Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
600 g di scorfani
500 g di coccio
400 g di seppie e polipetti
400 g di cozze col guscio
300 g di gamberoni rossi
200 g di vongole
2 spicchi d’aglio
1 bicchiere di vino bianco
20 cl di olio extravergine di oliva
600 g di pomodori pelati
sale, prezzemolo e peperoncino q.b.
crostini di pane
Preparazione
Pulite prima per bene tutti i pesci e i frutti di mare.
Prendete poi una bella teglia, grande, inserite olio, aglio e peperoncino (se vi piace), accendete il fornello e fate imbiondire l’aglio.
Quindi, aggiungete un pò di vino bianco insieme ai pomodori pelati, e fate andare così per circa 10 minuti.
Dopo, inserite, a 5 minuti l’uno dall’altro, tutti gli ingredienti, a partire dai polipetti, poi mettete le seppie, gli scorfani e il coccio, che avrete prima tagliato a pezzetti.
Sul finire, inserite i gamberoni, e poi i frutti di mare.
Aggiungete una bella manciata di prezzemolo, e ogni tanto irrorate con qualche cucchiaio di pomodoro perlato.
Trascorsi circa 30 minuti, la zuppa di pesce amalfitana sarà pronta.
Potete accompagnarla, anzi dovete, con dei crostini di pane passati in forno, oppure sulla brace, e bagnati con il brodo di pesce.
Il sughetto del pesce potete anche conservarlo poi in frigo, per preparare il giorno dopo una pasta.
Farete un sughetto super facendo soffriggere aglio ed olio evo, un paio di cucchiai aggiunti di vino bianco secco e poi la salsa ottenuta dalla zuppa di pesce.
Buon appetito!
Fonte: L. Pignataro,La Cucina Napoletana di Mare, ricetta del Ristorante La Cala delle Lampare, Praiano.
La Pajata è senza dubbio il piatto più rappresentativo della cucina tradizionale romana e, in particolare, di Testaccio. La ricetta originale usa come ingrediente fondamentale il vitello, ma a causa dei divieti per la mucca pazza, attualmente si utilizza l’intestino d’agnello.
Ingredienti
800 gr di pajata
400 gr di rigatoni
750 ml di passata di pomodoro
1 cipolla piccola
1 sedano (gambo)
200 ml di vino bianco
50 gr di lardo
pecorino grattugiato qb
sale qb
peperoncino qb
Tempo Preparazione: 20 Minuti
Tempo Cottura: 2 ore
Dosi: 4 Persone
Difficoltà: Facile
Preparazione
Prendete la pajata già spellata dal macellaio e lavatela accuratamente. Tagliatela in pezzi lunghi circa 30 cm e poi legate le estremità con la pelle formando una piccola ciambella.
Tritate finemente la cipolla e il sedano e metteteli a soffriggere nello strutto. Aggiungete la pagliata e fatela rosolare per 10 minuti. Aggiungete il vino e lasciate sfumare.
Aggiungete quindi la passata di pomodoro, il sale e il peperoncino. Lasciate quindi cuocere a fuoco dolce per circa 2 ore con il coperchio coperto.
Cuocete la pasta, rigorosamente i rigatoni, al dente e poi conditela con il sugo preparato. Mettete in cima ad ogni piatto alcune ciambelline di pagliata e spolverate con il pecorino grattugiato.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Avete mai sentito parlare del provolone del monaco?
Se siete della Campania, o comunque se ci siete venuti da fuori, sicuramente avrete sentito il nome di questo ottimo prodotto tipico regionale.
C’è subito da dire che questo prodotto ha ricevuto la Denominazione di Origine Protetta (DOP) nel 2010 e che a sua tutela è stato costituito il “Consorzio di Tutela del Provolone del Monaco DOP” riconosciuto dal MIPAF con DM 21 Febbraio 2011.
Questo latticino tipico campano, è in effetti un formaggio semiduro a pasta filata, stagionato, e viene prodotto nella zona della Penisola Sorrentina e dei Monti Lattari.
La particolarità di questo prodotto è che viene fatto esclusivamente con latte crudo e proveniente dai bovini del territorio, e precisamente i bovini TGA (tipo genetico autoctono) Agerolese, razza che oggi è diffusa solo nei comuni di Agerola e di Gragnano.
Ma perchè si chiama proprio provolone del monaco?
Anticamente, i casari che arrivavano nel porto di Napoli dalla penisola sorrentina, portando i provoloni, per proteggersi dal freddo usavano coprirsi con un mantello di tela di sacco, che era simile al saio dei monaci. A Napoli, infatti, i contadini che portavano il provolone, così venivano chiamati dalla gente al mercato, monaci, e quindi anche il provolone venne così battezzato.
Provolone del monaco: caratteristiche
Il vero provolone del monaco DOP ha delle caratteristiche ben precise.
Infatti deve essere: a forma di melone leggermente allungato, peso minimo di 25, kg e massimo di 8; la sua crosta deve essere di colore giallognolo, quasi liscia, con delle piccole insenature longitudinali in corrispondenza dei legacci di rafia che si usano per i sostegno a coppia e che divino il provolone in un minimo di 6 spicchi.
La stagionatura del prodotto deve essere di almeno 6 mesi; la pasta interna deve avere un color crema con toni giallognoli, deve essere elastica, compatta, uniforme, morbida ma non si deve sfaldare, e deve avere le cosiddette “occhiature” a occhio di pernice.
Il contenuto di grasso del provolone del monaco sulla sostanza secca non deve essere inferiore al 40,5%, e il suo sapore deve essere dolce e butirroso, con una punta di piccante piacevole.
Il provolone del monaco con il suo marchio distintivo
Provolone del monaco: il processo di lavorazione
Il prodotto tipico viene prodotto seguendo antiche e laboriose tecniche; il latte crudo si lavora a ogni mungitura e si mischia con caglio di capretto.
Dalla coagulazione del latte crudo si ottiene la cagliata, che viene rotta in grani con la sassa, l’utensile apposito.
Poi si procede alla scottatura e alla filatura, quest’ultima operazione molto complessa, che spesso deve essere fatta da due persone.
Quando la pasta ha raggiunto la giusta consistenza si fa la formatura del provolone, e poi si passa alla stagionatura, che avviene prima a temperatura ambiente per dieci/venti giorni, e poi in spazi con temperatura tra gli 8 e i 15 gradi per un periodo non inferiore a sei mesi.
Dopo seguono altri processi: la salamoia, l’asciugatura e una ulteriore stagionatura in cantine per un periodo dai 4 ai 18 mesi; più stagiona il provolone e più al gusto diventa piccante.
La stagionatura ottimale per questo prodotto è a nove mesi.
Le zone dove si produce il provolone del monaco Dop originale sono tutti comuni in provincia di Napoli, zona Penisola Sorrentina e Monti Lattari, e nel dettaglio: Agerola, Casola di Napoli, Castellammare di Stabia, Gragnano, Lettere, Massa Lubrense, Meta, Piano di Sorrento, Pimonte, Sant’Agnello, Sorrento, Santa Maria La Carità, Vico Equense.
Provolone del monaco: dove acquistare e prezzi
Il prezzo di questa delizia è molto alto, visto che il latte che è alla base della sua produzione proviene da bovini di razza particolare, a rischio estinzione, il che ne fa un prodotto pregiatissimo.
Infatti, anche online, è difficile trovare del provolone del monaco al di sotto dei 30 euro al chilo, anzi delle volte lo si vende anche più caro.
Se vi state chiedendo dove acquistare, sono tanti i caseifici nei comuni di produzione, che abbiamo citato più su, ma online potete comprarlo, ci sono alcuni caseifici e e-commerce di gastronomia tipica su Internet che lo vendono.
Il consiglio è comprare direttamente dal caseificio, sia per la bontà del prodotto che per il costo magari più contenuto.
Potete guardare online due caseifici, De Gennaro e Perrusio, entrambi si trovano in zona sorrentina.
Pizza con pomodorini gialli del Piennolo e Provolone del Monaco
Provolone del monaco: le ricette per gustarlo al meglio
Inutile precisare che questa delizia può essere mangiata da sola, magari inserita in un antipasto tipico di formaggi e salumi, ma il prodotto può andare ad arricchire altre pietanze con il suo gusto particolare.
Per esempio, unaricettaottima da tener presente è la pasta e patate con il provolone del monaco, sia grattugiato che a scaglie; questo piatto povero con l’aggiunta di questa specialità, diventa un signor primo piatto.
Ma il formaggio si aggiunge anche ad altri primi come pasta e zucchine, pasta e zucca.
Molti pizzaioli lo mettono anche sulla pizza, così da farla diventano un gioiello di bontà.
C’è anche chi lo consuma a fine pasto, per un finale travolgente dopo uno squisito pranzo.
400 gr di funghi freschi misti (chiodini, porcini, finferli)
1 spicchio di aglio
30 gr di burro
100 ml di vino bianco
250 ml di panna da cucina
4 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato
olio extravergine d'oliva qb
sale qb
pepe qb
Tempo Preparazione: 15 Minuti
Tempo Cottura: 10 Minuti
Dosi: 4 Persone
Difficoltà: Facilissima
Preparazione: Preparate la polenta: portate a ebollizione l’acqua, salatela con poco sale grosso, versate a pioggia la farina di mais e mescolate. Fate cuocere il tutto secondo la tempistica riportata sulla confezione della vostra polenta istantanea. Una volta pronta, spegnete il fuoco, mantecatela con il burro e versatela in una tortiera spennellata d’olio del diametro di 24 – 26 cm. Livellatela e lasciatela raffreddare.
Quando la polenta si sarà solidificata, rivoltatela su una teglia forno rivestita di carta forno. Scaldatela a 180° per una decina di minuti.
Nel frattempo, pulite i funghi dai residui di terra, tagliateli a pezzi e fateli saltare in padella assieme allo spicchio d’aglio in camicia, un abbondante giro d’olio, sale e pepe. Sfumate con il vino. Quando si saranno inteneriti spegnete sotto il fuoco.
A parte scaldate la panna. Versatela nella brocca di un frullatore, aggiungete il formaggio grattugiato, una macinata di pepe e frullate il tutto fino ad ottenere una crema vellutata.
Una volta scaldata la polenta, trasferita su un piatto. Tagliatela a fette, irroratela con la crema al formaggio e disponeteci i funghi sopra. Se vi piace, spolverate con prezzemolo e servite la polenta ai funghi calda o tiepida.
Mescolate in una ciotola capiente la farina assieme al lievito, allo zucchero e al sale. Quindi aggiungete il burro morbido a pezzetti piccoli oppure grattugiato e lavorate il tutto con la punta delle dita, fino ad ottenere un composto sabbioso.
Fate una conca al centro del composto e procedete aggiungendo l'uovo e il tuorlo. Impastate il tutto fino ad ottenere una pasta morbida ma non appiccicosa.
Prendete la pasta frolla, formateci una palla e avvolgetela nella pellicola trasparente alimentare. Fatela riposare in frigorifero per almeno mezz’ora. Passato il tempo, riprendetela e mettetene da parte un terzo.
Stendete i due terzi rimanenti su carta da forno fino ad ottenere un disco non troppo sottile (3/4 mm di spessore) e di circa 30 cm di diametro. Sollevatelo con tutta la carta e deponetelo in una teglia rotonda di 24 cm di diametro e 3 cm di bordo. Rivestite bene i bordi facendo sbordare eventualmente la pasta fuori dalla teglia.
Tagliate la pasta eccedente il bordo della teglia e aggiungetela a quella messa da parte in precedenza. Bucherellate la base della crostata con una forchetta e spalmate la marmellata sul disco di pasta in maniera omogenea.
Stendete la pasta frolla rimasta e ricavatene, con il taglia pasta liscio o dentellato, delle strisce di circa 2 cm di larghezza. Utilizzate queste strisce di pasta frolla per rifinire il bordo esterno della crostata e per formare la classica gratella centrale.
Cuocete la crostata alla marmellata in forno ventilato per 30 minuti a 180 °C. Una volta che si sarà ben dorata in superficie, sfornatela e fatela intiepidire prima di toglierla dalla teglia.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Quando hai ospiti a pranzo o a cena e vuoi servir loro un secondo piatto molto gustoso, prova a cucinare ilmanzo al vino rosso.
La sua preparazione non è troppo laboriosa anche se richiede un po’ di tempo, soprattutto per la cottura, che deve avvenire molto lentamente per fare in modo che la carne assorba il sapore forte del vino rosso.
Sicuramente, però, non ti pentirai del tempo speso in cucina una volta che avrai assaggiato questa fantasticapietanza.
Laricettache proponiamo è dell’antica tradizione della cucina napoletana, con vino rosso rigorosamente tipico di Gragnano.
A Gragnano, tra i Monti Lattari sopra Castellamare, vi è una ottima produzione di vino rosso che viene impiegato nella lavorazione di alcune ricette conferendo pastosità e aroma.
Manzo al vino Rosso di Gragnano: la Squisita Carne Cucinata alla Napoletana
Ingredienti per 4 persone
Pezzo intero di manzo gr 500; vino rosso di Gragnano dl 3; 2 carote; 2 gambi di sedano; 1/2 cipolla; 2 rametti di rosmarino; pomodori pelati gr 200; 10 foglie di salvia; pancetta gr 25; olio di oliva cl 3. Tempo di cottura: I ora e mezza.
Preparazione
Procurarsi un primo taglio che si trova nella coscia del bovino, sotto il girello.
Legare la carne dopo averla frollata e farla marinare in un bicchiere e mezzo di vino con la salvia e il rosmarino tenendola per 8 ore nel frigorifero.
fare attenzione alla qualità del vino che non deve essere né acre né acidulo.
Con un coltellino a punta fare 5 fori al manzo per tutta la lunghezza del taglio e, aiutandosi con il manico di un cucchiaio, infilarvi la pancetta tagliata a listarelle.
Rosolare la carne in 3 cucchiai di olio di oliva per 5 minuti.
Unirvi la cipolla, le carote e il sedano a fettine sottili e fare lievemente imbiondire il tutto.
Versare un bicchiere del vino in cui ha marinato la carne e, dopo che si è asciugato per una metà, aggiungere i pomodori caldi, coprire e lasciar cuocere moderatamente.
Durante gli ultimi 10 minuti schiacciare col dorso di una forchetta le verdure e salare.
Tagliare la carne fredda a fettine sottili e, al momento di servirla, riscaldarla nel suo saporito sugo che oramai ha acquisito un bel color porpora.
Accompagnare con delle cipolline all’aceto.
Buon appetito con questo eccellente manzo al vino rosso di Gragnano.
Fonte: Cucina Napoletana – Ricette Raccontate, M. Penta De Peppo.
INSERITO DA MARIA PAPPACODA Uno dei piatti più buoni di sempre, molto diffuso in Campania e in tutto il Sud Italia sono glispaghetti aglio e olio.
Nella sua semplicità questo piatto ha un grandissimo gusto.
Tra gli chef stellati italiani, ilcuoco napoletano Antonino Cannavacciuoloha rivisitato molto bene questa preparazione, rendendola ancora più deliziosa.
Infatti ha inventatospaghetti aglio e olio con cavolfiore e alici, una verà bontà.
Il piatto è stato da lui rivisitato aggiungendo una delicata e gustosa crema di cavolfiore.
E’ unaricettaveloce ed economica, nonchè ottima perchè il cavolfiore dal sapore delicato, si abbina veramente alla grande al sapore intenso e deciso delle acciughe.
Segnatevi subito gli ingredienti e il procedimento.
Spaghetti aglio e olio di Antonino Cannavacciuolo: la gustosa ricetta
Ingredienti
250 gr di pane in cassetta senza crosta
15 filetti di acciughe sott’olio
1 cavolfiore
Acqua q. b.
100 gr di latte
sale
olio evo
aglio
peperoncino
spaghetti
Procedimento
Per il pane all’acciuga
In una pentola mettere a scaldare un filo d’olio evo.
Aggiungere i filetti di acciuga e farli sciogliere. Unire quindi il pane in cassetta precedentemente frullato e lasciare insaporire.
Fare attenzione a che il pane non risulti di consistenza molle ma rimanga croccante.
Per la crema di cavolfiori
In una casseruola far bollire abbondante acqua salata e cuocervi il cavolfiore precedentemente tagliato in pezzi piccoli.
A cottura ultimata scolarlo dall’acqua e trasferirlo nella pentola dove è stato preparato il pane all’acciuga.
Spadellare leggermente, condirlo con sale e olio evo, infine aggiungere il latte. Mettere il tutto in un frullatore.
Controllare che la purea non sia troppo densa ma rimanga cremosa, in caso contrario aggiungere altra acqua, aggiustare di sale e condire con olio evo a crudo.
Per gli spaghetti
Cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata.
A parte fare un soffritto con olio, aglio e peperoncino.
Unirvi lo spaghetto cotto al dente, lasciare insaporire, aggiungere prezzemolo tritato e un filo di acqua di cottura.
Porre in una fondina la crema di cavolfiore, unire gli spaghetti e ricoprire con il pane all’acciuga.
Buon appetito con questi fantastici spaghetti aglio e olio con cavolfiore e acciuga.
Lavate il filetto di trota e asciugatelo. Passatelo nella farina da entrambi i lati eliminando la farina in eccesso.
Quindi versate in una padella l’olio extravergine di oliva. Una volta che l’olio si è scaldato leggermente, metteteci le foglie di salvia spezzettate grossolanamente con le dita.
Lasciatele insaporire un minuto, quindi sistemate all’interno del tegame il filetto di trota salmonata con il lato della pelle rivolto verso l’olio e fate dorare da entrambi i lati.
Quindi spolverizzate con un pizzico di sale e una macinata di pepe. A questo punto bagnate con il vino bianco secco.
Alzate la fiamma e fate evaporare la parte alcolica, quindi abbassate il fuoco e fate addensare la salsetta, girando il filetto un paio di volte in modo che si insaporisca bene.
Spegnete e impiattate la il filetto di trota salmonata, bagnandolo con il fondo di cottura.
Preparazione: Tritate lo scalogno e, con un filo d’olio, fatelo appassire. Lavate gli asparagi ed eliminate le parti inferiori più dure. Tagliate le punte e tenetele da parte. Riducete a rondelle le parti rimanenti dei gambi e fatele stufare nel soffritto a fuoco dolce. Se in questa fase il condimento dovesse asciugarsi troppo, aggiungete un pò d’acqua. Una volta che gli asparagi saranno ben cotti, regolate la salinità, aggiungete un po’ di pepe e interrompete la cottura.
Dividete le punte nel senso della lunghezza e saltatele, a fuoco medio, in una padella antiaderente con pochissimo olio. Unite le code di gambero e lasciatele cuocere per 1 minuto, togliete poi il condimento dal fuoco.
A questo punto, per ottenere una crema abbastanza fluida, frullate il composto di asparagi e scalogno con due cucchiai d’olio e uno di prezzemolo tritato. Unitela nella padella con i gamberi e aggiungete i pomodorini ridotti in quarti. Lasciate cuocere a fuoco medio per un paio di minuti.
Lessate la pasta in acqua salata e scolatela al dente.
Calate la pasta nella padella e saltatela a fuoco vivo per amalgamare i sapori. Servitela ben calda con gli asparagi e i gamberi.
Preparazione: ammollare il pane con qualche cucchiaio di brodo caldo per almeno mezz’ora. Nel frattempo soffriggere il burro, la cipolla tagliata a dadini e il sedano sminuzzato, aggiustare di sale (senza esagerare) e di pepe, aggiungere 4 cucchiai di lenticchie lessate e far insaporire 5 minuti. Quando il soffritto sarà tiepido versarlo nella ciotola col pane, aggiungere un uovo intero e mescolare. Regolare di pan grattato fino a raggiungere la consistenza ottimale per realizzare le polpette.
Formare, con le mani bagnate, delle piccole polpette e disporle sulla teglia ricoperta di carta da forno. Cuocere 20/25 minuti a 180°. Servire su un letto di insalata e condire con un filo di olio extra vergine.