Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Choc all'alba.Un ragazzo di 20 annidi Santa Luce (Pisa)è morto stamani dopo essere stato urtato da un trenoregionale Pisa-Firenze alla stazione di Navacchio (Pisa) mentre il convoglio era in transito. Il giovane, secondo le prime ricostruzioni della polizia ferroviaria, sarebbe stato sulla banchina al momento dell'impatto con i vagoni. Saranno le immagini della videosorveglianza della stazione probabilmente a chiarire la dinamica dei fatti.
L'incidente è avvenuto poco prima della 6 e la circolazione dei treni è tornata regolare solo intorno alle 9.30. Il giovane, secondo quanto ricostruito finora, sarebbe stato da solo alla stazione di Navacchio enon è escluso che quando il treno è sopraggiunto si trovasse in un punto della banchina oltre la linea gialla, troppo vicino ai binari.
È stato il macchinista del treno a dare l'allarme quando si è accorto dell'investimento e la polizia ferroviaria sta ancora indagando per ricostruire i fatti anche se l'ipotesi principale, al momento, sarebbe quella di un incidente e non di un suicidio. In seguito all'incidente alcuni treni regionali nella direttrice Pisa-Firenze sono stati cancellati, mentre altri convogli hanno accumulato pesanti ritardi.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Come avevano annunciato le previsioni meteo, da questa notte ci sarà un nuovo peggioramento sulla nostra regione. Per questo motivo la Protezione Civile della Regione Campania ha diramato un’allerta meteo con criticità idrogeologica di colore Giallo valevole a partire dalla mezzanotte e fino alle 23.59 di domani su tutto il territorio. Si prevedono “precipitazioni diffuse, localmente anche a carattere di moderato rovescio o temporale”. Un quadro meteo che, al suolo, potrebbe determinare fenomeni di dissesto localizzato come “Ruscellamenti superficiali con possibili fenomeni di trasporto di materiale; Allagamenti di locali interrati e di quelli a pian terreno; Scorrimento superficiale delle acque nelle sedi stradali e possibili fenomeni di rigurgito dei sistemi di smaltimento delle acque meteoriche con tracimazione e coinvolgimento delle aree urbane depresse; Innalzamento dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua, con inondazioni delle aree limitrofe, anche per effetto di criticità locali (come, ad esempio, tombature o restringimenti).Occasionali fenomeni franosi superficiali legati a condizioni idrogeologiche particolarmente fragili, in bacini di dimensioni limitate”. Tra i fenomeni meteo rilevanti, oltre alle precipitazioni, si segnalano “venti forti da ovest-sud-ovest con possibili raffiche nei temporali” e “mare agitato con possibili mareggiate lungo le coste esposte”. La Protezione civile regionale raccomanda agli enti competenti di porre in essere tutte le misure atte a prevenire e contrastare i fenomeni attesi, anche in linea con i piani comunali di protezione civile. AMALFINOTIZIE
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA A Maiori l'argomento "scuola" resta al centro del dibattito pubblico. Dopo il blitz dei Carabinieri del Nas, sollecitato da un esposto della Lega, avvenuto nei primi giorni dell'anno, buona parte del plesso di Via De Jusola non risulterebbe idoneo a ospitare gli alunni della scuola dell'infanzia e delle primarie. Stavolta le motivazioni non sarebbero di natura sanitaria (alla presenza di roditori) ma di sicurezza. Le prescrizioni dei Militari interesserebbero gli infissi, porte e finestre ritenute non a norma, con le aperture verso l'interno. Stando a quanto appreso, ad essere notiziata è stata anche la Prefettura di Salerno col sindaco Antonio Capone che su richiesta della presidente del Consiglio d'Istituro, Adele Laudano, ha convocato per domani, lunedì 28 gennaio, alle 10, a Palazzo Mezzacapo, i genitori degli alunni per ragionare sul trasferimento, ad horas, di alcune classi presso lo stabile delle scuole medie di Via Capitolo. Qui sarebbero disponibili cinque aule, sottratte ai laboratori, ma non basterebbero per le due sezioni delle primarie (ex elementari). Si dovrebbe, quindi, optare per il doppio turno, con l'alternanza pomeridiana, almeno fino al termine dell'anno scolastico (resterà solo da sistemare i bambini delle materne). Poi, com'è nei programmi dell'Amministrazione comunale, il plesso di Via de Jusola dovrebbe essere abbattuto e ricostruito mediante l'ambizioso project financing che garantirebbe a Maiori una scuola all'avanguardia. E per il prossimo anno non si esclude la possibilità di allestire strutture provvisorie per ospitare le classi, sull'esempio di quelle utilizzate nel 2015/16 a Ravello.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Padre, madre, figlio e nuora sono comparsi dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno Giovanna Pacifico per l'interrogatorio di garanzia.
Ha negato tutto il 67enne residente a Tramonti accusato di violenze sulla figlia di dieci anni. Ha invece reso dichiarazioni spontanee la madre. Mercoledì mattina, l'indomani dell'arresto, padre, madre, figlio e nuora sono comparsi dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno Giovanna Pacifico per l'interrogatorio di garanzia. Padre, madre, figlio e nuora sono comparsi dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno Giovanna Pacifico per l'interrogatorio di garanzia L'uomo, assistito dall'avvocato Umberto D'Agostino, ha risposto alle domande del pubblico ministero Elena Cosentino. Al magistrato il netturbino residente in Costiera ha spiegato di non aver abusato della figlioletta nata da seconde nozze. L'uomo è rinchiuso nel carcere di Salerno. Anche la moglie, ai domiciliari insieme al figliastro ed alla moglie del netturbino accusata di sapere e di non aver fatto nulla per impedire che le violenze si consumassero, è stata sentita dal giudice per le indagini preliminari e dal magistrato che ha coordinato le indagini effettuate dai Carabinieri della stazione di Tramonti. La donna ha reso delle dichiarazioni spontanee, in particolare ha negato tutti i capi d'imputazione. Hanno, invece, preferito avvalersi della facoltà di non rispondere il figlio del 66enne e la moglie. Ancora tanta l'incredulità in Costiera Amalfitana per quanto accaduto. Atti sessuali con una minorenne e violenza sessuale aggravata in concorso: sono le pesanti accuse in capo alle quattro persone arrestate martedì scorso dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile del Comando dei Carabinieri di Salerno, supportati dal reparto territoriale di Nocera Inferiore e della Stazione di Tramonti, su richiesta della Procura. Le indagini, condotte dai Carabinieri della stazione dei Carabinieri di Tramonti, coordinata dal comandante Giorgio Covato, col supporto del Servizio Sociale Comunale e del Centro Servizi per la Famiglia Cava de' Tirreni-Costiera Amalfitana, hanno avuto inizio nel 2017. A seguito di quella segnalazione di maltrattamento, i Militari hanno consentito di accertare gli abusi sessuali, consumati tra le mura della casa "degli orrori" di Tramonti. Le prime segnalazioni al Tribunale dei Minori che hanno fatto scattare immediatamente l'allontanamento delle due sorelline, portate in un a località segreta e protetta, con la loro condizione di violenza e soprusi subiti che è stata elaborata dai Carabinieri del Comando di Salerno. A compiere le violenze, oltre ai genitori della vittima minorenne, anche il fratellastro e la coniuge di quest'ultimo. E' emerso, inoltre, lo stato di abbandono materiale e morale in cui versava la povera ragazzina di 10 anni, non nutrita adeguatamente, percossa per futili motivi e costretta a pulire la casa e a badare alla sua sorellina. Tutti sono finiti agli arresti domiciliari, ad eccezione del padre della vittima, 67enne trapiantato a Tramonti, che è stato condotto in carcere a Fuorni.
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inserito da Michele Pappacoda Il cuore di Giancarlo Magalli batte, ricambiato, per Giada Fusaro, una bella giovane di 22 anni appassionata di poesia di Trilussa che ha postato su Instagram una foto affettuosa insieme al veterano dei conduttori televisivi. I quasi 50 anni di differenza non preoccupano entrambi. E se la giovane Giada non conferma ufficialmente il fidanzamento (“E’ solo una grande amicizia”), Magalli ha invece rivelato a Un giorno da pecora, nonché a Gente, di essere felice per il nuovo innamoramento. “Non sono più single, sono felice. Lei è più giovane e non frequenta il mondo dello spettacolo.” Lui e Giada Fusaro si sono conosciuti a I Fatti vostri, la storica trasmissione condodatta da Magalli su RaiDue, lo scorso anno: la circostanza non era delle più gradevoli perché la ragazza ha raccontato di essere stata vittima di abusi sessuali da parte di un maestro di karate poi condannato. Una vicenda che commosse Magalli. Accanto alla foto posta su Instragram, Giada Fusaro ha riportato la poesia di Trilussa, la Tartaruga. Magalli, commendatore della Repubblica e vigile e carabiniere onorario per la sua lunga attività di volontario, è stato sposato due volte e ha due: Manuela, nata dal matrimonio con Carla Crocivera, e Michela, nata nel 1994, avuta dalla seconda moglie, Valeria Donati, sposata nel 1989 e dalla quale è separato dal luglio 2008.
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Inserito da Leone Buongiorno Il campo di internamento di Campagna fu uno dei principali luoghi di confino allestiti dal governo fascista. Il campo operò tra il 16 giugno 1940 e l'8 settembre 1943 ed arrivò a ospitare oltre 430 persone.
Per internamento ci si riferisce all’esilio forzato di persone in determinate località, sottoposte a speciale controllo, in particolari circostanze come ad esempio un conflitto internazionale. Può essere disposto a carico di cittadini stranieri o anche, come misura di sicurezza, a carico di cittadini proprî per motivi politici. Campi e misure di internamento vennero utilizzati in Italia già nelle guerre ottocentesche, ma il ricorso a essi divenne sistematico con le due guerre mondiali e soprattutto durante il Fascismo.
Sin dagli anni ‘20, il governo Mussolini dispose la possibilità di internare cittadini di Paesi nemici in caso di guerra e cittadini italiani per motivi politici e sociali. A questi ultimi, soprattutto militanti antifascisti e sindacali, fu applicato il “confino” politico, sorta di internamento consistente nell’obbligo di dimora in un comune lontano dal proprio luogo di residenza per lo più su piccole isole o zone povere e arretrate.
Con l’approssimarsi della guerra si stabilì che dovessero essere arrestate tutte le persone ritenute pericolose sia italiane che straniere. Si decise, quindi, che dovessero essere internati o in campi di concentramento o in località d'internamento (simili ai luoghi di confino) in base alla pericolosità. Si avviò un processo di schedatura di tutti i soggetti destinatari del provvedimento e di ricerca di luoghi idonei all’insediamento dei campi.
Tali provvedimenti restrittivi oltre agli oppositori politici e agli stranieri di Paesi nemici riguardarono principalmente gli ebrei, gli slavi e altre minoranze.
Nel 1938 con l’emanazione delle leggi razziali anche gli ebrei quindi furono oggetto di provvedimenti di internamento distinguendo però tra italiani e stranieri. Gli ebrei italiani, almeno fino all’8 settembre, venivano colpiti dal provvedimento solo se ritenuti pericolosi per motivi politici e sociali. Al contrario tutti gli ebrei stranieri furono internati per motivi razziali.
Per quanto concerne persone di origine slava, le misure di internamento si rivolsero sia a quelle di nazionalità italiana della Venezia Giulia che agli abitanti della Jugoslavia, occupata dall’Italia. I campi di concentramento per slavi, pur essendo formati prevalentemente da civili come quelli per ebrei, non erano soggetti al ministero dell’interno ma alle autorità militari e per questo si parla di “internamento parallelo”. Ciò favorì arbitri e violenze con alti numeri di deportazione con l'avanzare della guerra e l'affermarsi della resistenza anti-italiana.
Le province destinate ad accogliere internati vennero ripartite in cinque zone giurisdizionali, ciascuna presieduta da un ispettore generale di Pubblica Sicurezza, che insieme ai prefetti indicavano al Ministero dell’interno i comuni e gli edifici da utilizzare. Dovevano essere fabbricati abbandonati o scarsamente utilizzati, lontani dalla costa e da importanti vie di collegamento ma facilmente raggiungibili, isolati e controllabili ma non troppo distanti da un centro abitato. Inizialmente si puntò sulle regioni centro-meridionali che, secondo una convinzione allora molto diffusa, sarebbero state scarsamente interessate dalla guerra. A favore di tale scelta, probabilmente, influirono anche altri motivi, quali l'impervietà dei luoghi, la scarsa concentrazione abitativa e la minore politicizzazione degli abitanti.
L’Ispettore Generale di P. S. Lo Spinoso e il prefetto di SalernoBianchi individuarono la cittadina di Campagna quale luogo idoneo per l’insediamento di un campo. Campagna era posta lungo gli argini di un torrente con vicoli angusti e tortuosi, circondata da monti e da colline che ne limitavano la visuale, tutte caratteristiche ideali per l’internamento. In particolare furono scelti 2 caserme dismesse: l'ex Convento Domenicano di San Bartolomeo e l'ex Convento degli Osservanti dell'Immacolata Concezione. Strutture di proprietà del comune, utilizzate per esercitazioni militari, su più livelli, con grandi camerate, cucine, dispense e magazzini, dotati di acqua e luce elettrica, in grado di ospitare più di 700 persone.La direzione del campo vide l’alternarsi di diversi funzionari di pubblica sicurezza: Pasquale Torella, Mario Majello, Salvatore Carrozzo, Francesco Garofalo.
Nell'ottobre del 1940, quattro mesi dopo l'entrata in guerra, l'Italia contava già 4.251 prigionieri stranieri, 2.396 internati e 1.855 confinati, di cui ben 2.142 ebrei. Alla stessa data gli internati italiani erano 1373 ed i confinati 4.732 di cui politici 2.335 (Tanzi). Il loro numero continuerà comunque a crescere, sino ad arrivare intorno alle 10 mila persone rinchiuse nei campi ed altre 8 mila al confino nel 1943 (Pederzzolli). Non chiaro il numero degli internati slavi che si stima possa oscillare tra i 20 mila ed oltre 100 mila.
A Campagna il numero degli internati, nei tre anni di attività del campo, variò notevolmente oscillando fra i 230 (febbraio 1941) e i 150 (settembre 1943). Per la maggioranza si trattava di profughi ebrei di diverse nazionalità, molti provenienti da Fiume, e vi era anche un gruppo di 40 ebrei italiani.
I campi di concentramento italiani per gli ebrei ebbero poco in comune con i lager nazisti. In generale nei campi di internamento italiani i reclusi non vennero mai trattati con crudeltà o violenza. Nonostante ciò la maggior parte degli internati visse la propria condizione tra molti disagi e sofferenze. La privazione della libertà, l'isolamento, fisico e psicologico, non potendo avere troppi rapporti con le popolazioni locali, la drammatica incertezza sul proprio futuro e su quello dei propri familiari lontani. A questo si aggiunse una scarsa condizione materiale, che peggiorò con l’inasprirsi della guerra, caratterizzata da grande penuria, affollamento degli alloggiamenti, problematiche igienico-sanitarie e alimentari con lo sviluppo del mercato nero. Ancora peggiore fu la situazione degli internati slavi con casi di maltrattamenti ed alti tassi di mortalità. Ecco perché, anche senza considerare le violenze e le deportazioni del fascismo di Salò, il giudizio sull'internamento degli ebrei dal 1940 al '43, non può che essere negativo e senza attenuanti (Capogreco).
A Campagna si creò un profondo scambio e un rapporto di aiuto reciproco trai prigionieri ela comunità. I campagnesi donarono amicizia incondizionata e complicità, mentre i prigionieri offrirono la loro storia e le loro tradizioni. Molti degli ebrei che giunsero nella cittadina erano uomini colti e raffinati: pittori, musicisti, medici. Tennero lezioni di lingue straniere e di cultura per i giovani. E poi concerti, spettacoli teatrali, mostre d’arte. Fra i vari detenuti vi venne rinchiuso anche il pittore russo Alessandro Degai che dipinse diverse opere, regalandole ai cittadini. Inoltre tra i prigionieri c'erano molti medici che si misero a curare gli abitanti del luogo, nonostante fosse proibito dal fascismo. i prigionieri familiarizzarono con i carcerieri al punto da sfidarli in memorabili partite di calcio.
Tale cosa coinvolse anche il podestà D'Ambrosio e le autorità fasciste del luogo che tennero nascoste le attività alle autorità superiori. Anche se non mancarono lettere di protesta da parte di alti dirigenti fascisti per la troppa libertà di cui godevano gli internati ebrei nel campo chiedendo provvedimenti.
in tale contesto un importante ruolo lo giocò il vescovo di Campagna, Giuseppe Maria Palatucci, che accolse i prigionieri cercando di alleviarne le sofferenze. Infatti creò all’interno del campo una biblioteca e una sinagoga, mise su un’orchestra e permise la stampa di un bollettino del campo. Il vescovo era lo zio di Giovanni Palatucci, questore di Fiume, che riuscì a salvare dai lager oltre 5000 ebrei istriani trasferendoli, tra gli altri, anche nel campo di Campagna grazie alla collaborazione con lo zio. Giovanni Palatucci fu scoperto e poi deportato a Dachau, dove trovò la morte poco più che trentenne.
Con lo sbarco degli alleati, i campi nel sud Italia furono chiusi tutti con la liberazione e salvezza dei prigionieri. Mentre nel nord, con l’occupazione nazista e la nascita della Repubblica fascista di Salò, si trasformarono in luoghi di transito prima della deportazione nei lager tedeschi.
Quando gli anglo-americani giunsero sulle coste salernitane, l'8 settembre 1943, gli abitanti di Campagna non mancarono di aiutare gli ebrei presenti nel campo a fuggire per salvarli dai nazisti, che ne avevano già decretato l’uccisione. In questo senso si racconta la vicenda del vicebrigadiere dei carabinieri Mariano Acone. Questi, probabilmente in accordo con il vescovo Palatucci e con il tacito assenso del podestà, nel momento in cui i tedeschi cercarono di prendere gli internati come ostaggi nella fuga verso la Germania, li fece fuggire sulle montagne vicine.
Nel 2006 Campagna fu insignita della Medaglia d’Oro al Valor Civile per aver accolto diverse centinaia di persone salvandole da morte certa.
Nel convento domenicano di San Bartolomeo nel 2008 è stato istituito il museo regionale della memoria e della pace “Giovanni Palatucci”. All’interno della struttura è allestita la mostra permanente "L'itinerario della Memoria e della Pace”, che partendo dal tragico racconto della Shoah ripercorre la vicenda del campo di concentramento. Il percorso espositivo si snoda tra le varie sale del convento, ognuna dedicata ad un aspetto della vicenda, attraverso diversi linguaggi: documenti, foto, video, ricostruzioni di ambienti. Sono indicati i nomi degli internati, raccontata la loro storia e la loro vita nel campo e il loro rapporto con la comunità. Inoltre vengono ripercorse le vite e le azioni eroiche di Giovanni Palatucci e dello zio vescovo.
La mostra permanente non è solo un itinerario della Memoria, ricordando uno dei periodi più bui del ‘900, ma soprattutto un itinerario della Pace. La pace che si può diffondere raccontando l'azione di uomini buoni, come Giovanni Palatucci, e dell’immensa umanità di un’intera comunità, quella di Campagna, che ha alleviato le sofferenze dei tanti profughi.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA VICO EQUENSE. Circa 98mila euro per il completamento del restyling dello storico piazzo comunale di Vico Equense. La Regione Campania ha ammesso il progetto tra le opere finanziate. Il progetto prevede il risanamento delle facciate della corte interna e relativa illuminazione. Un intervento molto atteso visto che il comune di Vico Equense da diverso tempo si presentava in condizioni non proprio ottimali. Nel corso delle ultime settimane erano arrivate da più parti le richieste all'amministrazione comunale per questo tipo di intervento, necessario sia per il decoro urbano che anche per garantire la sicurezza dei dipendenti che ci lavorano. Ora la decisione da parte di Palazzo Santa Lucia è stata presa: saranno spesi poco meno di 100mila euro per la ristrutturazione dello stabile comunale della città della Penisola Sorrentina.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Furto ai danni della Lega Navale stabiese. Sono stati rubati nel cuore della scorsa notte due motori dai gommoni ormeggiati presso la banchina dell'Acqua della Madonna, dove si trova la sede dell'associazione. I ladri sono entrati in azione, quando l'area era praticamente deserta. Sono stati gli stessi rappresentanti del consiglio direttivo della Lega Navale, ieri mattina, ad accorgersi del furto subito. Ed è scattata la denuncia, presentata ai carabinieri del nucleo operativo (agli ordini del tenente Andrea Riccio) che hanno subito avviato le indagini. I gommoni danneggiati erano utilizzati per le attività sportive dei bambini. Il bottino complessivo ammonta a circa 1000 euro, adesso le forze dell'ordine sono impegnate ad individuare i responsabili del colpo. "Due ladri hanno ben pensato di alleggerire la nostra sezione dei 2 motori fuoribordo dei nostri gommoni - si legge in una nota ufficiale - la denuncia è stata/atta e i carabinieri hanno garantito una maggiore presenza. Il valore dei motori - continuano - non superava i 1000 euro, ma il ripristino comporterà una spesa di gran lunga superiore. Ciò che rattrista è che i ladri non hanno danneggiato una persona che utilizza il gommone per andare a fare un giro a Capri, ma un 'associazione che opera nel sociale ed a pagarne le conseguenze saranno i bambini che dovranno 'arrangiarsi ' con un solo gommone fino a quando non avremo risolto il problema. Vi assicuriamo che non ci lasceremo fermare da questo 'inconveniente '. Buon vento".
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA L’interesse allo sviluppo armonico di un minore straniero vale di più delle esigenze di tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale. E tutto questo anche se «il Governo chiede di restringere le ammissioni in Italia», come prevede il cosiddetto “decreto Salvini”, diventato legge dello Stato dagli inizi del dicembre scorso. È questo il principio contenuto in un decreto della Seconda sezione Civile della Corte d’Appello di Salerno (presidente Bruno De Filippis, consigliere Giulia Carleo, relatore/estensore Alessandro Brancaccio, consiglieri Enrico Farina e Simona Cirillo) che farà certamente giurisprudenza, con le relative ed inevitabili ripercussioni politiche nel già infuocato dibattito sull’accoglienza e permanenza in Italia di cittadini stranieri extracomunitari innescato dalla legge Salvini. I giudici, infatti, hanno accolto il ricorso contro il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno per assistenza a due bambini - uno di quattro anni e l’altro di sei mesi, nati a Nocera Inferiore e a Sarno - deciso dal Tribunale per i minorenni di Salerno. L’istanza era stata presentata dai genitori dei bambini, originari del Marocco ma residenti in Italia da circa un decennio con regolare permesso di soggiorno. La coppia, infatti, lavora nei campi e nei magazzini per l’ortofrutta a San Marzano Sul Sarno. L’istanza al Tribunale. Nel febbraio dello scorso anno, i genitori - che all’epoca avevano solo il primo figlio e in attesa del secondo - avevano chiesto al Tribunale dei minori di Salerno un provvedimento di proroga dell’autorizzazione alla permanenza in Italia, in base alla legge 286 del 1998 che autorizza i giudici minorili a concedere permessi di soggiorno anche in deroga ad altre norme, purché sussistano «gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico » del minore. Il primo grado si era concluso con la sentenza del 28 settembre, quando era nato da un mese il secondo bimbo: i giudici rigettarono l’istanza della coppia marocchina, sostenendo che dalla loro istanza non si ricavavano quei «gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico» del bambino previsti dalla legge. Insomma, non si poteva concedere il permesso solo ed esclusivamente in base ad un danno generico per lo sviluppo del minore se fosse stato allontanato dall’Italia. Il ricorso in Appello. L’avvocato Tommaso D’Avino, che assiste i due cittadini marocchini, presenta reclamo alla Corte d’Appello. Il 15 gennaio scorso la discussione. «Sono rimasto sorpreso quando il procuratore generale nella sua requisitoria in aula, nel pronunciarsi per il rigetto dell’istanza, ha detto che “Il Governo ci chiede di restringere il numero degli accessi...”. Le nostre ragioni, invece, erano basate sul principio che lo sradicamento dal contesto in cui vivono i minori è di per se stesso un danno, soprattutto quando questo comporta il cambio dello Stato e senza avere rassicurazioni di una realtà migliore in altro sito». La Corte d’Appello, dunque, è stata chiamata a valutare nel concreto «se le esigenze statuali di tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale debbano prevalere sui gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore». Il verdetto dei giudici. I magistrati (la decisione è stata depositata mercoledì scorso) hanno ritenuto prevalente l’interesse del minore giacché l’eventuale allontanamento dei genitori dal territorio nazionale in cui sono radicati da circa un decennio, «cagionerebbe ai figli significativi pregiudizi per una crescita serena ed equilibrata, soprattutto ove si consideri che la perdita, da parte dei genitori, dell’attuale posto di lavoro (…) incrinerebbe l’equilibrio del nucleo familiare non solo sotto il profilo strettamente economico ma anche sotto quello relazionale ed affettivo, che ne risulterebbe inevitabilmente compromesso». L’avvocato D’Avino sottolinea: «Bisogna comprendere, come ha ribadito la stessa Corte d’Appello nel suo decreto, che gli stranieri vengono in Italia per lavorare ma soprattutto per porre le fondamenta di un progetto familiare basato sul raggiungimento di una stabilità occupazionale che assicuri ai figli una prospettiva di sicurezza per il futuro». I giudici di secondo grado quindi hanno considerato che «nell’ottica di una ponderazione comparativa dei contrapposti interessi, quello dei minori risulta prevalere rispetto alle esigenze statuali della pubblica sicurezza…». E l’avvocato D’Avino aggiunge: «Questo decreto è una lezione di civiltà che tutti noi abbiamo il compito di ascoltare per comprendere il senso stesso della nostra esistenza in un Paese che fonda i suoi valori sui principi della solidarietà e della civiltà». Se da un lato la Cassazione, in una sua recente sentenza, ricorda che è comunque necessaria una valutazione della domanda del richiedente nel caso chieda un permesso di soggiorno per assistere un minore, la Corte d’Appello di Salerno ha fatto proprio il principio proposto dal legale di parte secondo cui prevale su ogni esigenza statuale l’interesse del minore in quelle famiglie da tempo sul territorio italiano e con un lavoro. Salvatore De Napoli LA CITTA
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Esplosero alcuni colpi d’arma da fuoco contro il portone d’ingresso dell’abitazione di una imprenditrice nocerina, lo scorso 17 luglio, i tre indagati finiti in carcere con l’accusa di concorso in tentata estorsione, danneggiamento e porto abusivo di armi, tutto aggravato dal metodo di camorra. Gli arresti sono stati eseguiti all’alba di ieri dagli uomini dei carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore, coordinati dalla procura distrettuale Antimafia di Salerno. Gli arrestati sono Sabato Abagnale , di Angri, Gennaro De Gregorio e Pasquale Ruggiero , entrambi di Sant’Antonio Abate, e sono stati tradotti in carcere quali responsabili degli episodi criminosi. In particolare, il lavoro degli investigatori ha ricostruito i fatti fino ad identificare l’autore degli spari e la contestuale lettera minatoria pervenuta alla vittima, finita al centro dell’azione a scopo estorsivo, con la lettera lasciata sul portone dell’abitazione della vittima. Dalla prima identificazione sono arrivate anche quelle degli altri due componenti del gruppo, i quali avrebbero fornito supporto materiale al primo con vari ruoli. I tre con quell’episodio avevano “ricordato” alla vittima anche il precedente episodio rivolto contro di lei, quando le fiamme di un incendio interessarono un deposito di sua proprietà. Quell’attentato avvenne il 29 maggio scorso, a ridosso di un capannone che appartiene all’imprenditrice e lo scopo naturalmente era identico. L’obiettivo fu in quel caso un deposito di farmaci in via Nazionale, a Sant’Egidio del Monte Albino. Quindi c’è stato, a luglio il secondo “avvertimento”, i colpi di arma da fuoco e in azione ci sarebbe stata una banda che, secondo le ricostruzioni della procura della Repubblica, avrebbe compreso almeno quattro persone. Quei colpi contro l’abitazione avevano insomma rappresentato l’escalation dell’azione criminale per ottenere dall’imprenditrice del denaro, non quantificato, al momento, dagli inquirenti. Da qui una ulteriore misura domiciliare disposta dal gip per quello specifico fatto. Inequivocabile e drammatico il contenuto della lettera che fu lasciata sulla porta di casa dell’imprenditrice, un messaggio in dialetto per chiarire ulteriormente il segnale: «Chist’ è nat’ avvertiment’ - si leggeva - vist’ che fai fint’ ’e nu’ capì o primm’, tamm’ appicciat’ ’o capannone ’e farmaci e manc’ e’ capit’. Tamm’ fatt’ avvè nu’ sacc’ ’e messagg’ e manc’ capisc’. Tu nun si scem’, fai finta e non capire, te volimm’ verè stesa morta accis’, o paghi o nun ce fermamm’, è inutile che te fai chiammare dottoressa, nui nun ce arrendimm’ fin’ a quand nun sì morta, tutti annà sapere che si’ na’ femmina ’e nient’ e sappi che nisciun’ ti pò proteggere». Fu Pasquale Ruggiero ad esplodere i colpi d’arma da fuoco sul portone dell’imprenditrice, destinataria dell’intera azione del gruppo: contro di lui, ritenuto lo sparatore materiale, pesano i riscontri dei carabinieri. Dopo la scarica, l’uomo fu recuperato dagli altri due complici che gli coprirono la fuga. Durante il raid Ruggiero aveva il volto coperto da un casco di colore bianco ed esplose in sequenza 3 colpi d’arma da fuoco contro il portone d’ingresso della vittima, con l sigillo del messaggio. Due dei tre indagati sono già noti alle forze dell’ordine, con Ruggiero in particolare condannato per associazione a delinquere per rapina e detenzione di armi e per estorsione.