Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA ANGELA CECERE Dramma nel Lodigiano. Una bimba di tre anni residente a San Martino in Strada (Lodi) è morta improvvisamente oggi sotto gli occhi dei genitori, senza che presentasse i sintomi di qualche malattia. Il padre, dopo averla vista accasciata sul pavimento, ha provato in tutti i modi a rianimarla, anche su indicazioni telefoniche dei sanitari del 118, ma senza riuscirci. Quasi immediato l'arrivo sul posto di ambulanza, automedica e eliambulanza e le manovre di rianimazione sono durate oltre un'ora durante la quale la bambina non si è mai ripresa. Disperati ma anche increduli i genitori con l'intero paese. Bimba morta a Lodi, aperta un'inchiesta La procura della Repubblica di Lodi ha aperto un'inchiesta. Il procuratore Domenico Chiaro ritiene importante cercare di capire il perché del decesso improvviso, senza che la piccola mostrasse problemi di salute. La bimba era figlia unica. «È una tragedia di cui è difficile anche solo parlare, come per me anche per la nostra comunità - spiega sindaco di San Martino, Andrea Torza -. Si può solo provare a immaginare il dolore della famiglia. Una cosa è certa: noi come Comune e la parrocchia non lasceremo sola questa famiglia».
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Sant’Ernesto di Zwiefalten: la storia del Santo del 7 Novembre Sulla vita di Sant’Ernesto, patrono della Germania si sa veramente poco. Ernest, come era all’epoca, era nato a Steißlingen, nella Germania occidentale, forse intorno al 1105. In Germania, nella prima metà del XII secolo, fioriva, vicino a Costanza, un grande monastero benedettino, l’Abbazia di Zwiefalten. Il governo di questa vasta comunità non era però facile: se da una parte c’erano i monaci devoti, dall’altro lato i potenti della terra, in mezzo ai quali l’Abbazia viveva. Soprattutto i feudatari suscitavano continuamente difficoltà per l’Abate. All’Abate Bertoldo successe per cinque anni Sant’Ernesto: furono anni di preoccupazioni amministrative, di controversie giuridiche, di schermaglie diplomatiche. Per questo motivo nel 1146 anche Sant’Ernesto si dimise. L’anno dopo però Sant’Ernesto partì per l’Oriente sotto le insegne dei Crociati. Erano trascorsi cinquant’anni dalla prima Crociata, ispirata dal monaco Pietro l’Eremita e guidata da Goffredo di Buglione. Liberata Gerusalemme, erano stati creati in Oriente dei Regni cristiani. Ora i Turchi, ancora minacciosi tutto intorno alla Terrasanta, avevano aggredito questi giovani stati. Le potenze europee allestirono così una seconda Crociata, ispirata soprattutto da San Bernardo da Chiaravalle, bandita da Papa Eugenio III, e composta da due corpi di spedizione, uno comandato dal Re di Germania, Corrado III, l’altro dal Re di Francia, Luigi VII. Al confronto della prima, questa seconda Crociata doveva essere più disciplinata e meglio organizzata; condotta con criteri militari e strategici. Quando la Crociata si mosse dalla Germania lungo il corso del Danubio fu seguita da uno stuolo di sacerdoti e di monaci e tra questi c’era anche Sant’Ernesto; monaco, non guerriero; con il saio, non con la corazza; per pregare ed assistere i soldati, non per combattere. La Crociata non ebbe successo a causa degli antagonismi e le gelosie tra i due sovrani: i due corpi di spedizione dovettero agire separatamente, e quello comandato da Corrado III, sorpreso dai Turchi a Dorilea, subì, nel 1147, una terribile disfatta. Nella battaglia e nella ritirata che seguì, pare che andassero perduti morti o prigionieri quasi i nove decimi dell’esercito crociato. Tra questi vi fu Sant’Ernesto, morto o prigioniero. Morto per la storia, perché a questo punto finisce quel poco che si sa di certo sul suo conto. Prigioniero, invece, per una ingenua leggenda scritta alla fine del secolo. Nella chiesa abbaziale di Zwiefalten si conserva sull’altare di S. Stefano una statua di Ernesto, raffigurato anche in due pitture. AMALFI NOTIZIE
A CURA DI ANGELA CECERE Martedí, 9 Novembre 2021
S. ORESTE , S. ORNELLA
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Settimana n. 45
Giorni dall'inizio dell'anno: 313/52
A Roma il sole sorge alle 06:53 e tramonta alle 16:54 (ora solare)
A Milano il sole sorge alle 07:15 e tramonta alle 16:58 (ora solare)
Luna: 12.10 (lev.) 21.08 (tram.)
Proverbio del giorno:
Quando Dio non vuole, i Santi non possono
Aforisma del giorno:
Gran motivo di sdegno una donna ubriaca, non riuscirà a nascondere la vergogna. (Siracide)
A CURA DI ANGELA CECERE Un vortice dalla Sardegna si sposta verso le Isole Baleari. La pressione aumenta al Nord, mentre al Centro-Sud il tempo continuerà a rimanere molto instabile con precipitazioni a carattere sparso possibili su gran parte dei settori, ma localmente molto intense specie sulla Sicilia e poi sulla Sardegna orientale dove peggiorerà fortemente nella notte e sulla Sicilia. Temperature stazionarie.
NORD
Temporaneo aumento della pressione sulle nostre regioni. La giornata sarà caratterizzata da generali condizioni di bel tempo con il cielo che si presenterà poco o irregolarmente nuvoloso sui settori alpini e prealpini, più nuvoloso o coperto sulle zone di pianure. Entro sera piovaschi in Liguria e poi sul Piemonte.
Temperature
Valori massimi attesi tra gli 10 di Torino e i 16 di Trieste
CENTRO e SARDEGNA
Sulle nostre regioni, tempo a tratti instabile. La giornata sarà contraddistinta da un tempo più compromesso sulla Sardegna e sulle regioni adriatiche dove sono previste precipitazioni a tratti anche forti sull'isola dove peggiorerà ulteriormente in tarda serata. Cielo coperto altrove con precipitazioni a carattere sparso. Venti da Sudest.
Temperature
Valori massimi compresi tra i 13 di Perugia e i 19 di Roma
SUD e SICILIA
Tempo in peggioramento sulle nostre regioni. Subito maltempo in Sicilia e cielo coperto con piogge sparse sul resto delle regioni. Nel pomeriggio migliora sull'isola con precipitazioni più sparse e occasionali (ancora forti su agrigentino e trapanese), rimane ancora incerto il tempo altrove. Temperature Valori massimi attesi tra i 14 di Potenza e i 21-22 di Napoli e Bari
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Per trent’anni ha pensato di essere stato abbandonato. Finalmente dopo tre decenni ritrova il padre e i fratelli. La commovente storia di Gerardo Sessa. Il Mattino ha riportato la commovente storia di Gerardo che ha ritrovato la sua famiglia biologica dopo trent’anni. Il 9 giugno scorso il ragazzo, incoraggiato dalla sua tata Vera, offre un bel mazzo di fiori alla conduttrice di “Chi l’ha visto” Federica Sciarelli, chiedendole di aiutarlo a ricomporre il puzzle della sua vita ritrovando i tasselli mancanti. Così, mentre Rai Tre trasmette l’appello del giovane, qualcuno, dall’altra parte dello schermo, riconosce in quel volto un’inquietante somiglianza. Secondo quanto riporta Il Mattino è Romina Coviello, una giovane donna di Albanella, a intuire nei tratti somatici del ragazzo un legame di parentela con il figlio adottivo di una sua parente. Si arriva così ad Antonio, il secondogenito di mamma Angela e papà Claudio. Ed è proprio la mamma adottiva di Antonio, la signora Raffaella, la chiave di volta in questa storia conclusasi con la riunione di quasi tutta la famiglia. La donna, infatti, conosceva benissimo la madre naturale di Gerardo e custodiva un elenco, datogli proprio da Angela, con i nomi e le date di nascita di ogni suo figlio. Raffaella, inoltre, ha sempre saputo dell’esistenza di Donato, il primogenito e l’unico dei cinque fratelli a non aver reciso i legami con la famiglia di origine essendo stato affidato dal tribunale ai nonni. Così Gerardo Sessa dopo aver riabbracciato Antonio, riesce a ritrovare anche Donato che vive con suo padre. Infine si fa vivo pure Gianluca, il terzo fratello. «Le emozioni – afferma Gerardo Sessa – non si possono raccontare, bisogna solo viverle: ora io e i miei fratelli siamo ansiosi di conoscere anche Luigi, l’unico che ancora manca all’appello. La mia gioia più grande è quella di sapere che i miei genitori non avrebbero mai voluto abbandonarmi». Gerardo Sessa è cresciuto nell’amore della famiglia adottiva che gli ha dato tutto ciò di cui ha avuto bisogno. Non tanto e non solo a livello materiale ma quanto a livello affettivo. Gerardo ha sofferto tanto per la perdita della madre adottiva, scomparsa quando lui aveva solo 15 anni. Al suo fianco, oltre al padre adottivo, la tata Vera che, parole sue, lo ama come un figlio. «Io e la mia tata Vera abbiamo fatto tutto “aumm aumm” senza coinvolgere inizialmente nelle ricerche della mia famiglia d’origine Bartolomeo, il mio padre adottivo. Le emozioni nell’aver ritrovato papà e tre dei miei quattro fratelli – afferma – sono tante; variegate come un gelato. Gioia ma anche rabbia nel ripensare a tutto quello che ho perso: avrei voluto muovermi prima, il mio rammarico più grande è quello di non aver fatto in tempo a ritrovare Angela, la mia madre biologica scomparsa solo pochi giorni prima del mio appello alla trasmissione di Rai Tre. Avrei semplicemente voluto dirle grazie per avermi donato la vita». Il pensiero di Gerardo corre poi a Giuseppina, quella madre adottiva che dopo avergli donato tanto amore ha perso quando aveva soli 15 anni. La malinconia, però, dura solo un attimo: è poi nuovamente la gioia a scavalcare la tristezza. «Posso ritenermi fortunato, ho due madri in cielo e una in terra: Vera, la mia tata che mi ama anche lei come un figlio. Ora aspettiamo solo che anche l’ultimo fratello si faccia vivo così l’intera famiglia sarà ricomposta e trascorreremo per la prima volta il Natale tutti insieme».
inserito da Michele Pappacoda Un ragazzo di 24 anni ha salvato un neonatoche stava soffocando. Una storia di coraggio e conoscenza a lieto fine.
Si tratta di uno di quei racconti che mettono i brividi ma che allo stesso tempo riescono a far sorridere per il finale.
Una vicenda che in poche ore ha fatto il giro del web e delle principale testate nazionali.
Ragazzo di 24 anni salva un neonato
“Sta morendo, sta morendo, sta soffocando, non respira“. Queste le urla di disperazione della mamma e della nonna di un bambino di due mesi.
Urla talmente strazianti che hanno attirato l’attenzione di un ragazzo di 24 anni, Alessandro Di Franco, che è immediatamente corso fuori dal suo appartamento.
Il giovane, che studia infermieristica a Reggio Emilia ma tornato a Palermo per passare qualche giorno in famiglia, ha compreso immediatamente che non c’era tempo da perdere.
Dopo aver individuato l’appartamento dal quale provenivano quelle urla è immediatamente corso per dare il proprio aiuto.
Circondato da parenti e condomini in preda al panico, il giovane ha preso il bambino e gli ha praticato la manovra di Heimlich. Una di quelle manovre salvavita che si studiano non solo all’università ma anche nei corsi di primo soccorso.
Pochi colpi ben mirati per cercare di liberare le vie aeree del piccolo. Manovra riuscita alla perfezione per la gioia della mamma, della nonna e di tutti i presenti. Grazie al lui il neonatoè salvo.
“E’ stato un intervento provvidenziale, quasi divino – raccontano i presenti all’Ansa -. Quel giovane si trovava dai genitori per alcuni giorni di vacanza in attesa di tornare a Reggio Emilia per completare gli studi. Il bambino non respirava. Se si fosse chiamato il 118, probabilmente anche pochi minuti di attesa sarebbero potuti essere fatali. Quando abbiamo visto il bimbo tornare a respirare siamo stati davvero tutti felici. Sono stati attimi di terrore. C’era il panico. Per fortuna Alessandro è riuscito a gestire la situazione con la freddezza necessaria. Per noi l’esame di laurea l’ha già superato“. AMALFINOTIZIE
A CURA DI ANGELA CECERE B. Luigi Beltrame Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 2,13-22. Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato». I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divora. Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il calo della nascite è un problema che non riguarda solo la Costiera Amalfitanama l’Italia intera e non solo.
I dati dell’Istat restituiscono un quadro molto chiaro della situazione. In tal senso la Divina non fa eccezione.
Sono diversi i comuni dove è stato registrato un sensibile calo della popolazione. Le uniche due eccezioni sono rappresentante dai comuni diTramonti e Praiano.
Costiera Amalfitana: calo della popolazione. I dati
Il bilancio demografico della Costiera Amalfitanastilato dall’Istat gennaio-agosto, rivela che in provincia di Salerno ci sono 2.725 abitanti in meno.
Ad analizzare in maniera approfondita tutti i dati è stat Alessandro Mazzaro sul quotidiano “Il Mattino”.
Per quanto riguarda laCostiera Amalfitanada gennaio ad agosto ha perso per strada lo 0,3% della sua popolazione, pari a 117 persone.
Le uniche due eccezioni sonoTramonti è Praianodove si registra un saldo positivo. Saldo negativo perAmalfi,MaioriePositano.
Lo spopolamento in provincia di Salerno, dunque, rallenta ma non si arresta – si legge su Il Mattino – Un bicchiere mezzo pieno se poniamo a confronto la cifra odierna con quella del 2020, annus horribilis dell’ultimo triennio con un crollo di 6mila abitanti.
A frenare l’inesorabile discesa è il saldo migratorio, vale a dire la differenza fra i nuovi residenti e coloro che si sono trasferiti fuori provincia, tornato positivo per 7 mesi su 8, con un picco di +169 nuove iscrizioni all’anagrafe nel mese di marzo.
Diametralmente opposto il dato che emerge dal saldo naturale, frutto della differenza fra nati e morti, in negativo dal settembre 2019, ultimo mese in cui i nati superarono i decessi di 53 unità.
La conferma di una tendenza in atto molto tempo prima della pandemia e legata ad un tasso di natalità in costante calo. Basti pensare che la media dei nuovi nati in provincia di Salerno nel periodo gennaio-agosto è di 621 al mese mentre nel 2020 è stata di 663 nati.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Corte d’Appello di Salerno ha condannato l’ASL di Salerno a risarcire la somma di 450 mila euro agli eredi di una donna, morta a seguito del contagio da epatite C conseguente alla somministrazione di una trasfusione infetta, avvenuta nel 1983 presso l’ospedale di Salerno San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona. Si tratta di una vicenda risalente agli anni ’80 allorquando, in alcuni casi, vennero effettuate trasfusioni provenienti da sacche di sangue i cui donatori non erano stati testati in maniera approfondita. Le conseguenze fisiche, tuttavia, sono emerse solo dopo svariati anni, essendo danni cosiddetti lungo-latenti, quando i pazienti, purtroppo, hanno scoperto di essere ammalati di HCV o HIV. L’avv. Pasquale Berna, del foro di Nocera Inferiore ed esperto in colpa medica, che ha difeso la donna danneggiata e, dopo la sua morte, i suoi eredi, ci spiega la particolarità di tale pronuncia: “in questo tipo di cause, nella stragrande maggioranza dei casi, viene condannato il Ministero della Sanità per non avere adottato le misure idonee a prevenire ed impedire la trasmissione di malattie mediante il sangue infetto”. “In questo caso, invece, la Corte d’Appello di Salerno, nella persona del Presidente dr.ssa Crespi, accogliendo totalmente la tesi di parte attrice, ha riconosciuto un’ulteriore responsabilità nell’operato dell’Ospedale di Salerno, già all’epoca centro trasfusionale, per non aver effettuato i dovuti controlli sulle sacche di sangue e per aver somministrato una trasfusione non necessaria senza, peraltro, acquisire il consenso della paziente. È bene precisare che oggi, fortunatamente, ci sono severi protocolli da seguire nella raccolta di sangue e i controlli sui donatori danno massima sicurezza”. L’avvocato Berna conclude: “Sono molto soddisfatto per questo risultato ma anche amareggiato perché non l’ho potuto condividere con la diretta interessata che purtroppo non è sopravvissuta alle plurime patologie post contagio”. ANSA
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Tutti gli aspetti teorici e pratici che hanno ispirato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, a 15 anni dalla sua approvazione, sono stati approfonditi nel corso di un recente evento, considerando gli effetti positivi e ciò che invece manca ancora per l’effettiva applicazione di quello che è stato il primo atto normativo che ha consacrato i diritti delle persone con disabilità come diritti umani, da tutelare sempre e comunque. È accaduto a Torino, a cura dell’Associazione Abilitando, che ha potuto avvalersi della partecipazione di alcuni autorevoli esperti del settore
Un’elaborazione grafica dedicata alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che dal 2009 è Legge dello Stato Italiano
15 anni dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità:questo il titolo dell’edizione 2021 del convegno organizzato annualmente dall’Associazione torineseAbilitando (Dove la tecnologia incontra la disabilità), svoltosi qualche settimana fa in modalità mista, sia online che in presenza, presso la Sala Conferenze Reale Mutua di Torino[se ne legga anche la nostra ampia presentazione aquesto link, N.d.R.].
Abilitando, infatti, organizza da diversi anni eventi sulle tematiche più attuali che impattano sulla disabilità e l’edizione di quest’anno è stata coordinata daHaydée Longo, avvocata, fondatrice di Lex4All.com e daMauro Buzzi, socio fondatore della stessa Abilitando e presidente della FEDMAN (Federazione Disability Management).
Tra i relatori si sono alternati noti esperti del settore, comeVincenzo Falabella, presidente Nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap),Giampiero Griffo, coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità,Franco Lepore, avvocato, già disability manager del Comune di Torino e dirigente dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechio e degli Ipovedenti),Nannerel Fiano, assegnista di ricerca all’Università Statale di Milano,Anna Revellodi Reale LAB eLuca Rossin, segretario del Comitato Operativo di Reale Foundation.
I diversi aspetti teorici e pratici che hanno ispirato laConvenzione ONU, nei cinquanta articoli che la compongono, sono stati approfonditi nel corso dell’evento, considerando gli effetti positivi e ciò che invecemanca ancora per l’effettiva applicazionedi quello che è stato il primo atto normativo (ratificato dall’Italia con la Legge18 del 2009) che ha consacrato i diritti delle persone con disabilità comediritti umani, da tutelare sempre e comunque. «Un passaggio fondamentale per l’introduzione di diritti che altrimenti non sarebbero arrivati a livello istituzionale degli Stati aderenti», ha affermatoHaydèe Longo.
In particolare, nella Convenzione è stato introdotto ilconcetto di inclusione, in contrapposizione a quello diintegrazione, ovvero progettare pensando alle persone con disabilità, non facendo in modo che queste vi si debbano adattare a posteriori, ed è stato introdotto il cosiddettomodello bio-psico-socialedelle condizioni delle persone con disabilità, non più legate al loro stato fisico, ma all’ambiente circostante.
Intervenuto durante la parte introduttiva del convegno di Torino,Leporeha approfondito proprio quest’ultimo aspetto, affermando che il contesto può fare la differenza: un contesto favorevole può aiutare e dunque favorire, ma se è sfavorevole può danneggiare e dunque sfavorire. Ha concluso quindi con una frase emblematica: «Le persone con disabilità sonouna parte del mondo e non un mondo a parte».
Dal canto suoFalabellaha ripercorso l’excursus storico della Convenzione, e ricordato il cammino difficile ma necessario che le persone e i movimenti hanno percorso, in particolare attraverso un interlocutore autorevole quale la FederazioneFISH, alla quale aderiscono oltre quaranta Associazioni sia nazionali che regionali, di persone con diverse disabilità. «Prima arriva la personae poi la sua disabilità – ha affermato Falabella – un cambiamento culturale, questo, che in Italia non era scontato. Il nostro sistema di welfare era poggiato sulla protezione e sull’aspetto risarcitorio, ma il movimento associativo era pronto e maturo per cercare il cambiamento; oggi, subito dopo la Carta Costituzionale c’è la Convenzione ONU per rivendicare i diritti umani».
Il Presidente della FISH ha quindi sottolineato l’importante differenzatra il programma di azione e il piano di azione: le riformenon possono essere fatte a costo zeroe il problema è che ad un programma di azione deve seguire un piano d’azione, stanziando le risorse opportune. «Purtroppo – ha concluso – durante la pandemia il welfare risarcitorio ha fatto sentire tutto il suo limite e il Terzo Settore ha dovuto far fronte alle necessità delle persone con disabilità,sostituendosi in molti casi alle Istituzioni».
Il tema del welfare è stato ripreso daGiampiero Griffo, che lo ha approfondito sia a livello di organizzazione mondiale, citandoDPI(Disabled Peopoles’ International), sia di Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, organismi di cui è parte attiva.
«Durante il periodo della pandemia – ha dichiarato – la stessa Commissaria Europea che si occupa di disabilità ha affermato che le persone con disabilità hanno subitoun carico spropositatoe ha condannato comeviolazione dei diritti umanila scelta del triage adottato, ovvero dell’esclusione dalle terapie urgenti delle persone anziane e di quelle con disabilità: ma il triage non va fatto sulle categorie di persone, bensìsulle loro condizioni cliniche!».
Griffo ha elencato quindi lemolte criticitàemerse durante la pandemia: i servizi di emergenza poco attenti, l’elevato numero di morti (41%) e addirittura di stupri tra i residenti nelle RSA (Residenze Sanitarie Assistite), la mancanza di interventi domiciliari, ciò che ha demandato il carico alle famiglie, il fallimento della didattica scolastica a distanza, quasiimpossibile per molte persone con disabilità intellettive.
Riprendendo infine il concetto del fattore bio-psico-sociale introdotto dalla Convenzione ONU, che è legato ai diritti umani, Griffo ha affermato l’ICF, laClassificazione Internazionaledel Funzionamento, della Disabilità e della Salute prodotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanitàò, attualmentenon tiene conto dei fattori culturalie comunque non è legata ai diritti umani.
Altro importante concetto notoriamente introdotto dalla Convenzione ONU è quello dei cosiddetti“accomodamenti ragionevoli”, ovvero tutti quegli adattamenti, procedure personalizzate, modifiche hardware e/o software ecc., che con una spesa non spropositataconsentono di abbattere una barrierae dunque di ridurre l’handicap. A tale scopo, la ministra per le DisabilitàErika Stefaniha istituito un gruppo di lavoro per progetti personalizzati a favore delle persone con disabilità, attraverso un budget di progetto che fa utilizzare tutte le risorse possibili per le persone stesso. Su tale tema Griffo ha assicurato che l’Osservatorio ne monitorerà l’iter, facendo in modo chesi decida insieme alla persona, o a chi la rappresenta, quali accorgimenti ragionevoli adottare.
«Anche la nostra Federazione–ha dichiarato il presidente della FEDMANBuzzi– è impegnata fortemente su questi temi e in particolare sta realizzando unportale sugli accomodamenti ragionevoli, lavorando istituzionalmente affinché vengaben definita la figura del disability managerquale punto di riferimento per l’inclusione lavorativa e sociale delle persone con disabilità».
Sono stati poi approfonditi i temi dell’intersezionalitàe delladoppia discriminazione delle donne con disabilitàdaNannerel Fiano, con un intervento sul temaImportanza della Convenzione ONU e le discriminazioni multiple. In particolare la ricercatrice ha illustrato come diverse caratteristiche che si intersecano possano portare a discriminazioni multiple. Per fare qualche esempio, alcuni segmenti di donne presentano rischi di violenza maggiori di altre, tra cui le donne separate, divorziate, giovani e con disabilità.
Di tali problematiche si sta ampiamente occupando anche ungruppo di lavoro composto da donne afferenti alla FISHe, anche alla luce di quanto purtroppo accade quotidianamente, finalmente si stanno dedicando studi approfonditi nel diritto costituzionale e si sta prestando attenzione a livello legislativo ai temi della doppia discriminazione e dell’intersezionalità.
Durante il convegno sono stati trattati anche gli aspetti relativi agliausili tecnologici, conAntonello Magaletti, Apple Distinguished Educator, Education Business Development Manager di C&C, partner tecnologico del Convegno, che ha mostrato con interessanti video e immagini le possibilità offerte dallatecnologia pensata per tutti, fin dall’infanzia, e come sia importante la formazione tanto degli alunni/alunne quanto dei docenti, in modo particolare di quelli di sostegno.
Con la competenza nel campo della formazione che lo contraddistingue, Magaletti ha mostrato che tutti i dispositivi Apple hanno tra le impostazioni di accessibilità oltre 150 funzioni che li rendonocompensativi e dispensativi, a seconda delle diversità e necessità: vi sono infatti funzioni di voce, ingrandimenti, mobilità, rallentamento e udito, come ausili a disabilità quali la cecità, l’ipovisione, la sordità, la disabilità agli arti superiori, i problemi cognitivi e intellettivi, l’autismo e la dislessia. Purtroppo, durante la didattica a distanza e la didattica digitale integrata, si èperso il 23% degli studenti con disabilità, per motivazioni diverse, come la mancanza di connessione internet, postazioni informatiche scolastiche inadeguate, ma soprattutto la fornitura di dispositivi senza alcuna formazione sull’utilizzo.
A concludere il convegno sono stati gli interventi diAnna RevelloeLuca Rossindi Innovability – Reale LAB, partner dell’incontro, insieme all’AssociazioneUtensilia, che hanno illustrato le iniziative e i progetti continuativi di questa edizione diAbilitando 2021.
Iniziative sia nazionali che internazionali, quelle di Reale LAB sono fondate da quasi duecento anni fonda su principi di innovazione, quali valore del codice etico, sostenibilità e mutualità; e si lavora sunumerosi progetti di inclusione, per colmare un gap non solo rispetto alla disabilità, ma anche di lingua e di etnia. Tra alcuni esempi pratici, la formazione e l’inclusione lavorativa di persone rifugiate (alcune presenti in sala durante il convegno). Nonché il Museo di Reale Mutua, mostrato durante la pausa pranzo, totalmente accessibile e gestito da unadipendente con disabilità visiva.
Reale Mutua, inoltre, crede molto anche nellaricerca scientifica: qui Rossin ha specificato in particolare come alcuni progetti studino aspetti della genetica e della medicina predittiva, per poter prevenire lemalattie croniche che possono portare a disabilità.