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Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Donne e palestra: i più comuni errori a tavola
DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Con l’arrivo di settembre, di un clima più mite e di un sistema di vita più ordinato, si rispolverano le vecchie abitudini invernali. Tra queste c’è, per molte persone, la palestra.
La nutrizione in ambito sportivo è un argomento estremamente vasto e, di sicuro, non esauribile nelle poche righe di un articolo. Perciò, ci concentreremo su come dovrebbe alimentarsi un soggetto che si iscrive in palestra principalmente per raggiungere obiettivi estetici, oltre che di salute e di senso di benessere generale.
Il focalizzarsi sul sesso femminile è finalizzato a evidenziare non solo differenze strutturali e ormonali di genere ma, anche, comportamentali. Sono, infatti, molti preconcetti inerenti nutrizione e allenamento a non consentire, sovente, al gentil sesso, di raggiungere i risultati sperati.
Effetto dell’allenamento sul dimagrimento negli uomini e nelle donne
E’ un dato di fatto che a parità di stile alimentare, gli uomini esibiscano, con l’attività fisica, un più pronunciato dimagrimento rispetto alle donne. Si può, infatti, empiricamente notare come un ragazzo , pur non variando la propria alimentazione, in risposta ad un programma di allenamento tenda più facilmente a perdere massa grassa rispetto alla donna.
La ragione risiede nel fatto che il sesso maschile è più favorito nella combustione dei grassi e,più in generale, presenta un maggiore consumo calorico.
Una delle differenze, ad esempio, è la risposta metabolica successiva all’esercizio. L’allenamento, soprattutto se ad alta intensità, determina un incremento della spesa energetica a riposo nelle ore successive o, addirittura, fino al giorno seguente. E’ stato osservato che, nelle donne, questo incremento è molto più contenuto rispetto agli uomini.
Ciò implica che un soggetto maschile, sottoposto ad un programma di allenamento ad adeguata intensità, benefici molto di più rispetto al gentil sesso degli effetti dimagranti a riposo indotti dallo stesso.
Molte delle differenze di genere sono dovute ad un diverso profilo ormonale. Gli estrogeni femminili sono molto più “protettivi” nei confronti del dimagrimento. Essi tendono a sfavorire il rilascio di grassi da parte del tessuto adiposo sottocutaneo. Tale caratteristica va letta come un’esigenza evolutiva, poiché la maggior tendenza ad accumulare grassi della donna è risultata favorevole, in quanto, consente di avere scorte energetiche per sostenere gravidanza e allattamento.
Il testosterone, ormone tipico del sesso maschile, ha una più forte azione lipolitica(ovvero di indurre l’utilizzo dei grassi a scopo energetico). Inoltre, è grazie alla sua azione che i maschi, rispetto alle femmine, posseggono una maggior quantità di tessuto muscolare e lo incrementano in una misura molto superiore in risposta ad un allenamento adeguato.
Questa caratteristica è la causa per cui gli uomini presentano, in media, una spesa calorica giornaliera superiore a quella delle donne. Infatti, una consistente percentuale delle kcal che consumiamo nell’arco della giornata è dovuta al metabolismo basale. Quest’ultimo può essere banalmente descritto come l’energia spesa dal nostro corpo in stato di assoluto riposo.
Sostanzialmente, è la quota calorica spesa dall’ organismo semplicemente per rimanere in vita, ovvero, per espletare tutte le funzioni fisiologiche. Poiché i muscoli sono “massa vivente” che spende energia, incrementandoli aumenta il metabolismo basale e dunque la spesa energetica giornaliera.
Morale della favola: dove risiede il problema?
Il quadro sopra descritto potrebbe apparire estremamente pessimistico per la donna. Il messaggio che potrebbe arrivare al lettore è che la donna è metabolicamente svantaggiata nei confronti del dimagrimento anche in presenza di attività fisica.
La realtà non è questa.
Innanzitutto, l’osservazione più semplice da fare è che uno stile di vita attivo,comunque, rispetto ad abitudini sedentarie provoca un incremento delle calorie spese nell’arco della giornata.
Ciò che le donne desiderano ottenere frequentando una palestra è un fisico magro ma dotato di una certa tonicità, in modo da esaltare le forme femminili. Detto questo, riflettiamo in quale contesto genetico-ormonale stiamo lavorando: una minor tendenza lipolitica rispetto agli uomini. Come potremmo agire positivamente in questo quadro ormonale? La risposta è: incrementando il muscolo.
Sovente(ed è stato anche spiegato in quest’articolo) l’affermazione comune negli ambienti della palestra è: “aumenta il muscolo così incrementerai il metabolismo basale”. Ora, facciamo due conti: 1 Kg di nuovo muscolo determina un consumo addizionale di 21 kcal.
Ammettiamo che una ragazza aumenti di 4 Kg la sua massa muscolare: il suo metabolismo basale incrementerà di 84 kcal! Una cifra esigua. In una review scientifica pubblicata il 2010 su Journal of Obesity da titolo “Evidence for Resistance Training as a Treatment Therapy in Obesity” emerge come nel soggetto obeso l’esercizio di resistenza(ad esempio pesi) determini una riduzione della massa grassa, in particolare della regione addominale, con conseguente miglioramento dei fattori di rischio di malattia cardiovascolare.
Com’è possibile, visto che l’aumento del metabolismo basale(dal punto di vista puramente numerico) indotto dalla crescita muscolare è, tuttavia, contenuto? Il motivo risiede nel fatto che ciò che varia è la capacità di utilizzare maggiormente i grassi rispetto ai carboidrati come “carburante” in condizioni di riposo. Il tessuto muscolare, in pratica, utilizza in percentuale una maggiore quota di grassi anche in assenza di attività fisica.
Si evince come una buona strategia nel sesso femminile per un concreto miglioramento della forma fisica sia l’incremento della massa muscolare.
La prima osservazione da compiere è che affinché un muscolo “decida” di crescere, è necessario applicargli uno stimolo adeguato. Ciò è ottenuto mediante specifici protocolli di allenamento, comunemente svolti in sala pesi. Benché istruttori e personal trainer si dilunghino costantemente nello smentire la paura di molte donne di sviluppare un fisico mascolino in seguito agli allenamenti di pesistica, tuttavia questo timore permane. Ribadiamo che fisici femminili che ricordano i body builder uomini sono spesso frutto di steroidi anabolizzanti. Per quel che concerne le body builder natural (cioè, che non fanno uso di sostanze farmacologiche), comunque ,i protocolli allenanti e le strategie alimentari sono molto più “spinte” rispetto a ciò che viene proposto ad una ragazza in palestra che ricerca la tonicità.Come ti “spengo” il metabolismo!
Qual è dunque l’errore alimentare più comune che compiono le donne in palestra? Tagliare il cibo in maniera drastica e indiscriminata. Ciò porta a due conseguenze:
• L’eccessiva restrizione calorica induce una riduzione riflessa del metabolismo basale a priori;
• Uno scarso apporto di proteine provoca perdita della massa muscolare con riduzione del metabolismo basale e della capacità dei muscoli di bruciare grassi, con inevitabile riflessi negativi anche sull’estetica del corpo.
Quindi, la “dieta dell’insalata” in un contesto di allenamento è il miglior modo per predisporre il fisico all’obesità.
L’estrema conseguenza di questi errori alimentari e, spesso, anche sportivi(perché sovente questi soggetti evitano un allenamento muscolarizzante) è una donna all’apparenza magra(soprattutto quando indossa gli abiti), con un peso anche adeguato rispetto alla sua statura ma, con scarso tono(poiché la massa muscolare e sotto i livelli consigliati) e accumuli adiposi ancora presenti o, addirittura, evidenti. Generalmente tale soggetto riferisce di mangiare poco affermando, a tutti gli effetti, la verità! Ciò perché, per i meccanismi sopra descritti, essa ha praticamente “addormentato” il suo metabolismo.
Come dovrebbe alimentarsi, in pratica, una donna che si allena?
• L’apporto di proteine è un fattore cruciale per il mantenimento-accrescimento delle masse muscolari. Esse si trovano, soprattutto, nei classici”secondi piatti”.E’ bene prediligere proteine di alta qualità biologica come carni, pesce, uova. Per quanto le considerazioni quantitative vanno espresse da soggetto a soggetto, è opportuno inserire almeno una porzione al giorno di questi alimenti. I legumi possono aiutare a completare l’apporto proteico;
• Contenere il consumo di cibi come dolciumi, caramelle, bibite gassate, patatine fritte,…in generale tutto ciò che è considerato “cibo spazzatura”;
• Non attuare “stratagemmi” controproducenti e pericolosi per la salute come eliminare i condimenti; l’olio extravergine di oliva è preferibile.
Utilizzarne una quantità tale da dare sapore senza “allagare” le pietanze;
Purtroppo, è praticamente impossibile fornire delle indicazioni che valgano per tutti i soggetti. Il mio consiglio, per una donna che svolge con impegno un programma di allenamento 2-4 volte a settimana, è di “ripulire” la sua alimentazione lasciando cibi poco elaborati come i secondi piatti suddetti, verdure, frutta e quantità contenute di pane e pasta(meglio, quest’ultima se spesso sostituita da cereali come farro, avena, orzo,…).
Colei che ha ereditato la mentalità della “dieta da fame” sarà scettica nel credere che un allenamento unito ad un’alimentazione “pulita” come quella descritta possa dare risultati.
Tuttavia, la domanda da porsi dovrebbe essere: “Ho mai seguito queste semplici regole alimentari con costanza per almeno 4-5 mesi?”
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Azioni preventive della vitamina D: non solo osteoporosi…
DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO La vitamina D è comunemente conosciuta per il suo ruolo di prevenzione nei confronti dell’osteoporosi. Come molti già sanno, la progressione di questa patologia che insorge con l’età, in particolare nelle donne dopo la menopausa, è legata all’apporto nutrizionale di calcio.
Tuttavia, è di rilevanza essenziale anche il ruolo della vitamina D nello stimolare l’assorbimento di calcio da parte dell’intestino e il recupero a livello renale.
Secondo diversi studi, sembra che nelle popolazioni moderne esista una carenza di questo nutriente principalmente per 2 motivi:
1. Gran parte della vitamina D è prodotta dal nostro organismo a livello cutaneo in presenza di esposizione alla luce solare. Poiché gli stili di vita attuali portano le persone a vivere sempre più in ambienti chiusi, questo processo naturale viene sempre più meno rispetto al passato, in cui ad esempio, il lavoro nei campi portava ad esporsi al sole numerose ore al giorno per gran parte dell’anno;
2. L’alimentazione spesso è carente in pesce azzurro, che è la principale fonte alimentare di questa vitamina.
Le molteplici azioni della vitamina D
La vitamina D, dal punto di vista biochimico, riesce a svolgere le sue funzioni legandosi a delle specifiche molecole(di cui sono provviste solo le cellule su cui agisce) dette recettori.
A mano a mano che procedevano gli studi per individuare dove il recettore per la vitamina Dfosse presente, si ci rese conto che questo non era distribuito unicamente sulle sedi deputate al controllo del metabolismo del calcio ma, anche su tessuti completamente diversi. Basti pensare che è stato ritrovato nel cervello, nelle insule βdel pancreas(coinvolte nella produzione di insulina), sulla mammella, nella prostata e in altre sedi.
Successivamente, furono scoperte altre importanti funzioni della vitamina D, tra le quali menzioniamo:
• Controllo della pressione arteriosa;
• Prevenzione dei tumori;
• Regolazione dell’attività del sistema immunitario.
Quando, nella divulgazione scientifica, si parla delle azioni benefiche dell’una o dell’altra sostanza, è molto facile cadere nella tentazione della “molecola miracolosa”, elemento su cui, spesso, ci sono ghiotti interessi di taluni soggetti. E’ opportuno, perciò, per chi non è familiare al settore, dare la giusta dimensione alle scoperte scientifiche. Ciò che è emerso, in sostanza, è che le popolazioni dei paesi industrializzati, per le ragioni precedentemente citate, sono maggiormente esposte al rischio di carenza di vitamina D.
A quest’ultima, da studi osservazionali sulle persone, è stata associato un maggior tasso di insorgenza di alcune patologie. La somministrazione, attraverso la dieta o gli integratori, di una maggior quantità della vitamina, ha mostrato un’azione di prevenzione o, in alcuni casi, di miglioramento della sintomatologia delle patologie stesse.
Ruolo della vitamina D nelle malattie autoimmuni
Il nostro sistema immunitario è normalmente coinvolto nella protezione dagli agenti patogeni. Il tutto è delicatamente regolato dalla capacità del nostro corpo di distinguere ciò che è proprio(le cellule che appartengono all’organismo) da ciò che non lo è(patogeni o, più in generale, sostanze estranee). Non possedere tale abilità determinerebbe lo scagliarsi del sistema immunitario anche contro le cellule dell’organismo. In una malattia autoimmune, avviene un errore in questo riconoscimento e, conseguentemente, le difese immunitarie attaccano una molecola propria dell’organismo e, quindi, il tessuto che la contiene.
Una volta che questo riconoscimento errato si è impostato nel nostro corpo, non è possibile(almeno per la scienza attuale)cancellarlo. Tuttavia, riuscire a contenere l’aggressività del sistema immunitario si traduce in un miglioramento della sintomatologia e nella progressione di una malattia autoimmune.
La vitamina D ha la capacità di modulare l’entità della risposta immunitaria, infatti soggetti carenti presentano un maggior tasso di insorgenza di queste patologie. I dati clinici sono talvolta discordanti ma, alcune tra le patologie su cui è emersa una correlazione con i livelli della vitamina sono:
• Artrite reumatoide
• Lupus erimatoso sistemico
• Malattia indifferenziata del connettivo
• Malattie infiammatorie intestinali
• Sclerosi multipla
• Diabete mellito di tipo I
• Gastrite autoimmune.
Al di la delle possibili discordanze tra alcuni studi clinici, la somministrazione di vitamina D si è dimostrata benefica in molte malattie autoimmuni. Secondo un gruppo di esperti che hanno pubblicato un interessantissimo lavoro nel 2010 su Autoimmunity Reviews, i livelli circolanti di vitamina D (facilmente dosabili in laboratorio tramite specifico test) dovrebbero mantenersi al di sopra dei 30 ng/mL e non superare il livello di sicurezza di 100 ng/mL.
Detto questo, non ci resta che attendere ulteriori conferme dal mondo scientifico.
Dott.ssa Emma Ruocco
Biologa Nutrizionista
Articolo pubblicato su Curiosando Magazine
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO IL PENSIERO DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO IL PENSIERO DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO INVITO DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO PRESENTAZIONE DEL LIBRO "IL DISAGGIO SOCIALE E IL PROGETTO GEA ROSA DE MARTINO
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO IL PENSIERO DEL GIORNO DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO IL PENSIERO DEL GIORNO DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO
DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Io comincio così:
I rapporti umani sono spesso un disastro perché gran parte dell'umanità non capisce che entrare nel cuore delle persone non è una conquista ma una straordinaria opportunità . Coglila e non lasciartela scappare per essere troppo presuntuoso/sa, essa è come un treno che passa e non ti lascia troppe possibilità '. Buongiorno a tutti
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO In Abruzzo, dove ci si batte per sacrosanti diritti
INSERITO DA ANGELA CECERE Mentre le proteste di numerose persone con disabilità hanno contribuito a sbloccare positivamente la situazione di venticinque giovani con disabilità che attendevano da ben due anni il rimborso dalla Regione Abruzzo, per il lavoro svolto come tirocinanti presso Cooperative e Associazioni locali, a Lanciano, in provincia di Chieti, si denunciano gli ostacoli posti sia alla mobilità che all’assistenza personalizzata delle persone con disabilità anche gravi
Sono notizie di segno diverso quelle che arrivano dall’Abruzzo, sul fronte del lavoro da una parte, degliostacoli alla mobilità dall’altra.
Ha avuto innanzitutto un esito positivo la battaglia condotta dall’Associazione Carrozzine Determinate Abruzzo, culminata proprio nei giorni precedenti il Natale con l’occupazione degli uffici della Regione a Pescara. L’obiettivo era quello di far rispettare i diritti di venticinque giovani con disabilità che attendevano da ben due anni il rimborso dalla Regione stessa, per un’attività di nove mesi svolta come tirocinanti presso Cooperative e Associazioni locali.
«Il nostro impegno – spiega Claudio Ferrante, presidente delle Carrozzine Determinate – non si è limitato soltanto a salvaguardare il diritto di quei lavoratori con disabilità, ma abbiamo consentito di salvare e di far distribuire la somma di 60.000 euro provenienti dall’Unione Europea, denaro che se non fosse stato speso sarebbe tornato al mittente. E così alla fine i soldi sono stati destinati dalla Regione all’ENFAP (Ente Nazionale Formazione e Addestramento Personale), organismo attuatore del progetto, che ha provveduto a pagare tutti i tirocinanti».
A reclamare invece con forza una diversa politica della mobilità a Lanciano, in provincia di Chieti, è Nicolino Di Domenica, presidente dell’Associazione Vita Indipendente Abruzzo, responsabile del Movimento Vita Indipendente della Regione e delegato per la stessa della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), riferendosi a una questione tuttora irrisolta anche in altre città italiane, ovvero il problema riguardante il pagamento del parcheggio da parte delle persone con disabilità costrette a sostare tra le strisce blu, quando i posti a loro riservati sono occupati o insufficienti.
«Preciso – sottolinea Di Domenica in una nota – che un disabile costretto a parcheggiare su questi stalli trova seri disagi, in quanto non ha lo spazio sufficiente per salire/scendere dalla macchina e pertanto non vedo perché si debba pagare un servizio, se questo non consente un normale uso. Il problema è stato risolto in tante altre città d’Italia, e anche in Comuni a noi vicini, mentre Lanciano continua a non permettere questa agevolazione alle persone costrette a vivere con le loro problematiche a volte di gravissime disabilità».
E a quanto sembra, quello della mobilità non è certo l’unico problema irrisolto riguardante le persone con disabilità di questo grosso centro dell’Abruzzo, capoluogo del Comprensorio Sangro-Aventino e meta di pellegrinaggi per l’evento del “Miracolo Eucaristico”. «A Lanciano – sottolinea infatti Di Domenica – non vi è ancora il diritto, per le persone con disabilità, di avere un’assistenza personalizzata, potendo scegliere come vivere e da chi essere assistiti, quello che è un sacrosanto diritto sancito da numerose leggi nazionali e internazionali, tra cui la stessa Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilita, Legge dello Stato anche in Italia, ormai da quasi sette anni [Legge 18/09, N.d.R.], ma che spesso, purtroppo, rimane solo sulla carta». (S.B.)
SUPERANDO
19.01.2016 16.17
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