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giornalino associazione diversabili penisola sorrentina della dott.rosa de martino

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Disabili. Le indennità non costituiranno reddito. Zucca (Acli): "Più accesso alle prestazioni sociali agevolate"

14 Maggio 2016, 10:48am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Disabili. Le indennità non costituiranno reddito. Zucca (Acli): "Più accesso alle prestazioni sociali agevolate"
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Disabili. Le indennità non costituiranno reddito. Zucca (Acli): "Più accesso alle prestazioni sociali agevolate"

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA L'aula di Palazzo Madama ha approvato l'emendamento del Governo che modifica il calcolo dell'Isee nei confronti dei nuclei familiari con disabilità. Le associazioni che difendono i diritti dei disabili da tempo chiedevano questa modifica, denunciando il fatto che, andando a costituire reddito, le indennità gravavano sulle famiglie a livello di fisco e di esenzioni.

"Ci sarà un nuovo modo" - spiega Simone Zucca, responsabile di produzione dei Caf Acli - "per calcolare l'indicatore Isee da parte dell'Inps. La disciplina transitoria, approvata dal Senato, quindi, introduce l'esclusione dalla nozione di reddito disponibile dei trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, qualora siano esclusi dal reddito Irpef e in sostituzione di una serie di detrazioni dal medesimo reddito disponibile, relative al caso di presenza nel nucleo familiare di una persona con disabilità media, grave o non autosufficiente, una maggiorazione pari allo 0,50 del parametro della suddetta scala di equivalenza".

Il Governo, però, deve ancora emanare il decreto attuativo. "In questo modo" - continua Zucca - "saranno date nuove istruzioni su come escludere queste indennità. Il provvedimento, infine, può considerarsi indispensabile perchè i disabili avranno un maggiore accesso alle prestazioni sociali agevolate".

FONTE http://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/disabili-indennita-costituiranno-reddito-180552-gSLAdWELeB

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO LA LETTERA DI ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI Pensioni , sì alle uscite flessibili

14 Maggio 2016, 10:43am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO LA LETTERA DI ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI Pensioni , sì alle uscite flessibili
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO LA LETTERA DI ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI Pensioni , sì alle uscite flessibili

INSERITO DA MIICHELE PAPPACODA Gentile signora Isabella Bossi Fedrigotti,
vorrei avanzare una modesta proposta per la flessibilità pensionistica a favore delle famiglie e dei disabili. Sono una donna medico sulla sessantina con un pregresso tumore, figlia unica di due genitori quasi novantenni e invalidi, che ora avrebbero grande bisogno di me. Vorrei poter dedicare loro più tempo, ma non ci riesco perché ancora lavoro nel pubblico e non posso andare in pensione, se non con grande penalizzazione. È una situazione diffusa e che aumenterà sempre di più con costi enormi: economici, sociali e affettivi. Perché non pensare a una flessibilità pensionistica che permetta un’uscita anticipata dal lavoro di qualche anno anche rispetto all’anzianità in presenza di parenti stretti invalidi, che convivono o vivano a breve distanza? Magari anche a fronte di una diminuzione dell’assegno di accompagnamento di cui usufruisce il familiare e a un impegno verificabile, per esempio, dai servizi sanitari e sociali (o certificato dallo stesso anziano, se lucido) di un’assistenza quotidiana o settimanale: rinsalderebbe il legame intergenerazionale, farebbe sentire l’anziano portatore di un diritto riconosciuto e potrebbe dare aiuto materiale e conforto affettivo, oltre a diminuire i costi complessi dell’assistenza.
In alternativa, per equità, si potrebbe chiedere a chi volesse andare in pensione con qualche anno di anticipo un numero consistente di ore di volontariato sempre nell’assistenza ad anziani e disabili, come prevedeva una norma legata al pubblico impiego, che mi sembra sia andata persa. Cosa ne pensa, al netto di abusi sempre possibili anche con le norme attuali?
D. S.


Più interessante sarebbe sapere cosa ne pensano Tito Boeri, presidente dell’Inps, e il Governo. Trovo piena di buon senso la sua proposta e immagino che la maggioranza degli italiani la possa condividere. Il problema dell’accudimento degli anziani è enorme e ne abbiamo fatto, ne facciamo o ne faremo esperienza tutti quanti. E tuttavia ancora non sembra che venga affrontato in modo costruttivo, tant’è vero che come unica «soluzione» ci si augura di non arrivare a vivere troppo a lungo. Questo almeno è quello che si sente dire in particolare da chi, come lei, non è più tanto giovane e ha genitori anziani da curare. Lei parla di possibili abusi: un provvedimento intelligente e di buon senso come il suo sembra, in effetti, ad altissimo rischio di imbrogli. E mi viene in mente - è notizia di pochi giorni fa - quel dipendente pubblico che, avendo ottenuto un permesso per accudire la suocera in carrozzella, è stato fotografato al maneggio in groppa al suo cavallo.
ibossi@corriere.it

FONTE IL CORRIERE DELLA SERA

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO

14 Maggio 2016, 10:41am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Una spiaggia libera accessibile ai disabili sarà realizzata a Chiavari questa estate. Il progetto dell’amministrazione comunale si prefigge di dotare il tratto di arenile adiacente al porto e in prossimità della passeggiata a mare – l’unico senza lo “scalino” di accesso al mare – di tutte le attrezzature necessarie per rendere accessibile e godibile a tutti il mare, coniugando funzionalità ed estetica del litorale, senza marginalizzare l’utenza disabile rispetto a quella normodotata, in un’ottica di massima integrazione possibile tra le persone.

«Il progetto – spiega l’assessore ai Servizi Sociali, Nicola Orecchia – prevede l’installazione stagionale di una pedana di circa mq. 62 con soprastanti strutture per circa mq. 18 di superficie occupata da volumi di servizio (reception, spogliatoio, servizio igienico). Dalla pedana centrale, dotata di opportuni ombreggianti, partirà una passiera arrotolabile, di tipo accessibile, che si estenderà sino alla battigia, nonché di corsie di percorribilità su tutta la spiaggia libera. In alcune aree a lato della passerella organizza, verrà sistemato un numero adeguato di piazzole di sosta accessibili con pavimentazione rimovibile analoga alla passatoia. Saranno posizionati ombrelloni inalterabili, come quelli in paglia sintetica, resistenti al vento. Infine, in corrispondenza dell’ingresso in acqua, verrà disposto un corrimano galleggiante, costituito da una corda, per facilitare l’ingresso e l’uscita dall’acqua di persone con difficoltà motorie e sensoriali».

«Si tratta – precisa l’assessore – di un servizio nuovo e aggiuntivo rispetto ai servizi offerti che abbiamo garantito anche per quest’anno, nonostante i tagli, senza aumenti tariffari, fermi dal 2013. L’impegno, anche economico, del Comune di Chiavari per la realizzazione della “Spiaggia per tutti” non si limita alle sole strutture, ma riguarderà anche il finanziamento della gestione di tali attrezzature stagionali e del servizio di accompagnamento alla balneazione delle persone disabili, in modo che gli utenti possano contare nell’assistenza specializzata e competente durante l’intera giornata. Tale gestione verrà affidata in via sperimentale e per la durata di un anno alla costituenda Associazione Temporanea di Scopo composta dal Villaggio del Ragazzo e dall’Anffas di Chiavari che hanno risposto ad una manifestazione di interesse con avviso pubblico».

FONTE http://www.bjliguria.it/2016/05/chiavari-spiaggia-libera-accessibile-ai-disabili/

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO ''Parcheggi a pagamento anche per i disabili'' La denuncia di Fratelli d'Italia attacca: ''Comune in bambola sulla sosta''

14 Maggio 2016, 10:36am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO ''Parcheggi a pagamento anche per i disabili'' La denuncia di Fratelli d'Italia attacca: ''Comune in bambola sulla sosta''
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO ''Parcheggi a pagamento anche per i disabili'' La denuncia di Fratelli d'Italia attacca: ''Comune in bambola sulla sosta''

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA CIVITA CASTELLANA - Riceviamo e pubblichiamo: Abbiamo già denunciato più volte la nostra forte contrarietà alle strisce blu imposte dal Comune per far cassa, ma questa volta si è superato ogni limite. Sì perché questa Giunta non ha rispetto nulla e nessuno, specialmente quando si tratta di disabili. Inutile dire che anche questa è stata un'altra nostra battaglia, non solo hanno imposto ai diversamente abili di pagare la retta al Centro socio educativo ''Rosa Merlini Frezza'', si badi bene prima completamente gratuita, ma ora addirittura con un cartello degno di nota, in rosa, si specifica che esporre il contrassegno per disabili non dà diritto al parcheggio gratuito. Vergogna!

Ci è stato detto che la disabilità non deve essere considerata una diversità, bene allora noi rispondiamo così, caro primo cittadino Angelelli: non esistono zone di serie A e B quindi inserisca le strisce blu in tutte le zone commerciali alternandole ai parcheggi liberi, come per legge, e non crei disagi solo per il centro storico o la stazione di Borghetto. O soluzione più logica le tolga completamente introducendo il disco orario per migliorare la viabilità. Fareste di sicuro più bella figura perché agli occhi dei cittadini risultate poco credibili.

Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale Civita Castellana

FONTE http://www.viterbonews24.it/news/parcheggi-a-pagamento-anche-per-i-disabili_63564.htm

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SEZ.DISABILITà NEWS COSENZA Rimosso il cartello contro i disabili. Il direttore: mi scuso, sistemeremo anche le rampe

12 Maggio 2016, 13:15pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.DISABILITà NEWS COSENZA Rimosso il cartello contro i disabili. Il direttore: mi scuso, sistemeremo anche le rampe

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il cartello “vietato l’ingresso ai disabili”, con due strisce rosse a croce incollate sopra con lo scotch, non c’è più. Il direttore del distretto sanitario dell’Asp di Rende (Cosenza), Achille Straticò, ha ordinato di rimuoverlo immediatamente non appena la notizia, diffusa da Zoom24, ha iniziato a fare il giro del web. «Mi scuso, quel cartello non era idoneo. E anche se non so chi l’abbia messo, da direttore del distretto me ne assumo la responsabilità. Per questo stamane ho ordinato che venisse rimosso. La forma era certamente non corretta però era un’indicazione che serviva a indirizzare le persone diversamente abili verso ingresso a loro dedicato a piano strada». Ma oltre quella porta, che fino a ieri recava quell’indicazione, c’è proprio una rampa per disabili.

 

La rampa all'interno dell'AspL'Asp di Rende«In realtà è per le persone anziane – spiega Straticò – che hanno difficoltà a deambulare non è per i diversamente abili costretti a muoversi in carrozzella proprio perché è un po’ ripida». Tuttavia la rampa, a percorrerla, non appare sicura neanche per gli anziani: a fronte di un piccolissimo pianerottolo, in cui è quasi impossibile muoversi, discende quasi a piombo. «Per questo motivo, dopo la vostra segnalazione, ho tempestivamente avvertito l’ufficio tecnico che questa mattina provvederà non solo a rimuoverla ma anche a sostituirla con dei gradini. L’ingresso, opportunamente segnalato, per chi non sarà in grado di discendere le scale è quello accanto al portone principale». Insomma, tutto risolto, per il momento. Ma le criticità generali restano.

Il cartello oggi è sparito

 

L'Asp di Rende«Sono anni che conduco una battaglia perché i locali dell’Asp del distretto siano adeguati. Qualche volta siamo riusciti a ottenere risultati altre volte no. Purtroppo gli sforzi, a volte, cadono nel vuoto perché la macchina s’inceppa a monte. Da quando sono qui ho mandato decine di segnalazioni agli uffici competenti, più di questo non posso fare. Qui cerchiamo di fare tutto il possibile per accontentare i pazienti. Posso di certo anticipare una buona notizia: i macchinari per la Tac e la risonanza saranno nella disponibilità del Poliambulatorio di Rende a breve. Sono piccoli passi, ma è pur sempre qualcosa. E ringrazio chi segnala disservizi, purché in buona fede, perché questo ci aiuta a migliorarci».

di ALESSIA PRINCIPE http://www.zoom24.it/2016/05/05/rimosso-cartello-disabili-direttore-mi-scuso-sistemeremo-anche-le-rampe-18356/

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SEZ. DISABILITA NEWS Le preoccupazioni dell’ANFFAS per quell’emendamento sull’ISEE

11 Maggio 2016, 14:00pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ. DISABILITA NEWS Le preoccupazioni dell’ANFFAS per quell’emendamento sull’ISEE

INSERITO DA ANGELA ECERE Anche l’ANFFAS manifesta tutte le proprie preoccupazioni per quell’emendamento presentato dal Governo, con cui si intende adeguare l’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) ad alcune Sentenze espresse dal Consiglio di Stato. L’Associazione chiede quindi un intervento del Parlamento, «altrimenti il rischio è che anche in questo àmbito i ricchi siano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri!»

Dopo la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), cui essa stessa aderisce, anche l’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) manifesta grande timorerispetto alle ultime novità riguardanti l’ISEE (l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente richiesto per accedere a una serie di prestazioni sociali agevolate) – e le ripercussioni in questo àmbito che coinvolgono le persone con disabilità e le loro famiglie. Come infatti avevamo riferito nel nostro giornale, a seguito di quelle Sentenze emesse a fine febbraio dal Consiglio di Stato (n. 838/16, n. 841/16 e n. 842/16), che avevano confermato le tesi espresse in altrettanti precedenti pronunciamenti del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio, stabilendo che le provvidenze assistenziali per la disabilità (pensioni, assegni, indennità di accompagnamento ecc.) non dovessero essere conteggiate nell’ISEE (e anche che le franchigie previste per i maggiorenni e per i minorenni dovessero essere uguali), nei giorni scorsi il Governo ha presentato un emendamento, con l’intento di modificare il Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) 159/13, che aveva riformato la materia dell’ISEE, per adeguarsi a quelle Sentenze.

«Seguiamo dal 2012 l’iter della riforma dell’ISEE – si legge in una nota diffusa dall’ANFFAS -, allo scopo di evitare nuove vessazioni, anche economiche, per le persone con disabilità e le loro famiglie, già esposte – rispetto alle altre – a maggior rischio di povertà ed esclusione sociale. In tal senso è grande oggi la nostra preoccupazione. La prima perplessitàriguarda il fatto che, mentre era già all’opera il Comitato di Monitoraggio (voluto proprio dal Governo come luogo di elaborazione di scelte partecipate da tutti gli attori coinvolti, a partire dal movimento associativo), che stava appunto discutendo, cercando dati ed effettuando proiezioni su come modificare l’ISEE, anche a seguito delle Sentenze del Consiglio di Stato, il Governo stesso abbia deciso di presentare, “tout court”, un emendamento, all’interno di un testo di legge che affronta tutt’altri temi». «La seconda perplessità – prosegue la nota – riguarda i contenuti di tale emendamento, che comunque rimane un provvedimento “tampone” in vista della più complessiva rivisitazione dell’intera materia. Esso prevede infatti, giustamente, l’esclusione dal calcolo dell’ISEE delle “classiche” provvidenze economiche (pensione di invalidità civile, indennità di accompagnamento, indennità di frequenza ecc., come prescritto dalle citate Sentenze), maanche i contributi per la vita indipendente e ogni altra forma di sostegno economicoconnesso alla disabilità. Pertanto, da una prima e superficiale lettura, il citato emendamento potrebbe apparire positivo, ma da una più attenta e approfondita analisi, si rileva che esso, a fronte dell’eliminazione dal calcolo delle suddette provvidenze, prevede, di contro, l’eliminazione del sistema delle franchigie, reintroducendo il previgente sistema di maggiorazione del parametro di equivalenza, ciò che andrà a determinare l’impossibilità di selezionare, con una certa equità, le diverse condizioni di disabilità e non autosufficienza, con il concreto rischio di innalzare maggiormente l’ISR (Indicatore delle Situazione Reddituale) proprio per chi ha maggiori carichi assistenziali. Il risultato sarà quindi che ad essere penalizzate da questo emendamento saranno proprio le persone con disabilità a più alta intensità di sostegni e basso patrimonio. Infatti, eliminando il preesistente sistema delle franchigie e sostituendolo con la maggiorazione del parametro di equivalenza, paradossalmente si andranno a premiare le situazioni in cui ci sono maggiori risorse reddituali e patrimoniali e senza alcuna selettività tra i diversi gradi di gravità». «I ricchi sempre più ricchi – è l’amara sintesi dell’ANFFAS – e i poveri sempre più poveri!».

Ma non è tutto. «A ciò – viene infatti sottolineato ancora dall’Associazione presieduta da Roberto Speziale – si aggiunge lo stato di totale confusione e disorientamento cui i cittadini sono ormai costretti da tempo, dal momento che sono circa 500.000 gli ISEE già rilasciati dall’INPS sui quali è molto elevato il rischio di illegittimità e quindi fonte di probabile enorme contenzioso, senza contare altre questioni, che abbiamo più volte ribadito nel tempo e che andrebbero opportunamente affrontate e risolte».

Proprio in considerazione di quanto detto e delle «gravi ripercussioni» che secondo l’ANFFAS «le scelte di Governo e Parlamento potrebbero avere sulla vita di milioni di persone e famiglie – già in difficoltà – nel nostro Paese», viene lanciato un appello conclusivo affinché si proceda a: «escludere dal computo dell’ISR (Indicatore della Situazione Reddituale) qualsiasi provvidenza assistenziale e non solo quelle relative alla disabilità; prevedere l’applicazione dell’ISEE ridotto anche ai minori con disabilità; garantireforme di detrazione delle spese assistenziali anche agli incapienti*; garantire la detrazione delle quote di partecipazione alla spesa per servizi socio-sanitari e socio-assistenziali;sanare in modo dirimente la definizione di prestazioni sociali agevolate cui si applichi l’ISEE ridotto; considerare la presenza di una disabilità plurima; introdurre elementi che valorizzino il lavoro dei caregiver familiari [assistenti di cura familiari, N.d.R.] e il relativo impoverimento dei nuclei di riferimento; escludere dal computo dell’ISP [Indicatore della Situazione Patrimoniale, N.d.R.] i risparmi derivanti da provvidenze economiche non rilevanti ai fini dell’ISEE (ad esempio l’indennità di accompagnamento), spesso solo accantonati per garantire il “Durante” e il “Dopo di Noi”, mentre la famiglia sostiene da sé tutte le spese necessarie alla vita del proprio congiunto con disabilità». (S.B.)

SUPERANDO

11.05.2016 15.00

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SEZ. DISABILITA NEWS Una proposta per i malati orfani di diagnosi

10 Maggio 2016, 13:17pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ. DISABILITA NEWS Una proposta per i malati orfani di diagnosi

INSERITO DA ANGELA CECERE Si rivolge alle Istituzioni Regionali della Liguria, il Comitato IMI (I Malati Invisibili) – nato per il sostegno, la condivisione e la promozione di iniziative a favore dei malati orfani di diagnosi e portatori di patologie rare – ma lo fa proponendo un modello che potrebbe costituire una sperimentazione utile anche per altre Regioni, ovvero un Centro Clinico per Malati Orfani di Diagnosi, dedicato a tanti “Malati Rari tra i Rari” Nato per il sostegno, la condivisione e la promozione di iniziative a favore dei malati orfani di diagnosi e portatori di patologie rare, ha sede ad Arenzano (Genova) e si è quindi direttamente rivolto ai responsabili istituzionali della Regione Liguria, il Comitato IMI (I Malati Invisibili), per chiedere un intervento immediato rispetto alla presa in carico dei malati senza diagnosi, tramite l’apertura di un Centro Clinico per Malati Orfani di Diagnosi.

«I malati orfani di diagnosi – spiega Deborah Capanna – presidente del Comitato IMI – sono quelle persone con condizioni mediche di lunga durata che nessuno specialista di riferimento riesce a inquadrare in maniera specifica, causando ritardi diagnostici che arrivano anche a superare i dieci anni, anni in cui la qualità di vita del paziente viene irrimediabilmente compromessa. In tal senso si ritiene – anche se quantificare in modo preciso non è facile – che la percentuale di pazienti rari ancora senza diagnosi possa essere pari al 30% (circa) dell’insieme dei Malati Rari, malati che vivono con sintomi gravi, invalidanti, e che non possono conoscere l’evolversi della malattia e individuare il trattamento più adeguato e neppure accedere a cure sperimentali. Per loro, quindi, i problemi quotidiani e il disagio provato dai Malati Rari gia diagnosticati vengono amplificati, così come il senso di totale abbandono». Una bozza di struttura rispetto a quello che dovrebbe essere il Centro Clinico per Malati Orfani di Diagnosi è stata dunque scritta e approvata dal Comitato IMI, insieme al proprio Comitato Scientifico, e presentata a Matteo Rosso, presidente della Commissione Salute e Sicurezza Sociale della regione Liguria. «Si tratta – prosegue Capanna – della prima struttura simile in Italia, che potrebbe costituire un laboratorio di sperimentazione utile come modello da seguire anche per altre Regioni, per evitare il cosiddetto “nomadismo diagnostico” che tanto pesa sui pazienti, ma anche sul sistema sanitario, il quale finisce per pagare il conto della propria inefficienza anche in termini economici, involvendosi nella reiterata prescrizione di erogazioni e analisi di vario genere che poi nessuno coordina. Insomma, il vantaggio per i pazienti e l’efficacia del sistema potrebbero coniugarsi a beneficio di ambo le parti che così potrebbero davvero incontrarsi anziché scontrarsi, come avviene quotidianamente. L’ immagine del sistema sanitario ligure nel suo complesso non potrebbe che giovarsi del consenso condiviso che sicuramente si creerebbe intorno a detto progetto». Dal canto suo, Matteo Rosso ha accolto la richiesta del Comitato, preparando un’Interrogazione urgente, da portare in Consiglio Regionale, sottolineando come qui si parli di «pazienti che non sono stati presi in carico complessivamente, ma che vengono disarticolati in tanti piccoli pezzi, tante richieste di esami e tante richieste di farmaci, senza che alla fine la malattia venga vista nel suo complesso. La mia proposta, dunque, in accordo con il Comitato IMI è di creare all’Ospedale San Martino o al Galliera di Genova un Centro Unico, dove un’équipe multispecialistica si prenda cura di questi pazienti, allo scopo di trovare una diagnosi e una terapia. E anche l’assessore regionale alla Salute Sonia Viale è molto attenta e sensibile a questi pazienti».«Adesso – conclude Deborah Capanna – abbiamo bisogno di attuazioni concrete e immediate. Infatti, ogni minuto, ora, giorno senza terapie e assistenza non fa altro che peggiorare situazioni già drammaticamente compromesse. Famiglie intere aspettano da troppo tempo di avere risposte per riuscire a salvare e riprendere in mano la loro vita rimasta a metà. I malati orfani di diagnosi sono “Malati Rari tra i Rari”, abbandonati da tutti, senza percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali. Il nostro Comitato ha deciso di cambiare questa situazione, per aiutare chi non ha nemmeno più voce per gridare. Siamo pertanto pronti e aspettiamo solo una risposta positiva da parte di chi sicuramente non può ignorare questa emergenza sanitaria». (S.B.) SUPERANDO

10.05.2016 14.17

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SEZ. DISABILITA NEWS Nessuna buonascuola per gli insegnanti disabili La storia di Lorena, precaria simbolo di chi vede i suoi diritti negati

9 Maggio 2016, 14:27pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ. DISABILITA NEWS Nessuna buonascuola per gli insegnanti disabili La storia di Lorena, precaria simbolo di chi vede i suoi diritti negati

INSERITO DA ANGELA CECERE Una laurea in filologia e scienze dello spettacolo per insegnare, ma il suo handicap non è compatibile con la “buona scuola” di Renzi. Non a Cassano delle Murge, in provincia di Bari. E’ la triste storia di Lorena Liberato di 31 anni. “Esisto anche io” dichiara in un’intervista a un quotidiano locale. Il suo sogno nel cassetto è insegnare, stare a contatto con i ragazzi che la fanno sentire bene. Per questo, oltre a essere iscritta alle graduatorie di terza fascia, è anche nelle liste per il personale Ata. La sua voglia di lavorare e di realizzarsi, però, non può essere esaudita perché non sono previsti mezzi pubblici a disposizione di chi, come lei, non può spostarsi facilmente a causa della sua disabilità. “ Fare le supplenze vuol dire richiedere un mezzo di trasporto idoneo – dichiara Lorena – e scoprii ben presto di non poter pagare da sola un simile mezzo: mi costa dai 40 agli 80 euro al giorno per percorrere pochi chilometri perché il taxi diventa a carico dell’utente nel momento in cui esce dall’ambito del Comune d’appartenenza. Non posso, però, permettermi di cambiare regione o paese a causa delle mie condizioni di salute”. Parole forti che dimostrano come la “buona scuola” di Renzi non sia poi così buona se non è possibile risolvere un caso che rimanda alla necessità di aiutare le fasce dei più deboli e bisognosi. Lorena si è anche rivolta ai rappresentanti politici locali, dal presidente della Regione, Michele Emiliano, al sindaco di Bari, Antonio Decaro, al sindaco del suo paese, Canosa, Vito Lionetti, l’unico che abbia mostrato interesse alla causa. “Attualmente Lionetti sta facendo di tutto per mettere a disposizione un mezzo di trasporto per me” ha dichiarato la ragazza nell’intervista, ma non c’è lavoro. “Con la buona scuola – continua – ho dato disponibilità per tutti i tipi di supplenza, anche per fare sostegno ai bambini affetti da handicap – il paradosso – ma c’è sempre qualcuno prima di me in graduatoria che accetta” già, perché Lorena, come tutti coloro i quali sono affetti da patologie o chi è favorito dalla legge 104 (che prevede agevolazioni e permessi per i disabili e i loro famigliari), non ha corsie preferenziali come negli altri ambiti del settore pubblico. Il sogno di Lorena rimane così chiuso a chiave in un cassetto, simbolo di una doppia precarietà di fronte alla quale lo Stato, le istituzioni, chiudono gli occhi in maniera colpevole.

IL GIORNALE

09.05.2016 15.27

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SEZ. DISABILITA NEWS L’ISTAT e i Disegni di Legge sul “Dopo di Noi”

4 Maggio 2016, 14:57pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ. DISABILITA NEWS L’ISTAT e i Disegni di Legge sul “Dopo di Noi”

INSERITO DA ANGELA CECERE Convocato in audizione al Senato, in relazione ai Disegni di Legge sul cosiddetto “Dopo di Noi”, l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) ha fornito una stima della platea dei potenziali destinatari, presenti e futuri, della normativa in discussione, offrendo un quadro del sistema dei servizi sociali rivolti alle persone con disabilità sulla base delle ultime rilevazioni disponibili. E quanto riferito dall’Istituto risulta di particolare interesse, a partire dalla stessa difficoltà a individuare correttamente i beneficiari di quei Disegni di Legge Il 5 aprile scorso l’ISTAT è stato convocato in audizione dall’XI Commissione del Senato (Lavoro, Previdenza Sociale), in relazione all’esame di due Disegni di Legge (n. 2232 e n. 292) che prevedono disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare (il cosiddetto “Dopo di Noi”).

Ebbene, nell’audizione del presidente dell’ISTAT Giorgio Alleva e nella successiva nota integrativa, i cui testi sono stati resi disponibili dall’Istituto Nazionale di Statistica, si fornisce una stima della platea dei potenziali destinatari, presenti e futuri, della norma in discussione, e si offre un quadro del sistema dei servizi sociali rivolti alle persone con disabilità sulla base delle ultime rilevazioni disponibili. Le indicazioni dell’ISTAT sono particolarmente rilevanti poiché dovrebbero costituire per la Commissione un’indicazione sul possibile impatto della norma e sull’adeguatezza delle risorse destinate al provvedimento.

Come già evidenziato nel corso della precedente audizione dell’ISTAT alla XII Commissione della Camera (ottobre 2014), la prima difficoltà che si incontra, da un punto di vista informativo, riguarda la possibilità di quantificare in modo sufficientemente preciso i beneficiari, che i Disegni di Legge individuano nelle «persone con disabilità grave, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, prive di sostegno familiare in quanto mancanti di entrambi i genitori o perché gli stessi non sono in grado di sostenere le responsabilità della loro assistenza». Lo stato di disabilità grave assunto a riferimento è infatti quello previsto dall’articolo 3, comma 3, della Legge 104/92 e tuttavia, ad oggi, i dati di fonte amministrativa (ASL e INPS) non permettono di conoscere, come denuncia lo stesso ISTAT, l’ammontare delle persone certificate in base a tale norma. Né tale dato può essere desunto dalle indagini ISTAT, che utilizzano una definizione di disabilità diversa da quella adottata nella Legge 104/92. Pertanto l’Istituto risponde in audizione usando, per approssimazione, le informazioni ad oggi disponibili provenienti da altre rilevazioni, ovvero da una parte il numero dei percettori di indennità di accompagnamento desunti dal casellario INPS, nell’ipotesi che vi sia una coincidenza fra i requisiti sanitari previsti per la concessione di quella provvidenza e la definizione di handicap grave ex lege 104/92. E dall’altra parte le condizioni di vita delle persone con limitazioni funzionali gravi che vivono in famiglia, come risultano dall’indagine ISTAT sulle condizioni di salute e il ricorso ai servizi sanitari (ultima edizione: 2012-2013).

Per identificare la platea dei beneficiari, l’ISTAT formula due ipotesi: che la gran parte delle disabilità gravi riferibili alla popolazione di 65 anni e oltre sia determinata dal naturale invecchiamento o da patologie ad esso connesse, e che i genitori di oltre 65 anni siano quelli che vivono le maggiori difficoltà nel sostenere le responsabilità di cura e assistenza dei loro figli con disabilità grave. A partire da queste due ipotesi, la popolazione dei potenziali destinatari è stata circoscritta ai percettori di indennità di accompagnamento di età inferiore ai 65 anni (circa 540.000 persone) e poiché tale collettivo risulta ben approssimato dall’indagine ISTAT sulle condizioni di salute – sia per numerosità che per distribuzione territoriale – sono state considerate le stime elaborate dall’Istituto relativamente alla situazione familiare delle persone con limitazioni funzionali gravi della stessa fascia di età. Immediatamente interessate dalle norme in discussione al Senato sarebbero dunque127.000 persone con disabilità grave sotto i 65 anni, che abbiano perso entrambi i genitori e vivano da sole (38.000) o che vivano con genitori anziani (89.000). A queste l’ISTAT aggiunge – sulla base di calcoli che tengono conto della speranza di vita – una stima di coloro che nell’arco dei prossimi cinque anni entreranno a far parte della platea dei potenziali beneficiari perché perderanno tutti i familiari, ossia ulteriori 12.600 persone. Di queste il 63% è attualmente mantenuto economicamente dalla famiglia e il 50% dichiara di avere risorse economiche scarse o insufficienti. Nel computo non sono comprese le persone che attualmente sono già istituzionalizzate e per le quali il Disegno di Legge n. 2232 prevede di «favorire percorsi di de istituzionalizzazione».

Stanti tali numeri, dunque, sarebbe opportuno riflettere sulla congruità delle risorse afferenti al Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare, fissate – per la realizzazione dei servizi sui territori – a 90 milioni di euro per il 2016, 38,3 milioni di euro per il 2017 e 56,1 milioni di euro a decorrere dal 2018 (articolo 3, comma 1, del Disegno di Legge n. 2232). Ossia, in media, circa 400 euro annue a persona per il cosiddetto “Dopo di Noi” (sempre escluse quelle già “istituzionalizzate”). È opportuno ricordare, a tal proposito, che la riduzione del Fondo, per un importo pari a 51,7 milioni di euro per l’anno 2017 e a 33,9 milioni di euro annui a decorrere dal 2018, è motivata dalla necessità di coprire le minori entrate derivanti dalla detraibilità delle spese sostenute per le polizze assicurative finalizzate alla tutela delle persone con disabilità grave e da quelle derivanti dalle esenzioni e agevolazioni tributarie connesse all’istituzione di trust a favore di persone con disabilità grave (articoli 5 e 6 del Disegno di Legge n. 2232) [il trust è un istituto giuridico mutuato dall’ordinamento anglosassone, con cui una o più persone, i “disponenti”, trasferiscono beni e diritti sotto la disponibilità del “trustee”, un tutore, che assume l’obbligo di amministrarli nell’interesse di un beneficiario, in questo caso la persona con disabilità, N.d.R.].

A questo punto i dubbi sulla congruità di un importo di 400 euro annui a persona per la realizzazione di servizi e interventi rivolti al “Dopo di Noi” si innestano in uno scenario in cui l’ISTAT – sulla base di dati ancora provvisori – registra per il 2013 un’ulteriore riduzione della spesa sociale dei Comuni singoli e associati, pari al -2,7% rispetto al 2012 e al -4% rispetto al 2010, l’anno in cui si era toccato il massimo di spesa dall’inizio della rilevazione (2003). Riduzione che sembrerebbe investire, per la prima volta, anche la quota di spesa sociale comunale rivolta alla disabilità. Guardando dentro alle singole tipologie di servizi, l’ISTAT ci ricorda che nel 2012 i Comuni hanno speso oltre 142 milioni di euro per l’assistenza domiciliare socio-assistenziale rivolta alle persone con disabilità, per un importo di 3.666 euro ad utente, cui si aggiunge una compartecipazione media delle famiglie pari a 76 euro e del Servizio Sanitario Nazionale di 104 euro. Per l’assistenza domiciliare integrata con i servizi sanitari (ADI), i Comuni hanno speso circa 24,5 milioni di euro, pari a 2.300 euro ad utente con disabilità, cui si aggiunge la quota di compartecipazione delle famiglie e del Servizio Sanitario Nazionale per una media rispettivamente di 48 e 621 euro l’anno. Per quanto concerne invece i dati sulle strutture residenziali, nel 2013 i posti letto rivolti alle persone con disabilità risultano 32.330, nel 94% dei casi collocati in strutture di tipo comunitario, che non riproducono le condizioni di vita familiari. Nello stesso anno si registrano 49.536 ospiti tra i 18 e i 64 anni con disabilità e patologie psichiatriche e 2.658 minori con disabilità e disturbi mentali dell’età evolutiva. Non disponiamo di informazioni circa le ragioni dell’istituzionalizzazione, né sulle condizioni di vita e la situazione familiare degli utenti di tali strutture, ma sono senz’altro auspicabili anche per loro percorsi di deistituzionalizzazione e di ritorno nelle comunità di appartenenza. Ed è altrettanto ipotizzabile che una parte degli attuali ospiti possa vivere una condizione di gravità e di assenza del sostegno familiare, incrementando la platea dei potenziali beneficiari individuata dall’ISTAT.

SUPERANDO

04.05.2016 15.57

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SEZ.DISABILITà NEWS Carrozzina per disabili ritrovata a Marghera, in via Correnti

3 Maggio 2016, 13:57pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.DISABILITà NEWS Carrozzina per disabili ritrovata a Marghera, in via Correnti

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Rinvenuta nel pomeriggio di domenica, a Marghera in via Cesare Correnti, una carrozzina adibita al trasporto di disabile o persona anziana. Il cittadino che l'ha notata, apparentemente abbandonata in un'ara verde a ridosso di via Correnti, ha pensanto di consegnarla agli uffici del locale commissariato della polizia di stato, distante solo poche decine di metri dl luogo in cui era stata lasciata incustodita. La carrozzina, funzionante e senza alcuna anomalia o rottura, non presenta alcun elemento identificativo o di provenienza. Gli agenti sospettano pertanto che si possa trattare di oggetto trafugato da qualche negozio o struttura di aiuto ai disabili. Ulteriori informazioni e verifiche potranno essere richiesti al commissariato di via Cosenz 11, o chiamando lo 041-2580911 in orario d'ufficio.

VeneziaToday/

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