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SEZ. VANGELO E METEO METEO DEL 07.10.2020 A CURA DI MIKI PAPPACODA

7 Ottobre 2020, 09:35am

Pubblicato da Miki Pappacoda

A CURA DI MIKI PAPPACODA 

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Valle d'AostaLombardiaPiemonteTrentino Alto AdigeVenetoFriuli Venezia GiuliaLiguriaEmilia-RomagnaToscanaMarcheUmbriaLazioAbruzzoMoliseCampaniaBasilicataPugliaCalabriaSiciliaSardegnaValle d'AostaLombardiaPiemonteTrentino Alto AdigeVenetoFriuli Venezia GiuliaLiguriaEmilia-RomagnaToscanaMarcheUmbriaLazioAbruzzoMoliseCampaniaBasilicataPugliaCalabriaSiciliaSardegna

Una perturbazione attraversa il Centro-Sud. Tempo instabile dapprima sul Friuli Venezia Giulia, poi sull'alta Toscana e quindi al Centro-Sud. Attesi rovesci e temporali. Sarà più asciutto e spesso soleggiato sul resto del Nord e sulle due isole maggiori.

NORD

Il tempo risulterà più instabile sul Friuli Venezia Giulia dove si verificheranno alcune precipitazioni, altrove il cielo sarà più sereno.

Temperature

Valori massimi compresi tra 17 e 23 gradi.

CENTRO e SARDEGNA

Tempo che peggiora su alta Toscana, Umbria e poi Lazio con temporali. Qualche pioggia in arrivo anche sulle regioni adriatiche con possibili temporali anche sulle coste di Abruzzo e Molise. Sardegna più soleggiata.

Temperature

Valori massimi compresi tra 20 e 23 gradi.

SUD e SICILIA

Tempo che peggiora rapidamente con l'arrivo di nubi e precipitazioni su Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Tempo più asciutto e soleggiato in Sicilia.

Temperature

Valori massimi compresi tra 18 e 24 gradi.

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SEZ. VANGELO E METEO VANGELO DEL 07.10.2020 A CURA DI MIKI PAPPACODA

7 Ottobre 2020, 09:29am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Beata Vergine Maria del Rosario | COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

A CURA DI MIKI PAPPACODA Santi del giorno B. V.M. del Rosario Dal Vangelo secondo Luca Lc 11,1-4 Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione».

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Diventa capotribù e fa annullare 850 matrimoni di spose bambine, poi le rimanda a scuola VIDEO

7 Ottobre 2020, 09:19am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA PRIMULA GALANTUCCI Gli eroi non indossano sempre un mantello e non sempre ricevono l’attenzione che meritano. Theresa Kachindamoto è una di loro.

Theresa Kachindamoto

Il Malawi è uno dei paesi più poveri del mondo. Secondo un’indagine svolta nel 2012, più della metà della popolazione femminile si sposa prima dei 18 anni. Esistono numerose organizzazioni che cercano di dissuadere i genitori a far sposare le figlie così giovani, ma spesso, a causa della povertà, le famiglie credono di non avere altra scelta.

Theresa non si sarebbe mai aspettata di essere eletta. Viveva in un’altra città, aveva molti fratelli e sorelle più grandi, e cinque figli di cui prendersi cura. Ma la sua reputazione positiva l’ha fatta vincere. Le hanno detto che avrebbe dovuto accettare il lavoro, ‘volente o nolente’, ricorda Theresa.

Il matrimonio infantile è una pratica culturalmente accettata in quella regione e spesso si basa su forti compensi economici. Anche se è stata dichiarata illegale nel 2015, ma molti genitori continuano a dare il consenso.

Theresa era determinata a porre fine a tutto questo. Mentre viaggiava nella regione, ha incontrato una bambina di 12 anni con il marito e i figli.

“Ho detto loro: ‘che vi piaccia o no, questo matrimonio sarà annullato’”.

Theresa, a capo di un villaggio composto da più di 900mila persone, ha annullato 850 matrimoni di spose bambine e ha rimandato le ragazze a scuola.

Quando i genitori hanno iniziato a protestare, Theresa si è rifiutata di ascoltarli. Poiché a volte è difficile cambiare la mentalità delle persone, è bene cambiare le leggi.

Theresa ha stipulato un accordo insieme ad altri capitribù, abolendo i matrimoni tra adulti e bambini, e annullando quelli già esistenti.

Come si aspettava, i genitori hanno continuato a dare in sposa le proprie bambine.

Theresa ha licenziato i leader di quattro posti in cui i matrimoni erano ancora praticati.

Sebbene abbia ricevuto diverse minacce di morte, Theresa non ha paura di niente: “Non mi importa. Dico che possiamo parlarne, ma che queste bambine devono tornare a scuola” ha raccontato.

Theresa sta anche cercando un modo per sovvenzionare l’istruzione delle bambine quando i genitori non possono permetterselo.

“Istruire le bambine, istruire l’intera regione… istruire il mondo” ha spiegato.

Qui di seguito il video con l’intervista con Theresa Kachindamoto 

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Fallimento Rifle, verso la fine dei jeans "made in Mugello"

7 Ottobre 2020, 09:11am

Pubblicato da Miki Pappacoda

NEWS ITALIA E DAL MONDO Fallimento Rifle, verso la fine dei jeans "made in Mugello"

INSERITO DA PRIMULA GALANTUCCI Il tribunale di Firenze ha dichiarato il fallimento della Rifle, storica azienda produttrice di jeans di Barberino di Mugello attiva dal 1958 e fondata dalla famiglia Fratini. 96, in tutto, i dipendenti fra la sede principale e i negozi in tutta Italia che ora rischiano il posto. La notizia è stata diffusa dai sindacati Femca Cisl e Filctem Cgil che hanno organizzato, assieme ai dipendenti, un presidio davanti alla sede dell'azienda a Barberino di Mugello Video di GIULIO SCHOEN LA REPUBBLICA

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NEWS ITALIA E DAL MONDO In ospedale con la bronchite ma si oppongono al test covid, marito e moglie esultano: “Ribellatevi”

7 Ottobre 2020, 09:04am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Foto di repertorio

INSERITO DA PRIMULA GALANTUCCI In ospedale con una pesante bronchite tanto da richiedere l’uso del respiratore ma, di fronte alla richiesta dei medici di sottoporsi al tampone covid, si è ribellata con tutte le sue forze per impedire ai sanitari di fare il test per il coronavirus. L’episodio è avvenuto durante lo scorso weekend al Pronto soccorso dell’ospedale di Borgo Trento a Verona. Marito e moglie esultano sui social. In ospedale con una pesante bronchite tanto da richiedere l'uso del respiratore ma, di fronte alla richiesta dei medici di sottoporsi al tampone covid, si è ribellata con tutte le sue forze per impedire ai sanitari di fare il test per il coronavirus, il tutto con l'appoggio del marito che ha elogiato pubblicamente la consorte sui social. L'episodio durante lo scorso weekend al Pronto soccorso dell'ospedale di Borgo Trento a Verona da dove infine marito e moglie sono letteralmente corsi via.  A raccontare il caso a mezzo social è stato lo stesso marito della donna, Gianluca Caneva, elogiando la consorte ma attirando non poche critiche su Facebook. "Onore a mia moglie e a tutte le persone intelligenti che non si fanno intimorire… Orgoglioso e Orgogliosi per la battaglia" ha scritto il pensionato veronese, raccontando: "Venerdì mia moglie Giovanna al Pronto soccorso dell'ospedale Borgo Trento(Verona) per una normale bronchite con sinusite si è opposta con tutte le sue forze per non farsi il Tampone Covid non avendo la febbre. È stata accerchiata da tutta l'equipe medica per essere trasportata nelle strutture, addirittura sedandola. Ma non ci sono riusciti". "Questo è per dire che siamo sotto dittatura Sanitaria, ma basta opporsi e applicare l'Articolo della Costituzione, e tutto crolla" ha aggiunto l'ex carabiniere in pensione che sempre sui social nei giorni successivi ha ribadito il concetto con alcune frasi eloquente come "Il covid  è una farsa" o ricordando che Berlusconi con diverse patologie è guarito. "Faticavo a respirare ma ero certa di non avere il coronavirus perché non avevo febbre e perché tre mesi fa ho dovuto effettivamente sottopormi a tampone, che risultò negativo" ha dichiarato anche la moglie al Corriere del Veneto. Il tampone però alla fine pare lo abbia fatto come ha fatto capire lei stessa spiegando: "Secondo loro dovevo stare rinchiusa in una stanza, in isolamento, in attesa del risultato e io mi sono rifiutata e ho preteso di tornare a casa mia. Quindi non so neppure se il campione sia stato analizzato". Comportamenti che comunque hanno innescato molte critiche davanti alle quali lo stesso pensionato ha ribadito: "Non sono negazionista. Ribadisco che il Virus c'è stato… più forte di altri virus influenzali, ma non letale". DI ANTONIO PALMA www.fanpage.it

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LOMBARDIA NEWS Como, spacca il finestrino per rubare: arrestato mentre rovista nell'auto Fermato dalla polizia in viale Varese

7 Ottobre 2020, 08:58am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA PRIMULA GALANTUCCI Como, spacca il finestrino per rubare: arrestato mentre rovista nell'auto „E' quasi l'alba della mattina del 5 ottobre quando una pattuglia della Squadra Volanti della Questura di Como durante un controllo in viale Varese si accorge che un'auto parcheggiata ha un finestrino frantumato. Gli agenti si avvicinano alla vettura e notano che all'interno c'è un uomo intento a rovistare nell'abitacolo. Non si tratta del proprietario del veicolo, bensì di un ragazzo di 22 anni marocchino già noto alle forze dell'ordine. Il giovane, irregolare sul suolo italiano, è stato perquisito. Addosso aveva una carta di credito e una patente, entrambi appartnenti al proprietario della macchina che è un turista ospite in un albergo del centro città. Il giovane marocchino è stato arrestato e portato al carcere Bassone di Como dove resterà in attesa dell'udienza che si terrà il 26 ottobre. Per lui le accuse sono di furto aggravato e danneggiamento.“ FONTE https://www.quicomo.it/cronaca/finestrino-auto-rubare-arrestato-viale-varese.html?fbclid=IwAR3G1nmlo9vWaDM6Fc1wta848-QsVc1TtlslOhZHvQVd-h1zo4lWQQwcukw

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NEWS ITALIA E DAL MONDO L'amica è stanca e la lasciano sola sul Monte Civetta a 3.000 metri di altitudine: «Ci vediamo giù»

7 Ottobre 2020, 08:52am

Pubblicato da Miki Pappacoda

L'amica è stanca e loro la lasciano sola sul Monte Civetta a 3.000 metri di altitudine: «Ci vediamo giù»

INSERITO DA PRIMULA GALANTUCCI Quando si va per montagne con gli amici può capitare che qualcuno resti un po' indietro. Un gruppo di escursionisti ungheresi, però, non ha voluto sentire ragioni e ha abbandonato a 3.000 metri la compagna che era troppo stanca per intraprendere subito la discesa. Fatta la ferrata degli Alleghesi e cominciata la discesa dal monte Civetta (Belluno), gli amici (si fa per dire) hanno lasciato da sola la loro compagna 41 enne in difficoltà. Il gruppo una volta sceso a a valle e visto che la donna non rientrava al rifugio ha dato l'allarme. Oltre all'elicottero hanno dovuto agire alcune squadre del Soccorso alpino. Alla fine la 41enne ha raggiunto il gruppo grazie all'aiuto di un altro escursionista che, contrariamente ai propri compagni, l'ha notata in difficoltà e l'ha aiutata. 

FONTE IL MESSAGGERO

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Camera, il monito della deputata Lisa Noja: "Se tengo io la mascherina, potete farlo tutti"

6 Ottobre 2020, 18:43pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

 

Camera, il monito della deputata Lisa Noja: "Se tengo io la mascherina,  potete farlo tutti" - la Repubblica

INSERITO DA PRIMULA GALANTUCCI So che tenere la mascherina è faticoso, anche io faccio molta fatica a portarla perché ho dei problemi respiratori. Ma se la tengo io per otto ore, non c'è nessuno in quest'aula che non abbia la possibilità di tenerla". E' stato questo l'appello della deputata di Italia Viva Lisa Noja, affetta da amitrofia spinale, ai suoi colleghi, "ancora troppe volte richiamati dalla Presidenza perché tendono a non indossare mascherine". A cura di Camilla Romana Bruno LA REPUBBLICA

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Come funziona Immuni e come si scarica l’app per tracciare i contagi da Coronavirus

6 Ottobre 2020, 18:35pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

inserito da Primula Galantucci “Immuni” è la nuova applicazione non obbligatoria di contact tracing per il Coronavirus in Italia. L’app, che funziona tramite Bluetooth è stata progettata da Bending Spoons ed è disponibile per il download dal primo giugno su iOS e Android. Finora l’applicazione è stata scaricata da 7.036.898 persone e ha inviato 5.870 notifiche. Dal 17 ottobre inizierà a dialogare con le sue omologhe europee.

Immuni è l'app di contact tracing per i contagi da Coronavirus in Italia. Progettata gratuitamente da Bending Spoons e scelta dalla ministra dell’Innovazione Paola Pisano insieme al ministro della Salute Roberto Speranza, l'app Immuni servirà per il tracciamento dei casi di Covid-19 nel nostro Paese ed è disponibile per il download gratuito per iOS, Android e telefoni Huawei e Honor che utilizzano il sistema operativo di Google. Lanciata il 15 giugno scorso, ha fatto registrare 500mila download nel primo giorno e due milioni in una settimana, ma ci ha messo vari mesi per crescere. Per incentivare il download dell'app, negli ultimi giorni è stata lanciata una vera e propria mobilitazione del mondo dei media e delle istituzioni a scaricare l'app, che terminerà l'11 ottobre, visto l'aumento dei contagi che si sta registrando dalla fine dell'estate. Al 5 ottobre, sono così diventati quasi 7 i milioni di download in Italia. "Scarica l'App Immuni. Aiutateci a tenere bassa la pressione sugli ospedali. Aiutateci a garantire le cure anche ai malati non Covid-19". è l'appello del sindacato nazionale dei medici ospedalieri Anaao-Assomed. Dal 17 ottobre, inoltre, Immuni inizierà a dialogare con le sue omologhe europee. Uno strumento in più per tracciare i positivi in un momento in cui il virus corre anche negli altri Paesi.

Si ricordi che la app è disponibile in tutta Italia dopo una fase di test avviata in quattro regioni italiane lo scorso 8 giugno: Abruzzo, Liguria, Puglia e Marche. "Gli italiani sono ancora scettici sull'uso di Immuni", aveva affermato lo scorso 22 giugno Giovanni Galgano, managing director di Public Affair Advsors, committente di un sondaggio realizzato da EMG in relazione alla disponibilità da parte dei cittadini a scaricare l'applicazione sul proprio smartphone. Non si può dire che l'app Immuni sia stata un flop, considerate le percentuali di download di applicazioni analoghe in altri Paesi del mondo; è tuttavia che un'applicazione di contact tracing sia tanto più efficace quanto più installata da un numero elevato di utenti. Lo strumento dell'app è comunque poco utile, in sè e per sè, senza una campagna capillare di test del tampone. Vediamo come funziona l'app Immuni e come scaricarla e utilizzarla in modo corretto.

SOMMARIO
1
In quanti hanno scaricato l'app Immuni
2
Come e dove scaricare l'app Immuni
3
Come funziona Immuni: istruzioni per l'uso
4
Cosa sono le notifiche di esposizione e come funzionano
5
A cosa serve l'app Immuni
6
La tutela della privacy e il modello decentralizzato
7
Immuni non è un'app obbligatoria
8
Il codice sorgente di Immuni
9
La software house Bending Spoons e gli altri finalisti
10
App Immuni, le schermate per capire come funzionerà
In quanti hanno scaricato l'app Immuni

Stando alle ultime rilevazioni effettuate, al 4 ottobre, secondo i dati del ministero della Salute riportati dal sito ufficiale dell'applicazione, gli utenti che hanno scaricato il sistema per il tracciamento dei contagi da Coronavirus, sono 7.036.898, circa 350mila in più rispetto all'ultima rilevazione del primo ottobre quando erano quasi 6.700.00. Finora l'applicazione ha inviato 5.870 notifiche e al momento 357 utenti positivi hanno caricato i codici permettendo di avvisare le persone entrate in contatto con loro.

Come e dove scaricare l'app Immuni
Al momento è possibile scaricare l'app Immuni sui due principali sistemi operativi mobile, iOS e Android. L'app è infatti disponibile sui due store online di Apple e Google, il Play Store e l'App Store, da cui è possibile scaricare l'applicazione Immuni. Sarà rilasciata anche su App Gallery, lo store di Huawei, ma successivamente. Nel frattempo i telefoni Huawei e Honor usciti prima del 2019 (prima del Mate 30 Pro) possono già scaricare l'app direttamente dal Play Store: grazie all'aggiornamento dei Play Services Immuni è regolarmente funzionante. Scaricarla è semplicissimo: vi basterà aprire lo store digitale sul vostro smartphone (Play Store se avete un telefono Android o App Store se siete su iPhone) e cercare nella barra di ricerca "Immuni". Una volta individuata l'app, non dovrete fare altro che aprirla e seguire le istruzioni per la configurazione.

Come funziona Immuni: istruzioni per l'uso
La app Immuni si può scaricare liberamente, nessuno è obbligato ad installarla, ma il download è solo su base volontaria. È composta da due parti. La prima è un sistema di tracciamento dei contatti che sfrutta la tecnologia Bluetooth Low Energy, una versione a basso consumo del  normale Bluetooth attraverso cui rilevare la vicinanza tra due smartphone nell'ordine di un metro. In questo modo, la app conserva sul dispositivo di ciascun cittadino una lista di codici identificativi anonimi di tutti gli altri dispositivi ai quali è stata vicino entro un certo periodo. Nel caso in cui si venga sottoposti a test per Coronavirus, con un codice il cittadino può caricare su un server in cloud le stringhe alfanumeriche inviate dalla sua app agli altri smartphone. Il server a sua volta invia a tutte le app in circolazione queste stringhe e sono i singoli smartphone a calcolare per ogni identificativo il rischio di esposizione all'infezione sulla base di parametri come la vicinanza fisica e il tempo, generando una lista degli utenti più a rischio ai quali è possibile inviare una notifica sullo smartphone. Il server, quindi, non ha mai conoscenza degli incontri intercorsi tra gli utenti. Ma la app presenta anche, ed è questa la seconda funzione che arriverà in seguito, una sorta di diario, nel quale a ciascun utente verranno chieste alcune informazioni rilevanti riguardanti anche la propria salute e che dovrebbe essere aggiornato tutti i giorni con eventuali sintomi.

Cosa sono le notifiche di esposizione e come funzionano
Immuni si basa sul sistema di notifiche di esposizione messi in piedi da uno sforzo congiunto tra Apple e Google, i due principali sviluppatori dei sistemi operativi per smartphone attualmente in circolazione. Il sistema, attivo sugli ultimi iPhone e telefoni Android, consentirà di notificare gli utenti di eventuali contatti ravvicinati con un caso positivo di coronavirus. Di fatto rappresenta la spina dorsale del sistema di Immuni, in grado di gestire sia lo scambio di codici alfanumerici tra dispositivi che l'invio delle notifiche. Il sistema si basa su un modello decentralizzato, quindi basato sull'analisi dei codici direttamente sugli smartphone e non in un server remoto.

A cosa serve l'app Immuni
L'app Immuni serve per andare a tracciare i contagi da Coronavirus Covid-19 in Italia. Oltre alla sezione dedicata al controllo vero e proprio degli spostamenti, all'interno dell'app ci sarà una parte dedicata a una sorta di cartella clinica virtuale degli individui. Quest'ultimo elemento, però, non è inizialmente disponibile ma sarà rilasciato successivamente. Per effettuare il tracciamento, l'app Immuni si serve del Bluetooth Low Energy e non del GPS, in ottemperanza alle linee guida europee e con il fine di tutelare maggiormente la privacy degli individui.

La tutela della privacy e il modello decentralizzato
In seguito ad alcuni dubbi sulla compatibilità dell'app Immuni con la tutela della privacy degli utenti, il sistema mediante cui Immuni funziona è stato modificato e allineato a quelle che sono le linee guida di Apple e Google. Rispetto al modello Pepp-Pt viene infatti utilizzato il modello DP-3T, acronimo di "Decentralised Privacy-Preserving Proximity Tracing". Si parla dunque di uno schema maggiormente decentralizzato, rispetto al modello precedentemente identificato.

Ma cosa vuol dire, in pratica, questo cambiamento? In modo semplificato, potremmo dire che mentre prima le informazioni sugli utenti venivano conservate su un server esterno, adesso queste ultime saranno agglomerate solo ed esclusivamente sui dispositivi mobili degli individui. Questo vuol dire che i server non sono in grado di identificare gli utenti, ma che sono soltanto gli utenti stessi a essere identificati mediante notifica push. Sono infatti gli smartphone dei singoli utenti a inviare, ricevere e immagazzinare le chiavi anonime – sono stringhe alfanumeriche – delle persone incontrate per strada, mentre il server riceverà solamente le stringhe inviate dal telefono di un paziente positivo quando questo indica la sua positività. A quel punto il server le rigira a tutte le app in circolazione: se viene trovato un “match” dall’applicazione (un processo che quindi avviene sullo smartphone), il sistema dovrebbe fornire istruzioni in base alla tipologia di contatto (la durata, la distanza, etc).

La decisione di adottare un modello decentralizzato rispetto al modello centralizzato scelto in precedenza non è data solo da motivazioni afferenti alla tutela della privacy, ma anche alla necessità di garantire la funzionalità dell'applicazione anche in background: Google e Apple potranno fornire delle API ad hoc al fine di garantire il corretto funzionamento dell'app anche quando essa non è attiva, con l'obiettivo di rendere efficiente il tracciamento ed evitare casi di falsi positivi o negativi.


Immuni non è un'app obbligatoria
L'app Immuni non è obbligatoria, ma volontaria: lo hanno confermato sia il commissario straordinario Domenico Arcuri che il presidente del consiglio Giuseppe Conte durante il suo intervento al Senato. Arcuri ha dichiarato che scaricare l'app non sarà obbligatorio ma consigliato, mentre il premier Conte ha escluso la possibilità di limitare gli spostamenti per coloro che decideranno di non effettuare il download.

Il codice sorgente di Immuni
Pochi giorni prima del lancio ufficiale, su Github è stata pubblicata la prima parte del codice sorgente di Immuni. Non si parla ancora della versione completa, ma il Governo sta aggiornando la lista di documenti ogni giorno e probabilmente continuerà a farlo fino al rilascio definitivo. Attualmente online è stato pubblicato il codice frontend, cioè quello che caratterizza l'esperienza degli utenti. Il backend, ovvero l'infrastruttura di server che riceve e custodisce i dati inviati dai singoli utenti per poi trasformarli in informazioni utili per la comunità, non è ancora stato pubblicato. Ovviamente si parla della parte più importante, perché legata strettamente alla privacy.

La software house Bending Spoons e gli altri finalisti
Immuni ha superato la concorrenza dell'altra finalista, Covid-app, che fa parte del CoronavirusOutbreak Control, progetto nato dal lavoro di 35 esperti di sei paesi diversi. Entrambe rispettavano i criteri pubblicati dalla Commissione europea per la realizzazione della app, e cioè volontarietà del download, temporaneità dell'utilizzo, rispetto della normativa europea sulla privacy e tecnologia Bluetooth per evitare l'invasività delle geolocalizzazioni. Tuttavia, la decisione del governo è infine ricaduta sulla app di Bending Spoons che, secondo quanto rivelato dal Foglio, si è avvalsa della supervisione tecnica tra gli altri di John Elkann, presidente di FCA. Tutto il progetto sarà realizzato pro bono.

App Immuni, le schermate per capire come funzionerà
Ad anticipare l'arrivo vero e proprio dell'applicazione ci avevano pensato le schermate del software, rilasciate dal Governo – per mano del CEO di Bending Spoons Matteo Danieli – su Github, popolare repository per codici sorgente. Ecco, in questo rilascio parziale è mancato inizialmente proprio il codice sorgente, cioè quell'elemento che consente a chiunque di analizzare l'app e scoprire se, per esempio, il Governo dice che non invia dati a un server e invece il software lo fa. Quello di immuni dovrebbe essere rilasciato in modalità open source, in modo da consentire a tutti l'analisi dello stesso. Inizialmente il Governo aveva pubblicato solamente le schermate che confermano il funzionamento già anticipato del software. Con un'unica piccola novità: come anticipato, l'app non chiederà i dati personali, ma solamente la regione e la provincia in cui si vive.

Fontewww.fanpage.it

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA “Fai schifo, quando muori?”: 4 condanne per i maltrattamenti nella casa di riposo di Besana Brianza

6 Ottobre 2020, 17:47pm

Pubblicato da Miki Pappacoda


Le immagini della struttura riprese dalle telecamere nascoste dei carabinieri nel luglio 2019

INSERITO DA PRIMULA GALANTUCCI in foto: Le immagini della struttura riprese dalle telecamere nascoste dei carabinieri nel luglio 2019

Quattro ex dipendenti di una casa di riposo di Besana Brianza, in provincia di Monza, hanno patteggiato una condanna a un anno e otto mesi e un anno e quattro mesi per maltrattamenti ai danni degli ospiti anziani della struttura. A loro ripetevano frasi come “Fai schifo”, “Ma quando muori?” e lanciavano addosso dell’acqua. Le indagini si erano concluse nel luglio 2019 dopo una segnalazione della stessa dirigenza della struttura. Per i dipendenti era già scattato il licenziamento, ora anche la condanna.

continua su: https://www.fanpage.it/milano/fai-schifo-quando-muori-4-condanne-per-i-maltrattamenti-nella-casa-di-riposo-di-besana-brianza/
https://www.fanpage.it/ 

Lo scorso martedì il tribunale di Monza ha emesso la sentenza di condanna, due a un anno e otto mesi e due a un anno e quattro mesi, per gli assistenti sanitari responsabili di maltrattamenti nei confronti di ospiti anziani in una casa di riposo di Besana Brianza, in provincia di Monza. I fatti risalgono allo scorso anno: allora i carabinieri avevano fatto scattare la indagini dopo una denuncia presentata dalla Fondazione Scola, che rappresenta la direzione della struttura e che, durante il processo, è stata parte offesa. La Fondazione riferiva ai militari di violenze e vessazioni verso gli anziani, di età compresa tra gli 81 e i 99 anni, tutte donne con problemi di disabilità, da parte di alcuni dipendenti della struttura. Questi, come si sente dalle intercettazioni ambientali dei carabinieri, ripetevano agli anziani: "Fai schifo", "Ma quando muori?", "Adesso qui ci vorrebbe un’insulina fatta bene…". Lo scorso novembre, quattro mesi dopo la conclusione delle indagini da parte dei carabinieri di Besana, la stessa casa di riposo aveva licenziato sette dipendenti e ne aveva sospesi altri quattro. Mentre una donna aveva consegnato personalmente le dimissioni. E ora, come riporta "Il Cittadino di Monza e Brianza", è arrivata la condanna per tre donne e un giovane, tutti già licenziati, decisa in patteggiamento davanti al giudice per l'udienza preliminare. 

Gli imputati si divertivano a lanciare acqua contro i pazienti.

Secondo quanto emerso dalle indagini, i quattro dipendenti si divertivano a lanciare acqua contro i pazienti. Non solo, mentre i pazienti dormivano li scoprivano apposta con l'obiettivo di spaventarli. Oltre a episodi di percosse: schiaffi al viso e agli arti, strattonamenti e spintoni riservati. E i maltrattamenti sono andati avanti per un anno, dall'agosto del 2018 fino all'estate seguente. Le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza nascoste nella struttura avevano poi svelato tutto.

Fonte www.fanpage.it

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