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sez.politica

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SEZ-POLITICA Mattarella: Costituzione non va messa in una teca Il presidente della Repubblica: «Il 25 Aprile fu atto di donne e uomini normali»

24 Aprile 2015, 10:36am

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SEZ-POLITICA Mattarella: Costituzione non va messa in una teca Il presidente della Repubblica: «Il 25 Aprile fu atto di donne e uomini normali»

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Voi giovani avete il futuro nelle mani, per un mondo sempre migliore». Così il presidente della Repubblica incontrando gli studenti vincitori del concorso sulla Resistenza. Settant’anni dopo il 25 aprile 1945, secondo il capo dello Stato, c’è la necessità di ricordare. «La Liberazione è una festa di libertà e di speranza che ricorda quel che abbiano conquistato grqzie al sacrificio di tanti e che abbiamo il diritto e dovere di conservare e preservare».  

 

WEBDOC - I RAGAZZI DELLA RESISTENZA a cura di Alberto Abburrà, Nadia Ferrigo e Roberto Pavanello  

 

E poi un appello sulla Costituzione che «non va conservata in una teca come una reliquia. Vive perché viene applicata sempre nei suoi valori. È questo che fa vivere la costituzione. È mettersi insieme, discutendo». 

LA STAMPA 

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SEZ. POLITICA MILANO Marina Berlusconi,Renzi avvelena portate

23 Aprile 2015, 15:47pm

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SEZ. POLITICA MILANO Marina Berlusconi,Renzi avvelena portate
SEZ. POLITICA MILANO Marina Berlusconi,Renzi avvelena portate

INSERITO DA ANGELA CECERE Commento al dibattito interno al Pd MILANO, "Parafrasando un personaggio da me lontanissimo come Mao Zedong: la politica non sarà un pranzo di gala, va bene, ma mi pare che Renzi abbia il vizietto di avvelenare un po' troppo spesso le portate". E' una battuta sulle vicende del Pd di Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e Mondadori, in un'intervista all'ANSA.

ANSA

23.04.2015. 16.47

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SEZ.POLITICA Divorzio breve ad un passo, sei mesi per dirsi addio Oggi il voto finale. Relatrice, è norma civiltà attesa da anni

22 Aprile 2015, 12:07pm

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SEZ.POLITICA Divorzio breve ad un passo, sei mesi per dirsi addio Oggi il voto finale. Relatrice, è norma civiltà attesa da anni
SEZ.POLITICA Divorzio breve ad un passo, sei mesi per dirsi addio Oggi il voto finale. Relatrice, è norma civiltà attesa da anni

Sei mesi per dirsi addio. Al massimo un anno, se si decide di ricorrere al giudice. Oggi il divorzio breve potrebbe diventare legge e mettere in atto, così, una vera e propria svolta per l'Italia visto che si va a modificare una norma di oltre 40 anni fa.

Non saranno, dunque, più necessari tre anni per mettere fine al proprio matrimonio. Non solo, il testo che è stato approvato in prima lettura alla Camera, che è stato modificato al Senato - con lo stralcio della norma che prevedeva il divorzio immediato ma non solo - e che domani sarà votato definitivamente alla Camera, prevede novità anche sulla comunione dei beni. "É una norma di civiltà - ha detto ieri in aula quasi del tutto vuota la relatrice Alessia Morani - Sono decenni che il Paese aspetta norme più moderne che accorcino i tempi del divorzio riducendo peraltro quelle conflittualità di cui sono vittime in primo luogo i figli delle coppie che scelgono di separarsi".

Così "non si distrugge la famiglia", ha messo in chiaro Fabrizia Giuliani del Pd. Anzi, "investire sulla libertà e sulla responsabilità rafforza i legami". E se sul ddl si è mostrato soddisfatto anche il M5S che ha assicurato il "contributo propositivo sia alla Camera che al Senato" e ha definito la futura legge una vittoria anche dei grillini ("è la dimostrazione che non diciamo sempre no"), Alessandro Pagano, di Ap, ha invece mostrato tutta la sua contrarietà ad una legge che rischia di "causare disastri inenarrabili" visto che rende la società "sempre meno responsabile". Da lì il suo voto contro "a titolo personale" pur riconoscendo che grazie ad Ap-Ncd la norma è stata migliorata ("ci prendiamo il merito di non aver fatto passare il divorzio sprint al Senato").

Ed ecco cosa prevede il divorzio breve: non saranno più necessari gli attuali tre anni di attesa, innanzitutto, indipendentemente dalla presenza o meno di figli; restano i due gradi di giudizio. Il termine decorre dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale. Novità temporale anche per la divisione dei beni: la comunione dei beni si scioglie quando il giudice autorizza i coniugi a vivere separati o al momento di sottoscrivere la separazione consensuale. L'ordinanza con la quale sempre i coniugi sono autorizzati a vivere separati è comunicata all'ufficiale di stato civile ai fini dell'annotazione dello scioglimento della comunione.

C'è poi l'applicazione immediata: il 'divorzio breve' sarà operativo anche per i procedimenti in corso. Dal provvedimento, durante la discussione al Senato, è stata stralciata la norma che prevedeva il divorzio immediato, cioè senza separazione. Una norma che avrebbe "rallentato" il percorso visto che sul tema si sono registrate posizioni politiche contrastanti che avrebbero spaccato la maggioranza. Da qui la scelta di affrontare la discussione con un percorso autonomo e di garantire tempi brevi all'approvazione definitiva che domani potrebbe diventare realtà.

ANSA

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SEZ.POLITICA Lavoro, schiaffo al Sud. Indesit chiude a sorpresa, rabbia dei lavoratori. Renzi: interverrò

18 Aprile 2015, 10:44am

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SEZ.POLITICA Lavoro, schiaffo al Sud. Indesit chiude a sorpresa, rabbia dei lavoratori. Renzi: interverrò

Indesit annuncia il piano di investimenti - la maggior parte al Nord - e 1.335 esuberi, 800 solo nello stabilimento casertano di Carinaro che sarà chiuso. La politica aziendale dell’americana Whirlpool è l’ultimo schiaffo al Sud. L’ira di Renzi: fulmine a ciel sereno, interverrò. E intanto scoppia la protesta: blocchi stradali.

LORENZO IULIANO IL MATTINO.IT

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SEZ-POLITICA Pensioni, ecco le ultime novità

16 Aprile 2015, 10:35am

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SEZ-POLITICA Pensioni, ecco le ultime novità

INSERITO DA www.mikivettica.net Il Governo non intende intervenire sulle pensioni superiori ai 2 mila euro.
Lo ha assicurato il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti durante un question time alla Camera a proposito delle proposte di riforma del sistema pensionistico avanzate dal numero uno dell'INPS, Tito Boeri. ”Il governo ha espresso chiaramente l'intenzione di non voler procedere in questa direzione”, le parole del Ministro. Poletti ha poi confermato la volontà dell'Esecutivo di ”affrontare quanto resta da fare sul tema degli esodati e nei confronti di quelle persone che perdono il lavoro a pochi mesi dal raggiungimento dei requisiti per la pensione”, aggiungendo che “è in corso una verifica e ci vorrà ancora un poco di tempo”. Intanto dal rapporto sul bilancio del sistema previdenziale italiano presentato oggi alla Camera dei Deputati è emerso che la spesa per pensioni previdenziali in Italia per il 2015 è prevista in calo a 206 miliardi di euro, mentre nel 2014 dovrebbe attestarsi a 206,7 miliardi. Sempre dal rapporto si evince che oltre la metà delle pensioni in Italia è pagata dallo Stato. Nel dettaglio, su 16 milioni 393 mila e 369 pensionati, circa 8 milioni, 558 mila e 195, ben il 52,2% percepiscono prestazioni totalmente o parzialmente a carico della fiscalità generale.

IL MATTINO

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SEZ-POLITICA Tortura: via libera della Camera al ddl, il testo torna al Senato Ok Montecitorio con 244 voti favorevoli, 50 astenuti,14 contrari

13 Aprile 2015, 11:11am

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SEZ-POLITICA Tortura: via libera della Camera al ddl, il testo torna al Senato Ok Montecitorio con 244 voti favorevoli, 50 astenuti,14 contrari

INSERITO DA BARBARA PAPPACODA Un passo avanti per colmare un ritardo trentennale. Il via libera della Camera al ddl sul reato di tortura (approvato con 244 sì, 14 no e 50 astenuti) avvicina l'ordinamento italiano all'introduzione di questo nuovo delitto, che tuttavia diverrà legge solo fra diverse settimane visto che il testo tornerà al Senato. Dal ministro della giustizia Andrea Orlando un appello finale in aula con la richiesta di un voto "il più ampio possibile per andare a Strasburgo con un risultato non del governo ma di tutto il Parlamento".

La vicenda Diaz - ha aggiunto - "non pregiudichi il traguardo del paese". 

Ecco i punti chiave della legge che arriva sull'onda della sentenza di condanna della Corte dei Strasburgo per i fatti di Genova e che ha, tra i suoi riferimenti principali la Convenzione Onu contro la Tortura, firmata (anche dall'Italia), a New York nel 1984. L'art. 1 prevede che quello di tortura sia un reato comune, punibile con la reclusione da 4 a 10 anni e ascrivibile a chiunque "con violenza o minaccia ovvero con violazione dei propri obblighi di protezione o assistenza, intenzionalmente cagiona a una persona a lui affidata, o comunque sottoposta a sua autorità, vigilanza o custodia, acute sofferenze fisiche o psichiche" per "ottenere informazioni o dichiarazioni, per infliggere una punizione, per vincere una resistenza" o "in ragione dell'appartenenza etnica, dell'orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose".

Ma in Aula scoppia la querelle sul fatto che il reato scatti solo nel caso la vittima sia affidata alla vigilanza del presunto colpevole. Una fattispecie che, secondo il M5S, escluderebbe, di fatto, che avvenimenti come quelli della Diaz possano essere puntiti per reato di tortura. "Cosi' è una legge inutile", è l'accusa del M5S, che ha portato al momentaneo accantonamento di un emendamento che prevedeva il reato a prescindere dalla custodia e poi, dopo una riunione serale del Comitato dei Nove della commissione Giustizia, alla conferma del parere contrario di relatore e governo e alla sua bocciatura. Con il Pd che ha sottolineato come la fattispecie della custodia o vigilanza non limiti la casistica del reato di tortura.

E scatta l'aggravante quando a commettere il reato è proprio un pubblico ufficiale che agisce con abuso di potere o violando i doveri inerenti alla sua funzione. In questo caso, con un emendamento approvato oggi, la pena massima è di 15 (e non più 12) di carcere, la minima di 5, con una 'postilla': la sofferenza inflitta deve essere "ulteriore" rispetto all'esecuzione delle legittime misure privative o limitative dei diritti. La pena, per pubblici ufficiali e non, sale di 1/3 in caso di gravi lesioni, di 2/3 per morte non voluta della vittima e si trasforma in ergastolo in caso di decesso causato volontariamente. La legge introduce inoltre il reato di istigazione del pubblico ufficiale (ad altro pubblico ufficiale) a commettere tortura: da 1 a 6 anni di reclusione la pena prevista. L'art. 1 è l'asse di una legge che, tuttavia, interviene anche su espulsioni, immunità diplomatiche e estradizioni. Si vietano, infatti, espulsioni o respingimenti verso uno Stato nel quale, basandosi su fondati motivi, il respinto rischi di essere sottoposto a tortura. Stop - nel rispetto del diritti internazionale - anche all'immunità diplomatica a chi è condannato o indagato nel suo Paese d'origine. Prevista infine l'estradizione di un cittadino straniero verso il Paese richiedente nel caso in questo risulti indagato o condannato per il delitto di tortura.

Ansa

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SEZ. POLITICA VERONA Lega, sciopero cittadinanza da italiani

11 Aprile 2015, 14:56pm

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SEZ. POLITICA VERONA Lega, sciopero cittadinanza da italiani
SEZ. POLITICA VERONA Lega, sciopero cittadinanza da italiani

INSERITO DA ANGELA CECERE Ci sia per loro stesso trattamento dato ad immigrati - VERONA, "Chiediamo a tanti cittadini italiani in difficoltà, disoccupati, esodati, cassaintegrati, di rinunciare simbolicamente alla cittadinanza italiana". Lo ha proposto il segretario della Lega, Matteo Salvini, lanciando a Verona l'iniziativa 'Chiedo Asilo'. "Poi andremo nelle prefetture a chiedere per questi cittadini italiani lo stesso trattamento riservato ai profughi" ha concluso.

ANSA

11.04.2015. 15.56

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SEZ. POLITICA ROMA Boschi, 'Su Italicum minoranza Pd si adegui alla maggioranza'

10 Aprile 2015, 11:07am

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SEZ. POLITICA ROMA Boschi, 'Su Italicum minoranza Pd si adegui alla maggioranza'
SEZ. POLITICA ROMA Boschi, 'Su Italicum minoranza Pd si adegui alla maggioranza'

INSERITO DA ANGELA CECERE Ministro assicura: "I numeri ci sono" Il Pd si avvia a regolare i propri conti in una riunione del Gruppo parlamentare della Camera, mercoledì prossimo, con Matteo Renzi, quando si deciderà la posizione ufficiale sulla riforma elettorale. In quella occasione, ha anticipato il ministro Maria Elena Boschi, la maggioranza del Pd chiederà alla minoranza di "adeguarsi" alle decisioni prese con un voto democratico. In questo clima teso è iniziata nella Commissione Affari costituzionali la discussione generale sull'Italicum, con Sel e M5s all'attacco, così come Fi che ha chiesto di rinviare di un mese l'approdo della legge in AUla, fissata al 27 aprile. In Commissione, il co-relatore alla riforma Gennaro Migliore ha illustrato le modifiche introdotte in Senato rispetto al testo licenziato dalla Camera in prima lettura, ed ha sostenuto che esse recepiscono tutte richieste della minoranza del Pd e delle opposizioni, come l'abbassamento della soglia dal 4,5% al 3% o la rappresentanza di genere che garantirà una buona presenza di donne in Parlamento. Stefano Quaranta di Sel e Danilo Toninelli di M5s, hanno però stroncato il testo, tanto che il primo lo ha definito "sovieticum".

Alla conferenza dei capigruppo è stata invece Forza Italia con Renato Brunetta ad attaccare, chiedendo lo slittamento dell'approdo dell'Italicum in Aula. Ma il punto decisivo rimane la posizione della minoranza interna del Pd. Oggi Renzi ha nominato come sottosegretario alla Presidenza il bersaniano Claudio De Vincenti, scelta che molti leggono come segnale di distensione. Dall'altro lato il ministro Maria Elena Boschi, è stata molto netta: "Nel confronto si prendono le idee migliori, ma poi si decide a maggioranza e la minoranza si adegua", perche altrimenti significherebbe che "la minoranza ha diritto di scegliere la legge elettorale". Ed è al momento lo scenario piu' plausibile della riunione del Gruppo alla Camera convocata da Roberto Speranza per mercoledì 15 alle 20: si metterà ai voti il sì o il "no" all'Italicum, e a chi perde si chiederà di adeguarsi alle decisioni democraticamente prese. A respingere le tesi della minoranza sono non solo i renziani, come Andrea Marcucci, ma anche i deputati della maggioranza non-renziani; per esempio il coordinatore dei "giovani turchi", Francesco Verducci, ha definito "una battaglia di retroguardia" la richiesta di preferenza della minoranza. In Commissione, dove si voteranno gli emendamenti tra il 21 e il 24 aprile, non dovrebbero esserci problemi. Questi si presenteranno invece in Aula.


Nei gironi scorsi, infatti, il bersaniano Alfredo D'Attorre, ha annunciato che chiederà il voto segreto su alcuni emendamenti. "Le battaglie si fanno a viso aperto - ha detto Boschi - e mi risulta difficile da accettare chi ricorre al voto segreto per portare avanti le proprie posizioni". C'è poi il tema del possibile ricorso alla fiducia, che Boschi non ha escluso, pur definendola "l'extrema ratio". Una ipotesi che fa "rabbrividire" Fabio Rampelli di Fdi, e ha indotto Toninelli e Brunetta a paragonare Renzi con Mussolini. E saranno questi due temi, voto segreto e fiducia, ad animare il dibattito nei prossimi giorni, visto che per quel che riguarda i contenuti è difficile pensare a modifiche alla legge.

ANSA

10.04.2015. 12.07

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SEZ.POLITICA Caso De Gennaro, Cantone: "È stato assolto, non può pagare per tutti"

9 Aprile 2015, 13:34pm

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SEZ.POLITICA Caso De Gennaro, Cantone: "È stato assolto, non può pagare per tutti"

Il capo dell'Autorità anticorruzione difende il presidente di Finmeccanica. Critico Vendola: "Chi ha fatto quella scelta deve risponderne". Cicchitto (Ap) lo difende: "Allora anche Sabella dovrebbe dimettersi".

"Gianni De Gennaro è stato indagato e assolto. L'assoluzione conta pure qualcosa, quindi non può pagare le responsabilità complessive di una macchina intera". Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, in una intervista ad Agorà (Raitre), difende l'ex capo della polizia e attuale presidente di Finmeccanica in merito ai fatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova. "Non mi piace l'idea che si possa utilizzare questa vicenda bruttissima, drammatica, una delle peggiori immagini dell'Italia all'estero, per 'tirare' sulla polizia, che spesso è la parte più popolare del Paese", ha aggiunto Cantone.

Una posizione condivisa anche da Stefano Bonaccini (Pd), presidente della Regione Emilia Romagna, pure lui ospite di Agorà: "De Gennaro è stato assolto nel 2011 dalla Cassazione - ha detto il presidente della regione Emilia-Romagna - è vero che la sentenza di Strasburgo è pesante e la riflessione dovrà farla anche lui, ma penso che non si debba puntare il dito soltanto in quella direzione, perchè le responsabilità politiche di quella vicenda purtroppo non sono mai state affrontate fino in fondo". La condanna da parte di Strasburgo per i fatti del 2001 ha riaperto il dibattito anche sul reato di tortura, che ieri il premier Renzi ha rilanciato. Una prospettiva che vede però nettamente contrario il leader della Lega Nord Matteo Salvini: "E' un regalo ai ladri".

Sul caso De Gennaro infuria la polemica politica. Ieri le dure parole del presidente del Pd Matteo Orfini, che ha definito "vergognoso" il fatto che De Gennaro presieda Finmeccanica, una posizione definita "personale" dallo stesso deputato dem ma che sembra condivisa da più di una persona all'interno del partito. E anche il premier non ha preso ufficialmente posizione a difesa di De Gennaro. Ma è dal Sel e M5S che arrivano gli attacchi più duri. Oggi è intervenuto anche il leader di Sel Nichi Vendola: "Chi è stato artefice di quella scelta dovrebbe risponderne. Parlo del Partito democratico". Poi ha aggiunto: "Penso che chi lo ha nominato a Finmeccanica debba dare spiegazioni di come sia stato possibile. Forse - ha rilevato - non c'era bisogno di aspettare una sentenza europea che certifica il fatto che nel nostro Paese abbiamo vissuto alcune notti cilene. Abbiamo vissuto episodi di violazione dei diritti fondamentali delle persone". Ma su De Gennaro si divide anche la maggioranza. Polemico con Orfini il deputato di Area popolare Fabrizio Cicchitto: "Non condivido la 'fucilazione' messa in opera da Orfini" sottolinea l'esponente Ncd, che sottolinea: "Orfini, nel suo giacobinismo di ritorno, deve chiedere le dimissioni anche al dottor Sabella, oggi assessore al Comune di Roma, allora a Genova sovrintendente alla struttura di Bolzaneto dove avvennero episodi gravissimi e vergognosi". Poi ha aggiunto: "Orfini non si può sostituire alla Cassazione dal momento che De Gennaro fu assolto".

FONTE: LA REPUBBLICA.IT

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SEZ.POLITICA Salvini shock: "I campi rom? Li raderei al suolo con la ruspa. E chi ci vive si organizzi"

8 Aprile 2015, 13:45pm

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SEZ.POLITICA Salvini shock: "I campi rom? Li raderei al suolo con la ruspa. E chi ci vive si organizzi"

Il segretario della Lega Nord: "In Europa non esistono". E sulle persone che ci vivono: "Sfratto di sei mesi poi si organizzano, o comprano casa o l'affittano". La replica di Boldrini: "Parole inquietanti".

"Cosa farei io al posto di Alfano e Renzi? Con un preavviso di sfratto di sei mesi, raderei al suolo i campi Rom". Così Matteo Salvini a 'Mattino 5'. "Dò un preavviso di sfratto di sei mesi - ha insistito il segretario federale della Lega Nord - e preannuncio la ruspa. Nel frattempo i Rom, come tutti gli altri cittadini, si organizzano: comprano o affittano casa". "Poi rado al suolo i campi Rom", ha proseguito, che "in Europa non esistono. I rom devono avere gli stessi diritti e doveri degli altri cittadini italiani".
Gli stessi concetti, in realtà in una versione un po' più edulcorata, erano stati espressi dal segretario della Lega durante la visita al campo di via Negrotto, in zona Villapizzone, a Milano. Salvini era accompagnato da alcuni militanti cittadini della zona che avevano raccontato di sentirsi poco sicuri per la presenza del campo.

"Questo verbo 'radere' lo trovo abbastanza inquietante. Ritengo che i campi rom non debbano essere mantenuti, però ci devono essere soluzioni abitative alternative". E' la risposta della presidente della Camera, Laura Boldrini, al leader del Carroccio. "Siamo d'accordo sul fatto che non ci devono essere campi", ha aggiunto la Boldrini dopo l'incontro con i rappresentanti della associazione 21 luglio, in occasione della giornata internazionale dei rom e sinti, aggiungendo che "questo non vuole dire annientare chi vi abita, ma fare seguire una politica abitativa come per tutti gli altri, tanto più che una buona fetta dei rom sono cittadini italiani. Non vedo perchè ci debba essere una discriminazione".

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