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SEZ.POLITICA Pensioni di reversibilità, la polemica sui tagli: nasce un fronte del no

15 Febbraio 2016, 09:56am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.POLITICA Pensioni di reversibilità, la polemica sui tagli: nasce un fronte del no
SEZ.POLITICA Pensioni di reversibilità, la polemica sui tagli: nasce un fronte del no

INSERITO DA MORENA MOTTA «Palazzo Chigi vuole tagliare le pensioni di reversibilità. Un governo che fa cassa sui morti mi fa schifo». Sono 140 caratteri sparati ad alzo zero quelli che ieri il leader della Lega Matteo Salvini ha fatto partire via twitter all’indirizzo della presidenza del Consiglio. Materia del contendere: le pensioni di reversibilità.

Pur con toni diversi, ieri anche Cesare Damiano ha posto il suo altolà: «La delega del governo sul sostegno alla povertà prevede la possibilità di tagliare le reversibilità – ha rimarcato il presidente della commissione Lavoro della Camera –. Non è accettabile. La previdenza non può essere una mucca da mungere». A completare la trasversalità dell’allerta Paola Binetti, Area Popolare: «La proposta di legare all’Isee le pensioni di reversibilità va approfondita».

Nella serata di ieri palazzo Chigi ha precisato che «se ci saranno interventi di razionalizzazione saranno solo per evitare sprechi e duplicazioni, e riguarderanno solo le prestazioni future, non quelle in essere». Ma facciamo un passo indietro. A far scattare l’«allerta reversibilità» è stato l’arrivo in commissione Lavoro della Camera della delega del governo sul sostegno alla povertà. Il testo prevede di riformare i criteri (di reddito e/o patrimonio) che permettono l’accesso a determinate misure, tra cui anche l’integrazione al minimo oltre alla reversibilità. Una delle ipotesi è quella di legare la reversibilità alla parte dell’Isee che valuta il reddito (eventualmente inserendo anche soglie patrimoniali elevate).

«Sia chiaro, tutto questo non ha l’obiettivo di risparmiare risorse ma di rendere più giusta l’assegnazione dei fondi», sottolinea Stefano Sacchi, commissario dell’Isfol oltre che ex consigliere del ministero del Lavoro su questa partita. E ancora: «Primo: le pensioni già in essere non sono materia di intervento. Secondo: se in futuro ci fosse qualche risparmio con questa misura sarebbe reinvestito nella lotta alla povertà».

Resta il fatto che i criteri per l’assegnazione della reversibilità in futuro cambieranno. Chi con le regole di oggi aveva il diritto potrebbe perderlo o vederlo ridimensionato. Chi non lo aveva potrebbe acquisirlo. A spezzare una lancia a favore di una razionalizzazione attenta è l’esperto di previdenza Alberto Brambilla: «I casi soprattutto di donne che sposano uomini molto più anziani sono più frequenti. Alcune restano vedove giovani, magari senza figli. È giusto pagare loro la reversibilità da subito? O andrebbe valutata la possibilità di versare l’assegno, come in molti Paesi, quando si raggiunge l’età pensionabile?». Da notare: a oggi il 67% di pensionati di reversibilità gode già di un’altra pensione. Una certezza c’è: la questione continuerà a far discutere.

FONTE di Rita Querzé CORRIERE DELLA SERA

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SEZ.POLITICA Unioni civili: Renzi, "Voto segreto? Non decide la Cei" A Palazzo Madama è risiko dei numeri. E Sanremo è invasa dai nastri arcobaleno

12 Febbraio 2016, 09:39am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.POLITICA Unioni civili: Renzi, "Voto segreto? Non decide la Cei" A Palazzo Madama è risiko dei numeri. E Sanremo è invasa dai nastri arcobaleno

INSERITO DA MORENA MOTTA

Il voto segreto "lo decide il Parlamento, e lo dico con stima per il cardinal Bagnasco, e non la Cei". Così Matteo Renzi, a Radio Anch'io, aggiungendo che a lui "piacerebbe molto l'idea che un parlamentare risponda del voto che dà e lo spiega. Dopodichè il regolamento del Parlamento prevede il voto segreto e se ci saranno le condizioni Grasso e non la Cei deciderà".

Il ddl Cirinnà sulle unioni civili ieri ha superato il primo voto in Senato ma c'è tensione in Aula per i tempi d'esame decisi dalla presidenza sul provvedimento. Non solo. Resta duro lo scontro anche fuori con la Cei che fa sapere di augurarsi che sul testo ci sia il voto segreto e il governo che replica che si tratta di una scelta del presidete del Senato, non di quello della Cei. "I vertici della Chiesa hanno tutto il diritto di intervenire del dibattito pubblico ed esprimere una posizioni sui contenuti" delle leggi ma "intervenire sul calendario e sulle procedure di voto merita a pieno titolo la patente di un'ingerenza negli affari dello Stato che non dovrebbe competere alla Conferenza episcopale". Lo afferma, interpellato al telefono sulle parole del cardinal Angelo Bagnasco, il senatore Pd Sergio Lo Giudice, tra i principali sostenitori del ddl sulle unioni civili

Bagnasco, 'Voto segreto'. Pizzetti,presidente Cei non decide dibattito Senato - "Ci auguriamo che il dibattito in Parlamento e nelle varie sedi istituzionali sia ampiamente democratico, che tutti possano esprimersi, che le loro obiezioni possano essere considerate e che la libertà di coscienza su temi fondamentali per la vita della società e delle persone sia, non solo rispettata, ma anche promossa con una votazione a scrutinio segreto". Lo ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, a margine della Messa per la giornata del Malato commentando l'iter del ddl Cirinnà. "Le esortazioni sono giuste e condivisibili, ma come regolare il dibattito del Senato lo decide il presidente del Senato. Non il presidente della Cei". Così il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Luciano Pizzetti (Pd) commenta la dichiarazione del presidente della Cei Angelo Bagnasco che ha chiesto il "voto segreto" sul ddl Cirinnà per le unioni civili.

Gandolfini,super-canguro sarebbe colpo di mano - "Prendiamo atto che il Pd sta facendo di tutto per evitare che avvenga una discussione nel merito dei singoli articoli contenuti nel ddl Cirinnà. Dopo aver cancellato l'esame del testo in commissione, fatto senza precedenti nella storia della Repubblica, il Pd si sta adoperando per far votare il supercanguro Marcucci, al fine di blindare un testo che, ogni giorno che passa, suscita sempre più contestazioni anche tra le stesse fila dei dem": così Massimo Gandolfini, presidente del Comitato difendiamo i nostri figlie promotore del Family day. "Se l'obiettivo del Pd è quello di far approvare un emendamento unico sostitutivo dell'intero testo senza permettere alcuna discussione - aggiunge - allora è arrivato il momento che le altre forze che sostengono l'esecutivo facciano tutto quello che è nelle loro possibilità per sventare questo colpo di mano che offende la democrazia, compreso provocare un'eventuale crisi di governo se ogni altra istanza venisse ignorata".

In mattinata si è registrata la rivolta delle opposizioni sulla a proposta di procedere all'illustrazione degli emendamenti non articolo per articolo ma tutti insieme su tutto il provvedimento, che, secondo alcuni senatori, non trova riscontro nel regolamento.

"Atteggiamenti ostruzionistici", "se pensate di tenerci qua mesi a discutere vi sbagliate" Così il capogruppo del Pd al Senato Luigi Zanda risponde in Aula alle polemiche sulla procedura per l'illustrazione degli emendamenti.

La discussione, a questo punto, dovrebbe procedere con l'esposizione degli emendamenti all'articolo 1 nella giornata di oggi prima che,martedì, l'Aula voti sulle modifiche premissive presentate dal Pd e della Lega e, successivamente, sulle proposte di modifica all'articolo 1.

Ma l'Aula è tesa e volano accuse pesanti come quella del senatore Maurizio Gasparri a al Pd Sergio Lo Giudice di aver "comprato" suo figlio. Violento scontro verbale nell'aula del Senato, con Maurizio Gasparri che ha accusato Sergio Lo GIudice di aver "comprato" il proprio figlio. "Non ti permettere" ha replicato il senatore Dem, che è stato difeso dal collega del Pd Francesco Russo. Gasparri ha esordito affermando che il ddl dovrebbe essere intestato a Lo Giudice e non alla senatrice Cirinnà, "stiamo facendo tutto questo, in particolare con l'articolo 5, perché serve a Lo Giudice. Ho letto un articolo di Belpietro - ha proseguito Gasparri - che trascrive una conversazione televisiva tra lui e Lo Giudice, che non ha risposto sul costo dell'acquisto del famoso bambino comprato". Subito sono partite le proteste dal gruppo del Pd e dallo stesso Lo Giudice, che ha gridato "non ti permettere". E visto che la senatrice Mussini ha gridato "lascia stare i bambini", Gasparri ha subito replicato: "Bisogna lasciare stare i bambini, sono d'accordo. Non sono io che li compro. I bambini non si comprano". "Ora basta!", è sbottata Monica Cirinnà.

Intanto i Cattodem del Pd si dicono pronti allo strappo sul provvedimento mentre il Movimento cinque stelle fa sapere che voterà sì al testo Cirinnà anche se verrà stralciata la parte relativa alla stepchild adoption. La deputata Carla Ruocco, esponente del direttivo 5Stelle: "Voteremo il testo anche senza le adozioni, la stepchild adoption è un tema molto delicato. Abbiamo dato libertà di coscienza - ha aggiunto Ruocco - per rispettare tutte le sensibilità presenti nel Movimento".

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SEZ.POLITICA Renzi, l'Ue è come l'orchestra che suona sul Titanic Intervista a Bloomberg, bisogna cambiare approccio burocratico

10 Febbraio 2016, 12:14pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.POLITICA Renzi, l'Ue è come l'orchestra che suona sul Titanic Intervista a Bloomberg, bisogna cambiare approccio burocratico

INSERITO DA TITOLARE Torna a battere sul tasto europeo il premier Matteo Renzi che in un'intervista a Bloomberg paragona l'Ue all'orchesta che suonava mentre il Titanic andava a fondo. "L'Unione Europa - dice Renzi - è come l'orchestra che suona sul Titanic". "Oggi - spiega - abbiamo fatto delle riforme e siamo nella posizione di dire ai nostri partner europei: 'amici, noi possiamo cambiare questo sbagliato approccio burocratico'".

"L'Italia - dice nell'intervista nella quale affronta vari temi, dalla difesa alle politiche sui migranti - non ha risolto tutti i suoi problemi ma ha dimostrato negli ultimi due anni che ogni cosa è possibile". Renzi sottolineando poi le riforme messe in campo dal proprio governo, evidenzia la situazione di altri Paesi: "Un Paese è particolarmente impegnato con la crisi dei migranti, un altro ha le elezioni il prossimo anno, un altro è concentrato sul referendum e un altro ancora - dice - è senza governo". ANSA

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SEZ.POLITICA Di Maio: i traditori saranno puniti. È giusto per Roma e per il Movimento

9 Febbraio 2016, 11:26am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.POLITICA Di Maio: i traditori saranno puniti. È giusto per Roma e per il Movimento
SEZ.POLITICA Di Maio: i traditori saranno puniti. È giusto per Roma e per il Movimento

INSERITO DA MORENA MOTTA «Ma è semplice! Se non pagano la sanzione li portiamo direttamente in tribunale». Non tentenna neanche un attimo, non ci pensa un secondo di più Luigi Di Maio. Per il vicepresidente della Camera la «multa» da 150 mila euro pensata da Gianroberto Casaleggio nel suo decalogo, la «punizione» per gli amministratori comunali a Roma che dovessero tradire il Movimento 5 Stelle, è assolutamente valida e «da applicare».

Il commento del più importante rappresentante istituzionale del M5S arriva, a margine dell’incontro, nella sala consiliare del Comune di Civitavecchia dove ieri si è recato con altri deputati grillini per sostenere la giunta pentastellata nella «attività di risanamento». Una tappa del giro parlamentare dei Cinquestelle «Tour dei Comuni».

Non trova troppo pesante la «multa» prevista da Casaleggio?
«I nostri deputati europei hanno firmato per 200 mila e non è mai stata esercitata. Nel nostro regolamento interno già esiste».

Allora è solo un deterrente?
«È anche un deterrente, ma gli eurodeputati sono stati bravissimi, non è stato necessario applicarla».

Ma dal punto di vista normativo che tipo di sanzione è?
«Rientra nella categoria degli “atti pattizi”, un patto tra privati».

Qualcuno potrebbe sfuggire, non pagare. Che farete?
«Chi si candida a Roma con noi firmerà questo atto, si impegna legalmente sottoscrivendolo, se disattende, come ho già detto, lo portiamo in tribunale. Quando si cambia casacca non si danneggia il Movimento, ma soprattutto gli elettori».

Lei quindi concorda completamente con il decalogo per i candidati al Campidoglio?
«Non mi occupo di Roma. Ma devo dire che vista la situazione romana è assolutamente necessario».

Perché è necessario?
«Bisogna rispettare il vincolo di mandato, non ne possiamo più di questi eletti da noi che poi passano al Pd. Ora basta».

Quindi è necessario soprattutto per la vita del Movimento? Non per Roma...
«Guardi che le cose coincidono, per esempio qui a Civitavecchia il sindaco sta attuando un’importante opera di risanamento economico. I nostri amministratori fedeli al Movimento incidono positivamente nell’azione amministrativa. Ovvero nella vita dei cittadini».

Sta dicendo che il rispetto del vincolo di mandato garantisce la qualità di sindaco, consiglieri comunali e assessori?
«Per me il vincolo di mandato è inviolabile, è un patto che si fa con gli elettori, chi lo tradisce deve essere punito. In Portogallo se ti fai eleggere con i gialli e poi passi ai verdi torni a casa. È legittimo cambiare idea, ma a quel punto ti rimetti in gioco, ti fai rieleggere».

Va bene. Ma le ho chiesto se garantisce la qualità...
«Nel caso dei Cinquestelle la garantisce, nel caso del Pd non direi proprio, come abbiamo visto a Roma».

Sembra ossessionato dal Pd...
«Ma come si può chiedere ai cittadini di rispettare gli accordi, di pagare affitti delle case comunali regolarmente se la sede storica del Partito in centro, in via dei Giubbonari, è morosa per 170 mila euro».

Avete individuato il vostro candidato sindaco?
«Stiamo esaminando oltre 200 curriculum, entro una decina di giorni avremo il nome».

E se Roma avrà un sindaco Cinquestelle anche lui sarà sottoposto al decalogo Casaleggio e alle sanzioni?
«Assolutamente sì. Roma come tutto il sistema Paese ha subito trent’anni di saccheggi da parte di tutti i partiti che l’hanno governata».

FONTE CORRIERE DELLA SERA

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SEZ.POLITICA Regione Liguria, Gasco, Casté e Bonello a giudizio per spese pazze

8 Febbraio 2016, 17:38pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.POLITICA Regione Liguria, Gasco, Casté e Bonello a giudizio per spese pazze
SEZ.POLITICA Regione Liguria, Gasco, Casté e Bonello a giudizio per spese pazze

INSERITO DA MORENA MOTTA Tre ex consiglieri a giudizio nel procedimento per le spese pazze alla Regione Liguria. Si tratta di Roberta Gasco (ex Udc poi Udeur, nuora di Clemente Mastella), Lorenzo Casté e Franco Bonello (già in Uniti a Sinistra), accusati a vario titolo (falso e peculato) durante il loro mandato di consiglieri regionali di aver usato in maniera irregolare i fondi pubblici durante il mandato 2005-2010. A giudizio anche un'impiegata, Simona Vergani. Il processo è fissato all'11 maggio.
Sempre secondo l'accusa gli impiegati avrebbero compilato falsandole alcune ricevute su richiesta dei tre ex consiglieri che le avrebbero consegnate in bianco. Le spese delle ricevute sono prevalentemente per taxi, cene, parcheggi, bar, viaggi in Italia. Hanno patteggiato gli impiegati Cristiano Barattino (5 mesi e 10 giorni) e Donatella Chiapponi (6 mesi e 20 giorni).
Tra le accuse rivolte alla Gasco, anche le spese non giustificate per missioni a Ceppaloni, dove risiedono i suoceri, e al concerto romano di Claudio Baglioni.

FONTE di Giuseppe Filetto LA REPUBBLICA

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SEZ.POLITICA Unioni civili, il Senato respinge le pregiudiziali di costituzionalità

5 Febbraio 2016, 10:14am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.POLITICA Unioni civili, il Senato respinge le pregiudiziali di costituzionalità

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA La risposta del Parlamento alle piazze è stato un primo via libera alle unioni civili. L'assemblea del Senato ha respinto, con voto per alzata di mano, le otto questioni pregiudiziali poste sul ddl Cirinnà sulle unioni civili e, subito dopo, anche le tre sospensive presentate sullo stesso provvedimento. Si è poi aperta la discussione generale sul ddl, con l'intervento della senatrice Monica Cirinnà del Pd, che è stata relatrice del ddl in commissione e che porta il suo nome.

Il nodo all'interno dell'esecutivo è sempre l'articolo 5, tacciato dai centristi di lasciare troppa libertà alle coppie omosessuali di ricorrere all'utero in affitto. Ma il Pd ha rimandato al mittente l'offerta, sostenendo che la legge è "equilibrata" e sull'adozione del figlio del partner non si intende modificare nulla. Alcune migliorie si potranno apportare, hanno spiegato, solo agli articoli su cui c'è la possibilità di rilievi di inconstituzionalità da parte del capo dello Stato.

http://robertasalzano.over-blog.com/2016/02/unioni-civili-il-senato-respinge-le-pregiudiziali-di-costituzionalita.html

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SEZ.POLITICA Unioni civili: respinte le pregiudiziali di costituzionalità

3 Febbraio 2016, 08:40am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.POLITICA Unioni civili: respinte le pregiudiziali di costituzionalità
SEZ.POLITICA Unioni civili: respinte le pregiudiziali di costituzionalità

INSERITO DA MORENA MOTTA «La frase che ritengo più falsa è che in Italia stiamo introducendo l’adozione e il matrimonio gay. Questo non è vero»: Monica Cirinnà, firmataria del ddl sulle unioni civili, ha preso per prima la parola dopo che la il Senato ha respinto L’Aula del Senato ha respinto le questioni pregiudiziali e sospensive. Dopo le due votazioni sono previste 21 ore di discussione e sono 110 i senatori iscritti a parlare.

Zanda: mediazione possibile su stepchild adoption

Sulla stepchild adoption, intanto, non è esclusa la possibilità di arrivare a una mediazione con piccole modifiche, ma senza stravolgere il testo del ddl, né è in campo al momento l’ipotesi di stralciare l’articolo 5, come chiede Angelino Alfano. Il capogruppo del Pd, Luigi Zanda ha affermato:«Sinora la posizione maggioritaria di Alleanza popolare era di serie riserve sull’intero ddl sulle unioni civili. Considero quindi quella di Angelino Alfano un’apertura e un sensibile passo avanti. Tra l’altro, nella sua ultima versione e tenendo conto degli emendamenti Lumia, mi sembra che ogni pericolo di sovrapposizione tra unioni civili e matrimonio sia superato. Le unioni civili sono saldamente ancorate all’art.2 della Costituzione e non all’art. 29 che disciplina il matrimonio».

Il patto Lega-Pd

Nel frattempo si è bloccato il «patto» che sarebbe dovuto scattare il 2 febbraio e che prevede che il capogruppo leghista Centinaio ritiri in blocco il 90% dei quasi cinquemila emendamenti del Carroccio. In cambio il Pd si sarebbe impegnato a stracciare il «supercanguro» del senatore Marcucci e le opposizioni avrebbero avuto una settimana per cercare un’intesa sull’adozione. Dopodiché sarebbe toccato a Grasso decidere, «emendamento per emendamento», quali voti segreti ammettere. Al Pd assicurano che non c’è alcuna tensione con il presidente, il quale ha visto Zanda venerdì. E confidano che Grasso si muoverà nel perimetro delle regole e senza discrezionalità alcuna. Nel frattempo però il senatore del Carroccio Roberto Calderoli ha dichiarato: «Non c’è stato nessun ritiro. Al momento sono ancora tutti depositati gli emendamenti della Lega». Di fatto, precisa, la Lega aspetta che il Pd faccia il primo passo del «patto» e permetta discussione e voto sulle adozioni.

Tema adozioni

Dei cinquecento emendamenti rimasti presentati dalla Lega, molti riguardano le adozioni, vista la volontà del Carroccio di tutelare «il diritto di un bambino ad avere una mamma e un papà». Tema su cui insistono anche i centristi, che, stralciate le adozioni, sarebbero pronti ad aprire al testo Cirinnà: i gruppi di Camera e Senato di Area popolare (Ncd e Udc) si confronteranno in un vertice serale con il ministro dell’Interno Angelino Alfano.

Il voto sulle pregiudiziali

Tra gli emendamenti ritirati e il vertice di Ap sulle adozioni, l’Aula martedì 2 febbraio comincia con le votazioni sulle pregiudiziali di costituzionalità e le sospensive sul disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili. Nel vivo dei lavori, con l’esame degli emendamenti, si entrerà la prossima settimana. In ogni caso, i vertici del Pd sono convinti che entro l’11 febbraio dal Senato arriverà il primo via libera al testo. Con la stepchild adoption, l’adozione del figlio del compagno, per le coppie omosessuali. L’incognita è rappresentata dai voti segreti: potrebbero essere decine quelli concessi da Pietro Grasso, considerati i continui rimandi al testo a temi etici e sensibili.

FONTE CORRIERE DELLA SERA

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SEZ.POLITICA Renzi dall’Africa: «Sul nodo migranti serve uno forzo diplomatico forte»

2 Febbraio 2016, 08:30am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.POLITICA Renzi dall’Africa: «Sul nodo migranti serve uno forzo diplomatico forte»
SEZ.POLITICA Renzi dall’Africa: «Sul nodo migranti serve uno forzo diplomatico forte»

INSERITO DA MORENA MOTTA «Abbiamo discusso soprattutto di società come Eni, che è presente in Nigeria da oltre 40 anni, e del ruolo che ha giocato nella ricerca e nello sviluppo delle nostre risorse petrolifere». Lo ha affermato il presidente della Nigeria Muhammadu Buhari nel corso delle dichiarazioni congiunte alla stampa, da Abuja, con il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi nel pomeriggio di lunedì 1 febbraio.

Il discorso ad Abuja

Quella nigeriana è la prima tappa di un viaggio di tre giorni dedicato al rafforzamento dei legami politici, economici e commerciali che vedrà il premier impegnato anche in Ghana e in Senegal. Renzi, durante l’incontro con il presidente nigeriano, ha parlato anche di terrorismo. «Distruggeremo i terrorismi con determinazione perché i nostri valori e le nostre idee sono troppo profonde per essere bloccate da queste persone. Ho promesso ai miei figli e ai miei nipoti — ha proseguito Renzi — che la Nigeria diventerà uno dei più grandi Paesi al mondo».

La linea del premier

«Dopo anni di assenza, l’Italia ci deve essere», aveva detto prima dell’incontro con il presidente nigeriano Matteo Renzi, in un passaggio della sua e-news dedicato proprio al viaggio «”Adesso basta! Rimandiamoli a casa. E al massimo aiutiamoli lì”, gridano in tanti — scrive Renzi — quando si parla di immigrazione. E questo atteggiamento diventa in alcuni casi programma politico. Si pensi alla superficialità con cui questo concetto viene espresso tutti i giorni nei talk da partiti che quando sono stati al governo hanno praticamente disintegrato i fondi per la cooperazione internazionale e cancellato l’Africa dalla cartina geopolitica».

Prosegue poi il premier nella sua e-news: «Bene, non è tempo di polemiche. Noi crediamo che la grande, drammatica, questione della migrazione vada affrontata con una strategia complessiva. Occorre uno sforzo diplomatico forte, continuo. Ma è cruciale anche investire con la cooperazione allo sviluppo e con gli investimenti. In questo senso l’Africa è decisiva: un continente ricco di opportunità che per troppo tempo la nostra politica ha fatto finta di non vedere».

Da lunedì Renzi è per la terza volta dall’inizio del suo mandato nell’Africa sub sahariana. Nel 2014 era stato in Mozambico, Congo e Angola. Nel 2015 era stata la volta di Etiopia e Kenya. Quella di quest’anno sarà una visita a 360 gradi che permetterà di rafforzare i rapporti economici, commerciali e politici con i tre Paesi: la delegazione del premier si muoverà infatti in parallelo con quella degli imprenditori.

Quella di Abuja, è stata una visita lampo. Ma la Nigeria non è solo un fronte di lotta al terrorismo e, anzi, rappresenta oggi il vero perno dell’espansione economica africana, con un Pil di 530 miliardi di dollari, superiore a quello Sudafricano, pari a circa il 30% dell’intera economia subsahariana. I principali prodotti dell’interscambio commerciale tra Italia e Nigeria sono, tra le importazioni, greggio e gas, oltre che il cuoio e i prodotti dell’agricoltura; tra le esportazioni, macchinari e parti di ricambio, metallo e prodotti in metallo, prodotti petroliferi raffinati, apparecchiature elettriche, prodotti chimici e autoveicoli. «Considero molto positiva la possibilità di crescita negli investimenti in energia e petrolio in particolare con l’Eni, ma anche in infrastrutture e logistica» ha di fatti detto Renzi.

Il presidente del consiglio volerà quindi ad Accra, dove incontrerà il presidente della Repubblica del Ghana, John Dramani Mahama, ricambiando la visita che il capo di stato africano fece a Palazzo Chigi nel luglio scorso. Sul tavolo dell’incontro, tra le altre cose, un accordo per la riattivazione della ferrovia occidentale che il governo ghanese considera strategica per l’implementazione dei commerci con Paesi vicini. Il Ghana, verso il quale l’export dal nostro paese è salito del 30% nel 2015, è un Paese tradizionalmente molto aperto ad investimenti esteri. La visita del premier nella capitale ghanese comprende anche un omaggio al mausoleo di Kwame Nkuruma, dedicato al padre dell’indipendenza del Paese e, soprattutto, l’intervento al Parlamento dove, prima di Renzi, è stato accolto Barack Obama.

FONTE CORRIERE DELLA SERA

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SEZ.POLITICA L’appello di duecento capi scout: «Sì alla Cirinnà, diritti per tutti»

1 Febbraio 2016, 08:40am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.POLITICA L’appello di duecento capi scout:  «Sì alla Cirinnà, diritti per tutti»
SEZ.POLITICA L’appello di duecento capi scout:  «Sì alla Cirinnà, diritti per tutti»

INSERITO DA MORENA MOTTA Una lettera di sostegno al ddl Cirinnà sulle unioni civili per le coppie dello stesso sesso e la richiesta all’Agesci, l’Associazione guide e scout cattolici italiani, di «prendere una decisione di coraggio» sul tema: l’hanno firmata oltre 200 capi scout di tutta Italia. E le adesioni continuano a crescere. «Siamo convinti che i diritti fondamentali riconosciuti a livello costituzionale e sovranazionale non possono essere ancora privilegio di alcuni» scrivono gli oltre 200 firmatari dell’appello che, promosso da Martina Colomasi, «Capo fuoco del Clan Universitario di Roma», e da Alfredo Salsano «Capo clan Cava de Tirreni 3» (in Campania), arriva nei giorni del Family Day e testimonia la pluralità di posizioni che sulle unioni civili dividono l’associazionismo cattolico.

La lettera esprime «profonda gioia» per la scelta dell’Agesci di non aderire al Family Day contro il riconoscimento delle unioni gay, ma spiega che «purtroppo questo non basta». « Il testo del ddl Cirinnà nella sua attuale formulazione ci ha interrogati profondamente e abbiamo deciso di scrivervi — si legge nel documento, indirizzato a tutti i vertici dell’Agesci —. In qualità di educatori, non possiamo diversificare il nostro messaggio educativo a seconda dell’orientamento sessuale del ragazzo o della ragazza che intraprende il cammino scout. Quando chiederemo ai nostri ragazzi di essere capaci di fare scelte profonde, decise, mosse dall’amore, lo faremo senza alcuna distinzione tra i ragazzi eterosessuali e i ragazzi omosessuali». Gli oltre 200 capi scout chiedono così «di iniziare un cammino ed un confronto attraverso le strutture adeguate e con il contributo di tutti i gruppi associativi»: «Interroghiamoci su cosa sia una famiglia — propongono —, incontriamo le famiglie arcobaleno, confrontiamoci con associazioni quali Nuova Proposta che raggruppano i cattolici omosessuali. Evitiamo di pontificare su queste tematiche senza un valido confronto perché dietro ogni vostro comunicato ci sono ragazzi che si sentono esclusi e discriminati e che ci accusano di ipocrisia».

Il richiamo alla «Carta del Coraggio»

L’appello richiama esplicitamente la «Carta del Coraggio» redatta e votata nell’estate del 2014 dai 456 Alfieri (i rappresentanti dei 30 mila scout Agesci tra i 16 e i 21 anni d’Italia) durante il grande raduno nazionale di San Rossore, a Pisa, che già due anni fa nel capitolo sull’«amore» sollecitava l’associazione giovanile cattolica ad «allargare i propri orizzonti affinché tutte le persone – indipendentemente dall’orientamento sessuale – possano vivere l’esperienza scout e il ruolo educativo con serenità senza sentirsi emarginati»e di mostrare «maggiore apertura riguardo a temi quali omosessualità, divorzio, convivenza, attraverso occasioni di confronto e di dialogo, diventando così portavoce presso le Istituzioni civili ed ecclesiastiche di una generazione che vuole essere protagonista di un cambiamento nella società». Già allora la «Carta del Coraggio» (che fu anche consegnata al premier Matteo Renzi) chiedeva da una parte «alla Chiesa di accogliere e non solo tollerare qualsiasi scelta di vita guidata dall’amore» e dall’altra allo Stato di portare «avanti politiche di non discriminazione e accoglienza nei confronti di persone di qualunque orientamento sessuale, perché tutti abbiamo lo stesso diritto ad amare ed essere amati e che questo amore sia riconosciuto giuridicamente affinché possa diventare un valore condiviso».

La frattura generazionale

Oggi la distanza tra i cattolici più giovani e le generazioni adulte torna a farsi sentire con questo nuovo appello: «Allora l’Agesci sottolineò che la Carta del Coraggio rappresentava la posizione dei ragazzi, non quella ufficiale dell’associazione — spiega la promotrice della lettera sulla Cirinnà Martina Colomasi —. Quella presa di posizione fu però il primo segnale che le generazioni più giovani, anche tra gli scout, sono pronte al cambiamento su questi temi. Adesso speriamo che ci possa essere davvero un confronto, sia all’interno dell’Agesci che con la realtà esterna».

FONTE di Elena Tebano CORRIERE DELLA SERA

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SEZ.POLITICA AMMINISTRATIVE A SALERNO: UN BEL REBUS

30 Gennaio 2016, 11:41am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ.POLITICA AMMINISTRATIVE A SALERNO: UN BEL REBUS

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Amministrative a Salerno: un bel rebus. Terminata l’epopea De Luca è evidente la confusione in tutti gli schieramenti. Nessuno escluso. A cominciare proprio dal centro-sinistra che, nell’impossibilità di presentare all’appuntamento con l’elettorato salernitano il suo mattatore, continua a navigare a vista. Al momento la situazione sembra cristallizzata nel senso che, a meno di clamorose novità toccherà ad Enzo Napoli, dopo questa lunga fase di apprendistato da facente funzioni, capeggiare lo schieramento che questa volta comprenderà anche forze di centro a cominciare dall’UDC. Pur nella sua complessità quella relativa al PD e ai Progressisti salernitani resta, però, la situazione meno complicata in quanto sarà sufficiente che De Luca esprima l’indicazione per mettere tutti tranquilli, aspiranti e pseudo. Cosa che, invece, non può avvenire nel centro-destra dover l’assenza di un leader unico e riconosciuto sta creando i presupposti per una profonda frattura. In verità, nelle ultime settimane, ci sta provando Stefano Caldoro, da Napoli, a mettere insieme i pezzi. Proponendo il nome di Gaetano Amatruda il capo dell’opposizione in Consiglio Regionale si propone, sempre più, come principale alternativa a De Luca anche nel comune capoluogo. Con Mara Carfagna e Forza Italia, Caldoro ha già raggiunto l’intesa sul nome di Amatruda, attraverso i buoni uffici di Fasano anche il Movimento Noi con Salvini si è allineato. Resta da convincere Cirielli, l’osso più duro. A rasserenare il leader di Fratelli d’Italia potrebbe essere, però, Giorgia Meloni soprattutto nel caso in cui a Caserta, per le amministrative, la scelta per la guida della coalizione di centro-destra, come appare probabile, dovesse ricadere su un esponente di Fratelli d’Italia. A quel punto Cirielli, per ragioni di partito, farebbe un passo indietro, sfilando il nome di Iannone dal tavolo. Infine il Movimento 5 Stelle, terzo incomodo, ma per nulla sereno come dimostrato dalla vicenda dell’esclusione di Dante Santoro. Il movimento, attraverso il leader Beppe Grillo, ha azzoppato il 28enne avvocato salernitano che, tra lo stupore di tutti e il mal di pancia degli attivisti della prima ora era lanciatissimo verso la vittoria e la candidatura a sindaco per il movimento. Eliminato il problema Santoro, terminato l’incubo, ora i pentastellati sono liberi di adottare lo strumento più adatto per la scelta del candidato sindaco. Scommettiamo che sarà riproposto l’Election Day bocciato fino a quando era in campo il giovane avvocato salernitano?

MARCELLO FESTA TVOGGISALERNO

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