LA STORIA DELL’EGITTO Cibi e sapori nel mondo antico - Seconda parte
DI MORENA MOTTA Ortaggi a volontà
Oltre al vino e alla birra, su che cosa si basava la loro alimentazione? L’agricoltura, come sempre, era basilare. Oltre a fornire grano, orzo e altri cereali con cui si facevano pane, biscotti e focacce salate e dolci, nei campi si coltivavano moltissime verdure, più o meno quelle che si trovano ancora in tutta l’area mediterranea. C’erano cavoli (Ateneo racconta che gli Egiziani li facevano bollire e, considerandoli verdure molto delicate, li mangiavano prima di ogni altra cosa), cipolle, porri e aglio; c’erano cetrioli, indivia, coriandolo, meloni, rafano, zucche, faye, rape, cicoria e anche varie insalate.
C’erano poi verdure che oggi non abbiamo. Una era la colocasia, una pianta che viveva bene nei terreni paludosi e aveva foglie molto grandi, lunghe da 1 a 2 m. Nei tempi antichi essa, con la rapa, teneva il posto che fu preso dalla patata dopo la scoperta dell’America. Se ne mangiavano i rizomi, che quando erano giovani e freschi erano buoni, ma col passare del tempo diventavano estremamente fibrosi e difficili da masticare.
Un’altra pianta oggi non piu usata era il loto: Teofrasto (filosofo greco del III secolo a.C., n.d.r.) narra che esso cresceva nella pianura, specialmente quando il Nilo la inondava. Secondo lui, e anche secondo Dioscoride, la pianta rassomiglia molto alla colocasia sia nello stelo che nelle foglie, eccetto che queste erano molto più piccole e più tenere. Il fiore era bianco con foglie strette come quelle del giglio.
Da esso si ricavavano semi simili a miglio, che gli Egiziani usavano per il loro pane. Secondo Dioscoride (medico e naturalista greco del I secolo d.C., n.d.r.) essi si limitavano ad aggiungerli al pane, come oggi si fa con i semi del sesamo, mentre secondo Teofrasto li macinavano e con la farina così ricavata formavano pagnotte. La parte migliore di questa pianta era però la radice, un bulbo rotondo delle dimensioni di una mela cotogna. Teofrasio aggiungeva che aveva una scorza simile a quella della castagna, ma che dentro era bianca. Ma, una volta bollita o arrostita, prendeva il colore del tuorlo d’uovo ed era dolce e piacevole al gusto, molto più gustosa che cruda.
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