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SEZ. POLITICA Stop ai vitalizi, arriva delibera della Camera. M5S e FI non votano

7 Maggio 2015, 17:57pm

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SEZ. POLITICA Stop ai vitalizi, arriva delibera della Camera. M5S e FI non votano
SEZ. POLITICA Stop ai vitalizi, arriva delibera della Camera. M5S e FI non votano

INSERITO DA ANGELA CECERE Per Fi delibera incostituzionale; Lega presenta proposta taglio a tutti i parlamentari Ok dell'Ufficio di presidenza della Camera alla delibera che blocca la corresponsione dei vitalizi agli ex deputati condannati per reati considerati gravi. Fi e M5s abbandonano la seduta, e i rappresentanti di Ap non hanno partecipato al voto. Nessun voto contrario, a favore hanno votato Pd, Sel, Sc, Fdi e Lega. "Un segnale forte, significativo e concreto delle istituzioni ai cittadini. Un bel segnale". Così il presidente del Senato Pietro Grasso commenta su twitter il "si" del Consiglio di presidenza alla delibera che taglia il vitalizio ai parlamentari condannati."Non partecipiamo al voto. Questa porcata se la votano da soli", dice Luigi di Maio (M5s) lasciando la riunione prima del voto. Un atteggiamento che stupisce il Pd: "E' stata approvata - spiega Anna Rossomando - una proposta equilibrata. M5s mirava a far saltare l'approvazione della delibera oggi per passare alla sede legislativa, con tempi più lunghi. Un atteggiamento che stupisce: è contradditorio viste le pressioni che avevano fatto". La delibera prevede lo stop ai vitalizi per i reati considerati gravi e ledono la dignità della carica di parlamentare e di chi la ricopre.Si tratta prevalentemente di reati di mafia, contro la pubblica amministrazione e delle condanne in via definitiva a più di due anni per reati comuni che prevedano un massimo edittale non superiore ai sei anni, sulla scia di quanto enunciato dalla legge Severino. Nella votazione non sono emersi voti contrari. I vitalizi non verranno sospesi nel caso in cui il deputato condannato riceva la riabilitazione: in quel caso, dopo che egli la avrà comunicata alla Camera, i vitalizi verranno corrisposti nuovamente dalla data della presentazione della domanda legittimamente presentata e accolta.ECCO CHI RISCHIA M5s all'attacco - "I membri dell'ufficio di Presidenza di Camera e Senato del M5S, Laura Bottici, Luigi Di Maio, Riccardo Fraccaro e Claudia Mannino, stanno incontrando il presidente del Senato, Pietro Grasso. Al centro dell'incontro la questione vitalizi ai condannati". Lo rendono noto gli uffici stampa di Camera e Senato del M5S che chiede 4 modifiche alla delibera. 'ultima bozza di delibera, venuta fuori dopo l'incontro la scorsa settimana fra Grasso, Boldrini e i rappresentanti del Partito Democratico - spiegano i parlamentari - infatti, risulta essere solo un compromesso a estremo ribasso che agisce su una strettissima cerchia di ex parlamentari, mentre garantisce il vitalizio vita natural durante a tutti gli altri". "Non ha senso - continuano - che un cittadino non può essere eleggibile, in applicazione della legge Severino, se ha riportato una determinata condanna mentre se la stessa condanna la riceve mentre è parlamentare gli spetta pure il vitalizio". "Per questi motivi - concludono - nell'incontro col presidente del Senato si chiederà di intervenire per: includere nelle cause di abolizione del vitalizio anche chi è stato condannato per reati punibili con un massimo di pena di 4 anni come previsto nella bozza originaria di delibera Bottici-Grasso (e non 6), oltre che per abuso d'ufficio; escludere la riabilitazione come causa di ripristino del vitalizio; escludere la reversibilità del vitalizio in caso di decesso". Fi ed Ncd, serve una legge - "La revoca dei vitalizi ai parlamentari condannati attraverso delibere degli Uffici di Presidenza delle Camere è una decisione grave e quanto meno di dubbia costituzionalità". Lo afferma Fabrizio Cicchitto (Ncd) in vista della riunione contemporanea dei due organi che, alle 14, potrebbero dare il via libera allo stop. Per Cicchitto, i presidenti delle Camere dovrebbero tutelare i diritti costituzionali anche quando ciò è "impopolare". Per l'esponente Ncd la questione va semmai affrontata con una legge. "La delibera dell'Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati sulla cessazione dei vitalizi agli ex parlamentari condannati per reati di particolare gravità - si legge in una nota di Forza Italia - rischia di essere un boomerang clamoroso per il Parlamento e per i cittadini".Idv, cancellare questa vergogna - Le Camere hanno il dovere morale di cancellare la vergogna dei vitalizi erogati agli ex parlamentari e consiglieri regionali che abbiano conseguito condanne definitive. Non sono più ammissibili indecisioni. La politica deve subito fornire ai cittadini un segnale di sobrietà e di umiltà". Lo ha detto il segretario nazionale dell'Italia dei Valori Ignazio Messina nel corso del sit-in organizzato in piazza Montecitorio dall'Idv, alla presenza del senatore del partito Michelino Davico, nel corso del quale è stato esposto un maxi striscione con la scritta "basta vitalizi ai condannati ", portate le firme in piazza e distribuito un dossier con l'elenco di alcuni nomi tra i più eclatanti degli attuali beneficiari di questa rendita che in alcuni casi raggiunge anche i settemila euro mensili. "La riunione di oggi degli uffici di presidenza delle Camere - ha ricordato Messina - esaminerà la delibera che non dovrà in alcun modo contenere deroghe e passi indietro che sarebbero inaccettabili e scandalosi. Qualsiasi sia lo strumento normativo, ci batteremo senza tregua finché i vitalizi non saranno definitivamente eliminati. L'Idv sul tema ha già depositato una proposta di legge".Lega, abolirli per tutti - La Lega ha depositato agli uffici di presidenza di Camera e Senato una proposta per l'abolizione per tutti i parlamentari, non solo per i condannati, di ogni tipo di vitalizio o pensione.

ANSA

07.05.2015. 18.57

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SEZ.POLITICA Caso marò, è fallita la via diplomatica L’Italia ricorre all’arbitrato

5 Maggio 2015, 13:07pm

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SEZ.POLITICA Caso marò, è fallita la via diplomatica L’Italia ricorre all’arbitrato
SEZ.POLITICA Caso marò, è fallita la via diplomatica L’Italia ricorre all’arbitrato

INSERITO DA MORENA MOTTA Dopo i ripetuti rinvii dei tribunali indiani, «ci sono le condizioni migliori per procedere». La richiesta di apertura del contenzioso dovrà essere presentata entro fine giugno.

Il governo italiano ha deciso di procedere con l’arbitrato internazionale sul caso dei due marò. Da quel che risulta al Corriere , entro la metà del mese prossimo, probabilmente prima, ritirerà la proposta che aveva fatto all’India per una soluzione diplomatica negoziata e comunicherà al governo di Delhi l’intenzione di procedere con un contenzioso per stabilire dove risiede la giurisdizione nella vicenda che coinvolge Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, cioè dove andranno processati: in India, in Italia (come sostiene il governo di Roma) o in un Paese terzo. Siamo a una svolta: se nel giro di pochi giorni Delhi non darà una risposta chiara all’offerta italiana, il caso prenderà la forma di un confronto pubblico e internazionale.
La scelta è il risultato di due sviluppi: da un lato, il governo indiano di Narendra Modi non avrebbe risposto alla proposta di soluzione concordata; dall’altro, nei mesi scorsi il team di avvocati internazionali che segue il caso per l’Italia e i funzionari del governo incaricati da Matteo Renzi hanno ricostruito le condizioni per chiedere l’arbitrato, dopo che per lungo tempo questa possibilità era stata resa precaria dall’accettazione di fatto, da parte di Roma, del procedimento giudiziario indiano. «Si sono create le condizioni migliori che ci siano mai state per procedere all’arbitrato», dice una fonte vicina alla trattativa.

La proposta di mediazione diplomatica italiana è dalla fine dell’estate scorsa sul tavolo di Ajit Doval, consigliere per la sicurezza nazionale di Modi. Nonostante rassicurazioni verbali, però, la discussione non avrebbe mai preso il volo. Il governo Renzi, dunque, ha preso atto che la via diplomatica è finita nella sabbia. E che andare avanti in uno stato di incertezza sarebbe non solo ulteriormente frustrante ma anche rischioso: Latorre è in Italia per trascorrere la terza licenza di convalescenza, che scade il prossimo 15 luglio, e non si può immaginare che la Corte Suprema indiana prolunghi la permanenza all’infinito. Venuta meno la prima scelta, quella di un accordo tra capitali - che comunque andava perseguita quando a Delhi è stato eletto, nel maggio 2014, un nuovo governo - Roma ha dunque deciso per la second best, cioè l’arbitrato.

La possibilità non era mai stata esclusa. Il gruppo di avvocati internazionali - guidati da Sir Daniel Bethlehem - che lavora sul caso per l’Italia ha nei mesi scorsi costruito la situazione legale per evitare di essere in fallo. Ha cessato di riconoscere processualmente la giurisdizione indiana. Ha ottenuto a metà aprile il prolungamento della licenza per Latorre, così da non trattenerlo in Italia in un modo che può essere considerato «illegale». E il 28 aprile ha saputo che la Corte Suprema inizierà il 7 luglio a discutere il caso della giurisdizione sollevato dall’Italia in una writ-petition, cioè in una richiesta di revisione di una sentenza della Corte che affermava la giurisdizione indiana: revisione che durerebbe mesi. Il ricorso unilaterale all’arbitrato dovrà dunque essere presentato (se ne occuperà probabilmente la Corte Permanente di Arbitrato dell’Aja) prima del 7 luglio per evitare la sovrapposizione con l’udienza indetta dalla Corte Suprema sullo stesso argomento (potrebbe apparire una malafede affrontarlo in due tribunali) ma anche, per ragioni tecniche, significativamente prima del 15 luglio quando scade la licenza di Latorre: la seconda metà di giugno è dunque la finestra ultima per muovere il passo.

La proposta di mediazione diplomatica italiana è dalla fine dell’estate scorsa sul tavolo di Ajit Doval, consigliere per la sicurezza nazionale di Modi. Nonostante rassicurazioni verbali, però, la discussione non avrebbe mai preso il volo. Il governo Renzi, dunque, ha preso atto che la via diplomatica è finita nella sabbia. E che andare avanti in uno stato di incertezza sarebbe non solo ulteriormente frustrante ma anche rischioso: Latorre è in Italia per trascorrere la terza licenza di convalescenza, che scade il prossimo 15 luglio, e non si può immaginare che la Corte Suprema indiana prolunghi la permanenza all’infinito. Venuta meno la prima scelta, quella di un accordo tra capitali - che comunque andava perseguita quando a Delhi è stato eletto, nel maggio 2014, un nuovo governo - Roma ha dunque deciso per la second best, cioè l’arbitrato.

La possibilità non era mai stata esclusa. Il gruppo di avvocati internazionali - guidati da Sir Daniel Bethlehem - che lavora sul caso per l’Italia ha nei mesi scorsi costruito la situazione legale per evitare di essere in fallo. Ha cessato di riconoscere processualmente la giurisdizione indiana. Ha ottenuto a metà aprile il prolungamento della licenza per Latorre, così da non trattenerlo in Italia in un modo che può essere considerato «illegale». E il 28 aprile ha saputo che la Corte Suprema inizierà il 7 luglio a discutere il caso della giurisdizione sollevato dall’Italia in una writ-petition, cioè in una richiesta di revisione di una sentenza della Corte che affermava la giurisdizione indiana: revisione che durerebbe mesi. Il ricorso unilaterale all’arbitrato dovrà dunque essere presentato (se ne occuperà probabilmente la Corte Permanente di Arbitrato dell’Aja) prima del 7 luglio per evitare la sovrapposizione con l’udienza indetta dalla Corte Suprema sullo stesso argomento (potrebbe apparire una malafede affrontarlo in due tribunali) ma anche, per ragioni tecniche, significativamente prima del 15 luglio quando scade la licenza di Latorre: la seconda metà di giugno è dunque la finestra ultima per muovere il passo.

I rinvii decisi dai tribunali indiani, insomma, a questo punto vengono usati dalla parte italiana per mettere la sua strategia arbitrale entro argini definiti.
Nessuna conclusione, di fronte a un arbitrato è scontata. In più, una volta alzato il livello del confronto diplomatico, ci sarà da valutare la posizione di Girone, attualmente in libertà provvisoria a Delhi. Se la reazione della Corte Suprema indiana sarà moderata, forse potrà continuare a muoversi per la città; se la reazione sarà dura, dovrà probabilmente rimanere chiuso nell’ambasciata italiana. Ma più di tre anni dopo l’inizio della vicenda, arrivano i momenti decisivi.

FONTE: di Danilo Taino CORRIERE DELLA SERA.IT

05/05/2015 14:07

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SEZ.POLITICA Renzi punta sull'Italicum, 'Con l'ok sarà la svolta' Boschi, referendum non spaventa. Ma tensione Pd,lascia ex lettiano

3 Maggio 2015, 09:26am

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SEZ.POLITICA Renzi punta sull'Italicum, 'Con l'ok sarà la svolta' Boschi, referendum non spaventa. Ma tensione Pd,lascia ex lettiano
SEZ.POLITICA Renzi punta sull'Italicum, 'Con l'ok sarà la svolta' Boschi, referendum non spaventa. Ma tensione Pd,lascia ex lettiano

INSERITO DA MARIA PAPPACOA "Ancora non è finita". Ostenta prudenza, Matteo Renzi. I numeri certificati dai tre voti di fiducia in Aula alla Camera gli consentono di affrontare con una certa tranquillità il voto finale della legge elettorale in programma per lunedì. Ma l'Italicum è ormai diventato un "simbolo" per il premier. E' lo spartiacque tra una "classe politica inconcludente, che prometteva e poi non faceva nulla" e il suo governo, che "ci prova e ce la fa". Dunque, cautela fino all'ultimo. Forse anche per non acuire la frattura nel Pd, dove minaccia di allargarsi il fronte nel dissenso. Uno dei 38 dissidenti dell'Italicum, l'ex lettiano Guglielmo Vaccaro, lascia il gruppo. Lo fa perché contrario alla candidatura di Vincenzo De Luca. Ma potrebbe essere uno dei "pionieri", secondo fonti della minoranza dem, verso la nascita di gruppi autonomi. Dopo aver smentito i retroscena che gli attribuivano parole di fuoco contro la sinistra del partito, Renzi ribadisce in un'intervista al Tg2 le ragioni più profonde dell'affondo sull'Italicum: "Per anni i cittadini hanno visto una classe inconcludente. Stavolta abbiamo indicato gli obiettivi e li stiamo portando a casa. Per le strade mi dicono 'tenete botta perché è la volta buona'". Dopo aver "sconfitto" con la partenza di Expo "i professionisti del 'non ce la farete mai'", il premier si prepara a completare con le riforme la rottamazione della politica del passato. Un dualismo che Renzi traduce nel presente nel derby tra disfattisti e chi si dà da fare. Respinge però l'accusa di autoritarismo: "In tanti dicono 'manca la democrazia' e poi abbiamo fatto 7 voti sull'Italicum solo in questa terza lettura...". Perciò "non spaventa - assicura Maria Elena Boschi - la sfida" di un eventuale referendum: "Decideranno i cittadini" da che parte stare. Lunedì intanto dopo aver incassato con circa 350 voti le tre fiducie sulla legge, i renziani calcolano che sul voto finale della legge l'asticella potrebbe abbassarsi, ma non fino al punto di impensierire: "Può darsi che, come sostiene Speranza, il fronte del dissenso nel Pd si allarghi oltre i 38 deputati - dice un dirigente dem - ma nella peggiore delle ipotesi loro potrebbero salire di 20, noi scendere a 330". La cautela, spiega qualcuno, deriva anche dalla necessità di tenere alta l'attenzione tra i deputati renziani, perché non ci siano distrazioni o assenze. Ma Ettore Rosato spiega che la ragione è un'altra: "Come sempre da parte nostra non c'è nessuna arroganza e c'è rispetto del Parlamento che deve ancora votare". Lunedì mattina i gruppi di opposizione concorderanno una strategia in vista del voto: se chiedere lo scrutinio segreto, se votare contro a scrutinio palese o tornare sull'Aventino. Il tentativo, spiegano fonti di FI, sarà anche quello di far fronte comune con la minoranza Pd. Ma i dissidenti dem spiegano che da parte loro non ci saranno trabocchetti: prenderanno una posizione chiara e la dichiareranno, magari con un documento. "Non voto il testo finale", dice Gianni Cuperlo. Ed è questa l'unica certezza dei 38: non c'è possibilità che votino sì, assicurano. Sulle altre opzioni (votare no, uscire dall'Aula, astenersi) si consulteranno lunedì, valutate tutte le variabili. Intanto, però, la tensione nel partito resta alta. Dentro il Parlamento, dove gli equilibri al Senato si fanno sempre più fragili. Così come fuori dalle Camere, dove si registra qualche mal di pancia sulle liste per le regionali e la scelta di candidare De Luca in Campania ("ingiustificabile e irricevibile") porta l'ex lettiano Vaccaro ad annunciare l'uscita dal gruppo. Non ultima, si segnala anche la polemica sollevata dai prodiani dopo che Renzi non ha ringraziato espressamente Romano Prodi per l'Expo di Milano. Una polemica, secondo fonti di Palazzo Chigi, "incomprensibile".ANSA

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SEZ. POLITICA MILANO Renzi: "Ora 6 mesi per vincere la scommessa". Papa: "Porto la voce dei poveri"

2 Maggio 2015, 14:15pm

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SEZ. POLITICA MILANO Renzi: "Ora 6 mesi per vincere la scommessa". Papa: "Porto la voce dei poveri"
SEZ. POLITICA MILANO Renzi: "Ora 6 mesi per vincere la scommessa". Papa: "Porto la voce dei poveri"

INSERITO DA ANGELA CECERE Taglio del nastro con il premier e il commissario Sala Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha dichiarato aperta l'esposizione universale di Milano 2015 dedicata al cibo. 'Oggi comincia il domani dell'Italia - ha detto durante la cerimonia che si è conclusa prima di pranzo -. Dimostriamo con l'Expo che l'Italia è orgogliosa delle sue radici, delle sue tradizioni. Il nostro vertiginoso passato ci invita a costruire e non soltanto a ricordare. Venite a scoprire che sapore ha l'Expo dell'Italia'.

ANSA

02.05.2015. 15.15

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SEZ. POLITICA Festa del lavoro, Mattarella: "Priorità giovani e questione meridionale"

1 Maggio 2015, 13:07pm

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SEZ. POLITICA Festa del lavoro, Mattarella: "Priorità giovani e questione meridionale"
SEZ. POLITICA Festa del lavoro, Mattarella: "Priorità giovani e questione meridionale"

INSERITO DA ANGELA CECERE Ridurre divario Nord-Sud per sviluppo equo e sostenibile Richiamo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sul lavoro che deve essere una 'priorità'. Bisogna "saper indirizzare sforzi convergenti e trovare, nel dialogo, impegni comuni", ha detto. "Non possiamo fare a meno dei giovani, devono entrare nel sistema da protagonisti". Lo ha sottolineato Sergio Mattarella parlando in occasione della cerimonia dei Cavalieri del Lavoro. Mattarella ha anche posto la questione meridionale come primaria per ridurre il divario Nord-sud e consentire uno sviluppo equo e sostenibile in Italia. All'inizio del 2015 "i contratti a tempo indeterminato erano circa il 40% in più rispetto allo stesso periodo del 2014, in parte nuovi contratti". Lo dice il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, durante la cerimonia per i Cavalieri del Lavoro al Quirinale.

ANSA

01.05. 14.07

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SEZ. POLITICA MILANO Expo 2015 al via, Papa: "Porto la voce dei poveri" Renzi: "Ora 6 mesi per vincere la scommessa

1 Maggio 2015, 12:57pm

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SEZ. POLITICA MILANO Expo 2015 al via, Papa: "Porto la voce dei poveri" Renzi: "Ora 6 mesi per vincere la scommessa
SEZ. POLITICA MILANO Expo 2015 al via, Papa: "Porto la voce dei poveri" Renzi: "Ora 6 mesi per vincere la scommessa

INSERITO DA ANGELA CECERE Taglio del nastro con il premier e il commissario Sala Si alza il sipario sull'esposizione universale di Milano, a 109 anni dall'ultima edizione che in città ha lasciato come eredità il parco Sempione. "Non ci credevano in tanti, grazie al sudore dei lavoratori e delle lavoratrici l'Expo è realtà. Non è ancora scommessa vinta, abbiamo sei mesi per vincerla", ha detto Matteo Renzi nel suo intervento alla cerimonia inaugurale. Renzi ringrazia tutti coloro che hanno lavorato a Expo 2015, le istituzioni locali e i governi che lo hanno preceduto ma, nel suo discorso di apertura dell'Esposizione universale, rende grazie a due persone in particolare, l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l'ex sindaco di Milano Letizia Moratti: "Grazie al sindaco Letizia Moratti che ha avuto l'intuizione di questo evento e il desiderio di scegliere questi temi", dice il presidente del Consiglio "L'Italia s'è desta, siam pronti alla vita, sì". Con queste parole Renzi ha aperto il suo discorso. Il premier ha scelto di esordire citando le ultime parole dell'inno di Mameli, facendo propria la variante apportata dal coro che ha eseguito l'inno: "siam pronti alla vita" invece di "siam pronti alla morte""Grazie per l'attenzione costante a tutte le autorità che a Roma hanno svolto un ruolo di dialogo. In questi anni la solidità istituzionale è stata garantita da tanti ma in particolare dallo sguardo tenace, deciso, affettuoso di Giorgio Napolitano su questo evento e sulla città", è l'omaggio al presidente emerito."Siamo un grande Paese - ha detto ancora il presidente del consiglio - abbiamo una grande forza, un grande ruolo. Basta piangersi addosso, come vorrebbero i professionisti del 'non ce la farete mai'. Cari signori professionisti, stamattina avete la vostra risposta" con l'inaugurazione di Expo 2015."Ce l'abbiamo fatta": così, tra gli applausi, il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia ha iniziato il suo discorso alla cerimonia di inaugurazione dell'Expo di Milano. "Il grande giorno è arrivato, finalmente": con queste parole il commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, ha cominciato il suo discorso per la cerimonia di inaugurazione di Expo Milano 2015.Papa, porto voce poveri e di chi ha fame - "Sono grato di unire la mia voce" all'Expo, e la mia "è la voce dei pellegrini nel mondo intero, è la voce di tanti poveri che fanno parte di questo popolo e con dignità cercano di guadagnarsi il pane col sudore della fronte". Così il Papa nel videomessaggio alla inaugurazione dell'Expo.LA CERIMONIA DI APRTURA DI EXPO 2015 IN DIRETTA'L'Expo sia un punto di svolta, nutrire gli abitanti della Terra è una questione cruciale'. Sergio Mattarella, in una lunga intervista che apre la prima pagina del Corriere della Sera, auspica che il diritto al cibo sia riconosciuto nella Carta dell'Onu."La corruzione è un'infezione che può distruggere il corpo di una società", dice il presidente della Repubblica sottolineando gli "episodi gravi" rilevati dalla magistratura nella fase di costruzione dei padiglioni dell'Expo ma anche l'impegno sulla legalità. L'Expo, auspica, sia un punto di svolta nella gestione dei maggiori eventi nazionali."Gli italiani si stupiranno come anche i visitatori che arriveranno dall'estero. Saranno sei mesi straordinari". Lo ha detto il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina a SkyTg24. Il ministro ha sottolineato ''l'emozione, la fatica per essere arrivati fino a qui. Ci sono tutte le condizioni'' - ha osservato - perché l'Expo sia l'elemento di svolta per l'Italia''.Manifestazione a sorpresa dei gruppi No-Expo davanti ai tornelli dell'ingresso Fiorenza, all'esterno dell'Expo di Milano.Giovani antagonisti del centro sociale Fornace e del Movimento No-Expo May Day (il corteo che si terrà oggi pomeriggio nel capoluogo lombardo) stanno manifestando pacificamente mostrando uno striscione sul quale compare la scritta "Il belpaese delle opportunità, un Expo di mafia cemento e precarietà". Il gruppo, una trentina di persone, all'urlo "No Expo, no Expo", è controllato a distanza dalle forze dell'ordine.E' stato un gruppo di orientali a varcare per primo i cancelli che dalla metropolitana rossa portano al lungo percorso pedonale verso gli ingressi di Expo. A raccontarlo sono stati gli addetti di stazione dell'Atm (presente in forze per fare tutoraggio ai visitatori) che spiegano "erano sei o sette, uomini e donne - dice uno di loro - non saprei se cinesi o coreani. Erano qui da prima delle sette e quando abbiamo aperto la saracinesca che divide la stazione di Rho-Fiera dal lungo percorso pedonale che porta agli accessi, sono schizzati via velocemente".Poche ore prima dell'inaugurazione a Palazzo Italia - dove bisognerà aspettare per l'ultimazione degli uffici e dell'auditorium che sarà pronto fra un paio di settimane - hanno dato la cera ai pavimenti. Nelle piazzette lungo il cardo, la via dove sorgono tutti gli edifici del Padiglione Italia, tutto inizia ad essere pronto e c'è chi ne approfitta per mangiare nei punti ristoro già funzionanti. Per qualcosa bisognerà aspettare: i punti vendita di Ovs e Excelsior, con t-shirt e gadget apriranno il 18 e l'allestimento ideato da Dante Ferretti sarà completato per il 2 giugno, festa della Repubblica, quando a Milano dovrebbe arrivare anche il Capo dello Stato Sergio Mattarella, così come per la fattoria globale 2.0 dell'associazione mondiale agronomi che sarà inaugurata il 14 maggio. Ma gli altri padiglioni, oltre ottanta, saranno praticamente tutti visitabili. Anche quello del Nepal, nonostante il terremoto che ha convinto tutti gli operai (tranne 3) a lasciare Milano per tornare dalle loro famiglie. A quel punto sono arrivati in aiuto bresciani e bergamaschi per finire gli ultimi lavori, mentre davanti alla struttura è stato allestito un punto di raccolta fondi per aiutare la popolazione "Personalmente - ha spiegato Renzi - lo visiterò come primo padiglione, per dare il segnale di vicinanza e solidarietà a quel Paese". Gli appuntamenti milanesi del premier in vista di Expo sono già cominciati per la festa per i quarant'anni della maison Armani e del concerto della Scala con Andrea Bocelli in piazza Duomo trasmesso in mondovisione, con collegamenti anche dal sito dell'esposizione per mostrarlo illuminato. Cancelli aperti alle 10, i primi ad entrare a Expo sono visitatori 'normali' che hanno comperato il biglietto. La cerimonia di inaugurazione è fissata per mezzogiorno all'Open Air Theatre con Renzi e il commissario Giuseppe Sala a fare gli onori di casa, un collegamento con Papa Francesco, e, fra le autorità, una serie di ministri (da Orlando a Gentiloni, passando per Franceschini e Maurizio Martina che ha la delega all'Expo) e rappresentanti stranieri come il presidente del Gabon Ali Bongo Ondimba. Il presidente francese Hollande sarà a Expo il 21 giugno ma oggi ci sarà una folta delegazione di ministri, a partire dalla sua ex Ségolène Royal (Ecologia) oltre a quello degli Esteri Laurent Fabius, e dell'Agricoltura Stéphane Le Foll, che è portavoce del governo. Poi per i vip un pranzo al ristorante sulla terrazza di Palazzo Italia.E alla sera, dopo il rintocco delle campane del Duomo alle 18 e a seguire di quelle di tutta la diocesi con il concerto sulle terrazze della cattedrale, toccherà alla Turandot, dove non è ancora confermata la presenza di Renzi. Questo senza contare l'incognita delle proteste, con corteo no expo previsto dalle 14.30 in città e ulteriori proteste serali che potranno arrivare in piazza Scala.

ANSA

01.05.2015. 13. 57

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SEZ. POLITICA ROMA Opposizioni non partecipano a fiducia

30 Aprile 2015, 17:57pm

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SEZ. POLITICA ROMA Opposizioni non partecipano a fiducia
SEZ. POLITICA ROMA Opposizioni non partecipano a fiducia

INSERITO DA ANGELA CECERE Decisione concordata tra Fi-Lega-M5s-FdI e Sel ROMA, Le opposizioni non stanno partecipando alla prima chiama della terza votazione di fiducia in corso alla Camera sull'Italicum. La decisione, a quanto si apprende, sarebbe stata presa dopo una serie di contatti tra i vari capigruppo di Fi, Lega, M5s, Fdi e Sel.

ANSA

30.04.2015. 18.57

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SEZ. POLITICA ROMA Renzi, grazie di cuore a chi ha votato

29 Aprile 2015, 17:37pm

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SEZ. POLITICA ROMA Renzi, grazie di cuore a chi ha votato
SEZ. POLITICA ROMA Renzi, grazie di cuore a chi ha votato

INSERITO DA ANGELA CECERE La strada è ancora lunga ma questa è la volta buona ROMA , "Grazie di cuore ai deputati che hanno votato la prima fiducia. La strada è ancora lunga ma questa è #lavoltabuona". Così Matteo Renzi commenta su tweet l'esito del primo voto di fiducia su Italicum.

ANSA

29.04.2015. 18.37

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SEZ. POLITICA ROMA Renzi, Parlamento può mandarmi a casa

28 Aprile 2015, 16:07pm

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SEZ. POLITICA ROMA Renzi, Parlamento può mandarmi a casa
SEZ. POLITICA ROMA Renzi, Parlamento può mandarmi a casa

INSERITO DA ANGELA CECERE Finché sto qui provo a cambiare l'Italia - ROMA, "La Camera ha il diritto di mandarmi a casa se vuole: la fiducia serve a questo. Finchè sto qui, provo a cambiare l'Italia". Così su twitter il premier Matteo Renzi sfida il Parlamento.

ANSA

28.04.2015. 17.07

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SEZ.POLITICA Gli uomini sono già troppo indebitati, crescono i prestiti alle donne

27 Aprile 2015, 10:49am

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INSERITO DA ELSA COPPA Gli uomini di casa sono ormai troppo indebitati. E allora sono sempre più le donne a chiedere e ottenere prestiti. E' la nuova tendenza nel settore del credito che segnala all'Adnkronos Carmine Evangelista, amministratore delegato di Az Holding, società che fornisce supporto ai processi decisionali assicurativi, creditizi, bancari, legali ed aziendali. Il manager descrive così un altro aspetto della crisi anticipando l'andamento che sarà disegnato dai numeri del prossimo rapporto di marzo dell'Osservatorio Statistico. "Il marito, il padre è spesso già pesantemente indebitato - spiega Evangelista disegnando un trend in salita dal 28,6% del 2011 al 32,7% del 2014 - l'unica che può chiedere il prestito è la donna, moglie, madre o addirittura la nonna. Sono un pilastro della famiglia". Il reddito femminile "è mediamente inferiore" e questo spiega anche in parte "l'aumento di sette punti dei prestiti concessi a chi guadagna meno di mille euro al mese".

Di positivo, se così possiamo dire, c'è che "questo risultato è in parte indice di una maggiore partecipazione al lavoro delle donneperché molti dei prestiti vengono concessi con la cessione del quinto dello stipendio".

Sempre più prestiti 'in rosa', dunque. Ma crescono anche quelli concessi a immigrati, 17,2% dell'anno scorso contro il 15,1% del 2011, e ai giovani sotto i quarant'anni. "Parliamo di tre punti in più - spiega Evangelista - gli under40 fanno parte di una popolazione più a rischio dal punto di vista reddituale perché coinvolta all'interno di lavori meno stabili. Sono a Partita Iva, a progetto, occasionali. Non è detto che abbiano un reddito più basso, solo più precari".

Ci sono più debiti al Nord che al Centro. I numeri parlano chiaro. Al Nord sono pari al 60%, al Centro siamo al 23% e 17% al Sud. "Soprattutto l'area Nord Est ha molto sofferto con la chiusura delle piccole e medie imprese, il fatto che ci siano state tante 'serrate' e quindi tanti fallimenti si è inevitabilmente riflesso sul lato occupazione". In pratica chi aveva un lavoro, avendolo perso, si è dovuto indebitare e, spiega Evangelista, "ha fatto più fatica a rimborsare i prestiti che aveva in corso".

Sempre una donna è protagonista di una sentenza che è stata definita "storica" perché è stato applicato per la prima volta in Lombardia uno dei primi 'Piani del consumatore' in Italia. Nei giorni scorsi il tribunale di Busto Arsizio ha ridotto il debito da 86mila a 11mila euro di una cartella esattoriale di Equitalia di una signora 53enne cassaintegrata.

Applicando quanto stabilito dalla legge 3 del 2012 e secondo il principio della 'Composizione della crisi da sovraindebitamento', il tribunale ha stabilito che dovrà pagare l'87% in meno. L'importo è stato individuato in base alle attuali possibilità economiche della debitrice.

“L’obiettivo della legge – dice l’avvocato della signora Pasquale Lacalandra – è quello di dare l’opportunità ai debitori che si trovano in situazioni critiche di riacquistare un ruolo attivo nell’economia e nella società, senza restare schiacciati dal carico dell’indebitamento preesistente". E’ importante però, spiega il legale Lacalandra, "valutare attentamente le condizioni per poter accedere alla procedura, dato che il Tribunale competente, dovrà esaminare sia la fattibilità del piano" sia "la meritevolezza del debitore”.

Pur essendo contento della sentenza, segno del fatto che "si muove qualcosa" il vicepresidente di Konsumer Italia, Marco Recchi mette l'accento sul fatto che "è evidente che la legge non funziona". In Italia abbiamo fatto una "norma particolarmente complessa e rigida", accusa Recchi, "che è servita solo a mettersi a posto con le istituzioni europee".

"In più di due anni ha prodotto solo episodi sporadici di provvedimenti giudiziari - conclude Recchi - Di fronte a una crisi drammatica del Paese, tre e quattro sentenze non bastano. Il fatto che siano così poche in un periodo di crisi così lungo come è quello che stiamo attraversando e i tanti casi di disperazione di piccoli imprenditori, prova che la legge è troppo complessa e non funziona".

fonte:http://www.adnkronos.com/

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