Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Tragedia nel corso dei test pre-gara del Rally di Polonia: il campione italiano Junior 2024, Matteo Doretto, 21 anni, di Pordenone, è morto per le conseguenze di un'uscita di strada. Lo ha confermato all'ANSA Grzegorz Różański, portavoce dei vigili del fuoco della città polacca di Olsztyn. Il co-pilota Samuele Pellegrino è invece in buone condizioni in ospedale, specifica sempre Różański. La Peugeot 208 Rally4 dell'equipaggio italiano è finita contro un albero nelle strade attorno Elganowo, vicino a Pasym. +++NEWS IN AGGIORNAMENTO+++
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Schlein: 14 milioni al voto, ne riparliamo alle politiche
«La differenza tra noi e la destra di Meloni è che oggi noi siamo contenti che oltre 14 milioni di persone siano andate a votare, mentre loro esultano perché gli altri non ci sono andati. Ne riparliamo alle prossime politiche. Hanno fatto una vera e propria campagna di boicottaggio politico e mediatico di questo voto ma hanno ben poco da festeggiare: per questi referendum hanno votato più elettori di quelli che hanno votato la destra mandando Meloni al governo nel 2022. Quando più gente di quella che ti ha votato ti chiede di cambiare una legge dovresti riflettere invece che deriderla». Lo dice la segretaria Pd Elly Schlein sul referendum.
Conte: chi esulta porti rispetto a 15 milioni di elettori
«Leggo dichiarazioni ed esultanze sguaiate dei 'tifosi' della politica. Portate rispetto a circa 15 milioni di cittadini che sono andati a votare. Portate rispetto agli oltre 12 milioni che hanno votato sì a maggiori tutele nel mondo del lavoro. Parliamo di oltre 12 milioni di cittadini che, al di là dei colori politici, chiedono più tutele contro licenziamenti, precariato e incidenti sul lavoro. Noi saremo sempre dalla loro parte, dalla parte giusta. E porteremo avanti la battaglia per loro in Parlamento». Lo scrive sui social il leader dei 5 stelle, Giuseppe Conte aggiungendo che «se vi sembrano numeri insignificanti, considerate che è lo stesso numero di votanti (anzi alla fine potrebbero essere anche di più) con cui la maggioranza Meloni è arrivata al Governo».
In Molise affluenza al 27,7%
In Molise quorum non raggiunto per i referendum in nessuno dei 136 Comuni della regione: il dato complessivo della regione è al 27,7%, più basso rispetto alla media italiana che è del 30,5%. Il centro con l'affluenza più alta è stato Pescopennataro (Isernia) con il 40,4 per cento, quello con l'affluenza più bassa Sepino (Campobasso) con il 14,5%. Per quanto riguarda le città più grandi a Campobasso affluenza al 31,2%, a Isernia del 25,8% e a Termoli del 31,3%.
In Sicilia affluenza al 23,11%
La percentuale dei votanti in Sicilia per il referendum dell'8 e 9 giugno è stata del 23,11%. La percentuale più alta si è registrata in provincia di Enna, la più bassa in quella di Agrigento. Il dato per provincia vede Agrigento al 19,6%, Caltanissetta 19,84%, Catania 24,02%, Enna 25,48%, Messina 23,26% Palermo 24,91%, Ragusa 23,16%, Siracusa 22,53%, Trapani 20,29%
Landini: nell'appello al non voto messa in gioco democrazia
«Una certa politicizzazione dei referendum non ha permesso di discutere di contenuti. Negli ultimi giorni alcuni esponenti di governo interrogati sui quesiti non sapevano i contenuti e contemporaneamente chiedevano di non andare a votare. Un elemento di responsabilità grave. Non stanno mettendo in discussione la Cgil, in gioco c'è la democrazia del Paese». Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, in conferenza stampa sui referendum. «Sì, la democrazia costa. Mi dovrei preoccupare che per ridurre i costi non si debba andare a votare?", domanda ricordando che «avevamo chiesto si votasse insieme alle comunali, al primo turno».
In Campania l'affluenza sotto il 30%
Si ferma sotto il 30% l'affluenza per i referendum in Campania. Quando mancano poche decine di seggi al dato definitivo, è stabilizzata la cifra del 29,88 per i primi quattro quesiti, con un lievissimo scarto per quello sulla cittadinanza (29,87). Le due province dove si è votato di più sono Napoli (31,76) e Avellino (31,38). A Napoli città è andato alle urne oltre il 33 per cento degli aventi diritto, con una lievissima predominanza dell'affluenza per il quesito sulla cittadinanza (33,61) contro quelli sul lavoro (33,52). da segnalare il caso del comune di Volla (Napoli), quasi 26mila abitanti, unico centro campano a votare anche per il ballottaggio delle amministrative: qui il quorum è stato ampiamente superato, con il 51,93%, di poco inferiore al 53,24% che ha votato per il sindaco.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Attimi di panico oggi, domenica 1° giugno, in un ristorante affacciato su piazza Croggi, a Como. Un bambino di un anno ha improvvisamente smesso di respirare dopo aver ingerito un boccone — forse un pezzo di pane — mentre si trovava a tavola con la famiglia, per trascorrere la domenica sul Lago. I gestori del locale hanno subito allertato il 112 e l’ambulanza è partita a sirene spiegate. La prontezza della dottoressa ha evitato la tragedia Decisivo però è stato l’intervento di una dottoressa comasca che stava pranzando a un tavolo vicino e cha ha visto tutta la scena, intuendo la gravità della situazione. La donna ha effettuato le manovre di disostruzione e ha liberato le vie respiratorie del piccolo, che ha ripreso a respirare. I sanitari della Croce Rossa sono arrivati pochi minuti dopo e, nonostante il bambino si fosse già ripreso, lo hanno accompagnato all’ospedale Sant’Anna per accertamenti. Tanto lo spavento quanto il sollievo per i genitori, grati alla prontezza della donna che ha impedito che la giornata si trasformasse in una tragedia. FONTE QuiComo
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Tragedia inGermania. Tre persone sono morte a causa di unincendiodivampato nella notte in unospedaleadAmburgo. Numerosi i feriti, circa una cinquantina, due dei quali sarebbero in pericolo di vita. Il rogo, divampato al piano terra della struttura, è stato domato dai vigili del fuoco. Ancora da chiarire le cause.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Una gita domenicale fuori porta si è trasformata in tragedia per una 34enne di Parma che ieri trascorreva la giornata con parenti e amici sul fiume Taro, a Pontetaro, nel comune di Fontevivo. L'uomo si è tuffato in acqua con altri adulti presenti sul posto dopo aver visto un gruppo di bambini che nuotava con difficoltà ma mentre gli altri sono riusciti a tornare a riva con i minori, lui non è più riemerso. La tragedia si è consumata nel pomeriggio di ieri, domenica 1 giugno, intorno alle 15.30, sotto il ponte dell'A1 sul Taro. Qui il 34enne cittadino moldavo partecipava ad una tavolata con un gruppo di connazionali tra cui anche alcuni bambini. Dopo pranzo alcuni ragazzini si sono tuffati nel fiume ma sono apparsi in difficoltà e così l'uomo con altri adulti si è subito lanciato in loro soccorso. I minori sono stati raggiunti e aiutati a tornare a riva sani e salvi ma una volta sul greto del fiume, ci si è accorti che l'uomo mancava all'appello e non era più riemerso dall'acqua. Immediatamente è scattato l'allarme con una chiamata ai numeri di emergenza e sul posto sono accorsi i vigili del fuoco per le ricerche. Imponente la macchina per cercare il 34enne ma col passare delle ore purtroppo le speranze di salvarlo si sono affievolite sempre di più fino alla tragica scoperta del suo corpo senza vita. www.fanpage.it/
INSERITO DA MORENA MOTTA Il padre di Adam, Hamdi Al-Najjar, è morto in seguito alle ferite riportate nell'attacco israeliano del 24 maggio scorso su Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza: lo riporta l'agenzia di stampa turca Anadolu, che cita fonti sanitarie dell'ospedale Nasser della città. L'attacco, che ha colpito l'abitazione della famiglia, è costato la vita a nove figli di Al-Najjar. L'uomo era sopravvissuto insieme al piccolo Adam, mentre la moglie - la pediatra palestinese Alaa Al-Najjar - si trovava al lavoro al Nasser Medical Complex. ANSA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA TORRI DEL BENACO, Una coppia di turisti tedeschi è morta questo pomeriggio in un grave incidente lungo una strada che corre vicino al lago di Garda, nel veronese. Marito e moglie viaggiavano su una Vespa, sulla strada che da Torri del Benaco porta ad Albisano, quando, per cause in corso di accertamento, il conducente ha perso il controllo dello scooter andando a schiantarsi contro un muro. ANSA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA A partire dal 1° gennaio 2026, cinque ex presidenti del Consiglio non avranno più la protezione garantita dai servizi segreti. La decisione riguarda Paolo Gentiloni, Matteo Renzi, Mario Monti, Romano Prodi e Massimo D’Alema, tutti esponenti del centrosinistra o sostenuti da quelle forze politiche. La comunicazione ufficiale è stata inviata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti, Alfredo Mantovano, come riporta l'anticipazione de Il Foglio. Secondo quanto riportato, la revoca della scorta speciale è motivata dall'applicazione di una circolare emanata durante il governo Conte II, ma mai attuata fino ad ora. Nella lettera inviata agli ex premier, Mantovano spiega: «Con un decreto presidenziale del 2020 è stata condotta una generale rivisitazione dei dispositivi di tutela e protezione assicurativa con personale dell’intelligence al fine di dismettere gradualmente le misure riconducendo la competenza. In tal senso, dopo proroghe del regime transitorio, protrattosi per cinque anni, ne è stata disposta la cessazione, determinando l’entrata in vigore del regime ordinario dal 1° gennaio 2026». La protezione dell'intelligence, infatti, costituisce una deroga alla disciplina generale, che riserva al Ministero dell'Interno la competenza ad adottare i provvedimenti di protezione.
Chi mantiene la protezione
Gli ex premierGiuseppe ConteeMario Draghinon subiranno variazioni, poiché già non beneficiavano della scorta mista fornita dall'Aisi e dal Ministero dell'Interno. Per quanto riguarda l'attuale presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
«Per completezza d’informazione, si rappresenta che le misure differenziate restano invariate unicamente per il Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore, in conformità alla normativa vigente».
La reazione di Renzi
Matteo Renzi si è detto «allibito» per la pubblicazione su Il Foglio della lettera riservata ricevuta dal sottosegretario Alfredo Mantovano, relativa alla revoca della scorta fornita dai servizi segreti agli ex premier. Secondo Renzi, solo Palazzo Chigi poteva aver passato la comunicazione al giornale, evidenziando che la sua copia della lettera non presentava il timbro azzurro del protocollo del sottosegretario.
La denuncia: «Uso pericoloso delle istituzioni»
In una nota, Renzi ha accusato Mantovano di utilizzare le istituzioni in modo «proprietario ed arrogante», paragonando l'atteggiamento del governo a quello delle «peggiori democrature sudamericane». Ha inoltre criticato l'uso di «veline» per informare le redazioni su argomenti delicati come la sicurezza delle figure istituzionali.
Renzi ha annunciato di rinunciare anche alla scorta fornita dal Ministero dell'Interno, definendo la revoca della protezione dell'AISI come indicativa dello stile di governo attuale. Ha contestato le motivazioni addotte per la revoca, come la necessità di ulteriore personale per l'AISI, definendole «ovviamente false» alla luce dell'aumento di spesa degli ultimi anni.
Critiche al governo: «Scherzano col fuoco»
Il leader di Italia Viva ha esteso le sue critiche anche alla premier Giorgia Meloni, accusando il governo di «scherzare col fuoco» e di piegare le istituzioni per interessi di parte. Ha inoltre fatto riferimento a precedenti episodi, come l'uso di strumenti di intercettazione avanzati e l'assegnazione della scorta a criminali, per evidenziare un uso distorto delle risorse statali. LEGGO,IT
INSERITO DA MIKI PAPPACODA «Stava tornando a casa con un pacchettino di cibo per la famiglia» ha detto a Live Sicilia uno dei colleghi di lavoro di Santo Salvatore Giambattista Re, il 30enne sposato e diventato papà da appena 4 mesi che è stato accoltellato - alle braccia, al tronco all'addome - e ucciso da un posteggiatore abusivo di 37 anni al culmine di una lite. Il giovane era dipendente di una delle più note pasticcerie di Catania, "Quaranta". E proprio nella strada davanti al locale, sul lungomare Ognina, è avvenuta l'aggressione che è costata la vita a Santo. Il posteggiatore, un extracomunitario clandestino dello Zimbabwe, ha tentato di fuggire, ma è stato bloccato da agenti delle Volanti della Questura e arrestato in flagranza di reato per omicidio aggravato. La lite non sarebbe collegata all'attività illegale del 37enne, ma a motivi ancora da chiarire.
I filmati dell'omicidio
Secondo quanto si è appreso il posteggiatore abusivo sembra fosse in qualche modo 'tollerato' nella zona, una delle più affollate e trafficate del lungomare di Catania per la presenza anche del bar pasticceria Quaranta, oltre a diversi ristoranti e punti vendita di prodotti ittici. Per questola strada ha molte telecamere di sicurezza, quelle delle attività commerciali, che investigatori della squadra mobile della Questura stanno visionando per verificare se esistanofilmati dell'omicidio, anche per cercare di chiarirne con certezza dinamica e, in qualche modo, ricostruire anche il movente.
Il posteggiatore abusivo: i precedenti
Il posteggiatore abusivo arrestato dalla polizia per l'omicidio non ha il permesso di soggiorno e in passato è statosanzionato per l'attività illecitache esercitava ed è statopiù volte arrestato per violenza e resistenza a pubblico ufficialedalla polizia. Nel luglio del 2019, mentre faceva il posteggiatore abusivo in piazza Mancini Battaglia, nella stessa zona del lungomare Ognina dove è avvenuto l'omicidio, ha aggredito due vigili che stavano per sanzionarlo, colpendoli con pugni e calci, prima di essere bloccato da carabinieri e arrestato per lesioni volontarie e resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Uno dei due agenti, colpito al volto, fu portato al pronto soccorso per delle medicazioni. Per questo reato è stato in carcere. Sull'omicidio il pool coordinato dal procuratore aggiunto Fabio Scavone ha aperto un'inchiesta indagando il 37enne per omicidio volontario aggravato, la procura disporrà l'autopsia. LEGGO.IT
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Mentre la Procura generale di Milano ricorre in Cassazione contro la semilibertà ad Alberto Stasi, spunta un nuovo nodo nel giallo di Garlasco e riguarda un oggetto della vittima, Chiara Poggi, la ragazza di 26 anni uccisa ad agosto 2007 e per il cui omicidio fu poi condannato lo stesso Stasi, che all'epoca era il suo fidanzato. Stasi, secondo la sostituta pg Valeria Marino, deve tornare in carcere per via della sua intervista alla trasmissione Le Iene dello scorso 22 marzo, rilasciata nel corso di un permesso premio: secondo i giudici della Sorveglianza Alberto non aveva alcun divieto di rapporti con i giornalisti, ma alla Procura non la pensano così e da qui nasce il ricorso in Cassazione.
La borsetta sparita di Chiara Poggi
Intanto dai vecchi atti del 2007, scrive il Corriere della Sera, spunta anche un piccolo mistero che riguarda una borsetta di Chiara Poggi: la borsetta non fu sequestrata nella casa del delitto dopo l'omicidio e qualche tempo dopo sparì nel nulla, nell'ambito di un misterioso furto dalla casa in cui i familiari si erano trasferiti nei giorni successivi. Un semplice furto e una coincidenza, o quella borsa poteva tornare utile alle indagini?
La pista degli abusi al santuario
Nei prossimi giorni inoltre i pm dovrebbero acquisire gli atti della vecchia inchiesta sul ricatto all'ex rettore del Santuario della Bozzola, vicenda introdotta dal legale di Andrea Sempio Massimo Lovati, ma sul cui legame con la morte di Chiara non si conoscono ancora gli esatti risvolti: secondo Lovati sarebbe infatti in ballo la pista di un "segreto" scoperto dalla vittima su presunti abusi sessuali al santuario, e quel segreto potrebbe essere il movente del delitto.
L'impronta 33 già analizzata
Poi c'è il mistero dell'impronta 33, attribuita dalla Procura di Pavia ad Andrea Sempio: un'impronta sottoposta già nel 2007 dal Ris di Parma alle analisi per individuare la presenza di Dna. L'esito fu incerto, in termini tecnici si parlò di campione «inibito». In uno degli accertamenti nella villetta, furono prelevati con un bisturi sterile (e messi in una provetta con la scritta '33 dattilo') «frammenti di intonaco relativi alla parete destra delle scale della cantina sui quali era deposta un'impronta di materiale verosimilmente ematico». Il sospetto che ci fosse del sangue fu subito smentito: «una frazione del materiale è stato saggiato al combur test con esito dubbio; si è deciso quindi di operare un obti test (più sensibile per il sangue umano, ndr) che anch'esso ha fornito un esito negativo». I test sono ancora oggi quelli più affidabili.
I test sulla 33 dattilo
I test sulla '33 dattilo' proseguono però, insieme ad altri reperti, nei laboratori del Ris di Parma. «Data la scarsa presenza di materiale, vengono inviati nella loro interezza ai processi estrattivi» si legge nel documento di cui dispone l'Adnkronos. «Si concorda di conservare quota parte dell'eluito per successive ed eventuali controanalisi», ma tenuto conto che gli approfondimenti sono stati svolti con la formula dell'accertamento irripetibile - quindi alla presenza anche dei consulenti di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio della fidanzata - è ipotizzabile che il materiale sia stato utilizzato completamente per cercare di risolvere il caso.
L'intonaco e il campione illeggibile
Nei laboratori si procede all'analisi dell'intonaco, ma l'utilizzo di kit per purificare e amplificare il Dna dà come risultato una soluzione «inibita», ossia i tentativi e le successive purificazioni non hanno mostrato la presenza di Dna analizzabile. In quel campione 'illeggibile' il tentativo di dar vita a una ricerca della traccia genetica si interrompe senza risultato. Una risposta possibile quando si ha di fronte «scarsa presenza di materiale». Se i kit attuali sono più sensibili bisogna considerare - se ci fosse ancora dell'intonaco conservato a dieci anni dalla sentenza definitiva per Stasi - che il trascorrere del tempo non gioca a favore delle ricerche genetiche. LEGGO