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SEZ. POLITICA RENZI E HOLLANDE RINFORZANO L'ASSE ROMA-PARIGI: "NESSUN INTERVENTO IN LIBIA, AVANTI CON LA TAV"

25 Febbraio 2015, 18:41pm

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Pubblicato da Dott. Michele Pappacoda Proprietario

SEZ. POLITICA RENZI E HOLLANDE RINFORZANO L'ASSE ROMA-PARIGI: "NESSUN INTERVENTO IN LIBIA, AVANTI CON LA TAV"
SEZ. POLITICA RENZI E HOLLANDE RINFORZANO L'ASSE ROMA-PARIGI: "NESSUN INTERVENTO IN LIBIA, AVANTI CON LA TAV"

INSERITO DA ANGELA CECERE ROMA - Nessun intervento militare in Libia e via libera al tratto transfrontaliero della Tav Torino-Lione. Piena sintonia fra il premier italiano Matteo Renzi e il presidente francese Francois Hollande nel vertice tenutosi all'Eliseo. Sette gli accordi sottoscritti: dall'Alta velocità alla cooperazione nella ricerca tecnologica e scientifica. Ma è soprattutto sulla Libia che Roma e Parigi si muovono in piena concordia. Serve «un'azione politica per riconciliare le fazioni e, per ora, nessun intervento di peacekeeping», dice Renzi.
L'asse Italia-Francia si consolida anche sul fronte europeo. I due leader riconoscono che «la ripresa è troppo timida e non basta a ridurre la disoccupazione» perciò bisogna spingere sugli investimenti per «sostenere e amplificare» la crescita. Sulla Tav spetta a Hollande l'annuncio: «Non ci sono più freni o ostacoli: la Torino-Lione è lanciata, dopo 14 anni i lavori possono partire». Via libera dunque ai lavori definitivi del tratto transfrontaliero della nuova linea alta velocità, al centro in Italia di tanti anni di polemiche e scontri. Il prossimo passo sarà, giovedì prossimo, la presentazione della richiesta di finanziamenti all'Ue. In Italia invece rimane la bagarre politica. Dalla Francia il premier ha difeso l'uso dei decreti legge, quali «strumenti naturali secondo Costituzione» in caso di blocco dei lavori in Parlamento. Un messaggio che è sembrato la conferma di voler procedere per decreto anche sulla riforma della Rai, sollevando le ire delle opposizioni. E anche del presidente della Camera Boldrini, che difende le prerogative del Parlamento: «Il decreto si deve fare quando c'è materia di urgenza. Sulla Rai non c'è qualcosa di imminente, non c'è una scadenza». Nella Lega intanto è bufera. Il sindaco di Verona Tosi ha fatto balenare l'idea di una sua candidatura alle regionali venete contro Luca Zaia, candidato ufficiale del Carroccio e governatore uscente. Il segretario Salvini non ha gradito la “ribellione”: «La candidatura di Zaia non si discute. Chi la mette in discussione si mette fuori gioco da solo». Ma Tosi sembra intenzionato a compattare un fronte anti-Salvini in Veneto, magari alleandosi con i centristi. Ieri il primo cittadino di Verona era a Roma dove ha incontrato Gaetano Quagliariello nella sede di Ncd.

LEGGO.IT

25.02.2015.

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SEZ. POLITICA ROMA Governo Renzi in tweet, da staisereno a voltabuona

21 Febbraio 2015, 18:04pm

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ. POLITICA ROMA Governo Renzi in tweet, da staisereno a voltabuona
SEZ. POLITICA ROMA Governo Renzi in tweet, da staisereno a voltabuona

INSERITO DA ANGELA CECERE Tra annunci, attacchi ai "gufi", selfie e risposte ai follower Enricostaisereno. Nasce sulle spoglie di un hashtag, il governo di Matteo Renzi. E con un hashtag, #lavoltabuona o #laSvoltabuona, scandisce la sua attività. Perché il giovane presidente del Consiglio ama comunicare con il linguaggio veloce e immediato di Twitter, la piattaforma di "live blogging" fatta di messaggi in 140 caratteri che sono scanditi dagli hashtag, parole chiave precedute da un cancelletto che possono diventare tormentone.

Su Twitter Renzi era molto attivo già da sindaco di Firenze e poi da segretario del Pd. Suo il format #Matteorisponde: la replica in forma di tweet alle domande dei cittadini, sbarcato - ma una volta soltanto - anche nella sala stampa di Palazzo Chigi. Da premier i suoi follower - il pubblico con cui direttamente dialoga su Twitter - sono cresciuti in maniera esponenziale e oggi sono 1,68 milioni (incalzano gli 1,73 mln del recordman Beppe Grillo). E fanno impallidire al confronto i 295 mila 'seguaci' del profilo ufficiale di Palazzo Chigi.
"Arrivo, arrivo! #lavoltabuona", è il "cinguettio" dell'esordio, quello che al Quirinale non dimenticano. Era il 21 febbraio 2014 e il leader del Pd era da Giorgio Napolitano per sciogliere la riserva. Rompendo ogni cerimoniale, comunicò così, con due parole e un hashtag, che a breve avrebbe letto la lista dei ministri. Poco più tardi, a cose fatte, un altro tweet: "Compito tosto e difficile. Ma siamo l'Italia, ce la faremo. Un impegno: rimanere noi stessi, liberi e semplici".

Nei giorni successivi, Renzi avrebbe raccontato in 140 caratteri l'esordio al governo. Con le foto del cortile di Palazzo Chigi deserto all'alba e della scrivania piena di carte ed evidenziatori. Con l'annuncio dei primi provvedimenti, con gli hashtag #lavoltabuona, #italiariparte, #cambiaverso e - nei mesi successivi - #passodopopasso, #millegiorni. E il rammarico di essere un po' meno presente per i follower: "Mi fermo qui.
Altrimenti passo la domenica su Twitter anziché sui dossier" (23 febbraio 2014), "Ho twittato meno, ma ci sono" (18 marzo 2014).
Un tweet basta per annunciare la firma di un accordo industriale e festeggiare una riforma ("La palude non ci blocca! E' proprio #lavoltabuona") ma anche per 'pungere' gli avversari: "Politica 1-Disfattismo 0" (sull'Italicum); "#allafacciadeigufi" (sul Def); "Un abbraccio a #gufi e #sorciverdi"; "Dice Grillo che il nostro è un colpo di stato. Caro Beppe: si dice sole. Il tuo è un colpo di sole!" (sulle riforme). "Trame, segreti, finti scoop, balle spaziali e retropensieri" (sui talk show).

Via Twitter Renzi ha raccontato i vertici internazionali e le prime fasi del soccorso della Norman Atlantic, ha pubblicato un cedolino con lo sgravio degli 80 euro, ha augurato buon viaggio a @Pontifex Papa Francesco, si è immortalato in un selfie con gli scout e ha fotografato le piazze della campagna elettorale per le Europee. Via Twitter il suo portavoce, Filippo Sensi (nickname: Nomfup), racconta in foto l'attività quotidiana del premier (#cosedilavoro), dalle conference call ai viaggi. Con qualche inciampo. Come un #erroreblu del premier nello scrivere "Sidney" e non Sydney. O come un tweet sulla partita Roma-Udinese, subito cancellato e attribuito alla svista di un collaboratore, Franco Bellacci, che ha accesso al suo profilo.

O, infine, come il tweet mai scritto ma pronunciato in un'intervista tv, che viene ricordato come il peccato originale del governo Renzi: "Diamo un hashtag #Enricostaisereno", disse l'allora sindaco a Enrico Letta il 17 gennaio 2014. Un mese dopo avrebbe preso il suo posto a Palazzo Chigi

ANSA

21.02.2015.

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SEZ.POLITICA Gli uomini sono già troppo indebitati, crescono i prestiti alle donne

20 Febbraio 2015, 16:20pm

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ.POLITICA Gli uomini sono già troppo indebitati, crescono i prestiti alle donne

Gli uomini di casa sono ormai troppo indebitati. E allora sono sempre più le donne a chiedere e ottenere prestiti. E' la nuova tendenza nel settore del credito che segnala all'Adnkronos Carmine Evangelista, amministratore delegato di Az Holding, società che fornisce supporto ai processi decisionali assicurativi, creditizi, bancari, legali ed aziendali. Il manager descrive così un altro aspetto della crisi anticipando l'andamento che sarà disegnato dai numeri del prossimo rapporto di marzo dell'Osservatorio Statistico. "Il marito, il padre è spesso già pesantemente indebitato - spiega Evangelista disegnando un trend in salita dal 28,6% del 2011 al 32,7% del 2014 - l'unica che può chiedere il prestito è la donna, moglie, madre o addirittura la nonna. Sono un pilastro della famiglia". Il reddito femminile "è mediamente inferiore" e questo spiega anche in parte "l'aumento di sette punti dei prestiti concessi a chi guadagna meno di mille euro al mese".

Di positivo, se così possiamo dire, c'è che "questo risultato è in parte indice di una maggiore partecipazione al lavoro delle donneperché molti dei prestiti vengono concessi con la cessione del quinto dello stipendio".

Sempre più prestiti 'in rosa', dunque. Ma crescono anche quelli concessi a immigrati, 17,2% dell'anno scorso contro il 15,1% del 2011, e ai giovani sotto i quarant'anni. "Parliamo di tre punti in più - spiega Evangelista - gli under40 fanno parte di una popolazione più a rischio dal punto di vista reddituale perché coinvolta all'interno di lavori meno stabili. Sono a Partita Iva, a progetto, occasionali. Non è detto che abbiano un reddito più basso, solo più precari".

Ci sono più debiti al Nord che al Centro. I numeri parlano chiaro. Al Nord sono pari al 60%, al Centro siamo al 23% e 17% al Sud. "Soprattutto l'area Nord Est ha molto sofferto con la chiusura delle piccole e medie imprese, il fatto che ci siano state tante 'serrate' e quindi tanti fallimenti si è inevitabilmente riflesso sul lato occupazione". In pratica chi aveva un lavoro, avendolo perso, si è dovuto indebitare e, spiega Evangelista, "ha fatto più fatica a rimborsare i prestiti che aveva in corso".

Sempre una donna è protagonista di una sentenza che è stata definita "storica" perché è stato applicato per la prima volta in Lombardia uno dei primi 'Piani del consumatore' in Italia. Nei giorni scorsi il tribunale di Busto Arsizio ha ridotto il debito da 86mila a 11mila euro di una cartella esattoriale di Equitalia di una signora 53enne cassaintegrata.

Applicando quanto stabilito dalla legge 3 del 2012 e secondo il principio della 'Composizione della crisi da sovraindebitamento', il tribunale ha stabilito che dovrà pagare l'87% in meno. L'importo è stato individuato in base alle attuali possibilità economiche della debitrice.

“L’obiettivo della legge – dice l’avvocato della signora Pasquale Lacalandra – è quello di dare l’opportunità ai debitori che si trovano in situazioni critiche di riacquistare un ruolo attivo nell’economia e nella società, senza restare schiacciati dal carico dell’indebitamento preesistente". E’ importante però, spiega il legale Lacalandra, "valutare attentamente le condizioni per poter accedere alla procedura, dato che il Tribunale competente, dovrà esaminare sia la fattibilità del piano" sia "la meritevolezza del debitore”.

Pur essendo contento della sentenza, segno del fatto che "si muove qualcosa" il vicepresidente di Konsumer Italia, Marco Recchi mette l'accento sul fatto che "è evidente che la legge non funziona". In Italia abbiamo fatto una "norma particolarmente complessa e rigida", accusa Recchi, "che è servita solo a mettersi a posto con le istituzioni europee".

"In più di due anni ha prodotto solo episodi sporadici di provvedimenti giudiziari - conclude Recchi - Di fronte a una crisi drammatica del Paese, tre e quattro sentenze non bastano. Il fatto che siano così poche in un periodo di crisi così lungo come è quello che stiamo attraversando e i tanti casi di disperazione di piccoli imprenditori, prova che la legge è troppo complessa e non funziona".

fonte:http://www.adnkronos.com/

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SEZ. POLITICA Charlie Hebdo, a più di un mese dalla strage

20 Febbraio 2015, 16:18pm

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ. POLITICA Charlie Hebdo, a più di un mese dalla strage

Il peggior incubo del terrore si è concretizzato un mese fa: con le stragi di Charlie Hebdo e quella dell'Hyper Kocher che hanno terrorozzato Parigi fra il 7 e il 9 gennaio e lasciato per terra 12 morti.

Dopo la reazione a caldo della Francia - due milioni di persone in piazza e i leader mondiali schierati uno al fianco dell'altro - e della redazione di Charlie Hebdo, che ha fatto uscire il giornale dopo che una parte della redazione era stata uccisa, il comprensibile momento di elaborazione di quanto è successo. La redazione di Charlie Hebdo si è fermata e il prossimo non sarà nelle edicole prima del 25 febbraio.

LE TRE GIORNATE DI TERRORE
Il commando che ha terrorizzato la Francia per oltre due giorni era composto da elementi che si rivendicano di al Qaida e dello Stato islamico, uniti nel comune obiettivo di fare strage tra gli "infedeli". I fratelli Kouachi, secondo le parole dello stesso Chérif in una telefonata a un'emittente francese durante l'assedio di Dammartin, agivano "per conto di al Qaida", in particolare del ramo yemenita-saudita l'Aqap. Sono stati finanziati "da Anwar Awlaki", l'imam radicale ucciso in Yemen nel 2011 che Cherif incontrò prima della morte in Yemen. Il collegamento tra i due terroristi e il network del terrore erano già emersi con forza in questi giorni. Loro stessi, nel corso del tragico blitz contro la sede di Charlie Hebdo, avevano gridato "siamo di al Qaida in Yemen". E Charb, il direttore della rivista, era finito nella wanted list di al Qaida sin dal 2013.

Dopo il massacro di Parigi i siti jihadisti hanno ripubblicato il manifesto di morte, con una x rossa su Charb, il ringraziamento ai due fratelli e il sinistro richiamo proprio ad Awlaki, con la sua famigerata frase "The Dust will never settle down", le acque non si calmeranno, titolo di uno dei più violenti discorsi dell'imam americano-yemenita. Solo tre anni prima, nel 2010, Awlaki aveva trattato il tema delle vignette "blasfeme" contro Maometto nel primo numero di Inspire, il magazine fondato dall'imam e gestito dall'Aqap. Gli autori delle vignette dovevano "essere giustiziati".

Nel 2012 poi, l'intero staff di Charlie Hebdo era stato dichiarato un "obiettivo" dal portavoce americano di al Qaida, Adam Yahiye Gadahn. Due giorni fa la strage di Parigi. Ai due fratelli, che hanno agito come un commando militare, segno del fatto che erano ben addestrati, si aggiunge Amedy Coulibaly. E' un antico sodale di Chérif, che conobbe in carcere nel 2005. E tutti e tre aderiscono alla 'filiera delle Buttes Chaumont', il parco che sorge nel 19/o arrondissement di Parigi, considerata una 'maxi-cellula' del terrorismo di matrice islamica.

Coulibaly e i due fratelli si dividono i compiti: "A loro Charlie Hebdo, a me i poliziotti", ha detto il terrorista, anche lui in una telefonata all'emittente BFM.

Prima Coulibaly ha ucciso una agente di polizia, poi si è dato alla fuga. Mentre le forze speciali assediavano i fratelli nella tipografia di Dammartin, ha fatto irruzione in un negozio kosher a Parigi. "Liberate i fratelli Kouachi e non fate assalti o ucciderò tutti gli ostaggi": ha detto nel corso della giornata agli agenti che trattavano la sua resa. Dopo il blitz delle forze speciali e la morte dei tre terroristi, i sostenitori di al Qaida e dell'Isis sono tornati a unirsi sui social network. Hanno lanciato l'hashtag "#jesuiskoauchi" e celebrano il martirio dei "leoni di Francia". Altri lanciano terribili parole d'ordine: "Questo è solo l'inizio, i crociati si preparino a giorni ancora peggiori".

fonte:Ansa

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SEZ.POLITICA RIFORME, IL SÌ AGLI EMENDAMENTI NELLA MARATONA NOTTURNA. RENZI: GRAZIE A GUFI E SORCI VERDI

14 Febbraio 2015, 11:20am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ.POLITICA RIFORME, IL SÌ AGLI EMENDAMENTI NELLA MARATONA NOTTURNA. RENZI: GRAZIE A GUFI E SORCI VERDI

INSERITO DA MORENA MOTTA L'Aula della Camera ha terminato durante la notte l'esame degli emendamenti e quindi degli articoli al ddl sulle riforme. L'ok finale al testo da parte di Montecitorio (il secondo dei quattro passaggi necessari) è atteso entro i primi giorni di marzo. Il premier Matteo Renzi era in Aula. L'Aula della Camera stanotte ha dunque approvato gli ultimi 4 articoli al ddl sulle riforme (dal 38 al 41) e relativi al coordinamento, alle disposizioni transitorie e a quelle finali nonchè l'articolo relativo all'entrata in vigore delle norme. Il via libera agli articoli è stato salutato da un applauso dei deputati del Pd, che si sono anche alzati in piedi.

RENZI: "GRAZIE DEPUTATI, ABBRACCIO A GUFI E SORCI VERDI"«Grazie alla tenacia dei deputati terminati i voti sulla seconda lettura della riforma costituzionale. Un abbraccio a gufi e sorci verdi». Lo ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio Matteo Renzi, al termine della maratona parlamentare che ha portato all'approvazione del ddl costituzionale alla Camera. FASSINA: "DOVEVAMO TROVARE L'ACCORDO CON GLI ALTRI PARTITI" Il suo annuncio di non votare sulle riforme «non è un Aventino, ma il tentativo di affrontare il grave problema politico dell'uscita di tutte le opposizioni». È quanto chiarisce il deputato della minoranza Dem Stefano Fassina che in un'intervista a Repubblica afferma: «Voglio rimanere coerente ai principi costituzionali». «Abbiamo iniziato l'iter delle riforme riconoscendo l'errore del centrosinistra nel 2001, e poi del centro destra nel 2006, nella scrittura unilaterale della costituzione. Di fronte al rischio di ripetere oggi questo errore, avremmo dovuto sospendere i lavori, cercare un dialogo con le opposizioni. E poi ripartire», aggiunge. Nessuna 'paludè: «Io ho chiesto di sospendere qualche ora, qualche giorno, non di rinunciare all'obiettivo. L'azione di governo, di fronte agli atteggiamenti ostruzionistici, a tratti squadristi del M5S, può andare avanti con le forzature dei regolamenti d'aula e i colpi di fiducia. Ma la riscrittura delle regole del gioco non può essere fatta come se fosse un decreto fiscale o sul lavoro». Allora si va al voto, come ha prospettato anche Renzi? «Non raccolgo le minacce - risponde - Le riforme costituzionali non si possono fare sotto il condizionamento di uno show down della legislatura. Ci sono principi di fondo che anche il premier deve rispettare».

FONTE LEGGO.IT

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SEZ. POLITICA Riforme, dopo lo stop al Nazareno si dimette il relatore di Fi

10 Febbraio 2015, 13:23pm

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ. POLITICA Riforme, dopo lo stop al Nazareno si dimette il relatore di Fi
SEZ. POLITICA Riforme, dopo lo stop al Nazareno si dimette il relatore di Fi

INSERITO DA ELSA COPPA Testo di nuovo in Aula. Si vota a raffica fino a sabato. Italicum assegnato in commissione a Montecitorio ma 'congelato'.

Forza italia passa dalle parole ai fatti e dopo la rottura del Patto del Nazareno e forte del rinsaldato asse con la Lega va all'attacco. Il primo atto sono le dimissioni di Francesco Paolo Sisto da relatore di minoranza delle riforme costituzionali tornate in Aula oggi dopo l'elezione del nuovo capo dello Stato. "Faremo di tutto per rallentare le riforme", promettono gli azzurri. "Andremo avanti", è la replica del Pd.

Sisto, che è presidente della commissione Affari costituzionali e relatore del provvedimento con Emanuele Fiano del Pd, ha spiegato di dimettersi "con il dolore profondo del giurista cui viene data l'occasione di riscrivere la Costituzione, ma con la coerenza di una appartenenza a un partito senza opportunismi". "Con senso di responsabilità - ha detto - Fi ha partecipato ad una intesa innaturale con il Pd per una cooperazione sulle riforme che non rinnegasse il passato, con cancellasse il presente e non precludesse il futuro. Un patto che è una transizione temporanea e che oggi non è più viva in quanto l'accordo è stato sciolto e Fi si ritiene libera di non essere scontenta". Sisto smentisce anche che le sue dimissioni possano essere causa di rallentamento del provvedimento ma il primo voto sul testo arriva dopo due ore dall'avvio della seduta.

Brunetta, faremo di tutto per rallentare - "Sarebbe oggi pura irresponsabilità concorrere a una direttrice autoritaria. La maggioranza si fermi". Lo ha detto nell'Aula della Camera Renato Brunetta annunciando l'ostruzionismo di Fi alle riforme, "una corsa rovinosa verso il disastro che faremo di tutto per rallentare".

Lotti, andiamo avanti - Mi spiace per le dimissioni di Sisto ma noi andiamo avanti". Così il sottosegretario Luca Lotti parlando con i giornalisti in transatlantico. "Il patto del Nazareno sono le riforme che portiamo avanti. Vedremo in Aula che fa Fi, non ci pare che all'interno ci siano idee chiare ma non metto bocca nei partiti altrui".

Bocciata la richiesta di rinvio in commissione del Movimento cinque stelle. Sul testo per il momento sono dunque previste sedute tutti i giorni dalle 9 alle 23 fino a sabato e ci sono circa 2mila voti da fare. Il testo dovrà poi tornare al Senato e, dato che si tratta di una riforma costituzionale, è previsto un doppio passaggio alle Camere a distanza di tre mesi.

Oltre al rischio ostruzionismo, sulle riforme restano comunque da sciogliere ancora alcuni nodi dentro la stessa maggioranza. Due i capitoli principali, su cui insiste la minoranza Pd: quello legato alle norme transitorie per il ricorso preventivo alla Corte costituzionale in materia di legge elettorale e quello relativo alla possibilità di scorporare le spese per investimenti dal pareggio di Bilancio previsto in Costituzione, a cui si aggiungono i capitoli relativi al procedimento legislativo, alle competenze Stato-Regioni nonché quello relativo al quorum necessario per la dichiarazione di guerra.

Per quanto riguarda il cosiddetto sindacato di costituzionalità all'interno dello stesso Pd si confrontano diverse posizioni: il testo attuale prevede che sia necessario 1/3 dei parlamentari per chiedere una valutazione preventiva alla Corte costituzionale delle riforme del sistema di voto mentre tra gli esponenti della minoranza Dem c'è chi vorrebbe portare l'asticella a 1/10 e chi addirittura vorrebbe che il meccanismo fosse automatico, prevedendo tra l'altro che possa valere anche in via transitoria per l'Italicum.

Intanto l'Italicum è stato assegnato il 5 febbraio scorso alla commissione Affari Costituzionali della Camera guidata dall'azzurro Francesco Paolo Sisto. Ma - secondo quanto viene spiegato - non sarà all'ordine del giorno dei lavori della commissione prima di marzo. Dopo l'ok del Senato il governo, come ha ricordato anche di recente il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, considera il testo blindato e non vuole modifiche. La minoranza Dem, però, insiste sulla necessità di cancellare i capilista bloccati (un meccanismo che - accusa - di fatto ripropone il difetto del Porcellum di creare un Parlamento di nominati). Il testo prevede il premio di maggioranza alla lista che supera il 40% dei voti. Secondo turno tra i due partiti piu' votati se nessuno supera quella soglia. Sbarramento al 3% e capilista bloccati. ANSA

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SEZ.POLITICA Berlusconi-Salvini, patto anti-Renzi. Ma l'intesa agita Forza Italia

10 Febbraio 2015, 10:24am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ.POLITICA Berlusconi-Salvini, patto anti-Renzi. Ma l'intesa agita Forza Italia

INSERITO DA MORENA MOTTA Forza Italia e Lega Nord ci riprovano. Silvio Berlusconi e Matteo Salvini si incontrano, con un blitz notturno del leader del Carroccio domenica nella villa del Cavaliere ad Arcore, e prospettano un nuovo cammino comune per i due principali
partiti di centrodestra.

Un'intesa che punta alle elezioni regionali di maggio ma che, per ora, si limita ad una dichiarazione di guerra al governo di Matteo Renzi: «Opposizione parlamentare a 360 gradi».

La discussione sulle candidature per il voto regionale è ancora all'inizio: Salvini insiste sulla «conventio ad excludendum» nei confronti di Angelino Alfano, reo di sostenere l'esecutivo, e invita Forza Italia ad appoggiare i candidati leghisti in Liguria e Veneto. Il Cavaliere prende tempo per lasciare sempre aperta la porta con Ncd, e in attesa di poter scendere in campo a marzo e così potersi impegnare in prima persona in campagna elettorale.

I falchi di Forza Italia spingono per chiudere l'accordo con la Lega ma le colombe frenano l'ex premier e lo mettono in guardia sul pericolo di un abbraccio mortale con il Carroccio («il flop di FI al voto in Emilia-Romagna insegna», dicono) e soprattutto sulla reale convenienza di intraprendere la strada dello scontro frontale con Renzi. Molti azzurri, e tra loro molti verdiniani, non vogliono buttare all'aria - che il patto del Nazareno resista ancora o meno - l'accordo sulle riforme e in particolare quello sulla legge elettorale.

Lo scontro frontale non conviene e meno che mai alla vigilia di provvedimenti come quello sulla delega fiscale, avrebbero suggerito oggi ad Arcore alcuni fedelissimi a Berlusconi. Poi c'è il rischio di non avere alcuna presidenza di Regione al Nord dopo aver già ceduto al Carroccio quelle della Lombardia, del Veneto e del Piemonte (persa dopo il nuovo voto del 2014).

L'ex premier, però, deve fare i conti anche con il pressing interno di Raffaele Fitto: «Mi verrebbe da dire a chi in Forza Italia ci raggiunge sulle frontiere dell'opposizione: «Benvenuti! Meglio tardi che mai! Purtroppo, però, la frittata è già stata fatta», sottolinea l'europarlamentare azzurro costretto ad alzare i toni per tenere viva la tensione in vista della convention dei "ricostruttori azzurri" del prossimo 21 febbraio.

La Lega osserva e prova a trarne il massimo profitto. Salvini vuole affrontare da una posizione di vantaggio le trattative con Berlusconi: «Forza Italia, a quanto ci hanno detto, ha deciso di essere all'opposizione. Questo ci riempie di gioia, la facevamo da soli per troppi mesi. Vediamo se la ritrovata opposizione sarà duratura o temporanea», chiosa il segretario del Carroccio.

Quanto alle regionali, «ci mettiamo a disposizione coi nostri uomini e i nostri programmi» ma «non è possibile che il simbolo della Lega Nord sia affiancato da quello dell'Ncd di Alfano».

L'intesa FI-Carroccio mette in serie difficoltà Ncd. Se andasse in porto il progetto di Salvini che esclude i centristi dall'alleanza per le elezioni in Veneto, il partito di Alfano sarebbe pronto anche ad appoggiare un candidato del Pd in Campania, altra regione in bilico. Una scelta, quest'ultima, che metterebbe a rischio la tenuta di molti parlamentari. Nunzia De Girolamo in questi giorni ha intensificato i contatti con Giovanni Toti con l'obiettivo di ancorare Ncd agli azzurri.

Come se non bastasse, Alfano deve tenere conto delle fibrillazioni dei suoi parlamentari di area cattolica messi in allarme dalle indiscrezioni sulle aperture di Renzi in merito alle unioni gay: nel partito non manca chi è convinto che si possa trattare di un'offerta alla minoranza dem in cambio di un ammorbidimento sulla legge elettorale. Di questo avrebbero parlato Alfano e Renzi nell'incontro a Palazzo Chigi nel corso del quale - riferiscono fonti parlamentari - il ministro dell'Interno avrebbe comunque ricevuto rassicurazioni.

FONTE: IL MATTINO.IT

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SEZ.POLITICA Falso in bilancio, Orlando: "Nessun affanno. Entro martedì avremo il testo"

6 Febbraio 2015, 10:08am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ.POLITICA Falso in bilancio, Orlando: "Nessun affanno. Entro martedì avremo il testo"

INSERITO DA MORENA MOTTA "Non siamo in affanno, stiamo lavorando per martedì, quando dovremo chiudere con gli emendamenti per avere un testo, quindi da questo punto di vista l'attesa è molto contenuta". Così il ministro della Giustizia Andrea Orlando risponde a chi sostiene che la maggioranza sia in "affanno sulla soglia di non punibilità del falso in bilancio".

"Sulla prescrizione - aggiunge Orlando, a Palermo per un incontro con gli studenti - si è deciso invece di affrontarla alla Camera, dove c'è già un ddl con relativi emendamenti del governo su cui la Commissione competente sta lavorando".

Orlando replica poi a distanza all'Anm che, parlando del falso in bilancio, ha detto che il governo è "sulla strada giusta" ma "che ci vuole ancora più coraggio": "Non si tratta di avere coraggio ma di avere delle norme che siano eque e che siano in grado di aggredire il fenomeno e credo che stiamo lavorando in questa direzione".

FONTE: ADNKRONOS

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SEZ.POLITICA Quirinale, Seconda fumata nera per il presidente della Repubblica. Renzi preme Alfano per Mattarella

30 Gennaio 2015, 13:50pm

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ.POLITICA Quirinale, Seconda fumata nera per il presidente della Repubblica. Renzi preme Alfano per Mattarella

INSERITO DA MORENA MOTTA. Fi valuta di uscire dall'Aula alla quarta chiama

Seconda fumata nera a Montecitorio per l'elezione del nuovo capo dello Stato: nessun candidato ha superato il quorum richiesto di 673 voti. Del resto, salvo sorprese, dati i numeri proibitivi richiesti per l'elezione ai primi tre spogli, quella di oggi dovrebbe comunque essere una giornata interlocutoria. La partita si svolge dunque tutta nei corridoi di Montecitorio con i partiti che scelgono la linea in vista del voto, forse decisivo, di domani quando si scende a quota 505. Ieri fumata nera, altra votazione nel pomeriggio alle 15. Ecco i risultati della seconda votazione: Presenti e votanti: 953 Maggioranza: 673 Imposimato, 123 Feltri, 51 Castellina, 34 Bonino, 23 Rodotà, 22 Sabelli, 14 Gualdani, 10 Pagano, 7 Versace, 6 Prodi, 5 Severino, 5 Mattarella, 4 Razzi, 4 Sangalli, 4 Greggio, 3 Guerra, 3 Messina, 3 Barani, 3 Bersani, 2 Cimmino, 2 Finocchiaro, 2 Frattini, 2 Marinetti, 2 Scognamiglio, 2 Voti dispersi, 143 Schede bianche, 531 Schede nulle, 26. Dopo la tensione sul Patto del Nazareno riunione dei vertici di Forza Italia in contatto con quelli di Nuovo centrodestra per fare il punto e decidere se procedere domani con la scheda bianca oppure valutare altre soluzioni. Gli azzurri valuterebbero anche di restare fuori dall'Aula alla quarta votazione, cosa che favorirebbe l'abbassamento del quorum necessario all'elezione. Renzi e il Pd sono a caccia di voti per Sergio Mattarella (PROFILO) e sono in pressing su Ncd ed Fi. A chi - come Renato Brunetta - evoca il voto anticipato dopo la rottura del 'Patto per il Nazareno' e la tensione con Alfano replica il braccio destro di Renzi, Luca Lotti, che assicura si voterà nel 2018.
Il 'piano B' degli azzurri - Acqua agitate dentro Forza Italia in vista del voto di domani che sulla carta porterebbe all'elezione di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica. L'idea di votare scheda bianca come deciso ieri da Berlusconi con il suo partito inizia a creare molti dubbi all'interno del partito e ad alimentare i sospetti che poi nel segreto dell'urna l'ordine di scuderia non venga rispettato. Ecco perché in queste ore si sono intensificati i contatti tra l'ex premier, rientrato ad Arcore ieri, e i fedelissimi azzurri per ipotizzare un 'Piano B' e cioè la non partecipazione al voto. L'ipotesi sarà discussa nella riunione di tutto lo stato maggiore azzurro in contatto permanente con i vertici di Ncd. Anche all'interno del Ncd le frizioni sarebbero notevoli, soprattutto di chi giudica negativo non votare Mattarella e rompere il patto con Renzi. La situazione è in evoluzione, spiegano in Forza Italia, e non si esclude nemmeno un eventuale colpo di scena da parte del Cavaliere che alla fine potrebbe chiedere ai suoi di appoggiare il candidato di Renzi. Anche l'europarlamentare Raffaele Fitto ha riunito i suoi per fare il punto.

Pd in pressing su Ncd - Il Pd sta cercando, a quanto si apprende, di convincere Ncd a votare Sergio Mattarella al quarto scrutinio. Ma il partito di Angelino Alfano, spiegano fonti parlamentari, è diviso con un'area, che comprende Beatrice Lorenzin, Andrea Costa, Laura Bianconi e i parlamentari siciliani che spingono per votare Mattarella e scegliere l'alleanza con Renzi e chi, tra i quali Maurizio Lupi, che invece vogliono fare una scelta condivisa con Fi.

FONTE: ANSA

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SEZ.POLITICA Renzi avverte Forza Italia: niente veti. Poi incontra Silvio Berlusconi

28 Gennaio 2015, 14:52pm

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ.POLITICA Renzi avverte Forza Italia: niente veti. Poi incontra Silvio Berlusconi

INSERITO DA MORENA MOTTA La battuta del segretario: «Il borsino dei candidati è più fluttuante che in Borsa, ognuno ha il suo». Bersani: «Abbiamo iniziato a ragionare e anche bene»

«Prendiamo atto, ma non accettiamo il “no” di Forza Italia a candidati alla presidenza della Repubblica con accentuata militanza Pd», ha detto Matteo Renzi a una breve assemblea dei deputati del Partito democratico, convocata per fare il punto sul Quirinale. Il nome del candidato al Colle ancora non c’è. «Non facciamo, né accettiamo diktat», lasciando intendere che il candidato potrà essere un outsider, un uomo scelto cioè al di fuori del Patto del Nazareno. Il premier non ha rinnegato quell’intesa, ma ha puntualizzato che «sebbene il presidente della Repubblica, negli ultimi anni, sia sempre stato eletto anche con i voti di Forza Italia, questo non significa che prendiamo il nome da loro».

E particolare significato assume, in questo contesto, l’incontro avvenuto in tarda mattinata a Palazzo Chigi con Pier Luigi Bersani: il segretario cerca di capire quali margini ci siano per ricompattare il partito coinvolgendo se non tutta almeno gran parte di quella minoranza ribelle che ancora ieri ha lanciato un avvertimento facendo venire meno al Senato il proprio sostegno all’Italicum, pur senza compromettere l’autosufficienza della maggioranza. «Abbiamo cominciato a ragionare - ha detto poi Bersani lasciando la presidenza del Consiglio -, abbiamo ragionato bene. La strada è ancora lunga, ci sono ancora alcuni giorni». E ai cronisti che gli chiedevano se fossero stati fatti dei nomi ha risposto: «Certo che ne abbiamo parlato», senza però entrare nel merito delle candidature avanzate. Successivamente a Palazzo Chigi è arrivato Silvio Berlusconi per un faccia a faccia forse risolutivo dopo l’incontro tra le delegazioni Pd-Fi di martedì sera a cui il leader azzurro non aveva preso parte. L'ex premier si è presentato intorno alle 13.40 accompagnato da Gianni Letta e Denis Verdini. Non si è svolto invece l’annunciato incontro fra lo stesso Berlusconi e Alfano, previsto prima del vis-à-vis con Renzi, anche se fonti dei due partiti riportate dalle agenzie parlano di un’intesa intatta e di contatti telefonici continui tra i due.

«Sarà un politico e non un tecnico». Renzi ha detto che durante gli incontri di ieri la richiesta prevalente delle diverse delegazioni è stata quella di avere un capo dello Stato «politico» e non tecnico, con relazioni internazionali. Ma poi ha aggiunto: «C’è desiderio di intesa ma senza rinunciare ai nostri valori e ideali. Il presidente della Repubblica deve essere una storia raccontabile soprattutto al nostro interno. Come segretario non chiedo lealtà, ma una base, per il senso di responsabilità e per la consapevolezza di tutti. I nostri numeri ci impongono di essere uniti e compatti». L’intenzione del premier è quella di chiudere la partita del Quirinale entro il fine settimana, «anche imponendo il ritmo alle sedute» del Parlamento in seduta comune. Renzi punta però ad arrivare all’elezione già alla quarta votazione, sabato mattina, quando viene meno l’obbligo di maggioranza qualificata (i due terzi dell’assemblea). «Ascolto tutti - ha detto ancora -. Non sarà un’elezione con il metodo del winner is» E poi ha sdrammatizzato con una battuta: il borsino dei candidati al Quirinale, ormai, «è più fluttuante del Nasdaq: ognuno ne ha uno suo».

Di Battista (Cinque Stelle): «Bersani nella rosa». A sorpresa, arriva anche la proposta di Alessandro Di Battista, esponente M5S e membro del «direttorio», nel corso dell’assemblea congiunta dei 5 Stelle.«Secondo me è giusto che nella rosa di nomi ci sia anche quello di Pier Luigi Bersani perché, nonostante tutto, chissà che possa essere un nome di garanzia e possa mantenere la schiena dritta contro l’alleanza della massoneria. Non ho detto che lo voterò per forza, ma mi piacerebbe che gli iscritti abbiano anche questa opzione». Intanto Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e a sua volta membro del «diretotrio» grillino, su Facebook definisce quello di Renzi un «metodo da Kgb», per la scelta di tenere ancora nascosto, a due giorni dalla prima votazione, il nome del candidato del partito di maggioranza diversamente dal movimento che lo sottopone ad un giudizio pubblico. Dall’assemblea del movimento sono emerse anche un paio di proposte improbabili, come quelle di Giancarlo Magalli (a suo favore l’intervento di Paolo Bernini) o di Roberto Benigni (proposto da Danila Nesci), mentre tra quelle più realistiche ci sono Ferdinando Imposimato, Salvatore Settis e Nino Di Matteo, oltre a Umberto Eco e Dario Fo.

«Feltri for president». Intanto i leader di Lega Nord e Fratelli d’Italia, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, hanno annunciato che i loro grandi elettori scriveranno sulle schede Vittorio Feltri for President. Un’opzione, hanno spiegato in una conferenza stampa, rivolta «a chi non ci sta a votare scheda bianca» nella «parte di centrodestra che non si riconosce nel patto del Nazareno». «La nostra - chiarisce Meloni - non è una candidatera di bandiera e, per paradosso, facciamo un nome non solo né nostro né della Lega ma più vicino a Berlusconi e al resto del centrodestra, perché speriamo che sia un nome che possa aggregare».

FONTE: CORRIERE DELLA SERA

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