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SEZ. POLITICA Trattati Roma, Gentiloni: "No a Ue divisa, andare avanti" Incontro con gli industriali dell'Ue. "Più integrazione su un'idea comune su difesa e sicurezza"

24 Marzo 2017, 11:36am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ. POLITICA Trattati Roma, Gentiloni: "No a Ue divisa, andare avanti" Incontro con gli industriali dell'Ue. "Più integrazione su un'idea comune su difesa e sicurezza"

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA "L'Europa si trova di fronte a differenti sfide anche nuove, dalla Brexit al rinascere del protezionismo, ma abbiamo una opportunità per reagire". Lo dice il premier Paolo Gentiloni incontrando nella biblioteca chigiana le associazioni imprenditoriali europee. "Rivendichiamo un ruolo globale per l'Europa. Per questo abbiamo bisogno anche di voi per sostenere il libero scambio, la crescita, una agenda per l'innovazione, e anche una Europa sociale".

"Non vogliamo una Europa divisa, l'Europa è unita e indivisibile, ma vogliamo anche andare avanti su una idea comune di Europa, in aree ad esempio come difesa, sicurezza", aggiunge. "Abbiamo bisogno di una maggiore integrazione e rivendichiamo un ruolo globale per l'Europa". 

Industriali, difendiamo insieme progetto Ue - "E' tempo di riacquistare fiducia, di supportare il progetto europeo e di difendere quanto abbiamo costruito, avvertono insieme le 'confindustrie' europee, in un dichiarazione comune consegnata questa mattina al premier Paolo Gentiloni nella sua qualità di depositario dei trattati. Sarà consegnata anche al presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ed al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. A Palazzo Chigi, questa mattina, la presidente di Business Europe (che rappresenta 40 associazioni di industriali europee), Emma Marcegaglia , e il leader di Confindustria, Vincenzo Boccia. "Crediamo - conclude la dichiarazione comune - che il 2017 sia un anno decisivo e per questo vogliamo dare tutto il nostro contributo per assicurare un cambio di rotta, dimostrando ancora una volta che il successo politico, economico e sociale del progetto europeo può essere raggiunto solo insieme. E' tempo di scegliere: o avere successo insieme o diventare irrilevanti separatamente".

ANSA

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SEZ.POLITICA Pd: al secondo giorno votazioni Renzi al 66% Bersani alla 'Stampa': "E' l'ora che Gentiloni si emancipi da Renzi"

23 Marzo 2017, 10:51am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ.POLITICA Pd: al secondo giorno votazioni Renzi al 66% Bersani alla 'Stampa': "E' l'ora che Gentiloni si emancipi da Renzi"

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Al secondo giorno di votazioni nei circoli, Renzi è al 66%. E' quanto si apprende da fonti della mozione Renzi. Ieri, secondo giorno di votazioni, Renzi ha preso 644 (72,8%), Orlando 229 (25,9%), Emiliano 12 (1,3%). Nel totale dei 2 giorni, lunedì e martedì: Renzi 897 (66,5%), Orlando 429 (31,8%) ed Emiliano 23 (1,7%).

"Al congresso del Pd votano anche i circoli tematici, come quello di Pistoia dei lavoratori Hitachi, l'ex Ansaldo Breda. Nel 2013 io presi in quel circolo il 29%, oggi abbiamo superato l'85%. Mi piace pensare che sia frutto del lavoro di questi anni per garantire un futuro a lavoratori che hanno professionalità straordinarie e commesse per molti anni. Facile parlare di lavoro nei convegni. Poi però la differenza si fa stando accanto a chi in fabbrica entra tutti i giorni. Grazie agli amici e compagni del Pd di Pistoia. Avanti, insieme". Lo scrive su facebook Matteo Renzi. 

Intanto Pierluigi Bersani va all'attacco in una intervista alla 'Stampa': "Si può apprezzare lo stile di Gentiloni, che conosce la buona educazione, ma io lo incoraggio, col nostro aiuto, a segnare qualche discontinuità, ad affermarsi come capo di un governo che deve portarci al 2018 in condizioni di credibilità". Lo dice - in un'intervista alla Stampa - Pierluigi Bersani che al premier chiede "solo una cosa": "deve dire la verità agli italiani sull'economia, poi insieme vedremo come fare. La cosa che mi disturberebbe di più sarebbe la descrizione di mondi che non ci sono. Ci vuole un discorso serio e rigoroso sullo stato del Paese".

ANSA

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SEZ. POLITICA Minzolini, Emiliano: ''Non ricandidare 19 senatori Pd che hanno votato a favore'' Renzi all'attacco: 'Per M5s democrazia e' se vince chi piace a Grillo'

22 Marzo 2017, 10:05am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ. POLITICA Minzolini, Emiliano: ''Non ricandidare 19 senatori Pd che hanno votato a favore'' Renzi all'attacco: 'Per M5s democrazia e' se vince chi piace a Grillo'

INSERITO DA MORENA MOTTA "Non credo che persone cosi portino nulla di utile, hanno fatto un bel danno e non sarebbe utile ricandidarli". Lo ha detto Michele Emiliano a Cartabianca su Rai3, rispondendo alla domanda su cosa farebbe con i senatori Pd che hanno votato in favore di Minzolini.

"Se io fossi il candidato premier sarei quello con piu' possibilita' di vincere. Ma questo non gli importa, gli importa prendersi le spoglie del partito". Lo ha detto Michele Emiliano a Cartabianca su Rai3. Emiliano ha spiegato questa sua convinzione: "probabilmente gli elettori di M5s mi voterebbero".

"A Nord avro' piu' elettori di quanto si pensi, perche' ora non lo possono dire. Rischiano, perche' se io non vincessi, perderebbero posizioni politiche. Lottano in clandestinita' per la mia mozione". Lo ha detto Michele Emiliano a Cartabianca su Rai3, spiegando I motivi per I quali egli aveva sostenuto che Renzi usa "metodi intimidatori".

Matteo Renzi all'attacco di Beppe Grillo. "E' un sistema fantastico, quello di Grillo", attacca nella e-news dopo la vicenda di Genova e della candidata Cassimatis. "Sostanzialmente - prosegue - lui dice: Noi amiamo la democrazia. Amiamo talmente tanto la democrazia che se vince quello che piace a noi bene, se vince quello che a noi non piace si rivota un'altra volta espellendo il candidato sgradito".

"Noi del Pd, che siamo notoriamente insensibili alla nobiltà della democrazia dell'algoritmo in salsa Casaleggio, gridiamo allo scandalo, ma ci saranno sempre un Di Maio o una Taverna a spiegarci ciò che noi non capiamo".

Renzi ha parlato anche del congresso - "Mentre il Pd - ha detto - ha cominciato il suo congresso (ieri le prime votazioni nei circoli, stiamo andando bene, grazie a tutti!), con un percorso lungo, dibattuto, pieno di polemiche ma sinceramente e autenticamente democratico, gli altri partiti stanno dando il meglio di se stessi". "Vorrei ringraziare le donne e gli uomini - sostiene Renzi - che stanno invece discutendo e poi votando al congresso del Pd. Tanta fatica, lo sappiamo. Quante polemiche sulle regole. Quanti scontri in direzione, in assemblea. Ma adesso ci sono seimila circoli fatti da persone in carne e ossa che stanno discutendo e poi votano: Emiliano, Orlando, Renzi. Discutono e poi scelgono. Da Bagnacavallo a San Giorgio a Colonica, da Volpago di Treviso fino a Carpi, da San Martino in Rio che è in provincia di Reggio Emilia fino al circolo Pd di San Paolo del Brasile ieri i primi circoli si sono espressi". "Noi - aggiunge l'ex leader Pd - non facciamo i convegni sulla democrazia per poi affidarci al sacro Blog (su cui ogni giorno ne scopriamo una diversa, peraltro). Noi pratichiamo la democrazia. Mi sa che non siamo rimasti in tantissimi a farlo, ma a noi piace così". 

"Uno degli argomenti più discussi durante il congresso del Pd è se sia giusto che il leader del partito sia anche il candidato premier, previsione statutaria del Pd ma anche consuetudine di tutti gli altri Paesi Europei. Bene. Domenica scorsa Martin Schulz è stato eletto leader dei socialdemocratici tedeschi con l'obiettivo di contendere la leadership alla Merkel, che è a sua volta capo della Cdu. Stessa cosa accade nel Regno Unito o in Spagna o in tutte le principali democrazie mondiali. Così, giusto per la precisione". 

ANSA

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SEZ. POLITICA Voucher, ok all'abolizione. Potranno essere acquistati fino al 2017

18 Marzo 2017, 10:24am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ. POLITICA Voucher, ok all'abolizione. Potranno essere acquistati fino al 2017

INSERITO DA MORENA MOTTA Via libera dal consiglio dei ministri all'abolizione dei voucher.  "Useremo le prossime settimane per rispondere ad una esigenza che certamente l'eliminazione dei voucher non risolve, per una regolazione seria del lavoro saltuario e occasionale", ha detto il premier Paolo Gentiloni, al termine del Cdm. "Abbiamo abrogato le norme su voucher e appalti - ha aggiunto il premier - nella consapevolezza che l'Italia non aveva certo bisogno nei prossimi mesi di una campagna elettorale su temi come questi e nella consapevolezza che la decisione è coerente con l'orientamento che è maturato nelle ultime settimane in Parlamento". 

Per Gentiloni, "dividere il paese tra chi demonizza lo strumento dei voucher e chi ne voleva circoscrivere i limiti sarebbe stato solo un errore per l'Italia. Ora si libera il tavolo da una discussione ideologica che non ci avrebbe aiutato e che conferma il nostro impegno per regolare il mercato del lavoro". 

"Lo strumento dei voucher si era deteriorato e non era uno strumento attraverso il quale, se non per situazione molto specifiche, si poteva dare una risposta efficiente e moderna. Avevamo la risposta sbagliata ad un esigenza giusta e all'esigenza ora ci rivolgeremo con un confronto già nelle prossime settimane con le parti sociali e il Parlamento", ha proseguito il Presidente del Consiglio. 

Poletti ha spiegato che i voucher potranno essere acquistati entro l'anno. Quanto ai tempi della conversione, il ministro ha detto che "è presto per capire i tempi, abbiamo usato il lavoro della commissione e ora i tempi della discussione saranno quelli della discussione parlamentare. Certo noi pensiamo che bisogna convertirlo presto".

Soddisfatta la Cgil con la segretaria generale, Susanna Camusso:  "Se come appare il governo farà un decreto nel quale dà risoluzione ai quesiti referendari, sia sul tema dei voucher che degli appalti, nel momento in cui sarà trasformato in legge, considereremo questo un grande risultato e quindi esattamente l'obiettivo che ci siamo proposti con i quesiti referendari".  "Fino ad allora - ha concluso - continueremo con la campagna elettorale". "Bisogna in questi casi avere molta pazienza e sapere come stanno esattamente le cose".

Diversa l'opinione della Cisl:  la decisione del Governo di eliminare i voucher per il lavoro accessorio è "tutta politica ed incomprensibile dal punto di vista del merito", dice il segretario confederale della Cisl Gigi Petteni. "Da anni come Cisl abbiamo sostenuto la necessità di interventi precisi e modifiche mirate per evitare il 'deterioramento' del sistema voucher - ha proseguito - il Governo è stato sordo ed ottuso, non ci ha mai ascoltato. Per ragioni prettamente politiche- conclude - è passato dal 'tutto' al 'niente', il contrario di quello che fanno i riformisti e che invece fanno gli inaffidabili".

ANSA

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SEZ POLITICA Senato respinge decadenza di Minzolini. M5s: "Voto di scambio Fi-Pd"

17 Marzo 2017, 01:00am

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SEZ POLITICA Senato respinge decadenza di Minzolini. M5s: "Voto di scambio Fi-Pd"

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA L'Aula del Senato salva Augusto Minzolini che resta in carica come senatore di Forza Italia. I senatori hanno infatti approvato con 137 sì, 94 no e 20 astenuti l'ordine del giorno di FI che respingeva la deliberazione della Giunta per le Immunità che nel luglio scorso aveva dichiarato decaduto l'ex giornalista dal mandato di parlamentare perché condannato con sentenza passata in giudicato.

Il voto dell'odg è stato accolto da un lungo applauso. Al Pd era stata lasciata libertà di coscienza sul voto.

Minzolini nel suo intervento in Aula ha annunciato che si sarebbe dimesso qualunque fosse stato l'esito del voto. Una posizione poi confermata. "Ora mando la lettera" di dimissioni, dice entrando in ascensore ai giornalisti che gli chiedono se comunque intenda confermare le proprie dimissioni annunciate in Aula prima del voto sulla decadenza. Dimissioni che l'ex direttore del Tg1 aveva assicurato sarebbero arrivate qualunque fosse stato l'esito della votazione.

Forza Italia aveva provato a far slittare il voto con due odg.  I senatori del Pd che hanno votato insieme a Forza Italia per "salvare" Augusto Minzolini sono stati 19. Mentre quelli di Ap sono stati 23. Nessuno invece di Mdp che hanno votato quasi tutti contro. Ventiquattro Dem e 4 Mdp non erano presenti al momento del voto dell'odg con il quale è stata respinta la decisione della Giunta per le Immunità.

M5s all'attacco: "Voto di scambio Fi-Pd 'Lotti-Minzolini'" - "Tra il Pd e FI c'è stato di fatto un voto di scambio. I dem ieri hanno salvato Lotti per lo più uscendo dall'Aula e facendogli abbassare il quorum e loro oggi gli hanno salvato Minzolini che resta senatore di FI. E' una vera vergogna. Hanno dimostrato di essere una Casta che vuole restare al di sopra della legge". Così il M5S con Mario Michele Giarrusso, ha commentato il "salvataggio" di Minzolini da parte dell'Aula del Senato anche con i voti del Pd.

"Sono pronto a bere la cicuta". Così il senatore di FI, Augusto Minzolini, ha chiuso il suo intervento nell'Aula di Palazzo Madama che deve pronunciarsi sulla sua decadenza dal mandato di parlamentare, perché condannato con sentenza passata in giudicato. Minzolini, nella sua dichiarazione difensiva ha invitato i parlamentari a non prendere "decisioni ipocrite e pilatesche" e ha citato una frase che gli disse "qualche tempo fa Antonio Di Pietro" e cioè che "la politica porta guai...". A conclusione del suo intervento è esploso nell'emiciclo un grande e lungo applauso.

Il gruppo di FI del Senato presenta nell'Aula di Palazzo Madama due ordini del giorno per evitare che l'Assemblea si pronunci sulla decadenza dal mandato parlamentare di Augusto Minzolini: uno punta a far tornare in Giunta per le Immunità la vicenda, l'altro a respingere la deliberazione della Giunta che a luglio decise di proclamarlo decaduto dall'attività di parlamentare perché condannato con sentenza passata in giudicato.

L'ex direttore del Tg1 è stato condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione per peculato continuato nel novembre del 2015 a causa dell'utilizzo della carta di credito Rai.

Sul caso di Augusto Minzolini, il giornalista e senatore di Forza Italia, condannato con sentenza passata in giudicato, il gruppo del Pd dà ai suoi senatori libertà di coscienza. Cioè i parlamentari Dem potranno decidere liberamente se accogliere o meno la proposta della Giunta per le Immunità che lo scorso luglio ha dichiarato decaduto dal mandato di parlamentare Minzolini in nome della legge Severino. Ma secondo quanto si apprende in ambienti della maggioranza molti nel Pd sarebbero pronti a salvarlo.

"Qualunque sia l'esito del voto un attimo dopo rassegnerò le dimissione da senatore. Dopo però non prima perché voglio appunto che il Senato si esprima su un caso che io considero, con tutto il rispetto che posso avere per la magistratura, una grande ingiustizia". Così in Aula del Senato interviene il senatore Augusto Minzolini che si dice "vittima di una vicenda kafkiana". "Alla fine di questo calvario", aggiunge "sono convinto che la battaglia intrapresa vada al di là della mia persona". "Sono convinto che - prosegue - certe incongruenze rappresentino occasione per fare punto sulla giustizia e la democrazia nel nostro Paese". Poi Minzolini sottolinea che "queste battaglie per essere efficaci" devono essere "sterilizzare da interesse personale. Debbono essere solo battaglie di principio".

ANSA 

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SEZ. POLITICA Riforma processo penale, sì alla fiducia. Tutte le novità

16 Marzo 2017, 09:05am

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SEZ. POLITICA Riforma processo penale, sì alla fiducia. Tutte le novità

INSERITO DA MORENA MOTTA Il Senato ha approvato con 156 voti a favore, 121 contrari e un astenuto il ddl di riforma del processo penale. Il provvedimento torna ora all'esame della Camera.

Con il ddl il Senato licenzia per la Camera un provvedimento con diverse deleghe legate al regime delle prescrizioni, le intercettazioni, l'ordinamento penitenziario. Previsto l'aumento delle pene per furti e rapine. Fra le norme del ddl: l'inasprimento delle sanzioni per il voto di scambio politico-mafioso, che viene punito con il carcere da 6 a 12 anni (attualmente è da 4 a 10 anni), l'aumento delle pene per il furto in abitazione, lo scippo e la rapina (da 4 a 10 anni), per l’estorsione aggravata (da 6 a 7 anni).

Quanto alla prescrizione, per alcuni reati in danno dei minori, essa decorre dal compimento della maggiore età della vittima (salvo che la notizia del reato sia precedente al compimento dei 18 anni). Il provvedimento dispone inoltre che l'interruzione della prescrizione non può comportare l'aumento di più della metà del tempo necessario a prescrivere anche per i reati di corruzione, concussione, peculato.

C'è, però, una disposizione, risultata 'indigesta' all'Associazione nazionale magistrati, che dà un massimo di tre mesi alle procure (prorogabili di altri 3) per chiedere il rinvio a giudizio o il proscioglimento dell’indagato, al termine delle indagini preliminari. Se tale limite viene ignorato, interviene l’avocazione da parte del procuratore generale (ma per reati di mafia e terrorismo il tempo è dilatato fino a un anno).

Sul fronte delle intercettazioni, la delega riguarda, oltre alle misure per garantire la riservatezza, una fattispecie di reato legata alla diffusione di immagini o conversazioni telefoniche fraudolentemente captate. Viene disciplinato, inoltre, l'uso dei cosiddetti 'trojan', stabilendo che l'attivazione avvenga con comando attivato da remoto e non con il solo inserimento del 'captatore' informatico.

Infine, non possono essere in alcun modo conoscibili, divulgabili e pubblicabili i risultati di intercettazioni che abbiano coinvolto occasionalmente soggetti estranei ai fatti per cui si procede. Il governo, con l'ultimo emendamento presentato, punta alla riduzione del 50% del budget per le intercettazioni con il presupposto che sulla base delle nuove tecnologie disponibili non diminuirà il numero degli ascolti.

Punito fino a 4 anni chi diffonde registrazioni di conversazioni tra privati captate fraudolentemente al solo fine di infangarne la reputazione. Non c'è punibilità se le registrazioni integrano una prova in un processo o sono usate per la difesa o per il diritto di cronaca.

FONTE ADNKRONOS

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SEZ. POLITICA Fondi europei per i liberi professionisti, se ne parla a Minori con assessore regionale Marciani e ordini professionali

15 Marzo 2017, 09:48am

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SEZ. POLITICA Fondi europei per i liberi professionisti, se ne parla a Minori con assessore regionale Marciani e ordini professionali

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Fondi europei per i liberi professionisti: se ne discuterà giovedì 16 marzo al Comune di Minori (ore 17) con il consigliere regionale Enzo Maraio, il presidente dell'Ordine regionale dei Geologi Francesco Russo, il presidente dell'Ordine provinciale degli Architetti Maria Gabriella Alfano, il presidente dell'Ordine provinciale dei Commercialisti Salvatore Giordano, il presidente del Collegio dei Geometri di Salerno Felice Di Salvatore. Il dibattito sarà aperto dal sindaco di Minori Andrea Reale e chiuso dall'assessore alla Formazione e alle Pari Opportunità della Regione Campania Chiara Marciani.
La Regione Campania rivolge continua attenzione ai territori e alle professionalità che devono lavorare ed aiutare gli imprenditori, per sfruttare le risorse europee a favore dello sviluppo dell'economia e dell'innovazione.
Di recente sono stati destinate risorse ai liberi professionisti oggetto di bandi regionali per permettere a geometri, architetti, ingegneri, commercialisti, ragionieri, geologi di poter innovarsi nel segno dell'efficienza e della produttività.Congiuntamente ai Presidenti dei vari Ordini professionali, l'assessore Marciani illustrerà contenuti, destinatari e modalità di partecipazione ai bandi, ma sarà anche un momento per sollecitare il governo regionale su problematiche fondamentali per lo sviluppo della Costa d'Amalfi.Un'istanza relativa alla NASPI è pervenuta dai lavoratori stagionali del settore turistico della Costa d'Amalfi, che illustreranno all'assessore regionale e al consigliere Maraio, la possibilità di istituire un tavolo di lavoro regionale per la risoluzione di questo grave problema che investe la maggior parte dei dipendenti delle strutture alberghiere- ricettive della Costiera Amalfitana.

IL VESCOVADO DI RAVELLO 

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SEZ. POLITICA Battipaglia, il punto sulla questione Area di Crisi

14 Marzo 2017, 01:39am

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SEZ. POLITICA Battipaglia, il punto sulla questione Area di Crisi

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Dare concretezza al riconoscimento dell’area di crisi industriale giunto dal Governo centrale. È questo l’obiettivo primario dell’amministrazione del Comune di Battipaglia, con la prima cittadina, Cecilia Francese, fortemente impegnata in tal senso.

Dal prossimo quattro aprile, infatti, sarà possibile per le aziende interessate presentare progetti per i nuovi insediamenti. 

La sindaca del comune della Piana del Sele ha già provveduto a chiedere all’assessore regionale alle attività produttive, Amedeo Lepore, un confronto con gli imprenditori che hanno manifestato la propria disponibilità in relazione a tale iniziativa.

Nelle prossime settimane ci sarà un tavolo tecnico con la partecipazione della struttura regionale, del Comune e degli imprenditori stessi, al fine di illustrare le procedure da seguire per ottenere i fondi destinati all’area di crisi industriale.

Inoltre, l’amministrazione battipagliese chiederà – a breve – una conferenza dei servizi tra Consorzio Asi, Comune e Regione Campania per risolvere la delicatissima questione delle autorizzazioni ricadenti in Area Asi.

Le dichiarazioni della sindaca Cecilia Francese

La prima cittadina battipagliese si è così espressa in merito alla situazione attinente all’area di crisi industriale e alle dichiarazioni giunte, nei giorni scorsi, da parte dell’opposizione:

“Accolgo con favore la sollecitazione del segretario del Pd, Davide Bruno, su questo tema. Ci ha dato la possibilità di rendere pubblico il nostro lavoro circa la possibilità che si è aperta in relazione ai fondi per l’area di crisi industriale. Siamo già al lavoro anche per aprire uno sportello dedicato, con una convenzione con la Regione Campania proprio per dare tutte le informazioni necessarie agli imprenditori che intendono investire nella nostra zona. C’è bisogno di certezze delle procedure, di velocità e di sburocratizzare il percorso. Rischieremmo, di contro, di far scappare via gli imprenditori che vogliono investire nella Piana del Sele. Per questo, il confronto con la Regione Campania è sempre aperto sul fronte dei rapporti istituzionali proprio per dare tutte le garanzie agli imprenditori sani che vogliono insediarsi a Battipaglia sfruttando la possibilità offerta dal riconoscimento dell’area di crisi industriale”.

Le parole di Ugo Tozzi
Battipaglia
Ugo Tozzi, vicesindaco di Battipaglia

Sulla stessa lunghezza d’onda di Cecilia Francese anche il vicesindaco Ugo Tozzi, che rimanda al mittente le affermazioni giunte dal Pd:

“Le fibrillazioni di cui parla il segretario del Pd non ci appartengono. Questa amministrazione è giunta ad un momento storico cruciale e si è ricompattata attorno alla figura della sindaca Cecilia Francese con la quale intendiamo portare avanti gli obiettivi dei nostri programmi elettorali dando realizzazione a quel patto nobile che ha contraddistinto questa maggioranza. Non siamo mai stati ostaggio di alcuna polemica. Infatti, stiamo lavorando al bilancio. Siamo scesi in campo per la questione ospedaliera, stiamo lavorando per la rinascita della fascia costiera non accantonando il grande problema ereditato della depurazione. Questa amministrazione lavora alacremente anche a problematiche che hanno un’eredità di non poco conto”.

FONTE Carmine Lione http://www.zerottonove.it/battipaglia-area-di-crisi-2/

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SEZ.POLITICA Pd, ultimo giorno kermesse Lingotto. Renzi: partita inizia ora, scrivere progetto Paese Ex premier: 'Qualcuno ha cercato di distruggere il Pd'

13 Marzo 2017, 09:28am

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SEZ.POLITICA Pd, ultimo giorno kermesse Lingotto. Renzi: partita inizia ora, scrivere progetto Paese Ex premier: 'Qualcuno ha cercato di distruggere il Pd'

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Al padiglione 1 del Lingotto la terza ed ultima giornata di lavori della kermesse di Matteo Renzi. In platea anche il premier Paolo Gentiloni

"La partita inizia adesso - ha detto Matteo Renzi al Lingotto -, la mozione sarà scritta la prossima settimana, ma c'è il progetto per il Paese noi non sappiamo se il futuro è maggioritario o proporzionale, abbiamo le nostro idee, ma dopo il 4 dicembre quel disegno di innovazione istituzionale è più debole,la forza delle nostre idee è il confronto con gli altri e allora vincerà chi sarà più forte in termini di progetti e proposte". 

"Nelle scorse settimane oggettivamente qualcuno ha cercato di distruggere il Pd perché c'è stato un momento di debolezza innanzitutto mia - ha detto ancora Renzi -. Ma non si sono accorti che c'è una solidità e una forza che esprime la comunità del Pd, indipendentemente dalla leadership: si mettano il cuore in pace, c'era prima e ci sarà dopo di noi e ora cammina con noi".  

Poi ancora: "Essere di sinistra non è rincorrere totem del passato lo diciamo a chi immagina che essere di sinistra è salire su un palco alza il pugno chiuso e canta bandiera rossa. Sono esponenti di una cosa che non c'è più a difendere i deboli. E' un'immagine da macchietta non di politica".  

"Bentornato a casa tua Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio: siamo felici di lavorare insieme a te", ha detto Renzi al Lingotto.

"No alla giustizia di chi ha confuso la giustizia con il giustizialismo - ha detto Matteo Renzi al Lingotto.. La Costituzione dice che un cittadino è innocente fino a sentenza passata in giudicato. Sempre, non a giorni alterni. I processi si fanno nei tribunali, non sui giornali. Gli articoli sono del codice penale. Le condanne le emettono i giudici, non i commentatori". 

"Ci dobbiamo porre il tema di come si sta, ma è un tema che affronteremo da quello che accadrà sulla legge elettorale - ha spiegato ancora Renzi -. La prima alleanza che vale è con i cittadini che credono in noi. Non possiamo replicare modelli del passato se no è chiaro quello che vogliamo fare". 

Al Lingotto il ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli: "Va bene Matteo Renzi e Maurizio Martina, ma accanto a loro mancano due giovani leader donne. Lo dico a Matteo e Maurizio: c'è una mancanza". "Raddoppiare nei prossimi cinque anni i fondi per scuola università e ricerca. E aprire un fronte di discussione con l'Europa per tenere queste risorse fuori da ogni vincolo". "Noi siamo con gli insegnanti se tutti insieme mettiamo al centro le ragazze e i ragazzi, il nostro futuro. Siamo l'unico governo che ha invertito la rotta sui finanziamenti all'istruzione", rivendica Fedeli.

"Oggi al #Lingotto17 con Matteo Renzi. Più forza al Pd per il futuro dell'Italia": così su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

 

 

 

Sul palco anche Matteo Orfini: "Sinistra è una parola bella davvero che si porta dietro una storia, che è speranza e passione, noi dobbiamo sempre stare attenti a maneggiare la parola sinistra che non va chiusa in uno spazio angusto, che non può essere minoranza o essere chiusa in un partitino. La sinistra italiana siamo noi, è il Pd, poi ci interessa discutere con tutti". "Con Pisapia - ha aggiunto - vogliamo continuare a lavorare e combattere insieme e siamo interessati a ciò che si muove intorno". 

La vicesegretaria del Pd, Deborah Serracchiani, ha detto: "Pisapia è la sinistra a cui guardare, ma non pensi chi è uscito dal Pd di rientrare con quel listone. La soluzione non è girare le spalle, vigliaccamente andarsene e poi condizionare il partito da cui si è usciti, non ci faremo condizionare".

"Nessun veto, non ci sono preclusioni. C'è un progetto politico da costruire insieme che riguarda il Paese", ha detto il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato risponde a chi gli chiede se vi siano veti a future alleanze con chi ha lasciato il Pd, come i parlamentari di Mdp. "Certo, si può costruire un progetto politico con chi ha chiaro chi sono gli avversari: per noi sono i populisti e la destra, speriamo di trovare i vecchi compagni di strada sulla stessa lunghezza d'onda", aggiunge.

LINGOTTO - LA SECONDA GIORNATA

Sposta l'asse un po' più a sinistra, Matteo Renzi. E rivendica l'ambizione di un Pd che, con vocazione maggioritaria pur dopo l'improvviso ritorno al proporzionale, sia motore del "cambiamento dell'Italia", perché sia "più giusta e più forte". "Noi siamo il Partito democratico e non torniamo indietro ma vogliamo guardare avanti", dice Maurizio Martina, classe 1978, nativo Ds, che affianca Renzi nella corsa per il congresso: "Diversi e uniti è possibile". La prospettiva, afferma Martina che con il suo intervento contende ad Andrea Orlando la rappresentanza della sinistra Pd, è quella di un "nuovo centrosinistra largo e inclusivo". Non si può, dice a chi come Bersani è andato via, rimettere le lancette indietro e tornare "alle vecchie case madri" e al centrosinistra col "trattino".

Da Roma, nelle stesse ore, arriva la 'chiamata' di Giuliano Pisapia, che chiede al Pd di indicare le alleanze, scegliere il campo di gioco. E' chiaro, replica Matteo Orfini, che il Pd non può allearsi con Alfano e con un partito che si chiama "Nuovo centrodestra". Ma dal palco Dario Franceschini ricorda che la realtà impone di guardare al centro: "Auspichiamo che nel centrodestra nasca un'area moderata con cui dialogare e del resto i numeri ci spingono a questo", afferma. "Il rapporto con Pisapia è naturale e privilegiato", afferma Ettore Rosato. Ma invita a guardare al quadro creato dalla legge elettorale. Dopo le primarie Dem si potrà davvero entrare nel vivo sulla legge elettorale e a quel punto, nonostante un diffuso pessimismo sulle chance di cambiarla, l'impegno ribadito dai renziani è per il Mattarellum o una correzione maggioritaria. Sergio Chiamparino, che in un applauditissimo discorso dal palco ribadisce di non voler abbandonare la "barca" renziana nel momento della difficoltà perché sarebbe "vigliacco", invita a non farsi tentare dall'autosufficienza e declinare la parola "egemonia" nel senso di dialogo a sinistra o, se il proporzionale lo imporrà, alleanze. Ma in quel caso, nota un dirigente renziano, la responsabilità è in capo anche a Pisapia: i parlamentari a lui vicini, ex Sel, siedono nei gruppi "con D'Alema, per il quale Renzi è nemico più di Berlusconi". 

Nella seconda giornata del Lingotto resta in sordina il caso Consip. Luca Lotti, che la prossima settimana affronterà la mozione di sfiducia alla Camera, è assente ma solo per ragioni familiari e domenicaci sarà. Nelle discussioni del gruppo di lavoro sulla legalità viene ribadita una linea totalmente garantista. Stefano Graziano, indagato e poi archiviato per associazione camorristica, invoca una legge per tenere segreti gli avvisi di garanzia ma - mentre il magistrato Nicola Gratteri la boccia - il renziano David Ermini frena: il tema è culturale. Sul palco si alternano ministri, da Claudio De Vincenti a Pier Carlo Padoan. Domani ci sarà Paolo Gentiloni. Emma Bonino, applauditissima, parla di immigrazione e bacchetta Renzi sugli attacchi frequenti ai "tecnici" europei. L'ex premier ascolta dal retropalco e si fa vedere in platea solo sul finale, quando Massimo Recalcati lancia la scuola di formazione politica milanese che si chiamerà Pier Paolo Pasolini. Il rilancio dell'ex premier passa dal partito - in questo, vien fatto notare, il Lingotto è diverso dalla sua Leopolda della società civile - e da una nuova guida più plurale. Al suo fianco ha una nuova classe dirigente di 30-40enni che si son fatti le ossa da amministratori (da Matteo Richetti al presidente dell'Anci Antonio Decaro, da Giuseppe Falcomatà a Matteo Ricci). Sul palco torna Maria Elena Boschi, che raccoglie applausi tiepidi, dice che la sconfitta al referendum "è stata dolorosa ma siamo in cammino e la nostra avventura è solo all'inizio". Beppe Grillo attacca Renzi: con la piattaforma on-line "Bob", attacca, copia le idee del M5s. La differenza tra M5s e Pd, replica il renziano Andrea Marcucci, è che loro hanno "venti votanti alle primarie e il Pd un milione". L'ex premier si tiene lontano dalle polemiche, anche dagli attacchi di Michele Emiliano che lo definisce "pericoloso", e invita a guardare alla platea: "Mi emoziono, la nostra forza è un popolo che non si rassegna al catastrofismo".

Michele Emiliano, candidato alla segreteria del Pd, commentando le frasi di Renzi sulla compatibilità tra il ruolo di segretario del partito e di presidente del consiglio, ha detto: "Il segretario del partito è una cosa, il candidato premier è un'altra. Se il segretario fosse così bravo da essere il candidato premier dovrebbe dimettersi da segretario". "È un meccanismo - ha detto Emiliano - che una volta applicavamo senza problemi e che è stato cambiato in peggio nell'ultimo periodo". "Io non ho capito la proposta di Renzi, neanche da questa triste kermesse che sta facendo. Se insiste nello sbagliare è un pericolo per sé stesso e per gli altri", ha detto ancora Emiliano. "Non riesco a capire qual è la differenza tra i fallimenti dei 1000 giorni precedenti e quello che intende fare in futuro. O si è pentito di quello che ha fatto in passato e allora mi farà capire in cosa vuole cambiare,o insiste nello sbagliare".

E a Roma Giuliano Pisapia indica gli obiettivi dell'iniziativa politica che tiene a battesimo oggi. "Campo progressista vuole riunire il centrosinistra ed è un soggetto plurale a disposizione di tutti coloro che credono in un centrosinistra aperto, largo".'Campo progressista' vuole essere un progetto aperto "al civismo - dice Pisapia - all'ambientalismo, a chi crede nel dialogo interculturale e religioso. Ma soprattutto a chi vuole passare dalle parole ai fatti". Pisapia sottolinea come esistano già "decine di migliaia di esperienze amministrative e realtà locali a cui vogliamo offrire una casa per lavorare insieme".

LINGOTTO - LA PRIMA GIORNATA

Renzi, da segretario-premier detterò agenda contro paura 
"Insieme" da Lingotto contro tecnici e populisti. Orlando attacca 
"Il futuro non va più di moda ma è la nostra sfida, la paura è l'arma elettorale degli altri". Torna alle origini, Matteo Renzi. Le origini del Pd, con il Lingotto di Veltroni che rivendica da "erede", non "reduce". E le proprie origini, con "l'ambizione di rappresentare una svolta e tornare all'egemonia, non in senso gramsciano, ma nel dettare l'agenda di un'Italia che non si rassegna al catastrofismo". Parole, queste, di un candidato alla segreteria Pd che rivendica la scelta di essere anche candidato premier. Con una novità, annunciata dopo la sconfitta al referendum: "Io ci sono, con le mie ferite. Ma prima di me - dice annunciando più collegialità e dibattito delle idee - ci siete voi". Uno dei due sfidanti, Andrea Orlando, critica però con durezza la linea renziana: "Usciamo dalla sindrome dell'autosufficienza. Io guardo a quelli che hanno costruito il Pd e poi sono rimasti per strada".

La folla che riempie il padiglione del Lingotto, con tanto verde a far da sfondo e le sale per i workshop tematici a contornare il palco, è la risposta - sottolineano i renziani - a chi vedeva Renzi già azzoppato dal caso Consip. Lui, che in un'intervista afferma di avere contro "un intreccio di poteri", dal palco non fa alcun riferimento alle inchieste, tuona contro chi fa "battaglie rancorose contro qualcuno e non per qualcosa". Ma aggiunge che non attaccherà mai i suoi rivali Emiliano e Orlando. Parte dalla parola "insieme" e termina con due parole, "identità" e "patriottismo" che rivendica alla sinistra. In mezzo, un discorso che guarda al governo del Paese, a partire dalla sfida con chi cavalca la "paura". "Chi spara contro questa comunità non fa male solo ai militanti ma indebolisce l'argine del sistema democratico del paese", attacca. E lancia stoccate anche a chi è uscito dal Pd, bocciando la sinistra "che si divide", le logiche da "corrente", il "ping pong" delle polemiche. Cita a più riprese Walter Veltroni e riprende temi del suo Lingotto come Olof Palme e la necessità di combattere "la povertà, non la ricchezza".

E afferma, smentendo lo stesso titolo della kermesse ('Tornare a casa per ripartire insieme'): "Non siamo qui per ripartire, perché non ci siamo mai fermati ma per discutere, dialogare, dividerci se serve", afferma con quello che pare un riferimento anche alle critiche di Sergio Chiamparino, che al Lingotto viene da sostenitore "critico". L'ex premier ribadisce che è "convintamente al fianco" di Gentiloni e rilancia la battaglia in Europa, a partire dalla proposta di primarie per la scelta del candidato Pse alla presidenza della Commissione. Rivendica la vicinanza al francese Emmanuel Macron e attacca "populisti e tecnici": "Per anni una parte delle elite dell'Italia ha considerato l'Europa lo strumento per convincere gli italiani riluttanti a fare riforme che altrimenti non avrebbero voluto fare, premier tecnici animati da sentimento antipatriottico e antitaliano". Al centro pone un tema come il lavoro e annuncia la nascita di una scuola di politica ("Frattocchie 2.0") e una piattaforma on-line di partecipazione che si chiamerà "Bob", come Kennedy. Quanto al partito, dice che il Pd è "l'argine del sistema democratico del Paese" e che se ci sono "abusi" sulle tessere a fronte di 420 mila iscritti è fisiologico. Ed è normale che non abbia gli stessi problemi M5s che a Monza elegge il candidato sindaco con 20 voti. Propone una ricetta diversa rispetto al partito leggero o al partito pesante, che è una partecipazione attraverso diverse forme. E afferma che c'è spazio per parlare anche ai Millenials. Parla di piattaforma congressuale, Renzi, ma guarda al governo del Paese.

L'opposto di quel che fa Andrea Orlando, che propone la separazione dei ruoli di segretario e premier. Orlando sottolinea che il Lingotto è patrimonio "di tutto" il Pd e non solo della mozione renziana. E rivendica di essere in giro nelle piccole città e periferie del Paese, da chi sente la politica "lontana dalle grandi convention". Da fuori, attacca Renzi anche un "ex" come Pier Luigi Bersani: "Pretendere di riassumere il centrosinistra in un partito e il partito in un capo significa andare contro un muro".

ANSA

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SEZ. POLITICA Pd, ultimo giorno kermesse Lingotto. Renzi: partita inizia ora, scrivere progetto Paese Ex premier: 'Qualcuno ha cercato di distruggere il Pd'

12 Marzo 2017, 14:09pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ. POLITICA  Pd, ultimo giorno kermesse Lingotto. Renzi: partita inizia ora, scrivere progetto Paese Ex premier: 'Qualcuno ha cercato di distruggere il Pd'

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Al padiglione 1 del Lingotto la terza ed ultima giornata di lavori della kermesse di Matteo Renzi. In platea anche il premier Paolo Gentiloni che però non prenderà la parola. "La partita inizia adesso - ha detto Matteo Renzi al Lingotto -, la mozione sarà scritta la prossima settimana, ma c'è il progetto per il Paese noi non sappiamo se il futuro è maggioritario o proporzionale, abbiamo le nostro idee, ma dopo il 4 dicembre quel disegno di innovazione istituzionale è più debole,la forza delle nostre idee è il confronto con gli altri e allora vincerà chi sarà più forte in termini di progetti e proposte". "Nelle scorse settimane oggettivamente qualcuno ha cercato di distruggere il Pd perché c'è stato un momento di debolezza innanzitutto mia - ha detto ancora Renzi -. Ma non si sono accorti che c'è una solidità e una forza che esprime la comunità del Pd, indipendentemente dalla leadership: si mettano il cuore in pace, c'era prima e ci sarà dopo di noi e ora cammina con noi".  Poi ancora: "Essere di sinistra non è rincorrere totem del passato lo diciamo a chi immagina che essere di sinistra è salire su un palco alza il pugno chiuso e canta bandiera rossa. Sono esponenti di una cosa che non c'è più a difendere i deboli. E' un'immagine da macchietta non di politica".  "Bentornato a casa tua Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio: siamo felici di lavorare insieme a te", ha detto Renzi al Lingotto."No alla giustizia di chi ha confuso la giustizia con il giustizialismo - ha detto Matteo Renzi al Lingotto.. La Costituzione dice che un cittadino è innocente fino a sentenza passata in giudicato. Sempre, non a giorni alterni. I processi si fanno nei tribunali, non sui giornali. Gli articoli sono del codice penale. Le condanne le emettono i giudici, non i commentatori". "Ci dobbiamo porre il tema di come si sta, ma è un tema che affronteremo da quello che accadrà sulla legge elettorale - ha spiegato ancora Renzi -. La prima alleanza che vale è con i cittadini che credono in noi. Non possiamo replicare modelli del passato se no è chiaro quello che vogliamo fare". Al Lingotto il ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli: "Va bene Matteo Renzi e Maurizio Martina, ma accanto a loro mancano due giovani leader donne. Lo dico a Matteo e Maurizio: c'è una mancanza". "Raddoppiare nei prossimi cinque anni i fondi per scuola università e ricerca. E aprire un fronte di discussione con l'Europa per tenere queste risorse fuori da ogni vincolo". "Noi siamo con gli insegnanti se tutti insieme mettiamo al centro le ragazze e i ragazzi, il nostro futuro. Siamo l'unico governo che ha invertito la rotta sui finanziamenti all'istruzione", rivendica Fedeli.

"Oggi al #Lingotto17 con Matteo Renzi. Più forza al Pd per il futuro dell'Italia": così su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

 

 

Sul palco anche Matteo Orfini: "Sinistra è una parola bella davvero che si porta dietro una storia, che è speranza e passione, noi dobbiamo sempre stare attenti a maneggiare la parola sinistra che non va chiusa in uno spazio angusto, che non può essere minoranza o essere chiusa in un partitino. La sinistra italiana siamo noi, è il Pd, poi ci interessa discutere con tutti". "Con Pisapia - ha aggiunto - vogliamo continuare a lavorare e combattere insieme e siamo interessati a ciò che si muove intorno". La vicesegretaria del Pd, Deborah Serracchiani, ha detto: "Pisapia è la sinistra a cui guardare, ma non pensi chi è uscito dal Pd di rientrare con quel listone. La soluzione non è girare le spalle, vigliaccamente andarsene e poi condizionare il partito da cui si è usciti, non ci faremo condizionare"."Nessun veto, non ci sono preclusioni. C'è un progetto politico da costruire insieme che riguarda il Paese", ha detto il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato risponde a chi gli chiede se vi siano veti a future alleanze con chi ha lasciato il Pd, come i parlamentari di Mdp. "Certo, si può costruire un progetto politico con chi ha chiaro chi sono gli avversari: per noi sono i populisti e la destra, speriamo di trovare i vecchi compagni di strada sulla stessa lunghezza d'onda", aggiunge.

LINGOTTO - LA SECONDA GIORNATA

Sposta l'asse un po' più a sinistra, Matteo Renzi. E rivendica l'ambizione di un Pd che, con vocazione maggioritaria pur dopo l'improvviso ritorno al proporzionale, sia motore del "cambiamento dell'Italia", perché sia "più giusta e più forte". "Noi siamo il Partito democratico e non torniamo indietro ma vogliamo guardare avanti", dice Maurizio Martina, classe 1978, nativo Ds, che affianca Renzi nella corsa per il congresso: "Diversi e uniti è possibile". La prospettiva, afferma Martina che con il suo intervento contende ad Andrea Orlando la rappresentanza della sinistra Pd, è quella di un "nuovo centrosinistra largo e inclusivo". Non si può, dice a chi come Bersani è andato via, rimettere le lancette indietro e tornare "alle vecchie case madri" e al centrosinistra col "trattino".Da Roma, nelle stesse ore, arriva la 'chiamata' di Giuliano Pisapia, che chiede al Pd di indicare le alleanze, scegliere il campo di gioco. E' chiaro, replica Matteo Orfini, che il Pd non può allearsi con Alfano e con un partito che si chiama "Nuovo centrodestra". Ma dal palco Dario Franceschini ricorda che la realtà impone di guardare al centro: "Auspichiamo che nel centrodestra nasca un'area moderata con cui dialogare e del resto i numeri ci spingono a questo", afferma. "Il rapporto con Pisapia è naturale e privilegiato", afferma Ettore Rosato. Ma invita a guardare al quadro creato dalla legge elettorale. Dopo le primarie Dem si potrà davvero entrare nel vivo sulla legge elettorale e a quel punto, nonostante un diffuso pessimismo sulle chance di cambiarla, l'impegno ribadito dai renziani è per il Mattarellum o una correzione maggioritaria. Sergio Chiamparino, che in un applauditissimo discorso dal palco ribadisce di non voler abbandonare la "barca" renziana nel momento della difficoltà perché sarebbe "vigliacco", invita a non farsi tentare dall'autosufficienza e declinare la parola "egemonia" nel senso di dialogo a sinistra o, se il proporzionale lo imporrà, alleanze. Ma in quel caso, nota un dirigente renziano, la responsabilità è in capo anche a Pisapia: i parlamentari a lui vicini, ex Sel, siedono nei gruppi "con D'Alema, per il quale Renzi è nemico più di Berlusconi". Nella seconda giornata del Lingotto resta in sordina il caso Consip. Luca Lotti, che la prossima settimana affronterà la mozione di sfiducia alla Camera, è assente ma solo per ragioni familiari e domenicaci sarà. Nelle discussioni del gruppo di lavoro sulla legalità viene ribadita una linea totalmente garantista. Stefano Graziano, indagato e poi archiviato per associazione camorristica, invoca una legge per tenere segreti gli avvisi di garanzia ma - mentre il magistrato Nicola Gratteri la boccia - il renziano David Ermini frena: il tema è culturale. Sul palco si alternano ministri, da Claudio De Vincenti a Pier Carlo Padoan. Domani ci sarà Paolo Gentiloni. Emma Bonino, applauditissima, parla di immigrazione e bacchetta Renzi sugli attacchi frequenti ai "tecnici" europei. L'ex premier ascolta dal retropalco e si fa vedere in platea solo sul finale, quando Massimo Recalcati lancia la scuola di formazione politica milanese che si chiamerà Pier Paolo Pasolini. Il rilancio dell'ex premier passa dal partito - in questo, vien fatto notare, il Lingotto è diverso dalla sua Leopolda della società civile - e da una nuova guida più plurale. Al suo fianco ha una nuova classe dirigente di 30-40enni che si son fatti le ossa da amministratori (da Matteo Richetti al presidente dell'Anci Antonio Decaro, da Giuseppe Falcomatà a Matteo Ricci). Sul palco torna Maria Elena Boschi, che raccoglie applausi tiepidi, dice che la sconfitta al referendum "è stata dolorosa ma siamo in cammino e la nostra avventura è solo all'inizio". Beppe Grillo attacca Renzi: con la piattaforma on-line "Bob", attacca, copia le idee del M5s. La differenza tra M5s e Pd, replica il renziano Andrea Marcucci, è che loro hanno "venti votanti alle primarie e il Pd un milione". L'ex premier si tiene lontano dalle polemiche, anche dagli attacchi di Michele Emiliano che lo definisce "pericoloso", e invita a guardare alla platea: "Mi emoziono, la nostra forza è un popolo che non si rassegna al catastrofismo".Michele Emiliano, candidato alla segreteria del Pd, commentando le frasi di Renzi sulla compatibilità tra il ruolo di segretario del partito e di presidente del consiglio, ha detto: "Il segretario del partito è una cosa, il candidato premier è un'altra. Se il segretario fosse così bravo da essere il candidato premier dovrebbe dimettersi da segretario". "È un meccanismo - ha detto Emiliano - che una volta applicavamo senza problemi e che è stato cambiato in peggio nell'ultimo periodo". "Io non ho capito la proposta di Renzi, neanche da questa triste kermesse che sta facendo. Se insiste nello sbagliare è un pericolo per sé stesso e per gli altri", ha detto ancora Emiliano. "Non riesco a capire qual è la differenza tra i fallimenti dei 1000 giorni precedenti e quello che intende fare in futuro. O si è pentito di quello che ha fatto in passato e allora mi farà capire in cosa vuole cambiare,o insiste nello sbagliare".

E a Roma Giuliano Pisapia indica gli obiettivi dell'iniziativa politica che tiene a battesimo oggi. "Campo progressista vuole riunire il centrosinistra ed è un soggetto plurale a disposizione di tutti coloro che credono in un centrosinistra aperto, largo".'Campo progressista' vuole essere un progetto aperto "al civismo - dice Pisapia - all'ambientalismo, a chi crede nel dialogo interculturale e religioso. Ma soprattutto a chi vuole passare dalle parole ai fatti". Pisapia sottolinea come esistano già "decine di migliaia di esperienze amministrative e realtà locali a cui vogliamo offrire una casa per lavorare insieme".

LINGOTTO - LA PRIMA GIORNATA

Renzi, da segretario-premier detterò agenda contro paura 
"Insieme" da Lingotto contro tecnici e populisti. Orlando attacca 
"Il futuro non va più di moda ma è la nostra sfida, la paura è l'arma elettorale degli altri". Torna alle origini, Matteo Renzi. Le origini del Pd, con il Lingotto di Veltroni che rivendica da "erede", non "reduce". E le proprie origini, con "l'ambizione di rappresentare una svolta e tornare all'egemonia, non in senso gramsciano, ma nel dettare l'agenda di un'Italia che non si rassegna al catastrofismo". Parole, queste, di un candidato alla segreteria Pd che rivendica la scelta di essere anche candidato premier. Con una novità, annunciata dopo la sconfitta al referendum: "Io ci sono, con le mie ferite. Ma prima di me - dice annunciando più collegialità e dibattito delle idee - ci siete voi". Uno dei due sfidanti, Andrea Orlando, critica però con durezza la linea renziana: "Usciamo dalla sindrome dell'autosufficienza. Io guardo a quelli che hanno costruito il Pd e poi sono rimasti per strada".La folla che riempie il padiglione del Lingotto, con tanto verde a far da sfondo e le sale per i workshop tematici a contornare il palco, è la risposta - sottolineano i renziani - a chi vedeva Renzi già azzoppato dal caso Consip. Lui, che in un'intervista afferma di avere contro "un intreccio di poteri", dal palco non fa alcun riferimento alle inchieste, tuona contro chi fa "battaglie rancorose contro qualcuno e non per qualcosa". Ma aggiunge che non attaccherà mai i suoi rivali Emiliano e Orlando. Parte dalla parola "insieme" e termina con due parole, "identità" e "patriottismo" che rivendica alla sinistra. In mezzo, un discorso che guarda al governo del Paese, a partire dalla sfida con chi cavalca la "paura". "Chi spara contro questa comunità non fa male solo ai militanti ma indebolisce l'argine del sistema democratico del paese", attacca. E lancia stoccate anche a chi è uscito dal Pd, bocciando la sinistra "che si divide", le logiche da "corrente", il "ping pong" delle polemiche. Cita a più riprese Walter Veltroni e riprende temi del suo Lingotto come Olof Palme e la necessità di combattere "la povertà, non la ricchezza".E afferma, smentendo lo stesso titolo della kermesse ('Tornare a casa per ripartire insieme'): "Non siamo qui per ripartire, perché non ci siamo mai fermati ma per discutere, dialogare, dividerci se serve", afferma con quello che pare un riferimento anche alle critiche di Sergio Chiamparino, che al Lingotto viene da sostenitore "critico". L'ex premier ribadisce che è "convintamente al fianco" di Gentiloni e rilancia la battaglia in Europa, a partire dalla proposta di primarie per la scelta del candidato Pse alla presidenza della Commissione. Rivendica la vicinanza al francese Emmanuel Macron e attacca "populisti e tecnici": "Per anni una parte delle elite dell'Italia ha considerato l'Europa lo strumento per convincere gli italiani riluttanti a fare riforme che altrimenti non avrebbero voluto fare, premier tecnici animati da sentimento antipatriottico e antitaliano". Al centro pone un tema come il lavoro e annuncia la nascita di una scuola di politica ("Frattocchie 2.0") e una piattaforma on-line di partecipazione che si chiamerà "Bob", come Kennedy. Quanto al partito, dice che il Pd è "l'argine del sistema democratico del Paese" e che se ci sono "abusi" sulle tessere a fronte di 420 mila iscritti è fisiologico. Ed è normale che non abbia gli stessi problemi M5s che a Monza elegge il candidato sindaco con 20 voti. Propone una ricetta diversa rispetto al partito leggero o al partito pesante, che è una partecipazione attraverso diverse forme. E afferma che c'è spazio per parlare anche ai Millenials. Parla di piattaforma congressuale, Renzi, ma guarda al governo del Paese.L'opposto di quel che fa Andrea Orlando, che propone la separazione dei ruoli di segretario e premier. Orlando sottolinea che il Lingotto è patrimonio "di tutto" il Pd e non solo della mozione renziana. E rivendica di essere in giro nelle piccole città e periferie del Paese, da chi sente la politica "lontana dalle grandi convention". Da fuori, attacca Renzi anche un "ex" come Pier Luigi Bersani: "Pretendere di riassumere il centrosinistra in un partito e il partito in un capo significa andare contro un muro".

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