Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
A CURA DI MICHELE PAPPACODA I Monti Picentini sono un gruppo montuoso dell'Appennino campano. Spostati verso il Tirreno, si trovano tra i monti Lattari, i monti del Partenio, l'altopiano Irpino e la valle del fiume Sele. Le vette più elevate sono quelle del monte Cervialto (1.809 m s.l.m.), del monte Terminio (1806 m s.l.m.) nella parte occidentale e del monte Polveracchio (1.790 m s.l.m.) nella parte orientale. Storia Fin dal XIII secolo i monti Picentini furono prescelti da re Carlo I d'Angiò quale linea di demarcazione tra i due giustizierati di Principato Citra (a sud) e Principato Ultra (a nord), all'interno del regno di Napoli. Nel corso dei secoli i limiti amministrativi subirono alcune modifiche, ma il settore centrale dei monti Picentini forma tuttora il confine tra la provincia di Salerno (a sud) e la provincia di Avellino (a nord). Caratteristiche geologiche e morfologiche Il gruppo è costituito da rocce calcaree e dolomitiche, differenziandosi dalla zona circostante, con terreni prevalentemente argillosi. Una depressione centrale, che mette in comunicazione la valle del fiume Calore Irpino e quella del fiume Tusciano, divide il gruppo in due settori geologicamente e morfologicamente differenti: sul lato occidentale il gruppo montuoso per largo tratto è costituito prevalentemente da dolomie, e si presenta più profondamente smembrato, mentre la parte orientale è composta in genere da calcari ed assume una forma più compatta e meno aspra, con diverse vette che si innalzano da una piattaforma a circa 1000 metri di altitudine. Essendo le rocce calcaree di gran lunga dominanti, è presente il fenomeno del carsismo, con numerosi bacini, chiusi o parzialmente sbrecciati, di varia estensione e posti a diverse altezze. Da questi bacini si originano a valle diverse sorgenti. Dati altimetrici Nome del monte (>1500 m s.l.m.) Comuni compresi Cervialto 1.809 Bagnoli Irpino, Calabritto Terminio 1.806 Serino, Volturara Irpina Polveracchio 1.790 Acerno, Campagna Sierro dei Cuoppi 1.683 Senerchia Raiamagra 1.667 Bagnoli Irpino Accellica 1.660 Acerno, Giffoni Valle Piana, Montella Cervarulo 1.632 Calabritto Raia della Volpe 1.631 Senerchia Mai 1.607 Calvanico Calvello 1.579 Caposele, Lioni, Calabritto, Bagnoli Irpino Boschetiello 1.574 Senerchia Pizzo San Michele 1.567 Solofra, Calvanico, Montoro Faiostello 1.547 Giffoni Valle Piana, Calvanico Sierro della Pica 1.536 Senerchia Monte Croce 1.533 Senerchia Idrografia, clima e vegetazione Il gruppo montuoso è ricco di acque e sorgenti, alimentate dal fenomeno carsico e dalle abbondanti precipitazioni nevose e piovose che caratterizzano l'area montuosa. Le riserve d'acqua di queste montagne alimentano intere province dalla Puglia alla Campania. I Picentini sono considerati la riserva d'acqua più grande del Sud e la terza riserva d'acqua in Europa. Alcuni corsi d'acqua che nascono nel gruppo montuoso si dirigono verso il mar Tirreno, direttamente (Sele, Tusciano, Picentino), o come affluenti (il Calore Irpino e il suo tributario Sabato, le cui acque confluiscono nel Volturno) il Tenza che affluisce nel Sele, mentre l'Ofanto sfocia nel mar Adriatico. La regione gode di un'elevata piovosità. Il settore meridionale e occidentale, dal Pizzo San Michele a Olevano sul Tusciano, passando per l'area del Terminio è esposto ai venti umidi provenienti dal mar Tirreno ed ha medie annue tra le più elevate in regione e anche intorno ai 2000mm (1.900 mm annui per Olevano sul Tusciano, 1.842 mm annui per Giffoni Valle Piana e circa 2000mm Solofra) mentre la zona rivolta verso l'interno, verso est, supera di poco i 1.000 mm annui (1.045 mm per Nusco e 1.009 mm per Lioni). La neve è presente in abbondanza in inverno su vaste aree picentine al di sopra dei 1000m, ma in alcuni settori, ben esposti alle fredde correnti settentrionali, la neve cade con una certa frequenza e abbondanza anche a quote basse, soprattutto nella zona fra i monti Cervialto e Polveracchio, il Laceno e le aree montuose Terminio-monti Mai. La vegetazione, caratterizzata, specialmente sul versante meridionale, da una prevalente copertura di bosco ceduo misto, alternato a castagneti da frutto. Dei fitti faggeti si trovano su tutte le elevazioni al di sopra dei 900m, scendendo a quote più basse nelle zone più fredde del comprensorio(area del Laceno, valli del Terminio e dei monti Mai) WIKIPENDIA
A CURA DI MICHELE PAPPACODA Rappresentano il prolungamento occidentale dei monti Picentini dell'Appennino campano, costeggiando l'Agro Nocerino, protesi nel mar Tirreno formando la penisola sorrentina. Devono il loro nome alle capre e alle mucche che vi pascolano, fornitrici di ottimo latte (da cui il nome latino Lactarii). La catena montuosa è delimitata a nord-ovest dal golfo di Napoli, a nord dalla valle dell'Agro Nocerino e dalla piana del fiume Sarno, ad est dalla vallata metelliana ed a sud dal golfo di Salerno. I monti, di formazione calcarea, raggiungono la massima elevazione nei 1.444 metri del monte San Michele del complesso di monte Sant'Angelo a Tre Pizzi, che comprende le cime di San Michele, monte di Mezzo e monte Catiello. Al limite occidentale della catena montuosa è posto il monte San Costanzo di 497 metri, mentre a nord è posto il monte Faito (1.131 metri), raggiungibile con una funivia da Castellammare di Stabia; nel versante di Vico sono ancora visibili i pilastri in pietra che costituivano la vecchia teleferica per il trasporto della neve fino a Massaquano, da qui sui carri veniva portata alla marina per essere caricata sulle navi dirette a Napoli. Ad ovest è situato il monte Cerreto di 1.316 metri, oltre il quale i monti digradano verso est nel valico di Chiunzi a Sant'Egidio del Monte Albino, proseguendo verso est i monti raggiungono i 1.075 metri del monte Albino, che domina Nocera Inferiore. Proseguendo si raggiungono i 1.130 del monte Sant'Angelo di Cava, che insieme al monte Finestra (1.138 metri) ed al monte dell'Avvocata sopra Maiori (1.014 metri), costituisce il margine orientale della catena montuosa prima che questa digradi nelle valli di Cava de' Tirreni e del torrente Bonea, che sfocia nel golfo di Salerno a Vietri sul Mare. Il versante meridionale dei monti è molto scosceso e dà vita alle falesie della costiera Amalfitana, verso la quale scendono numerosi torrenti. Il versante settentrionale digrada verso la costa formando un altopiano costiero. Sentieri Salerno e i monti Lattari innevati I monti Lattari sono attraversati da molteplici sentieri. Il sentiero CAI n. 300 (alta via dei Lattari) va dal margine orientale del Corpo di Cava al margine occidentale, rappresentato da punta Campanella, passando per il più famoso Sentiero degli dei (CAI n. 327). Varie bretelle e varianti collegano questo sentiero ai centri abitati sia sui versanti della costa che su quelli interni. Storia Monte Albino sovrastante Nocera Inferiore e Nocera Superiore Fecero parte, in epoca romana, della Regio I Latium et Campania. La pianura a nord della catena dei Lattari fu scenario conclusivo della terza Guerra Gotica. L'ultimo re degli Ostrogoti, Teia, venne ucciso presso Nuceria nella cosiddetta battaglia dei Monti Lattari,[1] nel territorio tra gli attuali comuni di Angri e Sant'Antonio Abate. Nel medioevo furono parte della Repubblica amalfitana, poi Ducato di Amalfi.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Le previsioni per i prossimi giorni sono davvero pessime!Il nostro Paese, a partire giovedì 25, subirà infatti una severaondata di maltempo,caratterizzato, neiprossimi giorni, non solo da tantapioggia, ma anche danevea quote sempre più basse e da un primo abbassamento termico. Tutta colpa di un profondovortice ciclonicocon centro motore collocato all'altezza dellaSpagna,in movimento verso l'Italia ealimentato da aria fredda di origine artica. Ma andiamo con ordine.
Dopo un'effimera tregua attesamercoledì 24 novembre, già nel corso della notte tra mercoledì e giovedì il tempo inizierà a subire unnetto peggioramentoad iniziare dallaSardegnaverso learee tirreniche del Centroe laLiguria occidentale, con piogge in intensificazione e in movimento verso levante.
Già dalle prime luci di giovedì 25, avverse condizioni atmosferiche avvolgeranno gran parte del Paese. Maggiormente colpite saranno le regioni delNord, laSardegnae l'intera area tirrenica, conforti rovescie rischio dinubifragitra ilLazio, laCampania, laSiciliaed entro sera su tutta l'area ionica (CalabriaePuglia).
Attenzione inoltre allaneve. Un deciso calo delle temperature provocheràfenomeni nevosi a tratti copiosi sui settori alpini localmente sotto i 1000 metri di quotasul lato occidentale. Nevicate sono attese inoltre sulla dorsale appenninica, ma qui a quote non inferiori ai1600/1700 metri.
A fine giornata poi, mentre si faranno meno diffuse ed insistenti le precipitazioni al Centro-Nord,un'intensa ed ulteriore fase di maltempocolpirà ilcomparto ionico calabrese,la Basilicata e la Puglia. Andrà prestata particolareattenzionea queste zone in quanto non sono da escludereforti temporali e pericolosi nubifragi con elevato rischio idrogeologico.
Anche la giornata divenerdì 26trascorrerà all'insegna di un reiterato maltempo, ma che colpirà essenzialmente ilversante tirrenico, dallaToscanaallaCampaniae il nord dellaCalabria. Saranno queste le aree dove si registrerà il più abbondante quantitativo di precipitazioni.
Andranno meglio le cose inSicilia, su tutto il settore ionico e su gran parte delle regioni del Nord fatta eccezione per i rilievi alpini, prealpini e alcuni tratti del Nordest dove il tempo risulterà sicuramente meno affidabile.
Infine anche ilweekendsi preannuncia all'insegna di una forteinstabilitàe contemperaturein ulteriore e decisa diminuzione, connevicate sempre più in basso.Qui maggiori dettagli.
del direttore Michele Pappacoda Viene definito terremoto dell'Irpinia (o terremoto del 1980) il sisma che si verificò il 23 novembre 1980 e colpì la Campania centrale e la Basilicata. Caratterizzato da una magnitudo momento di 6,9, con epicentro tra i comuni di Teora, Castelnuovo di Conza e Conza della Campania, causò circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti. Il terremoto colpì alle 19:34 di domenica 23 novembre 1980. Una forte scossa di magnitudo 6,5 sulla scala Richter, della durata di circa 90 secondi con un ipocentro di circa 30 km di profondità colpì un'area che si estendeva dall'Irpinia al Vulture, posta a cavallo delle province di Avellino, Salerno e Potenza. Tra i comuni più duramente colpiti vi furono quelli di Sant'Angelo dei Lombardi, Lioni, Torella dei Lombardi, Conza della Campania, Teora, Laviano, Calabritto, Senerchia e altri paesi limitrofi. Gli effetti, tuttavia, si estesero ad una zona molto più vasta interessando praticamente tutta l'area centro meridionale della penisola: molte lesioni e crolli avvennero anche a Napoli interessando molti edifici fatiscenti o lesionati da tempo e vecchie abitazioni in tufo; a Poggioreale crollò un palazzo in via Stadera, probabilmente a causa di difetti di costruzione, causando 52 morti. Crolli e devastazioni avvennero anche in altre province campane e nel potentino, come a Balvano dove il crollo della chiesa di S. Maria Assunta causò la morte di 77 persone, di cui 66 bambini e adolescenti che stavano partecipando alla messa. I resoconti dell'Ufficio del Commissario Straordinario hanno quantificato i danni al patrimonio edilizio. È risultato che dei 679 comuni che costituiscono le otto province interessate globalmente dal sisma (Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Napoli, Potenza, Salerno e Foggia), 506 (il 74%) sono stati danneggiati. Le tre province maggiormente sinistrate sono state quelle di Avellino (103 comuni), Salerno (66) e Potenza (45). Trentasei comuni della fascia epicentrale hanno avuto circa 20.000 alloggi distrutti o irrecuperabili. In 244 comuni (non epicentrali) delle province di Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Foggia, Napoli, Potenza e Salerno, altri 50.000 alloggi hanno subito danni da gravissimi a medio-gravi. Ulteriori 30.000 alloggi lo sono stati in maniera lieve. L'entità drammatica del sisma non venne valutata subito; i primi telegiornali parlarono di una «scossa di terremoto in Campania» dato che l'interruzione totale delle telecomunicazioni aveva impedito di lanciare l'allarme. Soltanto a notte inoltrata si cominciò ad evidenziarne la più vasta entità. Da una prospezione effettuata nella mattinata del 24 novembre tramite un elicottero vennero rilevate le reali dimensioni del disastro. Uno dopo l'altro si aggiungevano i nomi dei comuni colpiti; interi nuclei urbani risultavano cancellati, decine e decine di altri erano stati duramente danneggiati. Nei tre giorni successivi al sisma, quotidiano Il Mattino di Napoli andò enfatizzando la descrizione della catastrofe. Il 24 novembre il giornale titolò «Un minuto di terrore – I morti sono centinaia», in quanto non si avevano notizie precise dalla zona colpita, ma si era a conoscenza del crollo di via Stadera a Napoli. Il 25 novembre, appresa la vastità e gravità del sisma, si passò a «I morti sono migliaia – 100.000 i senzatetto», fino al titolo drammatico del 26 novembre «Cresce in maniera catastrofica il numero dei morti (sono 10.000?) e dei rimasti senza tetto (250.000?) – FATE PRESTO per salvare chi è ancora vivo, per aiutare chi non ha più nulla». La cifra dei morti, approssimativa per eccesso soprattutto a causa dei gravi problemi di comunicazione e ricognizione, fu poi ridimensionata fino a quella ufficiale, ma la cifra dei senzatetto non è mai stata valutata con precisione. Al di là del patrimonio edilizio, già fatiscente e datato a causa dei terremoti del 1930 e 1962, un altro elemento che aggravò gli effetti della scossa fu il ritardo dei soccorsi. I motivi principali furono due: la difficoltà di accesso dei mezzi di soccorso nelle zone dell'entroterra, dovuta al cattivo stato della maggior parte delle infrastrutture, e la mancanza di un'organizzazione come la Protezione Civile che fosse capace di coordinare risorse e mezzi in maniera tempestiva e ottimale. Il primo a far presente questa grave mancanza fu il presidente della Repubblica Sandro Pertini. Il 25 novembre, nonostante il parere contrario del presidente del Consiglio Forlani e altri ministri e consiglieri, Pertini si reca in elicottero sui luoghi della tragedia, ritrovando l'allora Ministro degli Esteri, il potentino Emilio Colombo. Di ritorno dall'Irpinia, in un discorso in tv rivolto agli italiani, Pertini denunciò con forza il ritardo e le inadempienze dei soccorsi, che arriveranno in tutte le zone colpite solo dopo cinque giorni. Le dure parole del presidente della Repubblica causano l'immediata rimozione del prefetto di Avellino Attilio Lobefalo, e le dimissioni del Ministro dell'Interno Virginio Rognoni. Gli aiuti internazionali. Molti Paesi, in seguito alla notizia del terremoto, si attivarono per inviare alle popolazioni colpite non solo soldi per la ricostruzione, ma anche unità militari e personale specializzato. Stati Uniti d'America: 70 milioni di dollari, 136 uomini con 6 elicotteri della Compagnia Paracadutisti del 509° Btg. Germania Ovest: 32 milioni di dollari, 1 ospedale da campo con 90 sanitari; 650 uomini e 3 elicotteri del 240° Btg. Genio Pionieri; 1 gruppo di esperti della Croce Rossa; 47 volontari-elettricisti, un gruppo di salvataggio, un gruppo depurazione; 16 cani da salvataggio con guida. Arabia Saudita: 10 milioni di dollari. 3 milioni di dollari. 500mila dollari. bandiera Belgio: 1 squadra sanitaria di 10 uomini e un'autoambulanza. bandiera Francia: équipe di ricerca dei superstiti composte da 291 uomini con cani da valanga; 59 militari medici e specialisti nel soccorso; 12 autoambulanze e 1 elicottero autoambulanza con personale medico. Austria: 1 ospedale militare da campo con 130 sanitari. Jugoslavia: 12 squadre di ricerca con elettrosonde composte di 41 uomini. Svizzera: 14 squadre cinofile e 2 elicotteri speciali per soccorso. La ricostruzione. A Laviano, paese in cui i morti per il sisma furono un quinto della popolazione (300 deceduti su 1500 abitanti), le prime case in legno (una ventina) con servizi compresi arrivarono già nel febbraio 1981. Il 25 aprile 1981, a 122 giorni dal terremoto, gli alloggi in legno tipo chalet realizzati dal gruppo Rubner – che si insediò nel 1990 in Irpinia con uno stabilimento di produzione a Calitri – diventano 150, per un totale di 450 persone ricoverate. La ricostruzione fu, però, anche uno dei peggiori esempi di speculazione su di una tragedia. Infatti, come testimonia tutta una serie di inchieste della magistratura, per le quali sono state coniate espressioni come Irpiniagate, Terremotopoli o il terremoto infinito, durante gli anni si sono inseriti interessi loschi che hanno dirottato i fondi verso aree che non ne avevano diritto, moltiplicando il numero dei comuni colpiti: 36 paesi in un primo momento, che diventano 280 in seguito a un decreto dell'allora presidente del Consiglio Arnaldo Forlani nel maggio 1981, fino a raggiungere la cifra finale di 687, ossia l'8,5% del totale dei comuni italiani. Più di 70 centri sono stati integralmente distrutti o seriamente danneggiati e oltre 200 hanno avuti consistenti danni al patrimonio edilizio. Centinaia di opifici produttivi e artigianali sono stati cancellati con perdita di migliaia di posti di lavoro e danni patrimoniali per decine di migliaia di miliardi. Il numero dei comuni colpiti, però, è stato alterato per losche manovre politiche e camorristiche lievitando nel corso degli anni. Alle aree colpite, infatti, venivano destinati numerosi contributi pubblici (stime del 2000 parlano di 58.640 miliardi nel corso degli anni), ed era interesse dei politici locali far sì che i territori amministrati venissero inclusi in quest'area. La ricostruzione, nonostante l'ingente quantità di denaro pubblico versato, è stata per decenni incompleta. A Torre Annunziata esistono due quartieri, Penniniello e il Quadrilatero delle Carceri, distrutti dal terremoto del 1980, ma malgrado le ingenti somme di denaro che si continuano a stanziare – 10 milioni di euro per il primo nel 2007, 1,5 milioni di euro per il secondo nel 2009 – ancora non è stata completata la loro ricostruzione. Questi quartieri oggi sono diventati la principale roccaforte della camorra (il Quadrilatero delle Carceri è ancora oggi il quartier generale del clan Gionta) ed una delle più agguerrite piazze di spaccio della regione Campania. I contributi per il rilancio economico Sul modello del terremoto del Friuli, la ricostruzione anche in Irpinia venne incentrata sul rilancio industriale. Tuttavia, il territorio non presentava caratteristiche industriali già da prima del sisma, e la pioggia di contributi costituì una tentazione invincibile per parecchi. Il meccanismo di captazione dei fondi pubblici prevedeva la costituzione di imprese, che fallivano non appena intascati i contributi. I finanziamenti arrivarono talmente concentrati da non riuscire ad essere spesi. In sette anni, 26 banche cooperative aprirono gli sportelli nella zona terremotata (9 nella sola provincia di Avellino), arrivando a fare prestiti alle imprese del Nord Italia. Per rilanciare 20 zone industriali tra Campania e Basilicata vennero stanziati 7.762 miliardi di lire (circa 8 miliardi di € del 2010). Il costo finale fu 12 volte superiore al previsto in provincia di Avellino e 17 volte in provincia di Salerno. Secondo la relazione finale della Corte dei Conti, i costi per le infrastrutture crebbero fino a punte «di circa 27 volte rispetto a quelli previsti nelle convenzioni originarie». Il 48,5% delle concessioni industriali (146 casi) venne revocato. La Corte dei Conti accusa «la superficialità degli accertamenti e l’assenza di idonee verifiche», approvate senza «adeguatamente ponderare situazioni imprenditoriali già fragili e già originariamente minate per scarsa professionalità o nelle quali la sopravvalutazione dell’investimento, in relazione alle capacità imprenditoriali, ha portato al fallimento dell’iniziativa». Nel 2000, 76 aziende risultavano già fallite, ma solo una piccola parte dei contributi (il 21% nella provincia di Salerno) era stato recuperato. Il dopo-sisma [modifica] « L'uso di 50-60mila miliardi stanziati per l'Irpinia rimase un porto nelle nebbie » (Indro Montanelli in Le stanze, BUR, 2004) La prima stima dei danni del terremoto, che venne fatta nel 1981 dall'ufficio dello Stato (organo speciale atto a coordinare le operazioni di stima dei danni per conto della presidenza del Consiglio), parlava di circa 8.000 miliardi di lire. La stessa cifra è cresciuta in maniera esponenziale, fino a superare quota 60.000 miliardi di lire. La Commissione Scalfaro Oscar Luigi Scalfaro Il 7 aprile 1989, con la Legge n.128, Oscar Luigi Scalfaro viene messo a capo della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'attuazione degli interventi per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori colpiti dai terremoti del novembre 1980 e del febbraio 1981 della Campania e della Basilicata: è un organismo bicamerale con gli stessi poteri della magistratura, costituito da venti deputati e altrettanti senatori con il compito di accertare quanto realmente lo Stato ha speso, sino a quel momento, per la ricostruzione delle aree terremotate. Nella "relazione conclusiva" che verrà stilata, la somma totale dei fondi stanziati dal Governo italiano raggiungerà la cifra di 50.620 miliardi di lire, così suddivisi: 4.684 per affrontare i giorni dell'emergenza; 18.000 per la ricostruzione dell'edilizia privata e pubblica; 2.043 per gli interventi di competenza regionale; 8.000 per la ricostruzione degli stabilimenti produttivi e per lo sviluppo industriale; 15.000 per il programma abitativo del comune di Napoli, e le relative infrastrutture; 2.500 per le attività delle amministrazioni dello Stato; 393 residui passivi. Le inchieste successive Circa l'inchiesta del filone Mani Pulite denominata "Mani sul terremoto", pubblicata su Panorama nel 1992, Daniele Martini scrive: «in Irpinia la Guardia di Finanza scoprì fienili trasformati in piscine olimpiche mai ultimate, o in ville. Individuò finanziamenti indirizzati a imprenditori plurifalliti e orologi con brillanti regalati con grande prodigalità ai collaudatori dello Stato». Nel marzo del 1987 alcuni giornali, tra cui l'Unità e L'Espresso, rivelarono che le fortune della Banca Popolare dell'Irpinia erano strettamente legate ai fondi per la ricostruzione dopo il terremoto in Irpinia del 1980. Tra i soci che traevano profitto dalla situazione c'era la famiglia di De Mita con Ciriaco proprietario di un cospicuo pacchetto di azioni che si erano rivalutate grazie al terremoto. I titoli erano posseduti anche da altri parenti. Seguì un lungo processo che si concluse nell'ottobre del 1988 con la sentenza: «Secondo i giudici del tribunale romano chiamato a giudicare sulla controversia, era giusto scrivere che i fondi del terremoto transitavano nella banca di Avellino e che la Popolare è una banca della Dc demitiana». Appresa la sentenza, l'Unità pubblicò il 3 dicembre un articolo in prima pagina dal titolo eloquente: «De Mita si è arricchito con il terremoto». Nell'inchiesta Mani sul terremoto saranno coinvolte 87 persone tra cui l'on. Ciriaco de Mita, l'on. Paolo Cirino Pomicino, il sen. Salverino De Vito, l'on. Vincenzo Scotti, l'on. Antonio Gava, l'on. Antonio Fantini, l'on. Francesco De Lorenzo, l'on. Giulio Di Donato e il commissario on. Giuseppe Zamberletti. Sul coinvolgimento di politici e di vari amministratori si sono levate numerose denunce e promosse alcune inchieste che hanno portato a diversi arresti. Il sisma in cifre * Regioni colpite: 3 (Campania, Basilicata e Puglia). Comuni colpiti: 687 (542 in Campania, 131 in Basilicata e 14 in Puglia). Di questi circa 70 «disastrati» e circa 200 «danneggiati».In totale, l'8.5% per cento degli 8086 comuni italiani. Superficie colpita: 17.000 km². * Popolazione coinvolta: 6 milioni di abitanti. * Abitazioni distrutte o danneggiate dal sisma: 362.000. * Contributi pubblici dello Stato italiano, secondo la Commissione parlamentare d'inchiesta (prima dell'approvazione della legge finanziaria 1991): 50.902 miliardi di lire (circa 26 miliardi di euro). * Contributi pubblici dello Stato italiano, all'anno 2008: 32.363.593.779 €, attualizzabili a circa 66 miliardi di euro al valore del 2010 * La finanziaria 2007 prevede un contributo quindicennale di 3,5 milioni di euro per la ricostruzione. * In Italia è ancora oggi in vigore un'accisa di 75 lire (4 centesimi di euro) su ogni litro di carburante acquistato, imposta dallo Stato per il finanziamento del terremoto in Irpinia.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il Ristorante Dani Maison dello chef ischitano Nino Di Costanzo è tra le new entry (l’unica sul territorio regionale campano) che ha conquistato le Tre Forchette di Gambero Rosso. Un risultato straordinario non soltanto per il nostro concittadino, che aggiunge un altro prestigiosissimo riconoscimento al suo straordinario percorso professionale, ma anche per l’isola che in termini di immagine non potrà che trarre beneficio. Da noi interpellato, Di Costanzo ci ha detto: “Non posso nascondere la mia soddisfazione, le Tre Forchette Gambero Rosso sono un traguardo davvero eccezionale, un risultato che certamente responsabilizza ancor di più perché adesso le aspettative saranno ancora più alte. Ma in fondo questo è ciò che desidera chi fa questo lavoro con passione. Insomma, considero le Tre Forchette una sorta di ciliegina sulla torta”. Nell’edizione del nostro giornale in edicola domani, un ampio resoconto sulla serata che si è svolta presso l’Hotel Marriott di Roma relativa alla presentazione dei Ristoranti d’Italia 2022 Gambero Rosso. Gaetano Ferrandino GOLFO24
di Giovanni Farzati Reporter senza Frontiere😁Webpoint , con Aigei basta con la politica sono matti come cocozze Elezioni, Cacciari: “Impressiona astensione nelle periferie, dove c’è povertà. Si dovrebbe ragionare su questo se ci fosse sale in zucca al governo” il titolo è de Il Fatto Quitidiano e la dice lunga sulla fuga della gente dalla politica. E non solo. Ci sono persone che hanno idee brillanti su tante cose, ma non sanno a chi raccontarle; l'associazione; ASTENSIONE ITALIA GRUPPO ELETTORALE IDEALE le vuole mettere insieme, ha organizzato un sito e chiede a tutti di dire una propria idea su fatti sociali d'attualità. In primo luogo l'associazione AIGEI; nasce per riunire sotto un unica ala tutte le persone che sono stanche della politica,del loro immobilismo, della loro inutilità. Un vero è proprio esercito di cittadini, davvero stanchi e sfiduciati; basta capire che oltre il 50 per cento diserta le urne."Siamo la forza più grande del Paese, dobbiamo solo far sentire la nostra voce Se non eserciti il tuo DIRITTO di votare, esercita il tuo DOVERE di migliorare il tuo quotidiano!" si legge sul sito. Una tra le prime iniziative di AIGEI; gestire meglio gli autovelox, spesso usati più per rimpinguare le casse dei comuni che per un reale piano di sicurezza stradale. AIGEI sostiene: Azionare gli autovelox e sanzionare gli utenti solo in caso di superamento del limite di oltre 30km/orari;Inviare una segnalazione al guidatore che supera i limiti per velocità ENTRO i 20 km orari. Alla terza segnalazione potrà essere applicata una sanzione.Segnalare la presenza dell’Autovelox con indicazioni luminose e lampeggianti. Eliminare gli Autovelox in alcuni tratti stradali in cui mettono in pericolo gli utenti della strada. Evitare di mettere Limiti di Velocità ASSURDI in arterie stradali ad alto scorrimento. Aumentare la presenza delle pattuglie di Polizia, Carabinieri e Vigili Municipali, per esercitare unafunzione PREVENTIVA e NON REPRESSIVA.
DI GIOVANNI FARZATI Il film di Sorrentino sarà candidato all'Oscar 2022, "È stata la mano di Dio" è la storia di un ragazzo napoletano, Fabietto, le sue vicende personali si uniscono alla vita tumultuosa di Napoli e all'arrivo di Diego Armando Maradona. Grande gioia, una città felice, orgogliosa dell'idolo del calcio mondiale che veste i colori della squadra, del primo scudetto; Sorrentino è un genio, Napoli e i napoletani sono una città strabiliante e un popolo meraviglioso; il film sarà sicuramente un capolavoro ("auguro che vinca l'Oscar!") è ovvio che la lettura della città, per Sorrentino, debba incrociare il personaggio Maradona.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Firmata questa mattina a Nocera Inferiore la convenzione tra Comune e Coifim Questa mattina nella sala Giunta del Comune di Nocera Inferiore è stata firmata la convenzione con Coifim, il consorzio degli imprenditori di Fosso Imperatore. Il documento è stato sottoscritto dal sindaco Manlio Torquato e da Alfonso Vicidomini, presidente Coifim. Presenti la Segreteria Generale dell’ Ente, la Dott. Ornella Famiglietti, il dirigente del Settore Territorio e Ambiente, l’ing. Gerardo Califano, gli assessori Antonio Franza, Mario Prisco e Raffaele Stella, membro del direttivo Coifim con delega ai rapporti con il Comune. Il sindaco Manlio Torquato: “La firma di questa mattina porta a compimento un progetto di sviluppo economico che guarda lontano. Un percorso non semplice che ha visto questa amministrazione perseguire con costanza l’ obiettivo per lo sviluppo industriale di Nocera e dell’Agro”. Il presidente Coifim Alfonso Vicidomini: “E’ stato raggiunto un accordo importante. Il presupposto per l’ inizio di un percorso di sviluppo e di dialogo per la costruzione di un obiettivo comune”.PIETRO MARCHESANO ZEROTTONOVE
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA E’ il bilancio di un’operazione condotta dai carabinieri della locale Stazione che ha portato alla denuncia di tre soggetti all’autorità giudiziaria: sequestrata un’area di 10.000 metri quadrati, rinvenuti materiali pericolosi
Ancora un’operazione di contrasto all’inquinamento ambientale condotta dai Carabinieri della Compagnia di Ischia, guidati dal capitano Angelo Pio Mitrione.
A Procida i militari della locale stazione hanno controllato un fondo agricolo di 10mila metri quadrati. Dal controllo sono emerse una serie di irregolarità che hanno portato alla denuncia a piede libero del legale rappresentante di una ditta edile locataria del terreno. L’uomo aveva realizzato nel tempo una discarica non autorizzata all’interno del fondo composta da rifiuti speciali anche pericolosi.
I Carabinieri hanno denunciato anche i due proprietari dell’area per mutazione illecita di destinazione d’uso. I due avevano dato in locazione il terreno come area ad uso commerciale commettendo dunque un altro illecito. Ovviamente i 10mila metri quadrati sono stati posti sotto sequestro insieme a tutti gli attrezzi da lavoro che c’erano al suo interno.
All’interno della discarica, tra l’altro, sono stati rinvenuti sacchi in plastica contenenti imballaggi misti, rifiuti del legno, rifiuti ingombranti, grossi elettrodomestici fuori uso, apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, RAEE, plastica, sfalci di potature, guaine bituminose, rifiuti combusti, imballaggi misti, imballaggi metallici e plastici contaminati da sostanze pericolose. Inoltre sono stati rinvenuti anche materiale da cantiere edile come tubolari in ferro per impalcature, sacchi di calce e cemento, attrezzature varie, inerti da costruzione e manufatti in lamiera zincata adibiti a deposito per attrezzature.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Pochi minuti fa si è verificato un incidente lungo via Partenope, il tratto della strada provinciale che collega Sorrento a Massa Lubrense. Probabilmente a causa dell’asfalto reso viscido dalla pioggia che dalla notte scorsa non ha smesso di cadere sulla zona, in una curva particolarmente stretta il conducente di un furgone ha perso il controllo del veicolo finendo contro un autobus di linea della Sita che sopraggiungeva dalla direzione opposta.
Nessuna conseguenza, per fortuna, per gli occupanti i mezzi coinvolti. Il furgone, però, si è incastrato nel pullman ed al momento risulta impossibile rimuoverlo. Sul posto si stanno portando gli agenti della polizia municipale di Massa Lubrense per eseguire i rilievi e gestire la circolazione. Il traffico è completamente bloccato in entrambi i sensi di marcia e probabilmente bisognerà attendere l’arrivo di un carroattrezzi per poter rimovere i mezzi coinvolti nell’incidente e ripristinare la viabilità.
Lungo la stessa strada, a poca distanza dal confine con il territorio comunale di Sorrento, sempre a causa del maltempo si sono staccati alcuni pesanti massi dal costone che sovrasta la carreggiata finendo lungo l’arteria. Fortunatamente in quel momento non c’erano veicoli in transito per cui non si registrano feriti o danni ad automezzi.
Il comandante della polizia municipale di Massa Lubrense, Carlo Fabiano, ci ha appena informato che la strada è stata riaperta alla circolazione.
Pochi minuti fa un altro incidente si è verificato sempre tra Sorrento e Massa Lubrense. Un altro furgone sarebbe finito contro il muro che delimita la sede stradale nella curva sottostante l’hotel La Solara. Sul posto i carabinieri di Sorrento ma sembra che non ci siano feriti, solo qualche rallentamento per la viabilità. MAX SORRENTOPRESS