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giornalino associazione diversabili penisola sorrentina della dott.rosa de martino

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Hiv scomparso in un altro paziente (dodici anni dopo quello di Berlino)

7 Marzo 2019, 13:27pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA

Virus dell’Hiv scomparso in un uomo sieropositivo, nonostante l’interruzione delle cure. È la seconda volta che succede da quando il mondo ha preso atto della spaventosa epidemia di Hiv/Aids, che dai primi anni ‘80 a oggi ha fatto oltre 35 milioni di morti. Il primo caso di guarigione risale a 12 anni fa (riguardava il cosiddetto «paziente di Berlino»): oggi il traguardo della remissione del virus per oltre un anno è stato nuovamente raggiunto in un uomo sieropositivo e malato di tumore curato a Londra, che ha potuto interrompere i trattamenti antiretrovirali senza che il virus si ripresentasse. Il merito va ad alcuni ricercatori dell’Imperial College londinese, in collaborazione con colleghi delle Università di Cambridge e Oxford. Lo studio è stato presentato alla Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections, a Seattle negli Stati Uniti, e sarà pubblicato sulla rivista Nature.

 

Il recettore dell’Hiv

In entrambi i casi, i pazienti (sieropositivi e malati di tumore) sono stati trattati con trapianto di cellule staminali da donatori compatibili e selezionati, perché portatori di una particolare mutazione genetica che blocca l’espressione di un recettore dell’Hiv (la proteina CCR5). Nel paziente di Londra - che ha chiesto di restare anonimo - il virus è in remissione da 18 mesi, dopo la sospensione delle terapie anti-Hiv. Gli autori sottolineano però che non si può ancora parlare di guarigione e che il monitoraggio del soggetto proseguirà. La diagnosi di infezione da Hiv nel paziente di Londra risale al 2003, nel 2012 l’uomo ha iniziato la terapia antiretrovirale. Sempre nel 2012 ha ricevuto una diagnosi di tumore in fase avanzata: linfoma di Hodgkin, che colpisce il sistema linfatico, ovvero i tessuti che difendono l’organismo da agenti esterni e malattie. Oltre alla chemioterapia, per curare il tumore il paziente ha ricevuto nel 2016 un trapianto di cellule staminali del midollo osseo dette «ematopoietiche» (ovvero che danno origine a tutte le cellule del sangue) da un donatore con due copie della variante genetica CCR5 Δ32. La proteina CCR5 è il più noto recettore del virus Hiv-1 (più diffuso rispetto all’Hiv-2): le persone con due copie mutate dell’allele CCR5 (con il termine «allele» si definiscono gli stati alternativi di un gene che possono occupare la stessa posizione su cromosomi omologhi e che controllano variazioni dello stesso carattere) sono resistenti al virus Hiv-1 e dunque non possono contrarre l’infezione. Il trapianto ha avuto così duplice effetto positivo: contro il tumore e contro l’Hiv.

 
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Rigenerare le cellule del sangue

Il trapianto di cellule staminali emopoietiche oggi è considerato una delle strategie terapeutiche più utili contro alcuni tumori del sangue (leucemie acute o croniche, mieloidi o linfoidi) e alcune malattie ereditarie (come la talassemia major), che non hanno alcuna speranza di guarigione con le terapie standard. Per trapianto si intende la sostituzione di un midollo osseo malato o non funzionante con cellule staminali sane in grado di rigenerare tutte le cellule del sangue, ricostituendo le normali funzioni, anche immunologiche. Il trapianto può essere autologo (ovvero fatto con cellule dello stesso paziente dopo opportuno trattamento) o allogenico (fatto con cellule da donatore sano). In quest’ultimo caso bisogna trovare un donatore con caratteristiche genetiche simili a quelle del ricevente. Il trapianto di cellule staminali emopoietiche allogenico consiste in due fasi: la prima è mirata alla distruzione delle cellule midollari del paziente con farmaci particolari e/o radiazioni; la seconda consiste nella ricostituzione del patrimonio midollare tramite l’infusione, per via endovenosa, delle cellule staminali prelevate dal donatore. Queste cellule riescono autonomamente a trovare la strada per colonizzare la sede ossea di loro competenza e iniziare la propria attività.

 

Trapianto ed effetti collaterali

Anche la chemioterapia, nel caso del paziente di Londra, è stata efficace contro l’Hiv (oltre che contro il tumore), perché ha fermato la riproduzione delle cellule infette. Quindi il trapianto: sostituire le cellule del sistema immunitario con altre prive del recettore CCR5 potrebbe essere stata la chiave per evitare il ritorno del virus Hiv dopo la fine della chemio. Non solo. Nel paziente curato a Londra il trapianto, seppure non particolarmente difficile, ha comportato alcuni effetti collaterali, in particolare la cosiddetta graft-versus-host disease (malattia del trapianto contro l’ospite), in cui le cellule del sistema immunitario del donatore attaccano quelle del ricevente. Una complicanza che potrebbe avere avuto in realtà un ruolo attivo (e positivo) contro le cellule infette. Dopo il trapianto l’uomo ha assunto ancora la terapia antiretrovirale (contro l’Hiv) per 16 mesi, dopo di che i medici e il paziente stesso hanno concordato di interromperla per verificare se il virus fosse effettivamente in remissione. Controlli regolari hanno mostrato, da un anno e mezzo a oggi (35 mesi dopo il trapianto), che la carica virale non è rilevabile dai test e che le cellule immunitarie del paziente continuano a non esprimere il recettore CCR5. L’uomo non mostra alcun segno di infezione.

 

Il «paziente di Berlino»

 

Ecco com’è oggi Timothy Ray Brown, il «paziente di Berlino» (Ap)
Ecco com’è oggi Timothy Ray Brown, il «paziente di Berlino» (Ap)

Il primo caso di guarigione, nel 2007, è stato invece quello di Timothy Ray Brown, statunitense che nel 1995, mentre studiava a Berlino, ha scoperto di aver contratto il virus Hiv. Anche in questo caso il paziente, malato di tumore (leucemia), ha ricevuto il trapianto di cellule staminali da un donatore con la mutazione CCR5 Δ32. Esistono delle differenze tra i due casi, a 12 anni di distanza: il primo paziente (Brown) ha ricevuto due trapianti e cure antitumorali «pesanti» (radioterapia in tutto il corpo), mentre al secondo (quello di Londra) sono bastati un solo trapianto e un trattamento con chemioterapia meno intensivo. In entrambi si è verificata la complicanza della malattia del trapianto contro l’ospite. Brown, per diversi mesi dopo il trapianto, ha sofferto di complicanze gravissime, gli è stato indotto il coma farmacologico e ha rischiato la vita. L’iter è stato invece molto più semplice per il paziente di Londra, a 12 anni di distanza, grazie ai progressi nelle cure contro i tumori.

 

La speranza della terapia genica

«Avere raggiunto di nuovo la remissione del virus dimostra che il caso del “paziente di Berlino” non è un’anomalia: nei due soggetti è stato usato lo stesso approccio, che si conferma efficace per l’eliminazione dell’Hiv» ha sottolineato Ravindra Gupta, virologo dell’University College a capo del lavoro. Dopo la guarigione di Timothy Ray Brown, molti scienziati hanno tentato di replicare il risultato su altri malati, ma senza successo: in alcuni pazienti l’Hiv è tornato a diffondersi, altri sono morti di tumore. Si cominciò a credere che il caso del paziente di Berlino fosse stato semplicemente un colpo di fortuna. Oggi gli studiosi inglesi sono riusciti a dimostrare che non è così. Come si diceva, però, il trattamento (seppure efficace) non può essere proposto a tutte le persone sieropositive, per i grossi rischi legati al trapianto e la tossicità della chemioterapia, trattamenti che vanno adottati solo se strettamente necessari, ovvero in presenza di particolari e gravi tumori. Secondo gli autori, però, il risultato raggiunto con il paziente di Londra grazie al trapianto di cellule staminali ematopoietiche aprirà comunque nuove strade nella ricerca di cure che possano sconfiggere l’Hiv. Si tratta, in pratica, di fornire nuove potenti armi al sistema immunitario della persona malata per renderlo resistente al virus. «A questo punto dobbiamo capire se sia possibile, con la terapia genica, “silenziare” il recettore CCR5 nelle persone con Hiv» ha chiarito Gupta (la terapia genica è, semplificando, una procedura che permette di trasferire il materiale genetico da una cellula sana a una malata). Una strada tutta in salita, ma forse non impossibile.

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Nel mondo 37 milioni di malati

In conclusione, non siamo davanti a una nuova cura contro l’Hiv, ma forse la medicina ha fatto un piccolo passo avanti. Il professor Gupta sottolinea: «Oggi il solo modo per curare le persone con Hiv è la somministrazione per tutta la vita di terapie che sopprimono il virus e questa è una grande sfida, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. È urgente trovare un modo per eliminare definitivamente il virus, ma non si tratta di un obiettivo semplice, perché l’Hiv ha la capacità di replicarsi sfruttando i globuli bianchi dell’organismo che ha colpito». Si stima che nel mondo le persone con Hiv (human immunodeficiency virus, virus dell’immunodeficienza umana) siano 37 milioni, ma che solo il 59% di loro riceva la terapia antiretrovirale che scongiura lo sviluppo di Aids (acquired immune deficiency syndrome, sindrome da immunodeficienza acquisita) o infezioni gravi. Ancora oggi ogni anno circa un milione di persone muore per cause correlate all’Hiv.

DI LAURA CUPPINI IL CORRIERE DELLA SERA 

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI DELLA PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Padova, eccezionale intervento chirurgico su 47enne con metastasi epatiche inoperabili

5 Marzo 2019, 14:46pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

Porzione di fegato da donatore vivente si è rigenerata inn soli 17 giorni, dopo essere stata trapiantata a fianco del fegato malato, poi rimosso in videolaparoscopia. E' la prima volta al mondo

DI MICHELE PAPPACODA PADOVA. Eccezionale intervento chirurgico effettuato a Padova su un paziente 47enne affetto da metastasi epatiche inoperabili, da tumore del colon. 

L’intervento chirurgico si è svolto in due tempi: nel primo intervento un piccolo frammento di fegato donato da un familiare è stato trapiantato a fianco del fegato malato. Dopo la crescita del frammento donato che in 17 giorni ha raggiunto un volume tale da sostenere la vita, nel secondo intervento il fegato metastatico del paziente è stato rimosso per la prima volta al mondo a Padova con tecnica mini-invasiva in videolaparoscopia.

 

 

 

Il paziente di 47 anni, in questi giorni è ritornato a casa e ha ripreso la sua attività ordinaria. Era affetto da multiple metastasi epatiche da tumore del colon e giudicato inoperabile per il numero di metastasi che interessavano tutti i segmenti del fegato.

 

Il Professor Umberto Cillo Direttore della Chirurgia Epatobiliare e dei Trapianti Epatici dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova con il suo staff di professionisti altamente qualificati ha optato per un innovativo intervento che nasce dalla lunga esperienza nell’ambito della trapiantologia oncologica della Clinica di Chirurgia Epatobiliare.

 

 

Il folto team di esperti (chirurghi, anestesisti, tecnici della perfusione, strumentisti, infermieri e operatori di sala operatoria, oltre 20 persone specializzate) ha eseguito il delicatissimo intervento chirurgico combinando le 3 tecniche chirurgiche di alta specializzazione: 1. L’asportazione di metà del fegato affetto da metastasi; 2. Il trapianto in posizione ausiliaria della porzione di fegato donato (a fianco del fegato malato); 3. L’asportazione in videolaparoscopia del fegato malato residuo dopo aver ottenuto una rigenerazione fino ad oltre il doppio del volume della porzione del fegato donato.

L'INTERVENTO L’intervento chirurgico è stato eseguito presso l’Azienda Ospedaliera/Università di Padova, ha avuto inizio alle 8:00 del mattino e si è concluso alle ore 02:00 di notte del giorno successivo. Nella prima fase è stata condotta l’esplorazione addominale sul paziente che ha ricevuto il trapianto. Accertata l’assenza di malattia extraepatica, in una sala operatoria adiacente ha avuto inizio l’intervento chirurgico sul donatore che ha portato all’asportazione del lobo sinistro del fegato, circa il 20% della massa epatica. Fino ad oggi il trapianto da vivente veniva eseguito utilizzando almeno il 60-65% della massa epatica del donatore con significativo aumento del rischio. Nella sala operatoria vicina, è stata eseguita in contemporanea l’asportazione del lobo sinistro del fegato del ricevente. La porzione di fegato prelevata dal donatore è stata impiantata con tecniche di ricostruzione vascolare microchirurgica e con l’ausilio del microscopio operatorio. E’ stato eseguito un trapianto di fegato ausiliario da donatore vivente con tecnica RAPID. Il ramo destro della vena porta del ricevente è stato quindi interrotto per garantire tutto l’apporto ematico al lobo sinistro trapiantato stimolandone una rapida (RAPID) rigenerazione epatica. Questo primo intervento è durato 15 ore. Step 2 A distanza di 15 giorni con un esame TAC è stato eseguito il calcolo volumetrico del fegato donato dopo rigenerazione. La TAC ha dimostrato che il fegato trapiantato dopo incubazione e rigenerazione ha raggiunto più del doppio del volume iniziale dimostrando di essere funzionalmente sufficiente a sostenere la vita del paziente. Si è quindi eseguito il secondo intervento 17 giorni dopo. L’intervento è durato 6 ore e si è svolto interamente con tecnica mini-invasiva videolaparoscopica ed è consistito nell’asportazione del fegato malato residuo. Con tecnica mini-invasiva per via videolaparoscopica è stato rimosso il lobo destro malato lasciando in sede solo il lobo sinistro trapiantato da donatore vivente, incubato e rigenerato, per la prima volta al mondo. È la sesta volta che sulla Terra viene eseguito questo complesso intervento, il secondo nel mondo da donatore vivente e Padova ha realizzato lo Step 2, per la prima volta al mondo, interamente con tecnica mini-invasiva in video laparoscopia.

L’EQUIPE L’intervento è stato eseguito da tre equipes chirurgiche della Chirurgia Epatobiliare coordinate in contemporanea: Prof. Umberto Cillo, Prof. Enrico Gringeri, Dott. Riccardo Boetto, Dott. Domenico Bassi, Dott.ssa Marina Polacco, Dott.ssa Michela Di Giunta, Dott.ssa Alessandra Bertacco, Dott. Alessio Pasquale, Dott.ssa Federica Scolari. L’equipe anestesiologica: Dott. Paolo Feltracco, Dott.ssa Stefania Barbieri, Dott. Helmut Galligioni, Dott. Stefano Veronese. Si sono alternati nell’arco della lunga maratona chirurgica oltre 20 tra strumentisti, infermieri e operatori di sala operatoria. Hanno contribuito i Radiologi dell’Azienda Ospedaliera diretti dal Dott. Camillo Aliberti. Il paziente è stato seguito e selezionato per il trapianto dalla Dott.ssa Vittorina Zagonel dell’Istituto Oncologico Veneto e dalla sua equipe: Dott.ssa Sara Lonardi, Dott. Fotios Lupakis, Dott.ssa Francesca Bergamo, Dott. Vincenzo D’Adduzio.

I COMPLIMENTI DI ZAIA Il presidente della Regione Luca Zaia si è subito complimentato con l'equipe del professor Cillo: “Un’altra prima mondiale per la sanità veneta. E non sarà l’ultima. Ancora una volta siamo di fronte a un mix straordinario di conoscenza scientifica, di tecnologie disponibili, di razionale coraggio dei sanitari che, di fronte a un organo ritenuto inoperabile perché troppo malato, non si arrendono e trovano una nuova via per combattere quel male e tenere vivo quell’organo. Con orgoglio e riconoscenza, grazie al professor Cillo e allo staff tutto di Chirurgia Epatobiliare e dei Trapianti Epatici dell’Azienda Ospedaliera di Padova”.

IL MATTINO DI PADOVA 

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Pensioni. A quando la Quota 100 per i caregiver familiari di persone disabili?

4 Marzo 2019, 10:12am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Pensioni. A quando la Quota 100 per i caregiver familiari di persone disabili?

INSERITO DA MORENA MOTTA I numeri magici per poter rientrare nella Quota 100, ovvero andare in pensione anticipata, sono 62 e 38, ovvero 62 anni di età e 38 di contributi. Ci sono poi lavori usuranti che permettono di anticipare la pensione. Ci sono, infine, lavori stressanti, totalizzanti, che privano di una vita sociale, della libertà di prendere un caffè, che debilitano anche sul fronte emotivo, che si intromettono nella proiezione di un futuro che si vede oscuro, che non prevedono né quota 100, né pensione anticipata, né pensione, del tutto. Parliamo della professione del caregiver familiare, ovvero del lavoro di cura e assistenza che persone (più spesso madri, o comunque donne), conducono h 24 in casa per dare una vita dignitosa a un congiunto non autosufficiente.
Di caregiver familiari e delle loro condizioni di lavoro parliamo spesso, ma più di tutto solo le loro testimonianze a poter dare la misura di quello che vivono. Riportiamo qui la lettera-appello che una di loro, Marina Cometto, cara amica di disabilicom, ha scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, elencando tutte richieste che la sua datrice di lavoro le fa da ben 45 anni: si tratta di Claudia, la figlia, colpita da bambina dalla Sindrome di Rett e totalmente non autosufficiente da molti anni.
Di seguito, il testo integrale della lettera.

Quota 100 ANCHE PER ME , 45 anni di servizio 69 anni di età
Gentilissimo Presidente MATTARELLA
Le scrivo per farle una richiesta inusuale forse, ma con fondamentali motivazioni che vado a
illustrarle:
Il mio datore di lavoro, una donna, da ben 45 anni avanza richieste sempre più pressanti e impegnative a cui io non riesco a rispondere negativamente
Vuole essere imboccata 5-6 volte al giorno per mangiare e altre 4-5 per bere per un totale di 6 ore al giorno
Vuole essere sorretta per fare qualche passo in casa con il deambulatore
Vuole, pretende sta’ impunita di essere svegliata con il sorriso sulle labbra e con una carezza affettuosa.
Vuole essere portata a spasso con la sua sedia a rotelle
Vuole la mia attenzione in ogni momento della giornata per essere accarezzata e impegnarla in qualche attività per stimolare il suo lato cognitivo molto compromesso
Vuole essere cambiata sovente, essendo incontinente convive con il pannolone
Vuole più volte nella notte essere girata nel letto per cambiare posizione
Vuole guardarmi negli occhi e trovare comprensione e sostegno
Vuole che io capisca se ha male o se ha bisogno di qualcosa senza dover proferire parola
Vuole essere accompagnata dal medico quando sta male,
Vuole la mia presenza continua per l’assistenza ospedaliera quando necessita di un ricovero
Vuole che io sia la sua ombra per 365 giorni all’anno e questo da 45 anni

Non crede Presidente che questa MIA DATRICE DI LAVORO sia pretenziosa e impegnativa al massimo e che superi di molto tutte le possibili previsioni di impegno umano e affettivo?
Mi presento: sono la mamma di una persona disabile gravissima di 45 anni e il mio impegno costante è l’assistenza e la cura di questa mia creatura “speciale” a cui mai ho fatto mancare la mia presenza, ho dimenticato cosa voglia dire dormire una notte in modo continuativo, ho dimenticato cosa voglia dire poter uscire con tutta la famiglia, non ricordo più cosa voglia dire allontanarsi di casa per più di 1 giorno massimo 2 e ogni volta con l'apprensione che chi rimane con lei riesca a cogliere il minimo accenno di malessere.
Ho sostituito lo Stato per l’assistenza, ho fatto risparmiare un sacco di denaro ai contribuenti facendomi carico di molte delle funzioni spettanti ai Servizi, siano essi sanitari che educativi o assistenziali, non crede che io meriti un riconoscimento ?
NON ho riconosciuto il diritto a alcuna pensione neppure ora che ho abbondantemente raggiunto una bella età e un impegno costante paragonabile a un importante impegno lavorativo come intensità e fatica fisica e mentale oltre che affettivo, quota 100 per me è una grande presa in giro per quanto mi riguarda personalmente.
Ho svolto, svolgo, un lavoro usurante, sia fisico, mentale che psicologico e morale.
Viene dato il titolo di Cavaliere ai giocatori perché portano in Alto il nome dell’Italia in campo sportivo, (senza troppa fatica, mi permetta, in fondo sono pagati profumatamente per questo)
viene dato il titolo di Cavaliere a molte persone che pur facendo onore al nostro Paese non vivono lo stesso impegno per un numero di anni così cospicuo, viene dato il titolo di Cavaliere a imprenditori al solo scopo di evidenziare il loro impegno e ingegno industriale. Non crede sig. Presidente che potrei essere insignita di titolo di Cavaliere del Lavoro per essere stata fedele per 45 anni allo stesso “datore di lavoro”, perché di questo si tratta, oltre a essere madre sono infermiera, medico, pur non avendone i titoli, persino la diagnosi della sua malattia è stata individuata da me, insegnante, assistente, badante, con una sola differenza con gli altri lavoratori, non sono stata mai stipendiata anzi, ho dovuto scegliere se tornare al lavoro o assistere mia figlia personalmente oppure ricoverarla in un istituto, ho scelto la via più impegnativa e non me ne pento, ma vorrei che il mio impegno fosse riconosciuto pubblicamente non fosse altro per far conoscere agli italiani le profonde, sentite, silenziose vite di tante donne che purtroppo ancora oggi sono ignorate: LE MAMME DI PERSONE CON DISABILITA' GRAVE E GRAVISSIMA.

Marina Cometto DISABILI.COM

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Nato il bimbo prematuro più piccolo al mondo: ecco quanto pesava alla nascita

2 Marzo 2019, 09:42am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Nato il bimbo prematuro più piccolo al mondo: ecco quanto pesava alla nascita

 INSERITO DA MICHELE PAPPACODA  Una nascita miracolosa quasi quanto la sua crescita: è un bimbo giapponese il neonato maschio più piccolo del mondo. Il bimbo, nato prematuro ad agosto dello scorso anno, alla nascita pesava infatti appena 268 grammi. Si tratta di un primato globale, che scalza quello precedente, di un bimbo tedesco nato in Germania nel 2009 (274 grammi). Sempre in Germania, invece, si è registrato nel 2015 il record assoluto, quello di una bimba nata con un peso di 252 grammi.

La notizia del primato maschile di questo bimbo nato prematuro è riportata dal Japan Times. Il bimbo era nato ad agosto nell'ospedale universitario di Keio e da allora era stato messo in un'incubatrice neonatale. Le possibilità di sopravvivenza non erano alte, ma oggi, a distanza di mesi, il primario Takeshi Arimitsu ha finalmente deciso di far tornare a casa il piccolo, che oggi gode di buona salute ed ha superato i 3,2 kg di peso.



«Il Giappone è il paese al mondo con la mortalità infantile più bassa nei casi di bimbi nati prematuri, ma i rischi sono altissimi quando i bambini pesano meno di 300 grammi e la percentuale di sopravvivenza si abbassa dal 90 al 50%» - ha spiegato il dottor Arimitsu - «Non dobbiamo abbassare la guardia, spesso dobbiamo aspettare mesi prima che i neonati possano essere dimessi, ma è necessario per non avere conseguenze più gravi in futuro, anche se il bimbo è cresciuto». Una nascita miracolosa quasi quanto la sua crescita: è un bimbo giapponese il neonato maschio più piccolo del mondo. Il bimbo, nato prematuro ad agosto dello scorso anno, alla nascita pesava infatti appena 268 grammi. Si tratta di un primato globale, che scalza quello precedente, di un bimbo tedesco nato in Germania nel 2009 (274 grammi). Sempre in Germania, invece, si è registrato nel 2015 il record assoluto, quello di una bimba nata con un peso di 252 grammi.  

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DPTT. ROSA DE MARTINO Nuovi importi invalidità e limiti reddito 2019: quanto spetta per pensione, accompagnamento, pensioni ciechi e sordi

23 Febbraio 2019, 11:19am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DPTT. ROSA DE MARTINO  Nuovi importi invalidità e limiti reddito 2019: quanto spetta per pensione, accompagnamento, pensioni ciechi e sordi

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Quanto spetta nel 2019 ai cittadini che hanno diritto all’invalidità civile, all’accompagnamento, alla pensione per i ciechi e i sordi, all’assegno sociale, all’indennità di frequenza e a tutte le altre prestazioni legate all’invalidità? Qui tutte le cifre

La circolare INPS n.122, pubblicata il 27 dicembre 2018, interessa tutti i cittadini italiani con diritto all’invalidità civile, all’indennità di accompagnamento, all’assegno sociale, alla indennità di frequenza e alla pensione ciechi e pensione sordi. La circolare, infatti, indica tutti gli importi aggiornati rispetto al 2018, i criteri e le modalità applicative della rivalutazione delle pensioni e delle prestazioni assistenziali per l’anno 2019, i cui criteri sono previsti dall’articolo 34 della legge 23 dicembre 1998, n. 448. Sulla base di inflazione e costo della vita, gli importi sono stati rivalutati dell’1,1%. Nella circolare viene specificato inoltre che in previsione dell’entrata in vigore della legge di bilancio per l’anno 2019, gli incrementi per il 2019 descritti nella presente circolare potranno subire variazioni.

NUOVI LIMITI DI REDDITO E IMPORTI - In generale, i limiti di reddito per il diritto alle pensioni in favore di invalidi civili totali, ciechi civili e sordi sono aumentati dello 0,9%, portandosi a quota € 16.814,34. 
Il limite di reddito per il diritto all’assegno mensile degli invalidi parziali e delle indennità di frequenza è quello stabilito per la pensione sociale (art. 12 della legge n. 412/1991), ed è di € 4.906,72. Tali limiti si applicano anche agli assegni sociali sostitutivi dell’invalidità civile. Si ricorda che, nelle ipotesi di assegno mensile di invalidità civile che si trasforma in assegno sociale sostitutivo dell’invalidità civile, nell’anno della trasformazione il limite reddituale è quello riportato in tabella fino al mese precedente la trasformazione mentre, nel mese della trasformazione, deve essere soddisfatto il limite reddituale previsto dall’articolo 67 della legge n. 448/1998 e dall’articolo 52 della legge n. 448/1999. 

Quanto alle provvigioni, vediamo un aumento per le prestazioni assistenziali di  invalidi civili, ciechi civili e sordi (assegno mensile e pensione di inabilità civile) che per il 2019 saranno pari a € 285,66 mensili (nel 2018 erano di € 282,55). Gli invalidi civili con diritto all’indennità di accompagnamento vedranno erogarsi € 517,84 al mese (nel 2018 erano € 516,35).

Di seguito sintetizziamo i contenuti della circolare in una tabella:

CIECHI    Importo      Limite massimo 
   reddito personale annuo
Pensione ciechi civili assoluti    € 308,93    € 16.814,34
Pensione ciechi civili assoluti ricoverati  € 285,66    € 16.814,34
Pensione ciechi civili parziali  € 285,66    € 16.814,34
Accompagnamento ciechi civili assoluti   € 921,13    Nessun limite di reddito
Indennità speciale ciechi ventesimisti   € 210,61    Nessun limite di reddito
Assegno ipovedenti decimisti € 212,01    € 8.083,89
     
INVALIDI CIVILI    
Pensione invalidi civili totali € 285,66    € 16.814,34
Assegno mensile invalidi civili parziali € 285,66    € 4.906,72
Accompagnamento invalidi civili totali € 517,84  Nessun limite di reddito
Indennità di frequenza
minori di 18 anni
€ 285,66    € 4.906,72
     
SORDI     
Pensione sordi € 285,66   € 16.814,34
Indennità comunicazione sordi   € 256,89  Nessun limite di reddito
     
LAVORATORI CON 
DREPANOCITOSI O 

TALASSEMIA MAJOR
€ 513,01  Nessun limite di reddito
     


Per approfondire

La circolare Inps n.122 del 27/12/2018

La tabella con tutti gl importi

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Invalidità. Innalzati i requisiti per diritto all’assegno sociale

DISABILI.COM https://www.disabili.com/legge-e-fisco/articoli-legge-e-fisco/importi-invalidita-e-limiti-reddito-2019-quanto-spetta-per-pensione-accompagnamento-pensioni-ciechi-e-sordi?fbclid=IwAR0dS0Vl6VWTETJORU4nQR_9qLFBTok-2ihdRvrgD6iXj8SGYa59GlCXcLQ

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILEI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Quei 1738 pass per disabili intestati a cittadini deceduti e svaniti nel nulla. E qualcuno ne approfitta...

21 Febbraio 2019, 07:33am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILEI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Quei 1738 pass per disabili intestati a cittadini deceduti e svaniti nel nulla. E qualcuno ne approfitta...

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA VERONA - Sono 1738 i pass disabili intestati a cittadini veronesi deceduti, mai restituiti. Permessi che sono quindi detenuti in modo illegittimo dai familiari o dai parenti e che spesso li usano illegalmente per parcheggiare gratuitamente e facilmente.

Un numero annunciato oggi dall' Amministrazione comunale scaligera che insieme al Comando della Polizia municipale ha lanciato la campagna di sensibilizzazione «Ritorna il pass», un appello a restituire il pass disabile delle persone decedute all'ente che lo ha rilasciato. «Un numero davvero importante - ha detto Luigi Altamura, comandante dei vigili -, tanto più se raffrontato al totale degli stalli riservati ai disabili presenti in città, che sono 1576».

Da marzo inizieranno i controlli e le verifiche sul posto, ovvero sotto casa di chi, il pass, lo utilizza senza averne diritto. I vigili hanno l'elenco completo degli intestatari di pass disabili deceduti e non restituiti. «L'uso del permesso intestato ad un defunto - ha spiegato l'assessore alla sicurezza, Daniele Polato - è, infatti, solo uno dei casi di utilizzo illecito, quotidianamente accertati dai controlli degli agenti». Per contrastare questo abuso già nel 2018 sono stati controllati 6.016 pass disabili.  IL GAZZETTINO

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GIORNALINO ASSOCIAZIOENE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Basta il contrassegno invalidi per circolare nelle Ztl o serve la comunicazione entro 48 ore?

19 Febbraio 2019, 13:09pm

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GIORNALINO ASSOCIAZIOENE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Basta il contrassegno invalidi per circolare nelle Ztl o serve la comunicazione entro 48 ore?

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Gli automobilisti disabili che circolano nelle ZTL con contrassegno devono comunicare entro 48 ore il loro transito, altrimenti fioccano le multe. Ma la Cassazione è chiara: la violazione non sussiste

Girare in città – soprattutto nei grandi centri urbani – è sempre più difficile, e non solo per le barriere architettoniche: il traffico è sempre tanto, e il parcheggio scarseggia. La situazione è, lo sappiamo bene, ancora più complicata se a muoversi è una persona con disabilità, magari che fatica a deambulare. In questo caso viene in aiuto il contrassegno disabili, che consente di parcheggiare negli spazi riservati (quando non occupati impropriamente!). Ma la domanda è: col contrassegno invalidi posso circolare anche nelle ZTL?

Ci siamo già occupati della questione contrassegno disabili e accesso a zone a traffico limitato, ma ci torniamo, anche a seguito delle richieste numerose di informazioni che ci arrivano dai nostri lettori, spesso multati.

Come detto, la legge italiana prevede che la persona disabile (o chi la accompagna) dotata di contrassegno auto possa circolare e sostare nelle zone a traffico limitato, oltre che nelle aree pedonali urbane, qualora nelle medesime aree sia autorizzato l’accesso anche ad una sola categoria di veicoli di trasporto di pubblica utilità. A stabilirlo è l’art. 11 del DPR. 503/1996. A questo diritto si aggiunge però l’obbligo, per il conducente, di comunicare al Comune nel quale si intende transitare, il numero di targa dell’auto che accederà alla ZTL. Tale comunicazione va fatta entro le 48 ore successive al transito. Si tratta di una prescrizione richiesta dai Comuni.  
Questo obbligo di comunicazione talvolta non è noto agli automobilisti disabili, oppure, talvolta, non è ottemperato per motivi di tempo o altri impedimenti. Risultato? Al conducente disabile arriva la multa. Ma si tratta di una contravvenzione legittima? Secondo la Cassazione no.

Una pronuncia del 2017 (sent. n. 21320/17 del 14.09.2017), infatti, ribadisce come “(per chi sia in possesso del contrassegno, ndr) la circolazione e la sosta sono consentite nelle zone a traffico limitato e nelle aree pedonali urbane qualora è autorizzato l’accesso anche ad una sola categoria di veicoli per l’espletamento dei servizi di trasporto di pubblica utilità” e che la violazione dell’obbligo di comunicazione telefonica del transito entro le 48 ore successive non inficiava la legittimità dell’accesso alla zona dell’utente dotato di contrassegno disabili, ma aveva il solo scopo di evitare la notifica di contravvenzioni ad utenti legittimati all’accesso, agevolando la speditezza dei controlli amministrativi."

In sostanza: stante il diritto di transitare nella ZTL del possessore del contrassegno invalidi quando sia autorizzato l’accesso anche ad una sola categoria di veicoli per l’espletamento dei servizi di trasporto di pubblica utilità, l’obbligo di comunicare il proprio passaggio rimane, ma ha il solo obiettivo di snellire e semplificare i controlli amministrativi, quindi la sua mancanza non inficia il diritto del disabili al transito, e di conseguenza non giustifica la multa.
La Corte ha infatti ha chiarito che, poichè la comunicazione va resa entro le 48 ore DOPO  il transito, non si tratta tanto di un “permesso” (cha andrebbe semmai richiesto PRIMA del passaggio), ma di una comunicazione che serva a snellire le pratiche di verifica di chi ha legittimamente diritto di passare. 

La Corte scrive infatti che: L’obbligo di comunicazione del transito entro le 48 ore successive posto a carico del possessore del contrassegno speciale (…) non può rendere illegittimo l’accesso effettuato da chi ne abbia diritto, ma serve ad evitare di comminare sanzioni a soggetti legittimati all’accesso ex art. 11 d.P.R. n. 503 del 1996. Il fatto che tale obbligo operi ex post (entro le 48 ore successive al transito) deve essere letto in questo senso: se tale prescrizione rispondesse alla finalità di ottenere il miglioramento delle condizioni di circolazione e della sicurezza stradale, come addotto dal ricorrente, avrebbe senso solo se imposto ex ante, in modo da poter permettere all’Ente Comunale l’effettivo controllo degli accessi nella zona a traffico limitato. Laddove tale obbligo sia invece imposto, come nel caso di specie, ex post, sembra chiaro che esso risponda all’esigenza di agevolare la correttezza e la speditezza dei controlli amministrativi, onde evitare la notifica di contravvenzioni ad utenti legittimati all’accesso; tale finalità è stata correttamente individuata nella motivazione della sentenza impugnata, che appare dunque immune dalle censure proposte dal ricorrente nel terzo motivo.

In definitiva: la comunicazione del passaggio entro le 48 ore rimane un obbligo, e va fatta. Tuttavia, coloro i quali dovessero incappare in sanzioni per mancata comunicazione, possono appellarsi a questa pronuncia della Cassazione che ribadisce come il trasito – stanti le altre condizioni -  sia consentito anche senza bisogno di comunicare l’avvenuto passaggio. 

Per approfondire:

Il testo della sentenza n. 21320/17 del 14.09.2017

DPR. 503/1996

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO “Sono il primo sordo laureato con 110 e lode a Pisa. Mi batto perché la lingua dei segni venga riconosciuta”

15 Febbraio 2019, 20:55pm

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO “Sono il primo sordo laureato con 110 e lode a Pisa. Mi batto perché la lingua dei segni venga riconosciuta”

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Quando aveva sei mesi Lorenzo dormiva beatamente nella culla in cucina. “Ci fu un cedimento improvviso di un mobile e tutte le pentole vennero giù. Non mi accorsi di nulla. Fu lì che i miei genitori capirono che avevo qualche problema”. Lorenzo Nizzi Vassalle, 24 anni, è sordo dalla nascita, ha vissuto “un’infanzia difficile” e dopo aver lottato con amici, studenti, professori, medici e infermieri (“in Italia la Lis, la lingua dei segni, non è ancora riconosciuta ufficialmente, quindi per noi sordi è un casino”) si è laureato alla facoltà di Lettere Moderne di Pisa con una tesi sulle difficoltà che i non udenti devono affrontare nella loro vita. Ed è stato il primo studente sordo nell’università toscana a laurearsi col massimo dei voti. “Quando ho visto le mani agitate a mo’ di applauso è stata un’emozione. Ma la battaglia è solo all’inizio”. Il 3 ottobre del 2017 per la prima volta il Senato ha approvato il disegno di legge sul riconoscimento della Lingua dei segni italiana. Poi il testo è passato alla Camera, dove ancora giace. E l’Italia è una delle poche nazioni che non riconosce ufficialmente la Lis come lingua. Purtroppo la “sordità è invisibile – racconta Lorenzo – e del mondo dei sordi c’è stata poca diffusione delle informazioni. Il nostro difetto è che veniamo visti come normodotati, ma se andiamo a scavare a fondo, dobbiamo lottare in continuazione per vivere nella quotidianità”. Un esempio? “Quello che sembra semplice per un udente, per noi diventa una fatica triplicata. Prima di Facebook e WhatsApp eravamo costretti a chiedere aiuto ad amici e parenti anche solo per prenotare un tavolo al ristorante”. Quello che sembra semplice per un udente, per noi diventa una fatica triplicata Lorenzo è stato costretto ad imparare le singole parole in modo meccanico, associandone ognuna a immagini e foto scattate dai genitori. “È stato un lavoro molto lungo, pesante e ripetitivo: non avendo stimoli uditivi spesso dovevo ripetere il processo”. Ed è andata avanti così per circa 14 anni. “A scuola ho sempre lottato per essere al pari dei miei compagni; spesso non ci riuscivo, parlavano di cose sentite e viste la sera prima alla televisione”. Per Lorenzo è stato un calvario seguire le parole del professore e prendere semplicemente appunti. Così, dopo il liceo, solo al secondo anno di università a Pisa l’ufficio servizi di integrazione disabili, lo ha dotato di un computer con un programma per la traduzione simultanea. “Sono stato il primo ad utilizzare questo sistema e a segnalarne così le anomalie: è stato un grande passo in avanti”. Solo uno dei primi, però. L’idea di andare all’estero, ad essere sinceri, è arrivata. “Fino a poco tempo fa non avrei mai pensato di andare via dall’Italia, anche solo per l’Erasmus, perché mi sentivo un po’ impaurito dalla difficoltà di riuscire ad apprendere una nuova lingua”. Con l’italiano è tutto molto più facile: lo scritto è uguale alla pronuncia mente l’inglese è praticamente l’opposto. Da quando Lorenzo ha lasciato Lucca per spostarsi a Milano – dove segue un corso di oreficeria, la sua passione personale, alla Scuola Orafa Ambrosiana – ha considerato anche quest’idea: “Ora vivo da solo, seguo i corsi e mi sento pronto anche a spostarmi”. Fino a poco tempo fa non avrei mai pensato di andare via dall’Italia. Avrei dovuto imparare una nuova lingua, avevo paura Il rapporto con l’Italia per le persone sorde è fatto di tantissime difficoltà. Senza assistenza è difficile, ad esempio, andare a un museo o a una mostra, dove spesso si organizzano gruppi e ci si porta un’interprete per capire meglio, dividendo il prezzo. Per non parlare degli ospedali, dove spesso non è fornito il servizio di interpretariato e tanti sordi non riescono neanche a comunicare con il dottore. Per fortuna esistono delle applicazioni che possono aiutare: “Non essendo riconosciuta la Lis il dottore o gli infermieri non sono tenuti ad apprenderla”. Il momento più bello rimane la seduta di laurea all’Università di Pisa. “Con la mia tesi ‘I sordi, l’audiovisivo e i nuovi media’ ho cercato di diffondere più informazioni possibili del mondo dei sordi, per dimostrare che grazie al supporto delle nuove tecnologie stiamo diventando sempre più autonomi nella società senza più doverci appoggiare per forza ai nostri amici o familiari”. L’obiettivo per il futuro per Lorenzo è continuare su questa strada, coltivare le proprie passioni e avere la consapevolezza che la vita ti riserva sempre delle sorprese. “Di sicuro continuerò la mia battaglia per i diritti delle persone sorde. Spero che venga riconosciuta la Lis che permetterebbe alla persona di sentirsi più integrata nella società e non più isolata. Perché, conclude, “esistiamo anche noi, anche se non siamo ancora riconosciuti”.

IL FATTO QUOTIDIANO 

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Amore e disabilità nel giorno di San Valentino

14 Febbraio 2019, 10:45am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Amore e disabilità nel giorno di San Valentino

INSERITO DA MORENA MOTTA Non si vede bene che col cuore”.

Questa frase del Piccolo Principe a mio avviso è perfetta per comprendere l’amore e in modo particolare quando esiste nella coppia una disabilità.

Se già è difficile, complicato costruire e mantenere saldo un rapporto tra due persone sane, immaginatevi come dev’essere quando insorge una malattia grave o una disabilità.

Sono tantissime le storie che ho ascoltato di coppie sposate che si amavano alla “follia” e, che con l’arrivo di quest’intruso, del cosiddetto terzo incomodo, possiamo definirlo anche così, non hanno retto e sono “scoppiate”.

Già perché mantenere saldo un rapporto non è facile; non è tutto rose e fiori. La disabilità, la malattia ci pone davanti una realtà dura, crudele e occorre una solidità tale, un rispetto, una complicità, una base solida per durare nel tempo.

È difficile per esempio restare saldi quando si è fuori, per la strada e la gente vi guarda in maniera strana solo perché vi siete scambiati un bacio e uno dei due è in carrozzella.

È ancora più faticoso, logorante guardare la persona a cui si vuole bene stare male, giorno dopo giorno peggiorare e non poterla aiutare. Essere lì e arrabbiarsi col mondo intero, senza sapere che cosa fare per alleviare quel dolore, quella sofferenza che neppure si può capire e nonostante tutto, restarle accanto.

Divenire complici nelle piccole cose quotidiane come nell’intimità, che seppur diversa da prima, non deve mancare.

Ricordarsi della persona che si ha davanti, di quale lato del suo carattere ci ha fatto innamorare e di che cosa ci mancherebbe se non ci fosse più.
Solo così non si vedrà la malattia, la disabilità ma si andrà oltre, guardando chi si ha davanti solo con gli occhi del cuore.

In questo modo l’Amore durerà e sarà scritto con la A maiuscola, perché avrà vinto ogni battaglia che la vita ha posto dinanzi a questa coppia.

FONTE ITALIA ACCESSIBILE di Dora Millaci

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Arrivano le vignette per spiegare la lotta al cancro Progetto dell'Istituto Oncologico Veneto-Irccs

13 Febbraio 2019, 12:10pm

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Arrivano le vignette per spiegare la lotta al cancro Progetto dell'Istituto Oncologico Veneto-Irccs

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA L'oncologia e la ricerca sul cancro sono ancora per la maggior parte dei cittadini un universo sconosciuto: cosa sono le cellule tumorali? Come fanno a svilupparsi? Come si fa a studiarle per cercare di combatterle e vincerle? Per rendere comprensibile a tutti come si sviluppano le neoplasie e come è possibile affrontarle, l'Istituto Oncologico Veneto-Irccs ha sviluppato il progetto di divulgazione scientifica "L'oncologia spiegata - La ricerca a vignette" in sei capitoli, basato su vignette e illustrazioni immediatamente comprensibili.

    "La parola tumore fa ancora molta paura", commenta Giuseppe Opocher (Direttore Scientifico dello Iov-Irccs) che ha proposto il progetto presentato in conferenza stampa. "Tuttavia - spiega - la concezione che la maggior parte della società ha della malattia spesso corrisponde a informazioni che sono già state superate e non rappresentano la realtà. La ricerca scientifica infatti continua a compiere importanti passi avanti". Con questo progetto insomma l'Istituto Oncologico Veneto intende dunque spiegare con semplicità i meccanismi che regolano il funzionamento del corpo umano e quindi l'eventuale formazione di un tumore, i traguardi raggiunti dai ricercatori, le scoperte ormai consolidate e i nuovi orientamenti".
    Sviluppato nell'arco di circa dodici mesi da Giuseppe Opocher, al progetto hanno preso parte la consulente scientifica Sofia de Rosso, la giornalista scientifica Elisabetta Mutto Accordi e l'illustratore Marco Gavagnin.
    Il progetto l'Oncologia Spiegata dello Iov nasce per essere diffuso on line sul sito e sui canali social dello Iov e dei partner che hanno aderito all'iniziativa.

ANSA

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