Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
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inserito da Michele Pappacoda “Un progetto insufficiente, faremo sicuramente ricorso per bloccare questo bando e relativa programmazione” i genitori dei ragazzi autistici della provincia di Avellino sono furibondi con l’Asl. Il bando che doveva segnare una svolta secondo i genitori è carente nella programmazione, tagliando fuori dall’assistenza molti pazienti. In particolare, tranne i trenta che verranno accolti nel centro di Sant’Angelo, la maggior parte dei ragazzi dai 12 anni in su saranno praticamente lasciati a sè stessi, con sole tre ore a settimana da fare in Alta Irpinia, con i disagi per le famiglie a fare avanti e indietro. Inoltre, le ore di assistenza domiciliare previste per le altre fasce d’età, 10 a settimana, sono ritenute insufficienti, quando la normativa, con tanto di sentenza del tribunale a sostegno della tesi, ne pretende almeno 20. Per questo Carlo Pecora, presidente dell’associazione Inau, padre di un ragazzo autistico che da quando ha superato i 12 anni è rimasto senza terapie per le falle dell’Asl, regredendo come accertato dai dirigenti scolastici, si fa portavoce delle proteste di buona parte di tutte le famiglie
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Niente aumento della pensione di invalidità, poche facilitazioni per il nuovo sussidio e soprattutto nessuna misura dedicata a loro in maniera specifica: nel decreto del reddito di cittadinanza c’è poco per i disabili, che a un certo punto ne erano diventati addirittura l’oggetto della discordia, con la Lega che minacciava ilMovimento 5 stelle di non votare il decreto se non fossero state trovate le risorse. L’accordo in maggioranza è stato raggiunto, la parola “disabilità” è entrata nel testo ma solo per specificare che anche loro riceveranno il reddito, come tutti: in quanto poveri, non in quanto disabili. “Si parla di lotta alla povertà ma la disabilità è il primo elemento di impoverimento economico ed è stato trascurato”, spiega Vincenzo Falabella, presidente della Fish, Federazione italiana per il superamento dell’handicap.
LE PENSIONI DI INVALIDITÀ RESTANO UGUALI – Sono due i motivi principali di recriminazione. Innanzitutto il mancato aumento della cosiddetta “pensione di invalidità”, l’assegno da 285 euro mensili che in Italia spetta a circa un milione di persone, tra invalidi totali (486mila), parziali (348mila) e minorenni (156mila). Le indiscrezioni sulle pensioni minime, le stesse dichiarazioni di alcuni esponenti del governo (a partire proprio dal vicepremier Luigi Di Maio) avevano creato l’illusione che l’aumento potesse riguardare anche quelle di invalidità, ma il decreto non lo prevede: semplicemente, i disabili in stato di povertà che soddisfano i parametri fissati potranno ricevere il reddito di cittadinanza, integrando così l’assegno già percepito fino al tetto massimo dei famosi 780 euro al mese. Come del resto qualsiasi normodotato. Secondo i primi calcoli sui dati Istat, sono circa 250mila i nuclei familiari con un membro disabile che rientrano nei criteri; le altre pensioni di invalidità invece non saranno ritoccate.
NIENTE OBBLIGHI DI LAVORO – La seconda questione riguarda i requisiti di accesso e fruizione del reddito: le associazioni di categoria chiedevano una sensibilità particolare per i disabili. Qualcosa c’è nel decreto, ad esempio l’esclusione dagli obblighi del “patto per il lavoro”: i portatori di handicap riceveranno l’assegno senza dover lavorare o partecipare a percorsi di formazione e inserimento; mentre i loro familiari potranno rifiutare offerte troppo lontane da casa (la terza non sarà in tutta Italia, come per gli altri, ma al massimo entro 250 chilometri di distanza). A livello economico, però, l’unica vera agevolazione è un aumento di 5mila euro per ogni componente disabile del massimale del patrimonio mobiliare: per ricevere il reddito una famiglia di tre persone deve avere massimo 10mila euro sul conto in banca, se c’è un disabile si sale a 15mila. Una misura prevista perché spesso i genitori si sforzano di accantonare qualche risparmio per i figli portatori di handicap (una sorta di “dopo di noi”).
LA BEFFA DEL CALCOLO DEL REDDITO – Il problema è che non è prevista una soglia differente invece per l’Isee (fissato per tutti a quota 9.360 euro) e neppure per il reddito. E qui per i disabili oltre al danno rischia di arrivare anche la beffa: dal conto, infatti, non è escluso l’assegno di invalidità da 285 euro. Significa che una famiglia con figlio disabile a reddito zero verrà considerata come se percepisse 3.420 euro (il totale annuo del sussidio), e dunque a parità di entrate avrà meno sostegno: 900 euro al mese per un nucleo di tre persone, circa 600 euro per quello con figlio disabile. Sommando l’assegno di invalidità si arriva più o meno alla stessa cifra, ma non c’è una misura specifica per la categoria.
LE PROTESTE DELLE ASSOCIAZIONI– Le lamentale di onlus e sindacati non sono in realtà una novità: è proprio sulla base di questi appunti che a inizio 2019 la Lega aveva fatto la voce grossa con gli alleati di governo: “Approveremo il decreto solo se ci saranno i soldi per i disabili”, tuonava Matteo Salvini. Cosa sia successo dopo non è molto chiaro: i leghisti sono rimasti soddisfatti dalle rassicurazioni del M5S, anche se il testo è rimasto sostanzialmente invariato. “Evidentemente siamo stati strumentalizzati da chi non aveva veramente a cuore la questione”, conclude Carlo Giacobini, che per la Fish ha seguito il decreto. “Non si è pensato che una famiglia con un disabile a carico deve far fronte a tutta una serie di oneri, per cui non ci sarà alcun tipo di aiuto in più. La verità è che nel più importante provvedimento economico di questo governo i disabili praticamente non ci sono”.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA CONCORDIA – E’ agli sgoccioli il processo che vede imputati ex dirigenti di Cpl Concordia per le ipotesi di reato che, a vario titolo, vanno dall’associazione a delinquere, corruzione e reati fiscali. In Tribunale a Modena il pubblico ministero ha chiesto per Roberto Casari cinque anni di reclusione, per Francesco Simone la richiesta è di tre anni e sei mesi, per Nicola Verrini tre anni di reclusione. Per Maurizio Rinaldi, chiesti due anni di carcere, per Massimo Ferrandino due anni con pena sospesa, per Giorgio Montali la richiesta dei pm è di due anni e tre mesi.
Nella requisitoria dell’accusa viene avanzata la richiesta anche di una sanzione amministrativa di 375mila euro per la Cpl Concordia.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA MIRANDOLA – Due infermiere sono rimaste ferite nell’aggressione avvenuta mentre erano di turno all’ospedale di Mirandola, nella notte tra giovedì e venerdì. Tutto è avvenuto attorno all’una, quando uno dei pazienti ricoverati nel reparto di Medicina, un 70enne mirandolese, ha cominciato a dare in escandescenze.
Non riusciva a dormire, era arrabbiato pare perchè si sentisse solo e trascurato dalla famiglia, e ha cominciato a urlare e inveire. Due infermiere sono arrivate e hanno cercato di calmarlo, ma in risposta sono state picchiate. La violenza è andata avanti finchè non sono arrivati altri operatori, un paio di altre infermiere e cinque persone dai reparti e dal Pronto Soccorso. Ci sono volute una decina di persone per contenere la furia dell’uomo, che alla fine è stato messo a terra e sedato.
Per le due infermiere, una quarantenne e una cinquantenne, medicate al Pronto Soccorso dello stesso ospedale, la prognosi è di cinque giorni per trauma policontusivo. Il 70enne rimane ricoverato al Santa Maria Bianca.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Cittadinoi, l’iniziativa per il bilancio partecipato voluta dal Comune di Vimercate, chiude con un buon numero di proposte la prima fase.
Un progetto realizzato seguendo le idee dei cittadini
L’obiettivo finale che verrà svelato in primavera è quello di realizzare un progetto voluto dagli stessi cittadini che lo hanno presentato e che hanno raccolto anche 10 firme di residenti.È già iniziato il conteggioe il controllo delle firme. In seguito, i dieci progetti accompagnati dal maggior numero di firme valide saranno sottoposti al vaglio di una commissione tecnica, composta dai responsabili degli uffici comunali competenti rispetto al tipo di intervento suggerito.In questa prima fase non sono previste valutazionidi tipo qualitativo: accedono alla fase finale i dieci progetti sostenuti dal maggior numero di firme valide, purché la commissione tecnica li giudichi fattibili (è fattibile un progetto che rientri nel budget previsto da Cittadinoi e la cui realizzazione rientri tra le competenze del Comune).
L’esposizione dei progetti e la votazione finale
Una volta individuati i dieci progetti finalisti per il bilancio partecipato, a essi sarà data adeguata visibilità con tutti i canali a
disposizione del Comune e con l’aiuto della stampa locale. In primavera infine si svolgerà la votazione che decreterà il vincitore diCittadinoi 2019.
«Sono molto soddisfatto dell’esito di Cittadinoi – ha affermatoil sindaco Francesco Sartini– Si trattava di un esperimento e direi che fino a qui possiamo decisamente considerarlo un esperimento riuscito. Attendo anch’io con curiosità, come voi, di scoprire quali saranno i dieci progetti finalisti e mi auguro che la partecipazione al voto di questa primavera sia numerosa. Grazie a tutti.»
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Passaggio a vuoto per il Vero Volley Monza.
Appannamento monzese
Seconda sconfitta consecutiva, anche in questo caso contro un avversario sulla carta più che abbordabile. La squadra diFabio Soliè infatti stata superata in casa dalla Kioene Padova, impostasi per 3 set a 1 alla Candy Arena. In campionato i monzesi hanno quindi rallentato il passo, vista la precedente sconfitta con Ravenna. Va meglio in Challenge Cup, dove martedì il Vero Volley ha conquistato ilbiglietto per i quarti.
Incubo portoricano
I ragazzi di casa, fra cui non c’era la stella ucrainaOleh Plotnytskyi(fermo per infortunio), sono partiti bene, mettendo in cascina il primo set con notevole facilità. Da lì in poi però qualcosa si è rotto, con il Vero Volley Monza che ha faticato a trovare soluzioni continue in attacco. Padova, invece, ha avuto nel portoricanoMaurice Torresun vero trascinatore. Così i veneti hanno vinto un set dopo l’altro fino a chiudere 20-25 il quarto parziale, prendendosi così l’intero bottino in palio.
Ora doppia Lube
La partita con Padova sarà da dimenticare in fretta, visto che incombe un doppio impegno difficilissimo. Mercoledì i monzesi saranno a Civitanova per la partita secca valida per i quarti di finale di Coppa Italia. Il Vero Volley Monza rimarrà in zona visto che poi – domenica prossima – la squadra brianzola sfiderà nuovamente la Lube, questa volta in campionato. Campionato che ora vede la squadra di Fabio Soli scivolata in ottava posizione – seppur con la partita contro Vibo Valentia ancora da recuperare.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Si schianta contro un muro, auto prende fuoco e il conducente scappa. E’ accaduto nella notte a Seveso, in via Acquedotto.
Si schianta contro un muro, auto prende fuoco
Erano circa le tre quando in via Acquedotto, per cause in corso di accertamento, una “Opel Adam” di proprietà di D.E., 23anni, residente a Seveso, celibe, disoccupato, ha impattato contro la recinzione di un edificio in stato di abbandono. La vettura ha preso fuoco. Lanciato l’allarme, sul posto si sono portati i Vigili del fuoco di Bovisio Masciago.
La macchina è stata abbandonata
Le fiamme sono state domate dai pompieri. Oltre a loro sono intervenute le pattuglie dell’Arma locale e il Radiomobile del Comando di Seregno. I militari hanno trovato l’auto, ma il conducente, che probabilmente è anche il proprietario, è scappato. Il veicolo risulta regolarmente assicurato e revisionato. Sono in corso gli accertamenti dei carabinieri.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA SORRENTO. La sanità pubblica della costiera sorrentina si dota di una nuovo apparecchiatura per la diagnosi precoce del cancro al seno. L’Asl Napoli 3-Sud, infatti, ha acquistato un mammografo digitale con tomosintesi, uno strumento di ultima generazione assegnato all’unità di Radiologia dell’ospedale “Santa Maria della Misericordia” di Sorrento.
Il dispositivo consente uno studio stratigrafico della mammella in modo da diagnosticare precocemente tumori al seno che sfuggono alla mammografia tradizionale. Il nuovo apparecchio permette anche di ridurre i casi di falso positivo, di valutare meglio il seno denso tipico delle donne giovani e di caratterizzare più precisamente le lesioni tumorali, oltre a funzionare in modo tale da ridurre sensibilmente il dolore.
Sempre nell’ambito della lotta al tumore alla mammella, da alcune settimane nel reparto di Radiologia del presidio di Sorrento ha preso il via lo screening mammografico rivolto a tutte le donne di età compresa tra i 45 e i 69 anni residenti nel territorio della penisola sorrentina, che saranno invitate tramite posta. Ad effettuare gli esami è un gruppo di tecnici radiologi appositamente formati, mentre i risultati dell’indagine vengono letti da due medici. Le altre pazienti possono comunque sottoporsi al controllo sulla base della richiesta del medico curante e dopo aver effettuato la prenotazione al Cup.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA SORRENTO/VICO EQUENSE. Ricoverata per quello che doveva essere un intervento di routine, muore dopo una settimana di agonia. Antonietta Cavallaro, 66enne di Casola di Napoli si trovava al “De Luca e Rossano” di Vico Equense per l’asportazione della colecisti. L’operazione, secondo i chirurghi, perfettamente riuscita. Ma le condizioni della donna si sono rapidamente aggravate. Ha cominciato ad accusare dolori lancinanti all’addome. A questo punto viene sottoposta ad una tac che evidenzia la sospetta perforazione dell’intestino. La 66enne, quindi, viene operata di nuovo, poi ricoverata in Rianimazione, fino a quando, giovedì scorso, sopraggiunge il decesso nell’ospedale di Sorrento. I familiari sporgono denuncia e la salma viene sequestrata ed è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa della probabile autopsia, mentre i carabinieri sequestrato la cartella clinica.
La vicenda che ha inizio il 10 gennaio scorso quando Antonietta Cavallaro, sposata e madre di cinque figli, viene ricoverata al presidio di Vico Equense per un intervento programmato. Dopo tutti gli accertamenti del caso, i chirurghi le asportano la colecisti. L’operazione è di quelle che non destano particolari preoccupazioni ed al termine i sanitari rassicurano i familiari della paziente: “Tutto ok”. Ma subito nascono dei problemi. Poco dopo, infatti, la 66enne comincia ad avvertire forti dolori all’addome. La donna si lamenta sempre più.
Sabato 12 gennaio i medici dispongono il trasferimento al “Santa Maria della Misericordia” di Sorrento. La donna viene sottoposta a una tac addominale che evidenzia la sospetta perforazione dell’intestino. Subito i chirurghi si preparano per un intervento di riparazione intestinale. Anche questa operazione viene eseguita senza apparenti problemi, ma le condizioni di Antonietta Cavallaro appaiono già compromesse, come avrebbe confermato uno dei sanitari al figlio della donna. Per lei scatta il ricovero in Rianimazione dove resta per circa cinque giorni prima del decesso di giovedì mattina.
I familiari, però, non ci stanno e decidono di rivolgersi alle forze dell’ordine. Scatta così la denuncia, presentata da uno dei cinque figli della donna ai carabinieri della compagnia di Sorrento. I militari dell’Arma sequestrano la cartella clinica mentre la salma della 66enne viene portata nell’obitorio del cimitero di Castellammare di Stabia, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Già nelle prossime ore i pm oplontini potrebbero far partire i primi avvisi di garanzia in vista della probabile autopsia per stabilire le cause della morte.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Sul delicato momento della Fondazione Ravello interviene anche l'ex governatore della CampaniaStefano Caldoroche dalle pagine di Repubblica, oggi in edicola, ricorda i risultati raggiunti durante la sua gestione coincidente al periodo in cui eraRenato Brunettaal timone dell'ente culturale. Di sicuro quella fu una stagione fortunata per Ravello e il Festival che ereditò il lascito di De Masi badando però al contenimento delle spese col forte supporto di importanti partners privanti del calibro di Eni (MPS aveva oramai rinunciato alla cospicua sponsorizzazione) e vantando incassi rilevanti. In quegli anni il Festival prolungò le sue attività addirittura per dieci mesi.
Si pubblica di seguito testo dell'intervento di Caldoro oggi su Repubblica.
Il gioco della manipolazione della verità, che pare di moda nel Paese, non ha risparmiato la Fondazione Ravello.
In silenzio e rispettosi dei ruoli abbiamo assistito allo svilupparsi delle vicende di una Istituzione che è ritenuta una delle eccellenze della Campania e del Paese.
Per tutta la durata del nostro mandato alla guida del Governo della Regione, consapevoli di tanto, abbiamo assicurato il massimo sostegno. Siamo stati accusati di gestire "politicamente" la Fondazione Ravello, "marchiata" dalla presenza di un Ministro della Repubblica alla Presidenza e di un Assessore Regionale nel CdA. Ovviamente nessuno ha mai prodotto un atto a supporto delle etichette, mai evidenziato un fatto o una circostanza, a sostegno delle congetture e delle illazioni. Diversamente l'ultimo triennio ha avuto una marcata ed evidente gestione, del Socio Regione, di carattere clientelare, politica e di parte. Tutto in contrasto con le finalità proprie di una istituzione culturale, finalità garantite negli anni precedenti.
Oggi leggiamo di tutto e di più sulla gestione dell'ultimo triennio e leggiamo anche di rivendicazioni sui primi otto anni di vita della Fondazione; stranamente nulla leggiamo sul quadriennio di gestione coincidente con il mio Governo regionale. A questo punto il silenzio non sarebbe più un atto di rispetto dei ruoli, ma un'offesa alla verità.
Per questo la vogliamo rileggere quella verità e, per non cadere in errori di entusiasmo, proviamo a ripercorrere quegli anni attraverso i numeri, gli atti, e alcuni dati ufficialmente pubblicati dalla Fondazione stessa, quando la ‘Trasparenza' era la padrona nei siti e nelle pubblicazioni della Istituzione e non solo argomento di denuncia, come oggi accade da parte dei protagonisti stessi di questa oscurità.
Venendo ai fatti, tutti desumibili da fonti pubbliche e accessibili a chiunque, e con estrema sintesi:
L'unica fonte certa di finanziamento della Fondazione nei suoi primi otto anni di vita è stata quella del Socio MPS con 1 milione di euro all'anno e poco altro dal socio Regione. Dal 2011 il MPS lascia la Fondazione e la mia Amministrazione si fa carico di inserire Ravello nella programmazione dei fondi europei e successivamente con il Piano Azione Coesione, per una somma di oltre 5 milioni di euro. Da quel momento la Fondazione Ravello è entrata nella programmazione Regionale e nessun altro Governo ha inventato nulla di nuovo, limitandosi a reiterare questa scelta.
In quel quadriennio, con la presidenza di Renato Brunetta, la Fondazione riceve finanziamenti dai fondi ARCUS, e dai fondi "Accelerazione della spesa", per importantissimi lavori di ristrutturazione e valorizzazione di Villa Rufolo che oggi può vantare un museo. I lavori sono stati tutti completati nei termini previsti.
Nel 2014 si è investito in un progetto territoriale coinvolgendo i 14 Comuni della Costiera Amalfitana che hanno beneficiato, per un anno, di una postazione multimediale turistica per ciascun comune.
Circa la qualità degli eventi, che in quegli anni hanno portato la Fondazione all'attenzione del mondo, senza cimentarci in raffronti sterili e polemici ci limitiamo a dire che per le sole mostre Ravello vide la presenza di artisti quali Mitoraj, Paladino, Greg. Per quanto riguarda i numeri: incassi da 289 mila euro del 2010 a 543 mila euro del 2015; presenze paganti, dai 7.644 spettatori del 2010 si è passati ai 17.156 del 2015!
Le nomine fatte dalla Regione da me presieduta nel CdI della Fondazione Ravello sono state del calibro di Domenico Paladino, Gabriele Galateri di Genola, Antonio D'Amato, Aurelio De Laurentiis, Caterina Miraglia; senza alcuna volontà di confronto e di giudizio su altri e con altri, è innegabile che si tratta di nomi al di sopra di qualsiasi logica di parte e di partito. Anche con il loro aiuto la Presidenza Brunetta ha garantito un apporto di risorse private per circa 2 milioni di euro. Oggi nulla.
Se il metro di misura, come da altri indicato in questi giorni, è anche quello della ingerenza della politica e della Regione nelle scelte e negli incarichi operati dalla Fondazione, o anche la richiesta di ingressi gratuiti agli eventi, a tutt'oggi nessuno ha mosso obiezioni sul nostro conto e su quello di tutti i protagonisti di quegli anni; quello che ci è dato leggere oggi, sulla stampa e non solo, ci lascia senza parole.
La Fondazione sebbene sia "soggetto di diritto privato" va considerata pubblica. Chi ha la responsabilità politica, anche del controllo sulle Fondazioni, deve avviare un azione verità al fine di fugare ogni ragionevole dubbio sulle numerose denunce sulla mala gestio che rischia di macchiare la prestigiosa Istituzione.
Stefano Caldoro
Capo della opposizione di centrodestra in Consiglio regionale della Campania