Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Ricostruzione completa dell'atrio cardiaco con tessuto prelevato da unbovinodopo un tumore polmonare per un uomo di 62 anni: è il complesso intervento chirurgico, eseguito con successo lo scorso 16 gennaio all'ospedale Sant' Andrea di Roma, presentato questa mattina in conferenza stampa dal direttore dell'Uoc di Chirurgia Toracica dell'azienda universitaria-ospedaliera Erino Angelo Rendina.
L'atrio sinistro del cuore del paziente è stato resecato e successivamente ricostruito con pericardio bovino, con completa rimozione del tumore polmonare e ripristino della funzionalità cardiaca: «un primato italiano, se non mondiale» è stato sottolineato questa mattina. Il paziente era affetto da un tumore del polmone destro che aveva aggredito e invaso anche una porzione del cuore, condizione che sembrava rendere impossibile l'asportazione completa del tumore. Dopo un'accurata e meticolosa pianificazione l'intervento chirurgico è iniziato alle 15:15 del 16 gennaio. L'équipe cardiochirurgica ha istituito la circolazione extracorporea e, quindi, arrestato il cuore. Il tumore è stato poi rimosso asportando il polmone destro e la parte di cuore invasa dalla neoplasia, ossia la quasi totalità della camera atriale di sinistra.
È successivamente iniziata la delicata fase di ricostruzione del cuore che ha previsto la sostituzione dell'atrio con una protesi biologica perfettamente compatibile, integratasi con il tessuto del cuore nativo. L'intervento si è concluso alle 19:15. Il paziente ha trascorso le prime 4 giornate post-operatorie in terapia intensiva cardio-toracico-vascolare ed è stato quindi trasferito presso il reparto di chirurgia toracica. A seguito di un decorso post-operatorio completamente regolare, il paziente è stato dimesso lo scorso 1 febbraio, e ha espresso il desiderio di partecipare alla conferenza stampa per esprimere pubblicamente la propria riconoscenza all'équipe operatoria: «Sono stato messo di fronte a una scelta - ha detto l'uomo, Augusto Stefanacci - e ho scelto di mettere la mia vita in mano una persona e a un'equipe che mi ha dato veramente tanto. A partire dai primi incontri mi sono sentito in mani sicure, quindi non solo c'è stata la professionalità ma soprattutto l'umanità del personale».
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INSERITO DA MORENA MOTTA L’epilessia è una malattia neurologica dovuta sia ad una predisposizione genetica, sia a lesioni cerebrali. Interessa mediamente l’1% della popolazione e si manifesta con crisi di vario tipo nei primi anni di vita (entro i 12 anni nel 70% dei casi) con conseguenze negative sullo sviluppo psicomotorio e ricadute sul piano sociale. Un terzo dei pazienti resiste al trattamento con i farmaci e di questi il 10-15% presenta una lesione cerebrale operabile. La chirurgia dell’epilessia è indicata, infatti, solo quando l’area epilettogena (zona del cervello responsabile delle crisi) è circoscritta e la sua asportazione non causa deficit neurologici.
EPILESSIA NEI BAMBINI - Sono i bambini i più colpiti dall’epilessia. Nei due terzi dei casi la malattia si manifesta prima della pubertà. Il 30% di tutte le epilessie è resistente ai farmaci: di queste solo il 10-15% può essere trattata con la chirurgia. In questo caso, prima si interviene più alta è la possibilità di guarigione.
BAMBINI EPILETTICI A SCUOLA - Circa il 30% delle crisi epilettiche si manifesta in classe; inoltre, il 40% delle chiamate ai numeri di emergenza 112 e 118 che partono dalle scuole è proprio per casi di crisi epilettica. I dati confermano l’appropriatezza di iniziative - come quella del Bambino Gesù – ideate per insegnare a gestire le crisi in sicurezza riducendo gli accessi impropri al pronto soccorso. Il 90% delle crisi dura meno di 2 minuti, in alcuni casi possono durare di più e rendere necessaria una assistenza d'urgenza anche con il ricovero in terapia intensiva. In tutte queste situazioni la somministrazione corretta e tempestiva dei farmaci specifici interrompe la crisi, può evitare il ricovero e soprattutto gravi conseguenze per il paziente. L’APPUNTAMENTO PER I DOCENTI - Per dare una risposta formativa agli insegnanti, il progetto “La scuola non ha paura delle crisi” dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Romaprevede un appuntamento formativo annuale presso l’Auditorium di Roma San Paolo (in concomitanza con Giornata Mondiale dell’epilessia e nell’ambito delle iniziative coordinate in Italia dalla Lega Italiana contro l’Epilessia) e una serie di lezioni interattive negli istituti scolastici che aderiscono all’iniziativa. Sono stati già educati più di 1000 operatori in varie scuole di Roma e del Lazio.
Grazie al lavoro svolto dall’avvio del progetto, sono state 17 le crisi epilettiche gestite in classe ricorrendo alle corrette manovre di assistenza. L’incontro tra medici e insegnanti dell’edizione 2019 si terrà lunedì 11 febbraio nell’Auditorium del Bambino Gesù sede San Paolo (viale Baldelli, 38 – Roma).
I due appuntamenti in programma - alle 10:30 e alle 15:00 - verranno seguiti da circa 250 persone, tra operatori scolastici e adolescenti. Personale specializzato dell’Ospedale Pediatrico insegnerà ai partecipanti a gestire gli attacchi epilettici in classe con l’ausilio di video tutorial, esempi pratici, strumenti tecnici e teoria, con particolare attenzione alla corretta e tempestiva modalità di somministrazione dei farmaci durante una crisi.
COME INTERVENIRE IN CLASSE - Dal monitoraggio delle scuole formate nelle tre precedenti edizioni è emerso che il 46% degli insegnanti ha uno studente con epilessia in classe; oltre 1/3 degli istituti (37%) ha avuto a che fare con almeno un episodio di crisi epilettica; dopo la formazione è raddoppiato il senso di sicurezza e quindi la disponibilità a somministrare i farmaci d’urgenza ai bambini/ragazzi in preda alle convulsioni e il 100% delle crisi (17 in totale) è stato gestito in classe dal personale formato che ha messo in atto le corrette manovre di assistenza, evitando, così, ospedalizzazioni inappropriate. Per la gravità della situazione, il ricovero si è reso necessario solo in 2 casi.
Qui sotto, il video nel quale i medici dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù mostrano come comportarsi in caso di crisi epilettiche:
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Condannata al pagamento di 600 euro per avere oltraggiato un ispettore della polizia municipale che aveva avuto il "torto" di multare la sua auto posteggiata nello stallo di sosta riservata ai disabili. Il fatto è accaduto in via Torrearsa. Protagonista della vicenda una ragazza di 28 anni che aveva parcheggiato la sua macchina in un posto di sosta riservato ai veicoli al servizio di persone con disabilità. "Mentre l’ispettore, nell'esercizio delle sue funzioni, stava procedendo alla compilazione del verbale - spiegano dal comando della polizia municipale di via Dogali - la proprietaria dell’auto inveiva verbalmente contro di lui rivolgendogli parole ingiuriose. Il procedimento penale a suo carico, ha visto la ragazza rammaricata per l’accaduto e sì è concluso con la condanna al risarcimento di 600 euro nei confronti del Comune e del vigile: quest'ultimo ha devoluto la somma di sua competenza in beneficenza alla propria parrocchia".
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INSERITO DA MORENA MOTTA Le cure palliative sono un diritto di tutti i cittadini italiani che si trovino in determinate condizioni di salute. Si tratta di una serie di interventi terapeutici, diagnostici ed assistenziali volti a migliorare la qualità della vita di coloro che sono colpiti da una malattia caratterizzata da prognosi infausta e non più rispondente ai trattamenti specifici.
A stabilire questo diritto, e le modalità in cui vengono erogati i trattamento, è una legge che non ha ancora dieci anni: la Legge n.38 del 15 marzo 2010
COSA SONO LE CURE PALLIATIVE - Le cure palliative non hanno purtroppo a che fare con la cura della patologia, in termini di possibile guarigione: esse infatti non possono incidere sul suo decorso di miglioramento; allo stesso tempo, non accelerano la morte della persona ammalata. Quello che contribuiscono a fare, però, è alleviare i sintomi fisici e il disagio psicologico che la malattia comporta. In questo senso queste cure integrano anche la terapia del dolore. l’OMS ha definito le cure palliative come "…un approccio che migliora la qualità della vita dei malati e delle loro famiglie che si trovano ad affrontare le problematiche associate a malattie inguaribili, attraverso la prevenzione e il sollievo della sofferenza per mezzo di una identificazione precoce e di un ottimale trattamento del dolore e delle altre problematiche di natura fisica, psicofisica e spirituale."
QUALI INTERVENTI - I professionisti coinvolti nella messa in atto delle cure palliative sono quelli che collaborano col medico di medicina generale, ovvero il medico specialista in anestesia, terapia intensiva e rianimazione, il medico specialista in oncologia, ematologia, geriatria, medicina interna, malattie infettive, neurologia e radioterapia. Possono essere coinvolte anche altre figure professionali, ovvero infermiere, fisioterapista, dietista, assistentesociale, operatoresocio sanitario e psicologo.
PER QUALI MALATTIE - Le cure palliative sono una risposta al dolore e alla sofferenza che possono essere causati da un grande numero di malattie, ad esempio malattie cardiovascolari, cancro, malattie respiratorie croniche, Aids, diabete, ma anche sclerosi multipla, Parkinson, artrite reumatoide, demenza , etc. Le cure palliative generalmente vengono erogate a persone nella fase terminale della malattia conica, anche se va ricordato che l’accesso alla terapia del dolore può essere fatto anche durante tutto il decorso della malattia: troviamo questa importante specifica nel testo dell’Intesa raggiunta tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano il 25 luglio 2012: dove si legge che: “La Rete locale di Cure Palliative definisce o concorre a definire piani di intervento per poter garantire cure palliative per qualunque patologia evolutiva durante tutto il suo decorso, per ogni età ed in ogni luogo di cura. I piani devono coinvolgere in modo integrato tutte le risorse disponibili sul territorio, comprese le organizzazioni non - profit ed il settore sociale degli Enti Locali”
DOVE VENGONO EROGATE - Le cure palliative sono erogate con assistenza ospedaliera, assistenza residenziale in hospice, con assistenza domiciliare, in strutture residenziali.
In Italia esiste, appunto, la Rete di cure palliative, il cui accesso è regolato da ciascuna regione.
Per accedere alle cure palliative si può contattare:
-il medico di famiglia
-i medici specialistici ospedalieri
- la propria Asl
- associazioni di volontariato
LO STATO IN ITALIA - A che punto è l’erogazione delle cure palliative in Italia? I dati più recenti sono quelli presentati nei giorni scorsi dal Ministero della Salute, attraverso il Rapporto al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge n. 38 del 15 marzo 2010 "Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore".
Riassumendo, in Italia negli anni 2014-2017 - il numero di hospice sul territorio nazionale è stato di 240 strutture (erano 231 nel 2014) mentre il numero dei posti letto risulta di 2.777 (226 posti letto in più rispetto al 2014).
Il dato maggiormente evidenziato è la forte disomogeneità territoriale nell’erogazione del servizio: se nel 2017 si è registrata una carenza dtotale di 244 posti letto, va però detto che in alcune regioni erano in surplus (come in surplus Lombardia, Emilia Romagna, Lazio) mentre in altre in deficit (Piemonte, Toscana, Campania, Sicilia).
Le persone assistite a domicilio con erogazione di un piano terapeutico di cure palliative sono state, nel 2017, 40.849: un + 32,19% rispetto al 2014. Le giornate di cure palliative erogate a domicilio sono state 326mila: un numero in crescita ma non ancora sufficiente (lo standard è quello rilevato dal DM n. 43 del 2007). http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/dettaglioAtto?id=23979&articolo=3
Un dato interessante è quello relativo al consumo territoriale di farmaci oppioidi all’interno della terapia del dolore, con più di 16 miliardi di dosi nel 2017: 1,6% in più rispetto al 2016.
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DI DOTT. ROSA DE MARTINO Presto il silenzio diventerà una leggenda. .L’uomo ha voltato le spalle al silenzio. Giorno dopo giorno inventa nuove macchine e marchingegni che accrescono il rumore e distraggono l’umanità dall’essenza della Vita,
dalla contemplazione e dalla meditazione.
Suonare il clacson, urlare, strillare, rimbombare, frantumare, fischiettare, rettificare e trillare rafforza il nostro ego.
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di dott.Rosa De Martino "Uno dei valori aggiunti di studiare con Pegaso è quello di poter avere come docenti autorevoli personalità di spicco della società. La nostra filosofia? Per diventare il numero uno, scegli la numero uno": Intervista a Danilo Iervolino, Presidente dell'Università telematica Pegaso, pubblicata oggi sul nuovo numero di Panorama.it.
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INSERITO DA MORENA MOTTA Abbiamo analizzato qualche giorno fa il testo discusso dal Consiglio dei Ministri in materia di Reddito di cittadinanza (Rdc) e Quota 100, andando a vedere nel dettaglio tutti i casi in cui sono previste agevolazioni o variazioni della norma per i disabili o loro familiari. Ora che il Decreto Legge n. 4 del 28 gennaio 2019è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, possiamo prendere in esame il testo definitivo per vedere se è cambiato qualcosa e anche che cosa.
Punto 3) della lettera b) comma 1 dell’Art. 2 “Beneficiari” - Resta invariato quanto inserito nella bozza: per un nucleo familiare di due persone in cui è presente un disabile, la soglia di patrimonio mobile (attestata dall’ISEE) sulla base della quale è stabilito il Reddito di cittadinanza viene aumentata da 6.000 a 11.000 euro. Il tetto aumenta poi di 5.000 euro per ogni ulteriore componente portatore di handicap.
Come già segnalato - particolare che ha scatenato l’ira delle maggiori associazioni di settore - il limite grosso di questo calcolo è che nel computo complessivo dell’ISEE rientra anche la pensione d’invalidità percepita dal disabile.
Punto 1) della lettera c) comma 1 dell’Art. 2 “Beneficiari” - “[…] esclusi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui è prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilità ai sensi della disciplina vigente”. La frase specifica dedicata alla variazione normativa dedicata ai disabili è stata leggermente modificata, crediamo al fine di renderla più chiara. L’espressione “fatti salvi” è stata infatti sostituita da “esclusi”, a conferma del fatto che non sono soggetti alle limitazioni di accesso al Reddito veicoli e motoveicoli che siano stati acquistati secondo quanto prescritto dalla legge in materia di agevolazioni per i disabili nel settore auto.
NOVITÀ- Comma 2 dell’Art. 2 “Beneficiari” -“I casi di accesso alla misura di cui al comma 1 possono essere integrati, in ipotesi di eccedenza di risorse disponibili, con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sulla base di indicatori di disagio socioeconomico che riflettono le caratteristiche di multidimensionalità della povertà e tengono conto, oltre che della situazione economica, anche delle condizioni di esclusione sociale, di disabilità, di deprivazione socio-sanitaria, educativa e abitativa. Possono prevedersi anche misure non monetarie ad integrazione del Rdc, quali misure agevolative per l’utilizzo di trasporti pubblici, di sostegno alla casa, all’istruzione e alla tutela della salute”. Il testo del comma, parecchi rimaneggiato rispetto alla bozza, sembra voler introdurre un’ipotesi di integrazione, in caso di disponibilità dei fondi, del Rdc per determinate categorie di cittadini. Tra queste figurano anche i disabili. Nessuna certezza, in ogni caso, solo un’apertura.
Comma 2 dell’Art. 4 “Patto per il Lavoro e Patto per l’Inclusione Sociale” - Il testo è invariato, viene confermata quindi, ai sensi della Legge 68 del 12 marzo 1999, l’esenzione per i disabili dalla sottoscrizione del cosiddetto “Patto per il lavoro”, sempre “fatta salva ogni iniziativa di collocamento mirato e i conseguenti obblighi ai sensi della medesima disciplina”.
Comma 3 dell’Art. 4 “Patto per il Lavoro e Patto per l’Inclusione Sociale” - “Possono altresì essere esonerati dagli obblighi connessi alla fruizione del Rdc, i componenti con carichi di cura, valutati con riferimento alla presenza di soggetti minori di tre anni di età ovvero di componenti il nucleo familiare con disabilità grave o non autosufficienza, come definiti a fini ISEE. Al fine di assicurare omogeneità di trattamento, sono definiti, con accordo in sede di Conferenza Unificata, principi e criteri generali da adottarsi da parte dei servizi competenti in sede di valutazione degli esoneri di cui al presente comma. I componenti con i predetti carichi di cura sono comunque esclusi dagli obblighi di cui al comma 15”. Il testo del comma, oltre a confermare l’esenzione degli obblighi di cui al comma 1 dello stesso articolo i genitori di figli sotto i 3 anni che necessitano di cure particolari o coloro che hanno a carico un familiare disabile grave o con riconosciuta non autosufficienza, è stato integrato con una parte di testo che esonera queste categorie anche da quanto previsto dal comma 15 del medesimo articolo. Ciò che il beneficiario in questo caso non è tenuto a fare è “[…] offrire nell’ambito del Patto per il lavoro e del Patto per l’inclusione sociale la propria disponibilità per la partecipazione a progetti a titolarità dei comuni, utili alla collettività, in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni, da svolgere presso il medesimo comune di residenza, mettendo a disposizione un numero di ore compatibile con le altre attività del beneficiario e comunque non superiore al numero di otto ore settimanali”.
Lettera d) comma 9 dell’Art. 4 “Patto per il Lavoro e Patto per l’Inclusione Sociale” -“esclusivamente nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti componenti con disabilità, come definita a fini ISEE, non operano le previsioni di cui alla lettera c) e in deroga alle previsioni di cui alle lettere a) e b), con esclusivo riferimento alla terza offerta, indipendentemente dal periodo di fruizione del beneficio, l’offerta è congrua se non eccede la distanza di duecentocinquanta chilometri dalla residenza del beneficiario”. NOVITÀ - Comma 10 dell’Art. 4 “Patto per il Lavoro e Patto per l’Inclusione Sociale” - Nel caso in cui sia accettata una offerta collocata oltre duecentocinquanta chilometri di distanza dalla residenza del beneficiario, il medesimo continua a percepire il beneficio economico del Rdc, a titolo di compensazione per le spese di trasferimento sostenute, per i successivi tre mesi dall’inizio del nuovo impiego, incrementati a dodici mesi nel caso siano presenti componenti di minore età ovvero componenti con disabilità, come definita a fini ISEE”.
Sono state in questo caso riviste e riorganizzate le informazioni contenute in precedenza nella lettera b) comma 9 dell’Art 4. Nei primi dodici mesi di fruizione del Rdc, è ritenuta congrua una prima offerta di lavoro entro i 100 km dall’abitazione una seconda offerta entro i 250 km dall’abitazione e una terza offerta ovunque sul territorio nazionale. Nel caso in cui nel nucleo familiare sia presente un componente con disabilità il beneficiario del Reddito è escluso dal terzo caso ma è vincolato, indipendentemente dal periodo di fruizione, all’accettazione di qualsiasi offerta nel raggio di 250 km.
Nel caso sia accettata una proposta di lavoro oltre questo raggio il beneficiario con figlio minorenne o familiare disabile a carico ha diritto, a titolo compensativo, a continuare a percepire il Reddito di cittadinanza per i primi 12 mesi dall’inizio del nuovo lavoro (3 mesi per tutti gli altri beneficiari).
Comma 11 dell’Art. 7 “Cause di decadenza e sanzioni” - “In tutti i casi diversi da quelli di cui al comma 3, il Rdc può essere richiesto dal richiedente ovvero da altro componente il nucleo familiare solo decorsi diciotto mesi dalla data del provvedimento di revoca o di decadenza, ovvero, nel caso facciano parte del nucleo familiare componenti minorenni o con disabilità, come definita a fini ISEE, decorsi sei mesi dalla medesima data”. In questo caso è cambiato il numero del comma ed è stato modificato il testo ma la sostanza rimane invariata: una volta terminato il periodo di recepimento del Reddito di cittadinanza, lo stesso può essere richiesto nuovamente del medesimo cittadino o da un altro componente della famiglia in cui è presente il disabile dopo sei 6 mesi dalla scadenza (a differenza dei 18 mesi standard).
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA FAUGLIA. Lo slogan della struttura che accoglie i loro figli è “Scienza e amore”. Ma i genitori di 23 ospiti della residenza di Montalto di Fauglia, gestita dalla Stella Maris, l’istituto per adolescenti e giovani adulti con patologie neurologiche o con disturbi psicopatologici, ritengono che a mancare sia stato soprattutto il cuore. L’amore e il rispetto per gli ospiti, per la loro serenità. Anche per questo ora le famiglie che hanno denunciato i maltrattamenti si aspettano un processo rapido e che faccia chiarezza su quanto è avvenuto nell’istituto. L'udienza preliminare prevista per il 31 gennaio a Pisa è stata rinviata al 5 febbraio per incompatibilità del giudice. Grande la delusione delle famiglie.
Dalle indagini è emerso che le condotte di alcuni operatori erano recidive e già finite al centro di indagini fin dal 2002, mentre i fatti al centro dell’attuale indagine sono del 2016. Nel 2002 un operatore era stato segnalato per un’aggressione ai danni di un disabile che era stato addirittura legato. Uno dei primi genitori a denunciare è stato Giuseppe Iacobellis (nella foto a destra). «Nel 2006 mio figlio – racconta – è stato all’ospedale per tre volte in due mesi, sempre in seguito alle percosse che aveva ricevuto. Oltre ad aver riportato un trauma cranico, mio figlio ci ha rimesso un testicolo. Sono stato risarcito e ho devoluto tutto in beneficenza. Trovo vergognoso che quei comportamenti siano stati ripetuti a distanza di tempo senza che nessuno abbia fermato gli operatori. Oggi voglio anche dire che all’epoca, quando denunciai, fui avvicinato da un dirigente che mi sussurrò di lasciar perdere, altrimenti mio figlio non sarebbe più rientrato nella struttura».
Oggi più che mai i genitori sentono il bisogno di essere rassicurati rispetto a come vengono seguiti i loro figli. Per questo si sono presentati compatti in tribunale e quasi tutti si costituiranno parte civile. Hanno anche realizzato una maglietta con l’immagine di alcuni palloncini colorati, che indosseranno durante il processo. Tra loro c’è anche Antonella Bonanni, che con la sua denuncia, con la forza di andare dai carabinieri, è riuscita a mettere in moto le indagini che hanno portato all’attuale processo. Fu una decisione sofferta la sua. Ma oggi Antonella sa di avere fatto la cosa giusta: «Abbiamo bisogno che sia fatta giustizia per come sono stati trattati i nostri bimbi. Dopo tanto tempo, tutti noi ne sentiamo il bisogno». «Mi sento stranita – dice Antonella Carta Adamo, presidente dell’Agosm, Associazione dei genitori degli ospiti della Stella Maris –. Mi fa stare male solo il pensiero che mio figlio sia stato maltrattato. Ci dispiace anche avere scoperto con un effetto a sorpresa l’incompatibilità del giudice all’inizio del processo. I nostri figli, come si vede dalle immagini riprese dalle telecamere installate dai carabinieri nel refettorio, sono stati maltrattati in modo gratuito. Quando siamo stati chiamati dalla Procura pensavamo di vedere degli interventi di contenimento un po’ anomali e invece erano vere e proprie violenze».
Gli ospiti coinvolti nella vicenda sono 23. Numeri importanti che ne fanno probabilmente il più grande processo per maltrattamenti sui disabili in Italia. E le persone offese sono residenti
a Pisa, Siena, Livorno, Pescia, Barga, Vicopisano, Capannori, Cascina, Montignoso, Signa, Prato, Empoli, Castelfiorentino, Viareggio, Lamporecchio e Piombino, a dimostrazione di quanto la Stella Maris sia riconosciuta come punto di riferimento per chi soffre di gravi forme di autismo.
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INSERITO DA MORENA MOTTA Nell'Emilia Romagna del dem Stefano Bonaccini circa la metà delle risorse regionali destinate al lavoro delle fasce deboli, portatori di handicap in primis, è finita in favore dei migranti. Insomma, i tirocini finanziati con soldi pubblici (fondi regionali ed europei) "riservati" ai disabili, ex carcerati, soggetti dipendenti da droghe o alcool, giovani in situazioni di grave difficoltà familiare (e via dicendo) sono stati assegnati agli immigrati. Certo, non tutti, ma in buona, buonissima parte: nella regione, nel 2018, ben 1.758 sui 3.631 attivati hanno coinvolto richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale o umanitaria. Ecco, praticamente il 50%. Come riportato anche da La Verità, "circa la metà dei percorsi di avviamento e inserimento al lavoro dedicati alle fasce deboli finiscono per riguardare i sedicenti profughi". E ancora: "A Bologna 386 tirocini su 638 sono andati a richiedenti asilo e solo 97 a persone a cui spettavano in base alla legge sulla disabilità […] A Ferrara su 365 percorsi avviati 169 sono stati dedicati agli immigrati sbarcati sulle nostre coste, mentre solo 140 sono andati ai disabili. Più o meno come a Parma dove i sedicenti profughi hanno occupato 217 posti su 496 disponibili". Mentre Imola Oggi scrive: "Nella provincia di Forlì-Cesena, su 428 tirocini di tipologia C, attivati nel 2018 dalla Regione, ben 229 (circa il 53%) hanno coinvolto richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale o umanitaria, mentre solo 57 sono stati riservati a persone svantaggiate e 142 a persone con disabilità". Invece, a Reggio Emilia il 69% dei tirocini formativi dedicati ai portatori di handicap e alle persone in difficoltà, sono stati assegnati ai richiedenti asilo. "Invece di pensare agli italiani in difficoltà, le amministrazioni Pd preferiscono pensare ai sedicenti profughi. E questa volta ad essere danneggiati sono addirittura i disabili" la dura denuncia del consigliere leghista Gabriele Delmonte, che insieme al collega di partito Daniele Marchetti ha sollevato la spinosa questione.