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giornalino associazione diversabili penisola sorrentina della dott.rosa de martino

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Unioni civili e disabilità: discriminazione vs discriminazione?

18 Gennaio 2016, 14:47pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE  MARTINO Unioni civili e disabilità: discriminazione vs discriminazione?
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE  MARTINO Unioni civili e disabilità: discriminazione vs discriminazione?

INSERITO DA ANGELA CECERE Il dibattito in corso sulle unioni civili – scrive Carlo Giacobini – sta completamente rimuovendo l’ipotesi che uno dei partner sia una persona con disabilità, con ciò che ne deriva in termini di potenziale accesso a benefìci, sostegni, supporti». E aggiunge: «La stessa discriminazione che fino ad oggi colpisce gli omosessuali la subiscono da decenni, con altre declinazioni, anche le persone con disabilità. Ma per queste ultime non sembra profilarsi soluzione alcuna. Anzi, il tema non sembra essere nelle agende politiche né all’orizzonte»

Le prossime settimane si preannunciano pervasive su ciò che finirà per sembrare un tormentone: quello delle unioni civili. Come spesso accade, l’iperbole di una questione cresce, sale, diviene congestizia, appare come unica questione nazionale, genera confronti da stadio e diverbi da osteria, pur su situazioni estremamente delicate e sensibili, giunge addirittura ad essere l’indicatore della civiltà di un Paese.
Scontri trasversali e viscerali che possono sfaldare maggioranze o mettere in crisi i Governi. Ricordiamo – in un Paese dalla scarsa memoria – che l’analogo dibattito sui DICO (acronimo per “DIritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi”) fu uno dei motivi della caduta del già traballante Governo Prodi nel 2008.
Sembra che questa volta il Governo faccia “sul serio” e intenda seguire il trend di altri Paesi dell’Unione, regolamentando finalmente le «unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze». Il virgolettato non è un vezzo, ma riprende testualmente il titolo dell’unico Disegno di Legge al momento depositato al Senato: il DDL 2081 attualmente all’esame della Commissione Giustizia di Palazzo Madama a firma Monica Cirinnà e altri, e ampiamente sparpagliato sulla carta stampata, nei talk show, nei social (dove analfabeti di ritorno per qualche giorno assurgono a dotti civilisti).

Lungi da chi scrive esprimere in questa sede una qualsiasi espressione di favore o dubbio riguardo agli intenti dei proponenti o di orientamento a favore delle unioni civili fra persone dello stesso sesso.
Il Disegno di Legge 20181 consta di 23 articoli tutti (a parte l’ultimo) molto densi sotto il profilo tecnico e civilistico. Il tutto – se approvato – impatterebbe non solo nelle unioni civili fra «persone dello stesso sesso», ma anche più in generale sulle convivenze stabili.
Nella sostanza, si equiparerebbero anche alle unioni civili fra persone dello stesso sesso e alle coppie unite da “contratto di convivenza” (quasi) tutti i diritti e i doveri previsti nei casi di coniugio “convenzionale”.
Questo, come detto, investe àmbiti civilistici estremamente delicati, come i diritti successori nel caso di decesso di uno dei partner, o i diritti per l’inserimento nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, ma anche doveri come quelli della reciproca assistenza o dell’obbligo di mantenimento o alimentare. Il partner – riconosciuto in un’unione civile – ha il diritto di agire nella domanda di interdizione, di inabilitazione o di amministrazione di sostegno, come pure avrebbe diritto a rapportarsi a pieno titolo con i sanitari che assistano il partner o con la struttura carceraria in cui questi sia detenuto.

Il tutto è assai interessante, ma anche in questo caso – come era accaduto nel 2008 con i DICO poi abortiti – il Legislatore sta completamente rimuovendo l’ipotesi che uno dei partner sia una persona con disabilità, con ciò che ne deriva in termini di potenziale accesso a benefìci, sostegni, supporti.
In nessun passaggio, ad esempio, il Disegno di Legge Cirinnà menziona il diritto per il partner (stesso sesso o meno, poco ci importa) ad accedere a permessi, congedi o forme di flessibilità lavorativa o diritti di scelta della sede di lavoro, o rifiuto al lavoro notturno, nel caso in cui si assista una persona con disabilità.
Ma tale rimozione è ancora più evidente nel collaterale dibattito sulla cosiddetta stepchild adoption (digressione: è assai bizzarro che nella culla del diritto si adottino lemmi anglofoni forse solo per rimuovere ipocritamente tensioni idealistiche). Dietro questa formula c’è una disposizione già vigente da ben trentadue anni. È infatti del 1983 la Legge 184, che ammette l’adozione del figlio del (nuovo) coniuge. L’adozione viene però vagliata dal Tribunale, viene richiesto il consenso del genitore biologico, viene soppesato l’effettivo interesse per il figlio, che deve sottoscrivere il consenso (se maggiore di 14 anni) o esprimere la sua opinione (se di età tra i 12 e i 14). A questo si aggiunge la consueta – e spesso pesante – valutazione del Tribunale sulla capacità educativa, sull’idoneità affettiva, sullo status personale ed economico e, non ultimo, sullo stato di salute di chi richiede l’adozione. Insomma, è tutt’altro che un’amabile passeggiata.
Il Disegno di Legge Cirinnà intenderebbe estendere tale opportunità anche alle coppie formate da persone dello stesso sesso. E questo è uno dei motivi di maggiore scontro in queste ore, divergenze sulle quali non entreremo in queste colonne.

E tuttavia questo non ci esime da un’amara constatazione di fatto, che è la risultante della raccolta pluriennale di storie di vita che molti nostri Lettori potrebbero riportare: le enormi, spesso insormontabili, difficoltà per le persone con disabilità o per coppie con un partner con disabilità, magari nemmeno ingravescente, nell’ottenere affidi e, vieppiù, adozioni. Quel concetto di “salute” che molti Tribunali valutano è troppo spesso confuso con la disabilitàed è pregiudizio che diviene motivo di reale discriminazione. Era forse questa discussione l’occasione per alcune puntualizzazioni? Forse sì.
La stessa discriminazione che fino ad oggi colpisce gli omosessuali la subiscono da decenni, con altre declinazioni, anche le persone con disabilità. Ma per queste ultime non sembra profilarsi soluzione alcuna. Anzi, il tema non sembra essere nelle agende politiche né all’orizzonte.

SUPERANDO

18.01.2016 14.47

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Adulti disabili e minori con difficoltà familiari nelle residenze assistenziali

18 Gennaio 2016, 11:18am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Adulti disabili e minori con difficoltà familiari nelle residenze assistenziali
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Adulti disabili e minori con difficoltà familiari nelle residenze assistenziali

INSERITO DA MORENA MOTTA In Italia sono più di 12 mila i presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari, oltre 367 mila gli ospiti: 3 su 4 sono over65. Forti gli squilibri dell'offerta che raggiunge il 66% dei posti letto al Nord e solo il 10 al Sud. La gestione affidata in maggioranza al non profit

Sono più di 12 mila i presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari attivi in Italia per 384 mila posti letto (6,3 ogni 1.000 persone residenti), oltre 367 mila invece gli ospiti, ma tre su quattro sono over65. È quanto emerge da un report dell'Istat con dati aggiornati al 31 dicembre 2013 sui presidi che erogano servizi residenziali (ospitalità assistita con pernottamento) di tipo socioassistenziale e/o socio-sanitario a persone in stato di bisogno (escluse le strutture ospedaliere pubbliche e private). Sul totale delle persone assistite, infatti, sono quasi 279 mila (il 75,8 per cento) quelli che hanno almeno 65 anni, mentre oltre 71 mila (19,3 per cento) hanno un'età compresa tra i 18 e i 64 anni, circa 17 mila (4,8 per cento) sono quelli con meno di 18 anni. Tra gli ospiti anziani, spiega il report, i non autosufficienti sono 210 mila. Tra gli anziani, oltre la metà sono ultra ottantacinquenni e donne in più di tre casi su quattro. Tra gli adulti fino ai 64 anni, invece, prevalgono gli uomini, che sono il 62 per cento. Tra le motivazioni, per quasi sette ospiti adulti su dieci il ricovero è legato principalmente alla presenza di disabilità o di patologie psichiatriche.

I minori, nel 2013, sono stati 17 mila i minori assistiti, di cui poco più di 4 su dieci è stato accolto nelle strutture per problemi legati al nucleo familiare, come "incapacità educativa, problemi economici o psicofisici dei familiari", spiega l'Istat. Tra i minori, inoltre, circa 4 mila ragazzi (il 22 per cento dei minori ospiti) hanno dipendenze patologiche o altri tipi di disagio e poco meno di 3 mila minori (il 15 per cento del totale) risultano avere patologie psichiatriche o disabilità. Sempre nel 2013 sono 12.860 i minori dimessi dalle strutture residenziali, di cui circa il 31 per cento risulta rientrato nella famiglia di origine, il 10 per cento in una famiglia affidataria o adottiva. Oltre 3 mila ragazzi sono stati trasferiti in altre strutture residenziali e circa 2 mila si sono allontanati spontaneamente dalla struttura.

Gli stranieri sono una minoranza: sono 16.682, il 4,5 per cento degli ospiti complessivi. Nel 55 per cento dei casi sono adulti (2,5 ogni 1.000 adulti stranieri residenti), nel 41 per cento minori (6 ogni 1.000 minori stranieri residenti) e soltanto per il 4 per cento anziani (5 ogni 1.000 anziani stranieri residenti). La mappa sul territorio italiano dei presidi mostra però forti squilibri territoriali: l'offerta raggiunge i livelli più alti nelle regioni del Nord, dove si concentra il 66 per cento dei posti letto complessivi (9,1 ogni mille residenti), e tocca i valori minimi nel Sud con il 10,4 per cento dei posti letto (soltanto 2,8 posti letto ogni mille residenti). Le regioni del Nord, inoltre, dispongono anche della quota più alta di posti letto a carattere socio-sanitario, con 7,4 posti letto ogni mille residenti, contro un valore di 2 posti letto nelle regioni del Sud. Per quanto riguarda le strutture, infine, il 36 per cento delle strutture appartiene a enti non profit, il 23,6 per cento a enti pubblici, il 25,1 per cento a enti privati for profit e il 13,7 per cento a enti religiosi. Nell'88 per cento dei casi sono gli stessi titolari a gestire direttamente il presidio.

FONTE SUPERABILE

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Nomenclatore tariffario fermo e i disabili sono sepolti dalla burocrazia

18 Gennaio 2016, 11:14am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Nomenclatore tariffario fermo e i disabili sono sepolti dalla burocrazia
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Nomenclatore tariffario fermo e i disabili sono sepolti dalla burocrazia

INSERITO DA MORENA MOTTA L’elenco degli ausili per disabili erogati dal SSN è fermo al 1999: ora arriva la diffida al Governo

Quella per l’aggiornamento del Nomenclatore Tariffario è un’attesa che sfida quella di Godot. Più volte annunciata e mai ancora realizzata, la ridefinizione del documento che raccoglie la lista delle protesi, degli ausili e delle prestazioni che il SSN italiano eroga in maniera gratuita ai cittadini sta diventando una sorta di leggenda.
Non ci sta però l'Associazione Luca Coscioni, che annuncia: "Se entro 90 giorni non si procederà all'aggiornamento di Lea e nomenclatore, procederemo per le vie legali". La lista degli ausili e delle protesi fornite dal Sistema Sanitario Nazionale, lo ricordiamo, è ferma al 1999.

DIFFIDA AL GOVERNO - Così Marco Gentili, Co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni, malato di Sclerosi Laterale Amiotrofica da notizia della diffida che l’associazione ha recentemente notificato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al ministro della Salute e alla Conferenza unificata Stato-Regioni. Il Nomenclatore Tariffario, ricorda Gentili - è l'elenco che contiene gli ausili tecnologici rimborsabili per le persone con disabilità. Per intenderci, è l'apparecchio che mi consente di parlare, di comunicare, di vivere. Ebbene, il Nomenclatore Tariffario è fermo al 1999, dunque non include nessuna delle nuove apparecchiature: peggio che una vergogna, è una violenza che tiene decine di migliaia di persone sepolte vive, non dalla malattia, ma dalla burocrazia.

TRE MESI PER AGGIORNARE GLI ELENCHI - L’”ultimatum”, lanciato lo scorso 10 dicembre, è di 90 giorni: tre mesi per porre in essere nel termine di 90 giorni tutti gli atti necessari da emanarsi obbligatoriamente al fine di aggiornare le prestazioni ed i servizi (LEA) che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire ai cittadini e ad aggiornare il Nomenclatore Tariffario, mediante revisione della lista delle tipologie di ausili erogabili, con l'eliminazione di quelle ormai obsolete a fronte dell'inclusione delle nuove tecnologie.
Si tratta, peraltro, di uno dei punti caldi su cui il Governo sta lavorando, ma che ancora non ha portato a nulla. “Lo scorso 4 febbraio 2015, durante l'audizione dinanzi alla 12a Commissione al Senato, annunciò l'invio alla Conferenza Stato-Regioni del nuovo provvedimento di aggiornamento dei Lea. Ma ad oggi non vi è stato alcun aggiornamento" – ricorda Gentili. “Tutto è infatti bloccato alla conferenza Stato-Regioni da 10 mesi, senza che il Governo riesca a smuovere la situazione”.

DIRITTI VIOLATI – Ad essere messi in discussione, quindi, sono i diritti delle persone malate e disabili: non solo quelli alla salute, ma anche quelli all’a vita indipendente e all’inclusione sociale. Così Gentili: “La condotta omissiva tenuta dal Governo e dal Ministero della Salute risulta di grave pregiudizio al diritto alla tutela della salute (art. 32 Cost.) e alla vita (art. 2 Cost., art. 2 e 8 Corte Europea dei Diritti Umani) delle persone con disabilità che sono costrette a vivere in condizione di totale disagio e dipendenza dai propri congiunti quando non totalmente emarginati, rimanendo, in tal modo, esclusi dalla attiva partecipazione sociale.

Non bastasse ciò, si ricordano anche le ricadute economiche di questa empasse, che vedono una spesa affatto razionale rispetto a questo tipo di ausili.

FONTE DISABILI.COM

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Milano, cinema vietato ai disabili

18 Gennaio 2016, 11:11am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Milano, cinema vietato ai disabili
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Milano, cinema vietato ai disabili

INSERITO DA MORENA MOTTA Specialmente se vuole uscire con qualche suo amico che, come lui, ha la necessità di muoversi in carrozzina.

Sembra assurdo, ma è così. Insieme proviamo a prenotare telefonicamente un posto in una decina di sale del capoluogo lombardo. Niente da fare: nonostante i posti per disabili siano pochissimi, non c'è modo di assicurarseli in anticipo. Uno, due, solo in rarissimi casi, e solo lontano dal centro cittadino, qualcuno in più.

Bisogna sfidare la sorte, provare ad uscire e sperare che quel posticino in prima o in ultimissima fila, quando va bene, sia libero. "Tanto restano sempre liberi", spiegano dalle maggiori sale. Il motivo non è difficile da intuire.

Allora proviamo ad andarci, con un altro amico. Nel cuore della città, l'avventura finisce male. Colpa del fatto che, per un motivo o per un altro, la disponibilità si riduce a un unico posto, anche in sale che possono accogliere qualche centinaio di persone.

"La questione è prima di tutto culturale: tante norme e agevolazioni neppure si conoscono. Il disabile deve uscire ed essere il primo a fare cultura. Se rimane chiuso in casa non può sperare che le cose cambino" sottolinea Marco Rasconi, il presidente di Ledha Milano.

"Anch'io mi muovo in carrozzina e amo il cinema. Lo so che in centro le strutture sono vecchie e spesso non a norma. Arrabbiarmi e sbottare in questo caso non mi aiuta. Se non c'è la possibilità di costruire un ascensore o ovviare a gradini interni alla sala, agitarmi non porta da nessuna parte. Mi arrabbio invece - aggiunge Rasconi - quando il cinema è nuovo, appena realizzato o ristrutturato. In alcune zone di Milano, come Bicossa e Certosa, ci sono cinema che hanno sei posti riservati ai disabili. Con questo non voglio dire che tutto va bene così com'è. Di sicuro c'è tanto da fare, ma deve partire da noi".

C'è da chiedersi, però, se tanti cinema milanesi (e non solo) siano fuorilegge. Il decreto ministeriale 236 del 1989 stabilisce che in qualsiasi cinema o teatro debba esserci almeno una zona agevolmente raggiungibile, anche dalle persone con ridotta o impedita capacità motoria. Questa zona deve essere un "luogo sicuro statico", pure in caso di emergenza. Sulla base del decreto, devono essere predisposti almeno due posti riservati ogni 400 o una frazione di 400 posti, con un minimo di due.

Che cosa significa? "Una sala cinematografica che si voglia attenere a livello progettuale alla normativa specifica può di fatto ritenersi in regola laddove preveda questo minimo di posti. Ma innanzitutto si tratta di un minimo: nulla vieta che i posti siano presenti in misura maggiore. E poi – spiega l'avvocato Gaetano De Luca, del centro antidiscriminazione Franco Bomprezzi - anche se nella sala ci sono in totale 50 posti, due devono essere comunque destinati ai disabili. La legge in questo senso è chiara. Tra l'altro ci devono essere anche due ulteriori posti riservati a chi, pur non essendo in carrozzina, abbia problemi di deambulazione o una disabilità di altro tipo, come la cecità. Quindi, attenzione – precisa l'avvocato De Luca – i posti sono quattro".

E già, di fatto, sono pochi, se si pensa che, soprattutto nei grandi cinema, le sale hanno una capienza di centinaia di posti.

"Il semplice rispetto di questo minimo non garantisce al titolare del cinema la sicurezza che di fronte ad una denuncia e a un processo non esca perdente. La Legge 67 del 2006, infatti, vieta la discriminazione dei disabili. Ovviamente il concetto di discriminazione è molto ampio e generico e sta iniziando ad essere riempito da tutta una serie di sentenze che valutano ogni situazione caso per caso. C'è un'importante decisione del tribunale di Reggio Emilia – prosegue il legale - con cui il titolare del cinema è stato condannato, in seguito a un processo civilistico - per discriminazione, nonostante la struttura fosse, dal punto di vista della normativa sulle barriere, pienamente a norma: aveva i posti riservati, ma collocati sotto lo schermo, in prima fila. Il cinema è stato condannato a rifare i lavori e a risarcire il danno".

"Anche altri aspetti come l'impossibilità per il disabile di prenotare prenotare il cinema, o la collocazione dei posti all'interno della sala, spesso legata pure a motivi di sicurezza, può rappresentare una forma di discriminazione. Ma ogni questione – conclude De Luca - va valutata caso per caso".

FONTE di Monica Serra IL GIORNALE

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Dal riciclo ai Gas, a Roma una coop che aiuta i disabili ad avere una vita autonoma

18 Gennaio 2016, 11:06am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Dal riciclo ai Gas, a Roma una coop che aiuta i disabili ad avere una vita autonoma
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Dal riciclo ai Gas, a Roma una coop che aiuta i disabili ad avere una vita autonoma

INSERITO DA MORENA MOTTA Alex è un uomo di 30 anni che lavora al Bioparco di Roma. Guida il motorino e vive da solo, anzi con la sua fidanzata. Non accetta appellativi o soprannomi e vuole essere chiamato con il suo nome. Alex è affetto dalla sindrome di Down ed il percorso di crescita da lui intrapreso è stato possibile grazie soprattutto alla tenacia di Lynda, la madre.

La storia di Alex e Lynda. Lynda ha sempre cercato di regalare l’autonoma ad Alex e non si è mai accontentata di accettare i limiti che la concezione della sua disabilità pretende di imporre. Quando Alex compie 19 anni decide, d’accordo con la famiglia, di fare un’esperienza di due mesi presso il Parco Nazionale dell’Abruzzo, da solo. Lynda confida che non è stato semplice pensarlo lontano da casa ma era un passo che andava fatto. Al suo ritorno a Roma Alex è più autonomo, vuole continuare a lavorare con gli animali e con il tempo ottiene un contratto a tempo indeterminato al Bioparco di Roma riuscendo a raggiungere una qualità della vita sorprendente. Lynda racconta che per raggiungere il livello di autonomia di Alex ha dovuto combattere, insieme al figlio, contro i “no, non è possibile” che si era sentita dire da alcuni medici riguardo le potenzialità e i possibili successi del figlio: “Tutti i no che sono stati detti erano sbagliati - racconta Lynda -. Alex ha una vita come tutti, con le felicità e le frustrazioni di tutti”.

La nascità di Ways. Per Lynda il successo di Alex è stato raggiunto grazie al lavoro e così inizia a pesare che se ce l’ha fatta lui possono farcela tutti. E’ convinta che bisogna far conoscere ai ragazzi con disabilità le bellezze e le ingiustizie della vita senza chiuderli in una gabbia dorata. Fonda nel 2009, la cooperativa Ways che ha come obbiettivo quello di insegnare ai ragazzi con sindrome di Down o con qualche disabilità mentale a lavorare. I primi mesi del progetto non sono semplici, la base operativa era il salotto di casa di Lynda e i ragazzi che avevano aderito erano 3, ma con il tempo riesce a trovare un ufficio in zona Giustiniana e oggi ha 9 ragazzi da far crescere. Ad alzare la saracinesca della cooperativa ci pensa Letizia, una ragazza con trisomia 21, ed uno alla volta arrivano gli altri collaboratori di Ways. Alcuni sono affetti dalla sindrome di Down ma c’è anche chi ha un leggero autismo, una schizofrenia o un semplice ritardo e sono quasi tutti sui 35-40 anni. Molti di loro sarebbero stati in casa soli se la cooperativa non ci fosse stata. A coordinare il lavoro di tutti ci pensa Emanuele, lo psicologo, e ovviamente Lynda.

I progetti per superare la disabilità. Di lavori da fare ce ne sono tanti. I ragazzi di Ways raccolgono bottiglie e tappi di plastica a scopo di riciclo, si fanno consegnare cellulari usati che vengo spediti in Inghilterra dove sono aggiustati e donati a paesi poveri e inoltre raccolgono strumenti elettronici da rottamare. Due sono però i progetti sicuramente più impegnativi: il gruppo di acquisto solidale e il confezionamento di auricolari. Nel primo caso la cooperativa ha dato vita ad un gas collegato ad un agricoltore di zona. I ragazzi prendono gli ordini dei clienti e si occupano di divide i prodotti agricoli in base alle diverse ordinazioni. Interessante è anche il lavoro che svolgono neldisinfettare, avvolgere ed imbustare singolarmente le cuffie e gli auricolari che vengono consegnati mensilmente dalla società Johnsons Inflight Services. Quest’attività permette di sviluppare nei ragazzi precisione e pazienza nello sbrogliare e separare gli auricolari spesso ingarbugliati, oltre un senso del dovere fondamentale per rispettare i tempi e le scadenze di consegna. Gli auricolari sono poi utilizzati dalle compagnie aeree durante i viaggi. Tutti i progetti di Ways permettono di ottenere delle piccole entrate economiche che aiutano a tenere in piedi la cooperativa e garantiscono un contributo per i ragazzi. “Bisogna mettere i ragazzi in mezzo alla società - insiste Lynda - ogni volta che un ragazzo lavora è un piccolo pregiudizio che cade”. A dimostrare che l’insegnamento al lavoro, retribuito e responsabile, possa portare all’autonomia, oltre alla storia di Alex, ci sono quelle dei 5 ragazzi passati per Ways e oggi assunti con contratti regolari da diverse aziende. Lynda ha battuto una nuova strada e racconta la sua esperienza in un appassionato libro dal titolo “Chiamami Alex”.

FONTE di Luca Basiliotti REDATTORE SOCIALE

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Bonus assunzioni disabili 2016: quanto spetta e come fare richiesta all'INPS

18 Gennaio 2016, 11:01am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Bonus assunzioni disabili 2016: quanto spetta e come fare richiesta all'INPS
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Bonus assunzioni disabili 2016: quanto spetta e come fare richiesta all'INPS

INSERITO DA MORENA MOTTA Dopo i decreti del Jobs Act entrati in vigore, partono gli sgravi contributivi e gli incentivi per le aziende che intendono assumere lavoratori con disabilità, oltre alle assunzioni previste dalla legge. Il bonus disabili 2016 è partito ufficialmente l'1 gennaio 2016 e ha la finalità di rendere migliori sia le condizioni lavorative dei disabili che il loro inserimento

Bonus disabili 2016: a chi spetta e a quanto ammonta

Tutti i datori di lavoro che assumeranno disabili nell'anno 2016, potranno beneficiare del bonus, ovvero a sgravi contributivi che consistono in una diminuzione della paga lorda mensile imponibile ai fini previdenziali. Ciò vuol dire che sono previsti degli incentivi (calcolati in base alla percentuale riconosciuta di disabilità del lavoratore assunto) per l'assunzione. Chi intende fare richiesta, non deve fare altro che effettuare specifica domanda presso la sede INPS di riferimento. Qualora l'agevolazione venga riconosciuta ed approvata, il datore di lavoro fruirà mensilmente del bonus attraverso un conguaglio mensile. Per sapere esattamente l'importo del bonus disabili 2016 rapportato alla percentuale di disabilità, è possibile consultare il data base presente sul sito INPS. In linea generale, per una percentuale di disabilità compresa tra il 67% e il 79%, il bonus sarà pari al 35% dello stipendio lordo mensile per un periodo di 36 mesi. Se invece la percentuale di disabilità supera il 79%, il bonus disabili sarà pari al 70%. A tutti i lavoratori con una certificata riduzione della capacità lavorativa che superi il 45%, corrisponde un bonus con valore percentuale identico al precedente ma con una durata fissata a 60 mesi.

Come fare domanda per il bonus disabili 2016

Come detto sopra, il datore di lavoro dovrà fare domanda all'INPS per avere diritto al bonus disabili. Le domande verranno prese in carico ed esaminate in ordine cronologico. Grazie alle nuove proposte atte a migliorare le condizioni e l'inserimento di disabili nel mondo del lavoro, ricordiamo che tra le spese possibili di detrazione rientrano tutte quelle tecnologie di supporto al disabile, l'eventuale presenza di personale formativo e iniziative finalizzate all'orientamento.

FONTE di Susanna B. BLASTINGNEWS

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO ACCELLERATORE AL VOLANTE ADATTAMENTO AUTO PER DIVERSAMENTE ABILI

16 Gennaio 2016, 10:32am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO ACCELLERATORE AL VOLANTE ADATTAMENTO AUTO PER DIVERSAMENTE ABILI
DI ANGELA CECERE  Con l'acceleratore a cerchio sopra al volante presentiamo un dispositivo sicuro, fidato e solido. E' leggerissimo e si compone talmente bene con il volante che sembra quasi un optional del veicolo. L'acceleratore è stato realizzato vagliando le più moderne tecnologie del mercato di guida dei disabili.

 

 

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Da oggi le sedie a rotelle le riparano i detenuti

16 Gennaio 2016, 10:22am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Da oggi le sedie a rotelle le riparano i detenuti
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Da oggi le sedie a rotelle le riparano i detenuti

INSERITO DA ANGELA CECERE Un’officina sociale vedrà i detenuti riparare sedie a rotelle e ausili protesici per disabili. Si tratta di un progetto sperimentale che prenderà il via la settimana prossima a Cerignola (FG). Finanziato da Fondazione con Il Sud, l’Asl di Foggia e altri enti pubblici e privati, il progetto prevede: - il ritiro degli ausili obsoleti o dismessi presso le sedi dei distretti sociosanitari e presso le abitazioni dei privati; - la riparazione; - la riconsegna degli oggetti trattati e rigenerati.

DI ANNALISA LISTA

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Montegranaro, ladri senza scrupoli derubano un disabile solo in casa

16 Gennaio 2016, 10:16am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Montegranaro, ladri senza scrupoli derubano un disabile solo in casa
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Montegranaro, ladri senza scrupoli derubano un disabile solo in casa

INSERITO DA ANGELA CECERE MONTEGRANARO - Ormai i topi d'appartamento non si fanno più scrupoli nemmeno davanti all'invalidità.
Anzi, più le famiglie o i soggetti sono deboli e più diventano bersagli dei raid dei malviventi, anche in pieno giorno. L'ultimo caso, tra i più amaramente eclatanti, ha visto colpita mercoledì sera la casa di una coppia in via Lombardia. Erano le 19 circa quando i ladri sono entrati in azione.

Si sono introdotti nell'abitazione in cui si trovava momentaneamente da solo il padrone di casa, da tempo disabile. Il bottino non è stato quantificato con certezza, ma sono stati portati via monili e una piccola somma di denaro.

Insomma, un caso che, purtroppo, ormai non fa più notizia non solo a Montegranaro ma un po' in tutto il circondario. Il quartiere San Liborio, in particolare, è spesso vittima dei blitz dei ladri.

A lasciare ulteriormente l'amaro in bocca, appunto, il fatto che questi delinquenti non si facciano ormai più scrupoli nell'entrare in orari di punta, come quello appena precedente la cena, e prendersela con le persone più svantaggiate. Indizi che fanno pensare a soggetti non certo professionisti, ma magari in cerca di soldi facili.

http://www.corriereadriatico.it/index.php?p=articolo&id=1787278&sez=FERMO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO La Siae multa l’oratorio: non ha pagato i diritti d’autore per una festa per disabili

16 Gennaio 2016, 10:04am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO La Siae multa l’oratorio: non ha pagato i diritti d’autore per una festa per disabili
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO La Siae multa l’oratorio: non ha pagato i diritti d’autore per una festa per disabili

INSERITO DA ANGELA CECERE Un funzionario si è presentato nell'oratorio Cristo Re dopo la mezzanotte e ha multato l’associazione che in parrocchia aveva acceso un po’ di musica per festeggiare il 2016 con i ragazzi seguiti dai volontari e qualche parente.

Non sarà stato traumatico come per le donne aggredite sessualmente a Colonia, ma anche a Monza per i disabili dell’associazione “Tu con noi” non deve essere stato un bel Capodanno. Erano insieme a parenti e amici per festeggiare l’arrivo del nuovo anno nell’oratorio della parrocchia di Cristo Re quando, come racconta il settimanale locale Il Cittadino, poco dopo il brindisi si presenta un funzionario della Siae, la Società italiana degli autori ed editori, a inaugurare il 2016 con una multa. Il solerte ufficiale, sentendo persone festose che danzavano a ritmo di musica, ha bussato alla porta per controllare se fosse stata pagata la tariffa per lo sfruttamento dei diritti d’autore. La tassa alla Siae non era stata pagata. Gli organizzatori e i responsabili dell’associazione pensavano che non fosse necessario pagare l’ente pubblico per una festicciola in oratorio riservata agli iscritti dell’associazione: "Lì c’erano i ragazzi disabili, i loro genitori, qualche amico e i volontari – ha dichiarato al Cittadino il presidente della onlus, Emanuele Patrini – La nostra è un’associazione senza fini di lucro, non un locale o una discoteca come ha voluto scrivere il funzionario della Siae. La musica è un elemento fondamentale per i nostri incontri: metti un po’ di musica e i ragazzi iniziano a ballare, non possiamo rinunciare ad avere musica durante i nostri appuntamenti".

Ma dove c’è musica c’è Siae e dove c’è Siae c’è tassa. Si paga sempre, eccezion fatta per gli eventi in carcere o in ospedale, e il listino prevede tariffe diverse a seconda del numero degli invitati e del tipo di festa. Per le feste private si paga dai 79 ai 299 euro a seconda che si tratti, in ordine ascendente di costo, di compleanno, altro festeggiamento o matrimonio. Per i “trattenimenti musicali in circoli riservati agli iscritti”, che è il caso dell’associazione brianzola, la tariffa non dipende solo dal numero di iscritti ma anche dal tipo di festa, se è “con ballo” o “senza ballo”. Ovviamente “con ballo” è più cara, si paga quattro volte di più, fino a 182 euro. Quindi nel caso dell’associazione per disabili brianzola, oltre al reato di “ascolto di musica”, c’era l’aggravante di “ballo”.

I responsabili dell’associazione hanno provato a protestare ma, anche se si era oltre l’una di notte e la festa volgeva al termine, l’illecito era troppo grave per chiudere un occhio. Non poteva restare impunito. Per l’alacre funzionario della Siae non c’è stata altra scelta che chiudere la festa con un verbale da 268 euro, da pagare entro tre giorni. La musica è finita.

DI LUCIANO CAPONE http://www.ilfoglio.it/cronache/2016/01/14/cos-la-siae-ha-rovinato-il-capodanno-dei-disabili-a-monza___1-v-137021-rubriche_c338.htm

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