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primo piano e anteprima

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Lutto tra Salerno e la Costiera Amalfitana: addio a Paolo Gagliano, morto a 44 anni

12 Luglio 2026, 18:39pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Lutto tra Salerno e la Costiera Amalfitana: addio a Paolo Gagliano, il professionista della musica scomparso a soli 44 anni

DI MICHELE PAPPACODA Il professionista della musica era una figura amatissima. Stringeva un legame profondo con la scena musicale del territorio SALERNO - Un dolore che unisce Salerno e la Costiera Amalfitana.
Se n’è andato a soli 44 anni Paolo Gagliano, professionista della musica stimato e amatissimo. La notizia della sua scomparsa ha lasciato sgomenti colleghi, amici e tutti coloro che lo hanno conosciuto e lavorato con lui.Una vita per la musicaPaolo era una di quelle figure che stanno "dietro le quinte" ma senza le quali la musica non esisterebbe.
Tecnico, organizzatore, anima di eventi e concerti: con la sua competenza e la sua passione aveva costruito negli anni un legame fortissimo con il mondo della musica tra Salerno, la Costiera e non solo.Chi lo conosceva lo ricorda per la professionalità, la disponibilità e per il sorriso che non mancava mai, nemmeno nelle notti più lunghe di lavoro.Il cordoglioLa notizia ha subito fatto il giro dei social e dei gruppi musicali della provincia. Messaggi di cordoglio sono arrivati da musicisti, locali, associazioni culturali e amici di una vita."Ci hai lasciato troppo presto" scrivono in tanti. "Il palco oggi è più vuoto".Paolo Gagliano lascia un vuoto grande in una comunità che vive di musica, arte e spettacolo. Un vuoto che si sente forte sia a Salerno che nei paesi della Costiera dove aveva messo radici professionali e affettive.Alla famiglia, agli amici e a tutti coloro che gli volevano bene vanno le più sentite condoglianze.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA L'Aquila, piazza Duomo cambia volto: 2000 ritratti a terra per "Inside Out" di JR

11 Luglio 2026, 19:36pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Inside Out' all'Aquila, allestimento con duemila volti per l'opera di JR - L 'Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026 - Ansa.it

DI MORENA MOTTA L'installazione dell'artista francese per L'Aquila Capitale della Cultura 2026. Stasera multiproiezioni e luci sulle facciateL'AQUILA - "Va' a vede' se stengo 'n piazza".
A L'Aquila è il modo tipico, tra il malizioso e l'affettuoso, per mandare qualcuno a quel paese. E in questi giorni è diventato il tormentone della città. Perché in piazza Duomo c'è davvero da andare a vedere: ci sei anche tu.Grazie a 'Inside Out - The People's Art Project by JR', inserita nel programma de L'Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, il cuore della città ha cambiato faccia. Anzi, ne ha messe insieme oltre duemila.L'opera collettivaSul selciato sono stati incollati i ritratti in bianco e nero di cittadini dell'Aquila e dei territori del cratere del terremoto del 2009. Un grande mosaico umano, un'opera collettiva dedicata alla storia e all'identità del territorio. Le foto sono a terra. La gente ci cammina sopra, si ferma, cerca il proprio volto, si riconosce, si fotografa accanto ai vicini, ai familiari, agli amici. Un modo nuovo di vivere la piazza."L'idea è affidare alle persone un ritratto con cui condividere una storia e un messaggio comune" spiegano gli organizzatori.Il progetto di JR e le serate specialiInside Out è il progetto globale lanciato nel 2011 dall'artista francese JR, che da anni trasforma le strade in una grande galleria a cielo aperto. Da allora sono state realizzate oltre 3000 azioni collettive in 154 Paesi, con più di 590 mila volti."Piazza Duomo ha cambiato faccia. Anzi, ha messo insieme migliaia di facce" ha spiegato Camilla Invernizzi di ArtsFor, la realtà che ha portato in Italia le installazioni di JR.Il progetto aquilano nasce da 39 sessioni fotografiche realizzate in 14 comuni dell'Aquilano: L'Aquila, Barisciano, Calascio, Campotosto, Castel del Monte, Fontecchio, Fossa, Ocre, Pizzoli, Poggio Picenze, Santo Stefano di Sessanio, Scoppito, Tornimparte e Villa Sant'Angelo.Stasera lo spettacolo di luciL'esperienza in piazza Duomo non si ferma alle foto. 
Questa sera, dalle 22 alle 24, le facciate degli edifici che si affacciano sulla piazza ospiteranno multiproiezioni, luci e immagini di backstage, con l'accompagnamento di una colonna sonora originale.Per qualche ora i volti a terra saliranno sui muri, in un dialogo tra la comunità ritratta e la città che li accoglie.Un invito a tutti: prima di mandare qualcuno "in piazza", andateci davvero. Perché questa volta in piazza Duomo ci sta la storia di un intero territorio.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Vannacci a Genova: "Ci hanno inseguito da via Cesarea a piazza Leopardi. Vergogna"

11 Luglio 2026, 19:28pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Vannacci a Genova, resta alta la tensione per presidio Antifascisti - RIPRODUZIONE RISERVATA

DI MORENA MOTTA Un migliaio di persone al comizio di Futuro Nazionale. Contromanifestazioni di Anpi, Cgil e collettiviGENOVA - "Mi vergogno di vivere in un Paese dove per fare un comizio dobbiamo svuotare le caserme di mezza Regione". È durissimo l’attacco di Roberto Vannacci, europarlamentare e presidente di Futuro Nazionale, al termine del suo comizio a Genova in piazza Leopardi. Lo spostamento e le accuseSecondo Vannacci la scelta di cambiare sede non è stata casuale.
"Non ci raccontino che è colpa di Vannacci, è colpa delle minacce arrivate dalla sinistra. Ci siamo messi d’accordo con le forze dell’ordine per spostare il comizio da via Cesarea a piazza Leopardi e ci hanno inseguito anche qui".L’europarlamentare ha puntato il dito contro le contromanifestazioni organizzate da Anpi, Cgil Genova e dal collettivo 'Genova Antifascista', accusandole di aver creato un clima di tensione che ha richiesto un maxi dispositivo di sicurezza.La piazzaCirca un migliaio di persone hanno partecipato al comizio del leader di Futuro Nazionale. In piazza Leopardi sventolavano tricolori e bandiere di partito. Lo slogan più scandito dalla piazza è stato quello della "remigrazione", uno dei temi centrali della proposta politica di Vannacci.Il servizio d’ordine era massiccio, con forze dell’ordine schierate per tenere separate le due manifestazioni.Le contromanifestazioniDa parte loro Anpi, Cgil e i collettivi avevano indetto presidi e cortei per contestare la presenza di Vannacci in città, accusandolo di posizioni "antidemocratiche e xenofobe". Non si registrano scontri, ma solo momenti di tensione e cori contrapposti.Vannacci ha chiuso il suo intervento rivendicando il diritto di parlare in ogni piazza: "Se oggi per parlare dobbiamo essere scortati così, vuol dire che la libertà di espressione è in pericolo".

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Quotidiano Iran, Meloni nella lista nera dei responsabili della morte di Khamenei La premier in foto in tenuta arancione da detenuta insieme a Trump e Netanyahu

11 Luglio 2026, 19:11pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

j - RIPRODUZIONE RISERVATA

DI MICHELE PAPPACODA Hamshari diffonde le foto dei presunti responsabili della morte di Khamenei. Mojtaba Khamenei promette "vendetta"Teheran - Nuova escalation nella propaganda iraniana. Il quotidiano iraniano Hamshari, di proprietà del Comune di Teheran, ha pubblicato una sorta di “lista nera” con le foto dei presunti responsabili della morte dell’ayatollah Ali Khamenei.Al centro della pagina, con toni di condanna e minaccia, compaiono i volti dei leader occidentali e israeliani indicati come mandanti dell’omicidio.I volti nella listaTra i nomi più in evidenza:Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, con un bersaglio in fronteBenjamin Netanyahu, primo ministro israeliano, anch’egli con il mirinoGiorgia Meloni, premier italiana, ritratta in una uniforme arancione da carcerataKeir Starmer, primo ministro britannicoEmmanuel Macron, presidente francese  Friedrich Merz, cancelliere tedescoNella lista figurano anche diversi esponenti dell’amministrazione Usa e del governo israeliano: il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth, il comandante del Centcom Michael Cooper, l’ambasciatore Usa in Israele Mike Huckabee.  
Dal fronte israeliano: il ministro della Difesa Israel Katz, il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar e il capo di Stato maggiore delle IDF Eyal Zamir.Il messaggio di Mojtaba KhameneiLa pubblicazione arriva nello stesso giorno in cui è stato diffuso un messaggio scritto dal figlio dell’ayatollah, Mojtaba Khamenei, in cui si parla apertamente di “vendetta” contro gli assassini del padre.Il testo, rilanciato dai media di regime, promette una risposta “che non dimenticherà nessuno dei responsabili”.ReazioniLa "lista nera" pubblicata da Hamshari è stata subito ripresa dai media internazionali e ha sollevato preoccupazione nei paesi citati. Nessuna reazione ufficiale per ora da Roma, Washington, Gerusalemme e dalle altre capitali coinvolte.Analisti e osservatori leggono nel gesto un nuovo tentativo di Teheran di alzare il livello dello scontro mediatico e politico, in un momento di massima tensione dopo la morte della Guida Suprema.La pubblicazione conferma la volontà iraniana di indicare pubblicamente dei "nemici" da colpire, trasformando una vicenda interna in una campagna contro i principali alleati occidentali di Israele.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Esplosione in una fabbrica, un morto e un ferito: «Il boato sentito a chilometri di distanza»

9 Luglio 2026, 09:07am

Pubblicato da Miki Pappacoda

DI MICHELE PAPPACODA Un doppio scoppio ha svegliato un intero quartiere. Un dipendente ha perso la vita, un altro operaio è rimasto gravemente ferito. È successo nel pomeriggio in una fabbrica di fuochi d’artificio a Pianura, periferia di Napoli, in via Vicinale Grottole. iconameteo.itIl boato e le fiammeVerso le prime ore del pomeriggio un potente boato ha scosso la zona, facendo tremare i palazzi e generando una colonna di fumo visibile a chilometri di distanza. Numerosi video amatoriali girati dai residenti hanno documentato il momento dell’esplosione e il panico in strada. iconameteo.itL’incendio si è propagato rapidamente alla struttura e, secondo le prime ricostruzioni, anche alla vegetazione circostante. roboreporter.itIl bilancio: 1 morto e 1 feritoSul posto sono arrivati subito i vigili del fuoco, i carabinieri e le ambulanze del 118.
Il bilancio provvisorio parla di un dipendente morto e almeno due vigili del fuoco feriti durante le operazioni di spegnimento. Anche due carabinieri hanno riportato ferite lievi. iconameteo.itLe condizioni dei pompieri non erano note nelle prime ore, mentre i militari sarebbero fuori pericolo. Inizialmente era circolata la notizia di un secondo operaio coinvolto, poi smentita: al momento non risultano altri operai coinvolti direttamente nell’esplosione. iconameteo.itroboreporter.itSoccorso e indaginiLe squadre dei vigili del fuoco hanno lavorato per ore per spegnere le fiamme e mettere in sicurezza l’area. I residenti sono scesi in strada spaventati dal rumore e dalla nube di fumo. roboreporter.itL’area è stata transennata. Ora toccherà a carabinieri e tecnici dello Spesal accertare le cause: tra le ipotesi al vaglio una possibile fiammata improvvisa da un macchinario o un problema nello stoccaggio del materiale pirotecnico.La paura nei quartieri a rischioL’episodio riaccende l’attenzione sui rischi legati alle fabbriche di fuochi d’artificio in Campania. Casi simili si sono verificati in passato: ad Arnesano, Lecce, nel 2018 un’esplosione in una pirotecnica causò la morte del 19enne Gabriele Cosma e il ricovero grave di un operaio, con il boato avvertito fino a 7 km di distanza. iconameteo.itit.wikinews.orgA Pianura la comunità resta sotto shock, tra paura e solidarietà per le vittime. iconameteo.itLa Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e disastro. L’azienda è stata posta sotto sequestro in attesa degli accertamenti.Aggiornamenti in corso

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA «Mi chiamo Graziella Mansi, sono nata il 9 luglio '92 e a 8 anni cinque giovani mi hanno bruciato e ucciso» 25 anni fa il delitto di Andria che ha segnato l’Italia. La voce della bambina torna ogni anno per non dimenticare

9 Luglio 2026, 08:45am

Pubblicato da Miki Pappacoda

DI MICHELE PAPPACODA La sera del 19 agosto 2000, ai piedi di Castel del MonteGraziella Mansi era nata il 9 luglio 1992. Figlia di Vincenzo e Giovina, viveva ad Andria con la sua famiglia. Aveva 8 anni, capelli neri e occhi grandi. it.wikipedia.orgQuella sera d’estate stava giocando vicino al banco di noccioline del nonno Vittorio, a pochi passi da Castel del Monte. Disse che andava alla fontanella a riempire una bottiglia. Dopo 20 minuti non era tornata.
A notte fonda i familiari la trovarono: i resti carbonizzati di Graziella su un letto di sterpaglie bruciate nella pineta ai piedi di Castel del Monte. it.wikipedia.orgL’autopsia parlò di violenza e di un corpo dato alle fiamme dopo la morte. it.wikipedia.orgIl branco e le condanneA sequestrarla, secondo le indagini, fu Pasquale Tortora, 20 anni, con il pretesto di farle vedere una cucciolata. Poi la piccola fu presa in consegna da altri quattro ragazzi: Michele Zagaria, Giuseppe Di Bari, Domenico Margiotta e Vincenzo Coratella. ledicola.itit.wikipedia.orgNel 2004 la Corte condannò in via definitiva: 4 ergastoli per Di Bari, Coratella, Margiotta e Zagaria. Tortora, che confessò e fece i nomi dei complici, ebbe 30 anni con rito abbreviato. Coratella si tolse la vita in carcere il 14 dicembre 2008. Tortora è tornato libero nel febbraio 2024 dopo 24 anni, con lo sconto per buona condotta. ledicola.itLa lettera che la Sindaca legge ogni annoOgni 19 agosto Andria ricorda Graziella. Nel 2025 la sindaca Giovanna Bruno ha pubblicato sui social il testo scritto come se fosse la voce della bambina: ledicola.it«Mi chiamo Graziella Mansi. Sono nata il 9 luglio 1992. Sono morta il 19 agosto 2000. Mi hanno ucciso, torturato__.
Giocavo ai piedi di Castel del Monte... In cinque, giovani, mi hanno avvicinato con l’inganno. Si sono presi gioco della mia innocenza e della mia semplicità__.
Ero solo una bambina__.
A quel caldo di agosto, gli assassini hanno aggiunto il fuoco di sterpaglie, con cui mi hanno coperta e tra cui sono morta__.
Mi hanno sepolto in un campo, al Cimitero, sotto terra; e poi lasciato lì... per 22 anni__». comune.andria.bt.itDal 2022 le spoglie di Graziella riposano all’ingresso del Campo Santo di Andria, davanti a una farfalla di pietra. «Questa sepoltura è stato il più bel regalo per la mia famiglia» si legge nel messaggio. comune.andria.bt.itPerché ricordarla oggiGraziella aveva solo 8 anni. «Avrei voluto spiccare il volo nella vita... Ma mi è stato impedito. La cattiveria umana e l’incoscienza spesso prendono il sopravvento». comune.andria.bt.it«Mi hanno ucciso il 19 agosto 2000. Hanno ucciso il mio corpo, brutalmente. Ma non il mio spirito. Ci sono. Sono Graziella Mansi». comune.andria.bt.itLa sua storia è diventata monito contro la violenza sui minori e contro l’indifferenza. A 25 anni di distanza, Andria continua a ripeterne il nome perché «la mia storia risuoni ancora, come monito». 

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA «Adinolfi spregiudicato e pericoloso»: vittime fragili, intimidazioni, i 4,7 milioni e il piano B

9 Luglio 2026, 07:16am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Arrestato Adinolfi per truffa, 'è socialmente pericoloso' - Notizie -  Ansa.it

DI MICHELE PAPPACODA Non esiste un unico "Adinolfi" nelle cronache degli ultimi mesi, e questo crea confusione. Il titolo che circola rimanda a più vicende distinte: dal giornalista Mario Adinolfi, all’avvocato Luigi Adinolfi, fino al caso mai risolto del giudice Paolo Adinolfi.
Ecco cosa emerge dalle fonti disponibili.1. Mario Adinolfi: lo scontro con Mediaset e l’accusa di "metodi intimidatori"Negli ultimi mesi è tornato al centro del dibattito Mario Adinolfi, giornalista e fondatore de La Croce.
Mediaset e R.T.I. hanno avviato un’azione legale contro di lui per diffamazione, chiedendo la rimozione di 19 contenuti e il risarcimento danni. Al centro della contestazione le dichiarazioni di Adinolfi su casi come Giambruno e Corona e le accuse di "metodi ricattatori" rivolte al gruppo. youtube.comAdinolfi ha risposto parlando di "censura" e "metodo intimidatorio" dei Berlusconi. Lo scontro ha riacceso il dibattito su libertà di stampa e potere dei grandi gruppi televisivi. youtube.com2. Luigi Adinolfi: la denuncia archiviata a CasertaA Caserta l’avvocato Luigi Adinolfi è stato coinvolto in una denuncia per truffa presentata dall’ing. Franco Biondi, dirigente del Comune sospeso dopo lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche.
Biondi sosteneva che Adinolfi e altri avessero "ingannato" il Tribunale omettendo una sentenza.
Il GIP ha però disposto l’archiviazione completa, definendo la denuncia "pretestuosa". casertace.net3. Paolo Adinolfi: il giudice scomparso nel 1994Resta aperto il cold case del giudice Paolo Adinolfi, scomparso il 2 luglio 1994. Uscì di casa per commissioni e non fece più ritorno.
Anni dopo le rivelazioni di un pentito hanno riportato l’attenzione sulla sezione Fallimentare in cui lavorava, descritta come un ambiente "ostile e durissimo" legato anche a interessi criminali.
Dietro la scomparsa, secondo ricostruzioni giornalistiche, ci sarebbe "una rete di servitori infedeli dello Stato, spie, faccendieri, depistatori e gruppi criminali". youtube.comI 4,7 milioni e le "vittime fragili": cosa c’èAl momento non risultano documenti ufficiali che colleghino un "Adinolfi" a 4,7 milioni di euro, a un "piano B" o a intimidazioni verso vittime fragili.
Gli unici dati recenti su ristori alle vittime riguardano il Comitato di Solidarietà per le vittime di mafia e reati violenti, presieduto dal commissario Castaldo: 3,5 milioni a maggio 2026 e oltre 2 milioni a giugno 2026. Le somme vanno a vittime di mafia, omicidio, femminicidio e violenza sessuale. interno.gov.itinterno.gov.itSul tema intimidazioni, un focus di Avviso Pubblico segnala come gli amministratori minacciati subiscano un "logorio lento e inesorabile" e chiedano sostegno economico e psicologico sul modello antiracket. lavialibera.itIl contesto: metodo mafioso e intimidazioniLa giurisprudenza ricorda che il "metodo mafioso" si configura anche senza appartenenza a un’associazione, quando si usa la forza intimidatrice per coartare le vittime. Proprio su questo si basa l’operazione ‘Contractus’ della DDA di Firenze: 11 arresti per estorsioni con metodo mafioso in subappalti, anche legati a fondi PNRR. giurisprudenzapenale.comitaliasette.itIn sintesi
L’espressione "spregiudicato e pericoloso" associata ad Adinolfi appare al momento legata soprattutto al dibattito mediatico su Mario Adinolfi e alle accuse incrociate con Mediaset. Non ci sono atti ufficiali pubblici che certifichino i 4,7 milioni o un "piano B" a suo carico.
Il caso del giudice Paolo Adinolfi resta invece uno dei misteri più dolorosi della magistratura italiana.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Sorelline scomparse, la lettera alla mamma: «Mi manchi, ti vorrei con me per sempre». Perché erano in casa-famiglia

14 Giugno 2026, 13:16pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Sorelline scomparse, la lettera alla mamma: «Mi manchi, ti vorrei con me  per sempre». Perché erano in casa-famiglia

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Da ormai una settimana Alisya e Sarah Di Giacinto, le due sorelline di 12 e 16 anni, originarie di Minturno, sono svanite nel nulla. Le due ragazzine si sono allontanate dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, in provincia dell'Aquila, dove risiedevano all'interno di una struttura protetta. Mentre i carabinieri e la Procura di Sulmona portano avanti le ricerche a tutto campo tra l'Abruzzo e il Lazio, scandagliando anche il lago di Barrea, l'attenzione degli inquirenti si sta concentrando sui diari e sui documenti personali delle giovani, che svelano un profondo malessere e il forte desiderio di ricongiungersi con la madre.

Sarah e Alisya Di Giacinto scomparse, il padre: «Tolta la patria potestà alla mamma pochi giorni prima. Le ha prese qualcuno che conoscono». Ricerche al Lago di Barrea

Nei testi scritti di proprio pugno e mostrati dal Tg1 si legge: "Mamma mi manchi, ho sempre desiderato una mamma come te" e ancora "Ti vorrei accanto a me per sempre". Frasi intense, ma non sarebbero ritenute totalmente genuine dal tribunale di Cassino, che parla di "atteggiamenti manipolativi e condizionanti" della madre.

La revoca della responsabilità genitoriale

Il doloroso retroscena dietro le lettere consegnate agli assistenti sociali risiede in una lunga e turbolenta separazione tra i genitori delle due minorenni, Valentina D'Acunto e Stefano Di Giacinto. Una conflittualità talmente esasperata che, in un primo momento, aveva spinto i magistrati a sospendere la responsabilità genitoriale a entrambi, affidando la tutela formale delle sorelle al sindaco di Minturno e disponendo il loro inserimento nella comunità abruzzese. La situazione è arrivata a una svolta lo scorso 28 maggio, pochissimi giorni prima della scomparsa delle ragazze. Il Tribunale di Cassino ha infatti emesso una sentenza definitiva con cui ha revocato la responsabilità genitoriale alla madre, restituendola invece interamente al padre. Secondo i consulenti e le perizie psicologiche richiamate nella sentenza, quelle lettere così affettuose verso la madre non erano altro che il frutto di "atteggiamenti manipolativi e condizionanti" messi in atto dalla donna per allontanare le figlie dall'ex marito.

 

Le versioni contrapposte

Le indagini dei carabinieri, che al momento procedono formamente con l'apertura di un fascicolo per sottrazione di minori, tentano di fare luce anche sui reali rapporti all'interno del nucleo familiare. Enrico Mastantuono, avvocato della madre, spiega che la sua assistita visitava regolarmente la struttura protetta e che l'ultimo incontro risaliva al 17 maggio, sostenendo inoltre che «le ragazze non avrebbero mai voluto vedere il padre». Una ricostruzione che si scontra con quella dei servizi sociali e con le dichiarazioni di Alessia Natali, presidente dell'associazione Penelope Abruzzo e Molise, la quale precisa: «Eppure a me risulta che l'ultima volta le ragazze si siano sentite con il padre il 22 maggio, su richiesta di Alisya».

Resta forte il sospetto che proprio la notizia della sentenza del Tribunale di Cassino, che imponeva alle due sorelle di rimanere ancora qualche mese in comunità prima di essere affidate definitivamente al padre, possa aver fatto scattare la decisione di fuggire. Al momento, la Procura non esclude nessuna pista: dalla fuga volontaria pianificata fino all'ipotesi di un vero e proprio rapimento. LEGGO,IT

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Garlasco, Alberto Stasi fuori dal carcere. Le prime ore di libertà, l'insalata di riso con la madre e un desiderio: «Voglio fare un giro in moto»

14 Giugno 2026, 13:08pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA La nuova vita di Alberto Stasi ricomincia da un desiderio semplice, quasi ribelle se confrontato con gli ultimi undici anni trascorsi dietro le sbarre: un giro in moto. L'immagine del "biondino dagli occhi di ghiaccio", condannato a 16 anni con rito abbreviato per l'omicidio di Chiara Poggi, lascia spazio a quella di un uomo di 42 anni che inizia ufficialmente il suo percorso di reinserimento sociale grazie all'affidamento in prova.

Alberto Stasi, i regali ai compagni di cella prima di uscire dal carcere: dal ventilatore al mini-frigo e l'ultimo saluto

Mentre la Procura di Pavia continua a indagare su una pista alternativa, Stasi ha varcato l'uscita del penitenziario di Bollate, inaugurando un capitolo del tutto inedito della sua esistenza, diviso tra la possibilità di tornare a fare gesti semplici e quotidiani e i rigidi paletti imposti dai magistrati.

L'addio a Bollate 

Il passaggio definitivo alla semilibertà si è consumato la mattina di sabato, dopo che il responso positivo dei giudici è arrivato via Pec. Stasi, che si trovava già fuori per un permesso del fine settimana, è rientrato brevemente nel carcere di Bollate da un ingresso secondario per sbrigare le ultime formalità e raccogliere i propri effetti personali. Nel farlo, ha seguito il classico rituale di chi saluta la cella: ha lasciato al suo storico compagno di branda i pochi elettrodomestici acquistati negli anni, tra cui un frigorifero portatile e un ventilatore. Ad attenderlo per i saluti c'erano più di trecento persone tra detenuti, agenti di polizia penitenziaria ed educatori, a testimonianza di un percorso carcerario privo di tensioni.

Il pranzo con la madre

Subito dopo è scattata la corsa verso l'appartamento preso in affitto nell'hinterland milanese per riabbracciare la madre, Elisabetta Ligabò, che in tutti questi anni ha difeso strenuamente la tesi dell'innocenza del figlio. Nessun festeggiamento sfarzoso o brindisi eccezionale: il primo pranzo da uomo libero è stato all'insegna della normalità, con un piatto di insalata di riso preparato dalla madre e la presenza dell'avvocata Giada Bocellari, considerata ormai un punto di riferimento fondamentale per la famiglia.

 

Le condizioni della libertà

Non si tratta di una libertà assoluta, bensì di un regime di affidamento in prova che prevede il rispetto di prescrizioni molto severe stabilite dal tribunale di sorveglianza. Tra i vincoli principali spicca il coprifuoco notturno, che impone a Stasi il tassativo divieto di uscire di casa durante le ore notturne, obbligandolo a permanere all'interno del proprio domicilio. Inoltre, il quarantaduenne ha l'obbligo di dimorare all'interno del territorio della regione Lombardia e non potrà in alcun modo effettuare viaggi all'estero. Gli sarà concesso di fare qualche giorno di vacanza, ma esclusivamente entro i confini nazionali, previa autorizzazione del giudice di sorveglianza. Per quanto riguarda il capitolo legato a Garlasco, Stasi ha già chiarito che non tornerà a viverci, potrà comunque recarsi in autonomia a casa della madre e, qualora le nuove indagini portassero a una clamorosa revisione del processo, l'intenzione espressa dalla famiglia è quella di andare insieme al cimitero a pregare sulla tomba di Chiara Poggi.

Il giro in moto

Tra le novità più significative per il quarantaduenne c'è la possibilità di tornare a guidare, una delle sue più grandi passioni. Durante le prime ore fuori dal carcere ha preferito lasciare il volante alla sua legale, a causa dei troppi anni trascorsi senza toccare i comandi di un veicolo, ma l'obiettivo è riprendere presto la sella o il posto di guida. Sullo sfondo resta l'evoluzione del panorama giudiziario. Sebbene la condanna a 16 anni rimanga a tutti gli effetti esecutiva, la riapertura dell'inchiesta pavese incentrata su un altro sospettato ha modificato la percezione pubblica attorno alla figura di Alberto Stasi, descritto oggi da chi lo incontra come un uomo educato e mai sopra le righe, impegnato in una silenziosa e composta battaglia legale.LEGGO.IT

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Chiara Guerra uccisa dal nipote 17enne e gettata nel fiume: chi era la prof «Ho usato il coltello» La lite per l'eredità

14 Giugno 2026, 13:01pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Un ragazzo di 17 anni ha confessato nella notte l'omicidio della zia, Chiara Guerra, 53 anni, avvenuto a San Stino di Livenza (Venezia). Messo alle strette durante l'interrogatorio dal magistrato della Procura di Pordenone e dai Carabinieri di Portogruaro, il giovane ha ammesso le proprie responsabilità. Il fascicolo è stato successivamente trasmesso alla Procura dei minori di Trieste.

Il movente e le indagini

Il ragazzo, cittadino italiano che compirà 18 anni tra due mesi, avrebbe agito al culmine di gravi dissidi familiari legati a una disputa per una presunta eredità che vedeva contrapposti la vittima e suo fratello, padre del giovane. I Carabinieri del Comando provinciale di Venezia stanno sentendo gli altri membri della famiglia per verificare questa versione. Per tutta la notte i militari hanno ispezionato l'abitazione della donna, che è stata posta sotto sequestro per i rilievi scientifici.

Il giallo del cadavere scomparso

Il diciassettenne ha confessato di aver ucciso la zia utilizzando un coltello e di averne poi occultato il corpo gettandolo nel canale Malgher, il corso d'acqua che scorre vicino alla casa. Il cadavere non è ancora stato trovato: le ricerche, interrotte durante la notte, sono riprese all'alba con l'ausilio dei vigili del fuoco e dei sommozzatori del reparto specializzato di Venezia. Sul posto opera anche il medico legale Antonello Cirnelli.

 

Chi era la vittima

Chiara Guerra non era sposata e conduceva una vita riservata nel paese, dove era una figura storica e stimata. Da anni lavorava come insegnante di italiano alle scuole medie locali, avendo educato intere generazioni di residenti. La notizia del delitto ha suscitato profondo cordoglio tra i colleghi dell'istituto e le famiglie degli alunni, che la ricordano come una docente di grande sensibilità e dedizione. LEGGO.IT

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