Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA ANGELA CECERE Indagini in corso da parte dei carabinieri Raggiunto da un proiettile calibro 9 ad una gamba sul pianerottolo della sua abitazione. E' successo a Villa di Briano nel casertano. La vittima del grave gesto è un 39enne del luogo. L'autore del grave gesto ha fatto perdere immediatamente le sue tracce. Lo stanno cercando i carabinieri che hanno avviato le relative indagini dopo l'accaduto. Dopo essere stato soccorso dai familiari il 39enne giunto sanguinante al pronto soccorso della Clinica Pineta Grande di Castel Volturno. Qui i sanitari lo hanno operato d'urgenza. Le sue condizioni no sarebbero gravi.
INSERITO DA ANGELA CECRE Benevento. Quando i carabinieri gli hanno intimato l'alt, invece di arrestare la marcia avrebbe accelerato rischiando, secondo una prima ricostruzione degli investigatori, di investire i militari. E' stato a quel punto che uno dei carabinieri avrebbe esploso un colpo di pistola che ha raggiunto e oltrepassato la portiera dell'auto colpendo alle gambe un 30enne di Benevento che si trova ora ricoverato all'ospedale San Pio di Benevento. Sono i termini, ancora al centro della ricostruzione degli inquirenti, dell'episodio accaduto la scorsa notte a contrada Pontecorvo, alle porte di Benevento, dove i militari del Nucleo operativo e radiomobile stavano effettuando un posto di controllo. Sul posto, dopo l'allarme lanciato dai militari della Compagnia di Benevento, sono intervenuti i sanitari del 118 che hanno trasferito il 30enne al Rummo dove è stato sottoposto ad un intervento chirurgico.
INSERITO DA ANGELA CECERE Avellino. Una lettera inviata al Prefetto che nasce dall’esigenza di aprire un nuovo clima di pacificazione sociale e istituzionale partendo dall’istituzione di riferimento per tutto il territorio: l’autorità prefettizia. Le Mamme "No Dad" scrivono a Paola Spena per ripristinare la didattica in presenza. Ecco il testo della missiva: Sua Eccellenza, il Comitato che rappresentiamo si è spontaneamente animato all’indomani della prima interruzione della didattica in presenza, il 15 ottobre scorso. Sin dal principio abbiamo espresso la volontà di porre attenzione, in maniera trasversale e proattiva, sul tema della Scuola, con particolare attenzione a quella del Ciclo Primario e Secondario di Primo Grado. Nella nostra prima azione di manifestazione pubblica, il 19 ottobre, aderendo all’appello del movimento nazionale di genitori e docenti, “Priorità alla Scuola”, siamo scesi in strada per affermare una serie di principi e valori radicati in uno stile di passione civile che ci accomuna tutti. Scegliemmo un plesso scolastico simbolico per la nostra città, quello di Borgo Ferrovia, per proporre una riflessione condivisa sull’importanza di una celere ripresa della didattica in presenza, ponendo l’attenzione, principalmente su due aspetti: uno di tipo più pratico, ovvero il grande lavoro svolto dai Dirigenti Scolastici per l’adozione e l’applicazione rigorosa dei protocolli di sicurezza e di contenimento del contagio ed uno più sociologico, la preoccupazione che la DAD potesse provocare e approfondire le diseguaglianze sociali nonché ledere il benessere psicofisico dei bambini, che si alimenta delle relazioni di prossimità. Le ragioni alla base dell’ordinanza regionale non ci convinsero, innanzitutto perché nessun dato a supporto di una scelta così drastica fu mai reso pubblico, né tutt’oggi lo è; nessuno schema di tracciamento del contagio rileva che la scuola sia un luogo in cui si contrae il virus; nessun principio di differenziazione territoriale è stato mai ipotizzato, vagliato o analizzato né a livello regionale ma tantomeno a livello provinciale; e noi, al contrario, riteniamo che questa sia una strada da prendere in considerazione per poter programmare e adottare in maniera più puntuale le decisioni delle amministrazioni locali di piccoli comuni o più genericamente delle Aree Interne, ora più che mai abbandonate ad essere il cono d’ombra delle province più popolose della regione. La nostra riflessione è stata sempre improntata alla ricerca di un civile confronto con tutte le parti, certe che, a prescindere dai percorsi ideali di ciascuno, i bambini, il loro benessere, la loro istruzione e la loro serenità siano in primo piano. Abbiamo assistito con il tempo ad un’epifania della DAD, verso cui nulla avremmo in contrario, se non fosse che sta diventando l’ordinarietà di una Scuola messa all’angolo dalle istituzioni, ultimo punto dell’agenda politica e mai asset strategico attorno al quale costruire, pianificare e, ancor più progettare una strategia di crescita sociale e finanche economica. COMITATO SPONTANEO GENITORI “RIAPRIAMO LA SCUOLA – AVELLIINO” Di settimana in settimana, nel caos, nella confusione e nel ricorrersi di dirette Facebook le istituzioni hanno, a nostro giudizio, colpevolmente, alimentato un crescente conflitto non solo tra di esse medesime, ma ancor più tra le diverse opinioni della società civile, tra le anime che differentemente popolano la componente genitoriale e della classe docente. Abbiamo assistito ed assistiamo, unica Regione e, da qualche ora, assieme a Benevento unico capoluogo di provincia campano, ad un appiattamento ed a una semplificazione del ruolo della Scuola e del dibattito che intorno ad essa si è alimentato. Percepiamo, dilagante, presso chi ha la responsabilità di governare, una visione della Scuola come funzione secondaria nella comunità: nel dubbio resta chiusa; per garantire l’economia e il commercio resta chiusa; per permettere la mobilità resta chiusa. Siamo abituate ad essere etichettate come “Mamme no dad”, ma non siamo questo. Siamo mamme e papà, dunque innanzitutto genitori - sarebbe ora che la questione di genere superasse ogni pregiudizio in questa parte di Mondo – i quali chiedono attenzione nei confronti dell’Istruzione. Siamo, parimenti, abituati alla rappresentazione che ci vede impegnai* a desiderare, quasi per un capriccio, il ritorno dei nostri figli e delle nostre figlie a scuola. In realtà, chiediamo che si parli in maniera concreta e responsabile di una ripresa della didattica in presenza in un piano più complesso, in cui la scuola sia la causa e non l’effetto, la priorità assoluta e non un grande “se”. Veniamo, quindi, ai motivi per cui Le scriviamo. Ci lasciamo da pochi giorni alle spalle un flash-mob, molto partecipato e di cui certamente Le è giunta notizia, in cui abbiamo ribadito nuovamente la volontà di un confronto istituzionale per poter immaginare un ritorno a Scuola in sicurezza, abbiamo chiesto un’attenzione per i più piccoli, per i più fragili, i bambini che hanno fabbisogni educativi e formativi speciali per le famiglie in difficoltà assieme ad una riflessione sui trasporti e la sanità, con particolare riferimento al potenziamento degli screening, dei monitoraggi e dell’elaborazione dei dati. La nostra richiesta è caduta nel vuoto. Se l’ultima ordinanza regionale ha aperto un varco di speranza, quella del nostro Sindaco Festa ha chiuso ogni possibilità di confronto, facendo intendere che quest’Amministrazione intende rimandare a Gennaio la questione. Ci chiediamo esattamente che cosa si intenda rimandare : la ripresa delle attività didattiche in presenza o l’adozione di una strutturata politica che consenta alle scuole di riaprire in sicurezza? La Scuola e tutti questi piccoli hanno diritto a ricevere risposte certe, definitive e soprattutto adesso perché è solo con un’opera di seria programmazione che si potrà superare questa impasse istituzionale. COMITATO SPONTANEO GENITORI “RIAPRIAMO LA SCUOLA – AVELLIINO” Chiediamo che si realizzi, perché necessaria e opportuna, una pacificazione sociale e istituzionale, rispetto ad una crescente ostilità, alimentata dalla condotta non chiara e non lineare delle istituzioni competenti. Il dividi et impera non aiuta nessuno, non costruisce ma sfalda e indebolisce la società civile e lo spirito di comunità. L’art. 13 del DPCM “Natale” del 03/12/2020 individua nel Prefetto territorialmente competente l’istituzione deputata al monitoraggio dell’attuazione delle “restanti misure da parte delle amministrazioni competenti”. Cogliendo la portata generale del comma richiamato, facciamo voti alla Sua persona affinché sia indetta una conferenza di servizi o sia attivato un tavolo interistituzionale nel quale “Scuola” sia il tema prioritario. Siamo consapevoli che la programmazione richiede organizzazione, fondi e tempo ma siamo altrettanto consapevoli e convinti che questi venti giorni possano essere decisivi per poter dare una pianificazione ad un percorso didattico ormai poco credibile, nonostante l’immenso ed encomiabile impegno dei dirigenti Scolastici e dei docenti, cui va il nostro ringraziamento e la nostra stima. Se la DAD riesce a produrre esiti positivi e se gli ultimi riescono ad essere seguiti e non lasciati indietro è solo merito loro. I dati ci parlano di circa 1,6 milioni di alunni che la DAD lascia da parte, punte importanti e più rilevanti nelle aree interne, dove la disoccupazione femminile è altissima, i servizi di supporto alle famiglie monogenitoriali sono poco strutturati e quelli per i nuclei in cui entrambi i genitori lavorano economicamente non sempre accessibili, vista l’assenza di nidi comunali. I dati indicano che i nostri figli e le nostre figlie, soprattutto nell’età dell’infanzia e dell’adolescenza, stanno di fatto subendo la Didattica a distanza lasciando intravedere scenari assai preoccupanti rispetto alla salute psicologica e, per gli alunni e le alunne più fragili, anche ai percorsi di apprendimento. La DAD è accettabile come misura di emergenza, non può diventare ordinarietà. Le famiglie che rappresentiamo chiedono una attenzione programmata e programmatica, rinnovando la disponibilità ad ogni forma di dialogo e cooperazione civica, rispetto alla quale ci assumiamo, sin da ora, l’onore e l’onere. La ringraziamo sin da ora per l’attenzione che vorrà accordarci.
INSERITO DA ANGELA CECERE Sono 1.361, di cui 1.194 asintomatici e 167 sintomatici, i nuovi casi di Covid-19 segnalati in Campania su 15.872 tamponi effettuati nelle ultime 24 ore. Il rapporto tamponi-positivi resta stabile, pari oggi all'8,6%. Questi i dati dell'unita' di crisi regionale. I deceduti sono 43, di cui 11 nelle ultime 48 ore e 32 in precedenza ma registrati ieri. Sono 2.869 i guariti. Sono 2.107 i decessi in totale, mentre e' di 69.473 la conta dei guariti. I contagi, sempre dall'inizio dell'emergenza, sono stati 168.794 su oltre 1,7 milioni di tamponi.
Il bollettino odierno dell'Unità di Crisi della situazione Covid-19 in Campania:
Positivi del giorno: 1.361
di cui:
Asintomatici: 1.194
Sintomatici: 167
Tamponi del giorno: 15.872
Totale positivi: 168.794
Totale tamponi: 1.737.112
Deceduti: 43 (*)
Totale deceduti: 2.107
Guariti: 2.869
Totale guariti: 69.473
* 11 deceduti nelle ultime 48 ore e 32 deceduti in precedenza ma registrati ieri
Report posti letto su base regionale:
Posti letto di terapia intensiva disponibili: 656
Posti letto di terapia intensiva occupati: 138
Posti letto di degenza disponibili: 3.160 (**)
Posti letto di degenza occupati: 1.852
** Posti letto Covid e Offerta privata.
INSERITO DA ANGELA CECERE Torre Annunziata. In piazza Cesare Battisti a Torre Annunziata (Na), i carabinieri hanno individuato quindici avventori all'interno di un bar, che aveva messo loro a disposizione un locale, protetto alla vista esterna da una saracinesca chiusa, per svolgere attivita' di gioco e scommesse e consumare bevande. All'arrivo dei militari i presenti sarebbero stati sorpresi senza dispositivi di protezione ed assembrati in spazi ristretti, in violazione delle normative anti-contagio. E' dunque scattata la sospensione amministrativa dell'attivita' per 5 giorni: tutti i presenti sono stati contravvenzionati.
INSERITO DA ANGELA CECERE Colorati, scintillanti, dalle forme futuristiche, anche un po' strane, costruiti con tubi, metalli, bauli, cubi. Sono i 21 alberi del progetto di Marco Balich il Natale degli Alberi che, con le loro luci - accese a Sant'Ambrogio e i loro effetti, illuminano le piazze e le strade di Milano fino al 6 gennaio. Un magico spettacolo, diffuso dal centro alla periferia - da piazza Duomo Quarto Oggiaro - per animare questo Natale atipico, segnato del virus. Ci accompagna la tristezza per chi ha sofferto e sta soffrendo. E anche il desiderio di festeggiare e di stare insieme deve lasciare il posto alla responsabilità, con le regole da rispettare. Ma non manca la speranza, che si tramuta nella voglia di rischiarare per quanto sia possibile questo tempo cupo con le installazioni avveniristiche di Balich. Installazioni che catturano l'attenzione e, anche quando scatta il coprifuoco, regalano colore. Non bastava quindi l'albero in piazza Duomo, quest'anno rosso, blu, bianco, verde che aiuta il Banco Alimentare. La luce deve essere irradiata in tutta Milano. C'è l'albero azzurro nel cuore di Greco per dare coraggio al quartiere. Quello del gioco, rosso e blu, con lo scivolo in piazza Gramsci. Quello in largo la Foppa, con una miriade di led su quattro piani e scritte che guardano al futuro dell'ambiente. E ancora: quello di City Life che invita al riciclo e quello a Cadorna con i bauli per tenere viva l'attenzione verso i lavoratori dello spettacolo senza lavoro per la pandemia. E poi la turbina blu in piazza Scala. Sono tutti accessi per essere osservati e immortalati in un selfie dai milanesi. A questi 21 alberi avveniristici, si aggiungono i 45 abeti tradizionali che l'assessorato al Verde ha distribuito nei nove Municipi. Terminate le festività, saranno portati nei vivai.
INSERITO DA ANGELA CECERE Chiudono prima le Regioni, il 21 dicembre, e poi solo dopo chiudono le scuole, il 22 o il 23. Che cosa significa? Calendario alla mano, significa che ci sono 3 giorni in cui gli istituti potrebbero ritrovarsi senza docenti e, soprattutto, senza il personale ata, vale a dire gli amministrativi e i bidelli importantissimi per la vigilanza e la pulizia contro il Covid. Un caos a cui potrebbero andare incontro le regioni del Nord, prime fra tutte Veneto, Lombardia e Piemonte dove lavora buona parte dei docenti e dei bidelli che hanno lasciato il Sud. Migliaia di persone che, a ridosso del Natale, vorranno tornare a casa, nella provincia di origine, per rivedere i parenti, e lo faranno prima del blocco: entro il fine settimana del 18 dicembre. Non si tratta solo di fuori sede con la residenza da raggiungere ma anche di famiglie in attesa delle feste per tornare a casa. Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha già lanciato l'allarme: «Rischiamo di rivivere quello che successe nella notte fra il 7 e l'8 marzo» quando partirono per il Sud treni sovraffollati. Intanto il fine settimana del 20 dicembre sulle autostrade è da bollino nero, la tratta ferroviaria Milano-Bari è praticamente esaurita per la settimana che precede il Natale mentre le prenotazioni per Alitalia, tra il 14 e il 20 dicembre, sono cresciute del 50%. Se l'esodo tanto temuto dovesse verificarsi, sarebbero guai per la scuola visto che quest'anno non si trovano supplenti né per docenti né per i bidelli e gli istituti resterebbero scoperti dal 21 dicembre, per tre giorni, e forse anche al rientro in classe del 7 gennaio visto che il blocco degli spostamenti si chiude il 6. Le stesse Regioni del Sud stanno cercando di arginare gli effetti dell'esodo prenatalizio: in Sicilia il governatore Musumeci sta prevedendo tamponi a tappeto negli aeroporti e drive in per chi arriva in auto, in pullman o in treno. In Puglia il presidente Emiliano, con l'ordinanza 44, ha stabilito nuove zone arancioni in 20 comuni delle zone di Foggia, Bari, Andria e Barletta mentre in Molise è prevista una quarantena di 10 giorni per chi rientra da fuori regione.
INSERITO DA ANGELA CECERE Muore fulminata dopo aver caricato l'iPhone mentre faceva il bagno in vasca. Olesya Semenova è stata trovata dalla sua coinquilina nella loro casa di Arkhangelsk, in Russia. L'amica sconvolta, di nome Daria, ha chiamato subito l'ambulanza: «Ho urlato, l'ho scossa, ma era pallida, non respirava e non dava segni di vita. Ero davvero spaventata. Quando l'ho toccata, ho avuto una scossa elettrica. C'era uno smartphone in acqua, si stava caricando». I paramedici hanno confermato che la 24enne Olesya, che lavorava in un negozio di abbigliamento, era morta nella vasca da bagno e che il suo iPhone era caduto in acqua mentre era ancora collegato alla presa elettrica. Il ministero russo per le emergenze ha emesso un comunicato dopo il dramma, l'ultima di una serie di incidenti mortali nel paese. Si legge: «La tragedia ci ricorda ancora una volta che l'acqua e un elettrodomestico collegato alla rete sono incompatibili. Lo stesso vale per qualsiasi dispositivo mobile». Ad agosto, una studentessa russa di nome Anna, 15 anni, è morta a Mosca dopo aver subito una scossa elettrica nel suo bagno. L'anno scorso Liliya Novikova, una star del poker riconosciuta a livello internazionale, è stata fulminata l'anno scorso nel suo bagno. Un mago della matematica, con una laurea di primo livello in ingegneria presso una delle migliori università russe, è morto solo in casa per la stessa ragione: stava ricaricando il telefonino mentre faceva la doccia.
INSERITO DA ANGELA CECERE Due coniugi, il 58enne Giuseppe Cotroneo e la 51enne Francesca Musolino, sono stati uccisi a colpi di fucile mentre raccoglievano le olive a Calanna, in provincia di Reggio Calabria. A trovare i cadaveri è stato uno dei due figli della coppia. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che stanno eseguendo i rilievi e cercando di ricostruire la dinamica delitto, coordinati dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Gerardo Dominijanni e dal pm di turno Flavia Modica. Gli inquirenti, al momento, sul movente del duplice omicidio, non escludono alcuna ipotesi. È stato uno dei figli della coppia, che era poco distante e ha sentito l'esplosione dei colpi, a dare l'allarme e a chiamare i soccorsi, che si sono rivelati inutili. Non è ancora chiaro se a sparare sia stato un solo killer oppure due. COSA E' SUCCESSO Al momento gli inquirenti escludono che sia un agguato di 'ndrangheta quello avvenuto a Calanna, il centro del Reggino in cui sono stati uccisi a colpi di fucile Giuseppe Cotroneo, di 58 anni, e la moglie Francesca Musolino, di 51. Dai primi accertati dei carabinieri è emerso che le vittime erano lontane dagli ambienti criminali della zona e non avevano frequentazioni compromettenti. Erano una coppia tranquilla che, oltre ad avere un impiego, lavorava la terra e, in questo periodo, era dedita alla raccolta delle olive. Non ci sono elementi, dunque, che possiamo pensare a un episodio di mafia. Proprio per questo,Reggio Calabria , che ha delegato ai carabinieri le indagini per accertare dinamica e movente del duplice omicidio. Non si esclude, tra l'altro, un delitto d'impeto, legato a questioni familiari o di vicinato. Al momento sono queste le ipotesi al vaglio degli investigatori che hanno eseguito alcune perquisizioni nelle abitazioni di alcuni pregiudicati della zona e sentito le persone vicine alle due vittime, compreso il figlio che ha lanciato l'allarme e che si trovava con la coppia fino a poco prima che venisse compiuto il duplice omicidio, quando si era allontanato per trasportare alcune cassette di olive. Sconcerto e sorpresa per il duplice omicidio sono stati espressi dal sindaco di Calanna, Domenico Romeo. «Lavoravano entrambi. - ha detto Romeo - al Policlinico di Reggio Calabria e vivevano grazie ai proventi del lavoro agricolo. Erano due persone perbene. In paese siamo tutti costernati per un delitto così efferato che ha visto come vittime due persone mai chiacchierate e lontane da qualsiasi contesto criminale ». «Per tutta la vita - ha detto ancora il sindaco Romeo - hanno badato alla famiglia e ai loro due figli gemelli di 28 anni. Uno dei due li aiutava nella raccolta delle olive. Il giovane, quando si è allontanato, ha sentito i colpi di fucile. È tornato indietro e ha visto i due genitori a terra. Che si sappia non c'era alcun tipo di problema di vicinato. Non si capisce come sia stato possibile. Siamo tutti profondamente colpiti dalla morte di questa coppia »
INSERITO DA ANGELA CECERE È morto il neonato che era rimasto schiacciato su un bus lo scorso 28 ottobre a San Teodoro, a Genova. Il piccolo era nel marsupio della mamma. L'autista aveva frenato bruscamente e aveva investito una donna che attraversava la strada sulle strisce. La giovane madre, che si stava sedendo all'interno del mezzo, aveva perso l'equilibrio ed era caduta in avanti schiacciando il figlio contro il sostegno di metallo. Il neonato era stato trasportato in condizioni gravissime all'ospedale Gaslini, dove però è morto ieri sera.