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SEZ. POLITICA Fondi europei per i liberi professionisti, se ne parla a Minori con assessore regionale Marciani e ordini professionali

15 Marzo 2017, 09:48am

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Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ. POLITICA Fondi europei per i liberi professionisti, se ne parla a Minori con assessore regionale Marciani e ordini professionali

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Fondi europei per i liberi professionisti: se ne discuterà giovedì 16 marzo al Comune di Minori (ore 17) con il consigliere regionale Enzo Maraio, il presidente dell'Ordine regionale dei Geologi Francesco Russo, il presidente dell'Ordine provinciale degli Architetti Maria Gabriella Alfano, il presidente dell'Ordine provinciale dei Commercialisti Salvatore Giordano, il presidente del Collegio dei Geometri di Salerno Felice Di Salvatore. Il dibattito sarà aperto dal sindaco di Minori Andrea Reale e chiuso dall'assessore alla Formazione e alle Pari Opportunità della Regione Campania Chiara Marciani.
La Regione Campania rivolge continua attenzione ai territori e alle professionalità che devono lavorare ed aiutare gli imprenditori, per sfruttare le risorse europee a favore dello sviluppo dell'economia e dell'innovazione.
Di recente sono stati destinate risorse ai liberi professionisti oggetto di bandi regionali per permettere a geometri, architetti, ingegneri, commercialisti, ragionieri, geologi di poter innovarsi nel segno dell'efficienza e della produttività.Congiuntamente ai Presidenti dei vari Ordini professionali, l'assessore Marciani illustrerà contenuti, destinatari e modalità di partecipazione ai bandi, ma sarà anche un momento per sollecitare il governo regionale su problematiche fondamentali per lo sviluppo della Costa d'Amalfi.Un'istanza relativa alla NASPI è pervenuta dai lavoratori stagionali del settore turistico della Costa d'Amalfi, che illustreranno all'assessore regionale e al consigliere Maraio, la possibilità di istituire un tavolo di lavoro regionale per la risoluzione di questo grave problema che investe la maggior parte dei dipendenti delle strutture alberghiere- ricettive della Costiera Amalfitana.

IL VESCOVADO DI RAVELLO 

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SEZ. POLITICA Battipaglia, il punto sulla questione Area di Crisi

14 Marzo 2017, 01:39am

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Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ. POLITICA Battipaglia, il punto sulla questione Area di Crisi

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Dare concretezza al riconoscimento dell’area di crisi industriale giunto dal Governo centrale. È questo l’obiettivo primario dell’amministrazione del Comune di Battipaglia, con la prima cittadina, Cecilia Francese, fortemente impegnata in tal senso.

Dal prossimo quattro aprile, infatti, sarà possibile per le aziende interessate presentare progetti per i nuovi insediamenti. 

La sindaca del comune della Piana del Sele ha già provveduto a chiedere all’assessore regionale alle attività produttive, Amedeo Lepore, un confronto con gli imprenditori che hanno manifestato la propria disponibilità in relazione a tale iniziativa.

Nelle prossime settimane ci sarà un tavolo tecnico con la partecipazione della struttura regionale, del Comune e degli imprenditori stessi, al fine di illustrare le procedure da seguire per ottenere i fondi destinati all’area di crisi industriale.

Inoltre, l’amministrazione battipagliese chiederà – a breve – una conferenza dei servizi tra Consorzio Asi, Comune e Regione Campania per risolvere la delicatissima questione delle autorizzazioni ricadenti in Area Asi.

Le dichiarazioni della sindaca Cecilia Francese

La prima cittadina battipagliese si è così espressa in merito alla situazione attinente all’area di crisi industriale e alle dichiarazioni giunte, nei giorni scorsi, da parte dell’opposizione:

“Accolgo con favore la sollecitazione del segretario del Pd, Davide Bruno, su questo tema. Ci ha dato la possibilità di rendere pubblico il nostro lavoro circa la possibilità che si è aperta in relazione ai fondi per l’area di crisi industriale. Siamo già al lavoro anche per aprire uno sportello dedicato, con una convenzione con la Regione Campania proprio per dare tutte le informazioni necessarie agli imprenditori che intendono investire nella nostra zona. C’è bisogno di certezze delle procedure, di velocità e di sburocratizzare il percorso. Rischieremmo, di contro, di far scappare via gli imprenditori che vogliono investire nella Piana del Sele. Per questo, il confronto con la Regione Campania è sempre aperto sul fronte dei rapporti istituzionali proprio per dare tutte le garanzie agli imprenditori sani che vogliono insediarsi a Battipaglia sfruttando la possibilità offerta dal riconoscimento dell’area di crisi industriale”.

Le parole di Ugo Tozzi
Battipaglia
Ugo Tozzi, vicesindaco di Battipaglia

Sulla stessa lunghezza d’onda di Cecilia Francese anche il vicesindaco Ugo Tozzi, che rimanda al mittente le affermazioni giunte dal Pd:

“Le fibrillazioni di cui parla il segretario del Pd non ci appartengono. Questa amministrazione è giunta ad un momento storico cruciale e si è ricompattata attorno alla figura della sindaca Cecilia Francese con la quale intendiamo portare avanti gli obiettivi dei nostri programmi elettorali dando realizzazione a quel patto nobile che ha contraddistinto questa maggioranza. Non siamo mai stati ostaggio di alcuna polemica. Infatti, stiamo lavorando al bilancio. Siamo scesi in campo per la questione ospedaliera, stiamo lavorando per la rinascita della fascia costiera non accantonando il grande problema ereditato della depurazione. Questa amministrazione lavora alacremente anche a problematiche che hanno un’eredità di non poco conto”.

FONTE Carmine Lione http://www.zerottonove.it/battipaglia-area-di-crisi-2/

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SEZ.POLITICA Pd, ultimo giorno kermesse Lingotto. Renzi: partita inizia ora, scrivere progetto Paese Ex premier: 'Qualcuno ha cercato di distruggere il Pd'

13 Marzo 2017, 09:28am

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Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ.POLITICA Pd, ultimo giorno kermesse Lingotto. Renzi: partita inizia ora, scrivere progetto Paese Ex premier: 'Qualcuno ha cercato di distruggere il Pd'

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Al padiglione 1 del Lingotto la terza ed ultima giornata di lavori della kermesse di Matteo Renzi. In platea anche il premier Paolo Gentiloni. 

"La partita inizia adesso - ha detto Matteo Renzi al Lingotto -, la mozione sarà scritta la prossima settimana, ma c'è il progetto per il Paese noi non sappiamo se il futuro è maggioritario o proporzionale, abbiamo le nostro idee, ma dopo il 4 dicembre quel disegno di innovazione istituzionale è più debole,la forza delle nostre idee è il confronto con gli altri e allora vincerà chi sarà più forte in termini di progetti e proposte". 

"Nelle scorse settimane oggettivamente qualcuno ha cercato di distruggere il Pd perché c'è stato un momento di debolezza innanzitutto mia - ha detto ancora Renzi -. Ma non si sono accorti che c'è una solidità e una forza che esprime la comunità del Pd, indipendentemente dalla leadership: si mettano il cuore in pace, c'era prima e ci sarà dopo di noi e ora cammina con noi".  

Poi ancora: "Essere di sinistra non è rincorrere totem del passato lo diciamo a chi immagina che essere di sinistra è salire su un palco alza il pugno chiuso e canta bandiera rossa. Sono esponenti di una cosa che non c'è più a difendere i deboli. E' un'immagine da macchietta non di politica".  

"Bentornato a casa tua Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio: siamo felici di lavorare insieme a te", ha detto Renzi al Lingotto.

"No alla giustizia di chi ha confuso la giustizia con il giustizialismo - ha detto Matteo Renzi al Lingotto.. La Costituzione dice che un cittadino è innocente fino a sentenza passata in giudicato. Sempre, non a giorni alterni. I processi si fanno nei tribunali, non sui giornali. Gli articoli sono del codice penale. Le condanne le emettono i giudici, non i commentatori". 

"Ci dobbiamo porre il tema di come si sta, ma è un tema che affronteremo da quello che accadrà sulla legge elettorale - ha spiegato ancora Renzi -. La prima alleanza che vale è con i cittadini che credono in noi. Non possiamo replicare modelli del passato se no è chiaro quello che vogliamo fare". 

Al Lingotto il ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli: "Va bene Matteo Renzi e Maurizio Martina, ma accanto a loro mancano due giovani leader donne. Lo dico a Matteo e Maurizio: c'è una mancanza". "Raddoppiare nei prossimi cinque anni i fondi per scuola università e ricerca. E aprire un fronte di discussione con l'Europa per tenere queste risorse fuori da ogni vincolo". "Noi siamo con gli insegnanti se tutti insieme mettiamo al centro le ragazze e i ragazzi, il nostro futuro. Siamo l'unico governo che ha invertito la rotta sui finanziamenti all'istruzione", rivendica Fedeli.

"Oggi al #Lingotto17 con Matteo Renzi. Più forza al Pd per il futuro dell'Italia": così su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

 

 

 

Sul palco anche Matteo Orfini: "Sinistra è una parola bella davvero che si porta dietro una storia, che è speranza e passione, noi dobbiamo sempre stare attenti a maneggiare la parola sinistra che non va chiusa in uno spazio angusto, che non può essere minoranza o essere chiusa in un partitino. La sinistra italiana siamo noi, è il Pd, poi ci interessa discutere con tutti". "Con Pisapia - ha aggiunto - vogliamo continuare a lavorare e combattere insieme e siamo interessati a ciò che si muove intorno". 

La vicesegretaria del Pd, Deborah Serracchiani, ha detto: "Pisapia è la sinistra a cui guardare, ma non pensi chi è uscito dal Pd di rientrare con quel listone. La soluzione non è girare le spalle, vigliaccamente andarsene e poi condizionare il partito da cui si è usciti, non ci faremo condizionare".

"Nessun veto, non ci sono preclusioni. C'è un progetto politico da costruire insieme che riguarda il Paese", ha detto il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato risponde a chi gli chiede se vi siano veti a future alleanze con chi ha lasciato il Pd, come i parlamentari di Mdp. "Certo, si può costruire un progetto politico con chi ha chiaro chi sono gli avversari: per noi sono i populisti e la destra, speriamo di trovare i vecchi compagni di strada sulla stessa lunghezza d'onda", aggiunge.

LINGOTTO - LA SECONDA GIORNATA

Sposta l'asse un po' più a sinistra, Matteo Renzi. E rivendica l'ambizione di un Pd che, con vocazione maggioritaria pur dopo l'improvviso ritorno al proporzionale, sia motore del "cambiamento dell'Italia", perché sia "più giusta e più forte". "Noi siamo il Partito democratico e non torniamo indietro ma vogliamo guardare avanti", dice Maurizio Martina, classe 1978, nativo Ds, che affianca Renzi nella corsa per il congresso: "Diversi e uniti è possibile". La prospettiva, afferma Martina che con il suo intervento contende ad Andrea Orlando la rappresentanza della sinistra Pd, è quella di un "nuovo centrosinistra largo e inclusivo". Non si può, dice a chi come Bersani è andato via, rimettere le lancette indietro e tornare "alle vecchie case madri" e al centrosinistra col "trattino".

Da Roma, nelle stesse ore, arriva la 'chiamata' di Giuliano Pisapia, che chiede al Pd di indicare le alleanze, scegliere il campo di gioco. E' chiaro, replica Matteo Orfini, che il Pd non può allearsi con Alfano e con un partito che si chiama "Nuovo centrodestra". Ma dal palco Dario Franceschini ricorda che la realtà impone di guardare al centro: "Auspichiamo che nel centrodestra nasca un'area moderata con cui dialogare e del resto i numeri ci spingono a questo", afferma. "Il rapporto con Pisapia è naturale e privilegiato", afferma Ettore Rosato. Ma invita a guardare al quadro creato dalla legge elettorale. Dopo le primarie Dem si potrà davvero entrare nel vivo sulla legge elettorale e a quel punto, nonostante un diffuso pessimismo sulle chance di cambiarla, l'impegno ribadito dai renziani è per il Mattarellum o una correzione maggioritaria. Sergio Chiamparino, che in un applauditissimo discorso dal palco ribadisce di non voler abbandonare la "barca" renziana nel momento della difficoltà perché sarebbe "vigliacco", invita a non farsi tentare dall'autosufficienza e declinare la parola "egemonia" nel senso di dialogo a sinistra o, se il proporzionale lo imporrà, alleanze. Ma in quel caso, nota un dirigente renziano, la responsabilità è in capo anche a Pisapia: i parlamentari a lui vicini, ex Sel, siedono nei gruppi "con D'Alema, per il quale Renzi è nemico più di Berlusconi". 

Nella seconda giornata del Lingotto resta in sordina il caso Consip. Luca Lotti, che la prossima settimana affronterà la mozione di sfiducia alla Camera, è assente ma solo per ragioni familiari e domenicaci sarà. Nelle discussioni del gruppo di lavoro sulla legalità viene ribadita una linea totalmente garantista. Stefano Graziano, indagato e poi archiviato per associazione camorristica, invoca una legge per tenere segreti gli avvisi di garanzia ma - mentre il magistrato Nicola Gratteri la boccia - il renziano David Ermini frena: il tema è culturale. Sul palco si alternano ministri, da Claudio De Vincenti a Pier Carlo Padoan. Domani ci sarà Paolo Gentiloni. Emma Bonino, applauditissima, parla di immigrazione e bacchetta Renzi sugli attacchi frequenti ai "tecnici" europei. L'ex premier ascolta dal retropalco e si fa vedere in platea solo sul finale, quando Massimo Recalcati lancia la scuola di formazione politica milanese che si chiamerà Pier Paolo Pasolini. Il rilancio dell'ex premier passa dal partito - in questo, vien fatto notare, il Lingotto è diverso dalla sua Leopolda della società civile - e da una nuova guida più plurale. Al suo fianco ha una nuova classe dirigente di 30-40enni che si son fatti le ossa da amministratori (da Matteo Richetti al presidente dell'Anci Antonio Decaro, da Giuseppe Falcomatà a Matteo Ricci). Sul palco torna Maria Elena Boschi, che raccoglie applausi tiepidi, dice che la sconfitta al referendum "è stata dolorosa ma siamo in cammino e la nostra avventura è solo all'inizio". Beppe Grillo attacca Renzi: con la piattaforma on-line "Bob", attacca, copia le idee del M5s. La differenza tra M5s e Pd, replica il renziano Andrea Marcucci, è che loro hanno "venti votanti alle primarie e il Pd un milione". L'ex premier si tiene lontano dalle polemiche, anche dagli attacchi di Michele Emiliano che lo definisce "pericoloso", e invita a guardare alla platea: "Mi emoziono, la nostra forza è un popolo che non si rassegna al catastrofismo".

Michele Emiliano, candidato alla segreteria del Pd, commentando le frasi di Renzi sulla compatibilità tra il ruolo di segretario del partito e di presidente del consiglio, ha detto: "Il segretario del partito è una cosa, il candidato premier è un'altra. Se il segretario fosse così bravo da essere il candidato premier dovrebbe dimettersi da segretario". "È un meccanismo - ha detto Emiliano - che una volta applicavamo senza problemi e che è stato cambiato in peggio nell'ultimo periodo". "Io non ho capito la proposta di Renzi, neanche da questa triste kermesse che sta facendo. Se insiste nello sbagliare è un pericolo per sé stesso e per gli altri", ha detto ancora Emiliano. "Non riesco a capire qual è la differenza tra i fallimenti dei 1000 giorni precedenti e quello che intende fare in futuro. O si è pentito di quello che ha fatto in passato e allora mi farà capire in cosa vuole cambiare,o insiste nello sbagliare".

E a Roma Giuliano Pisapia indica gli obiettivi dell'iniziativa politica che tiene a battesimo oggi. "Campo progressista vuole riunire il centrosinistra ed è un soggetto plurale a disposizione di tutti coloro che credono in un centrosinistra aperto, largo".'Campo progressista' vuole essere un progetto aperto "al civismo - dice Pisapia - all'ambientalismo, a chi crede nel dialogo interculturale e religioso. Ma soprattutto a chi vuole passare dalle parole ai fatti". Pisapia sottolinea come esistano già "decine di migliaia di esperienze amministrative e realtà locali a cui vogliamo offrire una casa per lavorare insieme".

LINGOTTO - LA PRIMA GIORNATA

Renzi, da segretario-premier detterò agenda contro paura 
"Insieme" da Lingotto contro tecnici e populisti. Orlando attacca 
"Il futuro non va più di moda ma è la nostra sfida, la paura è l'arma elettorale degli altri". Torna alle origini, Matteo Renzi. Le origini del Pd, con il Lingotto di Veltroni che rivendica da "erede", non "reduce". E le proprie origini, con "l'ambizione di rappresentare una svolta e tornare all'egemonia, non in senso gramsciano, ma nel dettare l'agenda di un'Italia che non si rassegna al catastrofismo". Parole, queste, di un candidato alla segreteria Pd che rivendica la scelta di essere anche candidato premier. Con una novità, annunciata dopo la sconfitta al referendum: "Io ci sono, con le mie ferite. Ma prima di me - dice annunciando più collegialità e dibattito delle idee - ci siete voi". Uno dei due sfidanti, Andrea Orlando, critica però con durezza la linea renziana: "Usciamo dalla sindrome dell'autosufficienza. Io guardo a quelli che hanno costruito il Pd e poi sono rimasti per strada".

La folla che riempie il padiglione del Lingotto, con tanto verde a far da sfondo e le sale per i workshop tematici a contornare il palco, è la risposta - sottolineano i renziani - a chi vedeva Renzi già azzoppato dal caso Consip. Lui, che in un'intervista afferma di avere contro "un intreccio di poteri", dal palco non fa alcun riferimento alle inchieste, tuona contro chi fa "battaglie rancorose contro qualcuno e non per qualcosa". Ma aggiunge che non attaccherà mai i suoi rivali Emiliano e Orlando. Parte dalla parola "insieme" e termina con due parole, "identità" e "patriottismo" che rivendica alla sinistra. In mezzo, un discorso che guarda al governo del Paese, a partire dalla sfida con chi cavalca la "paura". "Chi spara contro questa comunità non fa male solo ai militanti ma indebolisce l'argine del sistema democratico del paese", attacca. E lancia stoccate anche a chi è uscito dal Pd, bocciando la sinistra "che si divide", le logiche da "corrente", il "ping pong" delle polemiche. Cita a più riprese Walter Veltroni e riprende temi del suo Lingotto come Olof Palme e la necessità di combattere "la povertà, non la ricchezza".

E afferma, smentendo lo stesso titolo della kermesse ('Tornare a casa per ripartire insieme'): "Non siamo qui per ripartire, perché non ci siamo mai fermati ma per discutere, dialogare, dividerci se serve", afferma con quello che pare un riferimento anche alle critiche di Sergio Chiamparino, che al Lingotto viene da sostenitore "critico". L'ex premier ribadisce che è "convintamente al fianco" di Gentiloni e rilancia la battaglia in Europa, a partire dalla proposta di primarie per la scelta del candidato Pse alla presidenza della Commissione. Rivendica la vicinanza al francese Emmanuel Macron e attacca "populisti e tecnici": "Per anni una parte delle elite dell'Italia ha considerato l'Europa lo strumento per convincere gli italiani riluttanti a fare riforme che altrimenti non avrebbero voluto fare, premier tecnici animati da sentimento antipatriottico e antitaliano". Al centro pone un tema come il lavoro e annuncia la nascita di una scuola di politica ("Frattocchie 2.0") e una piattaforma on-line di partecipazione che si chiamerà "Bob", come Kennedy. Quanto al partito, dice che il Pd è "l'argine del sistema democratico del Paese" e che se ci sono "abusi" sulle tessere a fronte di 420 mila iscritti è fisiologico. Ed è normale che non abbia gli stessi problemi M5s che a Monza elegge il candidato sindaco con 20 voti. Propone una ricetta diversa rispetto al partito leggero o al partito pesante, che è una partecipazione attraverso diverse forme. E afferma che c'è spazio per parlare anche ai Millenials. Parla di piattaforma congressuale, Renzi, ma guarda al governo del Paese.

L'opposto di quel che fa Andrea Orlando, che propone la separazione dei ruoli di segretario e premier. Orlando sottolinea che il Lingotto è patrimonio "di tutto" il Pd e non solo della mozione renziana. E rivendica di essere in giro nelle piccole città e periferie del Paese, da chi sente la politica "lontana dalle grandi convention". Da fuori, attacca Renzi anche un "ex" come Pier Luigi Bersani: "Pretendere di riassumere il centrosinistra in un partito e il partito in un capo significa andare contro un muro".

ANSA

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SEZ. POLITICA Pd, ultimo giorno kermesse Lingotto. Renzi: partita inizia ora, scrivere progetto Paese Ex premier: 'Qualcuno ha cercato di distruggere il Pd'

12 Marzo 2017, 14:09pm

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SEZ. POLITICA  Pd, ultimo giorno kermesse Lingotto. Renzi: partita inizia ora, scrivere progetto Paese Ex premier: 'Qualcuno ha cercato di distruggere il Pd'

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Al padiglione 1 del Lingotto la terza ed ultima giornata di lavori della kermesse di Matteo Renzi. In platea anche il premier Paolo Gentiloni che però non prenderà la parola. "La partita inizia adesso - ha detto Matteo Renzi al Lingotto -, la mozione sarà scritta la prossima settimana, ma c'è il progetto per il Paese noi non sappiamo se il futuro è maggioritario o proporzionale, abbiamo le nostro idee, ma dopo il 4 dicembre quel disegno di innovazione istituzionale è più debole,la forza delle nostre idee è il confronto con gli altri e allora vincerà chi sarà più forte in termini di progetti e proposte". "Nelle scorse settimane oggettivamente qualcuno ha cercato di distruggere il Pd perché c'è stato un momento di debolezza innanzitutto mia - ha detto ancora Renzi -. Ma non si sono accorti che c'è una solidità e una forza che esprime la comunità del Pd, indipendentemente dalla leadership: si mettano il cuore in pace, c'era prima e ci sarà dopo di noi e ora cammina con noi".  Poi ancora: "Essere di sinistra non è rincorrere totem del passato lo diciamo a chi immagina che essere di sinistra è salire su un palco alza il pugno chiuso e canta bandiera rossa. Sono esponenti di una cosa che non c'è più a difendere i deboli. E' un'immagine da macchietta non di politica".  "Bentornato a casa tua Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio: siamo felici di lavorare insieme a te", ha detto Renzi al Lingotto."No alla giustizia di chi ha confuso la giustizia con il giustizialismo - ha detto Matteo Renzi al Lingotto.. La Costituzione dice che un cittadino è innocente fino a sentenza passata in giudicato. Sempre, non a giorni alterni. I processi si fanno nei tribunali, non sui giornali. Gli articoli sono del codice penale. Le condanne le emettono i giudici, non i commentatori". "Ci dobbiamo porre il tema di come si sta, ma è un tema che affronteremo da quello che accadrà sulla legge elettorale - ha spiegato ancora Renzi -. La prima alleanza che vale è con i cittadini che credono in noi. Non possiamo replicare modelli del passato se no è chiaro quello che vogliamo fare". Al Lingotto il ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli: "Va bene Matteo Renzi e Maurizio Martina, ma accanto a loro mancano due giovani leader donne. Lo dico a Matteo e Maurizio: c'è una mancanza". "Raddoppiare nei prossimi cinque anni i fondi per scuola università e ricerca. E aprire un fronte di discussione con l'Europa per tenere queste risorse fuori da ogni vincolo". "Noi siamo con gli insegnanti se tutti insieme mettiamo al centro le ragazze e i ragazzi, il nostro futuro. Siamo l'unico governo che ha invertito la rotta sui finanziamenti all'istruzione", rivendica Fedeli.

"Oggi al #Lingotto17 con Matteo Renzi. Più forza al Pd per il futuro dell'Italia": così su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

 

 

Sul palco anche Matteo Orfini: "Sinistra è una parola bella davvero che si porta dietro una storia, che è speranza e passione, noi dobbiamo sempre stare attenti a maneggiare la parola sinistra che non va chiusa in uno spazio angusto, che non può essere minoranza o essere chiusa in un partitino. La sinistra italiana siamo noi, è il Pd, poi ci interessa discutere con tutti". "Con Pisapia - ha aggiunto - vogliamo continuare a lavorare e combattere insieme e siamo interessati a ciò che si muove intorno". La vicesegretaria del Pd, Deborah Serracchiani, ha detto: "Pisapia è la sinistra a cui guardare, ma non pensi chi è uscito dal Pd di rientrare con quel listone. La soluzione non è girare le spalle, vigliaccamente andarsene e poi condizionare il partito da cui si è usciti, non ci faremo condizionare"."Nessun veto, non ci sono preclusioni. C'è un progetto politico da costruire insieme che riguarda il Paese", ha detto il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato risponde a chi gli chiede se vi siano veti a future alleanze con chi ha lasciato il Pd, come i parlamentari di Mdp. "Certo, si può costruire un progetto politico con chi ha chiaro chi sono gli avversari: per noi sono i populisti e la destra, speriamo di trovare i vecchi compagni di strada sulla stessa lunghezza d'onda", aggiunge.

LINGOTTO - LA SECONDA GIORNATA

Sposta l'asse un po' più a sinistra, Matteo Renzi. E rivendica l'ambizione di un Pd che, con vocazione maggioritaria pur dopo l'improvviso ritorno al proporzionale, sia motore del "cambiamento dell'Italia", perché sia "più giusta e più forte". "Noi siamo il Partito democratico e non torniamo indietro ma vogliamo guardare avanti", dice Maurizio Martina, classe 1978, nativo Ds, che affianca Renzi nella corsa per il congresso: "Diversi e uniti è possibile". La prospettiva, afferma Martina che con il suo intervento contende ad Andrea Orlando la rappresentanza della sinistra Pd, è quella di un "nuovo centrosinistra largo e inclusivo". Non si può, dice a chi come Bersani è andato via, rimettere le lancette indietro e tornare "alle vecchie case madri" e al centrosinistra col "trattino".Da Roma, nelle stesse ore, arriva la 'chiamata' di Giuliano Pisapia, che chiede al Pd di indicare le alleanze, scegliere il campo di gioco. E' chiaro, replica Matteo Orfini, che il Pd non può allearsi con Alfano e con un partito che si chiama "Nuovo centrodestra". Ma dal palco Dario Franceschini ricorda che la realtà impone di guardare al centro: "Auspichiamo che nel centrodestra nasca un'area moderata con cui dialogare e del resto i numeri ci spingono a questo", afferma. "Il rapporto con Pisapia è naturale e privilegiato", afferma Ettore Rosato. Ma invita a guardare al quadro creato dalla legge elettorale. Dopo le primarie Dem si potrà davvero entrare nel vivo sulla legge elettorale e a quel punto, nonostante un diffuso pessimismo sulle chance di cambiarla, l'impegno ribadito dai renziani è per il Mattarellum o una correzione maggioritaria. Sergio Chiamparino, che in un applauditissimo discorso dal palco ribadisce di non voler abbandonare la "barca" renziana nel momento della difficoltà perché sarebbe "vigliacco", invita a non farsi tentare dall'autosufficienza e declinare la parola "egemonia" nel senso di dialogo a sinistra o, se il proporzionale lo imporrà, alleanze. Ma in quel caso, nota un dirigente renziano, la responsabilità è in capo anche a Pisapia: i parlamentari a lui vicini, ex Sel, siedono nei gruppi "con D'Alema, per il quale Renzi è nemico più di Berlusconi". Nella seconda giornata del Lingotto resta in sordina il caso Consip. Luca Lotti, che la prossima settimana affronterà la mozione di sfiducia alla Camera, è assente ma solo per ragioni familiari e domenicaci sarà. Nelle discussioni del gruppo di lavoro sulla legalità viene ribadita una linea totalmente garantista. Stefano Graziano, indagato e poi archiviato per associazione camorristica, invoca una legge per tenere segreti gli avvisi di garanzia ma - mentre il magistrato Nicola Gratteri la boccia - il renziano David Ermini frena: il tema è culturale. Sul palco si alternano ministri, da Claudio De Vincenti a Pier Carlo Padoan. Domani ci sarà Paolo Gentiloni. Emma Bonino, applauditissima, parla di immigrazione e bacchetta Renzi sugli attacchi frequenti ai "tecnici" europei. L'ex premier ascolta dal retropalco e si fa vedere in platea solo sul finale, quando Massimo Recalcati lancia la scuola di formazione politica milanese che si chiamerà Pier Paolo Pasolini. Il rilancio dell'ex premier passa dal partito - in questo, vien fatto notare, il Lingotto è diverso dalla sua Leopolda della società civile - e da una nuova guida più plurale. Al suo fianco ha una nuova classe dirigente di 30-40enni che si son fatti le ossa da amministratori (da Matteo Richetti al presidente dell'Anci Antonio Decaro, da Giuseppe Falcomatà a Matteo Ricci). Sul palco torna Maria Elena Boschi, che raccoglie applausi tiepidi, dice che la sconfitta al referendum "è stata dolorosa ma siamo in cammino e la nostra avventura è solo all'inizio". Beppe Grillo attacca Renzi: con la piattaforma on-line "Bob", attacca, copia le idee del M5s. La differenza tra M5s e Pd, replica il renziano Andrea Marcucci, è che loro hanno "venti votanti alle primarie e il Pd un milione". L'ex premier si tiene lontano dalle polemiche, anche dagli attacchi di Michele Emiliano che lo definisce "pericoloso", e invita a guardare alla platea: "Mi emoziono, la nostra forza è un popolo che non si rassegna al catastrofismo".Michele Emiliano, candidato alla segreteria del Pd, commentando le frasi di Renzi sulla compatibilità tra il ruolo di segretario del partito e di presidente del consiglio, ha detto: "Il segretario del partito è una cosa, il candidato premier è un'altra. Se il segretario fosse così bravo da essere il candidato premier dovrebbe dimettersi da segretario". "È un meccanismo - ha detto Emiliano - che una volta applicavamo senza problemi e che è stato cambiato in peggio nell'ultimo periodo". "Io non ho capito la proposta di Renzi, neanche da questa triste kermesse che sta facendo. Se insiste nello sbagliare è un pericolo per sé stesso e per gli altri", ha detto ancora Emiliano. "Non riesco a capire qual è la differenza tra i fallimenti dei 1000 giorni precedenti e quello che intende fare in futuro. O si è pentito di quello che ha fatto in passato e allora mi farà capire in cosa vuole cambiare,o insiste nello sbagliare".

E a Roma Giuliano Pisapia indica gli obiettivi dell'iniziativa politica che tiene a battesimo oggi. "Campo progressista vuole riunire il centrosinistra ed è un soggetto plurale a disposizione di tutti coloro che credono in un centrosinistra aperto, largo".'Campo progressista' vuole essere un progetto aperto "al civismo - dice Pisapia - all'ambientalismo, a chi crede nel dialogo interculturale e religioso. Ma soprattutto a chi vuole passare dalle parole ai fatti". Pisapia sottolinea come esistano già "decine di migliaia di esperienze amministrative e realtà locali a cui vogliamo offrire una casa per lavorare insieme".

LINGOTTO - LA PRIMA GIORNATA

Renzi, da segretario-premier detterò agenda contro paura 
"Insieme" da Lingotto contro tecnici e populisti. Orlando attacca 
"Il futuro non va più di moda ma è la nostra sfida, la paura è l'arma elettorale degli altri". Torna alle origini, Matteo Renzi. Le origini del Pd, con il Lingotto di Veltroni che rivendica da "erede", non "reduce". E le proprie origini, con "l'ambizione di rappresentare una svolta e tornare all'egemonia, non in senso gramsciano, ma nel dettare l'agenda di un'Italia che non si rassegna al catastrofismo". Parole, queste, di un candidato alla segreteria Pd che rivendica la scelta di essere anche candidato premier. Con una novità, annunciata dopo la sconfitta al referendum: "Io ci sono, con le mie ferite. Ma prima di me - dice annunciando più collegialità e dibattito delle idee - ci siete voi". Uno dei due sfidanti, Andrea Orlando, critica però con durezza la linea renziana: "Usciamo dalla sindrome dell'autosufficienza. Io guardo a quelli che hanno costruito il Pd e poi sono rimasti per strada".La folla che riempie il padiglione del Lingotto, con tanto verde a far da sfondo e le sale per i workshop tematici a contornare il palco, è la risposta - sottolineano i renziani - a chi vedeva Renzi già azzoppato dal caso Consip. Lui, che in un'intervista afferma di avere contro "un intreccio di poteri", dal palco non fa alcun riferimento alle inchieste, tuona contro chi fa "battaglie rancorose contro qualcuno e non per qualcosa". Ma aggiunge che non attaccherà mai i suoi rivali Emiliano e Orlando. Parte dalla parola "insieme" e termina con due parole, "identità" e "patriottismo" che rivendica alla sinistra. In mezzo, un discorso che guarda al governo del Paese, a partire dalla sfida con chi cavalca la "paura". "Chi spara contro questa comunità non fa male solo ai militanti ma indebolisce l'argine del sistema democratico del paese", attacca. E lancia stoccate anche a chi è uscito dal Pd, bocciando la sinistra "che si divide", le logiche da "corrente", il "ping pong" delle polemiche. Cita a più riprese Walter Veltroni e riprende temi del suo Lingotto come Olof Palme e la necessità di combattere "la povertà, non la ricchezza".E afferma, smentendo lo stesso titolo della kermesse ('Tornare a casa per ripartire insieme'): "Non siamo qui per ripartire, perché non ci siamo mai fermati ma per discutere, dialogare, dividerci se serve", afferma con quello che pare un riferimento anche alle critiche di Sergio Chiamparino, che al Lingotto viene da sostenitore "critico". L'ex premier ribadisce che è "convintamente al fianco" di Gentiloni e rilancia la battaglia in Europa, a partire dalla proposta di primarie per la scelta del candidato Pse alla presidenza della Commissione. Rivendica la vicinanza al francese Emmanuel Macron e attacca "populisti e tecnici": "Per anni una parte delle elite dell'Italia ha considerato l'Europa lo strumento per convincere gli italiani riluttanti a fare riforme che altrimenti non avrebbero voluto fare, premier tecnici animati da sentimento antipatriottico e antitaliano". Al centro pone un tema come il lavoro e annuncia la nascita di una scuola di politica ("Frattocchie 2.0") e una piattaforma on-line di partecipazione che si chiamerà "Bob", come Kennedy. Quanto al partito, dice che il Pd è "l'argine del sistema democratico del Paese" e che se ci sono "abusi" sulle tessere a fronte di 420 mila iscritti è fisiologico. Ed è normale che non abbia gli stessi problemi M5s che a Monza elegge il candidato sindaco con 20 voti. Propone una ricetta diversa rispetto al partito leggero o al partito pesante, che è una partecipazione attraverso diverse forme. E afferma che c'è spazio per parlare anche ai Millenials. Parla di piattaforma congressuale, Renzi, ma guarda al governo del Paese.L'opposto di quel che fa Andrea Orlando, che propone la separazione dei ruoli di segretario e premier. Orlando sottolinea che il Lingotto è patrimonio "di tutto" il Pd e non solo della mozione renziana. E rivendica di essere in giro nelle piccole città e periferie del Paese, da chi sente la politica "lontana dalle grandi convention". Da fuori, attacca Renzi anche un "ex" come Pier Luigi Bersani: "Pretendere di riassumere il centrosinistra in un partito e il partito in un capo significa andare contro un muro".

ANSA

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SEZ.POLITICA La senatrice Ricchiuti: "Vicende gravi a Seregno ma nessuna reazione dalla città"

11 Marzo 2017, 09:34am

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SEZ.POLITICA La senatrice Ricchiuti: "Vicende gravi a Seregno ma nessuna reazione dalla città"

INSERITO DA MORENA MOTTA "A Seregno sono accadute vicende molto gravi ma non c'è stata alcuna reazione dei cittadini: i politici sono stati rieletti e sono rimasti al loro posto". E' uno dei passaggi più severi di Lucrezia Ricchiuti, senatrice del neonato Movimento Democratico e progressista, al convegno dal titolo "Legalità, trasparenza e responsabilità" promosso da Cgil in sala civica. "In Calabria la 'ndrangheta è più visibile e le persone si conoscono, in Brianza magari sono persone stimate ma l'atteggiamento è lo stesso: tutti tacciono". 

IL GIORNALE DI MONZA

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SEZ. POLITICA Migranti, alt di Gentiloni all'Ue: "Neanche mago Merlino..., l'Ue non sia distratta' Il premier nelle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio europeo

9 Marzo 2017, 13:05pm

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SEZ. POLITICA Migranti, alt di Gentiloni all'Ue: "Neanche mago Merlino..., l'Ue non sia distratta' Il premier nelle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio europeo

INSERITO DA MORENA MOTTA Il sistema italiano di custodia dei minori migranti non accompagnati 'non funziona', gli hotspot, dove restano, sono inadatti alle loro necessità, un sistema dei rimpatri debole rischia di incoraggiare più arrivi. La denuncia arriva da un rapporto del Consiglio d' Europa, che però vede come 'un passo molto buono' la nuova legge sulle misure di protezione. Replica indiretta arriva dal premier Gentiloni, che invita l' Ue a non essere distratta su un problema che, spiega, 'neppure mago Merlino saprebbe cancellare'.  

Ecco le comunicazione del Presidente del Consiglio alle Camere: 

 L'Europa a più velocità "non va vista come un gigantesco complotto contro l'Italia - ha detto Gentiloni -. L'Italia è tra i Paesi promotori di quest'impostazione e senza la Gran Bretagna sarà uno dei Paesi assolutamente protagonisti di questo processo. Non è una decisione da prendere domani, è risposta di prospettiva a rischio impasse". 

Sui bilanci "siamo per rispettare le regole Ue e per contribuire a cambiare le sue politiche - ha spiegato il premier -. Far finta che le regole non esistano sarebbe superficiale e rinunciare a cambiare le politiche sarebbe rinunciare al ruolo Italia". "Vogliamo un'Europa che non deprima una crescita ancora lenta ma che la incoraggi: è questa sarà nostra battaglia, sarà l'impegno nel Def, e del nostro piano nazionale delle riforme".

Sul rinnovo della presidenza del Consiglio europeo "l'Italia vuole contribuire ad una soluzione condivisa che sembra essere la conferma di Tusk. Per questo, salvo imprevedibili stravolgimenti, rinnoverò a nome del governo la fiducia del nostro Paese" a Donald Tusk, ha detto ancora Gentiloni nelle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio europeo dove il rinnovo della presidenza sarà oggetto di una discussione che Gentiloni definisce, con riferimento alla Polonia, "più nazionale che europea".

E il premier Paolo Gentiloni nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo, ha affermato: "L'attività di governo" è concentrata su una serie di misure, "dall'immigrazione alla pubblica amministrazione, dal processo penale alla sicurezza urbana, dalla legge sulla povertà al ddl sulla concorrenza: sfido chiunque ad indicare un altro governo e un altro Parlamento in Europa impegnati su un complesso di riforme come quello su cui siamo impegnati in Italia. Non siamo i primi della classe, ma non accettiamo lezioni e lavoriamo nell'interesse comune".

Il presidente del consiglio dice no alle rigidità europea con le "virgole" sui bilanci e no ala "rigidità distratta" sui temi dell'immigrazione il cui approfondimento non rappresenta una "pretesa" dell'Italia ma una decisione comune presa dall'Unione. Il presidente del Consiglio parlando al Senato del prossimo Consiglio europeo e mette sul tavolo diversi temi che saranno al centro della prossima dichiarazione di Roma del 25 marzo, a cominciare dalle politiche sociali, della sicurezza e dell'immigrazione.

"Il problema della immigrazione - ha aggiunto Gentiloni - non lo cancella neanche il mago Merlino. Ma è possibile sostituire quella clandestina irregolare e micidiale per i migranti con flussi e canali. Questo è l'obiettivo della Ue e spero che a Bruxelles si facciano passi in più per aiutare il lavoro di avanguardia dell'Italia".

Per Gentiloin, l'obiettivo "è sostituire immigrazione clandestina irregolare con flussi e canali più accettabili e mi aspetto un passo in più, in termini di risorse, per aiutare l'Italia" nella gestione dei migranti provenienti dalla Libia.

Consiglio d'Europa bacchetta l'Italia sui rimpatri - "Le debolezze del sistema italiano di rimpatri volontari e delle espulsioni forzate rischia di incoraggiare l'afflusso di un sempre maggior numero di migranti economici irregolari". E' la messa in guardia che il rappresentante speciale del segretario generale del Consiglio d'Europa per le migrazioni e i rifugiati, l'ambasciatore Tomas Bocek, fa all'Italia nel suo rapporto basato sulla visita condotta nel Paese lo scorso ottobre.

Secondo il rapporto del Consiglio d'Europa, "non funziona" il sistema di custodia legale per i minori non accompagnati che arrivano in Italia, e gli hotspot in cui sono obbligati a trascorrere lunghi periodi sono "luoghi inadatti a garantire le loro necessità". L'autore del rapporto, il rappresentante speciale per le migrazioni Tomas Bocek, spiega però all'ANSA che la nuova legge italiana sulle misure di protezione, "è un passo avanti molto buono", anche se resta da vedere come sarà applicata nella pratica.

ANSA 

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SEZ. POLITICA Consip: Caso, via sfiducia Camera, subito voto Senato Non daremo alibi al Pd, prossima settimana votare su Lotti

8 Marzo 2017, 12:35pm

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SEZ. POLITICA Consip: Caso, via sfiducia Camera, subito voto Senato Non daremo alibi al Pd, prossima settimana votare su Lotti

INSERITO DA MORENA MOTTA Abbiamo appena ritirato la mozione di sfiducia individuale al ministro Luca Lotti depositata alla Camera dei deputati, così che il Senato possa discutere e votare la sfiducia all'ex sottosegretario nei tempi previsti dalla capigruppo". Così Vincenzo Caso, capogruppo M5s alla Camera dei deputati. "Non daremo nessun alibi al Pd, che si appiglia ad acrobazie regolamentari pur di prendere tempo. In questo modo si potrà regolarmente votare la sfiducia a Luca Lotti mercoledì prossimo senza ulteriori rinvii".

La senatrice M5S Michela Montevecchi annuncia nell'Aula di Palazzo Madama il ritiro della mozione di sfiducia presentata a Montecitorio contro il ministro Luca Lotti e chiede immediatamente che si voti subito il calendario dei lavori deciso dalla Conferenza dei capigruppo del Senato "visto che il quadro è cambiato". Ma la vicepresidente di turno Rosa Maria Di Giorgi non accoglie la richiesta. Montevecchi chiede allora l'immediata convocazione di un'altra Capigruppo ma la Di Giorgi dice che inoltrerà tale richiesta alla presidenza.

La conferenza dei capigruppo di palazzo Madama aveva deciso che la mozione di sfiducia contro Lotti sarebbe potuta approdare nell'Aula del Senato mercoledì 15 marzo "previa intesa con la Camera". A chiedere l'inserimento di questa formula, "mai sentita prima" secondo il M5S e la presidente dei senatori del Misto Loredana De Petris, è stato il capogruppo Dem Luigi Zanda. "Sono i presidenti delle Camere che dovranno decidere se la mozione verrà discussa prima qui o a Montecitorio", ha spiegato lo stesso Zanda.

Secondo la deputata di FI, Stefania Prestigiacomo, "Salvini critica Forza Italia perché non voterà la mozione di sfiducia nei confronti del ministro dello Sport Luca Lotti, ma vorrei ricordare al leader della Lega che la scelta del nostro partito è dettata da coerenza, non da opportunismo. Forza Italia non mai utilizzato la giustizia come strumento di lotta politica e non ha mai votato la sfiducia individuale ad un ministro. La presunzione di innocenza vale per tutti, anche per i nostri avversari. Non vogliamo né tirare a campare all'ombra di questo esecutivo, né togliere le castagne dal fuoco al Pd, ma siamo consapevoli che ber battere il centrosinistra alle prossime elezioni bisogna competere su proposte e programmi, dimostrando agli italiani di essere l'unica forza che può rilanciare il Paese. L'unica da seguire è politica, non giudiziaria. Solo così si potrà finalmente voltare pagina". 

"Noi di Mdp non non voteremo mozione sfiducia del M5S per Lotti: giuridicamente non spetta a noi decidere, ma dal punto di vista dell'opportunità politica credo che per mettere in sicurezza il governo, sarebbe appropriato un passo di lato da parte del Ministro dello Sport": così Davide Zoggia, ex Pd ora tra i fondatori del MDP, oggi al programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Tanto per esser chiari: non voterete la sfiducia ma per voi Lotti si dovrebbe dimettere. Giusto? "Esatto, è corretto".

ANSA 

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SEZ.POLITICA Pd: Al via le candidature per il congresso, è corsa a tre. Nervi tesi per caso Consip Emiliano il primo a depositare le firme necessarie per correre. Salta assemblea Dem a Rignano

7 Marzo 2017, 10:09am

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SEZ.POLITICA Pd: Al via le candidature per il congresso, è corsa a tre. Nervi tesi per caso Consip Emiliano il primo a depositare le firme necessarie per correre. Salta assemblea Dem a Rignano

INSERITO DA BARBARA PAPPACODA Resta alta la tensione nel Pd mentre sono arrivate ufficialmente le candidature per il congresso ed è corsa a tre. A sfidarsi Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano. Intanto salta l'assemblea del Pd di Rignano sull'Arno. 

Prima ad arrivare la candidatura di Michele Emiliano, poi quella di Andrea Orlando, sottoscritta da 1996 firme in omaggio all'Ulivo. Depositata anche la candidatura di Matteo Renzi. 

Michele Emiliano è il primo dei candidati a presentare le firme necessarie a correre al congresso Pd. A depositare la candidatura è stato Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, che all'uscita dal Nazareno spiega: "Le nostre 2000 firme sono state raccolte in varie circoscrizioni da numerosissime regioni. Si parte. Con una rete spontanea e dal basso, che ci ha inviato il triplo delle firme necessarie. Abbiamo potuto depositarne 2000, tutte le altre le terremo come simbolo della partecipazione popolare per questa candidatura". Tra i sostenitori di Emiliano "non ci sono molto deputati perché una nostra proposta molto forte è cancellare i capilista bloccati e questo non piace a tanti", sottolinea Boccia.

Emiliano, mi candido per vincere alle elezioni - "Non credo di aver contribuito ad alcuna spaccatura. Anzi, con la mia decisione ho dato il massimo possibile per l'unità del centrosinistra e per evitare che il Pd alle prossime elezioni arrivi con una leadership azzoppata o alla semplice difesa dell'establishment. Io mi candido per far vincere il Pd alle prossime elezioni".  "Il referendum del 4 dicembre è stata una parete di cemento armato contro cui Renzi si è schiantato. Ora chiede le chiavi di un'altra automobile ed io non gliele voglio dare".

Il rinvio dell'assemblea di Rignano - L'assemblea è rinviata a data da destinarsi". Questo l'annuncio con un cartello attaccato poco fa alla sede del Pd di Rignano che questa sera doveva vedere l'assemblea degli iscritti del partito. La conferma del rinvio anche dal vicesegretario del circolo, Antonio Ermini, "si', abbiamo deciso che in questa situazione era meglio rinviare l'assemblea". Il cartello, questa volta scritto con un pennarello rosso (la convocazione siglata TR, ossia Tiziano Renzi, era scritta con un pennarello nero), è stato attaccato da una donna, probabilmente una militante del Pd che non ha risposto alle domande dei giornalisti. In fondo, invece della firma, c'è un "grazie".

Firme a sostegno della candidatura alla segreteria del Pd "ne abbiamo raccolte tante di più ma ne abbiamo consegnate 1996, un numero non casuale che fa riferimento a una data ben precisa". Lo dice Andrea Orlando, candidato alla segreteria Dem, all'uscita dal Nazareno dopo aver ufficializzato la sua candidatura presentando un numero di firme che simbolicamente rendono omaggio all'anno di nascita dell'Ulivo. "Il Pd ha bisogno di diminuire le distanze, il Paese ha bisogno di ridurre le distanze, questo è il senso più profondo della mia candidatura", sottolinea il ministro.

Orlando, difficilmente segretario sarà premier - "Chi guida il Pd difficilmente sarà presidente del consiglio", ha detto il ministro Andrea Orlando a SkyTg24. "Oggi siamo in una situazione - ha detto Orlando - di superamento della concezione maggioritaria e siamo anche in una situazione di tripolarismo. Io ci ho creduto nel maggioritario, ma nei fatti è stato superato dagli eventi, che non ci piacciono, tanto è vero che io ho fatto la battaglia in favore del sì al referendum; ma occorre prenderne atto. Chi guida il partito difficilmente sarà presidente del Consiglio, prendiamone atto e dedichiamoci a ricostruire il Pd: aiuterebbe chi sarà destinato a diventare Presidente del Consiglio". Il ministro ha definito "singolare" la mozione di sfiducia nei confronti del ministro Luca Lotti. "Lotti - ha detto - ha ricevuto l'avviso di garanzia a dicembre, è singolare che la mozione venga presentata oggi. L'avviso è uno strumento di garanzia per chi lo riceve e non uno strumento per l'accusa". Alla domanda se ci sia un complotto per "liquidare" il Pd, Orlando ha replicato: "Non credo nei complotti; che qualcuno voglia liquidare il Pd è normale, siamo il partito che tiene in piedi la democrazia in Italia. Ma escluderei categoricamente un complotto. A noi sta la reazione e la capacità di costruire unità. Per questo i toni che useremo durante il congresso saranno importantissimi. Tanto meno saranno le distanze tra noi, tanto maggiore sarà la possibilità delle persone di sentirsi parte di questa costruzione e di partecipare".

Enews dell'ex premier Matteo Renzi - "Pubblicità progresso all'azione del Governo. Ieri il premier Gentiloni, ospite di Pippo Baudo, ha fatto un ottimo intervento a Domenica In evidenziando - tra le altre cose - come l'obiettivo da perseguire tutti insieme sia continuare nell'opera di riduzione delle tasse - ha scritto Renzi -. Dopo Irap costo del lavoro, Imu e Tasi, 80 euro, tasse agricole, canone Rai, Ires, collegato sul lavoro autonomo credo si possa e si debba continuare sulla strada della riduzione fiscale. Noi ci siamo". 

"Il Lingotto non è una Leopolda - ha scritto ancora a proposito dell'appuntamento in cui lancerà la propria candidatura alle primarie del Pd -: non vi aspettate dunque lo stesso stile scanzonato e gioioso della kermesse fiorentina (che tornerà, in autunno, come sempre). È più un momento di riflessione, di dialogo, di approfondimento. Cercheremo di dircele tutte: cosa abbiamo fatto, cosa dovevamo fare meglio, cosa potremo fare per il PD, per l'Italia, per l'Europa. Non voglio dire che vi annoieremo dal primo minuto all'ultimo, sia chiaro, ma è giusto sottolineare il carattere programmatico dell'evento". 

"Questa settimana un sorriso doppio. Perché se qualcuno pensa che da queste parti ci sia gente che si intristisce o si impaurisce o si rassegna, beh: quel qualcuno ha sbagliato indirizzo! Un sorriso doppio, amici. Ci vediamo al Lingotto", scrive Renzi. "Un amico mi ha ricordato che questa non è stata la prima volta che Beppe Grillo ha parlato di mio padre. Era già accaduto il 23 maggio 2014. E Grillo disse "Io vorrei rivolgermi non a Renzi, ma a suo padre. E dirgli: Per favore, il suo bambino ha bisogno di lei. Vada ad abbracciarlo, una mano sulla guancia e un lungo abbraccio. Poi gli sussurri nell'orecchio: é finita, su forza, andiamo a casa". Tutta la piazza rise di gusto alla battuta di Beppe Grillo. Era il giorno della chiusura della campagna elettorale delle europee dei Cinque Stelle. Due giorni dopo noi abbiamo preso il 40%, loro il 20%. Buona serata a tutti!", conclude Renzi.

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SEZ. POLITICA Redditi: Fedeli più ricca in governo, secondo Franceschini. Crolla l'imponibile di Grillo 180.921 euro per la ministra. Il ministro Martina in coda

4 Marzo 2017, 09:21am

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SEZ. POLITICA Redditi: Fedeli più ricca in governo, secondo Franceschini. Crolla l'imponibile di Grillo 180.921 euro per la ministra. Il ministro Martina in coda

INSERITO DA MORENA MOTTA E' la ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli la più 'ricca' del governo Gentiloni. Fedeli, secondo quanto risulta dalla dichiarazione dei redditi 2016, registra un reddito imponibile pari a 180.921 euro. In secondo posizione il titolare della Cultura Dario Franceschini, con 148.692 euro. In coda, invece, il ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina, con un reddito imponibile 2016 pari a 46.750 euro. Il premier Paolo Gentiloni, nel 2016, registra invece un reddito imponibile pari a 109.607 euro. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro, si legge nella documentazione, ha dichiarato un reddito imponibile di 144.853 euro, 'piazzandosi' al terzo posto. Seguono quindi Enrico Costa, ministro per gli Affari regionali, con 112.034 euro, il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, con 104.473 euro, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, con 104.432 euro, il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, con 102.300 euro, il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, con 102.058 euro, la ministra della P.a., Marianna Madia, con 98.816 euro. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e il ministro dello Sport, Luca Lotti, 'vantano' invece l'identico reddito imponibile: 98.471 euro. Nella 'classica' figurano poi Il ministro della Coesione territoriale, Claudio De Vincenti (97.728 euro), il titolare dell'Ambiente Gian Luca Galletti (97.631 euro), la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin (97.576 euro), la ministra della Difesa, Roberta Pinotti (96.663 euro), la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi (96.571 euro), il ministro dell'Interno, Marco Minniti (92.237). Penultimo, prima di Martina, il titolare dell'Economia Pier Carlo Padoan, con 49.958 euro dichiarati nel 2016.Matteo Renzi dichiara nel 2016 un reddito imponibile di 103,283 euro. Un dato in leggero calo, 5000 euro in meno, per l'ex Presidente del Consiglio, rispetto alla dichiarazione dell'anno scorso, quando ha dichiarato 107.960. Precipitano i redditi di Beppe Grillo, Secondo i dati diffusi dalle Camere, il leader dei cinque stelle ha dichiarato nel 2016 un imponibile di 71.957 euro. L'anno precedente il suo modello unico era cinque volte più ricco: Grillo aveva infatti dichiarato 355.247 euro. Il presidente del Senato, Pietro Grasso, nel 2016 dichiara oltre il doppio del reddito della Presidente della Camera, Laura Boldrini. La seconda carica dello Stato ha dichiarato un imponibile di 340.563 euro mentre quello della Boldrini è pari a 144.883 euro.

ANSA 

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SEZ. POLITICA Calenda contro Renzi: "Non servono bonus, realismo e stop spargere ottimismo"

3 Marzo 2017, 10:46am

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SEZ. POLITICA Calenda contro Renzi: "Non servono bonus, realismo e stop spargere ottimismo"

INSERITO DA MORENA MOTTA "Per creare lavoro e reddito non esistono scorciatoie, non esistono invenzioni di redditi, invenzioni di lavori, invenzioni di bonus", avverte il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, intervenendo alla cerimonia al Quirinale per la consegna dei premi Leonardo. 

"Dobbiamo essere ottimisti o pessimisti? - si chiede - Dobbiamo essere realisti: non credo sia compito del governo spargere ottimismo nè che sia compito dell'opposizione spargere pessimismo", serve "un percorso che si basi sul realismo, sui dati, sulla complessità".

Per le industrie italiane "il costo dell'energia deve avere lo stesso prezzo dei concorrenti, perché altrimenti scompariranno intere filiere", dice il ministro dello Sviluppo economico. E, intervenendo alla cerimonia al Quirinale per la consegna dei Premi Leonardo, aggiunge: "Faremo dei provvedimenti per gli energivori". 

Tracciando un panorama dell'industria italiana il ministro aveva premesso che "c'è un 20% dell'industria che va, che compete. Ed un altro 20% all'estremo opposto, in una situazione molto pericolosa, come il settore della metallurgia e dell'acciaio" su cui ha pesato anche "un costo dell'energia esorbitante". "E' un mondo a cui va data una risposta oggi", ha infine sottolineato il ministro.

Nessuna polemica politica in mie parole  - "Vedo che una parte del discorso che ho fatto oggi al Quirinale in occasione della consegna dei Premi Leonardo è stato inserito nel contesto di una polemica politica che non mi appartiene e a cui non intendo prendere parte". Lo precisa il ministro Calenda che accenna a misure come il piano Industria 4.0 "il più importante programma di politica industriale varato da molti anni a questa parte" che è stato "disegnato, pensato ed approvato dal governo Renzi".

Ddl Concorrenza: relatori, soglia obbligo anti-scorrerie da 5%  - L'obbligo di dichiarare gli obiettivi che si ha intenzione di perseguire nel corso dei sei mesi successivi all'acquisto di una partecipazione in società quotate operanti nei settori di interesse strategico "partirà dal raggiungimento o superamento della soglia del 5%" e non più del 10% come previsto nella prima bozza di emendamento. A dirlo sono Salvatore Tomaselli (Pd) e Luigi Marino (Ap), relatori del ddl Concorrenza in Senato ossia del provvedimento in cui sarà appunto inserita la norma 'anti-scorrerie', così come preannunciato dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. La modifica farà parte del pacchetto di emendamenti relatori-governo che sarà portato nell'Aula di Palazzo Madama mercoledì 8 marzo, successivamente il testo farà un breve passaggio in commissione Industria "dove resterà non oltre una settimana, per consentire di subemendare gli emendamenti presentati" e poi tornerà in Aula dove dovrebbe terminare il suo percorso entro il mese di marzo. Il ddl Concorrenza dovrà successivamente ripassare alla Camera.

ANSA

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