinieri lo arrestano

14 Agosto 2021, 10:27am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Va in caserma per chiedere informazioni e i Carabinieri lo arrestano: è accaduto ieri pomeriggio, presso la caserma di Carpi, a un 26enne del posto. L’uomo, dopo una veloce verifica della sua identità, è stato arrestato poiché a suo carico vi era un ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Padova in relazione a una condanna a quasi tre anni di reclusione, per i reati di ricettazione e indebito utilizzo di carte di credito commessi qualche tempo fa a Carpi e a Novi di Modena. L’uomo è stato dunque portato presso la casa circondariale modenese. IL TEMPO CARPI

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VELASCA VIMERCATE NEWS MOMENTI DI PAURA Violentissimo scontro tra un'auto e una moto

14 Agosto 2021, 10:22am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Violentissimo scontro tra un'auto e una moto

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Violentissimo impatto sabato pomeriggio a Villasanta. La Polizia Locale cerca testimoni per ricostruire la dinamica Lo scontro tra la moto e l'automobile è stato violentissimo, tanto che a Villasanta si sono vissuti attimi di terrore. E intanto la Polizia Locale cerca testimoni Lo scontro tra i due mezzi L'incidente è avvenuto sabato pomeriggio, a Villasanta, all'incrocio tra le vie Lezzo e Merelli. Erano circa le 17.15 quando è avvenuto l'impatto. Secondo la ricostruzione effettuata finora dalla Polizia Locale di Monza una Toyota Yaris guidata da un uomo di 52 anni residente nel Lodigiano stava percorrendo via Merelli, proveniente da viale Libertà, quando, giunto all'incrocio semaforizzato con via Lecco, ha proseguito la marcia impegnando l'incrocio nel momento in cui, dalla sua sinistra, dal centro città verso Villasanta, transitando in via Lecco, sopraggiungeva un motociclo Aprilia 150 condotto da un uomo di 67 anni residente a Monza. Lo scontro e le indagini L'impatto è stato a quel punto inevitabile e ad avere la peggio è stato il centauro che veniva sbalzato per terra. L'allarme è scattato in codice rosso e sul posto, oltre alla Locale e ai Vigili del Fuoco, sono arrivate un'ambulanza e un'automedica. Le attenzioni degli operatori sanitari si è concentrata subito sul centauro 66enne le cui condizioni, fortunatamente, sono migliorate con il passare dei minuti. Il codice d'intervento è passato così da rosso a giallo e il monzese è stato portato al San Gerardo.La ricostruzione della dinamica del sinistro e l'accertamento delle responsabilità sono al vaglio della Polizia Locale che ha lanciato un appello ad eventuali testimoni che abbiano assistito all'incidente a farsi avanti. PRIMA MONZA

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MONZA E PROVINCIA NEWS La Brianza dice addio al maestro di arti marziali Gianluigi Sala Sabato mattina a Monza l'ultimo saluto al maestro di arti marziali Gianluigi Sala

14 Agosto 2021, 10:17am

Pubblicato da Miki Pappacoda

La Brianza dice addio al maestro di arti marziali Gianluigi Sala

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Si terranno alle 10, nella chiesa di San Fruttuoso a Monza, i funerali di Gianluigi Sala, da oltre vent'anni maestro di arti marziali in diverse società di Monza e della Brianza L'addio al maestro Il maestro Gianluigi Sala aveva 55 anni. La tragica notizia della scomparsa ha colpito profondamente il mondo delle arti marziali di Monza e della Brianza: Sala, infatti, era attivo da oltre 40 anni nel mondo del judo, prima come agonista (anche in tornei internazionali) e poi dal ’98 come tecnico (era cintura nera III Dan, qualifica conseguita presso il centro olimpico federale di Roma). È stato in forza a diverse società di judo della provincia allenando dagli agonisti ai bambini. Quest’ultimi erano la sua grande passione: per molte estati ha infatti insegnato la sua amata arte marziale anche in vari centri estivi ed in progetti di volontariato. In particolare va ricordata la sua esperienza in un campo profughi siriano che alcuni anni fa attirò l’attenzione anche dei media nazionali Noto nell’ambiente marziale non solo per la sua preparazione, ma anche per la sua umiltà negli anni aveva studiato anche altre discipline. In particolare da inizio anni 2000 aveva approfondito prima le tecniche di difesa personale diventando istruttore di kali filippino e poi il combattimento sportivo diplomandosi insegnate di MMA. Allenava in quest’ultima specialità i ragazzi della nota palestra di sport da combattimento Time To Fight di Biassono che gli renderà omaggio dedicandogli una sala della struttura. L'ultimo gesto di altruismo Come detto i funerali si terranno alle 10 a Monza. Per espressa volontà del maestro Sala ai partecipanti non sono chiesti fiori, ma eventuali donazioni a favore dei bambini disabili di Saronno per i quali prestava volontariato I messaggi di cordoglio possono essere inviati a teamrositano@gmail.com che li girerà alla famiglia. FONTE PRIMA MONZA

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Tragedia in vacanza, ragazzo di 28 anni muore annegato: era sfuggito al controllo del padre

14 Agosto 2021, 10:12am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il padre, non appena si è accorto di aver perso di vista il figlio con disabilità, ha iniziato a cercarlo nei dintorni di piazzale, ma quando è stato ritrovato non c’era più nulla da fare VENETO – Antonio Menna, 28 anni, affetto da autismo, è morto annegato mentre faceva il bagno col padre a Porto Santa Margherita. Stando ad una prima ricostruzione dei carabinieri, padre e figlio erano in vacanza insieme sul litorale per ferragosto. I fatti sono avvenuti intorno alle 21.00 di ieri, il giovane vicentino si sarebbe allontanato da uno dei genitori mentre insieme camminavano sull’arenile interno di Porto Santa Margherita, vicino alla località balneare di Caorle, facendo perdere le sue tracce fino al suo ritrovamento, purtroppo senza vita, in acqua proprio di fronte alla costa dell’Adriatico. LE RICERCHE E I TENTATIVI DI RIANIMAZIONE Il padre, non appena si è accorto di aver perso di vista il figlio con disabilità, ha iniziato a cercarlo nei dintorni di piazzale Portesin, vicino agli impianti sportivi e a uno stabilimento balneare, e ha chiesto aiuto alle forze dell’ordine. A distanza di pochi minuti la consapevolezza che nel frattempo qualcosa di irreparabile era accaduto sulla riva , nonostante alcuni soccorritori si siano precipitati sul posto tentando le manovre di rianimazione sul povero ragazzo, ritrovato già deceduto. La famiglia in soggiorno a Caorle risulta residente nel capoluogo berico, e la notizia della tragedia ha colpito la città di Vicenza, dove è giunta a nelle prime ore di stamattina dopo che è stata diffusa l’identità della vittima. Sarebbe da escludere la presenza di terze persone, spiegando l’accaduto con l’immersione in mare del 28enne, incapace poi di riemergere e quindi morto nel giro di pochi attimi per probabile annegamento. Senza che nessuno, intorno, si accorgesse della disgrazia nella spiaggia vicina al luogo della sparizione. La salma del giovane, la cui identità sarà resa nota nelle prossime ore dopo il comprensibile riserbo mantenuto, sarà messa a disposizione dei familiari nelle prossime, in vista del funerale. GIOVANNA IAZZETTA OTTOPAGINE

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Israele – Dr. Kobi HAVIV: “Nel mio ospedale l’85-90% dei ricoverati sono persone completamente vaccinate. L’efficacia del vaccino sta svanendo”

14 Agosto 2021, 10:06am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Israele – Dr. Kobi HAVIV: “Nel mio ospedale l'85-90% dei ricoverati sono  persone completamente vaccinate. L'efficacia del vaccino sta svanendo” –  Detoxed Info

INSERITO DA PRIMULA GALANTUCCI Il dottor Kobi Haviv, direttore generale dell’ospedale Herzog di Gerusalemme, si è collegato con l’emittente israeliana Channel 13 per chiarire la situazione dei ricoverati Covid nella sua struttura per quanto riguarda la quarta ondata che sta oramai investendo il paese. Dalla sua testimonianza emerge che: Il 95% dei pazienti gravi è vaccinato L’85-90% dei ricoveri sono persone completamente vaccinate Si stanno aprendo sempre più reparti COVID L’efficacia del vaccino sta svanendo col passare del tempo

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SEZ. VANGELO E METEO VANGELO DEL 14.08.2021 A CURA DI MIKI PAPPACODA

14 Agosto 2021, 09:54am

Pubblicato da Miki Pappacoda

S. Maksymilian Maria Kolbe

La storia dei Santi Martiri di Otranto – Arcidiocesi di Otranto

A CURA DI MIKI PAPPACODA Santi del giornoS. Maksymilian Maria Kolbe O.F.M. Conv. martire († 1941) SS. Martiri (circa 800) di Otranto († 1480) Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 19,13-15. In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li sgridavano. Gesù però disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli». E dopo avere imposto loro le mani, se ne partì.

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SEZ. VARIE NEWS OROSCOPO DEL 14.08.2021 A CURA DI MIKI PAPPACODA

14 Agosto 2021, 09:46am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA  Ariete – Grazie all’intuito riuscirete a muovervi nella direzione giusta. Vi affascinano le persone enigmatiche.
Toro – Se non imparerete a organizzarvi finirete con l’essere dispersivi. In amore tornate sui vostri passi.
Gemelli – Nella professione cercate di sfruttare al massimo questo periodo. In amore non sbilanciatevi.

Cancro – Vi sentite pieni di energia e voglia di agire: nessun ostacolo è insormontabile. Bene il cuore.
Leone – Mettete a frutto la vostra sagacia per affrontare situazioni difficili. In amore splende il sole.
Vergine – Tutto dovete fare fuorché prendere decisioni precipitose. In amore vi siete sbilanciati fin troppo.
Bilancia – Buona occasione nel lavoro: non si ripresenterà facilmente. In amore cominciate a sciogliervi.
Scorpione – Collaborate meglio che potete con i superiori. Cautela in amore, c’è pericolo di scottarsi troppo.

Sagittario – Chiudete le trattative prima di pensare a nuove iniziative. In amore siete poco affidabili.
Capricorno – Nella professione i segnali che vi arrivano sono ambigui. Momenti esaltanti in amore.
Acquario – Avete un fiuto straordinario per gli affari ma quanto a diplomazia siete carenti. Amore sofferto.
Pesci – Maggiore attenzione e prudenza nelle decisioni da prendere. Situazione sentimentale complicata

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NEWS ITALIA E DAL MONDO "Ecco le ragioni della caduta dell'Afghanistan". Intervista al generale Battisti

14 Agosto 2021, 09:40am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ragioni caduta afghanistan talebani intervista generale battisti

INSERITO DA PRIMULA GALANTUCCI Giorgio Battisti è stato il primo comandante del contingente italiano in Afghanistan. A Herat i suoi soldati hanno lavorato per la ricostruzione del Paese che oggi è sempre piu in mano ai talebani, arrivati a 50 chilometri da Kabul. La sua analisi, i suoi ricordi e anche la sua commozione in un'intervista all'Agi 

AGI - La guerra è un'esperienza che segna l'anima per sempre. Giorgio Battisti è un generale dell'Esercito che l'ha vista tutta, brutta, sporca, cattiva, piena di eroismi che non fanno notizia ma restano nel cuore. È stato il primo comandante del contingente italiano in Afghanistan, ha sulle spalle tante missioni, molti anni della sua vita in prima linea, la mente sempre rivolta ai compagni che con lui hanno combattuto la battaglia più difficile, quella per la pace.

 

Kabul, Herat, qui i suoi soldati hanno lavorato per la ricostruzione dell'Afghanistan, quello che la diplomazia chiama "nation building" e si traduce nel lavoro più difficile e pericoloso che esista sulla faccia della Terra. Vent'anni dopo, il ritiro delle truppe, l'Occidente volta le spalle al popolo afghano, la decisione del Presidente Joe Biden di lasciare l'Afghanistan al suo tragico destino che si sta compiendo in queste ore cariche di morte.

L'ammaina bandiera a Herat, ripiegato il tricolore, anche noi a casa, come tutti, in silenzio, solo un mese dopo quel rito senza gioia, quasi un presentimento, arriva la notizia, poche ore fa, la caduta della città in mano ai Talebani, le cronache dell'orrore.

Il generale Battisti oggi è in pensione, ma non si è mai ritirato, è il punto di riferimento di centinaia di soldati italiani che hanno condiviso con lui il sudore, le lacrime, la divisa che è un destino comune, un uomo di grande cultura, uno stratega, per molti, un padre. È lui il testimone del tempo che mi conduce in questo viaggio tra il presente e la memoria. Andiamo in Afghanistan, il teatro della lunga guerra.

Generale Giorgio Battisti, Herat, che fu la base dei militari italiani, è caduta. Cosa prova?

Sono arrivato in Afghanistan a dicembre del 2001, con il primo nucleo di italiani che, insieme all'ambasciatore, doveva aprire l'ambasciata e creare le basi per l'arrivo del primo contingente. Provo una grandissima tristezza, perché in 20 anni di nostra presenza - e anche di mia presenza personale - ho avuto modo di conoscere quello splendido popolo, quell'affascinante società. Abbandonare così, vedere come finisce questo lungo periodo di nostra presenza e di nostro sacrificio, mi crea una grande tristezza, soprattutto per le popolazioni che torneranno sotto questo buio e orribile regime dei talebani.

Le nostre truppe hanno ammainato la bandiera l'8 giugno, il 12 luglio hanno lasciato Herat, un mese dopo, la caduta. É sorpreso dalla rapidità del collasso afghano?

Sono sorpreso. Ma bisogna fare una premessa: già due anni fa, i principali vertici militari americani che si erano succeduti al comando della missione avevano preannunciato che le forze di sicurezza afghane non erano capaci di sostenere da sole l'eventuale offensiva talebana. Questo è stato detto due anni fa, ripetuto l'anno scorso ed è stato detto anche pochi mesi fa da quelli che erano fino a pochi giorni fa in carica al comando della missione. Quindi era una cosa prevedibile, previdibilissima. I tempi in cui i Talebani sono riusciti a occupare più della metà dell'Afghanistan, sono invece stati sottovalutati, perché si pensava che le forze di sicurezza, il governo afghano, potessero tenere almeno per qualche altro mese.

Invece c'è stato un rapido deterioramento.

Sì, un effetto domino, ne ho parlato anche con alcuni colleghi afghani, si è creato questo spirito della sconfitta, questa idea che ormai c'è poco da fare, per cui i militari preferiscono arrendersi, sono convinti che l'onda talebana sia irreversibile.

ragioni caduta afghanistan talebani intervista generale battisti
 

Gli inglesi, il ministro della Difesa, Ben Wallace, dicono che l'Afghanistan è ormai dentro la spirale di uno Stato fallito. Quali possono essere le conseguenze?

L'Afghanistan è una terra di mezzo. Crea un vuoto di potere nel quale potranno svilupparsi, riprendere fiato, le formazioni terroristiche storiche: Al Qaeda, l'Isis che si è impiantato in Afghanistan dopo la cacciata dall'Iraq e dalla Siria, con l'intento di creare il Califfato. C'è la possibilità che queste formazioni terroristiche, che sono circa venti, tra i vari gruppi, sulla base etnica, possano svilupparsi ed esportare il terrorismo anche nei paesi limitrofi: verso i paesi dell'ex Unione Sovietica, Tagikistan, Kazakistan, verso la Cina, dove ci sono gli Uiguri che sono i cinesi musulmani, alimentare ancora di più il Pakistan...

È un effetto domino.

E può creare questa espansione. Senza dimenticarsi - e sfugge a molti - che l'Afghanistan oggi è il principale produttore di droga.

Il più grande esportatore di oppio del mondo.

Arriva dall'Afghanistan. E ci sarà un'ulteriore esportazione, un ulteriore flusso di droga, i Talebani e le altre formazioni terroristiche si finanziano con la droga.

Come può sopportare l'Occidente il peso di una simile scelta, della ritirata?

Il problema è che l'Occidente è andato in Afghanistan perché ha seguito gli Stati Uniti. Che sono l'unica potenza in grado d'intervenire a così grandi distanze, con uno strumento militare elevato, di grande potenza e capacità tecnologica. Parlo di trasporti aerei strategici, dell'intelligence, del supporto di fuoco aereo. Chiaro che l'Occidente sull'onda dell'attentato alle Due Torri ha seguito gli Stati Uniti, che avevano invocato l'applicazione dell'articolo 5 del Trattato Nato che prevede l'aiuto di tutti gli altri membri a un paese sotto attacco.

Gli americani già un anno fa, con la presidenza Trump, avevano detto che si sarebbero ritirati, scelta confermata da Biden, però senza imporre condizioni. Nell'accordo di Doha del febbraio dell'anno scorso c'erano chiare condizioni: il cessate il fuoco, interrompere i contatti con Al Qaeda e gli altri gruppi terroristici, avviare i colloqui inter-afghani, tra i Talebani e il governo afghano, tutti fatti che non si sono verificati. Aggiungo un altro aspetto.

Quale?

Tradizionalmente il periodo estivo - da aprile fino a ottobre - è quello della stagione dei combattimenti. Si scioglie la neve sui passi che collegano Afghanistan e Pakistan, possono così riprendere i collegamenti per il rifornimento di munizioni e il movimento di uomini e così via. Sarebbe bastato dire ci ritiriamo a ottobre, a novembre, quando i movimenti sono più difficili, invece la decisione è giunta nel pieno della stagione dei combattimenti.

La scelta della data del ritiro ha favorito l'avanzata.

Sì, anche perché inizialmente l'ultimo soldato americano avrebbe dovuto ritirarsi l'11 settembre, quindi sarebbe stata un'ulteriore beffa, la seconda sconfitta dopo l'attentato alle Due Torri, forse si sono accorti dell'errore e hanno anticipato a fine agosto.

ragioni caduta afghanistan talebani intervista generale battisti
©  afpMilitari italiani prestano soccorso a popolo afghano

Il commissario europeo Paolo Gentiloni ieri ha commentato: "Anni di impegno italiano cancellati. Si discuterà a lungo su questa guerra e sul suo epilogo". Ecco, discutiamo. Lei condivide?

Indubbiamente sì. Ma ritengo che sia una povera considerazione. Noi in questi 20 anni abbiamo dato un'impulso alla società afghana che era chiusa nel grigiore del regime talebano, abbiamo fatto vedere ai giovani stili di vita - che poi possono essere seguiti o meno - diversi da quelli che gli hanno imposto i Talebani. Oggi i giovani conoscono il mondo, hanno accesso a Internet, parlano sui social, quindi penso e spero che sia difficile che i Talebani comunque riescano a imporre quel loro regime che era così chiuso come 20 anni fa. Anche se dubito, alcune cronache di stampa dicono che nelle città che hanno occupato hanno reimposto il burqa, la sharia, chiuso le stazioni radio. I primi segnali non sono positivi. Indubbiamente c'è il rischio, come dice Gentiloni, che si torni a vent'anni fa. Nel massimo distacco di tutto il mondo e soprattutto della comunità occidentale.

Chi si fiderà mai più di una coalizione occidentale in un teatro di guerra?

Avvenne così anche nel 1975 con il Vietnam del Sud. Solo che allora c'era Kissinger, l'incaricato speciale per i rapporti con il Vietnam del Nord, e negli accordi di Parigi del 1973 aveva chiesto al Vietnam del Nord un decente intervallo prima di occupare il Vietnam del Sud. Sono stati due anni. Alla fine il Vietnam del Sud è caduto. E tutti noi abbiamo in mente gli elicotteri che abbandonavano l'ambasciata americana di Saigon con le persone appese ai "pattini". È difficile fidarsi al 100%, abbiamo avuto altri esempi, è successo di recente con i curdi, che sono stati abbandonati. E c'è sempre Taiwan, se io fossi un governante di Taiwan, comincerei a dubitare dell'appoggio completo da parte degli Stati Uniti.

Di ritiro si discuteva da anni, da Obama in poi, fino a Trump che lo mise come obiettivo della sua campagna elettorale del 2020. Ma nella exit strategy di Biden appaiono degli errori di valutazione della situazione sul terreno enormi. Com'è stato possibile?

Errori dell'intelligence no. Sono usciti diversi "anonimi" sulla stampa statunitense, ma anche dei generali ancora in servizio, che avevano - in modo un po' light - comunque delineato questa possibile soluzione. Hanno prevalso valutazioni di carattere politico su quelle del terreno. Ancora adesso il Presidente Biden dice che non si è pentito di aver chiuso la missione ad agosto.

Il presidente Biden dice: "Gli afghani devono combattere". Per ora le notizie sono quelle di una carneficina e di una resa totale di fronte all'avanzata dei Talebani. Lei è un generale, ha operato sul campo, le chiedo... come possono combattere?

Un altro errore, che avevo già verificato, è che abbiamo cercato di plasmare le forze armate afghane secondo i nostri modelli occidentali, dimenticando che un esercito è espressione della storia, della cultura, delle tradizioni e dell'ordine politico del proprio paese. Abbiamo cercato di imporre il nostro modello occidentale su dei guerrieri che hanno sempre fatto della guerriglia il loro modo di combattere. Non un sistema di combattimento convenzionale.

Erano abituati a fare la guerra asimmetrica.

Sì, la guerriglia. I Talebani fanno la guerriglia. Tanto è vero che gli unici che combattono bene in questo momento sono i "commandos" afghani, che purtroppo sono pochi, circa ventimila, perche' combattono con gli stessi sistemi della guerriglia talebana, cioé il loro innato modo di combattere. Del resto, la fama degli afghani era quella di essere i piu' temibili guerrieri di tutta l'Asia Centrale.

ragioni caduta afghanistan talebani intervista generale battisti
Soldati italiani in Afghanistan

Anni fa, il generale David Petraeus, mi spiegò come funzionava la strategia "Anaconda" in Afghanistan e in Iraq. Era una questione di coinvolgimento delle parti in gioco sul terreno (a cominciare dalla politica, ovviamente), di combattimento della coalizione e addestramento dell'esercito afghano. Petraeus comprava tempo. Ma l'amministrazione Obama cominciò a demolire questa strategia, fin dalle operazioni di combattimento, il ministro della Difesa, Leon Panetta disse che entro la fine del 2013 sarebbero terminate. Il declino della missione comincia da qua?

Il primo errore è stato commesso dal Presidente Bush nel 2003, quando ha distolto buona parte delle risorse militari dall'Afghanistan per attaccare l'Iraq. Perché nel 2003 i Talebani erano sotto pressione, erano stati dispersi, c'erano pochissime sacche ancora di resistenza che potevano essere eliminate, e quindi poi si poteva pretendere un accordo politico con questa fazione.

Il secondo più grave errore è stato fatto dal Presidente Obama, quando su insistenza dei propri generali aveva concesso il rinforzo di oltre 30 mila uomini nel 2010, quello che è stato chiamato poi "surge", ma precisando che sarebbero stati distaccati solo a tempo determinato, quindi iniziando il ritiro a fine 2011.

I Talebani, che non sono fessi, hanno aspettato che questi rinforzi si ritirassero, in attesa di riprendere poi l'offensiva. È da fine 2011 che il contingente internazionale - che era arrivato fino a 140 mila uomini - ha iniziato a ritirarsi. È come se il presidente Roosevelt, dopo lo sbarco in Normandia, avesse detto: "Una volta che abbiamo occupato la Francia, ci ritiriamo". Il terzo errore è stato di Biden che non ha posto condizioni serie nei confronti dei Talebani.

Biden dice che non ha rimpianti. Lei ne ha?

Sì. Io ne ho molti. Ho conosciuto tantissime brave persone, il popolo afghano è fantastico, affascinante, ha sempre sofferto il transito di eserciti e devastazioni, fin dai tempi dell'invasione di Alessandro Magno. Sono miei amici, sono miei fratelli e temo di vedere ora quello che succedeva quando qualche filmato trapelava nei periodi del regime talebano.

Il nostro Stato Maggiore della Difesa secondo lei aveva elementi sufficienti da parte americana per valutare questo scenario disastroso?

Non voglio fare la difesa di parte, ma ritengo che il nostro Stato Maggiore abbia operato bene, d'intesa con tutti gli altri partner della coalizione presenti. Ci siamo ritirati con tutti gli altri, senza andarcene via prima. Non si poteva fare diversamente, perché comunque bisogna ricordare che il "grande fratello" statunitense è quello che fornisce l'intelligence, il supporto aereo di fuoco, il trasporto strategico, è quello che delinea gli indirizzi da seguire.

Ha parlato in questi giorni con i soldati che sono stati con lei in Afghanistan? Cosa dicono di fronte a questa immane tragedia?

Sì, ci sentiamo quotidianamente, anche loro sono molto amareggiati per come sta finendo questo pesante impegno che abbiamo avuto in questi vent'anni. Sono anche in contatto con diversi afghani, che erano allievi dell'accademia militare, che in questo momento stanno combattendo.

ragioni caduta afghanistan talebani intervista generale battisti
© AfpContingente italiano in Afghanistan, visita ufficiale

Cosa dicono i soldati afghani?

Stanno combattendo, ma vedono che molti scappano, soprattutto tra i vertici politici. C'è stato il governatore di Ghazni che è scappato, s'è messo d'accordo e ha avuto un salvacondotto dai Talebani, così anche il vice governatore. Lasciano i soldati da soli. Quando i capi scappano, poi è facile che succeda questo, perché un soldato che combatte si guarda indietro e vede che non c'è nessuno.

Le defezioni politiche sono decisive?

 Il governo afghano non è mai stato stabile, c'è sempre un'endemica corruzione nella società afghana, i capi non erano all'altezza della situazione, due mesi fa il Presidente ha sostituito il ministro della Difesa, ma sono ormai soluzioni tampone che difficilmente possono cambiare la situazione. Il rischio è che riesploda la guerra civile, le milizie di autodifesa dei villaggi sono armate, pochi accetteranno il ritorno dei Talebani.

Guardiamo la mappa militare aggiornata. Con la caduta di Herat i Talebani controllano tutto l'Afghanistan occidentale. Mi pare ci sia una strategia per circondare Kabul. È così?

Ritengo di sì, prima hanno cercato di isolare il Paese occupando tutti i valichi di frontiera, sia al Nord, verso il Pakistan e verso l'Iran.

Così bloccano i rifornimenti.  

Esatto. Hanno interrotto tutte le rotabili, tutti i collegamenti stradali. Poi hanno iniziato anche a bombardare gli aeroporti, un po' alla volta stanno strozzando tutta l'organizzazione difensiva del governo.

Una sorta di guerra d'attrito. Stanno cingendo d'assedio Kabul fino a farla implodere.

C'è questo rischio. Penso che sia difficile occupare Kabul combattendo casa per casa, quartiere per quartiere. Kabul è difesa da decine di migliaia di uomini, è una città molto grande. È più facile, come è accaduto a Ghazni, a Herat, in altre città, che ci sia l'implosione del governo centrale e i militari poi cedono perché non hanno direttive e supporto morale.

I Talebani sanno combattere. Hanno una strategia.

Hanno un'esperienza di vent'anni di combattimento, sicuramente sono supportati da professionisti stranieri, leggevo che tra loro ci sono militari pakistani, hanno potuto vedere come ha combattuto l'Isis in Siria, hanno preso un po' da loro, ammesso che non ci siano combattenti dell'Isis nelle loro fila. E in più questi vent'anni hanno copiato il modo di combattere degli occidentali. I Talebani hanno delle forze speciali, che si chiamano "Red Team", che sono equipaggiate e hanno le stesse tecniche delle forze speciali occidentali.

E in più, ogni volta che conquistano una città, si impossessano dell'arsenale e dei materiali dell'esercito.

Come è successo in Iraq a Mosul nel 2014. Una grandissima quantità di materiale altamente tecnologico e efficiente che è caduto nelle mani dei Talebani. Si vedono gli equipaggiamenti che hanno, sembrano quelli di un esercito occidentale.

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©  afpmilitari italiani addestrano milizie locali in Afghanistan

Ben Wallace, il ministro della Difesa inglese, ha detto oggi: se torna Al Qaeda torniamo anche noi. Possibile?

Questo è quello che è successo in Iraq, quando Obama ha deciso in modo repentino l'abbandono dell'Iraq nel 2011 e ci siamo ritornati quattro, cinque anni dopo. Espansione del terrorismo, diffusione del traffico di droga, instabilità generale, c'è la possibilità di tornare tra qualche anno.

Anthony Blinken, il segretario di Stato americano, ieri ha consultato la Nato, la Germania, il Canada. Si pone la domanda: che fare

Sicuramente. Anche perché, comunque la si giri - basta sentire le dichiarazioni politiche - è una grande sconfitta oltre che materiale, anche morale da parte nostra. Abbandonare un paese alleato che si è fidato di noi.

Qual è la lezione per l'Italia?

La lezione è che bisogna impegnarsi fino in fondo, senza indicazioni di carattere politico, nell'utilizzo delle forze armate, nel rispetto dei nostri principi comportamentali dettati dalla democrazia, nel rispetto delle regole di ingaggio. Impegnarci quando siamo sicuri che possiamo ottenere qualcosa. Chiaro, dirlo adesso è molto facile. Vent'anni fa, quando siamo arrivati a Kabul, sembrava di poter aprire una nuova finestra, una nuova pagina di vita per questo paese. Non è facile fare questi apprezzamenti adesso, ma dobbiamo tenerne conto per il nostro impegno, sempre più serio, nel Sahel.

Un suo ricordo personale?

Ne ho tanti. Ma ricordo sempre una bambina, avrà avuto otto anni, nei pressi dell'aeroporto di Kabul, con un fratellino di un paio d'anni, che tutte le mattine quando passavamo ci salutava, e noi gli davamo caramelle e biscotti e così via. E mi chiedo che fine... che fine ha fatto quella bambina.

È un grande dolore...

- ...abbastanza.

L'intervista finisce qui. Il generale Giorgio Battisti è in lacrime. E anche il vostro cronista non riesce a trattenerle. Che Dio ci perdoni per quello che (non) abbiamo fatto.

AGI

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