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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA New York, spari davanti la cattedrale di St.John Divine a Manhattan: uomo colpito dalla polizia

14 Dicembre 2020, 10:17am

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Pubblicato da Miki Pappacoda

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA New York, spari davanti la cattedrale di St.John Divine a Manhattan: uomo colpito dalla polizia

INSERITO DA ANGELA CECERE Paura a New York per una sparatoria fuori della cattedrale di St.John Divine a Manhattan, alla fine di un concerto di Natale. Un uomo è stato colpito dagli agenti di polizia dopo che alcuni spari erano stati esplosi sulla gradinata esterna della chiesa. Non si sa se l'uomo che ha sparato sia stato ucciso. Al momento non si hanno notizie di altri feriti. La sparatoria è avvenuta poco prima delle 4 del pomeriggio davanti alla cattedrale di St. John Divine che si trova ad Harlem ed è la casa madre della diocesi episcopale di New York e dunque sede del vescovo.

LEGGO

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Germania, lockdown duro per le feste. L'Italia pensa a shopping e cenone

14 Dicembre 2020, 10:07am

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Pubblicato da Miki Pappacoda

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Germania, lockdown duro per le feste. L'Italia pensa a shopping e cenone

INSERITO DA ANGELA CECERE Strade dello shopping affollate, oltre 72.000 tra bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi che riaprono i battenti grazie al rientro in zona gialla. L'Italia va così, senza troppi freni, verso le feste di Natale. E lo fa proprio mentre la Germania invece, come ha annunciato ieri la Merkel, scenderà in trincea contro il Covid: dal 16 dicembre al 10 gennaio chiusura dei negozi non essenziali, (bar e ristoranti già erano chiusi dal 2 novembre) didattica a distanza e forti limitazioni agli spostamenti. Insomma, si chiude tutto per le feste, proprio per non compromettere la ripresa delle attività produttive a gennaio e non trovarsi a dover fare un lockdown quando si dovrà tornare al lavoro e a scuola. È decisamente una filosofia agli antipodi di quella della Germania, quella che guida i governanti italiani, ma anche i governati, per i quali l'unico obiettivo sembra sia quello di salvare feste e cenoni. Le vie dello shopping erano comunque già vuote in questo weekend nelle città tedesche. E pensare che i numeri della Germania sono ben lontani dai nostri: ieri con gli altri 484 morti siamo arrivati 64.520 deceduti da inizio pandemia, mentre la Germania con i suoi 20 milioni di abitanti in più è a quota 21.900. Una differenza di atteggiamento che tutti dovrebbero cogliere. Come ha fatto proprio ieri il direttore scientifico dello Spallanzani di Roma Giuseppe Ippolito, secondo il quale stiamo andando dritti verso la terza ondata. «Tre giorni fa - ha detto Ippolito - quando le Germania ha fatto registrare 590 morti su una popolazione superiore agli 80 milioni di abitanti, la cancelliera Merkel è andata in televisione a implorare i tedeschi di seguire le regole. In Italia, che di abitanti ne ha 20 milioni in meno, abbiamo una media di 600 morti al giorno dall'inizio di novembre e la cosa sembra non interessare nessuno». Ieri in serata, forse perché il giro di vite tedesco ha acceso un barlume di ragione nei nostri politici, c'è stato un vertice dei ministri Pd con Zingaretti per chiedere «misure più stringenti». Ma a quanto si sappia finora, la stretta sarebbe comunque ridicola: in pratica, e ancora non è deciso, zona rossa o arancione per tutti, ma solo nei giorni festivi, quando il danno è ormai fatto. Invece, e questa è ormai certezza, si stabilisce una deroga sugli spostamenti tra piccoli comuni. Ma anche solo i dati dei contagi di ieri consiglierebbero una stretta vera: 17.938 nuovi casii a fronte di 152.697 tamponi e il tasso di positività salito all'11,7%, contro il 10,1% del giorno prima.

LEGGO

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Covid-19: l'Italia zona rossa Nelle giornate più critiche, il governo sta valutando nuove restrizioni

14 Dicembre 2020, 09:57am

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Pubblicato da Miki Pappacoda

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Covid-19: l'Italia zona rossa Nelle giornate più critiche, il governo sta valutando nuove restrizioni

INSERITO DA ANGELA CECERE Il governo sta valutando un irrigidimento delle misure anti-Covid dopo gli assembramenti del fine settimana nelle regioni che sono diventate "zona gialla". L'idea è quella di rendere tutta l'Italia "zona rossa" o "arancione" nelle giornate più a rischio, permettendo però un allentamento per i piccoli Comuni. Si valuta una deroga che dia, a chi abiti in paesi sotto i 5000 abitanti, la possibilità di spostarsi entro i 30 chilometri. E' quanto si apprende da fonti di governo al termine della riunione dei capi delegazione. L'idea è quella di adottare norme omogenee in tutta Italia, con un irrigidimento delle disposizioni come annunciato anche dalla Merkel in Germania, per evitare la terza ondata. Non si sarebbe entrati nello specifico delle misure, anche perché si vuole attendere l'incontro previsto con il Cts. Una riunione tra i capidelegazione della maggioranza, il Cts e la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese è infatti in programma oggi. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, scrive sulla sua pagina Facebook: "Sono ormai lunghi mesi che siamo tutti impegnati, con grandi e piccoli sacrifici, nella battaglia contro il Covid-19. La nostra comunità nazionale, pur tra mille difficoltà, è riuscita a mostrare un forte spirito di coesione e un grande senso di responsabilità. Sono convinto che continueremo a mostrare questa saldezza anche nelle prossime settimane, in occasione delle festività natalizie. Dobbiamo continuare a impegnarci e a mantenerci vigili per contrastare il contagio". Il commissario Arcuri ha definito gli assembramenti insopportabili e preoccupano, per il rischio di risalita dei contagi, le scene della corsa ai regali o per l'aperitivo nei centri delle grandi città. 

OTTO PAGINE

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ALMANACCO DEL GIORNO ALMANACCO DEL 14.12.2020 A CURA DI ANGELA CECERE

14 Dicembre 2020, 09:44am

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Pubblicato da Miki Pappacoda

ALMANACCO DEL GIORNO ALMANACCO DEL 14.12.2020 A CURA DI ANGELA CECERE

 

A CURA DI ANGELA CECERE Lunedì, 14 Dicembre 2020
S. GIOVANNI D.CR., S. POMPEO
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Settimana n. 51
Giorni dall'inizio dell'anno: 349/17

A Roma il sole sorge alle 07:31 e tramonta alle 16:39 (ora solare)
A Milano il sole sorge alle 07:57 e tramonta alle 16:39 (ora solare)
Luna: 7.08 (lev.) 16.30 (tram.)
Eclisse di sole alle ore 17.16. Luna nuova alle ore 17.19.

Proverbio del giorno:
Il povero mantiene il ricco

Aforisma del giorno:
Tale è la nostra attuale condizione di negligente tiepidezza, che ben presto cadiamo nel fervore iniziale; pigri e stanchi, già ci viene a noia la vita. Voglia il cielo che in te non si vada spegnendo del tutto l'avanzamento nelle virtù; in te che frequentemente hai avuto sotto gli occhi gli esempi dei santi. (T. da Kempis)

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SEZ. VANGELO E METEO IL METEO DEL 14.12.2020 A CURA DI ANGELA CECERE

14 Dicembre 2020, 09:37am

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Pubblicato da Miki Pappacoda

SEZ. VANGELO E METEO IL METEO DEL 14.12.2020 A CURA DI ANGELA CECERE

A CURA DI ANGELA CECERE Regime anticiclonico. Qualche annuvolamento in più sulla Sicilia tirrenica, in Basilicata e sul Gargano, altrove cielo poco nuvoloso. Locali nebbie al Nord. Venti forti di Tramontana sullo Ionio.

 

NORD

Generali condizioni di bel tempo con il cielo che si presenterà sereno o poco nuvoloso salvo temporanei annuvolamenti e locali nebbie in Pianura Padana.
Temperature

Valori massimi compresi tra i 4 di Milano e i 13 di Genova
CENTRO e SARDEGNA

Alta pressione e venti di Tramontana. Giornata caratterizzata dal bel tempo prevalente, infatti il cielo si presenterà prevalentemente poco nuvoloso. Mari localmente mossi.
Temperature

Valori massimi compresi tra gli 8 di Campobasso e i 15 di Cagliari
SUD e SICILIA

Più nubi sul messinese, in Basilicata e sul Gargano, altrove il tempo sarà decisamente più asciutto e soleggiato con un cielo che si mostrerà poco nuvoloso. Venti tesi di Tramontana, forti sullo Ionio, mari molto mossi.
Temperature

Valori massimi attesi tra i 6 di Potenza e i 17 di Palermo
 

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SEZ. VANGELO E METEO IL VANGELO DEL 14.12.2020 A CURA DI ANGELA CECERE

14 Dicembre 2020, 09:27am

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Pubblicato da Miki Pappacoda

SEZ. VANGELO E METEO IL VANGELO DEL 14.12.2020 A CURA DI ANGELA CECERE

A CURA DI ANGELA CECERE S. Juan de la CruzDal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 21,23-27. In quel tempo, entrato Gesù nel tempio, mentre insegnava gli si avvicinarono i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo e gli dissero: «Con quale autorità fai questo? Chi ti ha dato questa autorità?». Gesù rispose: «Vi farò anch'io una domanda e se voi mi rispondete, vi dirò anche con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?». Ed essi riflettevano tra sé dicendo: «Se diciamo: "dal Cielò', ci risponderà: "perché dunque non gli avete creduto?''; se diciamo "dagli uominì', abbiamo timore della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta». Rispondendo perciò a Gesù, dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch'egli disse loro: «Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose».
 

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DILLO A VETTICA DI AMALFI ONLINE Chi è Peppino Di Capri: età, moglie, figli, carriera, canzoni e vita privata

13 Dicembre 2020, 18:01pm

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Pubblicato da Miki Pappacoda

 

INSERITO DA MIKI PAPPACODA E’ uno dei cantanti più amati e conosciuti del panorama musicale italiano, parliamo di Peppino di Capri.

Con la sua voce, le sue melodie e le sue canzoni ha conquistato il cuore di milioni di italiani.

Chi è Peppino Di Capri: età, moglie, figli, carriera, canzoni e vita privata

Giuseppe Faiella, in arte Peppino Di Capri, è nato il 27 luglio 1939 nell’isola di Capri ed è diventato popolare negli anni ’60.

Originario di una famiglia di musicisti (il nonno fu musicista nella banda di Capri e il padre Bernardo, che aveva un negozio di dischi e di strumenti musicali, nel tempo libero suonava il sax, il clarinetto, il violoncello e il contrabbasso in un’orchestra), si esibisce per la prima volta all’età di quattro anni nel 1943 suonando il pianoforte davanti alle truppe americane di stanza sull’isola natale durante la guerra.

 
 

 

A sei anni incomincia a studiare pianoforte con una severa insegnante tedesca a Napoli, ma nel 1953 incomincia anche ad esibirsi con l’amico Ettore Falconieri, che suona la batteria, nei night-club di Capri e della vicina Ischia con la denominazione Duo Caprese.

L’insegnante, venuta a sapere la cosa, decide di cacciare Peppino che comincia così a dedicarsi esclusivamente alla nascente musica rock d’importazione americana.

Il 26 agosto 1956 Peppino ed Ettore riescono anche a esibirsi in televisione, nella trasmissione televisiva Primo applauso, interpretando due brani: Cry e Tu vuo’ fa’ l’americano condotta da Enzo Tortora; non vinsero e non ottennero contratti discografici.

Nella sua carriera ha ottenuto tantissimi successi tra i quali si ricordano: Champagne, St. Tropez e Luna Caprese.

E’ stato l’unico cantante italiano a salire sullo stesso palco calcato dai Beatles, in occasione dei loro tre leggendari concerti italiani a Milano, Genova e Roma nel 1965.

E’ stato uno dei grandi protagonisti del Festival di Sanremo a partire dal primo trionfo datato 1973 con “Un grande amore e niente più”.

Riesce nella stessa impresa tre anni dopo con la canzone “Non lo faccio più”. Partecipa anche all’edizione del 1985 con “E mo e mo”, nel 1987 con la canzone il “Il sognatore”, nel 1990 con “Evviva Maria”.

Ha portato con la sua musica il twist in Italia ed è stato protagonista di tantissime trasmissioni televisive di successo.

Rai 1 ha celebrato i suoi quarant’anni di carriera con lo spettacolo “Champagne, di Capri di più…” realizzato proprio nella meravigliosa piazzetta di Capri nel 1998.

A 10 anni di stanza, per i 50 anni della sua carriera, ha pubblicato il doppio DVD 50°, con un disco con il concerto dal vivo registrato a Roma insieme ad un altro disco con una selezione di apparizioni televisive a partire dal 1960.

Vita privata

Nel 1959 conobbe a Ischia la diciottenne torinese Roberta Stoppa, modella principiante con la quale convisse sin da subito. I due si sposarono nel 1961. Sul finire degli anni sessanta i due tuttavia affrontarono un periodo di forte crisi coniugale, che culminò nel 1970 proprio con la nascita del loro primo figlio Igor e con l’inizio di una nuova relazione da parte di Peppino con una giovane studentessa napoletana di biologia, Giuliana Gagliardi, oltretutto sorella della moglie di Mimmo Di Francia.

Quando alcuni anni dopo Peppino e Roberta divorziarono, il cantante instaurò stabilmente la sua storia con Giuliana. I due si sposarono nel 1978 e poco dopo ebbero i due figli Edoardo (1981) e Dario (1986). Giuliana Gagliardi è morta il 4 luglio 2019 all’età di 68 anni a causa di un male inguaribile. AMALFINOTZIE

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SEZ. VARIE NEWS A Santa Lucia Passe ‘e Gallina, A Sant’Aniello Passe ‘E Pecuriello: il Detto

13 Dicembre 2020, 11:35am

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Pubblicato da Miki Pappacoda

 

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il 13 Dicembre di ogni anno si festeggia Santa Lucia, mentre il giorno dopo, il 14 Dicembre, è Sant’Aniello.

Questi due santi, che sono vissuti in epoche diverse, sono però legati da un noto detto napoletano.

Il proverbio cità così:

“A Santa Lucia nu passe ‘e gallina, a Sant’Aniello nu passe ‘e pecuriello”.

 

 

La spiegazione del detto legato a Santa Lucia e a Sant’Aniello

Questo detto molto noto a Napoli e in Campania in generale, si riferisce alla durata delle ore di luce durante la giornata.

Il periodo è quello della stagione invernale e si sa che le ore di luce sono ridotte al minimo, visto che si va verso il 21 Dicembre che è il solstizio d’inverno, giorno in cui le ore di tenebre arrivano al loro massimo.

La tradizione popolare vuole però che il giorno di Santa Lucia, il 13 Dicembre appunto, il giorno si cominci ad allungare, di poco, come il passo di una gallina.

Il giorno dopo, a Sant’Aniello il 14 Dicembre, le ore di luce si allungano di un altro poco, non della misura del passo di una gallina, ma di quello di un agnellino.

Questo proverbio si basa infatti sul calendario Giuliano, che sarebbe quello solare, in cui il 13 Dicembre coincideva con il giorno più corto dell’anno, e dopo il quale le ore di luce aumentano man mano.

Santa Lucia, siciliana, è vissuta nel terzo secolo d.C., ed è protettrice degli occhi e della vista.

In alcune parti del Nord Italia viene considerata come la Befana.

Infatti il 13 Dicembre i bambini aspettano che la martire in groppo a un asinello porti loro dei regali.

Sant’Aniello invece è un santo tutto napoletano, vissuto nel quinto secolo d.C.

Alcuni suoi resti, la sua mandibola e una parte della gola, sono custoditi nella cappella del Tesoro di San Gennaro all’interno del Duomo di Napoli.

AMALFINOTIZIE

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AGEROLA NEWS Interessante evento promosso dell'IPSSEOA "R. Viviani"

13 Dicembre 2020, 10:40am

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Pubblicato da Miki Pappacoda

AGEROLA NEWS  Interessante evento promosso dell'IPSSEOA "R. Viviani"

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Salve,
volevo segnalare questo interessante evento promosso dalla mia scuola.
Siamo da sempre una scuola che vive con i ragazzi e per i ragazzi in un territorio complesso ma bellissimo.
La DDI (didattica digitale integrata) non è facile e ci auguriamo davvero di tornare quanto prima alla normalità.
Tuttavia, anche se a distanza, ogni giorno cerchiamo di uscire dagli schermi dei device dei nostri studenti.
Come?
Proponendo attività laboratoriali a distanza, condividendo esperienze con professionisti del settore e creando eventi come questo.

🅛🅐 🅢🅔🅣🅣🅘🅜🅐🅝🅐 🅓🅔🅛🅛🅞 🅢🅣🅤🅓🅔🅝🅣🅔
dell'IPSSEOA "R. Viviani"
dal 14 al 18 dicembre 2020

Durante questo periodo si effettueranno delle attività extra- didattiche/alternative che integrano la normale organizzazione scolastica. Esse possono essere legate allo sport, al cineforum (visione di film interessanti e formativi), alla tutela della salute, rivolte alla cultura enogastronomica, alla storia del territorio, alla musica, cittadinanza e costituzione oppure finalizzate all’approfondimento di argomenti relativi a determinate discipline
indicate dagli studenti.
La parola d'ordine sarà TRASVERSALITÀ.
La settimana dello studente del Viviani viene intesa come un momento di crescita culturale ma ancor di più come uno spazio di formazione sociale e del senso civico oltre che di miglioramento delle capacità auto-gestionali e di responsabilità da parte degli alunni.
Abbiamo creato un portale interamente dedicato a questo evento dove abbiamo raccolto eventi, video in diretta, video-documentari e non solo.
Abbiamo creato un piccolo archivio con tanti giochi didattici da far fare ai nostri ragazzi a distanza e non solo.
Da lunedì parte VIVIANI's Got Talent, una challenge online in cui i nostri studenti si sfideranno all'ultimo like sulle nostre pagine social.
VIVIANI
Viviamo la scuola
Creiamo il futuro dei nostri studenti .


Inviato da Francesco Saverio (ciuciulboy@libero.it)

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La storia dell'Egitto Le Piramidi

13 Dicembre 2020, 10:06am

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Pubblicato da Miki Pappacoda

La storia dell'Egitto Le Piramidi

di Miki Pappacoda Le piramidi egizie sono costruzioni architettoniche in forma di solido geometrico costituito da un poliedro individuato da una faccia poligonale detta base, normalmente di forma quadrata, e da un vertice, che non giace sul piano della base indicato come apice, o vertice, della piramide. Si ritiene, benché in nessuna di quelle note siano state trovate tracce comprovanti tale utilizzo (corpi o corredi funebri), si trattasse di costruzioni facenti parte di un più ampio complesso funerario per sovrani dell'antico Egitto.

Etimologia

Il termine piramide deriva dalla parola greca pyramis (πυραμίς) [N 1] assegnato ad un tipico dolce di farro e miele, di forma appuntita (conica o vagamente piramidale) che i mercenari greci presentavano come offerta funebre ai commilitoni morti[1][N 2]; è tuttavia verosimile che la scelta di tale termine sia derivata dall'assonanza della parola greca con quella egizia per-em-us, letteralmente "ciò che va in alto", che nel papiro matematico Rhind[N 3] indica l’altezza del solido[N 4]. Il termine egizio per indicare la piramide era MR vocalizzato[N 5] in Mer in cui "M" indica "luogo" e "R" l'atto di salire con il senso compiuto, perciò, di luogo in cui si sale, ovvero avviene l'ascensione. Con tale termine, tuttavia, veniva indicato solo il sepolcro del re, mentre per le tombe di altro genere si utilizzavano altri vocaboli[2] Il determinativo per il geroglifico che precisa in quale ambito vada interpretato il segno cui è affiancato, è un triangolo con il vertice rivolto verso l'alto. Tale segno venne erroneamente interpretato, tra gli altri, da Gaston Maspero che lo ritenne indicare tutte le sepolture regali al punto che, traducendo per primo il Papiro Abbott, chiamò "piramidi" anche le tombe ipogee della dinastia egizia e della Valle dei Re.

È bene tuttavia tener presente che presso gli egizi anche gli edifici erano indicati con un nome proprio e, perciò, il termine per indicare genericamente l'edificio piramide era scarsamente utilizzato. La piramide di Pepi, ad esempio, era denominata Merenra-Khanefer, o Mennefermare. I greci, per assonanza, ricavarono Mennefer che grecizzarono con la più familiare "Memphys". Le piramidi erano infatti divinizzate e possedevano personalità giuridica e religiosa. Ciascuna di esse aveva un nome proprio e, dalla IV alla XII dinastia i nomi seguirono sempre (salvo sporadici casi) la stessa struttura grammaticale: nome del re - verbo - aggettivo come attributo di una qualità o di un comportamento. Si ebbero perciò, ad esempio: Cheope appartiene all'orizzonte; Chefren è grande; Pepi è stabile nella perfezione; Snefru è splendente; Unas è bello di recinto.

Sul lato sud della piramide venne eretta una piramide satellite, con lato di base di 20,90 m, la cui sovrastruttura è, oggi, completamente scomparsa.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Grande Sfinge di Giza.
 
La Sfinge di Giza

Benché non rientrante nell'argomento specifico di questa voce, non si può tralasciare un breve accenno alla enorme statua del re Chefren in forma di leone: la Sfinge[N 106] che si erge nei pressi del Tempio a Valle[N 107]. Si ritiene[130] che durante i lavori di realizzazione della piramide di Cheope venne tralasciato di ricavare materiale, o di demolire, una collinetta di roccia di circa 80 m x 20 d'altezza che, opportunamente sgrossata, divenne il corpo di un leone accovacciato con le zampe distese[N 108] mentre nella roccia venne scolpito il volto del sovrano[N 109]. La scultura misura 57 m di lunghezza per 20 di altezza; il volto di Chefren, inquadrato dal copricapo nemes sulla cui fronte spiccava l'ureus, è largo 4,10 m, orecchie e naso[N 110] sono lunghi 1,70 m e al mento era applicata una barba in blocchi di calcare, che fungeva anche da pilastro di sostegno per la testa[130].

La piramide di Micerino[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Piramide di Micerino.
 
Sezione schematica dell'interno della piramide di Micerino

Il Papiro di Torino presenta una lacuna dopo il nome di Chefren abbastanza ampia da poter contenere i nomi di altri due sovrani che potrebbero essere Djedefhor e Ba[u]fre o Bakha[131][132][N 111]. A tali sovrani potrebbe essere assegnata una costruzione ormai ridotta a livello di vera e propria "Grande Fossa" (è questo il nome con cui è effettivamente conosciuta) a Zawyet el-Aryan che si ritiene fosse lo scavo per la realizzazione dell'appartamento funerario di una piramide in fase di costruzione[N 112] poi abbandonata. Diverse interpretazioni filologiche hanno fornito difformi interpretazioni di un frammento recante il nome di un sovrano variamente interpretato come Aakha (Arthur Weigall), Neferkha (Alessandro Barsanti), Nebkha (Kurt Sethe), Makha (Flinders Petrie); tutti gli studiosi sono tuttavia concordi nell'intepretare la "Grande Fossa" di Zawyet el-Aryan come la probabile linea di congiunzione tra il regno di Chefren e quello del titolare della terza grande piramide: Micerino[133].

Secondo la Lista di Abydos, il Papiro di Torino e le Tavole di Saqqara, Micerino regnò 18 anni, ma alcuni autori portano tale periodo a 28 basando il calcolo sui censimenti biennali[134]. Scarse sono le notizie sul re Micerino[N 113] il cui complesso funerario è di ridotte dimensioni. Il Tempio Funerario venne costruito in maniera frettolosa e approssimativa, forse per la morte prematura del re, ma la piramide venne progettata nelle dimensioni oggi visibili[N 114] e, tuttavia, non rilevabili con precisione a causa di pesanti detriti che ricoprono la base che doveva essere di 105,50 m secondo Petrie, o 108 m secondo Lauer, per un'altezza complessiva di 66,40 m pyramidion, perso, compreso[135]. Mentre la parte superiore era comunque rivestita di calcare bianco di Tura, le assise inferiori della piramide di Micerino (forse 16)[136] erano di granito rosa di Aswan tanto che molti autori arabi concordano nel chiamarla Maulana, ovvero "la Dipinta"[N 115]. A dispetto delle sue ridotte dimensioni, tuttavia, Micerino ricorse a materiali pregiati, come il granito di Aswan, difficili da estrarre e, data la grande distanza, da trasportare[137]. Lo storico arabo Abd al-Latif al-Baghdadi riferisce che Al-Aziz al Malik Othman, figlio di Saladino, tentò di demolire la piramide nel 1196 e lo storico arabo Muhammad al-Idrisi riferisce che la piramide venne esplorata nel 1226 e trovata vuota di tesori. La stessa doveva, comunque, presentare il rivestimento ancora in sito agli inizi del XVII secolo poiché molte sono le testimonianze di viaggiatori europei che sono concordi nel fatto che non c'erano gradini per scalarla[138]. Non così già nella seconda metà dello stesso secolo secondo le testimonianze di viaggiatori come John Greaves, o Balthasar de Monconys, o Benoît de Maillet. Il danno maggiore, la grande breccia verticale visibile sulla facciata nord della piramide di Micerino, si deve ai tentativi di Murad Bey di trovare l'ingresso per la ricerca di tesori nascosti[138]. Tale breccia, tuttavia, ha consentito di studiare la struttura interna della costruzione; si è così appurato che, paradossalmente, pur essendo la più piccola delle piramidi dell'area di Giza, sono stati utilizzati, per costruirla, blocchi di misura maggiore. Il massiccio è costituito da blocchi in calcare ben squadrati, di altezza uniforme[138].

L'appartamento funerario è scavato interamente nel sottosuolo dell'altipiano, a circa 6 m di profondità; l'ingresso si trova sulla facciata nord della piramide, a 4,20 m dal suolo (all'altezza della 5ª assise), ed è seguito da un corridoio discendente, con un'inclinazione di 26°2', per circa 31 m[135], qui diviene orizzontale e dà accesso ad un "vestibolo" decorato, caso unico, con pareti a "facciata di palazzo" di 3.65 m x 3,04 x 2,13 in altezza. Dopo un sistema di saracinesche in granito il corridoio prosegue per 12,60 m e porta ad una "anticamera" di 10,48 m x 3,84 x 4 d'altezza; da tale locale un corridoio discendente di 9 m, che diviene poi orizzontale, adduce alla camera funeraria di 6,50 m x 2,30 x 3,50 in altezza[138]. In questo locale Vyse rinvenne un sarcofago in basalto, del peso di 3 t, decorato "a facciata di palazzo" che, portato alla luce, venne indirizzato al British Museum di Londra, ma si perse nell'affondamento della Beatrice[N 116], la nave che lo trasportava[139][140].

Mentre dalla parte orizzontale del corridoio che adduce alla camera funeraria si diparte un breve corridoio che dà accesso ad una camera su cui si aprono sei nicchie, nell'"anticamera" si apre un corridoio ascendente (verosimilmente quello che doveva originariamente essere il corridoio di accesso) lungo circa 20 m, ma che non raggiunge l'esterno e si ferma, perciò, nel massiccio della piramide poco sopra il livello del suolo[137][138]. Proprio nell'"anticamera", inoltre, Howard Vyse rinvenne, nel 1837, pezzi di un sarcofago in legno, che consentirono l'assegnazione della piramide al sovrano: "Il re dell'Alto e Basso Egitto, Menkhaura, che vive eternamente, partorito da Nut, erede di Geb, suo prediletto."[135].

A causa, verosimilmente, della prematura scomparsa del re alcune parti del complesso vennero ultimate con mattoni crudi, apparentemente in fretta, dal suo successore Shepseskaf[136]. La sensazione che si ha, osservando il complesso di Micerino è che gli antichi costruttori, con un progetto forse iniziato già sotto Chefren, stessero tendendo a valorizzare maggiormente la parte templare a discapito della piramide vera e propria; durante la restante parte dell'Antico Regno, infatti, ad una riduzione delle dimensioni e della qualità delle piramidi, corrisponde un maggior dimensionamento ed una maggior cura nella edificazione e realizzazione del Tempio Funerario e del Tempio a Valle[137].

Quest'ultimo, nel caso di Micerino, era verosimilmente stato solo iniziato come risulta dalle fondamenta in pietra[N 117] in contrasto con le pareti in mattoni, rivestite di uno spesso strato di intonaco in gesso[N 118] che si dovevano al successore Shepseskhaf che:"lo fece come monumento eterno per suo Padre, il Re dell'Alto e Basso Egitto Menkhaura"[141]. Di tale tempio, scoperto ed esplorato nel 1909-1910 da George Reisner, non resta traccia essendo oggi scomparso sotto le abitazioni di un villaggio[141]; al suo interno Reisner rinvenne la statua del re Micerino presentato agli dei dalla sposa Khamerernebty II, nonché le triadi rappresentanti il re tra deificazioni di alcuni nomi dell'Egitto[142][N 119]

Anche il tempio funerario venne iniziato sotto Micerino, in granito, e contiene il più grande e pesante blocco di cui si abbia notizia nella piana di Giza di circa 200 t[N 120], ma anche tale costruzione venne poi successivamente completata dal suo successore Shepseskhaf in mattoni crudi intonacati di bianco[140]; analogamente in mattoni crudi, poggianti su blocchi di calcare, venne realizzata la Via Cerimoniale, lunga 608 m, di cui restano scarse tracce e che è stata solo parzialmente scavata[142][143].

Il complesso di Micerino comprende, a sud, tre piramidi "della regina" di cui una, probabilmente destinata alla regina Khamerernebty II, in forma geometrica, con lato di base di 44 m e altezza pari a 28,40 m, verosimilmente con rivestimento in granito[N 121]. Le altre due sono esempi di piramidi a gradoni con base di 31,15 m e altezza di 25,40; non è dato di sapere se fossero "perfette" o se avessero un rivestimento in pietra pregiata[143].

Shepseskhaf, figlio di Micerino e di una regina minore, successe al padre; il suo regno durò, forse, solo 4 anni e, non si sa per quale motivo[N 122], forse a causa di morte prematura, interruppe la tradizione delle piramidi riservando per se stesso una màstaba a Saqqara, oggi nota come Mastabat el-Fara'un, sia pure di enormi dimensioni[N 123][144], con pareti rivestite di calcare fino, eccetto il corso inferiore in granito rosso[145].

Dopo Shepseskhaf salì forse al trono l'ultimo re della IV dinastia, un sovrano di cui, tuttavia, non si ha notizia se non dalla lista manetoniana così come riportata da Sesto Africano ove risulta con il nome greco di Thampththis che si è ritenuto potesse essere la traslitterazione del nome egizio Djedefptah, ma non si ha alcuna traccia di un re di tal nome anche se il Papiro di Torino presenta, dopo il nome di Micerino, una lacuna che potrebbe contenere il nome di un altro re[144].

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: V dinastia egizia.

Sebbene non si abbia notizia di una transizione traumatica, altrettanto scarse sono le notizie sul momento in cui avvenne il passaggio dai re della IV alla V dinastia[N 124][N 125][145] che, con Sahura, reinserirono il teoforo Ra nel proprio nome e poi, con Neferirkara Kakai, assumeranno definitivamente il titolo "Sa-Ra", ovvero "figlio di Ra", tra i cinque nomi regali[146].

Sotto il profilo architettonico, con la V dinastia si assiste al ritorno alla forma piramidale, ma ad un ridimensionamento considerevole delle strutture a favore dei templi legati al culto del complesso funebre conseguente. Più in generale, viene data particolare enfasi ai complessi templari destinati al culto di Ra; paradossalmente, tuttavia, la riduzione delle dimensioni delle piramidi da parte dei re della V dinastia, sembra rispondere principalmente a considerazioni di ordine politico.

Da un lato il destinare le grandi risorse necessarie a usi diversi (e non a caso la V dinastia sarà considerata, nell'Antico Regno, una delle più prolifiche in quanto a spedizioni commerciali[N 126])[147], dall'altro la reiterazione del tentativo, ancora, di allontanamento dal clero eliopolitano nonostante la nascita dei grandi templi solari[N 127] che caratterizzano i primi re di questa dinastia[148][N 128]. È sintomatico, infatti, che i templi solari, fatto salvo quanto poi si verificherà con il Nuovo Regno, costituiscano una parentesi alquanto breve nella storia architettonica dell'Antico Egitto di meno di 100 anni, il che denota una rapida apparizione ed una cessazione altrettanto improvvisa quasi coincidente con la comparsa, all'interno delle tombe reali (con Unis), dei Testi delle Piramidi ed una modifica della concezione funeraria precedente[149]. In tal senso deve interpretarsi anche lo spostamento della necropoli reale da Giza a Saqqara, prima, e ad Abusir, poi.

Altra motivazione, di ordine socio-politico, che valga a giustificare le differenti dimensioni e la minor qualità delle piramidi di questo periodo sarebbe da ricercare in un minor afflusso di beni alle casse reali, di pari passo con il decentramento amministrativo e il concomitante, lento, aumento di potere delle gerarchie locali che, iniziato verso la fine della V dinastia, con la VI raggiungerà il livello di passaggio al caotico Primo Periodo Intermedio[150].

La piramide di Userkaf[modifica | modifica wikitesto]

Figlio dell'ultimo re della IV dinastia, Shepseskaf, e della regina Khentkhaus, figlia di re Djedefhor, e perciò stesso pienamente legittimato ad assumere il potere reale, Manetone indica in Userkaf il primo re della V dinastia che, avendo regnato tra i 7 e i 10 anni, scelse, per la costruzione del suo complesso funerario l'area di Saqqara e, segnatamente, l'area più prossima al complesso di Djoser[151][152]. Dopo la breve parentesi degli ultimi re della IV dinastia che avevano privilegiato màstabe come loro sepolture, Userkaf ritornò alla piramide perfetta, "Puri sono i luoghi di Userkaf"[N 129][153]. Per costruire la piramide venne spianata un'area in forte pendenza e, in questa fase, proprio sfruttando i lavori di livellamento, venne scavato il corridoio discendente che adduceva all'appartamento[N 130][153][154]. Benché la forma fosse del tutto simile alle piramidi della IV dinastia, quella di Userkaf presentava un nucleo costituito da blocchi grossolanamente squadrati molti dei quali, come testimoniato da scritte in ocra rossa, prelevati da altri monumenti e riutilizzati[155]; l'asportazione totale del rivestimento nei secoli, e specialmente nel medio evo, comportò il crollo totale della piramide di cui non resta, oggi che un informe cumulo di blocchi[151]. Jean-Philippe Lauer rilevò un lato di 73,30 m, per un'altezza di circa 49 m, ma data l'assenza totale di rivestimento e le dimensioni di alcuni blocchi spezzati rinvenuti alla base, si ritiene che tali misure siano da aumentare fortemente[155]. Alcune tracce di iscrizione sui blocchi di calcare del rivestimento hanno lasciato supporre che la piramide e l'appartamento funerario possano aver subito un restauro nel corso della XIX dinastia[155].

Nessuna traccia è stata rilevata del Tempio a Valle e poche le tracce della Via Processionale; poche tracce restano anche del Tempio Funerario[154] che venne smantellato, fino alle fondamenta, in epoca saitica (XXIV - XXVIII dinastia) per la costruzione di quattro altre tombe[156]

Le piramidi di Abusir[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte di Userkaf salì al trono Sahura che, secondo la Pietra di Palermo, regnò "7 censimenti" ovvero 14 anni giacché avvenivano ogni due anni. Con Sahura la necropoli reale si sposta nuovamente, sebbene di pochi chilometri, da Saqqara ad Abusir[N 131][157]. Anche il predecessore Userkaf aveva in qualche modo scelto tale località poiché qui fece erigere il suo "Tempio Solare"[N 132] e qui troveranno posto i complessi funerari di Sahura, Neferirkhara, Raneferef (probabilmente un effimero regnante), Niuserra e della regina madre Khentkhaus[158]

VI dinastia[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: VI dinastia egizia.

Durante la VI dinastia tutte le piramidi, di tipo canonico, hanno con buona approssimazione le stesse dimensioni, circa 80 metri di lato di base e 52 metri di altezza, e vi è un uso limitato di materiali pregiati. Ci sono giunte praticamente in rovina e sorgono quasi tutte a Saqqara sull'altopiano che dominava l'antica capitale egizia di Menfi nelle vicinanze della Piramide di Djoser. Tra le piramidi della VI dinastia annoveriamo quelle di Teti, con sarcofago in basalto[159], Pepi I, con i resti di una Falsa porta[160], Merenra II che risulta non terminata[161] ma fornita di cappella a nord, Tempio a valle e Rampa processionale[162], Pepi II dove nel complesso piramidale troviamo anche tre piramidi secondarie riservate a tre delle consorti del sovrano, le regine Iput II, Neith e Udjebten[163], Kakara Ibi ancora parzialmente da esplorare ma significativa per l'evoluzione delle iscrizioni dei Testi delle piramidi, a quelli che diventeranno i Testi dei sarcofagi, Khui edificata a Dara[164].

La tradizione iniziata da Unis viene continuata inserendo testi religiosi all'interno delle piramidi, sulle pareti di camere interne. I soffitti di colore blu hanno incise stelle dorate raffigurazione del cielo notturno come nella tomba di Teti. Le pareti sono decorate con geroglifici blu o verdi, colori che rappresentano l'acqua e la rinascita, recitanti i Testi delle piramidi. Di splendida fattura i geroglifici verdi della tomba di Pepi I. La costruzione di piramidi si interrompe durante il primo periodo intermedio.

La XII dinastia e le ultime piramidi[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: XII dinastia egizia.
 
La piramide di Amenemhat III, della XII dinastia.

I faraoni della XII dinastia ripresero l'usanza di farsi seppellire in tombe a forma di piramide. Le loro piramidi erano rivestite di calcare pregiato ma, ad eccezione della piramide di Amenemhat I, il materiale usato non era più la pietra, ma i mattoni. Lo stato di conservazione in cui ci sono arrivate (esemplificato dalle immagini a lato) è assai precario. Le dimensioni erano maggiori di quelle della VI dinastia: l'altezza superava i 100 metri. Viene di nuovo scelto il sito di Dahshur, già usato da Djoser. In questo periodo si moltiplicano le piccole piramidi costruite per le regine o altri componenti della famiglia reale. Le ultime due piramidi note risalgono alla XIII dinastia, durante il secondo periodo intermedio e con i sovrani del Nuovo Regno furono preferite altre tipologie di tombe.

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