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giornalino associazione diversabili penisola sorrentina della dott.rosa de martino

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Vicini a quei lavoratori con disabilità

19 Gennaio 2016, 16:07pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

 GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE  MARTINO Vicini a quei lavoratori con disabilità
 GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE  MARTINO Vicini a quei lavoratori con disabilità

INSERITO DA ANGELA CECERE Impiegati a tempo determinato sino alla fine del 2014 presso il Consorzio per l’Area di Ricerca Scientifica e Tecnologica Area Science Park di Padriciano (Trieste), quattro lavoratori con disabilità non si sono visti rinnovare il contratto, in base alla contestata applicazione di una norma di legge. A denunciarlo è la FISH Friuli Venezia Giulia (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che sottolinea anche come «le continue promesse dell’Ente abbiano illuso quei lavoratori, precludendo loro altre opportunità»

Dopo un contratto a tempo determinato, quelle quattro persone non sono state assunte a tempo indeterminato, ma non solo: illuse da continue promesse dell’Ente, hanno dovuto attendere più di un anno, confidando almeno in un rinnovo del contratto a tempo determinato, che non è mai avvenuto, precludendosi loro altre opportunità lavorative».
Così Giampiero Licinio, presidente della FISH Friuli Venezia Giulia (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), interviene a sostegno di quattro lavoratori con disabilità impiegati a tempo determinato sino alla fine del 2014 presso il Consorzio per l’Area di Ricerca Scientifica e Tecnologica Area Science Park di Padriciano, frazione di Trieste, e attualmente disoccupati da oltre un anno. «Siamo solidali con loro – dichiara Licinio – perché il lavoro è un diritto fondamentale per tutte le persone e in questo caso esso è stato del tutto calpestato».

Questa, nel dettaglio, la vicenda. Le quattro persone con disabilità erano state impiegate presso l’Area Science Park fino a tutto il 2014, in applicazione della Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili), e a quel punto, come sottolinea l’esponente sindacale Sandro Zagatti, «avrebbero potuto, anzi dovuto essere stabilizzati, in applicazione del Decreto Legge 101/13 del Governo Letta [convertito successivamente nella Legge 125/13, N.d.R.], finalizzato al superamento della precarietà nella Pubblica Amministrazione. Alla scadenza del 31 dicembre 2014, però, i quattro lavoratori non solo non sono stati assunti a tempo indeterminato, ma non è stato neppure rinnovato loro il contratto a tempo determinato, tutto ciò perché, a detta dell’Ente, il Decreto 101/13 consentirebbe di ridurre il numero di lavoratori con disabilità da assumere ai sensi della Legge 68/99, nonostante esso abbia l’esplicita finalità di favorire i lavoratori svantaggiati».
Quest’ultima interpretazione è stata fortemente contestata sia dalle organizzazioni sindacali che dalla FISH Friuli Venezia Giulia, e tuttavia, nonostante reiterati inviti e sollecitazioni, Area Science Park non ha mai modificato la propria opinione. È stato anche chiesto l’intervento del competente Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, dal quale però non è arrivata alcuna risposta.

«A questa “sordità” dell’Ente triestino e del Ministero – conclude Licinio – si aggiunge un comportamento che noi reputiamo davvero grave. Per tutto il 2015, infatti, le quattro persone sono state illuse da continue promesse dell’Area Science Park, che rimandava il rinnovo del loro contratto a tempo determinato a una “fantomatica” approvazione da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Cosicché per tutto lo scorso anno – ovviamente – proprio perché rasserenate dall’Ente e fiduciose, esse non hanno nemmeno cercato un nuovo impiego, precludendosi altre opportunità lavorative».
Le pagine del nostro giornale sono naturalmente aperte all’eventuale e motivata replica, proveniente dall’Ente chiamato in causa. (B.M. e S.B.) machinpress@gmail.com

SUPERANDO

19.01.2016 16.07

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Provvidenze economiche per invalidi civili, ciechi civili e sordi: importi e limiti reddituali per il 2016

19 Gennaio 2016, 13:58pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Provvidenze economiche per invalidi civili, ciechi civili e sordi: importi e limiti reddituali per il 2016
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Provvidenze economiche per invalidi civili, ciechi civili e sordi: importi e limiti reddituali per il 2016

INSERITO DA MORENA MOTTA Ogni anno vengono ridefiniti, collegandoli agli indicatori dell'inflazione e del costo della vita, gli importi delle pensioni, assegni e indennità che vengono erogati agli invalidi civili, ai ciechi civili e ai sordi e i relativi limiti reddituali previsti per alcune provvidenze economiche.
Per il 2016 importi delle provvidenze e limiti reddituali sono stati fissati dalla Direzione Centrale delle Prestazioni dell'INPS con Circolare 31 dicembre 2015, n. 210 (Allegato n. 4).

Come si potrà notare gli scostamenti sono nulli o minimi. Ciò perchè INPS si adegua alle indicazioni del decreto del 19 novembre 2015, emanato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, che fissa nella misura dello 0,2 per cento l'aumento di perequazione automatica da attribuire alle pensioni, in via definitiva, per l'anno 2015, e nella misura dello 0,0 per cento l'aumento di perequazione automatica da attribuire alle pensioni, in via previsionale, per l'anno 2016.

Nella tabella che segue riportiamo gli importi in euro, comparati con quelli del 2015 (definitivi).

FONTE di Carlo Giacobini HANDYLEX.ORG

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Come assicurare ai disabili mentali la difesa in tribunale

19 Gennaio 2016, 13:53pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Come assicurare ai disabili mentali la difesa in tribunale
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Come assicurare ai disabili mentali la difesa in tribunale

INSERITO DA MORENA MOTTA Come garantire ai 4,5 milioni di europei disabili intellettivi il diritto di difesa in tribunale? A rispondere a questa domanda è il progetto europeo AjuPID con un’originalissima guida. Che illustra esempi reali da mettere in pratica al fine di favorire la capacità giuridica e l’accesso alla giustizia da parte di questa speciale categoria di cittadini. Dedicato principalmente a familiari, operatori sanitari e avvocati, il manuale spiega, infatti, nel dettaglio una dozzina di casi. Fornendo anche una dettagliata analisi comparata dei sistemi giuridici in cinque paesi UE. Ma gli obiettivi dell’iniziativa non si fermano qui. È prevista anche una formazione specifica su questo tema che vedrà la luce in Bulgaria, Finlandia, Francia, Ungheria e Irlanda a partire da quest’anno.

FONTE di Beatrice Credi WEST INFO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Toscana, 14 milioni per dare lavoro a 1.500 disabili

19 Gennaio 2016, 13:48pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Toscana, 14 milioni per dare lavoro a 1.500 disabili
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Toscana, 14 milioni per dare lavoro a 1.500 disabili

INSERITO DA MORENA MOTTA La Regione Toscana investe 14,7 milioni di euro per l’accompagnamento al lavoro dei disabili e dei soggetti vulnerabili. I fondi arrivano dal fondo sociale europeo. Il bando, che scade il 31 marzo, intende promuovere la realizzazione su tutto il territorio regionale di un sistema diffuso e articolato di servizi per l’accompagnamento al lavoro di persone disabili in carico ai servizi socio sanitari regionali. I progetti che concorreranno al bando dovranno dunque sviluppare percorsi di sostegno per l’inserimento socio-terapeutico e socio – lavorativo delle persone disabili. Alla presentazione di progetti sono ammesse imprese e cooperative sociali e soggetti pubblici e privati che operano nel recupero socio-lavorativo di soggetti svantaggiati.

Nello specifico, i destinatari dei progetti sono persone non occupate, in carico ai servizi socio sanitari, che siano in condizioni di disabilità certificata, sia fisica che mentale. Il numero di destinatari coinvolti nei progetti dovrà essere pari, complessivamente, ad ameno 1.510 persone. Per ciascuna zona distretto potranno essere presentasti uno o più progetti per importi non inferiori a 100 mila euro e non superiori a 1,5 milioni di euro.

Le tipologie di attività che dovranno obbligatoriamente essere incluse nelle proposte progettuali sono, tra quelle indirizzate alla persona: accesso e presa in carico, valutazione del livello di occupabilità dei partecipanti, orientamento dei partecipanti, progettazione personalizzata, accompagnamento in azienda per i partecipanti. Tra le attività indirizzate al processo di occupabilità si collocano lo “scouting” delle imprese interessate ad accogliere i partecipanti in stage; il “matching” tra domanda e offerta di lavoro, il sostegno di un tutor in azienda.

FONTE REDATTORE SOCIALE

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Pensione anticipata disabili: ecco chi può ritirarsi a 60 anni nel 2016

19 Gennaio 2016, 13:45pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Pensione anticipata disabili: ecco chi può ritirarsi a 60 anni nel 2016
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Pensione anticipata disabili: ecco chi può ritirarsi a 60 anni nel 2016

INSERITO DA MORENA MOTTA Restano saldi i benefici per i lavoratori con disabilità grave: la pensione anticipata per questa categoria di lavoratori rientra infatti nella disciplina eccezionale e quindi non è stata toccata dal Dl 201/2011 che invece, come purtroppo ben noto, ha alzato drasticamente e bruscamente i requisiti per il pensionamento dei lavoratori dipendenti del comparto privato.

Ecco tutto quello che c'è da sapere in sintesi sulla pensione anticipata nel 2016 per lavoratori con disabilità.

Lavoratori disabili: chi ha diritto alla pensione anticipata

Anche nel 2016 quindi lavoratori e lavoratrici invalidi in misura minima dell'80% e in possesso dei requisiti di 15 anni di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, hanno diritto alla pensione anticipata. Le donne potranno ritirarsi a 55 anni, gli uomini a 60.

Pensione anticipata disabili: requisiti anagrafici

Va precisato comunque che i requisiti anagrafici dei lavoratori vanno adeguati alle aspettative di vita Istat e sottostanno alle cd finestre mobili: a conti fatti quindi un uomo con disabilità dell’80% o superiore potrà andare in pensione anticipata se avrà raggiunto 60 anni e 7 mesi di età (55 anni e 7 mesi se lavoratrice) e dovrà aspettare 12 mesi per l'inizio dell’erogazione della prestazione pensionistica.

Pensione anticipata disabili: limiti ed esclusioni

Il beneficio in analisi infine è riservato al settore privato: sono esclusi quindi lavoratori autonomi e dipendenti pubblici.

L’erogazione della pensione anticipata per disabilità grave inoltre è subordinata al superamento di una visita medica dinanzi alle commissioni sanitarie dell'Inps per il riconoscimento dell’invalidità civile.

FONTE di Alessandra De Angelis INVESTIRE OGGI

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Agrigento, disabili in catene: blitz e un arresto in centro lager

19 Gennaio 2016, 13:41pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Agrigento, disabili in catene: blitz e un arresto in centro lager
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Agrigento, disabili in catene: blitz e un arresto in centro lager

INSERITO DA MORENA MOTTA LICATA (AGRIGENTO). C’era chi veniva incatenato al letto per ore ed ore. Chi, dopo essere stato scoperto a mangiare una merendina, veniva legato mani e piedi con lo scotch ad una sedia e veniva coperto con un lenzuolo mentre alcuni operatori lo prendevano a schiaffi. Chi, ancora, veniva rinchiuso in una piccola stanza per intere giornate senza cibo e chi veniva costretto a mangiare i propri escrementi. Una casa degli orrori quella che i carabinieri hanno scoperto a Licata, in provincia di Agrigento. Otto indagati, un arresto, tre divieti di dimora e un provvedimento di interdizione. L’operazione “Catene spezzate”, condotta dai carabinieri della compagnia di Licata, ha fatto luce su quella che sarebbe dovuta essere una comunità per minori disabili, ma che in realtà era un vero e proprio lager dove gli ospiti erano costretti a subire continue violenze e a mangiare talvolta cibi scaduti e mal conservati.

Una delle ragazzine ospiti di quel centro, sentita dagli inquirenti, la chiamava proprio “la casa degli orrori”. Le indagini sono partite grazie alle insegnanti della scuola che frequentavano i ragazzi disabili: durante alcuni compiti di artistica, infatti, una ragazzina ha realizzato un disegno che ha immediatamente insospettito gli insegnanti. Streghe, bambini legati ai letti, persone che picchiavano bambini. Tutti elementi che hanno convinto i professori a chiamare immediatamente i carabinieri dopo aver registrato con uno smartphone i racconti delle vittime e dopo aver fotografato le ferite che alcuni di loro avevano sui polsi.

In manette è finita Caterina Federico, trentaduenne di Licata, assistente sociale e responsabile della casa per minori di Licata. Tra gli indagati anche Salvatore Lupo, presidente del consiglio comunale di Favara (Agrigento), coinvolto nella vicenda in qualità di amministratore unico della cooperativa “Suami onlus”, proprietaria di quel centro. I militari dell’Arma, diretti dal capitano Marco Currao, sono riusciti a scoprire quello che accadeva all’interno della struttura grazie anche ai racconti delle vittime. Ma non solo: l’attività investigativa - coordinata dal procuratore capo di Agrigento, Renato Di Natale, dall'aggiunto Ignazio Fonzo e dal sostituto Alessandro Macaluso - ha consentito di intercettare anche alcune telefonate tra gli operatori del centro che hanno lasciato pochi dubbi. Parlavano tra di loro come “calmare” gli animi dei ragazzi e si confrontavano su come poter agire.

In uno dei casi scoperti dagli inquirenti, una ragazza è stata costretta a mangiare i propri escrementi come “punizione”. Un altro, invece, è stato legato con catene e lucchetti alla struttura metallica del proprio letto. Fatti che, grazie ai racconti e ai disegni realizzati a scuola da una delle vittime, sono arrivati alle orecchie dei carabinieri. Durante le indagini gli investigatori, affiancati dai Nas di Palermo, hanno anche accertato che all'interno della struttura veniva utilizzata acqua contaminata da batteri coliformi.

FONTE di Silvio Schembri LA REPUBBLICA

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Le persone con disabilità che fanno turismo sono turisti!

18 Gennaio 2016, 15:15pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE  MARTINO Le persone con disabilità che fanno turismo sono turisti!
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE  MARTINO Le persone con disabilità che fanno turismo sono turisti!

INSERITO DA ANGELA CECERE È questo il motto di Village for all (V4A®), la nota rete che conferisce il marchio internazionale di qualità dell’ospitalità accessibile, che dopo un 2015 decisamente importante, per se stessa e in generale per il turismo accessibile in Italia, con il monitoraggio di ben mille strutture in quasi tutte le Regioni del nostro Paese e coprendo ogni tipo di offerta turistica, si prepara a un impegnativo 2016, a incominciare dalla partecipazione all’ETIS di Bruxelles, dove si farà anche il punto sul turismo accessibile in Europa

È stato un anno decisamente importante, il 2015 appena trascorso, per Village for all (V4A®) – la nota rete che conferisce il marchio internazionale di qualità dell’ospitalità accessibile – e più in generale anche per il turismo accessibile nel nostro Paese. «Credo lo si debba soprattutto – sottolinea Roberto Vitali, fondatore e presidente di V4A® – al nostro software di verifica V4AInside, impiegato in progetti importanti come il portale ExpoFacile.it, realizzato a supporto dei visitatori dell’Expo di Milano, iniziativa voluta da FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità), gestita da un pool di Associazioni, in sinergia con il Comune di Milano e la Regione Lombardia. È infatti grazie anche ai servizi forniti da Expofacile.it che la città di Milano si è vista riconoscere, nel dicembre scorso, l’Access City Award da parte dell’Unione Europea».

Ma non solo: V4AInside, infatti, è stato anche alla base di EasyVeneto, progetto della Regione Veneto che ha portato a monitorare circa 400 strutture turistiche e di interesse turistico, di Puglia for all, realizzato da PugliaPromozione (300 strutture monitorate) eDistretto Valle dei Templi for all di Agrigento (circa 200 strutture monitorate). «Ad oggi – ricorda Vitali con soddisfazione – abbiamo la presenza di strutture con il Marchio V4A® in quasi tutte le Regioni Italiane, e coprendo ogni tipo di offerta turistica, dagli hotel ai resort, dai villaggi ai campeggi, dai bed and breakfast agli agriturismi».
Da ricordare infine che anche in questo 2016 proseguirà la collaborazione di V4A® con l’ADAC, l’Automobil Club Tedesco, con 17 milioni di soci, dei quali quasi un milione con disabilità, organismo che evidenzierà per il secondo anno consecutivo, nella propria GuidaCampingführer 2016, tutti i campeggi con il Marchio V4A®.

Il primo impegnativo appuntamento per il 2016 è già alle porte, con la partecipazione, il 28 gennaio prossimo, all’ETIS di Bruxelles (European Tourism Indicator System), evento durante il quale si farà il punto anche sul turismo accessibile in Europa. Per l’occasione V4A® porterà la propria esperienza imprenditoriale, analizzando le opportunità che il turismo accessibile rappresenta per le imprese turistiche, sempre naturalmente all’insegna del proprio motto (Le persone disabili che fanno turismo sono turisti!) e perseguendo la propria mission, che è quella di «garantire a ciascuno la sua vacanza». (S.B.)

SUPERANDO

18.01.2016 15.15

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO La violenza interroga i modi di stare in relazione

18 Gennaio 2016, 15:07pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE  MARTINO La violenza interroga i modi di stare in relazione
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE  MARTINO La violenza interroga i modi di stare in relazione

INSERITO DA ANGELA CECERE «La violenza – scrive Simona Lancioni, soffermandosi approfonditamente su una recente pubblicazione monografica dedicata alla violenza sulle donne con disabilità -, chiunque ne sia il bersaglio e quando non si configura come un atto di difesa, sottende sempre l’idea di possesso, la persuasione che degli altri e – più spesso – delle altre si possa disporre discrezionalmente. La violenza interroga i modi di stare in relazione. Occuparsi di violenza, vuol dire occuparsi di questo»

La vie en rose. Donne con disabilità: inventare e gestire percorsi di uscita dalla violenza: è questo il titolo della ricca monografia pubblicata qualche tempo fa da «HP-Accaparlante» [se ne legga anche lapresentazione sempre nel nostro giornale Disabilità e violenza, N.d.R.], la rivista delCDH (Centro Documentazione Handicap) di Bologna, pubblicazione che ha raccolto gli atti dell’omonimo workshop nazionale svoltosi a Milano il 1° dicembre 2014, incentrato sul tema dellaviolenza nei confronti delle donne con disabilità.
La monografia è dedicata al compianto Franco Bomprezzi, già per anni direttore responsabile di «Superando.it», «giornalista a rotelle», come amava definirsi egli stesso, «l’amico e compagno di strada» (come lo definisce Martina Gerosa nel suo intervento introduttivo), scomparso il 18 dicembre 2014, e che di quell’evento avrebbe curato la moderazione, se solo la malattia gli avesse concesso di farlo.
«Non mi è mai passato per la testa di usare violenza fisica nei confronti di una donna, e non perché vivo in sedia a rotelle. Potrei riuscirci anche da qui, su questo non ho dubbi. È proprio perché l’idea di possesso, di proprietà sulla donna, non mi appartiene, non fa parte del mio bagaglio di viaggio nell’esistenza. So di non possedere del tutto neanche me stesso, dal momento che il corpo non sempre risponde ai comandi del cervello o del cuore. Figurarsi se posso immaginare una sorta di dominio su un essere diverso da me», aveva scritto Bomprezzi nell’estate del 2013 (in Dedichiamo il Ferragosto alle donne?, testo citato nella monografia), e coglieva l’aspetto centrale della riflessione sulla violenza: la violenza, chiunque ne sia il bersaglio, e quando non si configura come un atto di difesa, sottende sempre l’idea di possesso, la persuasione che degli altri e – più spesso – delle altre si possa disporre discrezionalmente. La violenza interroga i modi di stare in relazione. Occuparsi di violenza, vuol dire occuparsi di questo.

Curata da Martina Gerosa, Giovanna Di Pasquale e Valeria Alpi, “vestita” con una singolare copertina dell’illustratore Attilio Palumbo, e sdrammatizzata dalle sagaci e impietose vignette di Furio Sandrini alias Corvo Rosso, l’opera ospita le voci di quanti – uomini e donne, disabili e non – hanno accolto la sfida di cimentarsi con un tema ancora poco frequentato. Tanto poco frequentato che davanti alla domanda «dove si può orientare una donna con disabilità vittima di violenza?»” – rivolta dalla disability & case manager Martina Gerosa, una delle tre curatrici della monografia, allorquando, nella primavera del 2013, aveva intercettato una richiesta d’aiuto da parte di una giovane donna con disabilità che manifestava sofferenza per le condizioni in cui era costretta a vivere nell’ambiente familiare -, l’unica risposta ricevuta dalla moltitudine di esperti interpellati (psicologi, assistenti sociali, medici, ricercatori e formatori) era stata «un imbarazzante silenzio». Ma prima ancora di dare una risposta, la violenza di genere è necessario riconoscerla. E per riconoscerla è essenziale acquisire che le donne con disabilità sono donne. È il disconoscimento dell’appartenenza di genere la prima forma di violenza a cui sono soggette le donne con disabilità.E non è certo il silenzio la rispostadi cui hanno bisogno le donne con disabilità vittime di violenza. Nel momento in cui «ci sono arrivate segnalazioni di donne portatrici di disabilità vittime di violenza domestica, impossibilitate a fuggire a causa delle loro difficoltà e per questo costrette a subire terribili maltrattamenti», osservaNadia Muscialini, presidente dell’Associazione Soccorso Rosa di Milano e già responsabile del Centro Antiviolenza Ospedaliero presso l’Azienda Ospedaliera San Carlo Borromeo di Milano, e i consueti protocolli e le linee guida si sono rivelati inadeguati ad affrontare l’urgenza e la complessità dei casi in questione, allora è stato necessario valutare e trovare percorsi alternativi, «ma per fortuna si incontra sempre qualcuno che è disposto a fare innovazione e a sperimentare strade nuove».

Speranza, innovazione, flessibilità, creatività, interventi personalizzati, multidisciplinari e interistituzionali, protezione e accoglienza delle vittime, unite ad una grande umanità, prevenzione e presa in carico: sono i concetti chiave del suo intervento. Concetti che dovrebbero diventare punti di riferimento per chi è chiamato ad operare in questo campo.

Valeria Alpi, altra curatrice della monografia, caporedattrice di «HP-Accaparlante», spiega molto bene come sono considerate le donne con disabilità: «La donna con disabilità non è una donna, è una persona disabile. Punto e basta. Dovrà passare la vita a gestire la sua disabilità, ma non a gestire la sua femminilità. Ma se non si parte dall’educazione al proprio corpo, alla propria espressione della sessualità, come si può riconoscere la violenza?».

C’è poi anche il problema dell’accessibilità dei centri antiviolenza, delle case rifugio, delle caserme (presso le quali presentare le denunce), dei tribunali, ma anche – non è scontata – dei pronto soccorso, dei consultori e, ancora, delle campagne informative e di sensibilizzazione, dei numeri di telefono e degli sportelli antiviolenza… Càpita infatti che, anche quando ci si ricorda di pensarci – e non sempre ci si ricorda -, ci si fermi all’accessibilità per persone con disabilità motoria.
Un gradino, una porta stretta si vedono, e capire che possono essere d’ostacolo è abbastanza intuitivo. Più complesso è invece far comprendere che a volte l’ostacolo è costituito da una mancanza (ad esempio: della segnaletica, della sottotitolazione e dell’audiodescrizione dei filmati, del marcato contrasto cromatico, di un accesso ai servizi alternativo alla chiamata telefonica, dell’interprete della lingua dei segni …).

Interrogata su quali siano i formati e i supporti più adatti a realizzare una campagna di sensibilizzazione al tema della violenza nei confronti delle donne disabili, accessibile anche a donne con disabilità sensoriali,Laura Raffaeli, presidente dell’Associazione Blindsight Project, ha risposto così: «Documenti accessibili (soprattutto i pdf) come vuole la “Legge Stanca” [Legge 4/04, N.d.R.], e pertanto fruibili anche da chi usa screen reader [letteralmente: “lettore di schermo”, un’applicazione software, solitamente usata da persone cieche, ma non solo, che identifica e interpreta un testo in formato digitale e lo traduce tramite la sintesi vocale, o attraverso un display Braille, N.d.R.]. Audiovisivi di qualsiasi formato, ma necessariamente con sottotitoli, audiodescrizione etrascrizione in testo accessibile, come vuole la Convenzione ONU [sui Diritti delle Persone con Disabilità, N.d.R.]. Eventuali siti web costruiti anch’essi in conformità alla “Legge Stanca”, e lo stesso vale per le applicazioni e tutto ciò che riguarda l’informatica, lo spettacolo e il web».

Vi è una tendenza, da parte dei professionisti, ad affrontare i problemi complessi con forme di “riduzionismo specialistico”, ma questa è una modalità che non consente di dare risposte adeguate a questo tipo di problemi, precisa, introducendo ulteriori elementi su cui lavorareRaffaele Monteleone, docente di Politiche Sociali presso il Laboratorio di Sociologia dell’Azione Pubblica “Sui generis” dell’Università di Milano-Bicocca: «I servizi un po’ dappertutto (a nord come a sud) lavorano per competenze d’intervento molto separate; questa separazione a volte si trasforma nel gioco dello scaricabarile: “se sei un disabile non certificato forse non devi parlare con me», “se sei una donna vittima di violenza forse non devi parlare con me”. Ma sappiamo, per esperienza, che quasi tutte le situazioni che prevedono interventi da parte dei servizi sono, nel caso delle donne con disabilità vittime di violenza (ma non solo), delle situazioni assolutamente al confine, molto poco standardnella loro ordinarietà. Ecco, le politiche pubbliche dovrebbero costruire contesti e strumenti per intervenire in modo personalizzato: non si possono assumere i punti di partenza delle persone come eguali perché non lo sono affatto, e questa oltretutto rappresenta una forma didiscriminazione istituzionale». Gli attuali sistemi istituzionali di presa in carico non considerano e non valorizzano le capacità degli individui e, pertanto, si rivelanoincapacitanti. Le organizzazioni tendono ad offrire sempre gli stessi servizi e a non cambiare. Per superare questa situazione è necessario concepire le organizzazioni «come mezzi e non come fini in sé, mettendo al centro la complessità delle vite delle persone che dovrebbero sostenere e supportare».
Considerazioni, quelle di Monteleone, che sembrano riecheggiare l’imperativo categorico kantiano: «Agisci in modo da trattare l’umanità, tanto nella tua persona quanto nella persona di ogni altro, sempre nello stesso tempo come un fine, e mai unicamente come un mezzo».L’esigenza di stabilire chi debba fare cosa si presenta nel momento di valutare se sia «meglio (e più facile) avere nuovi servizi specializzati nella violenza sulle donne con disabilità, oppure estendere l’accessibilità dei servizi generali di supporto contro la violenza sulle donne e/o la specializzazione nella violenza di genere dei servizi generali di supporto per le persone con disabilità».
Questa fondamentale domanda è stata posta da Massimiliano Rubbi, componente della redazione di «HP Accaparlante», a Sabine Mandl, una delle direttrici del Progetto Access to Specialised Victim Support Service for Women with Disabilities who have Experienced Violence, svolto in quattro Paesi dell’Unione Europea (Austria, Germania, Islanda e Regno Unito) dal 2013 al gennaio del 2015, e guidato dall’Istituto Ludwig Boltzmann per i Diritti Umani di Vienna.
Così ha risposto Mandl: «Dalle nostre esperienze, ci sono due elementi: la maggior parte delle donne raccomanda con forza di rendere i servizi generali di supporto alle vittime più accessibili (ridurre una grande quantità di barriere: es. ambientali – ascensori, bagni accessibili, sistemi di guida – e di accesso all’informazione – sito web, opuscoli anche in audio, lingua dei segni o scrittura semplificata, ecc.) e più consapevoli e sensibilizzati(personale formato su violenza e disabilità, più donne con disabilità che lavorano nei servizi…). Peraltro le donne hanno sottolineato pure l’interesse al fatto che, in aggiunta, occorrano anche “servizi specializzati per donne che hanno subito violenza”, es. in Austria, come “esempio di buona pratica”, NINLIL. Le donne hanno anche evidenziato che le organizzazioni per le persone con disabilità (centri residenziali, centri di cura, laboratori per persone con disabilità ecc.) e le organizzazioni di utenti dovrebbero essere più consapevoli della violenza specifica di genere e stabilire meccanismi per la protezione e la prevenzione della violenza. Le donne hanno affermato che al momento le donne con disabilità che subiscono violenza non sono supportate a sufficienza né dai servizi di supporto alla vittima (concentrati principalmente sulla violenza domestica verso le donne non disabili) né dalle organizzazioni per le persone con disabilità (non concentrate sulla violenza specifica di genere)».
Il messaggio, dunque, è chiarissimo: prima la risposta inclusiva – le donne con disabilità devono poter accedere agli stessi servizi antiviolenza realizzati per tutte le donne -, poi, in aggiunta, le altre risposte (servizi specializzati e dedicati, e coinvolgimento delle organizzazioni di persone con disabilità).

SUPERANDO

18.01.2016 15.07

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Ottimo risultato del Centro Antidiscriminazione “Franco Bomprezzi”

18 Gennaio 2016, 14:57pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE  MARTINO Ottimo risultato del Centro Antidiscriminazione “Franco Bomprezzi”
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE  MARTINO Ottimo risultato del Centro Antidiscriminazione “Franco Bomprezzi”

INSERITO DA ANGELA CECERE Di fronte infatti alla prospettiva di perdere il ricorso presentato da due famiglie, con il supporto del Centro Antidiscriminazione “Franco Bomprezzi” della LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Diabilità), la Provincia di Pavia ha assegnato tutte le ore di assistenza necessarie a due alunni con disabilità. «Ora – dichiarano dalla LEDHA – ci aspettiamo che tutte le Province lombarde e la Città Metropolitana di Milano non si limitino a sanare la situazione di chi ha avviato un ricorso, ma lo facciano per tutti gli alunni e studenti con disabilità»

«Siamo contenti di questo risultato: due famiglie hanno ottenuto una significativa vittoria. Altri casi che il nostro Centro Antidiscriminazione “Franco Bomprezzi” sta seguendo in altre Province lombarde avranno una risoluzione analoga in tempi brevi. Ora ci aspettiamo che tutte le Province lombarde e la Città Metropolitana di Milano non si limitino a sanare la situazione di chi ha avviato un ricorso. Ma lo facciano per tutti gli alunni e studenti con disabilità»: così Alberto Fontana, presidente della LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), commenta con soddisfazione la notizia che la Provincia di Pavia pagherà per intero il costo per i servizi di assistenza ad personam a due ragazzi con gravi disabilità che, grazie e con il supporto della stessa LEDHA, avevano presentato ricorso in tribunale nelle scorse settimane.
I due studenti, infatti, hanno diritto a 30 ore settimanali di assistenza ad personam per poter frequentare le lezioni, ma all’inizio dell’anno scolastico se n’erano viste assegnare rispettivamente 19 e 22, troppo poche per garantir loro una regolare frequenza al pari di tutti gli altri studenti. Le famiglie hanno scelto quindi di pagare di tasca propria le ore di assistenza mancanti, aderendo però, al tempo stesso, alla campagna denominata Vogliamo andare a scuola! – con la quale lo scorso anno aveva sostanzialmente avviato le proprie attività il Centro Antidiscriminazione “Franco Bomprezzi” di Milano – e presentando appunto ricorso in tribunale – come avevamo riferito anche su queste pagine -, per chiedere alla Provincia di garantire ai propri figli il pieno diritto a frequentare la scuola assieme ai compagni di classe.
A questo punto, per evitare di arrivare a una sentenza che avrebbe sicuramente dato ragione ai ricorrenti, la Provincia di Pavia ha emesso una Determina con cui ha stanziato un’ulteriore somma per garantire quanto richiesto dalle famiglie, ovvero il 100% delle ore di assistenza ad personam necessarie.
«Si tratta – sottolinea Laura Abet , avvocato del Centro Antidiscriminazione “Franco Bomprezzi” – di un ottimo risultato per queste famiglie e tuttavia gli altri alunni e studenti con disabilità della Provincia di Pavia che non hanno presentato il ricorso non hanno ottenuto tutte le risorse necessarie per soddisfare le loro effettive esigenze».

La campagna Vogliamo andare a scuola!, vale la pena ricordarlo, aveva preso avvionell’estate dello scorso anno, quando la LEDHA aveva iniziato a sollecitare le Province, la Città Metropolitana di Milano e la Regione Lombardia sull’urgenza di provvedere per tempo ad attivare per tutti gli alunni e studenti con disabilità che ne avessero necessità i servizi di supporto al diritto allo studio che la normativa nazionale e regionale attribuisce alla competenza dei “nuovi” Enti di Area Vasta: assistenza ad personam, assistenza alla comunicazione e trasporto. Malgrado però l’impegno della LEDHA, sostanziatosi in numerosi solleciti inviati alle varie Istituzioni, ancora un volta l’inizio dell’anno scolastico per i bambini e i ragazzi con disabilità è stato segnato da ritardi e mancanza di risposte.
Di fronte a tale situazione, sono state più di cento le famiglie che hanno presentato unadiffida alla propria Provincia di residenza, dopodiché, grazie alle continue e pressanti sollecitazioni della LEDHA e di altre Associazioni di persone con disabilità, alcune Provincesi sono attivate per trovare una soluzione alle esigenze degli alunni e studenti con disabilità, individuando, in determinati casi, degli accomodamenti chiaramente in difetto rispetto al vero diritto esigibile di ciascun alunno, ma che tanti genitori hanno giudicato sufficienti per garantire la frequenza scolastica ai propri figli. Dodici famiglie, invece, hanno scelto di presentare ricorso. (S.B.)

SUPERANDO

18.01.2016 14.57

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Gli alunni con disabilità secondo l’ISTAT

18 Gennaio 2016, 14:50pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE  MARTINO Gli alunni con disabilità secondo l’ISTAT
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE  MARTINO Gli alunni con disabilità secondo l’ISTAT

INSERITO DA ANGELA CECERE È stata pubblicata nelle scorse settimane l’edizione annuale del rapporto ISTAT sull’“Integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado”, che contiene numerosi dati interessanti e dal quale emerge anche come il permanere di una serie di elementi (necessità di ricorrere ai Tribunali, continuità didattica, assistenza a scuola, accessibilità e altro ancora) possa continuare a incidere negativamente sulla qualità dell’inclusione scolastica

Il 21 dicembre scorso l’ISTAT ha pubblicato l’edizione annuale delrapporto sull’Integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado.
Nell’anno scolastico 2014-2015, dunque, gli alunni con disabilità del nostro Paese risultavano essere 86.985 nelle scuole primarie (il 3,1% del totale, che erano il 2% nell’anno scolastico 2000-2001) e66.863 nelle scuole secondarie di primo grado (il 3,8% del totale, che erano il 2,5% nel 2000-2001). Gli insegnanti di sostegno rilevati dal Ministero erano invece 79.462, in crescita di 5.000 unità rispetto al precedente anno scolastico, per un rapporto di 1,6 alunni con disabilità ogni insegnante di sostegno nella scuola primaria e di 1,8 nella scuola secondaria di primo grado.

Tra gli elementi che permangono e che possono continuare a incidere negativamente sulla qualità dell’inclusione scolastica, va ricordata innanzitutto la stima relativa all’8,5% delle famiglie di alunni con disabilità della scuola primaria e al 6,8% di quelle della scuola secondaria di prima grado, che hanno presentato ricorso al Tribunale Civile o Amministrativo, per ottenere un aumento delle ore di sostegno.
Dal punto di vista, poi, della continuità didattica, gli alunni con disabilità che hanno cambiato insegnante di sostegno nel corso dell’anno scolastico sono stati il 14,7% nella scuola primaria e il 16,5% nella scuola secondaria di primo grado, con una crescita rispetto a quelli registrati nella precedente annualità (rispettivamente il 10,8% e l’8,8%). Si tratta di percentuali che aumentano drasticamente, se si analizzano i cambiamenti di insegnante di sostegno rispetto all’anno scolastico precedente: il 41,9% degli alunni con disabilità nella scuola primaria e il 36,5% nella scuola secondaria di primo grado.
In entrambi gli ordini scolastici, inoltre, gli insegnanti di sostegno svolgono prevalentemente attività di tipo didattico (per l’82% degli alunni con disabilità), anche se il 14% svolge per lo più attività di mediazione e il 3% prevalentemente attività di tipo assistenziale, che dovrebbero invece essere di pertinenza di altre figure professionali, come l’assistente educativo culturale (AEC) o ad personam.
Mediamente gli alunni con disabilità non autonomi in tutte le attività considerate (spostarsi, mangiare, andare al bagno) dispongono di 11,7 ore settimanali di assistenza nelle scuole primarie e 12,8 ore in quelle secondarie di primo grado. Per gli alunni con maggiori livelli di autonomia le ore medie scendono intorno a 9 in entrambi gli ordini scolastici.

Guardando poi alle ripartizioni geografiche, emerge che al Sud gli alunni con disabilità possono contare solo sull’insegnante di sostegno. Se infatti nelle scuole del Mezzogiorno si evidenzia un numero maggiore di ore settimanali di sostegno, assegnate mediamente all’alunno con disabilità, al contrario il numero medio di ore settimanali di assistenza educativa culturale o ad personam risulta inferiore di quello registrato al Centro e al Nord.
In particolare, per gli alunni non autonomi in tutte le attività considerate, al Nord si registrano in media 13,1 ore settimanali di assistenza nelle scuole primarie e 14,5 nelle scuole secondarie di primo grado, contro rispettivamente le 10,3 e le 10,6 ore del Mezzogiorno.

In riferimento quindi all’accessibilità, continua ad essere elevata la quota di plessi scolastici che presentano barriere architettoniche, con una situazione di maggiore svantaggio per le Regioni del Mezzogiorno. È infatti quest’ultima la ripartizione geografica che presenta la percentuale più bassa di scuole con scale a norma (77,2% di scuole primarie e 86,6% di secondarie di primo grado) e servizi igienici a norma (72,4% di scuole primarie e 77,3% di secondarie di primo grado).
Le scuole risultano invece poco accessibili su tutto il territorio nazionale, se si considera la presenza di segnali visivi, acustici e tattili per favorire la mobilità all’interno della scuola degli alunni con disabilità sensoriali (li possiedono il 29,3% delle scuole primarie e il 30,1% delle secondarie di primo grado), o se si fa riferimento più in generale alla presenza dipercorsi interni ed esterni accessibili (42,9% per le scuole primarie, 44,1% per le secondarie di primo grado).
Il tema dell’accessibilità, per altro, non riguarda solo la presenza o l’assenza di barriere architettoniche, ma investe anche gli strumenti di comunicazione e informazione. Circa un quarto delle scuole primarie e secondarie di primo grado, infatti, non ha postazioni informatiche destinate alle persone con disabilità e complessivamente ben il 35% degli alunni con disabilità non può contare su alcun ausilio didattico messo a disposizione dalla scuola.

Dall’indagine prodotta dall’ISTAT, infine, emerge che gli alunni con disabilità non trascorrono tutto il loro tempo scolastico all’interno della classe: in media 3,5 ore settimanali per la scuola primaria e 4,1 per quella secondaria di primo grado vengono trascorse al di fuori della classe, un dato che cresce visibilmente nel caso di alunni con minori livelli di autonomia: in media 6,9 ore settimanali per la scuola primaria e 9,7 per quella secondaria di primo grado. (Daniela Bucci)

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18.01.2016 14.50

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