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SEZ. POLITICA Rai, da aprile tetto di 240mila euro per stipendi degli artisti

25 Febbraio 2017, 10:52am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ. POLITICA Rai, da aprile tetto di 240mila euro per stipendi degli artisti

INSERITO DA MORENA MOTTA Il Cda della Rai, riunitosi oggi sotto la presidenza di Monica Maggioni, ha dato mandato al dg di applicare entro aprile il limite retributivo di 240mila euro anche agli artisti, salvo diversa indicazione del Mef. Il Consiglio ha poi approvato all’unanimità il Budget di Gruppo Rai per il 2017, illustrato dal Direttore generale Antonio Campo Dall’Orto.

"Le proiezioni economiche evidenziano, nonostante la contrazione delle risorse pubbliche per circa 120 milioni di euro per effetto della riduzione dell’importo unitario del canone ordinario da 100 Euro a 90 Euro, un risultato economico in sostanziale pareggio e un livello di indebitamento finanziario netto allineato al valore previsto per il 2016. In questo contesto di minori risorse, il segno positivo della gestione operativa e il sostanziale pareggio previsto derivano dagli interventi di razionalizzazione impostati nell’area dei costi e degli investimenti di Gruppo, per un valore complessivo di oltre 100 milioni di euro", spiega la Rai in una nota.

Gli interventi di "razionalizzazione", dettaglia la Rai, sono stati "identificati con una logica selettiva, al fine di: preservare l’elevata qualità dell’offerta editoriale che ha caratterizzato il palinsesto 2016; proseguire il piano di sviluppo tecnologico, fattore questo abilitante per la trasformazione di Rai in una Media Company; mantenere la leadership nella qualità del prodotto e negli ascolti".

Le direttrici indicate per gli interventi di "razionalizzazione", prosegue la Rai, "trovano in particolare conferma nel potenziamento delle risorse dedicate all’area digital e dal mantenimento di un adeguato livello di investimento nel prodotto e nella tecnologia, incluse le iniziative e i progetti focalizzati a migliorare in modo pervasivo l’efficienza industriale di Gruppo".

In apertura di seduta il cda aveva "discusso della questione dell'applicazione del limite di 240mila euro annui introdotto dall'art 9 della legge 198/26 ottobre 2016 anche ai contratti di collaborazione e consulenza di natura artistica", ricordando anzitutto che "dal momento dell'approvazione della legge, l'Azienda ha chiesto a più riprese supporto interpretativo al Mef ma, allo stato, non è ancora pervenuta risposta".

Una mancata risposta di fronte alla quale, fino ad oggi, la norma non è stata applicata agli artisti per "proteggere l'azienda dalle pesanti ricadute che un'applicazione immediata del limite retributivo sulle collaborazioni artistiche avrebbe avuto sull'intero equilibrio aziendale, sulla sua redditività e capacità di operare sul mercato". Su queste basi il Consiglio "ha dato mandato al Direttore Generale di procedere all'applicazione del limite a far data dal mese di aprile se, nel frattempo, non sopravverranno i richiesti elementi interpretativi".

Il dettaglio delle previsioni di Budget sono vede, riferisce viale Mazzini, "ricavi totali per 2.624 milioni di Euro, di cui 1.768 milioni di Euro ascrivibili al canone, in flessione per 153 milioni di Euro rispetto al Forecast 2016. Costi complessivi, inclusi ammortamenti, per 2.596 milioni di Euro, in calo di 155 milioni di Euro rispetto al 2016".

E, ancora, "investimenti di prodotto per 460 milioni di Euro e tecnici per 126 milioni di Euro per un totale di 586 milioni di Euro, con una diminuzione sul 2016 di circa il 2%. Gestione operativa in utile per 28 milioni di Euro e risultato di esercizio in sostanziale pareggio. Posizione finanziaria netta stabile nell’ordine di 430 milioni di Euro".

Il Budget, inoltre, "non tiene ovviamente conto dell’estensione del tetto retributivo anche alle risorse artistiche, le proiezioni verranno pertanto rielaborate per analizzare i prevedibili impatti provocati dalla possibile ridotta attrattività dell’offerta editoriale di Rai", conclude l'azienda.

FONTE ADNKRONOS

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SEZ. POLITICA Pd, verso primarie il 9 aprile. Orlando si candida. Corre anche una donna Commissione divisa, oggi la direzione

24 Febbraio 2017, 09:27am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ. POLITICA Pd, verso primarie il 9 aprile. Orlando si candida. Corre anche una donna Commissione divisa, oggi la direzione

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA I renziani non mollano e in vista della direzione, che oggi voterà su timing e regole del congresso, insistono in commissione Congresso per fare le primarie il 9 aprile.

Una data che Michele Emiliano e Andrea Orlando, che ieri ha ufficializzato la sua candidatura contro "la prepotenza della politica", non condividono chiedendo più tempo per rendere il Pd "contendibile" rispetto a Matteo Renzi.

Una sfida alla leadership che sarà a quattro dopo che anche la coordinatrice torinese dei Moderati Carlotta Salerno ha annunciato che correrà, risolvendo anche il rebus del valore del voto degli iscritti nella prima fase del congresso.

Matteo Renzi si tiene fuori dalla mischia sulle regole. E dalla California, dove ha incontrato Tim Cook e visitato Stanford, fa sapere che il tema su cui dovrebbe confrontarsi una "forza che vuole guidare il paese" non è la data del congresso ma "mostrare l'alternativa" ai populisti. 

RENZI - "Chi vuole cambiare il Paese - è il suo messaggio - discuta su popoli e populisti".

Ma in realtà nella commissione, che alzerà il sipario sul congresso, è la data delle primarie l'oggetto dello scontro tra le varie anime del Pd. I renziani, che insieme alle altre correnti di maggioranza hanno numeri schiaccianti, sostengono che la data migliore sia il 9 aprile per avere un leader pienamente legittimato in tempo per le amministrative di giugno, visto che il simbolo del partito deve essere concesso dal segretario entro la prima settimana di maggio. Un leader forte per vincere a giugno, chiariscono i renziani che tornano a liquidare come illazioni la tentazione di Renzi di votare a giugno. Sospetto che ha anche Michele Emiliano: "Temo che tenteranno di non fare il referndum sul jobs act andando al voto".

I due rappresentanti di Emiliano e Orlando in commissione chiedono, a quanto si apprende, più tempo. E, pur con toni all'insegna del fair play, l'area del governatore avrebbe minacciato ricorsi in tribunale contro anomalie sulla validità del tesseramento. La commissione chiuderà i lavori solo domani mattina e per evitare ulteriori lacerazioni e accuse il punto di caduta per la data delle primarie potrebbe essere il 23 aprile. "Immagino - chiede il governatore pugliese - sia necessario da parte di tutti coloro che hanno rivolto appelli per evitare la scissione a partire da Prodi, che chiedano alla commissione e al partito che i tempi delle primarie le rendano contendibili". Nell'arena, che si annuncia infuocata, scende anche Andrea Orlando.

Anche il Guardasigilli, che ha ufficializzato la sua sfida in un circolo romano, corre per vincere e non, chiarisce, "per fare il capocorrente". Annuncia che una tappa fondamentale della sua corsa sarà simbolicamente a Napoli "dove si è manifestata in tutta la sua potenza la crisi della politica" e del Pd. Ma soprattutto il senso della sua candidatura, che ha raccolto l'appoggio di Nicola Zingaretti, Luciano Violante e l'interesse del sindaco di Bologna Merola, è di ricucire il Pd dopo la rottura dei bersaniani. "Credo che dobbiamo ricominciare a ricostruire questo partito, prima che sia troppo tardi", è l'impegno dell'ex 'giovane turco', unico ex diessino nella sfida congressuale.

Una battaglia che si giocherà soprattutto nei territori dove è in corso un travaso tra le varie correnti alla luce dell'uscita di Pier Luigi Bersani e delle candidature alla segreteria. Per questo la candidatura dell'unica donna, la torinese Carlotta Salerno, se sembra non aver chance di vittoria, ha però valore nel garantire la prima fase congressuale: se infatti i candidati fossero stati tre, la commissione poteva anche decidere di annullare il passaggio del voto degli iscritti dei circoli che ha l'obiettivo di scremare i candidati fino ai primi 3 ammessi alle primarie. La sua candidatura era nell'aria da giorni e verrà formalizzata oggi alle 18in un circolo romano. Intanto Matteo Renzi continua il suo viaggio negli Stati Uniti.

 

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SEZ.POLITICA Sfida Pd, Renzi si prepara: politica litiga ma penso a futuro. Scoppia il caso ius soli. Emiliano resta

23 Febbraio 2017, 11:05am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ.POLITICA Sfida Pd, Renzi si prepara: politica litiga ma penso a futuro. Scoppia il caso ius soli. Emiliano resta

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA "Mentre la politica italiana post-referendaria litiga su tutto o quasi, il mondo fuori continua a correre. Ho deciso di staccare qualche ora û mentre il Pd scrive le regole per il congresso û e di dedicarmi ad alcuni incontri di qualità in California. Il futuro, prima o poi, torna. E allora facciamoci trovare pronti: anziché litigare sul niente, proviamo a imparare da chi sta costruendo il domani prima degli altri". Lo scrive sul suo blog il segretario uscente del Pd, Matteo Renzi.

Intanto scoppia il caso 'ius soli', dopo che Orfini ipotizza per approvarlo anche il voto di fiducia. Un secco no arriva dalle opposizioni, ma anche Ap dice no alle forzature.

E ieri la scissione si è consumata, si è consumata senza guardarsi in faccia la rottura dentro il Pd: i bersaniani non partecipano alla direzione e annunciano con Roberto Speranza di essere al lavoro "per un nuovo soggetto di centrosinistra", Matteo Renzi vola in California, convinto che "peggio delle scissioni ci sono i ricatti". Chi, invece, dopo varie titubanze, decide di restare nel Pd e di sfidare al congresso il leader dimissionario è Michele Emiliano che prende un'altra strada rispetto alla minoranza "perchè il Pd è casa mia e nessuno può cacciarmi".

Una casa che il fondatore Romano Prodi guarda ormai da lontano assistendo a quello che definisce "un suicidio politico". Da oggi il Pd cambierà volto (con un ex segretario e storico protagonista della sinistra di governo come Pierluigi Bersani che annuncia che non rinnoverà la tessera Pd) anche se i numeri degli addii saranno inferiori a quelli che sembravano domenica scorsa. I bersaniani già giovedì formeranno gruppi autonomi sia alla Camera sia al Senato non capendo la scelta di Emiliano di "candidarsi nel Pdr", il partito di Renzi. Con l'invito, di D'Alema a Pisapia a "lavorare insieme".

La decisione tormentata del governatore pugliese matura tra lunedì notte e martedì dopo una serie no-stop di telefonate frenetiche e di riunioni. In direzione Emiliano arriva senza più credere che gli ultimi tentativi di mediazione vadano in porto. Addolorato per la rottura con Roberto Speranza ed Enrico Rossi, "persone perbene, di grande spessore umano che sono state offese e bastonate dal cocciuto rifiuto ad ogni mediazione". Perchè, rimanda la palla nel campo avverso, "Renzi è il più soddisfatto per ogni possibile scissione".

Ma siccome "chi lotta può perdere ma chi non lotta ha già perso", il governatore pugliese decide di "dare battaglia come il Che" al fortino renziano. Una scelta che però gli attira le dure critiche di Bersani e D'Alema ("farà i conti con la sua coerenza") e Enrico Rossi ("ognuno ha il suo modo di comportarsi") con l'ex segretario che in serata a DiMartedì non risparmia un attacco neppure a Renzi confessando: "con lui ho capito dal primo giorno che non mi sarei mai preso" accusandolo poi di aver deciso le dimissioni "per salvare se stesso mettendo a rischio la Ditta". Una Ditta che Bersani vede di nuovo in campo con l'iniziativa degli scissionisti e che, assieme a D'Alema, lo vedranno lottare per ricostruire una 'cosa rossa'. Ma la cui leadership, dice l'ex premier a Cartabianca, "non può essere nè di D'Alema nè di Bersani. Noi ci saremo", ma "in questo momento i leader naturali sono Enrico Rossi e Roberto Speranza".

Nell'altro campo, quello del Pd, anche se non ha ancora tratto il dado, è il Guardasigilli Andrea Orlando che oggi lancia il suo blog Stato presente. E chiarisce che la sua candidatura non dipende dalle scelte di altri sfidanti, come a dire che non sarà la discesa in campo di Emiliano a bloccare la sua corsa. "Non mi candido - chiarisce Orlando - a guidare l'opposizione del Pd se mi candido è per guidare il partito". Una sfida che, anche senza la sinistra interna, si annuncia senza sconti e che Matteo Renzi affronterà con l'obiettivo di riaffezionare militanti e iscritti dopo lo choc della rottura. "Gli addii addolorano ma non possiamo bloccare oltre la discussione nel Pd e nel paese", sostiene il leader dimissionario che trascorrerà qualche giorno negli States. Prima di buttarsi nella battaglia che, secondo i suoi piani, il 7 maggio lo legittimerà di nuovo come segretario.

La direzione ha eletto i membri della commissione Statuto, composta in rappresentanza di tutte le correnti e che definirà nei prossimi giorni le regole. Per bloccare la scissione a nulla sono serviti gli appelli accorati dei padri nobili del Pd, nè di Veltroni nè di Fassino in assemblea, nè di Enrico Letta e oggi quello di Romano Prodi che ha confessato la sua angoscia e il fatto di essersi attivato con decine di telefonate per scongiurare il peggio.

Bersani-D'Alema, pronti i gruppi. A marzo nuovo soggetto

LA E-NEWS

PRODI, QUESTO E' UN SUICIDIO NON POSSO RASSEGNARMI

PD, IL CONGRESSO: I TEMPI E LE TAPPE 

ANSA

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SEZ.POLITICA Urbanistica, nuovo dirigente come da pronostici

21 Febbraio 2017, 11:36am

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SEZ.POLITICA Urbanistica, nuovo dirigente come da pronostici

INSERITO DA MORENA MOTTA Vimercate. A partire dal 1 aprile 2017 prenderà servizio presso il Comune di Vimercate il nuovo Dirigente dell’Area Pianificazione e sviluppo del territorio: l’architetto Massimiliano Lippi. Per l’individuazione del dirigente era stato indetto, in data 12 dicembre 2016, un avviso di mobilità volontaria ai sensi dell'art 30 del d.lgs. 165/2001: avviso per il quale sono pervenute al Comune due candidature. In base all’analisi del curriculum vitae e al colloquio valutativo,effettuato da specifica commissione tecnica - recita la nota del Comune -  l’architetto Lippi, attualmente in servizio presso il Comune di Erba come Dirigente dell’Area Urbanistica ed edilizia privata, è risultato il soggetto più idoneo a ricoprire il profilo lavorativo oggetto dell’avviso. La nomina del nuovo dirigente aveva innescato la polemica politica perché fin dalle prime ore della pubblicazione del bando il Giornale di Vimercate aveva "azzeccato" il nome del professionista che sarebbe stato selezionato. E così è stato.

FONTE VIMERCATEORG

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SEZ. POLITICA Assemblea Pd: Renzi tira dritto, via a iter congressuale . Emiliano-Rossi-Speranza: 'Matteo ha scelto per la scissione'

20 Febbraio 2017, 01:13am

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SEZ. POLITICA Assemblea Pd: Renzi tira dritto, via a iter congressuale . Emiliano-Rossi-Speranza: 'Matteo ha scelto per la scissione'

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA E' scontro all'assemblea del Pd. Dopo il discorso di Matteo Renzi, giudicato dalla sinistra troppo duro, la strada sembra segnata. "Aspettiamo la replica, ma Renzi ha alzato un muro", dice Pier Luigi Bersani. La minoranza, fa sapere l'ex segretario, prenderà le sue decisioni dopo la replica del segretario. "È stato alzato un muro - conferma Enrico Rossi ancora più deciso - sia nel metodo che nella forma. Per noi la strada è un'altra. Sono maturi i tempi per formare una nuova area". Di diverso avviso sembra, invece, Michele Emiliano: "E' a portata di mano" ritrovare l'unità: "Siamo a un passo dalla soluzione. Un piccolo passo indietro consente a una comunità di farne cento avanti. Io sto provando a fare un passo indietro, ditemi voi quale, che consenta di uscire con l'orgoglio di appartenere a questo partito. Senza mortificare nessuno". "Stasera non posso che dire al segretario che ho fiducia in lui", aggiunge, chiedendogli un'ultima mediazione sulla conferenza programmatica. Ma in serata, con una dichiarazione congiunta, Emiliano, Rossi e Speranza rompono gli indugi: 'Anche oggi nei nostri interventi in assemblea - scrivono - c'è stato un ennesimo generoso tentativo unitario. È purtroppo caduto nel nulla. Abbiamo atteso invano un'assunzione delle questioni politiche che erano state poste, non solo da noi, ma anche in altri interventi di esponenti della maggioranza del partito. La replica finale non è neanche stata fatta. È ormai chiaro che è Renzi ad aver scelto la strada della scissione assumendosi così una responsabilità gravissima".

Dalla maggioranza, d'altra parte, si dava per scontata la scelta della sinistra di uscire. "La scelta è già stata fatta - allarga le braccia Lorenzo Guerini - Peccato"

"Fermiamoci e ripartiamo, la scissione non ha senso". E' stato il messaggio di Matteo Renzi all'assemblea del Pd. Un Renzi che, però, anche all'attacco: "Scissione è una brutta parola, ma peggiore c'è solo ricatto. Non è accettabile che si blocchi un partito sulla base di un diktat di una minoranza". Nel suo discorso il segretario del Pd ha sottolineato che il partito sta facendo "un regalo" a Beppe Grillo discutendo "solo di se stesso". Ha ribadito la volontà di andare a congresso, ma anche il sostegno al governo Gentiloni. Dopo aver ascoltato il discorso di Renzi e degli esponenti di maggioranza, la minoranza resta sulle sue posizioni non vedendo da parte del vertice dem "la volontà di unire". Per la minoranza ha parlato solo Guglielmo Epifani ma la minoranza è rimasta in sala ad ascoltare gli interventi. Per ora nessuna dichiarazione ufficiale. "Parleremo al momento giusto", dice Roberto Speranza. Intanto nessun candidato si è presentato per la segreteria direttamente in assemblea, parte dunque il congresso anticipato.

SCISSIONE - "Io dico fermiamoci, fuori ci prendono per matti. Oggi discutiamo ma poi mettiamoci in cammino", ha esordito Renzi. "La scissione - ha aggiunto - ha le sue ragioni che la ragione non conosce. La nostra responsabilità è verso il Paese e quelli che stanno fuori. Adesso basta: si discuta oggi ma ci si rimetta in cammino. Non possiamo continuare a stare fermi a discutere al nostro interno". "Scissione - ha sottolineato - è una delle parole peggiori, peggio c'è solo la parola ricatto, non è accettabile che si blocchi un partito sulla base dei diktat della minoranza". "Tutti si sentano a casa nel Pd, liberi di discutere ma se in tutte le settimane c'è un'occasione di critica, se per tre anni si è pensato che si stava meglio quando si stava peggio, io non dico che siamo nemici né avversari ma dico 'mettetevi in gioco', non continuate a lamentarvi ma non potete immaginare di chiedere a chi si dimette per fare il congresso di non candidarsi per evitare la scissione non è una regola democratica".

CONGRESSO - "Non possiamo stare fermi a dire congresso sì, congresso no. Resti agli atti - ha sottolineato - quel che è accaduto in questi due mesi e mezzo. Ho cercato tutti i giorni di raccogliere le proposte degli altri per restare insieme. All'ultima assemblea due amici storici mi hanno preso a male parole per dirmi 'fai un errore'. A quel punto una parte della maggioranza e minoranza ha detto fermiamoci e mi sono fatto carico di non fare il congresso perché pensavo potessimo fare una campagna di ascolto insieme". "Se non si fa il congresso diventiamo come gli altri, trovare un equilibrio non è difficile ma per fare cosa se il Pd ha già vissuto passaggi analoghi nel 98 con Prodi, nel 2009 quando si è dimesso Veltroni".

GOVERNO GENTILONI - "Basta con la discussione e le polemiche sul governo. Faccio un applauso a Gentiloni che è qui, per quello che sta facendo con i ministri. E' impensabile che si trasformi il congresso in un congresso sul governo. Sarebbe un errore allucinante per tutti". "Sul governo non ho cambiato idea, mi fa piacere che altri lo abbiano fatto passando dall'appoggio caso per caso all'appoggio fino a fine legislatura. Rispettiamo l'azione del governo e i poteri del presidente della Repubblica". 

TUTTE LE CITAZIONI DI RENZI

Epifani, leader tira dritto, minoranza farà scelta - "Noi ci aspettavamo un proposta, il segretario ha tirato dritto, io credo che sia un errore perché un grande partito deve avere a cuore il superare le difficoltà ed è il segno della democraticità del processo. Se viene meno è chiaro che in molti si apre una riflessione che porterà ad una scelta. Non è un ricatto ma per stare in un partito ci vuole rispetto reciproco". Così Guglielmo Epifani parlando dal palco dell'assemblea per i tre sfidanti al congresso.

Oggi è l'ultima domenica per il Pd? "Non esageriamo. Ce ne saranno anche altre...". Così risponde Enrico Rossi, presidente della Toscana e candidato alla segreteria Pd, al suo ingresso all'hotel Parco dei principi di Roma per l'assemblea del Partito democratico. 

L'appello di Veltroni - "Da molto tempo - ha evidenziato Walter Veltroni - non partecipo alle riunioni degli organismi del partito, le mie scelte di vita mi hanno spinto a decidere così, era e sarà giusto così ma prendo pochi minuti per dire quanto mi sembra sbagliato quanto sta accadendo e per rivolgere un appello a tutti perché non si separi la loro strada da quella di tutti noi. Lo faccio non usando l'argomento tradizionale dell'invito all'unità ma dicendo ai compagni e agli amici che delle loro idee, del loro punto di vista il Pd ha bisogno". 

"Restiamo uniti". E' lo striscione portato dai Giovani democratici del II Municipio di Roma davanti all'hotel Parco dei Principi dove sta per iniziare l'assemblea nazionale del Partito democratico. E' un appello a evitare la scissione.

Ieri toni ultimativi nella kermesse della sinistra con i tre sfidanti alla segreteria.

PD, IL CONGRESSO: I TEMPI E LE TAPPE 

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ANSA

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SEZ. POLITICA Pd, Emiliano a Renzi: "Primarie a ottobre, così niente scissione"

18 Febbraio 2017, 11:31am

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SEZ. POLITICA Pd, Emiliano a Renzi: "Primarie a ottobre, così niente scissione"

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Una lunga telefonata ha aperto un canale di dialogo tra Matteo Renzi e Michele Emiliano a due giorni dall'assemblea Pd.

Secondo quanto riferiscono fonti della minoranza Dem - non confermate dalla maggioranza - Emiliano avrebbe ribadito al segretario la richiesta di non fissare il congresso subito ma tenerlo dopo le amministrative di giugno, per chiuderlo a fine settembre o ottobre.

Lo avrebbe anche rassicurato del fatto che se il Pd dovesse perdere le comunali, la minoranza non addosserebbe a lui la colpa: il Pd arriverebbe con spirito unitario alla sfida per la leadership di ottobre. Emiliano avrebbe inoltre spiegato a Renzi che l'idea di spostare il congresso nasce dalla preoccupazione per la corsa al voto ad aprile.

Il segretario, spiegano le stesse fonti, avrebbe detto che non aveva smania di correre al voto e che comunque ora la 'finestra' di giugno è saltata e che per lui Gentiloni può andare avanti fino al 2018. Quanto alla possibilità di un rinvio del congresso all'autunno, il segretario - ma fonti della maggioranza non confermano - non avrebbe chiuso la porta a una riflessione.

Nardella dopo incontro con Renzi: La scissione? "Ancora non si può dire che sia evitata del tutto: mi pare però che in queste ultime ore si stiano intensificando gli sforzi per evitarla". 

Intanto fa discutere il fuorionda Del ministro Graziano Delrio con Michele Meta durante un incontro sul trasporto pubblico nella Capitale. "Non ha fatto neanche fatto una telefonata, su... come cazzo fai in una situazione del genere a non fare una telefonata?.

FUORIONDA DI DELRIO: SCISSIONE? MATTEO NEANCHE HA TELEFONATO

Entrando poi a Palazzo Chigi, Delrio corregge il tiro e commenta l'appello di Renzi ad evitare la scissione, invito lanciato oggi dal segretario Pd dalle pagine del Corriere della Sera: "Renzi ha fatto un appello, è più di una telefonata - ha detto il ministro -: ha tolto ogni alibi a coloro che pensano che la scissione si possa fare su una settimana in più o in meno per il congresso. Se qualcuno ha deciso nessuno lo farà desistere, ma tutti sono indispensabili nel partito e adesso non ci sono più alibi. E' il momento della responsabilità da parte di altri, la maggioranza ha fatto tutto il possibile". 

Salvare il Pd è ancora possibile, ha detto infatti Renzi al Corriere, "faccio un appello ai dirigenti: bloccate le macchine della divisione. Non andatevene, venite. Partecipate. Le porte sono aperte, nessuno caccia nessuno, torniamo a parlare di Italia". Il segretario ha detto che non accetterà "ricatti", che il congresso va fatto, come chiesto dalla minoranza, e che sui tempi "c'è lo statuto".

"Io voglio evitare qualsiasi scissione", afferma l'ex presidente del Consiglio. "Se la minoranza mi dice: o congresso o scissione, io dico congresso. Ma se dopo che ho detto congresso loro dicono 'comunque scissione', il dubbio è che si voglia comunque rompere. Che tutto sia un pretesto".

Dai renziani ai bersaniani, ecco la galassia Dem

ANSA

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SEZ. POLITICA Pd: Renzi cerca una mediazione per evitare lo strappo in assemblea. Bersani: "Fermati"

17 Febbraio 2017, 01:28am

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SEZ. POLITICA Pd: Renzi cerca una mediazione per evitare lo strappo in assemblea. Bersani: "Fermati"

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Matteo Renzi, dopo la riunione della direzione di lunedì, cerca una mediazione per evitare lo strappo con la minoranza all'assemblea di domenica ma la situazione sembra ormai compromessa. L'ultimo incontro tra Lorenzo Guerini e Pier Luigi Bersani con la proposta renziana di un confronto programmatico nei tempi del congresso è stata respinta al mittente dall'ex segretario che chiede al leadem dem e ai suoi di "fermarsi" e di non "stravolgere il Pd per le velleità di una persona sola". Renzi, al Nazareno, ha incontrato tutti gli esponenti della maggioranza, da Piero Fassino a Maurizio Martina. Ma alla luce del fallito incontro tra Guerini e Bersani, l'impressione al vertice Pd è che la minoranza abbia tratto il dado della scissione.

L'appello di Bersani: 'Prima il paese, poi il partito, poi le esigenze di ciascuno'. Questo criterio, per me e per tanti, e spero per tutti noi, è la base stessa della politica. Se noi non teniamo ferma questa sequenza, non siamo più il Pd. Mi sono dunque rivolto e mi rivolgo a tutti quelli che hanno buon senso. Al segretario e a tutti coloro che lo hanno sostenuto dico: non date seguito alle infauste conclusioni dell'ultima direzione. Fermatevi". E' l'appello lanciato da Pier Luigi Bersani sull'Huffington Post ribadendo la sua road map. "Se consentissimo l'ordinario svolgimento delle cose - sostiene Bersani - non mancherebbe la possibilità di questa radicale e ineludibile discussione. Abbiamo una maggioranza e un governo che possono e devono operare fino al 2018, col tempo dunque di correggere le cose che non hanno funzionato. La data ordinaria e statutaria del Congresso (da giugno all'autunno) può consentire un percorso che si avvii con una discussione comune che ridefinisca il perimetro e i muri della nostra casa, i cardini essenziali della nostra proposta prima di passare alla sfida tra i candidati. Serve dunque, prima del vero e proprio confronto congressuale, una riflessione fondativa che definisca il profilo del Pd di fronte alle sfide nuove, un passaggio da costruire con un lavoro unitario. Potremmo peraltro avere alle spalle la cognizione del quadro di regole elettorali nel quale inserire la proposta politica. Questo percorso semplice, logico e utile al paese, viene inopinatamente e incomprensibilmente stravolto". 

Speranza, se il partito è di Renzi non ci sarà spazio per noi - "Veltroni e Bersani dopo le dimissioni non si sono più ricandidati. E quello era un gesto di estrema generosità verso il partito. Queste dimissioni mi sembrano piuttosto un atto di egocentrismo, di egoismo. Non dirò mai a Renzi di candidarsi o meno, ma gli dico di fare attenzione, perché se il PD è di Renzi, allora non ci sarà spazio per noi": così Roberto Speranza (PD), ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7.

"Se Renzi non si ferma la scissione e nei fatti ormai", ha detto anche il governatore della Puglia Michele Emiliano alla registrazione di Night Tabloid dove aggiunge: "E'finita l' epoca della rottamazione; ora bisogna costruire e Renzi non è persona adatta a costruire Se volgiamo stare insieme proviamo a capire quale può essere il minimo e il massimo e il comune denominatore che ci tiene insieme".

Finocchiaro, bene Orlando, Pd non esiste senza sinistra - "Le suggestioni e il percorso indicato da Andrea Orlando mi sembra possano essere un punto di partenza importante per la nostra discussione". Lo afferma il ministro per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro (Pd) in una nota nella quale dichiara anche che "il Pd non può esistere, in un momento così complesso e difficile, senza la sinistra". Ho assistito a diverse scissioni nella mia vita politica e parlamentare - dichiara Finocchiaro - pare che nessuna di esse abbia rafforzato la sinistra. E anzi spesso ha bruciato personalità politiche di primo livello, disorientato l'elettorato, ridotto la forza della proposta politica". "Ho contribuito alla nascita del Pd e come molti altri miei compagni di strada ho creduto in un progetto che rivitalizzasse le stesse ragioni del nostro impegno politico, fosse in grado di aggiornare la nostra analisi, ci mettesse in contatto con mondi, soggetti e questioni che non appartenevano esattamente alla nostra tradizione. Così adesso - aggiunge - il Pd non può esistere, in un momento complesso e difficile, senza la sinistra".

Intanto Giuliano Pisapia, in un post su Facebook, dopo l'incontro di ieri a Milano con Matteo Renzi conferma il persorso autonomo di Campo Progressista. "Campo Progressista prosegue in piena autonomia il lavoro": Giuliano Pisapia lo sottolinea in un post su Facebook senza parlare dell'incontro di ieri con Matteo Renzi a Milano (che lui non ha confermato ma che nel Pd assicurano sia avvenuto). "Nei prossimi giorni in Italia si confronteranno storie, proposte politiche, biografie che appartengono alla grande famiglia del centrosinistra - ha osservato l'ex sindaco -. Il mio auspicio è che nel confronto serio e anche aspro che si svolgerà a Rimini e a Roma tutti facciano lo sforzo di ritrovare prima i valori comuni che le ragioni di divisione e di separazione. Il #CampoProgressista che abbiamo immaginato e stiamo iniziando a progettare vuole innanzi tutto essere utile a questo". 

ANSA

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SEZ.POLITICA Stadio Roma: Raggi, non ci sarà alcuna colata cemento Morassut: "Da Raggi nessuna posizione chiara". In Regione si attendono atti ufficiali da Comune

16 Febbraio 2017, 10:57am

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SEZ.POLITICA Stadio Roma: Raggi, non ci sarà alcuna colata cemento Morassut: "Da Raggi nessuna posizione chiara". In Regione si attendono atti ufficiali da Comune

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Flash mob di Legambiente davanti all'ex ippodromo di Tor di valle contro il progetto dello stadio della Roma. "Sarà il più grande diluvio di cemento su Roma per i prossimi anni ma anche dei decenni passati", ha detto Roberto Sacchi, presidente di Legambiente Lazio. Lo stadio, il business center e il convivium, come viene chiamata la zona di ristoranti e negozi, "svilupperebbero 1.196.800 metri cubi di cemento, diluvio assolutamente fuori dalle regole del piano regolatore -ha aggiunto Sacchi- Era previsto l'allungamento della metropolitana, il potenziamento della Roma-Lido, ma ora non si prevede più niente di tutto questo".

Stadio Roma: Raggi, non ci sarà alcuna colata cemento - "Non ci sarà assolutamente alcuna colata di cemento, anzi francamente mi dispiace molto che come al solito alcuni giornali abbiano inventato verità che non esistono". Lo ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi entrando in Campidoglio a proposito della revisione del progetto dello Stadio della Roma. "Non c'é alcun accordo, stiamo lavorando per capire se sia possibile trovare una via di mezzo. La revisione del progetto si basa su tantissimi elementi. E' un progetto partito con la consiliatura precedente e quindi stiamo facendo tutto il possibile per armonizzarlo con la nostra visione, finché è possibile". Lo ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi entrando in Campidoglio a proposito della revisione del progetto dello Stadio della Roma.

Interrogazione Pd a Raggi, che ruolo ha Lanzalone? - "Dall'intervista odierna che l'ex assessore Paola Muraro ha rilasciato al quotidiano 'La Stampa' abbiamo appreso che la nomina del direttore generale di Ama 'fu fatta da Casaleggio attraverso tale avvocato Luca Lanzalone'. Alle trattative con l'A.S. Roma e ai tavoli tecnici per la rimodulazione del progetto dello stadio della Roma lo stesso avvocato genovese rappresenta l'amministrazione. All'avv. Luca Lanzalone il Campidoglio, sempre secondo notizie di stampa, sembra aver affidato il compito di passare al setaccio tutti gli atti dell'ex vice capo di gabinetto e capo del personale Raffaele Marra". Così, in una nota, la capogruppo del Pd in Campidoglio Michela Di Biase. "Siamo in presenza di una sorta di eminenza grigia cui appare essere stato affidato il compito di tutore del Sindaco o la sua rappresentanza in contesti decisionali particolarmente rilevanti per la città. Peraltro a tutt'oggi non risulta che all'avvocato Lanzalone sia stato assegnato un incarico di consulenza o che con il suo studio sia stato stipulato un contratto di assistenza alla prima cittadina da parte dell'amministrazione capitolina. E' per i suddetti motivi che oggi stesso abbiamo presentato una interrogazione urgente al Sindaco per conoscere le modalità di pubblica rilevanza con i quali sono stati assegnati incarichi o attività di consulenza all'avvocato Luca Lanzalone e l'entità dei compensi, qualora siano previsti, riconosciuti per lo svolgimento di tale attività", conclude.

In Regione si attendono atti ufficiali da Comune - Sulla vicenda dello Stadio della Roma, alla luce degli ultimi sviluppi in Campidoglio, al momento, nessun commento ufficiale arriva dalla Regione Lazio. Ciò che trapela però è che da via Cristoforo Colombo si rimane in attesa di atti ufficiali da parte di Roma Capitale. Atti che andranno presentati formalmente nella Conferenza dei servizi che si chiuderà il prossimo 3 marzo. Da un punto di vista tecnico, infatti, al momento ciò che il Campidoglio ha depositato al tavolo aperto presso la Regione guidata da Nicola Zingaretti è un parere non favorevole, sia pure con diverse indicazioni che vanno in direzione correttiva. Roma Capitale, alcune settimane fa, ha chiesto e ottenuto una proroga di trenta giorni alla Conferenza dei servizi. Un mese di extra-time che scadrà, appunto, con la seduta del 3 marzo. Entro quella data il Campidoglio dovrebbe approvare, in Giunta e in Consiglio, la variante al Piano regolatore: in caso di un accordo sul taglio delle volumetrie al 20 per cento, per esempio, si parlerebbe comunque di un totale di oltre 700 mila metri cubi.

Morassut, da Raggi nessuna posizione chiara - "Sullo Stadio della Roma il Movimento 5 Stelle l'amministrazione sono stati incapaci di dire alla Roma, ai promotori dell'operazione e alla città quale sia la loro posizione sulla questione". Lo ha dichiarato Roberto Morassut, deputato del Partito democratico, intervenendo dagli studi di TgCom24. "In campagna elettorale - continua - si dichiaravano contrari. Poi alcuni hanno cambiato idea senza spiegare con trasparenza quali eventuali modifiche apportare al progetto. L'unico atto che hanno prodotto fino ad ora è un parere contrario". "E' disdicevole che un'amministrazione della Capitale offra questo spettacolo, con una gestione amministrativa confusa, piena di chiacchiere commistioni con vicende personali, caratterizzata da immobilismo, continui annunci e zero fatti", ha concluso

"Stiamo lavorando per trovare un sostituto, soprattutto una persona che parli di meno e lavori di più IL VIDEO. Abbiamo moltissimi dossier aperti, quello sullo Stadio è uno dei tanti, i piani di zona, i toponimi, le affrancazioni, tutte cose sulle quali bisogna lavorare in maniera costante e quotidiana". Così la sindaca Virginia Raggi arrivando in Campidoglio ha risposto a chi le chiedeva se, dopo le dimissioni dell'assessore all'Urbanistica Paolo Berdini, stesse cercando un sostituto.

Poi a proposito della revisione del progetto dello Stadio della Roma: "Non ci sarà assolutamente alcuna colata di cemento, anzi francamente mi dispiace molto che come al solito alcuni giornali abbiano inventato verità che non esistono".  "Non c'é alcun accordo, stiamo lavorando per capire se sia possibile trovare una via di mezzo. La revisione del progetto si basa su tantissimi elementi. E' un progetto partito con la consiliatura precedente e quindi stiamo facendo tutto il possibile per armonizzarlo con la nostra visione, finché è possibile", ha affermato Raggi.

"Adesso capiremo quali sono eventualmente questi gruppi di potere... Poi domani se c'é qualcos'altro me lo farete sapere". Lo ha detto con un filo di ironia la sindaca di Roma entrando in Campidoglio a chi le chiedeva cosa pensasse delle dichiarazioni dell'ex assessore all'Ambiente Paola Muraro che ha parlato, su La Stampa, del fatto che la sindaca sarebbe circondata da gruppi di potere che la controllano.

Di Maio, andati avanti perché Raggi si è scusata - "Raggi si fidava molto di Marra. Si è sbagliata e ha chiesto scusa. E solo perché ha chiesto scusa siamo andati avanti". Lo ha detto Luigi Di Maio, intervenendo ad Agorà (Rai3). Il vicepresidente della Camera è poi tornato sulla vicenda del suo sms inviato dalla sindaca a Marra: "Ieri c'è stata una ricostruzione diffamante nei miei confronti su tre giornali. Se si dicono cose false è mio dovere querelare". "Nessuno dei giornalisti, che ieri hanno fatto quei titoli vergognosi, mi ha fatto una telefonata. Io - ha aggiunto - avrei risposto e avrei letto tutti gli sms. Bastava che i direttori di quei giornali mi chiedessero scusa e io non avrei neanche querelato". "Si vuole colpire per me per colpire il Movimento", ha sottolineato Di Maio.

ANSA

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SEZ. POLITICA Caso chat, M5S blinda Di Maio.Scontro totale con stampa 'E' killeraggio, misura è colma'. Quotidiani, accuse infondate

15 Febbraio 2017, 11:07am

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SEZ. POLITICA Caso chat, M5S blinda Di Maio.Scontro totale con stampa 'E' killeraggio, misura è colma'. Quotidiani, accuse infondate

INSERITO DA MORENA MOTTA Luigi Di Maio torna oggi sul caso della chat con Virginia Raggi su Raffaele Marra. "Ieri sono finito sui giornali per una notizia falsa, se i direttori si vogliono scusare ritiro le querele", spiega Di Maio secondo il quale la vicenda della chat dimostra come "il M5S le pulci le fa soprattutto ai nostri". E su Marra Di Maio conferma come, avendo lavorato anche nelle Giunte precedenti, "avevamo diffidenze e per questo avevamo chiesto la rimozione. Ma su Marra Raggi ha già chiesto scusa".

Scontro totale con stampa - Roma, Telegram, Raffaele Marra: su questi tre campi si innesca l'ultimo atto della battaglia campale tra M5S e stampa italiana. La notizia di una chat su Telegram del 10 agosto 2016 in cui Luigi Di Maio, scrivendo a Virginia Raggi, definisce "un servitore dello Stato" Raffaele Marra, campeggia oggi su tre grandi quotidiani innescando, immediata e rabbiosa, la reazione del Movimento. Da Beppe Grillo a Davide Casaleggio fino all'ala più lontana dal vice presidente della Camera, quella ortodossa, piovono parole di solidarietà per Di Maio e attacchi feroci verso una stampa che - questo il titolo del post di Grillo - fa "killeraggio" contro i pentastellati. Con un obiettivo, è il j'accuse dell'ex comico: prestare il fianco agli altri partiti per frenare il Movimento. La chat a cui si fa riferimento risale a circa un mese dopo l'ormai celebre incontro tra Di Maio e Marra. Ed è una chat, riportano i quotidiani questa mattina, che è finita nello smartphone dell'ex braccio destro della sindaca di Roma, attualmente al Regina Coeli. Il contesto è duplice: da un lato il Movimento attende di sapere (la risposta arriverà il 12 agosto) dal pm di Roma Giuseppe Pignatone se nei confronti di Marra vi siano "iscrizioni suscettibili di comunicazioni"; dall'altro nel M5S serpeggia, già prepotente, l'insofferenza per uno dei cardini del 'raggio magico'. "Aspettiamo Pignatone. Poi insieme allo staff (il minidirettorio, ndr) decidete/decidiamo. Lui non si senta umiliato. E' un servitore dello Stato. Sui miei il Movimento fa accertamenti ogni mese. L'importante è non trovare nulla", sono le parole di Di Maio al centro del caso. 

La chat, come anticipato dall'Ansa e poi pubblicato sul blog, è però più lunga di quella contenuta nelle carte pubblicate dai giornali. "Nella riunione con me, Marra semplicemente mi ha raccontato i fatti. Io l'ho ascoltato. Perché tu me lo avevi chiesto. Sono rimasto a tua disposizione non sua. E penso che nel gabinetto non possa stare, perché ci eravamo accordati così", scrive Di Maio, al quale Raggi replica che "Pignatone risponderà quanto prima". Parole che, tra l'altro, inducono il senatore FI Maurizio Gasparri a chiedere che il ministro della Giustizia riferisca su un eventuale traffico di notizie riservate tra Pignatone e Raggi. "Non è stata data alcuna notizia coperta da segreto investigativo", è la replica della Procura di Roma.

Il blog di Grillo, invece, pubblica la chat a corredo dell'ennesimo attacco alla stampa e in particolare ai tre quotidiani che riportavano la notizia: Repubblica, Corsera, Messaggero. "Quello che hanno scritto è falso, fuorviante e non verificato. La misura è colma", tuona Grillo, mentre Di Maio conferma di aver incontrato Marra per allontanarlo e incalza: "Non mi faccio intimidire da nessuno, i direttori si scusino". Quei direttori sui quali l'esponente M5S affonda: "Da parte dell'informazione o da parte di qualche partito che vuole fermarci?". Parole che, da Roberto Fico a Carla Ruocco, trovano anche l'ala ortodossa in un'inedita convergenza. Pronta anche la controreplica dei quotidiani coinvolti. "Grillo attacca con una propaganda delirante", scrive La Repubblica mentre il Corsera nega qualsiasi omissione e reputa "infondate" le accuse del M5S. "Accuse smentite dai fatti", sottolinea Il Messaggero. Tutti e tre i quotidiani infatti negano ci sia stata alcuna selezione delle frasi: la chat del 'casus belli' così come pubblicata è - questa le tesi - nelle carte della Procura. Resterebbe quindi da verificare se sia stata Raggi a 'girare' a Marra solo una parte della sua conversazione con Di Maio. La sindaca, tuttavia, non interviene nel giorno in cui, tra l'altro, l'assessore all'urbanistica Paolo Berdini lascia il Campidoglio con un velenosissimo addio. E con la vicenda stadio ormai prossima ad una svolta positiva: i colpi di scena, su Roma, non sono ancora finiti.

ANSA

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SEZ. POLITICA Pd, avanti con il congresso passa la linea del segretario Renzi

14 Febbraio 2017, 11:55am

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SEZ. POLITICA Pd, avanti con il congresso passa la linea del segretario Renzi

INSERITO DA MORENA MOTTA «Avete chiesto il congresso, andiamo». È passata la linea di Matteo Renzi, la direzione del Pd ha approvato a grande maggioranza (107 sì; 12 no; 5 astenuti) l’ordine del giorno che invita il presidente del partito Matteo Orfini a convocare l’assemblea (dove il leader formalizzerà le dimissioni) per avviare l’iter della fase congressuale. L’ordine del giorno è stato sottoscritto da tutte le componenti della maggioranza: renziani, Areadem di Dario Franceschini e Piero Fassino, Giovani turchi di Orfini, Sinistra è cambiamento di Maurizio Martina. Non ha partecipato al voto il ministro della Giustizia Andrea Orlando che aveva sostenuto la necessità di una conferenza programmatica da tenersi prima del congresso, rilevando il timore che le primarie possano trasformarsi nella «sagra dell’anti-politica». Non è escluso che Orlando si sia smarcato per candidarsi come nome unitario della sinistra e sfidare Renzi alla segreteria. La direzione del Pd non ha votato il documento firmato, tra gli altri, da Michele Emiliano e Roberto Speranza, nel quale si chiedeva il sostegno al governo Gentiloni fino alla scadenza della legislatura e il congresso a partire da giugno (con primarie tra ottobre e novembre), svolgendo nel frattempo una conferenza programmatica. Orfini ha valutato di non mettere entrambi i documenti in votazione, in quanto antitetici tra loro: il via libera all’uno, avrebbe automaticamente escluso l’altro. «La direzione si prepara a votare la fiducia al governo, quindi stiamo attenti a cosa si mette al voto», ha ammonito Fassino. Una lettura opposta a quella data dalla minoranza che invece legge nella scelta di non votare anche il suo ordine del giorno la volontà di Renzi di tenersi le mani libere quando si tratterà di staccare la spina al governo.
 


La resa dei conti nel Pd arriva a un punto cruciale e il rischio di una scissione non è scongiurato. Pierluigi Bersani ha risposto con un laconico «vedremo» a chi gli chiedeva cosa intendesse fare la minoranza e alla domanda esplicita su una scissione l’ex segretario se l’è cavata con un lapidario «grazie». L’assemblea si terrà già nel prossimo fine settimana, il congresso dovrebbe tenersi entro fine aprile. «Si chiude un ciclo», ha detto Renzi aprendo la direzione alla quale hanno partecipato sia il presidente del consiglio Paolo Gentiloni sia (fatto inedito, in quanto non iscritto al Pd) il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Una presenza voluta personalmente da Renzi per mettere in chiaro la linea del Pd sulla possibilità (adombrata dal ministro ma subito rientrata) di ritoccare le accise sulla benzina. «Non aumentare le tasse è da parte nostra un principio di serietà», ha precisato l’ex premier. Renzi è andato avanti diritto. «C’è un limite a tutto», ha detto, ricordando come nelle ultime settimane la minoranza abbia più volte cambiato idea e posizione. «Va messo un punto. De Luca ha detto che siamo dei masochisti, io non posso essere sadico. Un ennesimo rinvio non sarebbe compreso neanche dai nostri. Se qualcuno ha paura di confrontarsi con la propria gente lo dica», ha chiarito il segretario. Renzi ha lasciato in sospeso il tema, delicato, della data delle elezioni. La minoranza lo ha incalzato. «Propongo - ha detto Bersani - che non solo diciamo che si vota nel 2018, ma che garantiamo una conclusione ordinaria e normale della legislatura». Nella prospettiva del segretario restano sempre le elezioni anticipate a giugno (o al massimo a settembre) ma ieri in direzione non si sbilanciato. Anzi, ha precisato che sulla data delle elezioni «dico che ne sto fuori non in modo tattico ma per convinzione» e «se qualcuno vorrà utilizzare il congresso per dare la linea sulle elezioni, lo faccia. Io lo ritengo irrispettoso verso il presidente della Repubblica, il governo e i parlamentari».

La minoranza non s’aspettava un esito diverso. La scissione resta un orizzonte possibile e l’assemblea sarà il bivio decisivo. Michele Emiliano, Roberto Speranza ed Enrico Rossi, tre dei candidati alla segreteria, sono intervenuti in direzione per chiedere a Renzi di fare con calma, per permettere un confronto «vero» e non una «conta» delle tessere, una gazebata in cui si votano le «figurine» dei diversi candidati. Si è rivisto, dopo anni di assenza, anche Massimo D’Alema. I bersaniani hanno rivendicato di aver tenuto un atteggiamento il più possibile dialogante, ma con scarsi risultati. «La tua diga alla crisi non regge più», ha detto Roberto Speranza, che ha incalzato Renzi a indicare la data delle elezioni e ha sostenuto la proposta di Orlando di una conferenza programmatica. «Io ho provato a non interrompere il filo. Ma il filo è sottile. Farò di tutto per non romperlo ma la responsabilità è soprattutto nelle tue mani», ha aggiunto Speranza. La tensione è alta. Michele Emiliano ieri ha annunciato la sua candidatura. «È una cosa che sento di fare, necessaria». Il governatore della Puglia ha proposto il congresso ad autunno, con il voto a febbraio 2018. «Un congresso ad aprile senza conoscere la legge elettorale, senza sapere quante sezioni sono commissariate e con la Pasqua in mezzo è una di quelle cose che fa rischiare la scissione», ha avvertito Emiliano, raccontando al segretario quanto abbia deluso pure uno come lui che lo aveva sostenuto nel 2013. Ormai, anche i rapporti personali sono andati, si è arrivati a rinfacciarsi accuse e insulti. La resa dei conti è appena agli inizi.

DI PAOLO MAINERO IL MATTINO

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