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sez ricette

SEZ.RICETTE A Baronissi la kermesse “Vitigno & Terroir”: week-end di sapori a Villa Farina

22 Aprile 2017, 09:35am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ.RICETTE A Baronissi la kermesse “Vitigno & Terroir”: week-end di sapori a Villa Farina

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Passione e rispetto per la terra, approfondimento ed analisi ma anche piacere e convivialità: tutto questo è “Vitigno & Terroir”, giunta quest’anno alla sua ottava edizione. La kermesse, promossa dall’agenzia Mestieri e Sapori in collaborazione con l’associazione italiana Sommelier Ais di Salerno, si terrà per la prima volta nello splendido scenario di Villa Farina, dimora storica di Baronissi, domani 22 e domenica 23 aprile.

Nella due giorni si terranno laboratori di degustazione e di abbinamento cibo/vino, oltre ad incontri diretti con i produttori per analizzare problematiche e filosofie di vinificazione. A sostegno del comparto vinicolo, un’ampia gamma di proposte Street Food d’eccellenza come cuoppi di sfizioserie, caciocavallo “impiccato” e affettati di gran pregio.

A partecipare alla manifestazione saranno oltre 60 le aziende presenti con stand espositivi. In “vetrina” alcuni fra i marchi vinicoli più prestigiosi della regione: Azienda Vinicola Feudi di San Gregorio (Sorbo Serpico – AV), Tenuta Cavalier Pepe (Sant’Angelo all’Esca – AV), Azienda Agricola Maffini (Castellabate – SA), Viticoltori De Conciliis (Prignano Cilento – SA), Villa Raiano (San Michele di Serino – AV), Cantine Antonio Caggiano (Taurasi – AV).  A completare il panorama vinicolo regionale, un banco di assaggio “extra” dedicato a tutti i vini realizzati con altri vitigni o con “uvaggi”.

Ci saranno inoltre un mini-corso di degustazione sulla nocciola (curato dalla “Panel Leader” Irma Brizi), preziosa risorsa del territorio salernitano che intreccia i propri percorsi degustativi con quelli del vino; la presentazione del libro “Note di Cucina Salernitana”, di Alfonso Sarno, dedicato alle ricette della gastronomia locale; un focus sui vitigni più rinomati,  un cooking show di “commiato”, affidato allo Chef Claudio Russo de “Il Pacchero”, con piatti della tradizione abbinati ai vini più rappresentativi.

Infine una novità Concorso. Durante la manifestazione, i visitatori potranno esprimere la loro preferenza sul miglior vino assaggiato, compilando un’apposita scheda anagrafica, rilasciata in loco, autorizzando al trattamento dei dati; in seguito, le schede verranno sorteggiate e il primo estratto si aggiudicherà un buono-vacanza da spendere in una struttura convenzionata con l’evento.

AMALFINOTIZIE

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SEZ. RICETTE Continua la rassegna I DiVini Sapori della Campania: “Le Cantine Astroni…passando per il Lago Fusaro e la Casina Vanvitelliana”

21 Aprile 2017, 12:01pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

foto

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA 21/04/2017 - Ancora insieme all’Associazione Culturale Kaire Arte Capri per “uno guardo oltre l’Isola” con la rassegna “I DiVini Sapori della Campania” per scoprire e conoscere il patrimonio culturale ed enogastronomico campano. 
Questa volta i membri dell’associazione guideranno i partecipanti presso le rinomate Cantine Astroni situate nel cuore dei Campi Flegrei sulle pendici esterne del cratere degli Astroni, tra Napoli e Pozzuoli, un tempo riserva di caccia Borbonica ed oggi oasi naturale WWF Italia e poi…tutti al Lago Fusaro e alla Casina Vanvitelliana, lo splendido casino di caccia e pesca dei Borboni situato su un'isoletta del lago i quali saranno protagonisti della seconda parte dell’itinerario culturale. 
In particolare, le Cantine Astroni si distinguono per la valorizzazione dei vitigni autoctoni attraverso la salvaguardia della biodiversità e la difesa delle tradizioni vitivinicole del territorio, un argomento di grande interesse nel vasto discorso di tutela dell’ambiente. 
Dopo la visita guidata alle vigne e alle cantine l’attenzione sarà rivolta alla degustazione dei vini prodotti abbinati ai sapori e piatti tipici locali. 
L’appuntamento de “Le Cantine Astroni…passando per il Lago Fusaro e la Casina Vanvitelliana” è per domenica 30 aprile e le prenotazioni dovranno pervenire entro e non oltre il 26 aprile. 
L’iniziativa vede la collaborazione con il media partner Capri review. 
E’ obbligatoria la prenotazione, i posti sono limitati. 
E’ prevista una quota di partecipazione. Posti limitati. I tour avranno luogo solo al raggiungimento di minimo 25 persone. Spostamenti con bus granturismo. Orari e luogo di ritrovo saranno comunicati in fase di prenotazione. 
Per informazini e prenotazioni: 
tel. 3290936171 - 3392187860 - 3291290641 
info@kaireartecapri.it 
facebook: Kaire Arte Capri- Assoc. Culturale 
sito web: kaireartecapri.it

INFORMATORE POPOLARE CAPRINEWS http://www.caprinews.it/leggi1.asp?cod=8271

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SEZ. RICETTE Come riciclare le uova di Pasqua: ecco due ricette super golose a cura di Morena Motta

17 Aprile 2017, 10:24am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ. RICETTE Come riciclare le uova di Pasqua: ecco due ricette super golose a cura di Morena Motta

A CURA DI MORENA MOTTA Se dopo le feste Pasquali ci troviamo la casa invasa da uova di cioccolata, ecco alcune ricette per riciclare le uova di Pasqua.
Che sia fondente, al latte o bianco, senza perdere troppo tempo in cucina, con il cioccolato avanzato, oltre ai classici cioccolatini, si possono delle ottime torte, oppure dei semplici e genuini dolci per la colazione ma anche golosi gelati.Per riciclare le uova di Pasqua, in particolare, sono molto facili e veloci sono i kinder ai cereali e il salame di cioccolato.

Vediamo la preparazione del kinder ai cereali:

Fate sciogliete il cioccolato al latte a bagno Maria, versate su una teglia rettangolare, foderata con carta da forno, metà cioccolato sulla base e un po’ sui bordi, e riponete il tutto in frigo.

Nel frattempo sciogliete il cioccolato bianco a bagnomaria, in una ciotola mescolate il riso soffiato con il cioccolato bianco ed il latte condensato e mescolate. Versate tutto sulla base di cioccolato e livellate formando uno strato omogeneo, versate il restante cioccolato al latte sopra per ricoprire il tutto.

Tagliate a fettine le barrette di cereali e ponete il tutto in frigo.

Una volta rassodato il tutto capovolgete i kinder ai cereali su un piano e tagliate a barrette e servite.

Un’ altra ricetta veloce è il salame di cioccolato.

Il salame di cioccolato è un dolce facilissimo da realizzare e che piace a tutti, soprattutto ai bambini.

In una casseruola fate sciogliere il cioccolato fondente, la nutella e lo zucchero insieme ad una tazzina di acqua tiepida, con un cucchiaio di legno mescolate il tutto fino a quando non si sarà creata una crema fluida, poi aggiungete l’uovo.

Cuocete il tutto e mescolate fino a che l’uovo non si sarà completamente amalgamato alla crema di cioccolato.

Spegnere la fiamma ed aggiungere i biscotti sbriciolati e le nocciole tritate, ed amalgamate il tutto.

Su un foglio da forno versate il composto preparato e arrotolate la carta, chiudere il tutto e mettere il salame di cioccolato in freezer per almeno 2 ore.

Una volta pronto toglietelo da freezer e, disponetelo su un piatto da portata, tagliatelo e servitelo.

Ecco fatto: ora avete qualche idea in più su come riciclare le uova di Pasqua, soprattutto se già ve ne hanno regalate tante.

AMALFINOTIZIE

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SEZ. RICETTE Profumo di pastiera napoletana nei vicoli di Amalfi. Ecco la ricetta di Pansa

16 Aprile 2017, 11:02am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA A Napoli la chiamano ‘a pastier. Monca della vocale finale che, come ricorda il buon Alessandro Siani nel film Benvenuti a Sud, non va certo «buttata». E noi quella «a» la riutilizziamo per rappresentare tutto il nostro stupore (ahh) dinanzi a questo dolce dei dolci: la pastiera di grano napoletana. Ognuno ha la sua ricetta, ognuno il suo tocco personale.

Per ciascuno, poi, la sua è sempre la migliore. Tra qualche giorno toccherà assaggiarle dopo aver patito il supplizio dei profumi che si dipanano negli ambienti domestici o agli angoli delle strade. E quelli di stamane, avvertiti nei vicoli di Amalfi, quelli che cioè passano sotto l’atrio del duomo di Sant’Andrea, hanno contribuito ad aprire nell’immaginario un universo di bontà, spalancatosi in un attimo sui segreti della lavorazione tradizionale.

Il dedalo inestricabile è quell’incrocio di vicoli che portano alla piazza Duomo di Amalfi gremita più che mai di turisti. Da qui, risalgono i profumi di pastiera. Dal laboratorio della pasticceria Pansa, in piena attività per soddisfare l’enorme richiesta dei dolci pasquali. Pastiere di grano compreso.

Ma come la lavorano gli eredi di un’antica famiglia di pasticcieri artigianali? Scopriamolo insieme, non prima però di aver svelato gli ingredienti utili a realizzare quattro pastiere.

Per la pasta frolla:
500 grammi di farina
250 grammi di zucchero
250 grammi burro
3 uova intere
2 tuorli

Per il ripieno
800 grammi di zucchero
2 arance grattugiate
15 uova intere
Mezzo cucchiaino di cannella in polvere
1 chilo di grano
1 chilo di ricotta fresca
400 grammi di crema pasticciera
400 grammi di scorzette di arancia

Prima di spiegare come procedere nell’elaborazione della ricetta occorre però ricordare un aneddoto legato a questo dolce prodotto ad Amalfi e in particolare al compianto presidente Carlo Azeglio Ciampi.

 

In una delle sue tante visite in Costiera Amalfitana, il capo dello stato, prima di salire a bordo della Maserati (era il gennaio 2006), si affacciò nella storica pasticceria Pansa.

«Qui – disse – nel 1960 ho mangiato per la prima volta la pastiera». Ed i fratelli Andrea e Nicola Pansa non si fecero attendere, impacchettando il tipico dolce napoletano per consegnarlo al presidente.

 

Il capo dello stato (Ciampi disse: verrò a provarla in primavera perché il grano utilizzato è diverso) dopo un breve tentennamento accettò il dono promettendo di tornare.Da allora quella di Pansa è stata battezzata la pastiera del Presidente, in omaggio proprio a Carlo Azeglio Ciampi. E allora proviamo a realizzarla?

 

La realizzazione di questo dolce deve iniziare almeno il giorno prima. Quindi, oggi che è giovedì santo sarebbe perfetto, processioni e impegni religiosi permettendo. E lo si fa con la cottura del grano almeno in un litro e mezzo di acqua. A parte si inizia a setacciare la aggiungendo la dose di zucchero indicata in ricetta. Dopo aver fatto questo e in attesa che il grano arrivi a cottura, si procede alla preparazione della pasta frolla.

Una volta pronti, sia il grano, sia la ricotta setaccaiata, sia la pasta frolla, vanno conservati per una notte intera in frigorifero. E il giorno successivo si ricomincia con la preparazione della crema pasticciera. Una volta raffreddata riapriamo il frigo e tiriamo fuori gli ingredienti essenziali per procedere alla lavorazione della pastiera.

 

Cominciamo così a unire al composto di zucchero e ricotta il grano precedentemente cotto e poco per volta uniamo la crema pasticcera, scorzette di arancia e la polvere di cannella. Appena ottenuta la giusta emulsione uniamo al composto le 15 uova precedentemente battute.

Completate queste fasi, stendiamo la sfoglia e foderiamo le tortiere a nostra disposizione, all’interno delle quali andremo a versare il nostro composto sul quale adremo ad adagiare, incrociandole tra loro, le tradizionali striscette di pasta frolla. Una volta pronte inforniamo a 180 gradi per un’ora e una volta sfornate lasciamole riposare per almeno 36 ore.

Quando sarà, potremo davvero dire di aver mangiato una pastiera presidenziale. Gnamm.

AMALFINOTIZIE

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SEZ. RICETTE Torta Pasqualina

13 Aprile 2017, 10:20am

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SEZ. RICETTE Torta Pasqualina

A CURA DI MORENA MOTTA

Ingredienti
  • Tempo Preparazione: 40 Minuti
  • Tempo Cottura: 50 Minuti
  • Dosi: 1 torta pasqualina da 20 cm
  • Difficoltà: Facile

Procedimento

  1. Lavate accuratamente e sbollentate la bieta in una pentola con il coperchio per 10 minuti in acqua leggermente salata. Poi scolatela, lasciatela intiepidire e strizzatela molto bene.

    Preparate il ripieno della torta Pasqualina amalgamando bene la ricotta, con 1 uovo, il parmigiano e il pecorino. Lavoratelo bene aggiungendo poco sale e pepe. Quando il composto sarà ben amalgamato, unite la bieta lessata. Potete farlo unendo le foglie così come sono oppure tritarle al coltello.

    Prendete uno stampo circolare di 22 – 24 cm di diametro non troppo basso, e foderatelo con la carta forno e il primo rotolo di pasta sfoglia. Foderato lo stampo, riempitelo con il ripieno di ricotta e bieta, preparato precedentemente.

  2. Aiutandovi con un cucchiaio, fate 4 piccoli incavi nel ripieno equidistanti l’uno dall’altro. Sgusciate in ciascun incavo un uovo intero, in modo che durante la cottura diventi sodo.

    Chiudete la torta con il secondo disco di pasta sfoglia e ripiegate il bordo del disco della base all’interno sigillandolo delicatamente.

    Spennellate la superficie con uovo sbattuto e foratela con la punta di una forchetta, magari decorandola con un disegno o una scritta pasquale per renderla più carina.

    Infornate la torta pasqualina a 180 °C per circa 60 minuti. Se si dovesse scurire troppo in superficie, copritela con un foglio di carta d’alluminio.

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SEZ. RICETTE Casatiello napoletano

12 Aprile 2017, 13:29pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ. RICETTE Casatiello napoletano

A CURA DI MORENA MOTTA

Ingredienti
  • Tempo Preparazione: 30 Minuti
  • Tempo Cottura: 50 Minuti
  • Tempo Riposo: 2 ore
  • Dosi: un casatiello da 10 persone
  • Difficoltà: impegnativa

Procedimento

  1. Fate sciogliere il lievito di birra nel latte tiepido.

  2. Lavorate l’impasto fino ad ottenere una pasta morbida. Copritela e lasciatela lievitare per circa due ore in un luogo caldo.

    Quando l’impasto avrà raddoppiato il suo volume toglietene una pallina e mettetela da parte. Vi servirà per fissare le uova in fase di decorazione. Stendete nel frattempo l’impasto dandogli una forma rettangolare.

    Ricoprite la sfoglia stesa con il salame e il formaggio a dadini. Spolverate con il pecorino e arrotolate la pasta nel senso della lunghezza dandogli la forma di un salame.

    Disponetela quindi in uno stampo da ciambellone ben oliato unendo le due estremità. Coprite nuovamente con un panno e fate lievitare altre 2 ore.

  3. A questo punto dopo aver pulito bene le uova (aiutatevi con uno spazzolino) disponetele sulla superficie del casatiello e fissatele ognuna con due striscette di pasta a croce.

    Cuocete in forno preriscaldato a 180 °C per circa 50 minuti.

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SEZ. RICETTE La tavola di Pasqua in Costa d’Amalfi, tra casatielli dolci e agnello brodettato

10 Aprile 2017, 10:08am

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SEZ. RICETTE La tavola di Pasqua in Costa d’Amalfi, tra casatielli dolci e agnello brodettato

A CURA DI MICHELE PAPPACODA Anche a Pasqua la Costa d’Amalfi porta la tradizione a tavola. Alcune delle ricette, che ancora oggi si elaborano nella maggior parte delle case, sono tra le più antiche. Secoli di storia, riti e tradizioni che contaminano ancora le usanze degli abitanti della zona.

Molte di queste sono nate dalla fantasia e dalla laboriosità delle massaie che, fino alla Pasqua, detenevano il mestolo d’oro considerato che le attività di cucina nei giganteschi e prodigiosi locali dei conventi della Costiera, tutti formati da cappe smisurate collocate a qualche metro dai fornelli e da enormi rastrelliere per le teglie, erano ridotte all’osso per ovvi motivi legati ai dogmi della Chiesa.

Già, perché la Quaresima un tempo si trascorreva tra preghiera e privazioni. Anche nelle case dove si pativa il «supplizio» degli odori di «noglie», «pezzenti» e «insaccati» messi a maturare in attesa della grande abbuffata di Pasqua. Tempi di digiuno, sofferenza e rinuncia durante i quali la genialità gastronomica gravava interamente sulle povere massaie.

E se i riti penitenziali frenavano la laboriosità di monache e frati cistercensi, dalla tradizione popolare ecco spuntare zuppe di verdure e di legumi ma anche prelibati dolcetti come ad esempio i «quaresimali». Si tratta di piccoli biscotti fatti di mandorle e nocelle, impastate con solo olio. Questi dolcetti che avevano la forma di numeri o di lettere dell’alfabeto, si preparavano nei giorni prima di Pasqua. E ancora oggi, intinti nel vino, risultano essere prelibati.

Ma una volta trascorse le cinque settimane di digiuno, utili ad assolvere i peccati di gola, ecco la grande liberazione pasquale. A primeggiare sulle tavole imbandite era il «condimentum», ovvero strutto e carne di maiale presenti sia nella «minestra ammaritata» che nel «tortano ca ‘nzogne e pepe».

Una tradizione tipicamente costiera che sopravvive tutt’ora al tempo e all’insidia di nuove mode. Ma partiamo dal cosidetto tortano, una produzione tipica della zona e totalmente diverso da quello napoletano. Tale alimento, di forma tonda e ricoperto di lardo salato ed erbe aromatiche come il rosmarino, si consumava caldo.

Poi l’estro culinario della zona ha creato i tortani, impastati con sugna, cigoli, pepe che, con l’aggiunta di qualche uovo incastrato sulla superficie, arricchiscono ancora oggi gli antipasti pasquali fatti di formaggi e soppressate. Ma il piatto forte della tradizione costiera è senza dubbio l’agnello brodettato, meglio conosciuto come «’o beneritto».

Presente da secoli nel banchetto pasquale di contadini e padroni, l’agnello a zuppa continua ad essere una costante delle tavole imbandite e assume questo nome per la presenza delle foglie di alloro aggiunte a cottura ormai ultimata. Questi animali costituivano il dono che i coloni offrivano ai padroni in occasione della Pasqua. Ed è assai probabile che le loro donazioni abbiano influito nell’accreditare la tradizione culinaria, ancora oggi in uso in moltissime famiglie, di consumare a Pasqua l’agnello brodettato e speziato. L

a preparazione di questo piatto è estremamente semplice: dopo aver fatto soffriggere la cipolla nella sugna si aggiunge l’agnello tagliato a pezzi, preceduto da un dito d’acqua salata. Portare a ebollizione e aggiungere se occorre altra acqua bollente. A cottura ultimata sollevare la teglia dal fuoco e completare l’opera unendo uova sbattute, caciotta e caciocavallo grattugiati, pepe e foglie d’alloro.

Per la minestra di Pasqua, detta «maritata» il «condimentum» in Costiera Amalfitana varia addirittura di borgo in borgo. Già, perché l’usanza di questi luoghi vuole che alle delicate verdure romaniche si aggiungano diverse varietà di carni come noglie, pezzenti, stomaco e gamboncello.

E ciascuna di queste ancora oggi conserva una sua paternità geografica riconducibile alle rivalità tra comuni, la più nota delle quali era in atto tra Maiori e Tramonti. E mentre all’epoca si litigava su come maritare la minestra, c’era chi pensava a far durare fino all’estate quei nobili antenati del cotechino fatti con carni sanguinolente e cartilagini. Tutte conservate con sale, pepe e semi di finocchio selvatico.

E’ questo il caso di Scala dove almeno uno dei gamboncelli, doveva durare almeno fino al 10 di agosto, giorno della festa patronale di San Lorenzo. La pietanza d’occasione, manco a dirlo, era la minestra ammaritata, così come nel giorno di Pasqua. Ma se le carni finivano per logorarsi, allora occorreva accontentarsi del solo supporto in legno che in cottura sprigionava tutti i sapori della stagionatura.

Semplici e deliziosi sono poi i «casatielli» pasquali, morbidi dolcetti fatti di leggero pan di spagna glassato con zucchero e minuscoli confetti colorati detti «diavolilli», prodotti ancora oggi dalla storica pasticceria Pansa ad Amalfi. E’ questo, ormai da qualche secolo, il dolce tipico della Costiera, insieme con le pecorelle di zucchero da divorare durante le scampagnate del lunedì dell’Angelo.

Stando a quanto raccontava il compianto archeologo del gusto, Ezio Falcone, quello della Pasquetta è il giorno del timballo di maccheroni fatto con ragù di cularda di manzo e maiale, polpettine, mozzarella, salame, uova, sugna e bucatini. Il tutto raccolto in una pasta frolla da un centimetro. A goderselo sono in tanti, durante le scampagnate del lunedì tra i sentieri della «Terra della Sirene». Questo a Pasqua. E nei giorni di digiuno? 

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SEZ. RICETTE Rigatoni con la verza a cura di Michele Pappacoda

8 Aprile 2017, 09:33am

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SEZ. RICETTE Rigatoni con la verza a cura di Michele Pappacoda
A CURA DI MICHELE PAPPACODA
Ingredienti
  • 400 gr. di verza
  • 200 gr. di rigatoni
  • 3 spicchi di aglio
  • 4 peperoncini piccanti
  • 5 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 2 cucchiai di prezzemolo tritato
  • Sale q.b.

 

 

 

Procedimento

Lavate e spezzettate grossolanamente le foglie di verza. Pelate e tagliate a fettine gli spicchi di aglio. Mettete sul fuoco una pentola con acqua fredda, aggiungete il sale e portatela a ebollizione.

Quindi, buttate la verza all’interno della pentola. Riportate l’acqua a ebollizione e versateci i rigatoni. Mentre la pasta cuoce, versate in una padella antiaderente piuttosto ampia l’olio extravergine di oliva insieme all’aglio e ai peperoncini e fate rosolare a fuoco medio-basso.

Quando l’aglio ha preso colore, spegnete il fuoco e lasciate raffreddare. Quindi, versate due mestolini di acqua di cottura della pasta con la verza e aggiungete il prezzemolo tritato.

Scolate la pasta al dente insieme alla verza e poi versate tutto nella padella con il condimento. Accendete il fuoco con fiamma alta e fate mantecare finchè tutti gli ingredienti si sono amalgamati fra loro e il fondo di cottura si è consumato.

A questo punto spegnete il fuoco e impiattate.

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SEZ. RICETTE LA PASTIERA A CURA DI MICHELE PAPPACODA

7 Aprile 2017, 08:35am

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SEZ. RICETTE LA PASTIERA A CURA DI MICHELE PAPPACODA

A CURA DI MICHELE PAPPACODA La pastiera rappresenta il simbolo della produzione dolciaria Pasquale di Napoli e della Campania.

All’antica Pasticceria Pansa di Amalfi è stata ribattezzata “La pastiera del Presidente” in seguito a una sortita amalfitana del Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi il quale, ricevendola in dono dai fratelli Andrea e Nicola Pansa, rivelò di averla assaggiata per la prima volta proprio presso la storica pasticceria amalfitana, cinquant’anni prima, durante il suo servizio di leva in Campania.

La ricetta della pastiera dei Pansa è sempre la stesa dal 1830, tramandata da cinque generazioni.

 

Per una dose di 4 pastiere da kg 1,2

Pasta frolla

500 gr. farina 00

250 gr. zucchero

250 gr. burro

3 uova intere

2 tuorli

Ripieno

kg 1 grano

kg 1 ricotta fresca

800 gr. Zucchero

15 uova intere

400 gr. crema pasticcera

400 gr. scorzette di arancia

2 arance grattugiate

½ cucchiaino di cannella in polvere

Si comincia col cuocere 250 gr. di grano in 1,5 litri di acqua, setacciamo attentamente la ricotta per raffinarla al punto giusto, successivamente si incorpora allo zucchero. Parallelamente si dà il via alla preparazione della pasta frolla. Entrambi i composti preparati vanno conservati una notte in frigorifero in vista della lavorazione del giorno successivo.

Esaurita questa fase di anteprima, il mattino seguente si aggiungano al composto di zucchero e ricotta il grano precedentemente cotto. Progressivamente si accorpi la crema pasticcera, le scorzette di arancia e la polvere di cannella.

Bisognerà assicurarsi di amalgamare adeguatamente tutti gli ingredienti man mano che si aggiungono alla ricetta per favorirne una buona emulsione.

Successivamente si incorporano al composto le 15 uova precedentemente battute.

Completate queste operazioni, foderare le tortiere da un diametro di 26 centimetri di pasta frolla e in esse versare attentamente il composto; il lavoro si completa aggiungendo le tradizionali striscette di pasta frolla.

Pronti per la cottura!

Infornare le pastiere per un'ora ad una temperatura di 180 gradi.

Ultimo piccolo suggerimento: una volta sfornate lasciare riposare le vostre pastiere per almeno 36 ore, la degustazione vi lascerà ancora più soddisfatti in quanto il bouquet straordinario di profumi e aromi del dolce avrà i tempi giusti per manifestare tutto il suo potenziale.

Una Pasqua buona a tutti!

IL VESCOVADO DI RAVELLO

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SEZ. RICETTE Colomba di Pasqua A CURA DI MICHELE PAPPACODA

6 Aprile 2017, 07:58am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ. RICETTE Colomba di Pasqua A  CURA DI MICHELE PAPPACODA
 

INSERITO DA MORENA MOTTA La Pasticceria Pansa di Amalfi produce una delle colombe pasquali più buone d’Italia. A decretarlo è stato il noto portale gastronomico del web “Dissapore” che, in occasione della manifestazione “Regina Colomba”, l’ha inserita al quinto posto nella classifica delle migliori colombe pasquali artigianali.

Il risultato della classifica proviene da valutazioni al buio: i palati della redazione di “Dissapore”, riuniti a Saint- Vincent il 1 e il 2 aprile, hanno assaggiato per circa due ore i dolci pasquali provenienti da tutta Italia. Con l’aiuto del maestro pasticciere e cioccolatiere Mauro Morandin, i giurati del motto “niente di sacro tranne la cucina” hanno così composto la classifica annuale.

E da questa attenta valutazione è scaturita una nuova classifica in cui la Pasticceria Pansa è occupa il quinto posto.

«L’assaggio ha rivelato un equilibrio non semplice da ottenere tra tutti gli elementi. Se la pasta è leggermente avara di sapore, si rivela soffice come poche altre, e ricca di canditi umidi e saporiti, questi sì. Come sanno gli affezionati clienti, i dolci al limone (delizia in primis) sono la specialità della pasticceria amalfitana, non a caso la colomba al limone è un altro piccolo capolavoro. Doveroso segnalarla ai nostri lettori».

La classica colomba pasquale di Pansa è realizzata con scorzette di limone ed arancia, nocciole di Giffoni e mandorle e rifinita con una golosa glassa di zucchero. Tanta bontà avvolta in carta di Amalfi realizzata rigorosamente a mano.

AMALFI NOTIZIE

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