TOSCANA NEWS Giallo Rt a 2,98: qui l'indice più alto in Italia? Dato choc ma è giallo sulle cifre
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INSERITO DA MORENA MOTTA Possibile che Arezzo abbia (o abbia avuto) l’Rt più alto d’Italia? Possibile che questa provincia si sia arrampicata sulla vetta di 2,98, roba da Lombardia del primo lockdown, quella delle bare portate via sui camion dell’esercito, quando la soglia del rischio è 1,5 e un dato del 2 viene già considerato da situazione fuori controllo? Eppure questo è il quadro che descrive la pagina pubblicata ieri da Repubblica, basata sulle elaborazioni della fondazione Bruno Kessler di Trento, fonte assolutamente seria e attendibile.
Basti dire che il ricercatore principe dell’istituto, Stefano Merler, è uno studioso col quale colloquia quotidianamente, come si può vedere anche dai video sul sito del ministero della salute, con l’istituto superiore di sanità e il suo presidente Silvio Brusaferro.
Che succede, dunque, dobbiamo avere ancora più paura proprio nel momento in cui le cifre del contagio sembrano finalmente in discesa? In realtà, la questione è più complessa, anche se quel numero, 2,98 di Rt, sarebbe preoccupante assai se fosse anche attuale. Significherebbe infatti, perchè questo è il valore dell’indice Rt, una delle sigle con le quali abbiamo dovuto imparare a fare i conti, che ogni positivo ne contagia quasi altri tre.
Il che starebbe poi a rappresentare lo scenario di un virus ancora in prepotente ascesa, perchè l’emergenza cala solo quando l’Rt va sotto 1, cioè quando un contagiato infetta meno di un’altra persona e dunque il numero dei positivi non solo rallenta ma scende.. Da Trento, però, nessuno vuole confermare che le cifre siano quelle nè che (se lo sono) si riferiscono a un periodo così attuale da destare ancora timore.
Stefano Merler fa sapere tramite fonti della fondazione di essere legato a un vincolo di riservatezza che gli impedisce di commentare i dati e anche solo di validarne la veridicità. Dal suo canto, il direttore generale della Usl sudest, Antonio D’Urso, si mostra scettico: «Non esistono calcoli di Rt su base provinciale che siano ufficializzati dall’istituto superiore di sanità, fanno testo solo quelli regionali».
Eppure, l’Rt, regionale è vero, è uno dei due parametri sui quali si basano i criteri di rischio e dunque la classificazione delle regioni in gialle, arancioni e rosse. Stefano Merler, del resto, non è l’ultimo venuto, ma uno degli studiosi che gli Rt regionali contribuiscono a determinarli. La mappa che pubblichiamo a fianco, dunque, va presa come una curiosità, ma non priva di credibilità scientifica.
E’ da capire semmai quanto sia attuale, se cioè (quello che dalla fondazione Kessler non dicono) sia basata sui numeri recenti o faccia riferimento a cifre più datate. Comunque sia, a prenderla per buona, la mappa indica la provincia di Arezzo come quella con l’Rt più alto di tutte le zone rosse, compresa la Lombardia che è in calo, anche nelle sue province a indice più alto (Bergamo e Brescia, 1,7 e 1,6, la metà degli aretini) e compresa la Campania dei malati in fila fuori degli ospedali (2,8 a Benevento e 2,7 ad Avellino ma 1,7 a Napoli).
In Toscana, che starebbe fra le regioni messe peggio, sopra la soglia critica di 2 ci sarebbero anche Pistoia, Prato e Livorno, ma tutte ancorate a un 2,2 decisamente più basso del nostro. Sono numeri che stridono spesso con le altre cifre del contagio. Siena e Pisa, ad esempio, sarebbero le uniche province con l’indice sotto 1,5, ma l’ultima è anche quella che negli ultimi giorni ha registrato numeri di positivi fra i maggiori, decisamente più alti di Arezzo.
E Grosseto, con un Rt di 1,8, è dall’inizio della pandemia la provincia che ha sempre avuto i contagi più bassi. D’altronde, fior di studiosi contestano i criteri matematici e statistici di determinazione dell’Rt, legati ad algoritmi fin troppo complessi e vaghi. Restano i numeri, ognuno è libero di interpretarli.
FONTE LA NAZIONE di Salvatore Mannino
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