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Sez. Disabilità news GIORNATA DELLA MEMORIA E L'OLOCAUSTO DIMENTICATO DEI DISABILI

27 Gennaio 2015, 15:42pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Sez. Disabilità news GIORNATA DELLA MEMORIA E L'OLOCAUSTO DIMENTICATO DEI DISABILI

INSERITO DA MORENA MOTTA Oggi si celebra la Giornata della Memoria, con la quale si ricordano tutte le vittime degli orrori del regime nazista

Il 27 gennaio, da una decina di anni, è stata dichiarata dalla comunità internazionale, Giornata della Memoria, con la quale si commemorano le vittime del nazismo e del fascismo, di quell'olocausto che rappresenta la peggiore macchia che la nostra storia recente ricordi. Ricordare, dunque, è un imperativo su cui non possiamo e non vogliamo trascendere, per far sì che la memoria di queste atrocità guidi la storia come un lume di ragione. La data (il 27 gennaio 1945) è quella dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, che fecero scoprire al mondo intero tutto l'orrore di questa follia. Nell'occasione, oggi si ricordano le vittime ebree della Shoah, delle leggi razziali, ma anche la persecuzione di tutti quei cittadini contro cui la cieca logica nazista si scagliò. Tra questi, spesso in secondo piano nella nostra memoria storica è lo sterminio delle persone disabili, di Rom e Sinti, dei dissidenti politici e omosessuali. Furono proprio i cittadini con disabilità , "non persone" la cui "vita non meritava di essere vissuta", tra i primi ad essere utilizzati per l'applicazione di tecniche di annientamento ed eliminazione con cui il regime nazista avrebbe poi perpetrato la sua opera di "pulizia" dei diversi. E' agli albori del regime nazista che Hitler fece approvare la "Legge sulla prevenzione della nascita di persone affette da malattie ereditarie" con cui si procedeva a sterilizzare forzatamente chi fosse ritenuto portatore di malattie ereditarie. Malati mentali, epilettici, ciechi, sordi, persone con deformità fisiche furono quindi oggetto di una sterilizzazione forzata che riguardò oltre 300.000 persone. Campagna che proseguì poi con l'internamento e la deportazione di persone con disabilità , che culminò con l'uccisione sistematica dei bambini disabili, nonché col progetto tristemente noto col nome di Aktion T4, l'eutanasia di massa degli adulti disabili, che durante il terzo Reich provocò la morte di circa 70.000 cittadini tedeschi, per poi allargarsi anche alle persone disabili di altri paesi. Teorie eugenetiche e difesa della razza erano i ciechi lumi che guidarono un sistematico piano di follia, volto a "depurare la razza" e perpetrare un sistema in cui le imperfezioni non avrebbero potuto e dovuto trovare spazio. Gli orrori della Shoah sono quanto di più indegno, incomprensibile e inaccettabile possa aver prodotto l'uomo nella nostra storia recente. E se dimenticare è lo sbaglio maggiore che la nostra società potrebbe fare, tenere alta la guardia è al contempo una necessità . Quanto mai sagge le parole del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che sulla Shoah, tra l'altro, disse: "conta sapere e ricordare non solo cosa accadde, ma come ci si arrivò". Ecco perché è importante condannare in ogni modo il germe da cui questo orrore ebbe inizio: l'intolleranza e la discriminazione. E' quindi dovere morale non solo vigilare affinchè la discriminazione sia condannata in ogni modo e forma, ma anche e soprattutto perché sia bloccata sul nascere e non trovi terreno fertile su cui svilupparsi. In questi giorni si svolgeranno, nelle diverse città d'Italia, iniziative commemorative di questo giorno. Segnaliamo, ad esempio, la mostra "Perchè non accada mai più: Ricordiamo", presso il centro Memo di Modena, organizzata da Anffas Modena, e visitabile fino al 5 febbraio (info allo 059/20.34.311).

FONTE: DISABILI.COM

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Sez. Disabilità news Fish: a rischio assistenti educativi e della comunicazione per disabili con la soppressione delle Province

27 Gennaio 2015, 14:13pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Sez. Disabilità news Fish: a rischio assistenti educativi e della comunicazione per disabili con la soppressione delle Province

INSERITO DA MORENA MOTTA Falabella: "Alla Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap giungono segnali di allarme da molti territori circa l'assenza di definizione di quale sia la destinazione di questa competenza, se quindi in capo alle Regioni, ai Comuni o alle nuove Città Metropolitane" Nuovo allarme lanciato dalla Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap, per ciò che riguarda scuola e disabilità, e in particolare le figure degli assistenti educativi e alla comunicazione per gli studenti disabili, dopo che le Province saranno soppresse, con successiva redistribuzione di ruoli e competenze. Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa integrale della Fish: Il diritto allo studio e ad una efficace inclusione scolastica non sono garantiti solo dagli insegnanti di sostegno o dall'attenzione nella predisposizione di percorsi personalizzati ma, in molti casi, anche dalla presenza di assistenti educativi e della comunicazione (AEC). Il loro supporto è essenziale soprattutto nel caso di alunni sordi, non vedenti o ipovedenti o con pluriminorazioni. Il loro ruolo è espressamente previsto dalla legge quadro 104/1992. Le competenze riguardo alla loro assegnazione sono state attribuite (legge 112/1998, art. 139, comma 1 c) alle Province. Com'è noto però la legge 7 aprile 2014, n. 56 - pur nell'intento di perseguire principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza - ha soppresso le Province e ne ha redistribuito le principali competenze istituzionali, ma quelle relative agli AEC rimangono piuttosto indeterminate causando un notevole disorientamento e un rischio per il diritto allo studio delle persone con disabilità. "Alla Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap - dichiara Vincenzo Falabella che ne è il Presidente - giungono segnali di allarme da molti territori circa l'assenza di definizione di quale sia la destinazione di questa competenza, se quindi in capo alle Regioni, ai Comuni o alle nuove Città Metropolitane." FISH rileva, con preoccupazione e disappunto, come la tendenza appaia orientata maggiormente alla soppressione della competenza stessa e, conseguentemente, all'eliminazione delle figure degli assistenti educativi e della comunicazione. "Ricordiamo - prosegue Falabella - che la Sentenza della Corte Costituzionale n. 80/2010 garantisce il diritto allo studio delle persone con disabilità senza vincoli di bilancio, riconoscendo che tutti gli strumenti e gli istituti necessari all'educazione inclusiva devono essere garantiti." Per chiarire la situazione e scongiurare questi gravi rischi, FISH ha richiesto un urgente incontro con Graziano Delrio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ritenendo che vi siano gli spazi politici e i tempi tecnici per un intervento dirimente e di salvaguardia dei diritti civili.

FONTE: DISABILI.COM

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SEZ.DISABILITà NEWS Disabile 50enne investito e ucciso nell'Anconetano da autocarro pirata

25 Gennaio 2015, 11:50am

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

INSERITO ANGELA LASAGNO L'uomo, affetto dalla sindrome di down e invalido al 100%, è morto due ore dopo in ospedale a Jesi

- Un disabile di 50 anni, V. L., è stato investito e ucciso a Montecarotto (Ancona) da un autocarro guidato da un uomo che non si è poi fermato a soccorrerlo. Il cinquantenne, affetto dalla sindrome di down e invalido al 100%, è morto due ore dopo il ricovero nell'ospedale di Jesi. Sul posto è intervenuta la polizia stradale, che in base alle tracce lasciate dal veicolo sta cercando di individuare l'investitore.

Disabile 50enne investito e ucciso
nell'Anconetano da autocarro pirata

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Sez. Disabilità news Expo 2015: Milano sara' accessibile ai disabili?

23 Gennaio 2015, 09:37am

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Sez. Disabilità news Expo 2015: Milano sara' accessibile ai disabili?

INSERITO DA MORENA MOTTA Annunciati un portale, una app e totem informativi sull’accessibilità della città

“Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” sarà il tema dell’Expo2015, "l'Esposizione Universale 2015" che si terrà a Milano dal 1 maggio al 31 ottobre 2015. Il tema scelto vuole essere un confronto globale sul problema del nutrimento dell’uomo e della Terra, e si pone come un momento di dialogo tra i protagonisti della comunità internazionale sulle principali sfide dell’umanità. Considerando la portata dell’evento, la città si prepara per accogliere milioni di visitatori, che da tutto il mondo, arriveranno a Milano. E’ pronta quindi la città ad accogliere tantissime persone, anche con disabilità? A che punto siamo con le barriere architettoniche? Dopo il richiamo della Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità) è stato approvato il piano “City operations" che include diversi progetti, tra cui quello di rendere la città accessibile per tutti. Gabriele Favagrossa, referente di Ledha, aveva lamentato «Quali risposte abbiamo avuto finora da Expo? Molto semplice: nessuna. Non c’è, ad oggi, un’interlocuzione aperta» e ancora «Sentiamo ripetere da anni che si tratta di una grande occasione. Ma la domanda è: per chi? Se davvero l’esposizione universale deve essere un’opportunità è giusto che lo sia per tutti e che consenta una reale crescita del territorio”. Un richiamo, questo, che non è caduto nel vuoto, tanto che l’amministrazione meneghina sta approntando soluzioni per favorire l’accessibilità anche ai visitatori con bisogni speciali. Ispirandosi al progetto inglese Legible London, verranno installati nella città 150 totem informativi, dotati di segnaletiche, mappe pensate per dare supporto e aiutare le persone a girare per la città. Utili non solo per descrivere da un punto di vista turistico l’affascinante Milano, ma anche per rendere noti i luoghi accessibili . Il piano si integrerà poi con il lavoro che stiamo facendo per la realizzazione di dieci percorsi apposta per persone con disabilità", ha spiegato l'assessore ai Trasporti Pierfrancesco Maran. I totem verranno collocati nelle zone a più alta densità pedonale. Secondo quanto affermato dai promotori, in linea con lo spirito dell’esposizione, che vuole sollecitare la mobilità cittadina, i totem verranno lasciati anche dopo il termine dell’Expo. Ma non ci saranno solo i totem a dare info sull’accessibilità di Milano. E’ stato annunciata anche la creazione di un portale e una app (che saranno tradotti anche in lingua straniera) dedicati a orientare e guidare per la città le persone con disabilità durante Expo 2015. Si tratta del progetto Expofacile, che vede insieme il Comune di Milano e varie associazioni di persone con disabilità. Il progetto prevede inoltre altre iniziative, tra cui l'istituzione di un punto informativo fisso presso l'Urban Center, in Galleria Vittorio Emanuele. A queste operazioni dell’amministrazione si affiancano anche iniziative delle associazioni. Ad esempio, quella della FAIS-Federazione Associazioni Incontinenti e Stomizzati Onlus, che a partire da un'esigenza dei propri iscritti, ha realizzato una mappa della Metropolitana di Milano dove, oltre le informazioni fornite dall'ATM, sono indicate le stazioni dotate di servizi igienici, con segnalazione di quelli accessibili. Sul fronte accessibilità, in vista di Expo 2015 qualcosa si sta quindi muovendo, anche se il tempo stringe e le cose da fare tante. Auspichiamo che sia una occasione importante che Milano non sprecherà.

FONTE: DISABILI.COM

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Sez. Disabilità news Guida alla guida: come richiedere o rinnovare la patente speciale?

22 Gennaio 2015, 09:30am

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Sez. Disabilità news Guida alla guida: come richiedere o rinnovare la patente speciale?

INSERITO DA MORENA MOTTA Dall’Agenzia delle Entrate anche le agevolazioni fiscali nel settore auto

La patente speciale è il certificato di idoneità rilasciato, a seguito di visita presso un’apposita Commissione Medica Locale, a persone affette da minorazioni anatomiche, funzionali o sensoriali, per la guida di veicoli opportunamente modificati in funzione delle proprie patologie. Anche chi sia stato colpito da disabilità in un momento successivo al conseguimento della patente, per non perdere la validità della stessa, deve sottoporsi ad apposita visita medica per ottenere la conversione della propria licenza di guida in patente speciale. Dopo l’abolizione della categoria delle patenti F, possono essere rilasciate le seguenti patenti speciali: AS - BS - CS – DS, la cui denominazione è sempre accompagnata da un codice, valido a livello europeo, che specifica il tipo di handicap del guidatore e i conseguenti adattamenti che sono stati apportati al veicolo. Se si vuole conseguire, rinnovare o ottenere la revisione della patente speciale, si deve richiedere la prenotazione della visita di idoneità all’ufficio competente della Azienda Usl. I medici legali addetti possono richiedere eventuali accertamenti specialistici necessari per il giudizio in sede di Commissione Medica Locale. Successivamente agli accertamenti medici da parte dell' USL il candidato dovrà sostenere l'esame di guida, suddiviso in due parti come per le patenti normali: teoria e pratica. Per la parte teorica è possibile rivolgersi indifferentemente a qualsiasi autoscuola; ma per l’esercitazione pratica alla guida è consigliabile informarsi preventivamente per verificare la disponibilità di un veicolo con gli specifici adattamenti che sono stati prescritti dalla Commissione Medica Locale. Abbiamo raccolto all’interno di uno speciale di approfondimento, Disabili in auto - Guida alla guida, tutte le informazioni utili alla richiesta e al rinnovo di una patente speciale e all’eventuale necessità di conversione da patente normale a quella speciale. All’interno dello speciale sono raccolte anche tutte le agevolazioni spettanti ai disabili e alle famiglie con disabili a carico in ambito fiscale e di adattamenti auto per la guida e/o il trasporto.

FONTE: DISABILI.COM

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SEZ. DISABILITA NEWS INFERMIERA KILLER DI RAVENNA, NEI SUOI TURNI SONO MORTI 93 PAZIENTI: "VOGLIO TORNARE A LAVORARE" VIDEO

21 Gennaio 2015, 17:22pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ. DISABILITA NEWS INFERMIERA KILLER DI RAVENNA, NEI SUOI TURNI SONO MORTI 93 PAZIENTI: "VOGLIO TORNARE A LAVORARE" VIDEO
SEZ. DISABILITA NEWS INFERMIERA KILLER DI RAVENNA, NEI SUOI TURNI SONO MORTI 93 PAZIENTI: "VOGLIO TORNARE A LAVORARE" VIDEO

INSERITO DA ANGELA CECERE RAVENNA - Daniela Poggiali, l'ex infermiera 42enne dell'ospedale di Lugo, è in carcere dal 10 ottobre per l'omicidio di Rosa Calderoni, un'anziana deceduta in ospedale.La donna è morta dopo alcune complicazioni cardiache che, secondo l'accusa, sarebbero state generate proprio dalla Poggiali. Poi la foto della vergogna, con l'infermiera sorridente che si è scattata un selfie insieme alla paziente deceduta, ancora sulla barella. Intanto le indagini proseguono senza sosta e, nonostante le testimonianze delle colleghe che 'incastrano' la Poggiali, lei non si arrende e ha addirittura chiesto al giudice di tornare a lavorare, essere reintegrata nell'ospedale di Lugo. Il suo compagno, Luigi Conficconi, resta al suo fianco e a RavennaToday ammette che la Poggiali sta bene e che c'è la grande voglia di riportarla a casa. Sembra anche che l'ex infermiera killer va in chiesa tutti i giorni e porta i pasti a tutte le altre detenute del carcere.

LEGGO.IT

21.01.2015.

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Sez. Disabilità news Con un iPhone e la app BeMyEyes ciechi e ipovedenti prendono in prestito gli occhi degli altri

20 Gennaio 2015, 11:51am

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Sez. Disabilità news Con un iPhone e la app BeMyEyes ciechi e ipovedenti prendono in prestito gli occhi degli altri

INSERITO DA MORENA MOTTA Attraverso una connessione audio-video, la app mette in comunicazione la persona cieca con un volontario che leggerà per lui l'ambiente inquadrato Una persona cieca o ipovedente, lo ricordiamo, può fare in autonomia moltissime cose: andare al lavoro, a scuola, cucinare…ma per alcune cose, alcuni dettagli, alcune situazioni, può essere necessario l'aiuto di qualcuno. "Sarò i tuoi occhi": quante volte, accompagnando una persona non vedente o ipovedente, abbiamo esordito così? Perché, alla fine, essere "guide" è proprio questo: scandagliare l'ambiente, registrare eventuali ostacoli e darne comunicazione a chi, quegli ostacoli, non li riuscirebbe a captare. Approfittare quindi della compresenza per prestare la nostra vista per dare indicazioni di quegli elementi solo visivi dell'ambiente che condividiamo, e che la persona cieca non sarebbe in grado di recepire. Che cosa fare però quando ci si trova da soli, magari al supermercato con una confezione di cui non si riesce a leggere la scadenza, o davanti ad un portone, con una sfilza di campanelli non in Braille? Cosa fare se in quel momento non passa nessuno a cui poter chiedere di "prestarci gli occhi"? Un aiuto adesso potrebbe arrivare dalla tecnologia, e in particolare dallo smartphone. Un gruppo di sviluppatori danesi ha infatti messo a punto una app che aiuta, nella sostanza, a mettere in comunicazione una persona non vedente con una vedente che, attraverso la telecamera dello smartphone, sia in grado di aiutarla, vedendo o leggendo per lui quello che inquadra. Utilizzando la videocamera del cellulare si potrà mostrare alla persona all'altro capo del telefono l'ambiente o l'oggetto o la situazione che si vuole decifrare. Dall'altro capo, la persona darà quindi le indicazioni, sempre attraverso il telefono. La cosa interessante di questo sistema, che si chiama BeMyEyes, è che si basa sulla collaborazione reciproca tra utenti che non si conoscono. Il database di "occhi" è infatti formato da volontari che si sono registrati al sistema della app, e che a seconda della disponibilità nel momento in cui l'utente chiede aiuto, rispondono. Non si tratterà quindi di chiamare un amico, un parente o un conoscente, ma di attivare la app e ricevere l'aiuto da chiunque, tra i volontari, sia disponibile in quel momento, il quale verrà messo in comunicazione tramite una connessione audio-video. E' evidente che, basandosi sull'appoggio reciproco, più saranno i volontari registrati, più questa app potrà essere realmente d'aiuto. Per il momento BeMyEyes è scaricabile gratuitamente su App Store, ed è utilizzabile quindi solo su iPhone, anche se gli sviluppatori sembrano interessati ad aprire nel prossimo futuro anche ad Android. E' disponibile in dieci lingue, tra cui l'italiano, anche se va detto che per adesso la maggior parte dei volontari parlano inglese. Per accedere alla app è sufficiente scaricarla sul proprio telefono cellulare, registrarsi secondo la prorpia categoria (volontario vedente o utente non vedente) e secondo le lingue parlate. A pochi giorni dal lancio BeMyEyes ha già riscontrato un grande successo, con oltre cinquantamila registrazioni di volontari pronti a dare assistenza. Segno che la solidarietà si adegua alla tecnologia, ma non passa di moda. E questa è un'ottima notizia.

FONTE: DISABILI.COM

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Sez. Disabilità news Il bimbo autistico rifiutato, una sconfitta per tutti

19 Gennaio 2015, 16:58pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Sez. Disabilità news  Il bimbo autistico rifiutato, una sconfitta per tutti

INSERITO DA MORENA MOTTA La storia di Matteo, il bambino autistico di otto anni che ha dovuto cambiare scuola, raccontata ieri da Alessandro Ponte sul Secolo XIX , riporta d’attualità un tema dimenticato in questo ultimo anno in cui molto si è parlato del sistema scolastico: quello dell’inserimento dei bambini con problemi. Di disabilità si parla spesso a proposito della carriera dei centodiecimila insegnanti di sostegno, se deve essere separata o integrata con quella dei loro colleghi che insegnano le materie del curriculum scolastico; se ne parla perché ad ogni riforma si diminuiscono i fondi e le ore di sostegno per i bambini che ne hanno bisogno, o perché molto spesso i genitori devono ricorrere al Tar per vedersi riconoscere il diritto ad avere quell’insegnante in più dedicato al proprio figlio e alla classe per fare in modo che tutto possa funzionare.

Ma la storia di Matteo (il nome è di fantasia) ci ricorda che per un bambino autistico andare a scuola e trovarsi bene con la sua classe è molto di più che un aspetto organizzativo.

«Questi tre anni sono stati un inferno», racconta il suo papà che è molto arrabbiato e offeso con la scuola e con gli altri genitori. Perché sono stati loro, due di loro — spiega la preside —, a tagliare quell’esile filo che ancora legava Matteo alla sua scuola. «I nostri figli non sono dei badanti», hanno scritto in una lettera alla preside protestando contro questo bambino troppo vivace, alle volte incomprensibile ed eccessivo nelle sue reazioni, e contro il metodo per integrarlo. Non è bastata la risposta della preside: loro si sentivano poco sicuri. E quando i genitori di Matteo l’hanno letta, ennesimo sgarbo al loro bambino malato come quella festa in pizzeria in cui non lo avevano invitato, hanno pensato che «l’inserimento» si poteva dire concluso, male. Probabilmente lo avrebbe pensato qualsiasi genitore.

Ora la preside difende il sistema educativo scelto dalla scuola e le sue collaboratrici. Il papà e la mamma di Matteo dicono che non finisce qui: la scuola non ha fatto abbastanza per il loro bambino fragile. Ma neppure i genitori che hanno scritto la lettera sono i vincitori in questa storia: Matteo ricomincerà altrove, loro non ce l’hanno fatta a sopportare i problemi di un bambino.

FONTE: (di Gianna Fregonara) CORRIERESOCIALE

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Sez. Disabilità news Le barriere architettoniche nei luoghi pubblici si combattono poco (e male)

19 Gennaio 2015, 16:42pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Sez. Disabilità news  Le barriere architettoniche nei luoghi pubblici si combattono poco (e male)

INSERITO DA MORENA MOTTA Una relazione della Corte dei Conti sul fondo per l’abbattimento delle barriere nei luoghi pubblici sottolinea che i soldi (pochi) sono spesi soprattutto per caserme e sedi militari La relazione della Corte dei Conti su La gestione degli interventi di ristrutturazione e di adeguamento delle strutture pubbliche per l’eliminazione delle barriere architettoniche è un documento che fotografa l’utilizzo dei finanziamenti pubblici predisposti sul capitolo 7344 dello stato di previsione della spesa del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (Mit), che hanno come obiettivo quello di abbattere le barriere architettoniche e favorire la accessibilità alle persone con disabilità dei luoghi pubblici. SEMPRE MENO FONDI - E’ stato pubblicato recentemente il documento che riguarda gli anni dal 2008 a oggi, che dà una immagine di quanto fatto per abbattere le barriere architettoniche nei luoghie nelle strutture pubbliche, grazie al fondo stanziato ad hoc. Quello che emerge dalle ottantadue pagine di relazione, è innanzitutto una non adeguata copertura del reale fabbisogno di spesa, con una continua e progressiva riduzione degli stanziamenti che sono passati dai 14.100.000 euro del 2008 fino al completo azzeramento a partire dal 2012. ACCESSIBILITA’ DI CASERME E SEDI MILITARI - Non solo pochi fondi, ma anche, sembrerebbe, poco ben distribuiti. La relazione mete infatti in evidenza come ad essere oggetto di intervento di eliminazione delle barriere architettoniche siano soprattutto caserme e strutture militari. Con che criterio, quindi, sarebbe fatta la scelta che premia queste strutture? La relazione ipotizza che le iniziative di abbattimento delle barriere siano state avviate e concluse soprattutto in base all’importanza dell’ente interessato, sia esso un organo statale centrale o decentrato o locale, le cui esigenze potrebbero essere state segnalate in modo più diretto ed efficace di quelle rappresentabili dai titolari o gestori di altri immobili. Ad esempio - continua la nota - è costante in tutte le regioni l’intervento di abbattimento e/o adeguamento delle barriere architettoniche nelle sedi militari o di forze dell’ordine e di sicurezza, come Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia. I PROVVEDITORATI REGIONALI - Ma come funzionano questi stanziamenti, la loro destinazione e il loro concreto utilizzo in interventi pratici? A occuparsene sono i Provveditorati interregionali delle opere pubbliche. Si tratta di sette strutture che rispondono al Ministero, e per suo conto, operano sui territori con programmazione e realizzazione degli interventi. Comprendere in dettaglio quante e quali opere siano compiute sotto la diretta supervisione di questi enti, dice la relazione, non è però semplice, poiché le documentazioni relative, che i Provveditorati dovrebbero comunicare al Mit, non sono complete né esaurienti. Riporta la nota “Si tratta di notevoli carenze non colmate dagli organi centrali del Ministero, che-se ne deve dedurre-o non possiedono o non hanno ottenuto dai Provveditorati, salvo casi isolati, le informazioni che erano state richieste, anche reiteratamente, dalle note istruttorie di questa Corte". Continua la nota che “Non è dato sapere, dunque, se vi sia stato confronto tra più esigenze di intervento, né con quale criterio questo confronto sia stato risolto né, e con quali caratteristiche, siano state effettuate gare tra le ditte”. MENO BARRIERE NEI SITI CULTURALI E ARCHEOLOGICI - Tutto negativo quindi? No. La relazione sottolinea anche un aspetto positivo, ovvero gli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche messi in atto dal MIBACT, ovvero dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. A giovarne, i siti archeologici e culturali del Paese. Si tratta di un dato doppiamente positivo, considerando la difficoltà, talvolta, di intervenire in siti vincolati per i loro rilievi storico/culturale senza precluderne la salvaguardia. Per quanto riguarda questi dati, la relazione riporta come si sia calcolato, per il 2011, un totale di 4.588 istituti e luoghi di cultura nel nostro Paese, di cui 414 di competenza statale, (e quindi del MiBACT), e 4.174 non statale. In questi, sarebbero presenti servizi per utenti disabili in 184 istituti e luoghi di cultura statali e in 1.409 non statali, e quindi complessivamente nel 34,72% dei casi. Una percentuale ancora bassa, che difficilmente potrà vedere un trend di crescita se non si interverrà con un finanziamento (ed eventuale ripensamento) di questo fondo.

FONTE: DISABILI.COM

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SEZ. DISABILITA NEWS Niente scuola per 58 milioni di bimbi con disabilità

16 Gennaio 2015, 14:30pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ. DISABILITA NEWS Niente scuola per 58 milioni di bimbi con disabilità

INSERITO DA ANGELA CECERE Di questa, che è certamente un’emergenza a livello globale, si legge nell’approfondimento che presentiamo oggi, curato recentemente da Save the Children Italia, organizzazione che vi racconta anche i propri interventi in favore dell’educazione inclusiva, in un territorio come l’Area Balcanica, particolarmente significativo per la sua complessità, con la convivenza di differenti etnie, status giuridico-costituzionali, culture, religioni e lingue 

Nel mondo vivono circa un miliardo di persone con disabilità e almeno 93 milioni sono bambini. Più dell’80% di queste persone è concentrato nei Paesi in via di sviluppo. Secondo ilRapporto dell’UNICEF La condizione dell’infanzia nel mondo 2013 – Bambini e disabilità, un bambino su 20 sotto i 14 anni è affetto da disabilità. Nei Paesi a medio e basso reddito, questo si traduce in unabarriera all’istruzione spesso difficile da superare. In questi Paesi, infatti, avere una disabilità rende due volte più probabile che i bambini non accedano al sistema scolastico.

In generale, sono circa 58 milioni i bambini nel mondo che non hanno accesso alla scuola, a causa della povertà economica, delle discriminazioni di genere e di etnia, delle difficoltà legate alla mancanza di infrastrutture e infine a causa della disabilità. Per quanto riguarda questi ultimi, le ragioni che li tengono lontani dall’accesso all’istruzione sono molteplici: spesso ci si scontra con lo stigma culturale, ma anche con le difficoltà causate dalla presenza di barriere architettoniche o per l’assenza di insegnanti preparati a sostenere nella maniera più corretta il loro apprendimento.
In gran parte dei Paesi a basso e medio reddito, i bambini con disabilità – più di altri gruppi marginalizzati – hanno difficoltà nell’accesso all’istruzione e bassi tassi di iscrizione scolastica. Quando poi riescono ad accedere alla scuola, sono maggiormente a rischio di abbandono scolastico rispetto ad altri gruppi sociali. Essi, inoltre, vengono spesso educati in scuole o classi speciali e quindi separati dai loro coetanei, aggravando la condizione di esclusione nella quale già vivono, con il rischio di andare a confermare i pregiudizi sociali che in molti Paesi sono già esistenti nei loro confronti.
«Affrontare questo tipo di discriminazione – spiega Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia – e lottare per un sistema di educazione inclusiva, è oggi più che mai un’urgenza da affrontare a livello globale. Questi bambini, ai quali oggi viene negato il diritto all’istruzione, avranno negata anche la possibilità di un futuro nel mercato del lavoro, la partecipazione attiva alla vita sociale. Questo significa un destino segnato, in cui sempre più forte sarà il senso di esclusione e il rischio di non poter uscire dalla condizione di povertà in cui molti di loro vivono»

Dal 1996, ad esempio, Save the Children opera in Bosnia ed Erzegovina, Albania e Kosovo, applicando i suddetti princìpi all’interno dei propri progetti di educazione inclusiva nell’Area Balcanica. L’obiettivo è quello di garantire a tutti i bambini la possibilità di accedere alla scuola e all’istruzione, senza discriminazioni, in un territorio estremamente complesso ed eterogeneo, per la convivenza di differenti etnie, status giuridico-costituzionali, culture, religioni e lingue. Una complessità che ha avuto un impatto anche sul sistema educativo, con differenze importanti tra i diversi Paesi dell’area.
Nello specifico, in Albania, dove il 90,5% dei bambini tra i 4 e i 13 anni è iscritto al ciclo di scuola primaria, sono 2.400 i bambini con disabilità che hanno accesso all’istruzione obbligatoria e rappresentano lo 0,6% del totale dei bimbi in età scolare. Molto difficile è invece l’inclusione della minoranza Rom a scuola, con i dati ufficiali che parlano di un 62% dei minori tra i 7 e i 20 anni che non è mai andato a scuola.
In Bosnia ed Erzegovina, dove il 97,5% dei bambini tra i 6 e i 15 anni frequentano la scuola primaria e secondaria inferiore, sono 1.015 i bambini con disabilità inseriti nel sistema scolastico, su un totale di 301.706 studenti, ma tutti studiano in scuole speciali di differente ordine e grado. Anche qui è estremamente difficile l’inclusione educativa della popolazione Rom. Infatti, pur non essendovi numeri certi sulla popolazione in età scolare, a causa degli spostamenti delle famiglie sul territorio, i dati ufficiali parlano di un tasso di alfabetizzazione al 75% tra coloro che sono stati inclusi nelle statistiche.
In Kosovo, infine, il 96,5%  dei bambini frequentano la scuola primaria e secondaria inferiore e solo il 10% dei bambini con disabilità ha accesso all’educazione. La maggior parte di loro sono inseriti nelle 7 scuole speciali e nelle 77 classi speciali presenti nel Paese e riservate unicamente ai bambini con BES (Bisogni Educativi Speciali).

«La complessità politica e sociale e l’eterogeneità della popolazione che vive nell’Area Balcanica – ricorda Neri – si riflette anche sulla difficoltà di accesso dei bambini alla scuola. Qui convivono infatti etnie, religioni e lingue differenti ed è ancora forte lo stigma culturale nei confronti delle persone con disabilità. Esclusione e stigma sono spesso connessi a rigide norme sociali e la conseguenza più diretta è la forte diseguaglianza, che penalizza fortemente i bimbi».
L’intervento di Save the Children in tale territorio si articola dunque in diversi settori, tutti integrati tra loro, con l’obiettivo principale di sostenere l’educazione inclusiva. «Stiamo lavorando per inserire i bambini con disabilità all’interno del sistema educativo – sottolinea ancora Neri – sia a livello prescolare che di istruzione primaria, con un’attenzione particolare rivolta alle bambine. Cerchiamo poi di inserire nel sistema scolastico anche i bimbi che appartengono a minoranze etniche più a rischio di esclusione, come i Rom. Per fare questo, infine, stiamo lavorando pure per l’adeguamento e il rinnovamento strutturale delle scuole, l’attivazione di progetti di sviluppo scolastico in chiave inclusiva, oltreché sensibilizzando le dirigenze scolastiche ad adempiere a tutti gli obblighi di accoglienza dei bambini nelle classi».
In particolare, il team di Save the Children lavora sulla formazione degli insegnanti e anche sull’introduzione di nuove figure professionali che possano assisterli e affiancarli nel dare un supporto adeguato ai bambini con Bisogni Educativi Speciali all’interno della classe. Alle scuole, inoltre, sono stati forniti materiali didattici, attrezzature e ausili compensativi per bambini con disabilità. Infine, una parte fondamentale dell’intervento consiste nel rafforzamento delle comunità e della società civile, sensibilizzando la popolazione sull’importanza di superare lo stigma e di includere anche i bambini con disabilità nel sistema scolastico regolare.

Nel dettaglio, in Kosovo, tra il 2011 e il 2014, sono stati selezionati e formati 18 nuovi assistenti di classe, che hanno il compito di facilitare l’accesso degli alunni con disabilità nelle classi regolari e ne seguono i percorsi di inclusione. Sono inoltre stati formati 500 insegnanti e anche i referenti municipali che si occupano di salute, servizi sociali ed educazione, per seguire l’andamento dei bambini con disabilità ammessi nelle scuole.
In Bosnia ed Erzegovina, invece, sono stati creati 56 team di sviluppo scolastico in altrettante scuole, che hanno stilato altrettanti progetti di miglioramento scolastico. Tutte le scuole hanno ricevuto fondi per implementare i piani.
In Albania, infine, l’accoglienza scolastica e il sostegno all’apprendimento dei bambini appartenenti alle minoranze Rom, Ashkali ed Egyptian in cinque scuole pubbliche di Tirana sono estremamente migliorate e l’88% dei bambini supportati ha completato con successo l’anno scolastico.

Da ricordare, in conclusione, che l’esperienza di Save the Children nella Regione Balcanica è oggetto del rapporto intitolato Imparare insieme – Approcci programmatici, metodologie e buone pratiche per l’educazione inclusiva nei Balcani, che mette in luce lebuone prassi emerse nella realizzazione dei programmi nella zona, in modo da raccogliere informazioni, spunti e suggerimenti utili a realizzare interventi futuri nel settore

SUPERANDO

16.01. 2015.

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