Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
Come ogni anno, gli importi delle pensioni, assegni e indennità erogati agli invalidi civili, ai ciechi civili e ai sordi vengono rivalutati collegandoli agli indicatori dell'inflazione e del costo della vita, compresi i limiti reddituali previsti per alcune provvidenze economiche. Dal 1° gennaio 2020 la percentuale di variazione per il calcolo della perequazione delle pensioni, è determinata in misura pari a +0,4, salvo conguaglio da effettuarsi in sede di perequazione per l'anno successivo.
Di seguito la tabella riporante gli importi in euro, comparati con quelli del 2019 (definitivi, cioè confermati per effetto del decreto 15 novembre 2019, emanato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, con il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali).
Opera (Milano), 14 dicembre 2019 - A maggio durante una lezione di volo sul lago di Garda il suo aereo era precipitato. Ma Paolo Pocobelli, 49 anni, pilota paraplegico, non solo si era salvato, ma era riuscito ad aiutare e a tirare fuori dall’acqua anche il suo allievo. Un carattere forte, determinato. Non c’è bisogno di stringergli la mano per capirlo, basta ascoltarlo parlare. Nato a Milano e residente a Opera, è il primo pilota paraplegico in possesso di tutte le licenze di volo (privata, commerciale e di linea). È anche un abile e attento istruttore che, per permettere ai diversamente abili di guidare ultraleggeri o aerei di aviazione generale con modifiche strutturali, ha fondato l’associazione “Ali per tutti” e trasformato la scuola di volo di Boscomantico, in provincia di Verona, nella prima che rilascia brevetti ai piloti disabili. È proprio durante una lezione di volo sul lago di Garda, lo scorso maggio, che Paolo viene messo ancora una volta alla prova. L’aereo precipita e il 48enne non solo si salva, ma aiuta a uscire dall’acqua anche il suo allievo. Un gesto che l’ha trasformato in un eroe. "Era venerdì 17, non lo dimenticherò mai. Ed è anche il motivo per cui il numero 17 credo mi porti fortuna - spiega Paolo con un po’ di ironia -. A bordo di un ultraleggero sorvolavamo il lago di Garda. Eravamo vicini alla meta, quando il motore ci ha abbandonato. Impossibile arrivare in pista: abbiamo tentato un ammaraggio. Ho preso i comandi, ho tolto il carrello che avevamo già sganciato per atterrare e riconfigurando l’aereo siamo atterrati di pancia nell’Adige. Tutto è durato pochi secondi, ma è sembrata una vita". Nonostante le fratture, Paolo è già in salvo quando si accorge che il suo allievo non è riuscito a uscire dal velivolo che, nel frattempo, imbarcava acqua. Così è tornato indietro.
«L’esperienza da sub mi ha aiutato - racconta -, lui aveva il piede incastrato nella cintura: dopo averlo liberato, siamo risaliti". Paolo Pocobelli nel 1994, ufficiale dell’esercito in congedo, si è lanciato con il paracadute. Un volo andato male che lo ha costretto sulla sedia a rotelle. Ma non ha mai rinunciato al sogno che fin da bambino lo ha accompagnato: fare il pilota. Dopo qualche anno in banca, ha lasciato tutto per inseguire l’obiettivo. È andato in Egitto: qui grazie al suo brevetto da sub è diventato operatore cinefotografico. Poi nel 2005 vola negli Stati Uniti, dove segue corsi, si allena, studia e acquisisce tutte le licenze di volo possibili, che una volta tornato in Italia omologherà alle norme europee. Dopo questo percorso apre la scuola di volo per disabili, dimostrando come la volontà e il desiderio, corroborati da affetti sinceri, siano in grado di superare ogni barriera. Anche quelle che sembrano insormontabili.
La relazione fra obesità e diabete di tipo 2 è molto stretta e non si dovrebbe gestire quest’ultimo senza intervenire sull’eccesso di peso eventualmente presente. La Società Americana del Diabete (American Diabetes Association: ADA) ha formulato una serie di raccomandazioni in merito in una sezione dedicata dell’edizione 2019 delle Linee Guida.
Dopo un’introduzione in cui si ricordano i benefici che la riduzione del peso può determinare nelle persone con diabete di tipo 2 e sovrappeso o obesità, le Linee Guida propongono le seguenti raccomandazioni:
In ciascun soggetto con diabete di tipo 2, nel corso della vista dovrebbe essere calcolato l’Indice di Massa Corporea, registrandolo nella cartella clinica.
Dieta, attività fisica e modificazioni del comportamento mirate a ridurre e a mantenere una riduzione di peso superiore al 5% dovrebbero essere prescritte nelle persone con diabete di tipo 2 che siano obese o sovrappeso e siano pronte a ottenere un calo ponderale.
Tali interventi dovrebbero svilupparsi mediante incontri con cadenza frequente (≥16 sessioni in 6 mesi) e dovrebbero essere focalizzati su dieta, attività fisica e modificazioni del comportamento, mirate a ottenere una riduzione dell’introito giornaliero di calorie di 500-750 kcal, rispetto all’alimentazione abituale.
Le diete dovrebbero essere individualizzate e quelle che determinano la stessa riduzione dell’introito di calorie, pur con differenti contenuti di proteine, carboidrati e grassi, sono ugualmente efficaci nell’ottenere la riduzione di peso. (nota del redattore: d’altra parte il bilanciamento fra proteine, carboidrati e grassi deve tener conto delle caratteristiche del singolo individuo, per evitare alterazioni del metabolismo e danni a carico di organi e di tessuti).
Ai soggetti che raggiungono gli obiettivi di riduzione del peso a breve termine, si dovrebbero proporre programmi di mantenimento del peso a lungo termine, per periodi ≥1 anno. Tali programmi dovrebbero prevedere almeno un contatto al mese fra operatore sanitario e malato e dovrebbero incoraggiare la verifica regolare del peso, almeno una volta alla settimana, e/o altre strategie di auto-monitoraggio, come la registrazione dei cibi assunti e dei passi fatti; dovrebbero prevedere anche la continuazione di una dieta a ridotto introito di calorie e lo svolgimento di un’attività fisica per almeno 200-300 minuti alla settimana.
Per ottenere un calo ponderale superiore al 5% a breve termine, cioè in 3 mesi, si potrebbero prescrivere diete a introito calorico giornaliero molto basso (≤800 kcal/giorno) e la totale sostituzione dei pasti con prodotti specifici, ma solo in soggetti attentamente selezionati da medici altamente specializzati, che li seguano in ambiti clinici che permettano controlli particolarmente accurati. Per mantenere la perdita di peso raggiunta, tali programmi dovrebbero prevedere un supporto specifico.
Questa sezione dedicata delle Linee Guida include anche raccomandazioni sulle terapie con farmaci indicati nel diabete e nel calo ponderale. Gran parte delle indicazioni fornite a questo proposito non sono applicabili in Italia. Una raccomandazione generale che può essere senz’altro recepita è che qualsiasi farmaco venga assunto per favorire il calo di peso, deve comunque essere associato a tutti gli altri interventi, dalla dieta, all’attività fisica e agli approcci comportamentali, indicati per il trattamento dell’eccesso di peso. Un’altra serie di raccomandazioni riguarda gli interventi chirurgici per ridurre il peso e migliorare la glicemia. Anche queste indicazioni sono specifiche per gli Stati Uniti.
Il calo ponderale può essere determinante sia nel prevenire il diabete di tipo 2, che nel trattarlo e nel ridurre il rischio delle sue complicanze. D’altra parte, la riduzione stabile del peso è un obiettivo difficile da raggiungere e ottenibile solo con un’estrema personalizzazione dell’approccio. Questa deve tenere conto delle abitudini alimentari e di vita dei singoli Paesi.
Il fumo è causa o fattore predisponente di diversi tipi di cancro, da quello del polmone a quelli della testa e del collo. Le sigarette elettroniche continuano a essere proposte da alcuni come strumenti utili per smettere di fumare, ma i dati circa questo potenziale effetto positivo sono contraddittori, mentre si raccolgono riscontri che ne suggeriscono effetti negativi. Di sicuro la diffusione di questi dispositivi è andata progressivamente aumentando e, secondo alcune fonti, nel 2018 li usavano oltre 40 milioni di persone, rispetto ai 7 milioni circa del 2011. Le ragioni di questo grande aumento vanno dalla percezione che esse siano meno pericolose delle sigarette tradizionali, al loro ipotetico effetto di facilitazione della disassuefazione dal fumo. Le sigarette elettroniche non sono tutte uguali. Alcune di esse sono prodotte da aziende multinazionali del tabacco, altre da piccoli produttori. Il primo Paese nel quale sono state introdotte è stata la Cina nel 2003 e oggi sono disponibili quasi ovunque. Da un dispositivo all’altro cambia anche la quantità di nicotina che viene rilasciata ad ogni boccata e, con il progredire delle generazioni dei dispositivi prodotti, si è osservato un aumento della quantità di nicotina liberata. Quelli di prima generazione arrivavano a liberare circa 11 ng/ml di questo composto in 35 minuti e quelli di seconda generazione rilasciano quasi 20 ng/ml in 35 minuti, mentre una sigaretta tradizionale libera circa 20 ng/ml in 5 minuti. Se da una parte, quindi, c’è una riduzione, in termini assoluti, delle quantità di nicotina assunte dall’organismo, passando dalle sigarette tradizionali a quelle elettroniche, dall’altra, usando le sigarette elettroniche, si rischia di assumere quantità importanti di nicotina e che la nicotina crea la dipendenza dal fumo. In Gran Bretagna è stato valutato l’effetto delle sigarette elettroniche sulla disassuefazione, che ha evidenziato vantaggi rispetto all’utilizzo di altri metodi o alla disassuefazione senza ausili. Altre valutazioni hanno osservato che, per ogni aumento dell’1% dell’uso delle sigarette elettroniche, c’è un incremento dell’abbandono del fumo dello 0.05%. Tali dati indicherebbero un impatto molto limitato dell’impiego di questi dispositivi sulla disassuefazione. Nella sessione del Congresso dell’AIOM dedicata a questo argomento sono stati riportati anche dati molto allarmanti sull’evoluzione dell’impiego di questi dispositivi. Alcuni tipi di sigarette elettroniche sarebbero diventati, invece ce uno strumento per la disassuefazione, la causa dell’acquisizione dell’abitudine al fumo da parte di bambini e di adolescenti. Infatti, la proposta di sigarette elettroniche che rilasciano vapori con aromi graditi ai più giovani, avvicinerebbe al fumo soggetti che non hanno mai fumato in precedenza le sigarette tradizionali, ma che passerebbero in seguito a queste ultime. È stato presentato anche un progetto sviluppato dal Ministero della Salute insieme all’Istituto Superiore di Sanità, all’Università di Bari e ad alcuni Enti regionali. Il progetto ha avuto l’obiettivo di analizzare i componenti di molti dei liquidi usati nelle sigarette elettroniche. I risultati hanno indicato che il contenuto di nicotina quasi sempre non corrisponde a quello riportato nell’etichetta e che vi si ritrovano sostanze contaminanti potenzialmente tossiche, che vanno dall’acetaldeide ai metalli pesanti.
I dati e le informazioni presentati nella sessione del Congresso dell’AIOM dedicata alle sigarette elettroniche sono tutt’altro che tranquillizzanti. L’effetto positivo di questi dispositivi sulla disassuefazione dal fumo non è stato confermato in tutte le ricerche e si formulano ipotesi circa la tossicità di alcune sostanze che essi rilasciano. Se a queste informazioni si aggiungono i recenti riscontri, raccolti negli Stati Uniti, su decessi e gravi danni alla salute associati all’uso di sigarette elettroniche, si può ipotizzare che, prima o poi, si impongano limitazioni al loro impiego.
INSERITO DA MORENA MOTTA BOLOGNA. Domenica 15 dicembre alle 20.30 al Teatro Arena del Sole in via Indipendenza 44 l’assessore alle Politiche per il Terzo Settore Marco Lombardo lancerà la candidatura di Bologna al Premio europeo delle Città Accessibili in un evento pubblico. Un incontro per valutare come cultura, arte, teatro e tecnologie riabilitative possano aiutare a rimuovere gli ostacoli per garantire l’uguaglianza sostanziale e la partecipazione effettiva delle persone con disabilita`, nonché a promuovere la cultura dell’accessibilità degli spazi urbani attraverso il superamento delle barriere architettoniche e delle barriere interiori rappresentate dai nostri pregiudizi, perché le persone disabili siano non “normali”, ma semplicemente se stesse. Fra i tanti ospiti che interverranno, il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Alessandro Bergonzoni, gli autori Jacopo Melio – che interverrà con un videomessaggio – e Giacomo Mazzariol, autore del libro “Mio fratello rincorre i dinosauri” da cui è stato tratto l’omonimo film. Con loro personalità del mondo imprenditoriale come Alberto Balestrazzi CEO di Auticon, società di Information Tecnology che ha di recente aperto una sede in Italia i cui dipendente sono solo persone autistiche e del mondo dello spettacolo come l’attrice Diana Manea e il regista teatrale Nanni Garella o gli attori con disabilità della compagnia Teatro di Camelot che metteranno in scena un estratto del Mistero Buffo di Fo. L’esperto di statistica Gianluigi Bovini, il disability manager del Comune di Bologna Egidio Sosio e il direttore della Fondazione per l’Innovazione Urbana Giovanni Ginocchini, discuteranno di numeri, di PIUBo (Piano di Inclusione Universale Bologna) e del percorso della candidatura. La candidatura passerà attraverso un percorso partecipativo a cui saranno invitati tutti gli attori coinvolti a vario titolo sul tema dell’accessibilità, non solo barriere architettoniche, ma anche, per esempio, autonomia lavorativa e fruizione di cultura. Il percorso sarà operativamente guidato dalla Fondazione per l’Innovazione Urbana e porterà, per ogni declinazione del tema accessibilità, alla mappatura degli interventi esistenti e alla co-progettazione di interventi futuri. Gli spazi sono accessibili. Per garantire il maggior comfort possibile, si chiede di indicare nella prenotazione esigenze specifiche di accessibilità. In particolare si chiede a chi utilizza la sedia a rotelle di segnalare se si preferisce occupare un posto ordinario di platea o se si utilizza la propria sedia a rotelle. È previsto il servizio di interpretariato LIS e il servizio di sottotitolazione in diretta fornita dal Coordinamento Fiadda Emilia Romagna nell’ambito del Progetto Regionale Abbattere le barriere della comunicazione. Ingresso libero e gratuito con prenotazione obbligatoria compilando questo modulo.
INSERITO DA MORENA MOTTA FORMIA. E' stato redatto il primo piano sperimentale di eliminazione delle barriere architettoniche a Formia. Il progetto pilota, che nel tempo dovrà essere esteso all'intero territorio comunale, con validità pluriennale, è stato illustrato in una pubblica assemblea organizzata nella sala Ribaud dall'amministrazione comunale, con la partecipazione di associazioni, Consulta comunale sulla disabilità, forze politiche e privati cittadini, che si inserisce, come sottolineato dalla presidente della commissione Servizi sociali Rossana Berna, «nel percorso partecipativo già avviato dall'amministrazione con la Consulta della Disabilità». L'assessore all'Urbanistica Paolo Mazza ha spiegato come l'amministrazione si sia attivata, con il contributo della legge Fraccaro, nella redazione di uno strumento destinato a lasciare «una prima impronta sulla quale l'attuale amministrazione e quelle che verranno potranno procedere ulteriormente per eliminare gli ostacoli che si frappongono ad una città che deve essere di tutti, inclusiva, accogliente e confortevole». I tecnici incaricati della progettazione hanno quindi illustrato gli interventi ricompresi nel più ampio perimetro individuato dal Peba e che interessano, in particolare, il tratto di collegamento tra la stazione ferroviaria e il porto. Sono state individuate le criticità nel perimetro del Piano e le proposte con cui se ne è ipotizzato il superamento, in particolare lungo gli spazi urbani di via Orazio, via XX Settembre, via delle Terme Romane e nel tratto di collegamento dalla Villa comunale alla linea di costa. Sono stati invitati cittadini e associazioni a far pervenire ulteriori suggerimenti, oltre a quelli già raccolti (strisce pedonali sensoriali, sostituzione progressiva dei semafori con altri analoghi a sensibilità sonora, presenza di giochi inclusivi per bambini nei parchi), da inserire poi nelle altre parti della città. Sono state pure spiegate dal sindaco Paola Villa e dall'assessore alla Cultura Carmina Trillino le iniziative per l'abbattimento di barriere architettoniche specie in materia di edilizia scolastica con i finanziamenti erogati per l'istituto comprensivo Vitruvio Pollione, la De Amicis e il nuovo asilo comunale. Infine, l'assessore ai Lavori Pubblici Pasquale Forte ha informato sulle ultime richieste di finanziamento, da conseguire con un mutuo di 400 mila euro per l'abbattimento delle barriere architettoniche. IL MESSAGGERO
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Donato Grande (Italia in Comune): «La civiltà di un paese si misura dalla cura che ha verso coloro che necessitano di maggiori attenzioni» TRANI. Si dice che la civiltà di un paese si misura dall'attenzione che ha verso coloro che necessitano di maggiori attenzioni. Ed è da questa frase che abbiamo voluto partire in quanto riteniamo esprima un concetto vero e pieno di umanità, ovvero siamo partiti dalle scuole il luogo di crescita intellettuale e fisica di tutti l'individui, luogo di democrazia per tutti, istituzione che dovrebbe garantire uguaglianza e pari opportunità a tutti. Abbiamo realizzato un tour in tutte le scuole di competenza comunale di Trani, nello specifico ben 18 scuole, dove abbiamo constatato la situazione strutturale degli edifici con un occhio attento alla piena accessibilità dei luoghi, un argomento che seppur disciplinato da una norma la L. 104/92 che orsono ha 27 anni, nel concreto presenta molteplici criticità, soprattutto se la intendiamo a 360° quindi per tutte le diverse abilità, soprattutto per le più gravi. Tutte le scuole tranne un solo edificio presentano un'accessibilità primaria di ingresso, alcune con ingressi laterali non segnalati e non pienamente fruibili se la persona con disabilità è sola. Tre sono stati gli elementi di massima criticità che abbiamo potuto constatare in termini di abbattimento di barriere architettoniche, la prima la più grave, nessun istituto scolastico ha delle uscite di emergenze ai piani superiori che sono predisposte per l'uscita di una persona in carrozzina, molte anche a piano a terra presentano una molteplicità di gradini o un solo gradino. Il secondo elemento di criticità constatato è l'impossibilità di raggiungere i piani superiori attraverso un ascensore o monta scale, solo alcune scuole sono dotate di questi strumenti, molte cercano di far fronte cercando di spostare tutti i laboratori (informatici, linguistici, musicali ecc.) al piano terra, con l'inserimento della classe dell'alunno con disabilità all'ultimo piano inferiore. Terzo elemento di criticità sono i bagni accessibili per persone con disabilità, numerose scuole presentano un solo bagno accessibile a piano terra, soltanto alcune hanno un bagno anche al piano superiore (se raggiungibile), alcune ne sono completamente sprovviste. Un solo edificio scolastico abbiamo riscontrato l'inaccessibilità della palestra. Nessuna scuola di competenza comunale presenta un'accessibilità per i non vedenti, infatti, abbiamo riscontrato che nessuna scuola è dotata di percorso tattile (braille). L'accessibilità degli edifici scolastici come tutti i luoghi pubblici deve essere obbligatoria non solo per i bambini che possono presentare delle disabilità ma anche per tutti gli adulti con diversa abilità che per qualsiasi motivo si trovano a dover accedere all'istituto, anche per questioni lavorative. Questo percorso l'abbiamo realizzato perché la prima cosa che faremo sarà quella di ridonare soprattutto alle persone con disabili la dignità di poter concretamente usufruire della parità di diritti, anche perché ci siamo resi conto che in molti casi con pochi soldi, molta sensibilità e un po' di impegno si possono risolvere problemi che per un diversamente abile sono montagne insormontabili nella vita di tutti i giorni e che peggiorano sensibilmente la sua qualità di vita. Ribadiamo il concetto iniziale: la civiltà di un paese si misura dall'attenzione che ha verso coloro che necessitano di maggiori attenzioni, noi di Trani - Italia in Comune attraverso la persona del dott. Donato Grande dalla nascita non deambulante e che si muove in carrozzina elettrica, promotore di diverse battaglie per i più "deboli", lavoreremo instancabilmente affinché tutta la città e i servizi messi a disposizione siano usufruibili a tutti, attraverso strumenti che metteranno in diretto contatto il cittadino con anzianità- disabilità temporanea o permanente con l'ufficio adibito all'ascolto e al lavoro concreto e senza sosta, per risolvere i veri problemi che riteniamo siano quelli che in primis vanno risolti pienamente e non mediante delle continue pezze come da 30 anni ormai accade. Dobbiamo prendere consapevolezza che la disabilità è un tema che interessa tutti, infatti, con l'aumento della speranza di vita e quindi dell'invecchiamento tutti saremo oggetto di disabilità di vario tipo: motorio, intellettivo e sensoriale, tutti, giovani e anziani hanno diritto a vivere con dignità i loro anni, la dignità non si acquisisce soltanto con il mero assistenzialismo ma soprattutto coinvolgendo l'individuo in tutti i comparti della società, definendo prima l'individuo e poi la sua disabilità, trovando il modo congeniale (come accade nel nord Europa) attribuendoli ciò che necessità per farlo diventare una risorsa per tutti, producendo reddito per se e per gli altri, e non un costo, tutto questo mediante il lavoro, strumento di affermazione della personalità nella società e strumento di crescita culturale del Paese. Gli strumenti giuridici ci sono bisogna soltanto attuarli con fermezza! Dott. Donato Grande, Delegato per Italia in Comune per i diritti umani e delle libertà fondamentali delle persona non autosufficienti o con disabilità.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA MILANO. Fiera di Milano, presso il Polo di Rho: non mi consentono di entrare con il mio veicolo vicino ai padiglioni, pur esistendo lì parcheggi riservati ai disabili. Un tempo si poteva fare e sino a un anno fa mi era stato prospettato fosse possibile. Accetto il divieto con disappunto. “Disabili” non è un termine per individui standard. Siamo persone con esigenze diverse e per ognuna dovrebbe essere rispettato il pieno diritto all’accessibilità e alla mobilità. Ma apprestatevi a ridere.
Volevo andare all’Artigiano in Fiera, bella manifestazione natalizia presso la Fiera Milano Rho, dove, quando era a Milano, potevo entrare con il mio furgone attrezzato vicino ai padiglioni, spostandomi da un padiglione all’altro con accurata prudenza e legittima tranquillità. Al mio arrivo, in corrispondenza degli attraversamenti pedonali interni, il flusso delle persone che passavano da un padiglione all’altro veniva sospeso dagli operatori in loco e quando il flusso stesso era cospicuo, per passare mi facevano aspettare che si diradasse. Per diversi anni ho fruito di questa possibilità anche presso la Fiera di Rho. Oggi la Fiera non mi eroga più questo servizio. Mi scrivono: «Il quartiere inoltre è interessato da chiusure viabilistiche previste a tutela dei flussi pedonali e da aree di cantiere per cui la sosta degli automezzi visitatori disabili è consentita esclusivamente a lato del padiglione 9, come da volantino allegato». È curioso che i flussi pedonali ora debbano essere protetti e un tempo no. Saranno cambiate le disposizioni. Bizzarrie legislative. Acrobazie esecutive.
Poco più di un anno prima mi avevano garantito: «Per accedere al quartiere fieristico Fieramilano-Rho è sufficiente che ci trasmetta richiesta via mail a questo stesso indirizzo qualche giorno prima rispetto alla sua visita e sarà nostra cura farle trovare un pass personale e un pass automezzo in ingresso a Porta Sud valido per il giorno/i giorni di suo interesse». Questo su mia precisa richiesta di avvicinarmi ai padiglioni in quanto persona con disabilità grave dalle esigenze particolari. Cambiano molte cose in un anno. Ora la cinquantina è prossima. Il tempo, a volte, cancella i propositi. Alla mia persistenza nell’esercizio del diritto alla mobilità e all’accessibilità, sanciti dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, mi si risponde che «in occasione di Artigiano in Fiera la viabilità prossima ai padiglioni interessati dalla manifestazione è interamente interessata dalla presenza dei mezzi espositori per cui non possiamo consentire la presenza dei mezzi visitatori a garanzia della vostra incolumità». E invitandomi a parcheggiare nell’apposito spazio all’interno della Fiera, riservato alle persone con disabilità, per me inappropriato, perché distante dai padiglioni rispetto alle mie capacità di deambulazione in carrozzina, mi suggeriscono che: «Per agevolare la mobilità è disponibile il noleggio di mobility scooter e carrozzine manuali come da brochure allegata». Non comprendo come qualcuno possa pensare che parcheggiando distante da un luogo io, cui ho spiegato che mi muovo in carrozzina, possa essere facilitato ad avvicinarmici utilizzando uno scooter. Ma la creatività umana ha una portata smisurata, persino superiore alla sua stupidità…
Quando parlo della mia mobilità, mi riferisco al mio ausilio furgone, di cui mi dev’essere consentito il pieno uso. Un concetto probabilmente complesso da afferrare. E neppure la questione della «vostra incolumità» mi quadra: quale rischio corre una persona che si muove in carrozzina avvicinandosi ai padiglioni? Semmai corro più rischio restandone lontano e facendo più strada per raggiungerli. Faccio notare che io correrei lo stesso rischio degli espositori con disabilità, per i quali esistono stalli riservati. Se parcheggiano e circolano gli espositori con disabilità, quali maggiori rischi corro io? La risposta è sconfortante: «I padiglioni sono dotati di posti auto disabili come previsto dalla normativa in vigore e sono destinati agli espositori disabili. Proprio perché attenti alla disabilità e conoscendo l’affollamento estremo delle aree logistiche in prossimità dei padiglioni (tanto che molti degli espositori stessi sono invitati a sostare lontano dai padiglioni), non possiamo fare eccezioni: rischierebbe di non trovare un posto dove sostare e di non avere spazi adeguati per la discesa e la salita del disabile».
Intelletto, aiutami: la Fiera sa che i propri clienti con disabilità non hanno sufficienti posti presso i padiglioni e non realizza altri parcheggi riservati? Rispetta le disposizioni di legge, nulla da dire, ma se non offre posti riservati a sufficienza per gli espositori, evinco non vada incontro alle esigenze delle persone con disabilità. Così porge il fianco a chi pensa che non sia in grado di quantificare l’affluenza degli espositori con disabilità tanto da offrire sufficienti parcheggi. Non una bella figura. Glielo faccio presente, come faccio presente che non ha senso propormi di usare uno scooter. E non ricevo risposta. Mi fanno anche presente questo: «Ricordiamo inoltre che per le manifestazioni che prevedono un biglietto di ingresso, le norme SIAE impongono che chi si trova all’interno di Fiera sia dotato di un titolo di accesso: il visitatore che dovesse accedere direttamente all’interno del quartiere fieristico ne sarebbe privo e questo ci esporrebbe a sanzioni». E chi dice che avvicinandomi ai padiglioni entrerei senza essermi precedentemente accreditato? Tutto suona come una continua rincorsa a trovare un alibi buono per impedirmi di avvicinarmi ai padiglioni. Non sarà così. Sicuramente non è così. Ma questo è l’effetto che fa.
E arriviamo alle conclusioni: «Siamo spiacenti, probabilmente ci sono state delle incomprensioni nelle procedure». Probabilmente ci sono state incomprensioni, sicuramente ho assistito a una dimostrazione di notevole incapacità della Fiera di Milano di andare incontro al cliente (con disabilità), esponendo considerazioni assurde per un divieto che ha senso solo di fronte alla legge. A queste condizioni non posso considerare Fiera Milano Rho accessibile. Spero che in futuro concedano a chi ne ha bisogno le giuste deroghe. Intanto passerò per un “odiatore”, mentre io volevo solo andare a una Fiera!
Il presente testo è già apparsp in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it» (con il titolo “L’Artigiano in fiera, l’accessibilità è un’altra cosa”). Viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione. di Antonio Giuseppe Malafarina*
inserito da Michele Pappacoda CASTENUOVO MONTI. Lunedì, 16 dicembre, alle ore 20.30 in Municipio a Castelnovo compie un nuovo passo avanti il progetto “Non sono perfetto ma sono accogliente”. Nel corso di una serata pubblica di presentazione del lavoro svolto, saranno infatti consegnati i primi “kit” ai commercianti: una serie di ausili e indicazioni per rendere accessibili anche alle persone con disabilità negozi ed esercizi pubblici. Verrà inoltre presentato l’intervento per l’abbattimento di diverse barriere architettoniche lungo la centrale via Roma, via Prampolini, le Piazze Peretti e Martiri della Libertà, per un importo di circa 260.000 euro con un contributo regionale di 143.000 euro attraverso la Legge 41. La serata vedrà la partecipazione del Sindaco Enrico Bini, l’Assessore al Commercio e al Turismo Chiara Borghi, la classe IV Geometri dell’Istituto Cattaneo-Dall’Aglio, la Dirigente scolastica Paola Bacci, rappresentanti di EmilBanca, Leris Fantini del Centro Regionale di Informazione sul Benessere Ambientale (Criba).
Si tratta di tutti i soggetti che da tempo collaborano a questa grande azione per l’inclusione e il superamento delle barriere, anche attraverso il coinvolgimento degli operatori commerciali e gli esercizi del paese, per dimostrare una maggiore attenzione verso chi vive disabilità e difficoltà motorie o sensoriali, tenendo anche conto delle forti potenzialità turistiche e commerciali del territorio. Il progetto comprende una serie di azioni coordinate che riguardano sia la città pubblica che le attività private, con l’obiettivo di rendere Castelnovo più accogliente per tutti, limitando o eliminando ove possibile le barriere architettoniche, ma anche quelle culturali. Nel corso degli anni 2014 e 2015 il Comune si era fatto sostenitore del progetto “Adotta una barriera e abbattila” ideato da Valeria Ferretti, poi negli anni seguenti attraverso i progetti di urbanistica partecipata Mappe di Comunità e Forum Civico, svolti dal Comune a partire dal 2016, è stata colta la forte attenzione dei cittadini rispetto all’accessibilità e fruibilità per tutti degli spazi urbani. Nel Documento Programmatico della Giunta sulla Rigenerazione Urbana approvato nel dicembre 2017 sono state inserite una serie di azioni dirette a migliorare l’inclusività, quali l’elaborazione del Piano per l’accessibilità urbana del capoluogo (PAU).
L’adesione al progetto “Non sono perfetto ma sono accogliente” è stata proposta agli operatori commerciali del centro, ai quali è stata offerta una gamma di azioni per migliorare l’accessibilità, tra servizi e ausili fisici: dalle consulenze gratuite da parte di un tecnico esperto sulle criticità di accesso e sulle barriere architettoniche (con la collaborazione del CRIBA e degli studenti dell’Istituto Cattaneo – Dall’Aglio), alla la fornitura del kit “negozio accogliente”, che prevede una pedana telescopica mobile e leggera, un campanello dedicato o altre soluzioni e attrezzature per favorire l’accessibilità (i primi saranno distribuiti simbolicamente lunedì). Sarà inoltre fornita la vetrofania “Non sono perfetto, ma sono accogliente” che rende l’attività subito identificabile come parte del progetto, anche attraverso pubblicità ed evidenza dell’esercizio commerciale sul portale Web “Castelnovo C’entro” e sull’applicazione smartphone. Piccoli accorgimenti che possono diventare grandi segnali di attenzione, con il Comune e i Commercianti impegnati a migliorare insieme.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA FORMIA. L’assessore all’Urbanistica, lo ha promesso: “Eliminiamo le barriere architettoniche”. Una lotta che parte da lontano, come emerge da una nota dell’amministrazione risalente al mese di agosto. “Rispettando quanto l’Amministrazione si era prefissata con la Delibera di Giunta Comunale n. 243 del 19 agosto 2019 – si legge nella nota – è con grande soddisfazione che l’assessore all’Urbanistica, l’ingegnere Paolo Mazza, ha messo in programma un incontro pubblico per martedì 10 dicembre alle ore 18.00 presso la Sala Ribaud dove verrà presentato il primo Piano di Eliminazione delle Barriere architettoniche più facilmente individuato con l’acronimo P.E.B.A., redatto su una porzione di territorio (una sorta di progetto pilota) su cui programmare e prendere atto di interventi mirati e circoscritti – e pertanto maggiormente idonei a conseguire in concreto i singoli obiettivi – che progressivamente, andranno a comporre il P.E.B.A. da estendere, nel tempo, all’intero territorio comunale. All’incontro parteciperanno i tecnici incaricati di redigere il Piano allo scopo di illustrarne i contenuti e raccogliere relativi contributi, in primis da parte dei componenti della Consulta comunale permanente per le politiche a favore delle persone disabili, oltre che aperto al contributo di tutti coloro che vorranno partecipare e portare il proprio apporto sia fattivo che semplicemente informativo, dalle forze politiche, alle associazioni, ai privati cittadini. Obiettivo comune e, specificatamente del promosso dibattito pubblico, è l’adozione finalmente di un atto pianificatorio del territorio per le politiche a favore della disabilità, che si concretizzerà attraverso un percorso partecipativo dal basso, che il Comune di Formia finalmente rende attuabile come atto dovuto, più per dovere civile che normativo, considerando che l’obbligo normativo di redazione dei PEBA è un obbligo che risale a circa trenta anni fa e pochi comuni sono stati conseguenti; il Comune di Formia – concludono dagli uffici dell’Ente – ora sarà fra questi pochi virtuosi comuni della Regione.”