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primo piano e anteprima

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA SALERNO Ragazza schiacciata dal bus, il conducente: «Volete uccidermi? Vi do il coltello»

27 Novembre 2014, 13:00pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10686722 10205169168052467 5899707854002065582 n INSERITO DA ANGELA CECERE

Bottiglieri, a pochi mesi dalla pensione: «Ho i figli, capisco il dolore della famiglia ma anche io sto soffrendo» SALERNO - C’è un’altra disperazione, altrettanto straziante, nell’ assurda vicenda di Francesca Bilotti, la studentessa universitaria di 23 anni travolta e uccisa lunedì mattina da un autobus in manovra nell’area terminal del campus di Fisciano. È quella dell’autista del pullman, Luigi Bottiglieri, indagato per omicidio colposo. Quaranta anni di onorato servizio, otto come conducente di bus turistici, quattro come autista di camion e poi in servizio alla Sita Sud, cancellati di colpo, in un attimo. A pochi mesi dal traguardo della meritata pensione. «Era meglio che dormivo e non mi svegliavo quella mattina», ha detto ieri alle telecamere di Lira Tv , intervistato, mani in primo piano, dalla giornalista Simona Cataldo. Quello che segue è il racconto di una maledetta mattinata di sangue e di morte. «Sono arrivato all’entrata dell’università con il pullman, la parte anteriore dentro il cancello e quella posteriore fuori. Non sono potuto entrare subito perché davanti a me c’erano altri pullman. Ho atteso che il collega davanti a me se ne andasse con il suo autobus e così ho fatto questa maledetta manovra per portarmi nel nostro box, ho fatto questo zig-zag. Dallo specchietto la visuale copre soltanto la metà del mezzo ed il fondo e tra l’altro c’erano tanti ragazzi a bordo anche in piedi pronti per scendere. La parte anteriore destra è una zona oscura per noi. Nel fare la manovra ho urtato purtroppo questa ragazza, non volendo, è caduta a terra e automaticamente, non è stata colpa mia, l’ho investita». IL RACCONTO - La testimonianza s’interrompe e cede il posto ad alcuni singulti. Ma è un attimo, Bottiglieri ormai non ha più lacrime da versare. «Allora sono sceso dal pullman, sono corso dietro, la ragazza respirava ancora, l’ho vista che si agitava, poi ha dato l’ultimo respiro e il Signore se l’è chiamata. Neanche cinque minuti ed è arrivata l’ambulanza, io mi sono allontanato, sono andato nella biglietteria, qualche collega mi ha consigliato: allontanati dal luogo, rimani qui in attesa. Ho visto che le hanno messo il lenzuolo addosso e ho capito che ormai non c’era più niente da fare. Poi sono arrivati i carabinieri e mi sono costituito». Fin qui il racconto, allucinato e allucinante. Bottiglieri sa bene che la sua condanna è iniziata alle 8.40 circa di lunedì scorso, comunque vada a finire la vicenda dal punto di vista giudiziario. E per questo rivolge un appello ai genitori di Francesca che contiene in sè tutto il suo dramma umano: «Mi dispiace per la famiglia, io ho i figli, non sto dormendo, sto piangendo in continuazione, spero che il Signore dia la forza anche a me, chiedo perdono ai suoi genitori, se vogliono possono venire anche ad uccidermi, gli do io il coltello, ammazzatemi, più di questo non posso dire». NEL RICORDO - Intanto dopo i funerali, che si sono svolti nella chiesa della Santissima Addolorata di Giffoni Valle Piana, alla presenza di migliaia di persone attonite e commosse, l’imperativo categorico che circola tra amici, parenti e semplici conoscenti è: non dimenticare Francesca. Il web ha lanciato l’idea e l’università l’ha raccolta: una laurea alla memoria. Il rettore Aurelio Tommasetti, che ha preannunciato l’intenzione di valutare l’opportunità di costituirsi parte civile nel processo penale a fianco della famiglia, «a tutela della reputazione dell’Ateneo e avendo sempre come priorità gli interessi dei nostri studenti», è possibilista anche se non esclude neppure di intitolare proprio il terminal bus alla memoria di Franci. Per la laurea, però, il percorso è in salita, come spiega il professore Sebastiano Martelli, direttore del dipartimento di studi umanistici dell’ateneo, presente al funerale: «Abbiamo un precedente, la laurea alla memoria di Antonella Russo, la nostra studentessa che fu ammazzata a Solofra dal compagno della madre. Ebbene, nonostante la ragazza dovesse solo discutere la tesi, il ministero ci impedì di conferirle la laurea. Nel caso di Francesca ci troviamo di fronte ad una studentessa che era a due terzi del percorso di studi, verificheremo come recuperare queste situazioni con una commissione istituita ad hoc». Ai funerali c’era anche Sabrina Galano, la docente al cui corso di filologia romanzo Francesca lunedì non è mai arrivata. «Ho fatto lezione normalmente e ho saputo quello che era accaduto solo alla fine».

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

27.11.2014.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Caserta. Francesca, 29 anni, morta dopo il parto trigemellare: 18 indagati

26 Novembre 2014, 15:47pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.ilmattino.it/MsgrNews/MED/20141126_60791135.jpg

10686722 10205169168052467 5899707854002065582 n INSERITO DA ANGELA CECERE

Gricignano. Approda in tribunale la vicenda di Francesca Oliva, la 29enne di Gricignano al sesto mese di una gravidanza trigemellare, morta il 24 maggio dopo un taglio cesareo effettuato d'urgenza nella clinica Pineta Grande di Castel Volturno, dove la giovane era arrivata qualche giorno prima con febbre alta e dolori addominali. Il primo bimbo venne alla luce già morto, in uno stato «macerato», quindi morto già da diversi giorni. Questa la motivazione che avrebbe provocato l'infezione e il decesso sia della Oliva che dell'altra bambina, Giorgia, deceduta il giorno dopo. Si è tenuto davanti al Giudice per le indagini preliminari, Sergio Enea, l'incidente probatorio per l'espletamento di perizia medico-legale. Sono 18 le persone indagate, tra medici e specialisti, che hanno assistito la 29enne sia all'ospedale San Giuliano di Giugliano che alla clinica Pineta Grande. Tra di loro anche il ginecologo privato che assisteva la donna, medico al San Giuliano. Difesi dall'avvocato Raffaele Costanzo, si sono costituiti parte civile il marito, Alessandro Puca, e i genitori, Salvatore e Gianna. Per l'espletamento della perizia è stato nominato il professore Pasquale Martinelli . Tre i quesiti posti dal gip al consulente: accertare la natura e le patologie cui era affetta la donna, nonché le cause del decesso con i due bambini a seguito delle cure presso l'ospedale San Giuliano, la clinica «Hera» e la Pineta Grande, verificare l'eventuale responsabilità dei sanitari specificando i profili di colpa in ordine alla errata diagnosi e alla non tempestiva o corretta terapia e, infine, la sussistenza del nesso causale fra la condotta dei medici e la morte. L'esame ed il controesame del perito sono stati fissati per il 30 marzo. Intanto, l'unica bambina sopravvissuta, Maria, dopo varie operazioni eseguite all'ospedale Santobono di Napoli è potuta tornare a casa tra le braccia del papà e dei nonni.

IL MATTINO

26.11.2014.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA TRAGEDIA DI FISCIANO,L’AUTISTA SOTTO INCHIESTA VIDEO

26 Novembre 2014, 12:19pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10686722 10205169168052467 5899707854002065582 n DI ANGELA CECERE

«Non l’ho vista, non l’ho vista, non l’ho vista». Da lunedì mattina Pietro Bottiglieri, l’autista del bus della linea Sita Olevano-Battipaglia-Fisciano che ha travolto ed ucciso Francesca Bilotti, non fa altro che ripetere questa frase, come fosse una litania, intervallandola a decine e decine di sigarette. «Avrà fumato tre pacchetti da 20 in un’ora», racconta un parente di Francesca che, come il nonno, è un’autista della società di trasporto pubblico e che lunedì pomeriggio ha incontrato l’autista 62enne residente a Salerno. «È un uomo sconvolto dal dolore, è distrutto». Lunedì, dopo essersi sottoposto volontariamente ai testi alcolemici e tossicologici, sarebbe andato anche a Giffoni per incontrare la famiglia di Francesca.«Ma – racconta ancora il collega – arrivato in centro non ce l’ha fatta e se n’è andato via». Tra cinque mesi sarebbe andato in pensione. Era un autista esperto, attento, mai un problema, mai un incidente. Eppure lunedì è successo quello che non doveva succedere. La ricostruzione delle forze dell’ordine, avvalorata anche dalle immagini delle telecamere di sicurezza del terminal di Fisciano, però dicono che l’errore umano potrebbe esserci stato.A sostenerlo è anche il direttore della Sita Sud, Simone Spinosa. «Ma – ha aggiunto – lui ha capito cos’era successo solo nel momento in cui il pullman è sobbalzato curvandosi sul fianco sinistro perché sotto c’era il corpo di Francesca. Il trambusto degli studenti – molti dei quali erano anche in piedi, rendendo difficile se non nulla la visuale negli specchietti retrovisori – e i rumori del mezzo hanno sovrastato ogni possibile urlo o lamento della studentessa 23enne».Nessuno, insomma, se la sente di puntare il dito dell’accusa contro di lui. Questo spetterà alla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore che sta seguendo le indagini. Ora c’è solo il dolore, insopportabile, di un uomo – anch’egli padre – distrutto per una tragedia immane. È distrutto anche Spinosa. «Non ci sono parole – ha detto -, conoscevo benissimo il papà della ragazza, che è socio della Cotrac di cui sono presidente e conoscevo bene anche il nonno paterno, che era stato a suo tempo autista della Sita. E poi – ha proseguito – sono addolorato soprattutto perché anche io, come i genitori di Francesca, ho dei figli che studiano all’università di Fisciano e questa cosa non sarebbe dovuta accadere». Che però è successa. E ora ci si interroga sulle cause e, soprattutto, su come prevenire in futuro episodi del genere. Da più parti, specie tra gli studenti, sono arrivate diverse denunce sull’inadeguatezza del terminal dell’ateneo, affollato quotidianamente da decine di bus e centinaia di persone.Il rettore Tommasetti avrebbe in mente già un piano che dovrebbe stravolgere l’attuale gestione del terminal. Ma, per ora – anche se è stato sollecitato dalle domande dei cronisti all’ingresso della chiesa dell’Annunziata prima di prendere parte alle esequie della studentessa di Giffoni – ha preferito evitare l’argomento, limitandosi a rispondere che l’università «potrebbe costituirsi parte civile» in un eventuale processo. Dalla Sita, invece, qualcosa si stava muovendo proprio in questi giorni. Il direttore Spinosa ha infatti rivelato di aver scritto una mail, giovedì scorso, al rettore e al responsabile della logistica per chiedere un incontro nel quale discutere possibili soluzioni. «Ma – ha constatato amaramente il numero uno della società di trasporto pubblico – non c’è stato neanche il tempo materiale e quella mail, forse, non l’avevano ancora neanche letta»

  26.11.2014.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA ROMA HA MAL DI SCHIENA E BEVE PER ERRORE LA MORFINA, GIOVANE PADRE MUORE NEL SONNO

26 Novembre 2014, 12:04pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10686722 10205169168052467 5899707854002065582 n INSERITO DA ANGELA CECERE

ROMA - Ha mal di schiena e per errore assume la morfina, Martin Ball muore nel sonno. L'uomo, sposato e padre di un bambino, aveva bevuto troppo e accusava mal di schiena. Martin si è fermato a casa di un amico a dormire e, nel buio e nella confusione dell'alcol ha preso un flaconcino di medicinale pensando fosse un comune antidolorifico, ma si trattava di un farmaco a base di morfina utilizzato in passato per il nonno morto dell'amico. Inizialmente è stato sentire russare, ma la mattina, quando gli amici hanno provato a svegliarlo hanno capito che qualcosa non andava. L'uomo è stato portato in ospedale ma i medici non hanno potuto fare altro che constatare la morte. Il potente farmaco è stato preso in una quantità eccessiva e il mix con gli alcolici bevuti è stato fatale. Gli amici sono scioccati: «Avevo lasciato la medicina li dopo la morte di nonno», racconta il padrone di casa, «Non avrei mai pensato che qualcuno potesse ingerire il farmaco distrattamente». Un altro amico racconta di aver provato a rianimarlo: «Quando siamo andati a letto stava bene», continua, «La mattina alle 6 quando pensavo di mandarlo a casa con un taxi mi sono reso conto che stava male, ma in realtà era già morto».

LEGGO.IT

26.11.2014.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA PORDENONE, FAMIGLIA DISTRUTTA IN UN INCIDENTE: CORREVANO PER PORTAVANO LA BIMBA IN OSPEDALE VIDEO

26 Novembre 2014, 11:16am

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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PORDENONE - Una bimba di tredici mesi e la mamma di 24 anni, Ghita Kabbate, sono morte lunedì sera in via Nuova di Corva a Pordenone, sbalzate fuori da un’auto. Una Fiat Punto alla cui guida c’era Mohamed Barka, 26 anni, padre e marito. Stavano andando in ospedale perchè la piccola, un anno compiuto il 12 ottobre, stava male. Una corsa verso il Santa Maria degli Angeli che si è trasformata in tragedia.La procura di Pordenone ha indagato per omicidio colposo plurimo sia Mohamed Barka sia Germano Pettarin, l’insegnante di 50 anni che era al volante della Mercedes scontratasi con l’auto della famiglia marocchina. Nei prossimi giorni sarà fatto un esame esterno sul corpo di madre e figlia, prima di concedere il nulla osta per il funerale. Sono emersi altri particolari sullo spaventoso incidente. Padre, madre e figlia sono stati sbalzati dall’auto perchè non avevano allacciato le cinture di sicurezza. La mamma, da quanto appreso, era sul sedile anteriore con la piccola in braccio, accanto il marito al volante. Solo lui è vivo, ma distrutto da un dolore che non conosce parole.

LEGGO.IT

26.11.2014.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA MILANO BIMBO AUTISTICO PER COLPA DI UN VACCINO: DAL MINISTERO UN ASSEGNO PER TUTTA LA VITA

25 Novembre 2014, 12:52pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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MILANO - Un assegno bimestrale indirizzato ad un bimbo autistico, al quale nel 2006, fu somministrato il vaccino esavalente InfanrixHexaSk. Un assegno dal Ministero per tutta la vita. Lo stabilisce una sentenza del Tribunale del Lavoro di Milano. La notizia è riportata oggi da «La Repubblica». Si tratta «di un vaccino esavalente prodotto dalla multinazionale GlaxoSmithKline. Lo stabilisce una sentenza firmata dal giudice Nicola di Leo secondo cui sarebbe stata acclarata la sussistenza del nesso causale tra tale vaccinazione e la malattià, come si legge nel dispositivo. E ancora, citando la perizia del medico legale Alberto Tornatore, nominato dal tribunale: 'È probabile che il disturbo autistico del piccolo sia stato concausato sulla base di un polimorfismo che lo ha reso suscettibile alla tossicità di uno o più ingredienti (o inquinanti) dal vaccino 'InfrarixHexaSk'. (...) Prima di rivolgersi al giudice la famiglia del bambino che ha 9 anni e il cui autismo è stato diagnosticato nel 2010 aveva presentato nel 2011 una domanda di indennizzo al Ministero, respinta. Da qui la decisione di intentare la causa».

LEGGO.IT

25.11.2014.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA BIMBO DI 3 ANNI TROVA UNA PISTOLA, SPARA E UCCIDE SUA MADRE

25 Novembre 2014, 12:36pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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TULSA - Una storia che, purtroppo, avviene troppo spesso negli Stati Uniti: un fatto di cronaca collegato all'eccessiva liberalizzazione di armi da fuoco.Un bimbo di appena 3 anni, infatti, ha trovato una pistola in casa, a Tulsa (Oklahoma). L'arma era incredibilmente carica e pronta a sparare, così il piccolo, inconsapevolmente mentre stava giocando con quell'oggetto misterioso, ha sparato un colpo. La casualità ha voluto che sulla traiettoria ci fosse sua madre, una ragazza di 26 anni, che stava cambiando il pannolino all'altra figlia di appena 1 anno. Per la mamma non c'è stato niente da fare. Il bambino è stato interrogato dalla polizia di Tulsa, per cercare di ricostruire al meglio la dinamica dell'incidente.

LEGGO.IT

25.11.2014.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Studentessa investita, camminava a piedi Colpita da lato destro bus,autista indagato per omicidio colposo

25 Novembre 2014, 10:58am

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 © ANSA

397292 104896189669319 1023336315 nDI MICHELE PAPPACODA SALERNO, Francesca Bilotti, la studentessa di 23 anni travolta e uccisa da un bus all'interno del campus universitario di Fisciano (Salerno), è stata investita mentre camminava a piedi. I carabinieri della compagnia di Mercato San Severino, anche grazie all'esame dei video delle telecamere, hanno ricostruito la dinamica superando la prima ipotesi, quella che la giovane fosse rimasta impigliata nelle portiere del veicolo durante la discesa. L'autista del bus è indagato per omicidio colposo.ANSA

AGGIORNAMENTI

TRAGEDIA DI FISCIANO,OGGI I FUNERALI DI FRANCESCA BILOTTI,INDAGINI IN CORSO

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Alle ore 15.00, presso la parrocchia dell’Annunziata a Giffoni Valle Piana, si svolgeranno i funerali  di Francesca Bilotti la giovane studentessa tragicamente scomparsa ieri  mattina all’interno del campus universitario. In segno di lutto saranno sospese per l’intera giornata tutte le lezioni programmate in ateneo.La notizia ha gettato lo sconforto in tutto il mondo universitario e non solo.La Famiglia della povera giovane ha affidato all’avvocato Michele Tedesco il compito di seguire il caso.Dalle prime indagini sembra che dalle telecamere sia uscita una versione diversa da quella data dall’autista e da alcuni testimoni.

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SECONDA EDIZIONE FESTA DI TUTTI I SANTI E COMM.DEI DEFUNTI GIORNALINO ARTIGIANALE DEL SITO www.mikivettica.net DI MICHELE PAPPACODA

24 Novembre 2014, 18:39pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

FESTA DI TUTTI I SANTI E COMM.DEI DEFUNTI GIORNALINO ARTIGIANALE DEL SITO www.mikivettica.net DI MICHELE PAPPACODA



REALIZZATO DA MICHELE PAPPACODA


Storia di Santa Rita


Rita nacque presumibilmente nell'anno 1381 a Roccaporena, un villaggio situato nel comune di Cascia in provincia di Perugia, da Antonio Lotti e Amata Ferri. I suoi genitori erano molto credenti e la situazione economica non era agiata ma decorosa e tranquilla.

La storia di S. Rita fu ricolma di eventi straordinari e uno di questi si mostrò nella sua infanzia.
La piccina, forse lasciata per qualche momento incustodita nella culla in campagna mentre i genitori lavoravano la terra, fu circondata da uno sciame di api. Questi insetti ricoprirono la piccola ma stranamente non la punsero. Un contadino, che nel contempo si era ferito alla mano con la falce e stava correndo a farsi medicare, si trovò a passare davanti al cestello dove era riposta Rita. Viste le api che ronzavano attorno alla bimba, prese a scacciarle ma, con grande stupore, a mano a mano che scuoteva le braccia per scacciarle, la ferita si rimarginava completamente.

La tradizione ci tramanda che Rita aveva una precoce vocazione religiosa e che un Angelo scendeva dal cielo a visitarLa quando si ritirava a pregare in un piccolo sottotetto.

images?q=tbn:ANd9GcQ7wi_lWNq9inAke_mToEnS. RITA ACCETTA DI ESSERE SPOSA
Rita avrebbe desiderato farsi monaca tuttavia ancor giovanetta (circa a 13 anni) i genitori, oramai anziani, la promisero in sposa a Paolo Ferdinando Mancini, un uomo conosciuto per il suo carattere rissoso e brutale. S. Rita, abituata al dovere non oppose resistenza e andò in sposa al giovane ufficiale che comandava la guarnigione di Collegiacone, presumibilmente verso i 17-18 anni, cioè intorno al 1397-1398.

Dal matrimonio fra Rita e Paolo nacquero due figli gemelli maschi; Giangiacomo Antonio e Paolo Maria che ebbero tutto l'amore, la tenerezza e le cure dalla mamma. Rita riuscì con il suo tenero amore e tanta pazienza a trasformare il carattere del marito e a renderlo più docile.

La vita coniugale di S. Rita, dopo 18 anni, fu tragicamente spezzata con l'assassinio del marito, avvenuto in piena notte, presso la Torre di Collegiacone a qualche chilometro da Roccaporena mentre tornava a Cascia.

images?q=tbn:ANd9GcTP42Wm89T7ff-HjR8s-uyIL PERDONO
Rita fu molto afflitta per l'atrocità dell'avvenimento, cercò dunque rifugio e conforto nell'orazione con assidue e infuocate preghiere nel chiedere a Dio il perdono degli assassini di suo marito.
Contemporaneamente S. Rita intraprese un'azione per giungere alla pacificazione, a partire dai suoi figlioli, che sentivano come un dovere la vendetta per la morte del padre.
Rita si rese conto che le volontà dei figli non si piegavano al perdono, allora la Santa pregò il Signore offrendo la vita dei suoi figli, pur di non vederli macchiati di sangue. "Essi moriranno a meno di un anno dalla morte del padre"..

Quando S. Rita rimase sola, aveva poco più di 30 anni e senti rifiorire e maturare nel suo cuore il desiderio di seguire quella vocazione che da giovinetta aveva desiderato realizzare.

images?q=tbn:ANd9GcRzUPSLkmmhRr6svlXwP7pS. RITA DIVENTA MONACA
Rita chiese di entrare come monaca nel Monastero di S. Maria Maddalena, ma per ben tre volte non fu ammessa, in quanto vedova di un uomo assassinato.
La leggenda narra che S. Rita riuscì a superare tutti gli sbarramenti e le porte chiuse grazie all'intercessione di: S. Giovanni Battista, S. Agostino e S. Nicola da Tolentino che l'aiutarono a spiccare il volo dallo " Scoglio" fino al Convento di Cascia in un modo a Lei incomprensibile. Le monache convinte dal prodigio e dal suo sorriso, la accolsero fra di loro e qui Rita vi rimase per 40 anni immersa nella preghiera.

images?q=tbn:ANd9GcRChKfBDgwCpvlyk-FoMYJIL MIRACOLO SINGOLARE DELLA SPINA 
Era il Venerdì Santo del 1432, S. Rita tornò in Convento profondamente turbata, dopo aver sentito un predicatore rievocare con ardore le sofferenze della morte di Gesù e rimase a pregare davanti al crocefisso in contemplazione. In uno slancio di amore S. Rita chiese a Gesù di condividere almeno in parte la Sue sofferenze. Avvenne allora il prodigio: S. Rita fu trafitta da una delle spine della corona di Gesù, che la colpi alla fronte. Fu uno spasimo senza fine. S. Rita portò in fronte la piaga per 15 anni come sigillo di amore.

images?q=tbn:ANd9GcS9vqE_ypQ9BtlXsCoHZ45VITA DI SOFFERENZA
Per Rita gli ultimi 15 anni furono di sofferenza senza tregua, la sua perseveranza nella preghiera la portava a trascorrere anche 15 giorni di seguito nella sua cella "senza parlare con nessuno se non con Dio", inoltre portava anche il cilicio che le procurava sofferenza, per di più sottoponeva il suo corpo a molte mortificazioni: dormiva per terra fino alla fine quando si ammalo e rimase inferma negli ultimi anni della sua vita.

images?q=tbn:ANd9GcQplNLKxeu8J-rBTc8PjiMIL PRODIGIO DELLA ROSA
A circa 5 mesi dal trapasso di Rita, un giorno di inverno con la temperatura rigida e un manto nevoso copriva ogni cosa, una parente le fece visita e nel congedarsi chiese alla Santa se desiderava qualche cosa, Rita rispose che avrebbe desiderato una rosa dal suo orto. Tornata a Roccaporena la parente si reco nell'orticello e grande fu la meraviglia quando vide una bellissima rosa sbocciata, la colse e la portò a Rita.

Cosi S. Rita divenne la Santa della "Spina" e la Santa della "Rosa".

S. Rita prima di chiudere gli occhi per sempre, ebbe la visione di Gesù e della Vergine Maria che la invitavano in Paradiso. Una sua consorella vide la sua anima salire al cielo accompagnata dagli Angeli e contemporaneamente le campane della chiesa si misero a suonare da sole, mentre un profumo soavissimo si spanse per tutto il Monastero e dalla sua camera si vide risplendere una luce luminosa come se vi fosse entrato il Sole. Era il 22 Maggio del 1447.

images?q=tbn:ANd9GcShyjhcAXX35ITZF_TkoyxS. Rita da Cascia è stata beatificata ben 180 anni dopo il suo decesso e proclamata Santa a 453 anni dalla sua morte.

 

 

STORIA DI PADRE PIO

http://www.telebene.it/immagini/Padrepioangeli.jpgPadre Pio nacque il 25 maggio 1887, alle cinque del pomeriggio, nel quartiere Castello di Pietrelcina, a pochi chilometri da Benevento. Era il quarto dei sette figli di Grazio Forgione e Giuseppa Di Nunzio, poveri e semplici contadini che vivevano in una casetta di tre stanze con soffitto di canne ed avevano un lembo di terra in contrada Piana Romana. Al nuovo arrivato in casa Forgione venne dato il nome di Francesco, per antica devozione di mamma Peppa al Santo di Assisi.
La casa natale di Padre PioFrancesco trascorse l'infanzia e l'adolescenza impegnandosi in piccoli lavori agricoli e portando al pascolo le pecore. Dal direttore spirituale sappiamo che fin dalla tenera età di 5 anni ebbe le prime estasi e desiderò di consacrarsi totalmente a Dio. Subì anche le prime vessazioni diaboliche e iniziò ad infliggersi le prime penitenze corporali.
Il giovane Francesco fece gli studi ginnasiali privatamente, con i soldi che il padre inviava dall'America dove era emigrato come tanti suoi conterranei. All'età di 15 anni maturò la decisione di farsi frate nell'ordine dei minori cappuccini, confortato anche dal consiglio del parroco, don Salvatore Pannullo. Il 2 gennaio 1903, non ancora sedicenne, entrò nel convento dei Cappuccini a Morcone (Benevento) e il giorno 22 indossò il saio francescano col nome di fra' Pio. Nel 1904, dopo un anno di noviziato, pronunciò la sua consacrazione e all'inizio del 1907, nel convento di S.Elia a Pianisi (Campobasso), emise i voti di professione perpetua. Lo attendevano ora sei anni di studio per diventare sacerdote. Li trascorse in conventi diversi: S.Marco la Catola, Serracapriola, Montefusco e Benevento, dove ricevette gli ordini minori e il suddiaconato.
Fra' Pio si sottoponeva a severissime penitenze che, unite al forte impegno nello studio, furono la causa di una grave malattia diagnosticata come "broncoalveolite all'apice sinistro", che richiedeva vita all'aria aperta e riposo. Per tale motivo nel maggio 1909 gli fu concesso di trascorrere un periodo di convalescenza a Pietrelcina. Ma anche nel suo paese natale continuava a star male ed era tanto prostrato che gli fu accordato il permesso di essere ordinato sacerdote prima del compimento dei regolamentari 24 anni d'età. Così il 10 agosto 1910, nel Duomo di Benevento, ricevette la consacrazione sacerdotale e il giorno 14 celebrò la sua prima Messa a Pietrelcina.
Il giovane fra' Pio era continuamente perseguitato dagli attacchi dei demoni che egli chiamava "cosacci" e dovunque andava lo seguivano per tormentarlo. Se li portò anche nel convento di Venafro, dove era andato ad imparare Sacra Eloquenza. Qui Padre Pio venne assalito da febbri altissime e forti emicranie; per una ventina di giorni l'unica cosa che riuscì ad ingerire fu l'ostia consacrata.
A febbraio del 1916 venne mandato nel convento di Sant'Anna a Foggia, dopo anni di spola tra Pietrelcina e una decina di conventi alla ricerca di un posto benefico per la sua salute. Ma anche a Foggia Padre Pio seguitò a star male: vomito, sudorazioni improvvise, capogiri, febbri altissime. La notte, poi, dalla sua cella provenivano terrificanti rumori che si concludevano con un boato tale da scuotere i muri e terrorizzare i confratelli. A Padre Benedetto disse poi che era il diavolo il quale, non potendo vincere, per la rabbia "scattiava".
Per sfuggire all'afosa calura estiva di Foggia, Padre Pio a luglio del 1916 giunse per un breve soggiorno nel convento di San Giovanni Rotondo, piccolo paese sul versante meridionale del Gargano. Il clima si rivelò salutare ed egli vi resterà cinquantadue anni, fino alla morte.
Padre Pio riceve le stimmateLa sera del 5 agosto 1918 subì la "trasverberazione" del cuore e nella mattina di venerdì 20 settembre, nel coretto della chiesa di Santa Maria delle Grazie, ricevette le stimmate che portò fino alla morte con sofferenza fisica e morale, in quanto quei segni esterni gli erano di "una confusione e di una umiliazione insostenibile" perché non si riteneva degno di tale similianza al Redentore. Altri doni carismatici ricevette da Dio per accreditare la sua missione di santificazione: la profezia, le bilocazioni, la scrutazione dei cuori, gli effluvi odorosi.
San Giovanni Rotondo divenne ben presto meta di pellegrinaggi di fedeli che accorrevano al convento per avere dal frate stigmatizzato aiuto, consiglio, guida spirituale. Per Padre Pio cominciò una frenetica attività: fino a sedici ore al giorno di confessioni, migliaia di lettere con richieste di grazie, visite continue di persone anche autorevoli.
Tra gli uomini di Chiesa si vennero a delineare due schieramenti: da una parte v'era chi guardava con simpatia ed ammirazione a Padre Pio; dall'altra parte, invece, si trovavano coloro che diffidavano del Cappuccino. Dal 1923 al 1933 Padre Pio fu sottoposto ad una serie di restrizioni personali e di inibizioni di attività. Venne privato dei direttori spirituali, gli fu ordinato di non confessare e di non celebrare la Messa in pubblico, di non rispondere alle lettere dei fedeli. Erano punizioni durissime che Padre Pio umilmente accettò, dichiarando:"Sono figlio dell'ubbidienza".
L'ospedale Casa Sollievo della SofferenzaMa a San Giovanni Rotondo i fedeli continuavano ad affluire sempre più numerosi e grazie alle loro offerte e alla carità di molti, il 19 maggio 1947, alla vigilia del 60° compleanno di Padre Pio, fu posta la prima pietra per la costruzione della "Casa Sollievo della Sofferenza" che rappresenta tuttora uno dei più moderni ed efficienti ospedali europei. Il 1° luglio 1959 venne consacrato il nuovo Santuario di S. Maria delle Grazie, eretto a fianco dell'antica e ormai insufficiente Chiesa del Convento.
Tanto sconfinato era l'amore di Padre Pio per la Madre celeste, che trascorse la vita stringendo fra le mani la corona del S. Rosario e raccomandando tale preghiera ai suoi figli spirituali quale arma infallibile contro il male.
Il 22 settembre 1968, giunto ormai all'età di 81 anni, al termine della celebrazione della S. Messa per la ricorrenza del cinquantenario del doloroso dono delle stimmate, venne colto da malore e durante la notte, alle ore 2.30 del 23 settembre, cessò di vivere.

 

 

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STORIA DI SANT'ANDREA APOSTOLO

Tra gli apostoli è il primo che incontriamo nei Vangeli: il pescatore Andrea, nato a Bethsaida di Galilea, fratello di Simon Pietro. Il Vangelo di Giovanni (cap. 1) ce lo mostra con un amico mentre segue la predicazione del Battista; il quale, vedendo passare Gesù da lui battezzato il giorno prima, esclama: "Ecco l’agnello di Dio!". Parole che immediatamente spingono Andrea e il suo amico verso Gesù: lo raggiungono, gli parlano e Andrea corre poi a informare il fratello: "Abbiamo trovato il Messia!". Poco dopo, ecco pure Simone davanti a Gesù; il quale "fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone, figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa”". Questa è la presentazione. Poi viene la chiamata. I due fratelli sono tornati al loro lavoro di pescatori sul “mare di Galilea”: ma lasciano tutto di colpo quando arriva Gesù e dice: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini" (Matteo 4,18-20).
Troviamo poi Andrea nel gruppetto – con Pietro, Giacomo e Giovanni – che sul monte degli Ulivi, “in disparte”, interroga Gesù sui segni degli ultimi tempi: e la risposta è nota come il “discorso escatologico” del Signore, che insegna come ci si deve preparare alla venuta del Figlio dell’Uomo "con grande potenza e gloria" (Marco 13). Infine, il nome di Andrea compare nel primo capitolo degli Atti con quelli degli altri apostoli diretti a Gerusalemme dopo l’Ascensione.
http://www.positano.com/images/sant-andrea-amalfi.jpgE poi la Scrittura non dice altro di lui, mentre ne parlano alcuni testi apocrifi, ossia non canonici. Uno di questi, del II secolo, pubblicato nel 1740 da L.A. Muratori, afferma che Andrea ha incoraggiato Giovanni a scrivere il suo Vangelo. E un testo copto contiene questa benedizione di Gesù ad Andrea: "Tu sarai una colonna di luce nel mio regno, in Gerusalemme, la mia città prediletta. Amen". Lo storico Eusebio di Cesarea (ca. 265-340) scrive che Andrea predica il Vangelo in Asia Minore e nella Russia meridionale. Poi, passato in Grecia, guida i cristiani di Patrasso. E qui subisce il martirio per crocifissione: appeso con funi a testa in giù, secondo una tradizione, a una croce in forma di X; quella detta poi “croce di Sant’Andrea”. Questo accade intorno all’anno 60, un 30 novembre.
Nel 357 i suoi resti vengono portati a Costantinopoli; ma il capo, tranne un frammento, resta a Patrasso. Nel 1206, durante l’occupazione di Costantinopoli (quarta crociata) il legato pontificio cardinale Capuano, di Amalfi, trasferisce quelle reliquie in Italia. E nel 1208 gli amalfitani le accolgono solennemente nella cripta del loro Duomo. Quando nel 1460 i Turchi invadono la Grecia, il capo dell’Apostolo viene portato da Patrasso a Roma, dove sarà custodito in San Pietro per cinque secoli. Ossia fino a quando il papa Paolo VI, nel 1964, farà restituire la reliquia alla Chiesa di Patrasso.

 

 

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S.ANTONIO ABATE - MISTERBIANCO

 

 


S. Antonio Abate nacque in Egitto, a Coma, una località sulla riva sinistra del Nilo, intorno all'anno 250.
Fu un eremita tra I più rigorosi nella storia del Cristianesimo antico.
Antonio, di cui conosciamo la vita grazie alla biografia scritta dal suo discepolo Atanasio, fu un insigne padre del monachesimo orientale.
Malgrado appartenesse ad una famiglia piuttosto agiata, mostrò sin da giovane poco interesse per le lusinghe e per il lusso della vita mondana: alle feste ed ai banchetti infatti preferiva il lavoro e la meditazione e alla morte dei genitori distribuì tutte le sue sostanze ai poveri, si ritirò nel deserto e li cominciò la sua vita di penitente.
Compiuta la sua scelta di vivere come eremita, trascorse molti anni vivendo in un'antica tomba scavata nella roccia, lottando contro le tentazioni del demonio, che molto spesso gli appariva per mostrargli quello che avrebbe potuto fare se foste rimasto nel mondo. A volte il diavolo si mostrava sotto forma di bestia feroce - soprattutto di porco - allo scopo di spaventarlo, ma a queste provocazioni Antonio rispondeva con digiuni e penitenze di ogni genere, riuscendo sempre a trionfare.
La sua fama di anacoreta si diffuse ben presto presso i fedeli e Antonio, che voleva vivere assolutamente distaccato dal resto del mondo, fu costretto più volte a cambiare luogo di "residenza".
Intorno al 311 si recò ad Alessandria per prestare aiuto e conforto ai Cristiani perseguitati dall'imperatore Massimiliano; poi si ritirò sul monte Qolzoum, sul mar Rosso, ma dovette tornare ad Alessandria poco tempo dopo per combattere l'eresia ariana, sempre più diffusa nelle zone orientali dell'impero.
Malgrado conducesse una vita dura e piena di privazioni, Antonio fu molto longevo: la morte lo colse infatti all'età di 105 anni, il 17 Gennaio del 355, nel suo eremo sul monte Qolzoum.
Sulla sua tomba, subito oggetto di venerazione da parte dei fedeli, furono edificati una chiesa e un monastero; le sue reliquie nel 635 furono portate a Costantinopoli, e poi sembra che siano state portate in Francia tra il sec IX e il X dove oggi si venerano nella chiesa di Saint Julian, ad Arles.
In Francia, in quel periodo, sorse l'ordine degli "Antoniani" approvato successivamente da papa Urbano II.
I riti che si compiono ogni anno in occasione della festa di S. Antonio sono antichissimi e legati strettamente alla vita contadina e fanno di Antonio Abate un vero e proprio "santo" del popolo.
Egli è considerato il protettore contro le epidemie di certe malattie, sia dell'uomo, sia degli animali. E' stato invocato come protettore del bestiame e la sua effigie era collocata sulla porta delle stalle.
Il Santo è invocato anche per scongiurare gli incendi, e non a caso il suo nome è legato ad una forma di herpes nota come "fuoco di Sant'Antonio" o "fuoco sacro".
Antonio è anche considerato il patrono del fuoco; secondo alcuni riti attorno alla sua figura testimoniano un forte legame con le culture precristiane, soprattutto quella celtica. E' nota infatti l'importanza che rivestiva presso i Celti il rituale legato al fuoco come elemento beneaugurante.

 

S_3fn84el3.A41.JPGSTORIA DI SANT'ANTIMO

 

Le notizie sulla vita e sul martirio di S.Antimo sono contenute negli Acta S.Anthimi. Cheremone, consigliere in Asia del proconsole Piniano muore tragicamente invaso dai demoni, dopo aver sterminato i cristiani. Il timore di subire la stessa sorte invade Piniano, che si ammala gravemente. Faltonio Piniano, sposo di Anicia Lucina pronipote dell'imperatore Gallieno, fu inviato dagli imperatori Diocleziano e Massimiano come proconsole nell'Asia. Lucina chiese ad Antimo (che si trovava in carcere con Sisinnio, Dioclezio, Fiorenzo, Massimo, Basso e Fabio), di curare il marito. Antimo, previa catechesi, convinse il proconsole Piniano a convertirsi al cristianesimo. La preghiera dei cristiani ottenne la guarigione di Piniano, che chiese il battesimo. Piniano convertitosi liberò i cristiani prigionieri in Asia e li nascose nelle proprietà che aveva nella Sabina e nel Piceno. Nei pressi della città di Osimo (e quindi nel Piceno) trovarono il martirio i Santi Sisinnio, Dioclezio e Fiorenzo. Antimo era nascosto in Sabina, in una villa di Piniano lungo la via Salaria al XXII miglio. Un sacerdote del dio Silvano, invaso dal demonio, uccise con la spada numerose persone convenute per sacrificare alla divinità pagana. La folla chiese l'intervento di Antimo; questi scacciò via il demonio e fatto tornare in se il sacerdote del dio Silvano ne ottenne la conversione. L'esempio del sacerdote fu seguito da molte persone. La reazione dei convertiti fu quella di abbattere gli alberi del bosco sacro a Silvano e di distruggerne gli altari. La popolazione pagana si rivolse al governatore perché Antimo venga imprigionato e offra sacrifici al dio Silvano. Antimo rifiutò, venne quindi gettato nel Tevere con un sasso legato al collo. Attraverso un intervento soprannaturale, l'azione di un angelo, Antimo venne tratto in salvo. I pagani che lo rividero vivo, intento a pregare e a benedire, presi da stupore e da timore si convertirono. Una nuova presenza del governatore Prisco nella zona offrì, a chi era rimasto pagano, la possibilità di una seconda denuncia. Antimo fu nuovamente imprigionato e dopo tre giorni di patimenti venne decapitato. La sepoltura di Antimo divenne meta di pellegrinaggi perché vi si concedevano grazie. Antimo fu sepolto nei pressi di Cures, nell'odierna località di Montemaggiore (frazione di Montelibretti). Sul luogo di sepoltura di Antimo è esistita per molti secoli una chiesa. Ancora nel 1584 si presentava ampia, nobile, solenne, ma abbandonata, senza porta e con una casa a fianco del tutto rovinosa. La chiesa diruta ha continuato a sussistere per tutto il 1800 anche se ormai sfondata da tutte le parti e abbandonata al suo destino. Nel 1904 fu dato ordine di spianare completamente le rovine della chiesa, di interrare l'accesso alla catacomba e di coltivare il campo in maniera che non rimanesse nessun segno della chiesa e del cimitero di Sant'Antimo. Il corpo di Sant'Antimo al tempo di Carlo Magno fu traslato in Toscana, vicino a Chiusi. Fu papa Adriano I che concesse a Carlo Magno la licenza di trasferire il corpo di Sant'Antimo in località "Castelnuovo dell'Abbate" (Montalcino) dove si stava edificando una magnifica abbazia ancora oggi esistente. Il martirologio romano così dice per S.Antimo: Romae Via Salaria natalis Beati Anthimi presbyteri, qui post Virtutum et praedicationis insignia in persecutione Diocletiani in Tyberim precipitatus, et ab angelo ex inde ereptus, oratorio proprio restitutus est, deinde capite punitus victor migravit ad Coelos". I Santi Massimo, Basso e Fabio invece subirono il martirio a Forum Novum (l'odierna Vescovio). Anche Faltonio Piniano e Anicia Lucina sono Santi, per la precisione Santi confessori.

[ Testo di Andrea Del Vescovo ]


http://www.comuniverso.it/img/mygallery/Sant'Antimo,%20Chiesa.jpgSul martirio di san Antimo prete avvenuto nel 303 si ha la seguente narrazione: era stato incendiato il boschetto sacro a Silvano. Il Proconsole fece arrestare Antimo e in segno di riparazione voleva spingerlo a sacrificare agli dei. Al suo rifiuto inizarono le percosse e i supplizi. Nonostante ciò Antimo resistette e quindi per ordine dello stesso proconsole fu gettato nel Tevere con una pietra legata al collo. Un angelo, miracolosamente, lo liberò e lo sciolse dal sasso, facendolo uscire dalle acque del fiume sano e salvo. Antimo ritornò allora alla sua celletta, dove era solito ritirarsi a pregare. Molti soldati, che assistettero al miracolo, si convertirono al cristianesimo. Antimo fu allora nuovamente accusato e nuovamente trascinato davanti al proconsole e fu crudelmente e lungamente torturato, ma ancora una volta non riuscirono ad indurlo a sacrificare agli dei, fu perciò decapitato. Alcuni uomini pii, che erano stati convertiti dal santo, presero il suo corpo e lo seppellirono presso la via Salaria, nel luogo dove Antimo era solito raccogliersi a pregare. Sul luogo sorse in seguito una basilica, dove, per le preghiere e i meriti del martire, Dio concesse moltissime grazie ai devoti frequentatori.

 

NOVEMBRE MESE DI RICORDO PER I DEFUNTI

191529006-d281f06d-df03-4b05-ae5a-e9da4bUn’assenza che è presenza… 
Oggi la cultura vorrebbe emarginare la morte, mentre la tradizione cristiana vi riserva un intero mese, per pregare, meditare e ricordarci che la nostra vita non termina su questa terra…
Non un giorno, il 2 novembre, ma tutto un mese è dedicato ai defunti. E’ un affluire nei cimiteri, sono ricordi più vivi accom­pagnati da preghiera e gratitudine. 
Sovente, nell’arco della nostra vi­ta, ci interroghiamo sul senso della morte e del suo rapporto con la vita. E il pensiero si perde nelle riflessioni, nella meditazione, nei ricordi. Che cosa è la morte? Perché la morte? Che cosa è la vita eterna? Cosa rap­presentano per noi i defunti e quale rapporto instauriamo con loro?

http://www.rete8.it/it/images/archivio/Cimitero.jpgInnanzitutto: la morte che per i non credenti costituisce semplicemente il termine di una esistenza oltre la quale non esiste che il nulla, per noi cristiani rappresenta una meta e un inizio. E’ l’interruzione del­la vita terrena con la separazione da tutto ciò che ci le­gava ad essa, e l’inizio di un’altra vita, quella eter­na. “Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata” ci fa pre­gare la Chiesa (cf. Canone Messa dei defunti). Sarà una vita diversa, che prende avvio al momento della morte, come sostengono molti teologi tra cui Barth (cf. 1Cor 13). Quale immagine più eloquente e il­luminante della morte di quella relati­va alla nascita di un bambino? Quan­do, terminato il periodo della gesta­zione, egli deve liberarsi della placen­ta che lo aveva avvolto e protetto per mesi e separarsi dal grembo mater­no, viene catapultato nel nostro mon­do. Inizia un nuovo cammino attra­verso tappe di sviluppo e di crescita. Passa dall’essere dipendente “in to­to” dalla madre ad avere una vita au­tonoma. Sarà neonato, fanciullo, adolescente, giovane, adulto, anziano; stabilirà e maturerà relazioni co­gnitive e affettive, si proietterà e sarà impegnato nel mondo del lavoro e nella costruzione della società. 

http://www.supertaty.it/CIMITERO%20ALLEGRO2%20copy.jpg%20OK.jpgDue tempi di una stessa realtà… 

Chi non ha sperimentato nell’ar­co della sua vita l’esperienza della morte? Quante volte ci siamo ribella­ti ad essa, forse perché inconscia­mente l’abbiamo considerata come uno sprofondare nel nulla o nell’ignoto, e forse perché non ab­biamo accettato che venissero spez­zati i vincoli di affetto e di amicizia che avevamo coltivato per anni. 

Ma quando l’abbiamo considera­ta come la vittoria dello spirito che si svincola dal corpo fisico, e abbiamo compreso che essa segna l’inizio di una nuova vita, quella spirituale che ci immerge in quella eterna, il sorri­so è ritornato sulle nostre labbra, una nuova pace ha inondato il no­stro cuore, e abbiamo iniziato a in­tessere una relazione diversa, più spirituale con le persone defunte. 
Nella “Dichiarazione sull’esisten­za della vita eterna” del 1979, beato Gio­vanni Paolo II ricordava che l’anima è spirituale e quindi non morirà mai, e che con la morte corporale l’ani­ma entra nell’eternità. 
“Gli uomini pii vivono beati nell’altra vita” aveva scritto Omero. E Shakespeare in uno dei suoi scritti ebbe a dire: “Rac­comando la mia anima al mio Crea­tore, sperando e fermamente cre­dendo che io sarò ammesso a parte­cipare alla vita immortale”. 

La vita eterna è una realtà da crede­re e sperare. “Coloro che non spera­no nella vita futura sono morti anche per la vita presente” scrisse il grande scrittore Goethe. Essa ci attende; nes­suno può venir meno al suo appunta­mento. E sarà tanto più luminosa quanto più conosciamo e sperimen­tiamo il Cristo qui, nella vita terrena. La promessa di Gesù agli apostoli: “Vado a prepararvi un posto” è vali­da anche per noi, come è stata valida per quanti sono vissuti prima di noi. 

Vita presente e vita futura: due tempi e aspetti di una stessa realtà; se la prima si conclude con la morte, la seconda inizia da essa un nuovo percorso che ha il suo compimento nella beatificazione e glorificazione. 

Sperare e credere nella vita eter­na costituisce un’ipoteca per il no­stro futuro, allorché si spengono le luci della ribalta terrena. Chi chiude l’accesso della sua mente e del suo cuore ad essa, orienta la propria esi­stenza ai beni caduchi, al soddisfare unicamente gli istinti e gli interessi materiali, calpestando spesso i dirit­ti e la dignità altrui. Chi vive creden­do che oltre la morte ci attende una vita beata, promessa dallo stesso Cristo, orienta i suoi interessi e le sue attività al bene. 


Cimitero_Acattolico_Roma.jpgAssenti o presenti? 
Il beato Giovanni Paolo Il, alla vigilia della sua morte ripeteva spesso: “Non piangete, sono alla vigilia di una gran­de festa. La vera vita non è questa terrena, la quale passa velocemen­te, ma è quella che c’è dopo la morte del cor­po, poiché quella è eter­na, non avrà mai fine”. E Santa Teresa di Li­sieux, riferendosi alla morte che stava per spe­rimentare, ebbe a dire: “Entro nella vita...”. E poi soggiunse che in Cielo avrebbe passato il tempo a fare del bene sulla terra. 

Sin dall’antichità gli uomini hanno coltivato il culto dei defunti. Per essi hanno costruito tombe e cimite­ri; in loro onore hanno dedicato mo­numenti e pagine poetiche, sia per esprimere la gratitudine per il bene ricevuto o da essi compiuto, e sia per non interrompere quel vincolo d’amore che li aveva legati in vita. 

Tuttavia anche chi afferma di non credere in una vita futura, chi si di­chiara materialista e ateo, non di­mentica i “suoi morti”, si affida a lo­ro nei momenti di difficoltà, ne can­ta le glorie. 

Per noi cristiani che crediamo nel­la vita eterna, il ricordo dei defunti è accompagnato dalla fede nelle paro­le di Gesù: “Chi crede in me non mo­rirà, ma avrà la vita eterna”; “Vado a prepararvi un posto”. Nasce da que­sta fede il bisogno della preghiera, la visita al cimitero, l’adornare di fiori la tomba delle persone care, la celebra­zione eucaristica in loro suffragio. 

http://www.comune.jesi.an.it/opencms/multimedia/jesiit/images/upload/large/2/1223032405393_loculi-cimitero.jpgIl ricordo e il culto verso i defunti non può e non deve limitarsi al mo­mento della morte o in occasione di un anniversario particolare, perché i vincoli esistiti durante questa vita non possono essere riposti in un dimenti­catoio e neppure essere annullati. 

Certamente, quanto più questi vincoli sono stati profondi in vita, tanto più il ricordo è duraturo. E con il ricordo cresce la riconoscenza per il bene ricevuto, e il bisogno di pre­gare il Dio della vita perché le persone care possa­no godere sempre più intensamente e profondamente del gaudio eter­no e possano continuare ad aiutarci. 

La gratitudi­ne di coloro che abbiamo aiutato a rag­giungere la fe­licità piena at­traverso la no­stra preghiera e le opere buone, si ri­verserà sulla nostra vita. E si tramu­terà in una presenza che si esprime in luce, gioia, serenità, abbandono ai piani provvidenziali di Dio. 

Santa Teresa di Lisieux aveva pro­messo: “Passerò il mio tempo in cie­lo a fare del bene sulla terra”. Come lei, i no­stri amici, parenti e be­nefattori, coloro che hanno condiviso con noi parte del cammino e delle esperienze, colo­ro che abbiamo benefi­cato e/o da cui siamo stati beneficati, non ci lasciano soli, soprattut­to nei momenti di diffi­coltà. E spesso fanno sentire la loro presen­za. Se li invochiamo, es­si rispondono. Tra noi e loro si forma una cate­na di solidarietà. Più è intenso il ricordo, più è vero e disinteressato l’amore che ci lega a loro, maggiore è la percezio­ne della loro presenza. 


cimiteroguerra.jpgVincoli profondi… 
I vincoli di amicizia, di parentela e di affetto con le persone che sono vissute con noi non possono essere riposti in un dimenticatoio e neppu­re essere annullati allorché la morte ci sorprende e ci separa. Quanto più questi vincoli sono stati profondi in vita, tanto più il ricordo è vivo e duraturo. E con il ricordo cresce la ri­conoscenza per il bene ricevuto, e il bisogno di pregare il Dio della vita perché possano godere sempre più intensamente e profondamente del gaudio eterno e possano continuare ad intercedere per noi. 

Quanto grande, e spesso struggen­te, è il desiderio di rivedere le perso­ne con le quali abbiamo condiviso la vita e il lavoro, dialogare con loro co­me quando vivevano con noi! Se ciò ci è precluso, se non sono visibili ai nostri occhi e non possiamo udirli con il nostro udito, la loro è una pre­senza vera. Possiamo affermare che è una assenza-presenza. Forse, è più presenza che assenza.
26-luglio-san-giacomo-apostolo-michele-pappacoda-ricorda-il.pngMICHELE PAPPACODA RICORDA SUO PADRE

RICORDO MIO PADRE COME UNA PERSONA LABORIOSA DEDITA ALLA FAMIGLIA E IN PARTICOLARE VERSO DI ME CHE MI HA DATO TANTO UNA PERSONA CHE A VOLTE NON MANGIAVA LUI PER FARCI STARE BENE A NOI FACEVA TUTTO PER NOI MIO PADRE E PER GLI ALTRI MIO PADRE AVEVA IL CORAGGIO DI TOGLIERSI LA GIACCA DI DOSSO PER AIUTARE IL PROSSIMO NON AVEVA VIZI NE ALTRO UNA PERSONA UMILE A SEMPRE LAVORARATO NON STAVA UN MINUTO FERMO SE UNO DI NOI STAVA MALE CORREVA A PIEDI FINO AD AMALFI 3 KM PER CHIAMARE UN MEDICO SE AVEVAMO UN PROBLEMA NON CI DORMIVI LA NOTTE QUESTO E TANTO ALTRO ERA PAPPACODA GIACOMO!!!!!!!!

 

ANGELA CECERE RICORDA I SUOI GENITORI GIUSEPPE E ASSUNTA


1935039_1253553822631_3879673_n.jpgNel mio cuore ci sarà sempre la presenza di mia madre che e morta quest'anno e nel cielo brilla la più stella di nome SANTILLO ASSUNTA mi manchi e ti voglio un mondo bene mamma. 

 10805526_10205246817593657_1170272525_n.jpgGuardando il cielovedo tantissime stelle che brillano una di questa e mio padre Giuseppe Cecere che mi guarda dal cielo mi protege sempre mi manchi tantissimo papa e ti voglio un mondo di bene.


il 16 e 18 dicembre il compleanno di mio padre e mia madre ricordo che noi facevamo una grande festa e un grande pranzo mancate tantissimo vi voglio un mondo bene vi porto sempre del mio cuore.. angela

 

Io ricordo mio padre dicendo TI VOGLIO BENE!!!!!!!!!!!!!!!!! e se adesso sono qualcuno lo devo a te che con tanti stenti mi hai fatto studiare grazie papà per me sei sempre vivo!!!!!!!!!!

26-luglio-san-giacomo-apostolo-michele-pappacoda-ricorda-il

 

 

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SECONDA EDIZIONE 2014-2015 2° GIORNALINO WWW.MIKIVETTICA.NET DI MICHELE PAPPACODA

24 Novembre 2014, 16:00pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SECONDA EDIZIONE 2014-2015

2° GIORNALINO WWW.MIKIVETTICA.NET DI MICHELE PAPPACODA

 

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ANGELA CECERE


01.11.2014

http://www.ilmattino.it/MsgrNews/MED/20141031_fucile.jpg

angelaaaaaaaaaaaaaaaa INSERITO DA ANGELA CECERE

La sentenza emessa ieri dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere CASTELVOLTURNO. Il pm della procura di Santa Maria Capua Vetere aveva chiesto la condanna di A. R. a 25 anni di carcere, ma ieri il giudice del tribunale Federica Villano ha condannato l’anziano di 75 anni di Baia Verde a 16 anni di reclusione. Si è conclusa così la vicenda giudiziaria con al centro un bruttissimo fatto di sangue successo un anno e mezzo fa a Castelvoltuno, località Baia Verde, in via Tafuri. L'anziano uccise un 45enne, suo vicino e proprietario di un immobile, perché stanco di sentire rumori dall’abitazione dell’uomo. Un motivo banale. Il 75enne, stando alla versione dei fatti divulgata all’epoca, impugnò un fucile e fece fuoco colpendo il suo vicino alla spalla e in altre parti del corpo. La vittima, prima trasportata presso la clinica Pineta Grande di Castelvolturno, venne poi trasferita presso l'Ospedale civile di Caserta.

IL MATTINO

 

02.11.2014.

NEWS ITALIA E DAL MONDO Latte, tre bicchieri al giorno aumentano il rischio di morte prematura nelle donne


Latte, tre bicchieri al giorno aumentano il rischio di morte prematura nelle donne.

 

293793 420176538023874 796340274 nDI ELSA COPPA   Le donne dovrebbero stare attente al consumo di latte giornaliero. Un recente studio, portato avanti dall’università di Uppsala in Svezia, ha rivelato che le donne che bevono tre bicchieri di latte al giorno hanno più possibilita di morire nei prossimi 20 anni. Inoltre, il rischio di fratturarsi le ossa aumenta in maniera direttamente proporzionale all’assunzione di latte.

“Il responsabile potrebbe essere il galattosio, uno zucchero presente nel latte” ha spiegato Karl Michaelsson, Docente dell’universita svedese “Il composto darebbe il via una reazione ossidante ed infiammante, quest’ultima in grado di affliggere le ossa e la longevità delle donne”.

La razione giornaliera di latte suggerita dal dipartimento per l’agricoltura americano è pari a tre tazze, basandosi sul fatto che la bevanda fa bene alle ossa e può ridurre il rischio di infarto. Gli autori di quest’ultimo studio, però, hanno spiegato che le raccomandazioni del dipartimento si basano su basi scientifiche poco certe.

Dati gli effetti dannosi del galattosio negli animali, i ricercatori hanno ipotizzato che un consumo più alto di latte può essere associato ad un maggiore rischio di fratture e mortalità prematura. Da questa idea è partito lo studio, il quale ha coinvolto 61.443 donne tra i 39 ed i 74 anni e 45.339 uomini tra i 45 ed i 79 anni. Il campione femminile è stato seguito per 20 anni e, nel corso di questo frangente di tempo, 15.541 donne sono morte e 18.252 si sono procurate fratture. Dopo un attento studio, i ricercatori hanno scoperto che chi beveva tre o più bicchieri di latte al giorno aveva quasi il doppio (1,93) di possibilita in più di morire durante i successivi 20 anni rispetto a chi ne beveva meno o non ne assumeva.

Il rischio di morte aumenta del 15% per ogni bicchiere di latte assunto quotidianamente. Per quanto riguarda gli uomini, i quali sono stati seguiti per una media di 11 anni, non è stata trovata nessuna correlazione tra mortalità e assunzione di latte.

Non tutto è perduto; la ricerca ha anche svelato che i prodotti fermentati come formaggio e yogurt – i quali contengono pochissimo galattosio - producono l’effetto opposto. Le donne che consumano questi prodotti hanno meno probabilità di morire o fratturarsi le ossa nel periodo analizzato dallo studio. In questo caso il rischio scende del 10/15% per ogni dose giornaliere.

03.11.2014

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angelaaaaaaaaaaaaaaaa INSERITO DA ANGELA CECERE

MILANO - Un romeno di 35 anni ha denunciato alla polizia di essere stato aggredito da sei persone con mazze da baseball a Milano. L'uomo, incensurato, ha detto che alle 21.20 di ieri stava passeggiando in via Mompiani, zona Corvetto, quando è stato avvicinato da un'auto dalla quale sarebbero scesi i sei che lo avrebbero colpito ripetutamente per poi scappare poco dopo. Il romeno è stato accompagnato al Policlinico con contusioni non gravi. Alla polizia ha detto di non aver ricevuto minacce prima e di non conoscere il motivo dell'aggressione.

LEGGO.IT

 

04.11.2014

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angelaaaaaaaaaaaaaaaa INSERITO DA ANGELA CECERE

WHASHINGTON - Catastrofe imminente per il prossimo 10 novembre 2014. Tra pochi giorni un evento straordinario potrebbe cambiare la vita di tutti. La notizia arriva dafli Stati Uniti ed è stata ripresa già da qualche sito italiano. Non ci sono notizie precise, non si parla di alluvioni, terremoti o vulcani, si segnala solo una data, tra l'altro imminente. Sono davvero molte le ipotesi che stanno circolando ma da nessuna parte si riesce a trovare un indizio, salvo i molteplici eventi naturali che stanno colpendo il nostro pianeta. Previsioni simili se ne sono sentite tante, soprattutto negli ultimi anni, e questa potrebbe essere l'ennesima bufala del web fatta per attirare l'attenzione o per creare allarmismo. Quel che è certo è che questo ripo di previsioni non hanno mai avuto alcun riscontro nella vita reale. La curiosità, mediatica ovviamente, resta: Chi è cosa avrà inventato questa volta?

LEGGO.IT

04.11.2014.

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angelaaaaaaaaaaaaaaaa INSERITO DA ANGELA CECERE

WHASHINGTON - Catastrofe imminente per il prossimo 10 novembre 2014. Tra pochi giorni un evento straordinario potrebbe cambiare la vita di tutti. La notizia arriva dafli Stati Uniti ed è stata ripresa già da qualche sito italiano. Non ci sono notizie precise, non si parla di alluvioni, terremoti o vulcani, si segnala solo una data, tra l'altro imminente. Sono davvero molte le ipotesi che stanno circolando ma da nessuna parte si riesce a trovare un indizio, salvo i molteplici eventi naturali che stanno colpendo il nostro pianeta. Previsioni simili se ne sono sentite tante, soprattutto negli ultimi anni, e questa potrebbe essere l'ennesima bufala del web fatta per attirare l'attenzione o per creare allarmismo. Quel che è certo è che questo ripo di previsioni non hanno mai avuto alcun riscontro nella vita reale. La curiosità, mediatica ovviamente, resta: Chi è cosa avrà inventato questa volta?

LEGGO.IT

05.11.2014

293793 420176538023874 796340274 nDI ELSA COPPA Alice Anne Meyer il 7 gennaio 2012 ha dato alla luce il suo secondo figlio Jameson, affetto da sindrome di Pfeiffer, da quel momento la donna ha dovuto sopportare affermazioni come: “Hai visto quel bimbo com’è strano, com’è brutto, quanto è diverso?”.

 

Il bambino è nato con una craniosinostosi, rara sindrome che consiste nella prematura saldatura delle ossa craniche, e che dà luogo a malformazioni del capo e a vari disturbi, incluso, in alcuni casi, in un ritardo grave dello sviluppo cognitivo.

La donna ha così parlato del suo “viaggio” col piccolo Jameson, fatto non solo di sofferenza, ma anche di amore incondizionato nei confronti di un figlio piccolo e indifeso.

jamesonDi recente Anne ha pubblicato una lettera aperta con un messaggio che sostiene, non riguarda solo Jameson, ma tutti i bambini presi in giro o emarginati a causa delle differenze.

“Sono sicura – dice Alice che tanti genitori sapranno di cosa sto parlando”Succederà sempre che alcuni bambini più sensibili, indifesi, deboli vengano additati dai coetanei, ma sarebbe bello pensare che quando questa accade, i genitori degli altri bambini facessero qualcosa. Spesso i bambini emarginano coscientemente, in altri casi non fanno altro che esprimere un pensiero che i grandi, per via delle “infrastrutture sociali” non esprimono. Quante volte abbiamo visto mamme di bambini “sinceri” terrorizzate dalle loro affermazioni, rimproverandoli perché non devono dire questo o quello, o dileguarsi per la brutta figura? A questi genitori che Alice lancia il messaggio: invece di vergognarsi o chiedere il silenzio al figlio, bisognerebbe insegnargli il diverso. “Sono sicura che è un bambino simpatico, andiamo a conoscerlo”. Basterebbe questo per crepare il muro di diversità e di sospetto, direi paura. “Presentatevi, e chiedete come si chiama mio figlio – continua Alice nel suo blog – vi assicuro che siamo come voi, che sono una mamma che sta imparando la sua strada attraverso mio figlio”.

 

06.11.2014

http://www.leggo.it/MsgrNews/PANORAMA/20141106_c2_c4_10754880_10204763112904909_1452621269_n.jpg.pagespeed.ce.sbhO27Xjeb.jpg

angelaaaaaaaaaaaaaaaa INSERITO DA ANGELA CECERE

VIAREGGIO - Picchiata e insultata perché «non era una donna vera», perché nata in un corpo diverso da quello raccontato per molti anni dai suoi documenti. Vittima di un'aggressione transfobica davanti alla discoteca nella quale aveva conosciuto un ragazzo. Che, una volta venuto a conoscenza della sua condizione passata, l'ha aggredita e chiamata «frocio di merda». La vittima si chiama Laura, ha 55 anni ed è originaria di Viareggio. Nei giorni scorsi, ha pubblicato su Facebook le immagini del suo volto tumefatto, raccogliendo centinaia di messaggi di solidarietà. Una storia, la sua, che non può prescindere dal lungo e difficile percorso verso il cambiamento definitivo di sesso, avvenuto nel 1998 a Londra. Oggi Laura è una donna a tutti gli effetti, anche per lo Stato italiano. L'aggressione è avvenuta la scorsa settimana, a Calcinaia, in provincia di Pisa, in un locale, spiega Laura, «che proprio il martedì è frequentato da transessuali» e dove «non era mai accaduto nulla di simile». Quella sera, Laura conosce un ragazzo. Si piacciono e si baciano. Qualcuno degli amici del giovane, però, viene a sapere del passato di Laura. Non è un mistero, Laura è conosciuta, scrive libri. «Il ragazzo si allontana e raggiunge gli amici, salvo poi tornare da me e chiedermi di uscire dalla discoteca», racconta la donna. Una volta fuori dal locale, i pugni e i calci. Complice, forse, lo stato di alterazione psicofisica provocato, probabilmente, dalle droghe. «In mezzo al parcheggio, arrivati vicino ad una siepe ha cominciato a prendermi a pugni e calci – racconta Laura - infierendo e insultandomi: 'sei un frocio di merda'. Poi mi getta a terra, mi blocca con mani le mie braccia e con il ginocchio la testa, e poi prende la borsa e scappa via». Una reazione, dice oggi la donna, che è inequivocabilmente scaturita dall'aver «baciato una donna che non è nata tale». «Ma è una cosa che non mi saprò mai spiegare – aggiunge - Vado spesso in discoteca, vedo spesso persone nella mia condizione che si baciano con ragazzi. Anche a me succede, ma chi poteva immaginare quella sera di conoscere uno fuori di testa, un pazzo o probabilmente come ripeto, drogato?». Ma non ci sono solo le ferite sul volto, a fare male (al pronto soccorso di Pisa sono state giudicate guaribili in dieci giorni): «Quello che fa più male al cuore è sempre la stessa cosa: il non sentirsi accettata, e peggio ancora, perseguitata. Quanta tristezza ho nel cuore».

LEGGO.IT

 

07.11.2014.

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angelaaaaaaaaaaaaaaaa INSERITO DA ANGELA CECERE

Si tratta di un'agronoma del Comune, di un vigile urbano e di un vigile del fuoco Un'agronoma del Comune, un vigile urbano ed un vigile del fuoco sono stati rinviati a giudizio per la morte di Cristina Alongi, la quarantaquattrenne travolta da un pino in via Aniello Falcone, nel quartiere Vomero, nel giugno del 2013. Il gup Gabriella Pepe, accogliendo la richiesta del pm Danilo De Simone, ha disposto il giudizio per i reati di omicidio colposo e disastro colposo. Il processo comincerà il 13 marzo prossimo davanti al giudice monocratico Nicola Miraglia del Giudice. Soddisfazione è stata espressa dagli avvocati di parte civile, Maurizio Sica ed Eugenio Baffi. Il pino che travolse la Alongi era pericolante e il proprietario di un bar di via Falcone nei giorni precedenti alla caduta aveva avvertito i vigili del fuoco. Questi ultimi avevano informato la polizia municipale, ma ciò nonostante non fu attuato alcun intervento per mettere in sicurezza la strada. Il pm De Simone ha sostituito in udienza il collega Giovanni Corona, ora in forze ad un altro ufficio, che aveva coordinato le indagini sull'incidente.

IL MATTTINO

 

08.11.2014.

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293793 420176538023874 796340274 nDI ELSA COPPA Il plumcake con verdure è una torta rustica molto gustosa e semplice da preparare. Ottima per un pic-nic all’aperto o da portare in ufficio per la pausa pranzo. E’ l’ideale anche per un brunch domenicale o come finger food da servire con l’aperitivo. Si può preparare in anticipo e conservare al fresco per alcuni giorni. Vediamo gli ingredienti necessari per la preparazione di questa gustosa ricetta.

Ingredienti
  • 250 gr. di farina
  • 2 melanzane
  • 2 peperoni
  • 250 gr. di yogurt bianco magro
  • 3 uova
  • 1 cubetto di lievito di birra
  • 100 ml di olio d’oliva
  • 60 gr. di parmigiano grattugiato
  • sale e pepe q.b.
Preparazione
 Fase 1

Preparare il plumcake alle verdure è molto semplice e veloce. Iniziate dalla preparazione delle verdure. Lavate e asciugate i peperoni e le melanzane. Tagliate le verdure a listarelle.

Fase 2

Fate rosolare la cipolla in una padella con l’olio e aggiungete le verdure. Salate e fatele saltare per 10 minuti. Devono cuocersi ed insaporirsi, ma, restare croccanti. Spegnete la fiamma.

Fase 3

Passate alla preparazione dell’impasto. Sbattete le uova con il sale, il parmigiano e un pizzico di pepe, fino ad ottenere una crema liscia e omogenea. Aggiungete lo yogurt e l’olio. Continuate a mescolare per amalgamare bene tutti gli ingredienti.

Fase 4

Aggiungete quindi la farina setacciata e il lievito di birra disciolto in poca acqua tiepida. Lavorate il composto fino ad assorbire tutta la farina. Quando avrete ottenuto un composto liscio e omogeneo il vostro impasto è pronto.

Fase 5

Unite all’impasto le verdure saltate e mescolate dal basso verso l’alto per incorporarle senza smontare il composto.

Fase 6

Imburrate una terrina rettangolare dai bordi alti e versatevi l’impasto. Livellate la superficie con una spatola.

Fase 7

Accendete il forno a 180 gradi e infornate il vostro plumcake. Fate cuocere per 40 minuti senza aprire mai il forno.

Fase 8

Sfornate il vostro plumcake e fatelo raffreddare, quindi sformatelo su un vassoio da portata e tagliatelo a fettine. Il vostro plumcake alle verdure è pronto per essere servito.

 

10.11.2014

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397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA IL VESCOVADO DI RAVELLO Sono venuta a conoscenza degli inconvenienti giudiziari che hanno interessato gli amministratori e i dipendenti del Comune di Maiori.

Mi è molto dispiaciuto tale accadimento, dovuto sicuramente a circostanze negative ed equivoche. Penso che il sindaco di Maiori, dottor Antonio Della Pietra, sia stato sempre un gentiluomo, assumendosi forse responsabilità sicuramente di altri.

La sua persona è caratterizzata da profonda onestà di intenti e da limpidezza di pensieri e comportamenti, senza alcuna possibilità di ipotesi di sporco clientelismo, di cui a dire la verità sono piene le fosse, qualcuna addirittura segue un filone ereditario di circa un secolo.

Ho conosciuto Antonio sin da bambino, e nel '79 l'ho avuto anche come assessore all'urbanistica, insieme con l'assessore Salvatore Della Pace assessore alle finanze del Comune di Maiori, stessa profonda onestà d'intenti, stesso limpido pensiero e comportamenti. In quel periodo erano normali, oggi senza offesa, sono dei pezzi di antiquariato autentico, quasi introvabili, e dovrebbero secondo me comunque essere fortemente stimati, soprattutto per ricordare ai giovani che gli uomini onesti sono esistiti.

Peraltro appare dalla lettura dei giornali che si tratta di una procedura concorsuale, la quale per conoscenza professionale ha sempre tempi lunghi, quindi presumo che sia iniziata prima dell'anno 2010, anno di insediamento dell'attuale amministrazione, avvenuto normalmente alla fine del primo semestre dell'anno.

Per la dottoressa Anna Capone, penso che non ci siano parole che possano giustificare tale situazione nei suoi confronti.

Nel servizio si parla anche di altre persone tra cui il dottor Cacchione, l'unico che conosco, ottimo e preparato professionista che lavorava al Comune già negli anni '98-'99.

Ritengo pertanto che la questione venga da lontano, e penso che il Sindaco e la Giunta siano stati delle persone altamente responsabili, assumendo oneri non di loro appartenenza. D'altronde la giunta nominata direttamente dal Sindaco, riflette gli intenti dello stesso e li rispecchia nella sua figura.

Si tratta di un incidente di percorso che può esistere in questo momento storico confuso e corrotto anche nel comprendere quali sono le verità, ma penso che tutti si risolverà per il meglio, meritatamente.

*Segretario Comunale Generaledi Maria Assunta Carmosino*

 

11.11.2014

 

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397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA FONTE IL VESCOVADO
Le storiche cartiere di Amalfi protagoniste sull'Espresso
Il fotografo Giorgio Perini ha svolto il reportage "Paper View" in cui ha immortalato le cartiere più belle d'Europa

Le cartiere di Amalfi al centro del reportage "Paper View"di Giorgio Perini di cui si dà notizia su L'Espresso di oggi. Il noto fotografo e giornalista ha realizzato un viaggio che attraversa l'Europa, raccontato in 15 scatti fotografici tra impianti storici, musei della carta e laboratori dove ancora esiste e viene praticata la produzione manuale.

Perini si è mosso dal Portogallo alla Finlandia, fino alle italiane Amalfi e Fabriano. Le immagini raccontano la costruzione della carta attraverso tutte le fasi della sua produzione. Ne emerge un aspetto fondamentale del macero cellulosico: il riciclo, oggi valore primario nella cultura di produzione, è sempre stato intrinseco nella carta, sin dalle sue origini.

Le fotografie saranno esposte in una mostra dal 19 al 30 novembre presso Palazzo Bastogi di Firenze: l'evento, curato da Mauro Lovi in collaborazione con Comieco, vedrà immortalati gli antichi processi produttivi che, ancora oggi, rendono una grande testimonianza della saggezza popolare e stimolano riflessioni sullo spreco di risorse e sul rispetto dell'ambiente, altro tema centrale nel dibattito contemporaneo.

(FOTO: L'ESPRESSO)

12.11.2014

http://www.leggo.it/MsgrNews/PANORAMA/20141112_10410339_10203761305365796_8418918999557151318_n.jpg.pagespeed.ce.-1YhJKf0za.jpg

10686722 10205169168052467 5899707854002065582 n INSERITO DA ANGELA CECERE

ROMA - Non ce l’ha fatta Jessica Carbonaro. La 21enne, investita da una Smart lunedì sera in via dell’Idroscalo mentre attraversava la strada insieme all’amica Dalila Catalano, è morta ieri notte alle 2,50. La ragazza, le cui condizioni da subito erano apparse disperate, venne trasferita poco dopo l’incidente dall’ospedale Grassi al San Camillo per essere ricoverata nel reparto di rianimazione. Il trauma cranico, un edema diffuso ed una contusione polmonare non le hanno però dato scampo, nonostante il suo cuore avesse ripreso a battere dopo un lungo massaggio praticatole in ambulanza. L’amica 23enne, falciata insieme a Jessica dall’utilitaria all’incrocio con via delle Ebridi, resta ricoverata al Grassi di Ostia e ne avrà invece per 40 giorni. Il 19enne che era alla guida della Smart, ascoltato sul posto dagli agenti del X Gruppo Mare, venne salvato dal linciaggio da parte dei residenti solo grazie all’intervento di poliziotti e finanzieri. Indagato per omicidio colposo, ha raccontato ai vigili di non aver notato le due ragazze. “Andava velocissimo - racconta Ovidio, testimone dell’incidente - e guidava con le sole luci di posizione accese”.

LEGGO.IT

 

13.11.2014.

© ANSA

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA COSENZA,  Un sorvegliato speciale, Renato Mazzulla, di 39 anni, è stato fermato dai carabinieri di Rende e Cosenza per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il provvedimento è stato emesso dal pm della Dda di Catanzaro, Pierpaolo Bruni. Le indagini hanno avuto inizio a settembre quando i carabinieri hanno scoperto che Mazzulla stava compiendo due estorsioni ai proprietari di un autosalone e di una pizzeria. L'uomo avrebbe chiesto 3.000 euro da pagare in tre rate a Natale, Pasqua e Ferragosto.

ANSA

 

14.11.2014

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397292 104896189669319 1023336315 nA CURA DI MICHELE PAPPACODA Santo(i) del giorno : S. Stefano da Cuneo e compagni, sacerdoti O.F.M. e martiri,  B. Maria Merkert, vergine e cofondatrice (1817-1872)

Santi_Nicola_Tavelic_Stefano_da_Cuneo_DeDal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 17,26-37. 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne al tempo di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell'uomo: 
mangiavano, bevevano, si ammogliavano e si maritavano, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca e venne il diluvio e li fece perire tutti. 
Come avvenne anche al tempo di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; 
ma nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece perire tutti. 
Così sarà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si rivelerà. 
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza, se le sue cose sono in casa, non scenda a prenderle; così chi si troverà nel campo, non torni indietro. 
Ricordatevi della moglie di Lot. 
Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà. 
Vi dico: in quella notte due si troveranno in un letto: l'uno verrà preso e l'altro lasciato; 
due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l'una verrà presa e l'altra lasciata». 

Allora i discepoli gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, là si raduneranno anche gli avvoltoi». 

 

15.11.2014

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10686722 10205169168052467 5899707854002065582 n INSERITO DA ANGELA CECERE

SANTA MARIA CAPUA VETERE - Il Nas sequestra 20 tonnellate di olive da tavola nel casertano. L'operazione, condotta in collaborazione con la Asl di Santa Maria Capua Vetere, è scattata durante un controllo in un'industria di lavorazione delle olive con annesso frantoio, durante il quale è emerso che le olive venivano essiccate con un forno industriale arbitrariamente installato nel locale e che non possedeva i necessari requisiti tecnici e igienici. In particolare i carabinieri hanno sequestrato 14 tonnellate di olive già confezionate ed etichettate pronte per la distribuzione, e altre cinque tonnellate stoccate in 34 bidoni di plastica stoccati all'aperto senza etichetta, indicazione di provenienza e data di scadenza per le quali il proprietario non è stato in grado di fornire prove sulla tracciabilità.

IL MATTINO

15.11.2014.

 

 

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