Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
A CURA DI MIKI PAPPACODA Santo del giorno S. Annibale Maria di Francia sac. e fondatore (1851-1927) S. Giustino filosofo e martire (ca. 100 - ca. 165) Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 10,46-52. In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!». E Gesù gli disse: «Và, la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA MIRANDOLA – Recarsi all’ospedale di Mirandola per sistemare il gesso, facendo ricorso ad un’autoambulanza del 118 in quanto immobilizzata a letto e impossibilitata a spostarsi in autonomia e, dopo la visita, non poter fare rientro alla propria abitazione in quanto nel servizio di trasporto con l’autoambulanza non era previsto il ritorno a casa post-visita. E’ quanto avvenuto nei giorni scorsi ad una cittadina mirandolese, che, attraverso una lettera inviata alla nostra redazione, ha spiegato quanto avvenuto: “Mercoledì 24 maggio sono stata protagonista all’ospedale di Mirandola di un episodio oltremodo spiacevole. Essendo io ingessata in parti del corpo che mi costringono a letto immobile in posizione orizzontale, ho dovuto obbligatoriamente richiedere l’intervento di un’autoambulanza del 118 per poter effettuare una modifica necessaria al gesso. Tutto bene il trasporto e questo piccolo intervento che medici e infermieri, gentili e competenti, mi hanno puntualmente effettuato. Pronta e contenta di poter tornare a casa, ho saputo che il servizio di rientro alla mia abitazione tramite l’autoambulanza del 118 che mi aveva ritirato non era possibile e che tale servizio non è previsto. Occorreva assolutamente prenotare un’autoambulanza alle varie Croci Blu del territorio; a tal proposito le mie figlie hanno fatto circa 35 telefonate a tutte le Croci Blu e associazioni limitrofe del territorio e fuori provincia che gestissero una autoambulanza ma senza riscontro positivo in quanto tutte erano impegnate, cosa a loro detto, abbastanza normale e di prassi. Ovviamente l’autoambulanza dell’Ospedale di Mirandola non poteva muoversi, in quanto doveva rimanere disponibile per eventuali interventi di urgenza. Fatto sta che ho dovuto restare in ospedale sul lettino di una barella per diverse ore, come potrete immaginare con un certo disagio nonostante l’assistenza che mi era prestata dal personale, senza sapere se e quanto avrei potuto tornare a casa. Finalmente dopo ulteriori ricerche la Croce Rossa di Carpi, trovando uno spazio di tempo resosi possibile per rinuncia al servizio di altro utente, è intervenuta e mi ha riportato a casa. Ho deciso di rendere pubblica questa lettera affinchè tutti i cittadini di Mirandola e paesi limitrofi sappiano a quali disguidi e disagi si può facilmente incorrere se per motivi di salute si deve obbligatoriamente ricorrere ad un trasporto in autoambulanza, pur a spese proprie. Occorre far presente che il nostro bacino di utenza dell’area nord riguarda una popolazione di circa 90.000 abitanti e pare assurdo che non si possa disporre in ambito ospedaliero di una autoambulanza in più per poter gestire questi casi di trasporti emergenziali che poi non sono così limitati, E’ chiaro comunque che questi mezzi, sotto controllo assiduo ed attento anche dei medici di base, devono poter essere utilizzati dai cittadini solo nei casi di effettiva emergenza e necessità. Mi è molto dispiaciuto, da cittadina di Mirandola, dover constatare questo disagio che mi è capitato ma come sempre, fiduciosa nelle pubbliche istituzioni e nella politica costruttiva del territorio, mi auguro che siano presi gli opportuni provvedimenti affinchè tali disguidi in futuro non abbiamo più ad accadere agli utenti del nostro Ospedale di Mirandola”. In merito all’episodio raccontato dalla cittadina mirandolese, abbiamo contattato l’Ausl di Modena, che, attraverso una nota stampa, pur esprimendo dispiacere per il disagio occorso alla cittadina, ha spiegato come in provincia di Modena, analogamente a quanto previsto nel resto d’Italia, il trasporto al domicilio post-dimissioni ospedaliere sia a carico del cittadino. Di seguito, la nota integrale dell’Ausl di Modena: “In provincia di Modena, analogamente a quanto previsto nel resto d’Italia, il trasporto al domicilio post-dimissioni ospedaliere è a carico del cittadino, salvo i casi in cui il paziente con impossibilità di camminare e di essere trasportato con mezzi ordinari debba essere trasferito presso una struttura socio-sanitaria residenziale o è già in carico all’Assistenza Infermieristica Domiciliare dell’Azienda USL di Modena in un percorso di terzo livello ad alta intensità assistenziale. Non sussistendo nessuna di queste due eccezioni, alla cittadina autrice della segnalazione è stato correttamente indicato di contattare una delle Associazioni di volontariato del territorio che effettua il servizio di trasporto dall’ospedale al domicilio con costi a carico del paziente. In osservanza alle normative anti-corruzione, non può essere l’Azienda USL a contattarne una in particolare per conto dei cittadini. Pur esprimendo dispiacere per il disagio occorso alla cittadina, l’Ausl precisa che per questo particolare tipo di servizio, secondo quanto previsto dal protocollo interaziendale in materia, il rapporto (tempi, costi, modalità, ecc…) è esclusivamente tra il cittadino e l’Associazione”. SULPANARO.NET
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Dal 6 giugno una serie di eventi celebreranno per 12 mesi l’amato compatrono monzese. Per l’occasione sarà acceso un enorme cero votivo alto 1 metro e 40 e decorato a mano Si aprirà tra pochi giorni, il prossimo 6 giugno, un evento religioso di primaria importanza per la città di Monza, l’Anno santo del suo compatrono San Gerardo. Poi sarà una serie corposa di iniziative a caratterizzare l’Anno: conferenze storiche e culturali, una mostra, concorsi di pittura, visite guidate alla chiesa con gli studenti delle scuole, una marcia podistica, la sagra delle ciliegie, e ad ottobre il corpo del Santo lascerà la sua attuale locazione per andare negli altri luoghi lombardi dove più è venerato: a Olgiate Comasco (la cui Comunità ogni anno viene a Monza per pregarlo, in quanto nel paese comasco sono avvenuti miracoli da lui compiuti), Figino Serenza, Seveso, e, infine, all’Ospedale San Gerardo, dove il corpo verrà esposto. San Gerardo: il Santo eletto dal popolo L'Anno gerardiano è fatto che in sé ha qualcosa di solenne e allo stesso tempo di ordinario. Perché San Gerardo è Santo di tutti, trasversale, a cui i monzesi hanno sempre tenuto moltissimo, e da cui hanno tratto costantemente esempio e senso di devozione. San Gerardo è diventato Santo per acclamazione popolare, e solo circa 400 anni dopo la sua morte, nel 1583, il suo culto è stato riconosciuto dalla Chiesa Cattolica attraverso il cardinale Carlo Borromeo, che con un’inchiesta apposita verificò che il Tintore fosse realmente oggetto di profonda devozione da parte dei suoi concittadini, sia per i miracoli compiuti, che per l’esempio umano che ha lasciato, di persona dedita alla carità e a curare gli ultimi, fondatore del primo ospedale cittadino. Due anniversari importanti per riscoprire il compatrono monzese È a questo modo di vivere la cristianità che ha rimandato nelle sue parole don Massimo Gaio, parroco della Comunità pastorale San Gerardo, quando venerdì scorso nella sua casa parrocchiale si è tenuta la conferenza stampa di presentazione delle attività che si svolgeranno nell’Anno gerardiano, a iniziare dal prossimo 6 giugno, con l’obiettivo di fare conoscere meglio la sua figura ai monzesi. «San Gerardo ha tanti titoli per cui è attuale – ha detto il don – Confessore della fede, operatore di misericordia, Santo laico e della carità. Lui, come ogni vero Santo, è testimone di Gesù Risorto, e da lui dobbiamo farci prendere per mano. Ora – ha proseguito – io che sono custode del suo corpo qui giacente, non potevo lasciare passare i due anniversari di quest’anno senza pensare ad un’annualità a lui dedicata» Si perché l’Anno gerardiano che inizierà tra poco, sotto autorizzazione del Vaticano, viene proclamato sulla base dei due importanti anniversari citati dal don: il 400° anniversario della traslazione del corpo, avvenuta nel 1623 (che ha sancito definitivamente il riconoscimento del suo culto da parte del Vaticano) e l’850° anniversario della firma, nel febbraio 1174, della Convenzione per la nascita dell’ospedale che ancora oggi porta il suo nome. Il programma per l'apertura del 6 giugno La data di apertura del 6 giugno – consueta festa patronale a lui dedicata – si caratterizzerà per una Santa Messa alle ore 10.30 alla chiesa di San Gerardo al Corpo, in cui sono invitati a presenziare tutti i parroci monzesi, accanto alle autorità cittadine. Per l’evento sarà acceso un enorme cero votivo realizzato con tutti i ceri portati dai parrocchiani, alto 1 metro e 40 e decorato a mano. Dopo la celebrazione prenderà avvio la tradizionale sagra di via San Gerardo con la vendita delle ciliegie, mentre alle 17 ci sarà un momento di preghiera dedicato ai bambini. Importante segnalare che la sera prima, il 5 giugno alle 21, ci sarà la prima delle 12 conferenze storico-culturali sul compatrono monzese (una per ogni mese dell’Anno gerardiano), tenuta dal professor Renato Mambretti sempre a San Gerardo al Corpo.Monza si prepara così a ripercorrere le tracce del Santo che ne ha cambiato la storia. PRIMAMONZA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Sempre con il sorriso sulle labbra, vispa e arzilla, la ultracentenaria ha festeggiato con un brindisi insieme agli ospiti della rsa Villa San Clemente di San Fiorano Davvero un traguardo incredibile quello raggiunto da Alessandrina Rossi che ieri, mercoledì 31 maggio, ha toccato la vetta dei 103 anni. Alessandrina spegne 103 candeline. Grande festa a Villasanta Sempre con il sorriso sulle labbra, vispa e arzilla, la ultracentenaria ha festeggiato con un brindisi insieme agli ospiti della rsa Villa San Clemente di San Fiorano a Villasanta, circondata non solo dall'affetto dei famigliari, ma anche dell'Amministrazione comunale villasantese. Infatti erano presenti alla festa anche il sindaco Luca Ornago e l'assessore alle Politiche Sociali Laura Varisco. Di Alessandrina Rossi ne avevamo parlato anche lo scorso anno quando raggiunti i 102 aveva raccontato un po' di sé e poi andando ancora più indietro, nel 2019 quando in occasione dei festeggiamenti per il novantesimo di fondazione del Comune di Villasanta, aveva parlato a lungo della sua infanzia in un'intervista pubblicata sul Giornale di Vimercate. La sua storia La 103enne, lo ricordiamo, è nata nell’ormai lontanissimo 1920 dall’amore di Maria Radaelli e Lorenzo Rossi, storico volto dell’imprenditoria locale per via del suo lavoro di lavandaio. Un vero e proprio impero creato nel 1924. Con il passare degli anni la gestione dell’attività di famiglia è passata di generazione in generazione, sempre sotto lo sguardo attento di nonna Alessandrina, che nel corso del tempo non ha mai fatto mancare il proprio sostegno. Originaria della Santa, la donna si era poi trasferita nel quartiere Cederna di Monza insieme al marito Luigi Teruzzi. Rimasta vedova, decise di fare ritorno nella sua casa natale, prima di sposarsi in secondo nozze con Carlo Crippa nel 1976. Abile ricamatrice, la donna iniziò a lavorare nel laboratorio di confezioni di biancheria per la casa della sorella Graziella e vi rimase fino al raggiungimento della pensione. Un amore, quello nutrito da Alessandrina verso la famiglia, sempre ricambiato dai suoi cari che non hanno voluto mancare, anche quest'anno, al momento di festa nella Rsa.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Villa Literno. Dai contratti falsi o capestro con orari di lavoro impossibili e retribuzioni misere, alla guida di un furgone anti caporalato con cui si reca insieme ai propri colleghi nell'azienda agricola in cui lavora, regolarmente assunta e soprattutto non sfruttata come avvenuto per anni. E' la storia a lieto fine di Tina Agbonyinma, nigeriana di 34 anni, prima donna a guidare un furgone che sfida i caporali. Da due mesi Tina è dipendente di Montella Bio, azienda che sorge a Frignano, in un'area del Casertano nota per il fenomeno del caporalato e situata a pochi chilometri da Villa Literno, cui nelle campagne, dopo l'omicidio di Jerry Essan Masslo del 1989, sono iniziate le lotte dei braccianti stranieri, soprattutto africani, per il riconoscimento dei propri diritti. Tina è stata assunta con cinque connazionali - quattro donne e un uomo - grazie al progetto dell'associazione Nocap di Yvan Sagnet, ex bracciante e anima della lotta al caporalato, e alla Caritas di Aversa, che l'ha individuata tra tanti stranieri con un passato di sfruttamento. Arrivata a Napoli nel 2008, a 19 anni, con un'aereo proveniente dalla Nigeria, Tina ha lottato, visto che ha due figli da mantenere, tenendo però a mente due parole chiave della sua vita: indipendenza e dignità. Per questo si è sempre spostata in auto, anche quando andava ad Angri a lavorare in un'industria conserviera per 15 ore e poche centinaia di euro, e non ha ceduto al miraggio del guadagno facile, come tanti suoi connazionali, che in posti come Castel Volturno finisce in giri criminali, tra droga e prostituzione. " Non ho mai voluto quei soldi - dice - né ho mai voluto buttare la vita per strada, perché la vita va vissuta in dignità. Ho sempre lavorato onestamente, e spero che tanti connazionali seguono il mio esempio". OTTOPAGINE
Sono in corso da ieri pomeriggio, alle porte di Benevento, le operazioni per il recupero del camion cisterna carico di Gpl che si era ribaltato in una scarpata lungo la vecchia Strada 212 che da Benevento conduce a Pietrelcina. Per tutta la notte i vigili del fuoco del comando provinciale di Benevento con l'ausilio degli specialisti arrivati da Napoli e Bari.
Nella serata di ieri i vigili del fuoco hanno avviato l'incendio pilotato per far esaurire la parte gassosa del Gpl. Poi, dopo aver raddrizzato il mezzo, che era finito nella scarpata profonda circa quattro metri, è stato dato il via alla fase di recupero della parte liquida del Gpl. Solo quando la cisterna sarà completamente vuota, si provvederà al recupero del mezzo. Resta ancora chiusa la Ex statale 212 per consentire le operazioni di travaso in sicurezza. Sul posto impegnati numerosi vigili del fuoco. Un intervento delicato e da effettuare con la massima prudenza, proprio come avvenne qualche mese fa a Calvi dove,come si ricorderà, a ribaltarsi era stato una maxi cisterna sempre carica di gas. diAlessandro Fallarino OTTOPAGINE
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il vescovo Sergio Melillo: "Davanti a tanto dolore il silenzio oggi potrebbe bastare" Ariano Irpino. Silenzio e compostezza fino all’ultimo e triste addio nonostante un dolore così atroce, pesante e difficile da accettare. Ma la vera forza è stata il calore della gente che in migliaia come nella fiaccolata di ieri sera, tramutatasi in un bagno di folla hanno invaso il palazzetto dello sport dentro e fuori ad Ariano Irpino per accogliere le salme di Emilio, Pamela ed Emanuele. Non servono molte parole per descrivere una sciagura del genere, queste immagini commoventi rimarranno per sempre nel cuore di tutti. "Davanti a tanto dolore il silenzio oggi potrebbe bastare. Il silenzio, le lacrime dei genitori e di chi ha conosciuto ed amato Emilio, Pamela ed Emanuele. Il silenzio - ha detto il vescovo Sergio Melillo - è davvero eloquente per una sofferenza così grande e incomprensibile. Per un mistero così oscuro, per una morte che lascia tutti noi attoniti," Insieme al vescovo Melillo hanno preso parte alla celebrazione i sacerdoti della diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia e di Montecalvo, comunità quest'ultima appartenente all'arcidiocesi di Benevento. Macchina organizzativa curata nei minimi dettagli. Tutto ha funzionato bene tenuto conto della moltitudine di persone giunte da ogni parte. Mobilitata l'intera macchina comunale. Salme scortate dalla polizia municipale per consentirne il rapido accesso al palazzetto dello sport sia all'andata che al termine del rito funebre. In campo le varie associazioni di volontariato sia all'interno che all'esterno della struttura, la cui opera è stata preziosissima anche nella imponente fiaccolata di ieri sera. Inevitabili le code di auto considerata una presenza così massiccia. Gonfalone della città del tricolle listato a lutto e picchetto d'onore della polizia municipale con divisa storica. Spazio laterale riservato alle autorità e ai massimi rappresentanti delle forze dell'ordine. Presente una delegazione dell'alberghiero De Gruttola e i colleghi di lavoro di Emanuele con alcuni striscioni. Una corona di alloro con fiori bianchi è giunta dal comune di Savignano Irpino. Accanto al sindaco di Ariano Irpino Enrico Franza, da Melito Irpino, paese orignario di Pamela è giunto il primo cittadino Michele Spinazzola. Ma non è mancata la solidarietà anche da altri comuni come Montaguto, rappresentato da Marcello Zecchino. "E' un dolore che ci accomuna tutti, indistintamente e in questo momento l'unica forza per combatterlo è l'unità e il forte sostegno da parte nostra verso queste famiglie, che in un attimo si sono visti strappare per sempre i loro figli. E' l'unica risposta che unisce. E' un dolore atroce che possiamo alleviare solo attraverso una vicinanza sincera ed affettuosa." Il pensiero commovente di Roberto Cardinale associato al lancio di palloncini bianchi "Adesso vi dobbiamo lasciar andare. La vostra tragica partenza ci ha sconvolto nelle viscere, ci ha fermato il cuore e impietriti nel dolore. Ma cari Emilio, Pamela e Emanuele quello che le vostre anime belle hanno realizzato in questi tre giorni, questo rinnovato senso di comunità, di unione di cuori è stato impressionante. Avete voluto stravolgere le nostre vite, ci avete dimostrato quanto è potente la forza del silenzio quando siamo tutti insieme, quando è viva e coesa la nostra comunità, quanto amore e forza può dare stando vicini con i corpi e con le anime. Adesso dobbiamo lasciarvi andare, dobbiamo liberare le vostre anime e permettervi di andare verso l’Altissimo liberi, puri e splendenti." di Gianni Vigoroso OTTOPAGINE
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Pomigliano d'Arco. "A Pomigliano c’è un chiaro ed evidente problema di sicurezza e controllo del territorio. Martedì sera, con l’esplosione di un ordigno intorno alle 19.30, che ha distrutto un’auto e danneggiato una palazzina, si è sfiorata la strage - afferma Valeria Ciarambino, Vicepresidente del Consiglio regionale della Campania e componente del Gruppo Misto - Poche settimane fa ho incontrato il Comandante provinciale dei carabinieri e prima di lui il Prefetto di Napoli. A loro ho descritto la situazione che si vive nella mia città e la percezione di insicurezza che è sempre più diffusa tra i cittadini, chiedendo controlli maggiori delle forze dell’ordine e l’incremento del personale nella caserma dell’Arma". "Questo ennesimo vile episodio di criminalità rafforza ancor di più quanto già affermato: Pomigliano ha un serio problema di sicurezza, i miei concittadini hanno paura, serve rafforzare il presidio del territorio soprattutto nei fine settimana, quando migliaia di giovani si riversano in città. Al contempo occorre potenziare la videosorveglianza in città, per la quale a livello nazionale sono stanziati fondi dedicati. Ne parlerò in un prossimo incontro col sindaco neoeletto" conclude Valeria Ciarambino. OTTOPAGINE
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Roma battuta 5-2 ai rigori, Siviglia vince l'Europa League La cronaca, Il cielo è biancorosso sopra a Budapest e non giallorosso come Josè Mourinho e i suoi speravano. In una notte infinita e maledetta per la Roma - ancora un portiere avversario che balla sulla linea e para, ancora una finale persa ai rigori - a festeggiare è il Siviglia che va sotto nel primo tempo grazie ad una prodezza di Dybala, ma resiste, prende il mano la partita e si riprende nella ripresa pareggiando su uno sfortunato autogol di Mancini. Sull'1-1 le due squadre ci provano fino alla fine dei 90', ma la rete decisiva non arriva e si va ai supplementari. Anche nell'overtime la partita non si sblocca e dopo un match che sembra infinito (143' minuti con i recuperi) si passa alla lotteria dei rigori che premia gli spagnoli. Mendilabar e i suoi si portano a casa il settimo sigillo approfittando degli errori dal dischetto di Mancini e Ibanez. Il tabu andaluso delle finali mai perse rimane intatto, quello dell'invincibile Special One si spezza. La Roma parte con Paulo Dybala dall'inizio: dopo giorni di pretattica Mourinho svela la carta del campione del mondo in campo insieme e piazza sulle fasce sia Spinazzola che Celik. In avanti anche Abraham assistito da capitan Pellegrini. Niente soprese per il Siviglia di Mendilabar che lascia in panchina l'ex Lamela. Pronti via e subito grande ritmo in campo soprattutto da parte della Roma che spinge e mette paura al Siviglia al 10': Dybala vede il taglio di Celik, palla dietro per Spinazzola che calcia di prima intenzione ma con il destro e Bonou può respingere. Passati i primi frenetici minuti la partita si addormenta un po' e si fa più combattuta a centrocampo. Arriva il primo cartellino giallo della partita per una gomitata di Matic a Ocampos. I giallorossi sembrano più vivi che mai, mentre la squadra di Mendilibar è molto attendista. E i frutti del forcing degli uomini di Mourinho si traduce nel vantaggio giallorosso poco dopo la mezz'ora: Mancini disegna un lancio filtrante Dybala che vola in area di rigore in area di rigore e infila Bounou con un rasoterra alla sinistra del portiere marocchino. Andati sotto gli spagnoli subiscono il colpo e rischiano il doppio svantaggio grazie alla vena di Dubala e Pellegrini. Nei minuti di recupero del primo tempo (ben sette quelli concessi dall'arbitro inglese Taylor) la Roma rallenta lasciando spazio alle prime vere folate offensive degli andalusi che sfiorano il pari con l'ex Barcellona Rakitic che coglie il palo con un bolide scagliato dalla distanza. E' il segnale che il Siviglia non ci sta e vuole riprendersi la partita. Il match riparte con il Siviglia in campo con l'ex Roma Lamela e l'ex Milan Suso, ed e' soprattutto il secondo a incidere per cambiare direzione al match: gli spagnoli continuano a spingere alla ricerca del pari che arriva quasi subito grazie ad un autogol sfortunato di Mancini: palla messa in mezzo molto tesa e il difensore romanista nel tentativo di anticipare Ocampos devia maldestramente all'interno della propria porta. Sull'1-1 cambia di nuovo l'inerzia della gara con i giallorossi di nuovo alla ricerca del gol, ma escono prima Dybala e poi Abraham, e piu' che la manovra e' il carattera a dare qualche speranza a Mourinho. Il pallone, quello resta quasi sempre tra i piedi degli andalusi. Ci va vicino Ibanez sugli sviluppi di una mischia furibonda. Dopo una partita da applausi a venti dalla fine esce Dybala per Wijnaldum. Poco dopo la Roma rischia di andare sotto: l'arbitro Taylor fischia rigore per fallo di Ibanez in area su Ocampos ma il Var scagiona il difensore brasiliano. Poi è la volta della Roma a reclamare un rigore per fallo di mano in area di Fernando ma Taylor non va a rivedere l'azione al video. Passata la paura di riandare in svantaggio le due squadra provano il tutto per tutto: Belotti entra per Abraham e sfiora il del 2-1, poi ci provano gli spagnoli fino alla fine ma si va ai supplementari. Il primo overtime scorre senza scossoni, Mourinho si gioca la carta El Shaarawy insieme a Llorente in difesa al posto di Spinazzola. A pochi minuti dai rigori si ferma Matic ed entra Bove, la Roma ci prova ancora con una traversa colta a pochi secondi dal termine ma si resta sull'1-1. Si va alla lotteria dei rigori dove gli errori di Mancini e Ibanez: c'e' anche il brivido del rigore sbagliato da Montiel, e fatto ripetere dall'arbitro. E' destino a mettere il sigillo sul successo Siviglia sia lui, autore del rigore decisivo al Mondiale per l'Argentina. E Dybala piange, consolato da tutti ANSA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Era accusato di rapina aggravata, furto, in continuazione, per il qual motivo era stato arrestato e trasferito presso la casa circondariale di Poggioreale. L’indagine – già avviata lo scorso 20 febbraio, giorno in cui ignoti avevano rapinato il Gold Bet di Quarto – ebbe l’impennata decisiva quando il 23 febbraio un uomo a bordo di una fiat Panda aveva consumato una rapina nel Road bar di Pozzuoli. I carabinieri analizzarono per ore le immagini di diversi sistemi di videosorveglianza: quella panda aveva delle targhe che erano state rubate la stessa mattina a via Rosini. I militari non si persero d’animo e riuscirono a ricostruire il percorso dell’utilitaria prima che fosse “travisata” da targhe rubate riuscendo così ad ottenere un nome e un cognome da ricercare. La svolta avvenne quando la fiat Panda fu rintracciata a via Terracciano con a bordo il 42enne che venne fermato e bloccato. Scattaronole perquisizioni – al veicolo e domiciliari – che permisero ai Carabinieri di rinvenire e sequestrare una pistola scacciacani con cartucce a salve, gli abiti presumibilmente utilizzati per commettere la rapina al bar di via Domiziana e le targhe rubate di via Rosini. Stamattina, all’esito della discussione degli Avvocati Emiliano Vaccarella e Massimo Viscusi, il Gup del Tribunale di Napoli, Dott. Sepe, in lettura del dispositivo della sentenza, riconosciute le attenuanti generiche, con ordinanza (in attuazione della riforma Cartabia), ha disposto l’immediata scarcerazione dell’imputato e l’affidamento del detenuto, Elia Bellafronte, di Giugliano, presso l’associazione comunità Emmanuel di Faicchio, condannandolo alla pena di anni 2 e mesi 8 di reclusione, considerata la diminuzione della pena per la scelta del rito abbreviato. Il Pm aveva chiesto 4 anni di reclusione. FONTE INTERNAPOLI