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primo piano e anteprima

PRIMO PIANO GIALLO A VENEZIA, RINVENUTO IN ACQUA CADAVERE DECAPITATO E SENZA BRACCIA

30 Maggio 2013, 08:20am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA VENEZIA - È giallo a Venezia dopo il macabro ritrovamento avvenuto nel tardo pomeriggio di oggi. Un cadavere è affiorato in laguna tra laMarittima e Sacca Fisola. L’allarme è stato dato da un veneziano che lo ha notato da una barca in transito. Si tratterebbe di una donna e sarebbe in acqua da circa un mese (il cadavere era molto gonfio): era privo della braccia e della testa.
Sui resti del busto e delle gambe sono stati notati pantaloni e calzaturedi foggia femminile che fanno pensare che si trattasse di una donna. Nessuna traccia, invece, di documenti di identità.

Secondo i vigili del fuoco a provocare la risalita del cadavere dal fondo sarebbe stato il passaggio di una grande nave nella zona che ha smosso il fondale. Il pm di turno ha subito disposto l’autopsia che sarà particolarmente difficile visto l'avanzato stato di decomposizione. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e i vigili del fuoco per il recupero della salma. Dalla prima ispezione del cadavere appare impossibile stabilire se ci fossero segni di violenza.

LEGGO.IT

30.05.2013

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PRIMO PIANO NEW YORK , LETTERA AVVELENATA AL SINDACO BLOOMBERG: "VOGLIONO PUNIRLO PER CAMPAGNA ANTI-ARMI"

30 Maggio 2013, 08:17am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA NEW YORK - La CNN ha fatto sapere che la polizia ha rinvenuto tracce di ricina in alcune lettere recapitate al sindaco di New York, Michael Bloomberg. Stando a fonti investigative, le missive potrebbero essere legate all'impegno di Bloomberg nella lotta alla diffusione di armi da fuoco.

La presenza di ricina all'interno delle buste inviate al miliardario sindaco newyorkese - spiega la polizia - è stata rilevata in una serie di test preliminari e dovrà ora essere confermata attraverso ulteriori esami. Torna dunque l'incubo delle lettere contenenti veleno. Lo scorso mese, dopo l'attentato di Boston, alcune missive furono inviate sia ad alcuni senatori in prima linea nella battaglia contro le armi da fuoco, sia al presidente Barack Obama. Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 ci fu invece il caso dell'ondata di lettere all'antrace spedite a diversi parlamentari e giornalisti e che provocò 5 morti.

LEGGO.IT

30.05.2013

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PRIMO PIANO BARLETTA Botte ai bimbi, arrestata maestra d'asilo «Venivano trattati come sacchi di patate» VIDEO

29 Maggio 2013, 12:34pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Maltrattamenti su bimbi di 3 e 4 anniAi domiciliari una maestra d'asilo

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE Il provvedimento dopo la denuncia di alcuni genitori Tutto filmato. L'accusa del procuratore capo Capristo BARLETTA - A documentare i maltrattamenti ci sono i video con cui i carabinieri l’hanno incastrata. Una maestra di 43 anni educava i suoi piccoli alunni di una scuola dell’infanzia (bimbi di 3-4 anni) di Barletta togliendo loro la sedia, mentre cercavano di sedersi; oppure pestava i piedini a quelli che camminavano carponi. Ricordano probabilmente metodi di altri tempi quelli addebitati alla donna arrestata dai carabinieri di Barletta con l’accusa di maltrattamenti aggravati.

LE TELECAMERE - Le indagini dei militari, coordinate dal sostituto procuratore Michele Ruggiero, si sono svolte con l’aiuto delle telecamere nascoste, piazzate nell’aula in cui insegnava la donna in seguito alle numerose denunce arrivate dai genitori. I loro bambini erano sempre più impauriti all’idea di tornare a scuola la mattina.

L'ORDINANZA - L'ordinanza del gip del tribunale di Trani, Rossella Volpe, spiega che l'insegnante «…abusando di autorità, poteri e prerogative propri delle sue funzioni educativo-formative, violando i doveri di equilibrio e correttezza inerenti le attività di cura, vigilanza e custodia esercitate nei confronti di bambini (di anni 3) a lei affidati, approfittando della loro condizione di particolare vulnerabilità, li ha ripetutamente maltrattati». Da qui la decisione di mandarla ai domiciliari, anche se i bambini erano stati ritirati da scuola. Dopo le denunce dei genitori i piccoli, che hanno tra i 3 e i 4 anni, sono stati sentiti con l’aiuto di una psicologa, poi si è passati all’installazione delle telecamere. Il procuratore Carlo Maria Capristo, durante la conferenza stampa tenutasi questa mattina in procura, ha detto che la maestra barlettana «trattava i bambini come sacchi di patate» e che questi «quando parlavano delle maestre, distinguevano quella buona da quella cattiva». «L’esperienza di Barletta - ha concluso - non è certo inferiore a quella di altre città italiane in cui si sono scoperti fatti di questo genere. L’appello è, ancora una volta, a genitori ed educatori: denunciate». Quanto accaduto nella scuola alla periferia di Barletta è comunque «un fatto isolato», secondo quanto riferito dal comandante della compagnia dei carabinieri, Marco Vatore.

Carmen Carbonara CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

29.05.2013

 

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PRIMO PIANO LOS ANGELES RITOCCHINO AL LATO B AL MERCATO NERO: MANI E PIEDI AMPUTATI PER SALVARLA

29 Maggio 2013, 10:19am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.leggo.it/FotoGallery_IMG/HIGH/20130528_47944_april.jpg

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

LOS ANGELES - Apryl Michelle Brown desiderava rimodellare il suo fondoschiena -troppo grosso, diceva - ma per risparmiare sulle spese mediche si è ritrovata a pagare un prezzo ben più alto: l'amputazione di braccia e gambe. Donna in carriera di 46 anni e madre di 2 figli, Apryl si è rivolta al mercato nero per il suo intervento di chirurgia estetica. Così si è imbattuta in un ciarlatano che le ha iniettato del silicone nelle zone da rimodellare, ma il finto specialista ha utilizzato del materiale a uso industriale, e non medico. RIsparmiare sui costi dell'intervento ha portato la donna a quattro anni di ricovero e all'amputazione di braccia e gambe a causa dell'interruzione della circolazione sanguigna di mani e piedi. Apryl, che è scampata alla morte per miracolo, è ora una donna che ha ripreso possesso della sua vita con una maggior consapevolezza. Intervistata da numerosi magazine ha fatto mea culpa: "Ho pagato per la mia vanità. Non me la posso prendere con nessuno se non con me stessa. Desidero che la mia esperienza sia conosciuta per evitare altre vittime. Le donne devono conoscere quali pericolosi corrano quando inseguono la bellezza. Non sapevo a cosa andassi incontro. Pensavo mi avrebbero fatto delle iniezioni inoffensive che avrebbero corretto i miei glutei imperfetti".

LEGGO.IT

29.05.2013.

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PRIMO PIANO PADOVA, AGGREDITA E VIOLENTATA MENTRE FA JOGGING AL PARCO. "HO TEMUTO DI MORIRE"

29 Maggio 2013, 10:05am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA  PADOVA - Bloccata e trascinata lungo il corso dell'idrovia Padova-Venezia, picchiata brutalmente e, sotto la minaccia verbale di morte, costretta a subire lo stupro. Un ennesimo episodio di violenza verso le donne che ha come sfondo il medesimo posto, la zona verde del Parco Sarmazza di Vigonovo, un luogo compreso tra l'argine destro del fiume Brenta-Cunetta e la confluenza dell'idrovia Padova-Venezia, dove un fatto analogo era già successo a fine marzo scorso. Vittima, ancora una volta, una donna di mezza età residente a Vigonovo, che sabato scorso, verso le 17.45, stava facendo jogging lungo i sentieri del Parco. Improvvisamente, da una stradina laterale è sbucato alle sue spalle un uomo che l'ha bloccata afferrandola violentemente per i capelli. La donna si è messa a gridare con quanto fiato aveva in gola, ma nessuno in quel momento ha udito le sue disperate urla di aiuto. L'uomo, sempre tenendola per i capelli e picchiandola in faccia, le ha fatto percorrere un viottolo fino a raggiungere le rive dell'invaso dell'idrovia Padova-Venezia, dove le ha usato violenza sessuale. L'uomo parlava un italiano stentato, probabilmente di origine albanese e dimostrava di avere circa 30-35 anni. È la stessa vittima a raccontare alcuni momenti della brutale aggressione. «Mi ha sempre trattenuta a forza per i capelli, nonostante io cercassi di divincolarmi dalla presa con tutte le mie forze e urlando con quanto fiato avevo in gola. Mi era stato insegnato come reagire in casi del genere, ma oramai ero rimasta senza fiato, avevo perso tutte le forze ed ero completamente paralizzata dalla paura. Ho pensato che sarebbe stata la mia fine e che l'uomo mi avrebbe poi gettato nell'acqua del'idrovia per annegarmi. Invece ringrazio Dio di essere ancora viva». Vista la delicatezza della vicenda e le indagini in corso, le forze dell'ordine mantengono il più stretto riserbo sui particolari della vicenda. La donna ha comunque denunciato l'accaduto alla stazione dei carabinieri di Vigonovo. Nonostante abbia riportato una prognosi di guarigione di cinque giorni, lunedì è andata normalmente al lavoro. di Vittorino

Compagno Mercoledì

29 Maggio 2013

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NEWS IMPORTANTE ANTEPRIMA PARTORISCE UNA BIMBA DOPO 19 ABORTI SPONTANEI IN 15 ANNI. "UN MIRACOLO"

29 Maggio 2013, 09:33am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA NEWPORT - Un'agonia durata 15 anni e passata attraverso 19 aborti per Jo Short e suo marito Steve. La coppia ha desiderato da subito diventare una famiglia, così già dal 1997, un anno dopo il primo incontro, ha provato ad avere un bambino. È stato allora che Jo ha abortito spontaneamente per la prima volta e i medici le avevano dato pochissime speranze di riuscire a portare a termine un'altra gravidanza a causa dell'endometriosi, malattia di cui la donna soffriva. Solo un intervento pionieristico all'utero, durato quattro ore e che ha rimosso tutto il tessuto malato, è riuscito a dare di nuovo speranza a Jo e Steve. I loro desideri si sono avverati con la nascita di Emily. "Essere mamma è meraviglioso -ha detto Jo-, è tutto quello che abbiamo sempre desiderato".

Leggo.it

29.05.2013

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PRIMO PIANO E’ morto a Roma Little Tony all’età di 72 anni. FOTO E VIDEO

28 Maggio 2013, 14:13pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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431954 208063546014828 1764194140 nDI DANIELA RITA CAIRA ROMA - «Il cuore matto si è fermato»: Twitter saluta così Little Tony, morto a 72 anni per un tumore ai polmoni contro cui ha lottato per mesi. A prendere in prestito forse la più famosa tra le sue canzoni sono in molti sul sito di microblogging. Ma il primo è Andrea Vianello che aggiunge: «E' stato modernissimo ed è rimasto sempre un vero professionista». Lo scrittore (autore de La solitudine dei numeri primi)Paolo Giordano: «Ciao cuore matto, è stato bello ascoltarti e incrociarti a Sanremo». Sabina Guzzanti: «Pure Little Tony? Forse per questo fa inverno a primavera ci toglie tutti sorella morte per il rinnovamento».

ROMA - Bello di una bellezza di provincia, il sorriso e il ciuffo sfrontato. Il ragazzo irresistibile se n’è andato: Little Tony è morto ieri sera. Aveva 72 anni e gli ultimi tre mesi li aveva passati in un letto di ospedale, a Roma, a combattere contro una malattia che non gli ha dato scampo. Era nato a Tivoli il 9 febbraio del ’41. Temperamento istrionico, Antonio era cresciuto nel luogo ideale per dare sfogo alla sua creatività: una famiglia di musicisti. Papà Novino era cantante e suonava la fisarmonica, zio Settembrino era chitarrista, musicisti anche i due fratelli: Enrico, chitarrista, e Alberto, bassista. Passa l’adolescenza a cantare nei locali dei Castelli Romani, poi, nel 1958 durante un contest al teatro Smeraldo di Milano, viene sentito da un impresario inglese che lo manda in tour oltremanica. Gli spettacoli hanno successo e Antonio in Inghilterra decide di rimanere per diversi anni. È lì che si innamora del Rock'n'roll. Mentre a sud delle Alpi suoi coetanei sognavano sospirando con le melodie all’italiana, Antonio Ciacci, con pochi altri, fiuta il vento che arriva da occidente, compera il primo tubetto di brillantina e comincia a muovere i bacino come padre Elvis stava insegnando al mondo dall’altra parte dell’Atlantico. Sostitusce il troppo autarchico Antonio con Tony, al quale aggiunge Little, che fa tanto americano almeno nel suono. Il gioco è fatto: il piccolo Antonio è pronto per sfidare il gigante Adriano. Celentano, quello del clan. L’occasione capita al rientro in Italia: nel 1961 arriva sul palco di Sanremo in coppia proprio con il Molleggiato, che il rock agli italiani lo stava già spiegando: 24Mila baci arriva seconda, Adriano è sempre più re, ma l’Italia comincia ad accorgersi anche del ragazzetto di Tivoli. Gli anni ’60 sono i suoi annii. Il trionfo arriva nel ’66, quando al Cantagiro si presenta con Riderà: la canzone non vince ma vende oltre un milione di copie. L’anno seguente Tony inchioda gli italia ai jukebox con Cuore matto, che arriva prima in classifica e rimane tra i primi posti per 12 settimane consecutive. La magia comincia a svanire nel 1970, anno in cui porta sul palco dell’Ariston La spada nel cuore. L’Italia è cambiata, alla spensieratezza degli anni ’60 cominciano a sostituirsi la cupezza e il furore ideologico dei ’70: i ragazzi che vanno in giro con il ciuffo di Elvis sono sempre meno, ma Antonio un posto nella musica italiana se lo è conquistato. Qualche sussulto (la sigla di Love Boat nel 1981), gli ultimi anni passati tra programmi tv intrisi di nostalgia e comparsate a cantare i vecchi successi. Antonio è rimasto sempre quello: il ciuffo sfrontato, il sorriso genuino da ragazzo di provincia.

Di Sabino Minelli

ROMA - Da Cuore Matto a Riderà, fino a La spada nel cuore. La carriera pluridecennale di Little Tony, spentosi oggi a Roma a 72 anni dopo una lunga malattia, è costellata di grandi successi: l'Elvis de noantri, nato nella balere dei castelli romani ed arrivato fino a Sanremo, al Cantagiro, al successo popolare. Tradito dal suo "cuore matto" già nel 2006, quando lo colpì un infarto, ha perso la vita oggi dopo una lunga sofferenza per un tumore ai polmoni.

ARTICOLI E FOTO DA LEGGO.IT


 

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PRIMO PIANO 38 anni fa la strage di piazza della Loggia. La storia

28 Maggio 2013, 14:10pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

397292 104896189669319 1023336315 nDI MICHELE PAPPACODA

ANTEPRIMA ESCLUSIVA www.mikivettica.net Perché, nonostante trentasei anni e tre processi, non sapremo mai chi mise la bomba il 28 maggio 1974

Il 28 maggio del 1974 scoppia una bomba a Brescia, in piazza della Loggia. L’ordigno era stato nascosto dentro un cestino dei rifiuti, poco distante da una manifestazione antifascista indetta dai sindacati. L’esplosione uccide otto persone e ne ferisce centodue. Trentasei anni dopo, dopo tre processi, cinque istruttorie e otto gradi di giudizio, è arrivata una nuova sentenza, ieri: assoluzione per tutti gli imputati, per i quali era stato chiesto l’ergastolo, perché le prove sono insufficienti. Ma la storia è molto più lunga di così.

Come eravamo
Non si può giudicare efficacemente la strage di Brescia senza tenere conto del paese in cui eravamo. Erano sì gli anni della strategia della tensione, certo. Ma era forse anche qualcosa in più: persino nei casini di quegli anni, il 1974 non è come il 1973 o il 1975. “Fu un terribile anno per la nostra Repubblica”, scrive oggi Corrado Stajano sul Corriere. La fase dei governi di centrosinistra era in corso di esaurimento: di lì a pochissimo tempo sarebbero iniziati i governi di solidarietà nazionale e il progressivo coinvolgimento del PCI nelle maggioranze parlamentari. Erano quindi anni di grande instabilità politica. Il 12 maggio, due settimane prima della strage, gli italiani avevano bocciato il referendum abrogativo della legge sul divorzio. Il 4 agosto ci sarà la strage sul treno Italicus, in provincia di Bologna: dodici morti. Sempre quell’estate verrà alla luce il tentato golpe della “Rosa dei venti”, e gli stati maggiori di alcuni corpi d’armata saranno trasferiti proprio nel timore che potessero parteciparvi. Poi l’altro tentativo di golpe, quello di Edgardo Sogno. Dicevamo però del 28 maggio. “La bomba del 28 maggio”, scrive oggi Benedetta Tobagi su Repubblica, “colpì al cuore una manifestazione antifascista indetta per protestare contro una serie di attentati di marca fascista, culminati nella morte del giovanissimo terrorista di destra Silvio Ferrari, ucciso dall’esplosivo che lui stesso stava trasportando in motorino nel centro di Brescia, a Piazza del Mercato”.

 

Il primo processo
Si aprono le indagini e, come spesso accade in questi casi, inizialmente vanno molto rapide. Nel 1979 alcuni esponenti dell’estrema destra bresciana vengono condannati perché considerati responsabili dell’attentato. Vanno in carcere, in attesa della condanna d’appello, ed è in carcere che uno di questi, Ermanno Buzzi, viene ucciso da altri due detenuti vicini all’estrema destra. Lo uccidono male: lo strangolano con i lacci delle scarpe, gli schiacciano gli occhi. Ermanno Buzzi era la figura chiave dell’intero processo, e muore non appena viene trasferito nel carcere speciale di Novara, alla vigilia del processo di appello. Che comincia nel 1981 e un anno dopo assolve gli imputati. Un anno dopo ancora, nel 1983, la Cassazione annulla le assoluzioni. Si fa un nuovo processo di appello, quindi, e gli imputati vengono nuovamente assolti. E stavolta la Cassazione conferma le assoluzioni. Siamo nel 1985.

Il secondo processo
Un anno prima era stato aperto un nuovo filone delle indagini, a causa delle rivelazioni di alcuni pentiti. Stavolta il principale imputato è Cesare Ferri, estremista di destra del gruppo di Ordine Nuovo e accusato anche dalla testimonianza di un prete che dice di averlo visto nei paraggi di piazza della Loggia il 28 maggio. Poi l’inchiesta si allarga e coinvolge tutta Ordine Nuovo, la stessa organizzazione neofascista che sarà ritenuta responsabile della strage di piazza Fontana, a Milano. Insieme a Ordine Nuovo è coinvolto anche il cosiddetto gruppo della Fenice, altra organizzazione eversiva. Vanno a processo Cesare Ferri e il suo amico Alessandro Stepanoff, che gli aveva fornito un alibi. Saranno entrambi assolti, prima con formula dubitativa e poi, nel 1989, con formula piena in appello e in Cassazione.

I depistaggi
Le inchieste e le condanne sono complicate perché praticamente si basano solo su parole, testimonianze. Che possono essere contraddittorie, che possono essere ritrattate, che possono sparire. Di prove fattuali ce ne sono pochissime, e non per caso. Per fare l’esempio più clamoroso: due ore dopo la strage qualcuno -- qualcuno che non si riesce a scoprire chi -- impartisce ai pompieri l’ordine di ripulire con le autopompe il luogo dell’esplosione, cancellando tutto. Impronte, oggetti, reperti: tutto. Spariscono dall’ospedale anche i reperti prelevati dai corpi dei morti e dei feriti, che avrebbero potuto dire molto sulla fattura dell’ordigno. Poi c’è il ruolo di Maurizio Tramonte, giovane militante del Movimento Sociale Italiano e di Ordine Nuovo che faceva da informatore per i servizi segreti (lo chiamavano “fonte Tritone”). Le sue rivelazioni e le sue informazioni passate ai servizi segreti saranno fondamentali per l’apertura del terzo processo, anche se finirà lui stesso accusato di aver partecipato alla strage. Il giudice istruttore dirà che questi elementi sono l’ulteriore ”riprova, se mai ve ne fosse bisogno, dell’esistenza e costante operatività di una rete di protezione pronta a scattare in qualunque momento e in qualunque luogo”.

Il terzo processo
È quello il cui primo grado si è concluso ieri con l’assoluzione per tutti gli imputati: questo vuol dire che comunque non è ancora finita, e ci sarà il ricorso in appello. Gli imputati stavolta sono Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi. Di Maurizio Tramonte abbiamo detto: insieme a Maggi e Zorzi facevano parte di Ordine Nuovo, di cui Rauti era il fondatore. Delfino è un ex generale dei carabinieri, responsabile del nucleo investigativo ai tempi della strage. Giovanni Maifredi all’epoca della strage era un collaboratore dell’allora ministro degli interni Paolo Emilio Taviani. I procuratori avevano chiesto l’ergastolo per tutti gli imputati, con l’accusa di concorso in strage, eccetto che per Pino Rauti, per il quale era stata chiesta l’assoluzione per insufficienza di prove. Sono stati assolti tutti con formula dubitativa, una volta si diceva “insufficienza di prove”. L’impianto accusatorio salta anche perché quattro anni fa uno dei tre pentiti su cui si basava l’indagine, Carlo Digilio, muore a causa di un ictus. E perché l’altro, il Maurizio Tramonte di cui sopra, si rimangia tutto. Nelle veline che lui girava ai servizi segreti si parlava del coinvolgimento di Ordine Nuovo e dei militanti di estrema destra del Veneto, nella strage di Brescia. Il terzo pentito, Maurizio Siciliano, dirà cose molto contraddittorie.

Delfo Zorzi e il bonifico da Finivest
Uno degli imputati, Delfo Zorzi, non vive più in Italia proprio dal 1974, poco dopo la strage di Brescia. Vive in Giappone, fa l’imprenditore, nel 1989 ha ottenuto la cittadinanza e ha cambiato nome. Oggi si chiama Hagen Roi e in ragione della sua cittadinanza giapponese non è estradabile. Durante i processi il suo avvocato è stato Gaetano Pecorella, giurista, deputato, consigliere e noto alleato di Silvio Berlusconi. Nel 2002 Gaetano Pecorella è accusato dalla procura di Brescia di aver pagato Maurizio Siciliano per ottenere una sua ritrattazione. A un certo punto, nel 2005, durante un’indagine che non ha niente a che fare con la strage di Brescia ma riguarda invece la compravendita dei diritti televisivi di Fininvest, i pm di Milano trovano tracce del pagamento di una piccola somma, eseguito da una società riconducibile a Fininvest e diretto a Martino Siciliano. Alla fine, però, i pm non riusciranno a provare l’esistenza di un tentativo di corruzione da parte di Pecorella, che nel 2009 sarà prosciolto dall’accusa.

E quindi
Ci sarà il processo d’appello. Trentasei anni sono già moltissimi, ma bisognerà aspettare ancora prima di chiudere definitivamente il capitolo giudiziario sulla strage di Brescia. Meglio non farsi illusioni, però. La chiave, come molti ripetono sui giornali di oggi, è la nota formula per cui si può condannare un imputato solo se si può dire di ritenerlo colpevole di un dato reato “al di là di ogni ragionevole dubbio”. Ora, a fronte di una tale impressionante sequenza di depistaggi, cambi di direzione, svolte, testimonianze, sentenze, moltissime di queste contraddittorie tra loro, è molto improbabile che una qualsiasi giuria possa sostenere che gli imputati sono colpevoli al di là di ogni ragionevole dubbio. Resta la verità storica, certo: e la strage di Bresciasi inserisce inequivocabilmente nella lista delle stragi perpetrate dall’estrema destra in Italia negli anni Settanta. Come ha detto ieri Manlio Milani però, presidente dell’Associazione familiari dei caduti di piazza della Loggia, «senza una verità giudiziaria anche quella storica si indebolisce».

 

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NEWS IMPORTANTI E ANTEPRIMA ROMA, UOMO UCCISO CON UN COLPO DI PISTOLA MENTRE PORTA A SPASSO I SUOI CANI.

28 Maggio 2013, 10:37am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.leggo.it/MsgrNews/PANORAMA/20130528_omicidio-roma-via-morandi.jpg

 

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ROMA - Un uomo di 62 anni è stato ucciso questa mattina, poco prima delle 7, a Roma con un colpo di pistola alla testa. La vittima, incensurata, stava rincasando dopo aver portato a spasso i suoi cani. Sulla vicenda indagano gli agenti della Squadra Mobile. La vittima, Claudio D'Andria, è un romano. L'uomo è stato ucciso sotto il suo palazzo in via Giorgio Morandi, in zona Tor Sapienza.

LEGGO.IT

28.05.2013

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NEWS IMPORTANTI E ANTEPRIMA L'ESORCISMO DI PAPA FRANCESCO, ANGELO CONFESSA: "MI HA LIBERATO DAL DEMONIO"

27 Maggio 2013, 13:58pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.leggo.it/MsgrNews/PANORAMA/20130527_papa-francesco-esorcismo-1.jpg

 

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«Io ti scongiuro, Satana, nemico della salvezza dell’uomo, che riconosce la giustizia e la bontà di Dio Padre, che ha condannato giusto giudizio il tuo orgoglio e l’invidia». Sarebbe questa la formula dell'esorcismo che avrebbe utilizzato anche Papa Francesco ad Angelo V, l'uomo disabile su cui ha posto le mani. El Mundo ha intervistato l'uomo che ha confermato quello che il Vaticano fino ad oggi ha sempre smentito: il santo padre avrebbe fatto un esorcismo, infatti, liberando l'uomo posseduto da oltre 14 anni. LA STORIA DI ANGELO L'uomo ha ammesso di essere posseduto da quattro demoni e di non essere mai riuscito a liberarsi di loro. Questo lo porta ad avere di tanto in tanto stati di trance. Diversi esorcisti avevano provato ad aiutalo ma il suo era stato definito un caso insanabile. Angelo ricorda perfettamente il momento in cui i demoni si sono impossessati di lui, al giornale spagnolo ha dichiarato di aver sentito un forte dolore al petto: «Ero su un autobus, di ritorno da Città del Messico. Ho sentito come una forza entrare nell’autobus. Non la vedevo, ma la percepivo. Si è avvicinata e si è fermata di fronte a me. A un tratto ho sentito come una pugnalata al petto, mi sentivo come se mi dovesse aprire le costole. Ho cominciato ad avere frequenti stati di trance, mi dicevano che parlavo in altre lingue. Nessun medico riusciva a spiegarmi cosa mi succedeva. Ho fatto test, radiografie, analisi… Ma nessuno è mai riuscito a darmi una spiegazione». L'ESORCISMO Nonostante la smetita del Vaticano Padre Juan Rivas, il sacerdote messicano che ha accompagnato Angelo fino a Piazza San Pietro racconta: «Il Papa ha salutato Angelo, lui gli ha baciato l’anello e in quel momento è caduto in trance. Gli ho detto che questa persona aveva bisogno della sua benedizione, che aveva subito più di dieci esorcismi. Allora lui gli ha posto le mani sulla testa e a quel punto abbiamo sentito un rumore terribile, come il ruggito di un leone. Tutti quelli che si trovavano lì lo hanno udito perfettamente. Anche il Papa lo aveva sentito, così come gli uomini della sua scorta e una ragazza che era poco distante da noi. Angelo ha annuito lentamente, dicendo che la preghiera del Papa era stata molto buona».

LEGGO.IT

27.05.2013.

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