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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Uccide una coppia e il figlio di 3 mesi, poi fa sesso per ore con il cadavere della donna

5 Dicembre 2019, 11:51am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Uccide una coppia e il figlio di 3 mesi, poi fa sesso per ore con il cadavere della donna

Stermina una famiglia e abusa per ore del cadavere della donna. Un uomo ha ucciso una coppia e il loro figlio di appena 3 mesi, poi ha spogliato la donna e ha fatto sesso con lei per tre ore. I terribili fatti si sono svolti in India, dove poi l'uomo è stato fermato e ha confessato il delitto Nasiruddin, di 38anni, conosciuto alle autorità per i precedenti in abusi e necrofilia, si sarebbe introdotto nella casa della famiglia. Con una pietra molto pesante ha colpito in testa e ha ucciso prima il padre, poi si è accanito sulla madre ed è entrato nella camera del bambino finendo la sua strage. La polizia ha trovato però il corpo della donna nudo e il maniaco ha ammesso di aver fatto ripetutamente sesso con lei dopo il delitto. In casa però c'erano anche una bambina di 10 anni e il fratellino di 4. L'aggressore ha violentato la più grande e picchiato il piccolo, lasciandoli però in vita. Dopo essere stato arrestato il 38enne ha ammesso di aver fatto uso di droghe prima dell'assalto e di aver filmato le violenze sulla madre e sulla figlia. 

LEGGO

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AGEROLA NEWS Agerola. Visita alla Comunità Montana dell’I.C. e del Liceo Marini-Gioia di Amalfi

5 Dicembre 2019, 11:49am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

Agerola colonia montana

Agerola si affaccia sempre di più sull’eccellenza turistica della Costiera amalfitana . Visita alla Comunità Montana dell’I.C. e del Liceo Marini-Gioia di Amalfi Visita della Dott.ssa Solange Sabine Sonia Hutter, Dirigente dell’ I.I.S.S. Marini-Gioia di Amalfi e del Preside dell’I.C. “Di Giacomo – De Nicola” di Agerola Michele Manzi, alla splendida struttura Campus Principe di Napoli di Agerola per conoscere e approfondire tutti i contenuti dei corsi di Laurea, Master, Perfezionamenti e Alta Formazione delle Università Pegaso, Mercatorum e Principe di Napoli Campus, le procedure di ammissione e le opportunità offerte.

 

Evento organizzato da UniScientia, al fine di facilitare una scelta consapevole del percorso di studio e di favorire la conoscenza delle opportunità e degli sbocchi occupazionali per gli studenti iscritti agli ultimi anni della secondaria di primo grado e ai due anni terminali delle scuole secondarie di secondo grado.

 

L’intenzione principale è di attivare una rete di collaborazione con L’Università, l’IC. “Di Giacomo – De Nicola” e I.I.S.S. Marini-Gioia di Amalfi per iniziative formative di arricchimento culturale per i nostri studenti.

MICHELE CINQUE POSITANONEWS

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POSITANO E PRAIANO NEWS Costa d’Amalfi ora eliminare ordinanza non è “urgente”! Il traffico invece è una emergenza per la sicurezza

5 Dicembre 2019, 11:40am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

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Costa d’Amalfi ora eliminare ordinanza non è “urgente”! Il traffico invece è una emergenza per la sicurezza Slitta di due mesi la discussione sulla contestata ordinanza Anas , con il Prefetto, che introdurrà delle novità sostanziali sul traffico in Costiera Amalfitana dopo vere e proprie emergenze documentate con video e riscontri, ore di traffico da Positano , Tordigliano di Vico Equense fino a Piano di Sorrento e in direzione Praiano un serpente di autobus e auto quotidianamente. Da Amalfi a Castiglione di Ravello, dove si trova l’Ospedale, traffico perpetuo, oramai da cartolina, ambulanze del 118 bloccate nel caos, autobus causa anche la ristrettezza delle curve , causano incidenti da Atrani a Cetara.

 

Per la prima volta contro i poteri forti che vogliono soffocare la S.S. 163 Amalfitana, a dispetto del buon senso, perchè in nessun paese civile al mondo con una strada così stretta , che è ancora quella rotabile dell’Ottocento per le carrozzelle, avrebbe consentito un transito così ingente. Ora non è più “urgente” eliminare l’ordinanza! Già perchè i ricorrenti dicevano che si doveva eliminare subito, perchè poi non potevano organizzare la stagione turistica che comincia a marzo. Motivazioni senza senso se il ricorso si discute a febbraio, l’organizzazione si doveva fare da ora, l’ordinanza c’è già da mesi e le società hanno avuto tempo e modo per fare i rilievi e per organizzarsi. Ma nessun motivo privatistico può prevalere sulla sicurezza e sulla vivibilità, sulla stessa messa in discussione della vita umana, visti i blocchi delle ambulanze o pensano che si mettano le ali?

 

Per la prima volta si sono costituiti a difendere un’ordinanza limitativa privati e un comune, Positano in primis con un centinaio di ricorrenti, cosa storica, ma anche alcune delle associazioni ambientaliste, fra cui Macchia Mediterranea e Posidonia. Ma sono state tante le associazioni scese in campo comunque con la raccolta di firme , un coordinamento di associazioni mai visto sul territorio. Le associazioni hanno raccolto diecimila firme e le richieste erano più drastiche di quanto provveduto dal Prefetto. Le associazioni chiedevano limitazioni più gravi per la circolazioni dei grandi bus turistici e senza finestre, poi non hanno chiesto le targhe alterne, ma l’istituzione di una mega ZTL da Agerola , al Valico di Chiunzi, Vietri sul mare e i Colli di San Pietro, quattro punti con varchi elettronici, tabelle avvisa ingorghi o problemi , per evitare enormi disagi. Quindi le associazioni difendono l’ordinanza come primo passo verso una Costiera più vivibile , ma le richieste erano altre più lineari e drastiche. Non è detto che per consentire il transito degli autobus turistici, e la loro economia, si debbano mettere a repentaglio le vite stesse dei cittadini e la loro mobilità, non parliamo degli incidenti diretti provocati da bus, sarebbe demagogia, ma è provato che le ambulanze non riescono a muoversi, che lo smog aumenta a dismisura, per il benessere collettivo, e che questi mezzi creino un impatto paesaggistico e ambientale enorme, un paradosso per un territorio Unesco, super viconlato , dove anche una finestra viene contestata per l’impatto paesaggistico e poi ci teniamo questo paesaggio permanente di bus.

 

Ora uno dei motivi pregnanti delle società, i tempi organizzativi, sono venuti meno, l’ordinanza, annunciata da anni, è stata emanata oltre un anno prima dell’entrata in vigore. Poi non ha senso rispetto ai prioritari diritti alla sicurezza e alla vivibilità e mobilità. Ma la cosa più importante dell’ordinanza è la limitazione alle deroghe concesse dalla Regione Campania a varie società .

 

L’udienza che si è tenuta presso il Tar sul ricorso presentato dagli operatori turistici della Divina, è
stata rinviata a febbraio per la decisione. Il provvedimento, che sarebbe dovuto entrare in vigore ad aprile, è stato infatti
superato da una nuova ordinanza, che i legali dei ricorrenti si sono riservati di esaminare. Nessuna sospensiva, dunque,
bensì l’udienza di merito fissata per il prossimo 19 febbraio, quando i giudici si esprimeranno su una questione destinata
ad avere, in un caso o nell’altro, importanti ripercussioni sulla prossima stagione turistica in Costiera.
Un braccio di ferro serrato, iniziato mesi fa, quando gli amministratori locali si sono interrogati sulle possibili soluzioni
per scongiurare, negli anni a venire, disagi ormai ben conosciuti come quelli legati al traffico. E’ noto, difatti, che il
notevole afflusso di turisti, soprattutto in estate, tende a paralizzare la circolazione sulla Statale 163 Amalfitana, unica
arteria che consente di raggiungere i territori più rinomati della Divina ai visitatori provenienti dai territori limitrofi,
nonché da tutta Italia. L’ordinanza, partorita con la mediazione della prefettura di Salerno, alla presenza di Anas, sindaci
e vertici locali delle forze dell’ordine, prevede specifici divieti per bus e mezzi turistici di lunghezza superiore a 10,36
metri in entrambi i sensi di marcia. Ci sono deroghe per circolare in direzione Vietri- Positano, per Amalfi e Ravello,
con transito vietato dal 1 giugno al 30 settembre per bus oltre i 6 metri dalle 9 alle 11 e dalle 16 alle 19. Importante
inoltre l’introduzione delle targhe alterne dalle 10 alle 18 tra il 15 giugno e il 30 settembre e nei ponti festivi di Pasqua,
25 aprile e primo maggio, esclusi residenti, taxi ed Ncc, mezzi di Polizia e ambulanze. Ma le associazioni non le avevano chieste, anche perchè ritenute superflue e più problematiche, rispetto alla lineare richiesta fondamentale di una ZTL che potrebbe essere legata al numero chiuso e alle potenzialità di togliere mezzi inquinanti dalla Costiera . Il traffico è una emergenza per la Costiera amalfitana, per la sicurezza, ma anche per la salute, e non sono solo gli autobus a provocarlo, il loro impatto è inaccettabile sul territorio ed è un dato di fatto che non si poteva mettere neanche in discussione, ma non basta, siamo sommersi . Ci sono limiti a tutto, lo hanno capito a Venezia e lo capiscono nel mondo le località di grande rilevanza turistica mondiale, come dovrebbe essere tutta la Costa , e protette, come la Costa d’ Amalfi. Ma con un traffico del genere la protezione è solo una facciata, non si doveva arrivare ad un’ordinanza solo nel 2020 , siamo in ritardo almeno di un quarto di secolo, i mezzi passano, a noi lasciano, morti, feriti, danni, ci sottraggono la mobilità e la salute.

MICHELE CINQUE POSITANONEWS

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Michelle Hunziker pubblica una foto su Instagram e il marito commenta da uomo innamorato

5 Dicembre 2019, 11:33am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Michelle Hunziker pubblica una foto su Instagram e il marito commenta da uomo innamorato

Anche Tomaso Trussardi commenta la foto di Michelle Hunziker su Instagram. La conduttrice svizzera ha condiviso uno scatto in bianco e nero che la ritrae poco prima di lasciare il set di un servizio fotografico. “Uella che moglie bellissima!” ha esclamato Tomaso aggiungendo l’emoticon gli occhi a cuore. L’intervento del marito di Michelle Hunziker a quella foto su Instagram ha scatenato i fan della coppia. “Un marito sincero e orgoglioso. Complimenti a tutti e due” osserva un utente. “Siete una coppia bellissima” concordano molti follower. 

LEGGO

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SEZ. VARIE NEWS Smartphone del futuro avranno sensori da 200 megapixel Qualcomm ha svelato anche nuovo sensore impronte, legge 2 dita

5 Dicembre 2019, 11:24am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

SEZ. VARIE NEWS Smartphone del futuro avranno sensori da 200 megapixel Qualcomm ha svelato anche nuovo sensore impronte, legge 2 dita

Nel prossimo futuro gli smartphone potranno montare fotocamere fino a 200 megapixel, il quadruplo rispetto ai sensori migliori più diffusi, da 48 mp, e il doppio dell'obiettivo da 108 megapixel sviluppato da Samsung adottato dalla cinese Xiaomi sul telefono Mi Note 10. Ad assicurarlo è Qualcomm, che nel corso di un suo evento alle Hawaii ha annunciato l'arrivo del nuovo processore top di gamma per gli smartphone, lo Snapdragon 865. La compagnia ha mostrato anche un nuovo scanner di impronte digitali per cellulari che legge due dita contemporaneamente. Il processore, evoluzione dello Snapdragon 855 presente su buona parte dei telefoni di fascia alta oggi sul mercato, supporterà fotocamere fino ai 200 mp, oltre a promettere prestazioni nettamente superiori a quelle del suo predecessore.  Il chip non integrerà però un modulo 5G, lo Snapdragon X55, che sarà esterno. L'integrazione riguarderà invece il processore Snapdragon 765, di fascia medio alta, che arriverà insieme al modem X52. Nel corso del summit, Qualcomm ha svelato anche il suo nuovo lettore di impronte digitali a ultrasuoni da inserire sotto i display. Si chiama 3D Sonic Max e amplia l'area del riconoscimento dell'impronta, consentendo uno sblocco più facile ma anche più sicuro. Sarà infatti possibile adottare la lettura in contemporanea di due polpastrelli.

ANSA

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SEZ. ECONOMIA Fca: Fisco vuole 1,3 mld per Chrysler Portavoce,fiducia su riduzione tassa,nessun impatto su risultati

5 Dicembre 2019, 11:16am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

SEZ. ECONOMIA  Fca: Fisco vuole 1,3 mld per Chrysler Portavoce,fiducia su riduzione tassa,nessun impatto su risultati

 L'agenzia delle entrate ha contestato a Fca di aver sottostimato le attività americane di Chrysler per 5,1 miliardi di euro quando le ha acquistate nel 2014 e di essere quindi in debito con le tasse per circa 1,35 miliardi di euro, anche se i negoziati con l'Agenzia delle Entrate (che per fine anno dovrebbero concludersi) potrebbero ridurre l'importo da pagare. l contenzioso era stato segnalato nell'ultima relazione trimestrale. Psa, con cui Fca sta preparando la fusione, ne è conoscenza e, secondo fonti vicine al dossier citate da Bloomberg, non si aspetta che ciò danneggi o ritardi l'operazione. "Non condividiamo affatto le considerazioni contenute in questa relazione preliminare e abbiamo fiducia nel fatto che otterremo una sostanziale riduzione dei relativi importi - dichiara un portavoce di Fca -. Qualsivoglia plusvalenza tassabile che fosse accertata sarebbe compensata da perdite pregresse, senza alcun significativo esborso di liquidità o conseguenza sui risultati".

ANSA

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SEZ. POLITICA Salvini, no a riforma Bonafede Ministro ci garantì garanzie ma poi è sparito

5 Dicembre 2019, 11:11am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

SEZ. POLITICA Salvini, no a riforma Bonafede Ministro ci garantì garanzie ma poi è sparito

ROMA, "Se c'è da votare qualcosa che eviti danni agli italiani voto anche con topolino. Noi votammo la riforma con il rinvio di un anno per inserirlo in un pacchetto più ampio, Bonafede garantì ma poi è scomparso". Così il leader della Lega Matteo Salvini, a Sky tg 24 Start, alla domanda se voterebbe con il Pd e Iv la riforma di Fi per bloccare la nuova prescrizione, voluta da M5S.

ANSA

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DILLO A VETTICA DI AMALFI ONLINE LA STORIA DI ADIDAS

5 Dicembre 2019, 11:02am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

Logo

A CURA DI MICHELE PAPPACODA Adidas (reso graficamente come adidas) è un'impresa multinazionale con sede a Herzogenaurach, in Baviera (Germania), che produce calzature, abbigliamento e altri articoli sportivi, per attività professionale, dilettantistica o per il tempo libero. È il maggiore produttore di abbigliamento sportivo in Europa e il secondo a livello mondiale.

I prodotti dell'azienda sono tutti identificati dalle caratteristiche tre strisce parallele e disposte in modo obliquo. Tale identificazione compare anche nel logo ufficiale dell'azienda

Storia

Le origini dell'attuale azienda si possono far risalire al 1924 quando Adolf Dassler, figlio del calzolaio Christoph von Wilhelm Dassler, aveva cominciato a produrre scarpe da calcio nella lavanderia della madre Pauline a Herzogenaurach, una cittadina della Baviera.[6][7]

Fondazione della Gebrüder Dassler Schuhfabrik

In quell'anno assieme al fratello maggiore Rudolf Dassler, fondò la Gebrüder Dassler Schuhfabrik (fabbrica di scarpe fratelli Dassler).[1] Adolf si occupava di fabbricare materialmente le scarpe mentre Rudolf si occupava della distribuzione e della parte gestionale.[7]

L'azienda ottenne subito un grande successo e guadagnò la ribalta internazionale già durante i Giochi olimpici del 1936, equipaggiando Jesse Owens.[7]

Fondazione dell’Adidas

Nel 1947, a causa di dissapori che erano già sorti durante la Seconda guerra mondiale, i due fratelli si divisero. Rudolf formò una sua azienda che chiamò inizialmente Ruda (dalle prime due lettere rispettivamente del suo nome Rudolf e del cognome Dassler) e che poi nel 1948 ribattezzò in Puma Schuhfabrik Rudolf Dassler, oggi nota semplicemente come Puma. Adolf invece chiamò la sua azienda Adidas, anch'egli utilizzando il suo soprannome, Adi, e le tre prime lettere del cognome Dassler. L'azienda fu ufficialmente registrata il 18 agosto 1949 come Adidas AG.[1]

 
Il "trifoglio", dal 1972 al 1997, poi Logo di Adidas Originals

Alla morte di Adolf Dassler, la società è stata guidata dalla moglie Käthe, dal figlio Horst, e dalle figlie di quest'ultimo, che hanno traghettato l'azienda verso l'attuale assetto. Nel 1995, Adidas è entrata in borsa quotandosi a Parigi e Francoforte sul Meno.

Nel 1997, Adidas ha acquisito Salomon Group e i suoi marchi Salomon, TaylorMade, Mavic and Bonfire, assumendo il nome di Adidas-Salomon AG. Nel gennaio 2006, il gruppo ha acquisito anche la marca Reebok. Nel novembre 2011, Adidas ha acquistato l'azienda di scarpe di arrampicata e mountain bike Five Ten.

Il 6 agosto 2015 l'azienda annuncia l'acquisizione dell'austriaca Runtastic per 220 milioni di euro.[8]

Adidas è da tempo il fornitore dei palloni usati nel campionato mondiale di calcio, nel campionato europeo di calcio, nella UEFA Champions League e nell'Europa League, nella coppa d'Africa e in varie competizioni calcistiche.

Molte squadre di calcio hanno scelto Adidas come sponsor tecnico. Tra i club più famosi spiccano gli spagnoli Real Madrid ; gli italiani Juventus, i tedeschi Bayern Monaco[9], Amburgo, gli inglesi del Manchester United e Arsenal, gli olandesi dell'Ajax e Feyenoord, i portoghesi Benfica, i francesi Olympique Lyonnais, gli svizzeri Basilea, i greci dell'Olympiakos, i danesi FC Copenaghen, i serbi Partizan Belgrado e i turchi Beşiktaş e Fenerbahçe, oltre agli argentini River Plate, i brasiliani Flamengo e a tutte le squadre della MLS.

Tra le nazionali, invece, spiccano l'Argentina, la Germania, la Spagna, la Svezia, la Colombia, il Paraguay, il Marocco, il Messico e il Giappone. Inoltre, Adidas è sponsor tecnico di tutte le squadre NHL e di numerosi college NCAA.

Dall'ottobre 2016, il danese Kasper Rorsted, nato a Aarhus il 24 febbraio 1962, studi a Copenaghen e Harvard, ha assunto la guida del gruppo al posto di Herbert Heiner, in carica per ben 15 anni. Anche la sua strategia è di continuare a puntare sulla crescita negli Stati Uniti con il lancio di una speciale linea, Originals, per le riedizioni dei modelli anni sessanta di scarpe in pelle, da tennis e pallacanestro, e di collaborare con il rapper e stilista Kanye West, con la linea Yeezy.[10]

Vari rapper o gruppi di hip hop hanno indossato sneakers o tute sportive col marchio Adidas durante i loro concerti: Run DMC, Jay Z, Puff Daddy fino a Snoop Dogg per l'ultimo Adidas Tracksuit Day del 6 novembre 2010, evento ripetuto fino al 2015.

Freddy Mercury storico leader dei Queen sovente utilizzava scarpe Adidas durante le performance dal vivo.

 
Il rapper Chuck D che indossa la tuta Adidas

Nel maggio 2016 sono entrati nel consiglio di sorveglianza del gruppo i due principali investitori:[11] Nassef Sawiris, azionista di riferimento con una quota del 6%,[12] appartenente alla famiglia più ricca d'Egitto (secondo la classifica di Forbes è il 421º più ricco al mondo), fratello di Naguib Sawiris, protagonista in Italia di operazioni finanziarie su Seat Pagine Gialle e Wind e, con una quota del 5%, il rappresentante di Albert Frere, l'uomo più facoltoso del Belgio e 286º nella classifica stilata da Forbes.[11]

Nel settembre 2017 ha aperto a Milano il più grande store d'Italia, testimonial David Beckham.[13]

Prodotti

La gamma produttiva dell'Adidas si è estesa dalle originarie scarpe da calcio, alle calzature per un numero crescente di sport; l'attività si è inoltre successivamente diversificata e ampliata per includere anche le divise di gioco per praticare gli sport e l'abbigliamento sportivo per il tempo libero.

La gamma odierna comprende calzature, abbigliamento e accessori per i seguenti sport: taekwondo, atletica leggera, calcio, corsa, tennis, pallacanestro, golf, hockey su prato, cricket, lacrosse, rugby, ginnastica, skateboarding, karate, judo e automobilismo, scherma, weightlifting.

Recentemente a questi prodotti si è affiancata anche l'offerta di accessori sportivi e altri prodotti come profumi, occhiali sportivi, orologi.

Alcuni dei più famosi e pagati calciatori del mondo al momento hanno contratti e sponsorizzano il marchio Adidas: Messi, Di María, Kaká, Xavi, Beckham, Quaresma, Casillas, Bale, James Rodríguez, Lucas, Neuer, Robben, Oscar, Özil, Benzema, Lampard, Xabi Alonso, Gabriel Jesus, Jonas, Diego Ribas, Lorenzo Insigne, Paulo Dybala fra gli altri.

Fa da sponsor tecnico al Real Madrid, alla Juventus, al Bayern Monaco, al Manchester United, all'Arsenal e al Lione.

Adidas produce ancora tacchetti a mano per Toni Kroos, Kaká, Beckham e Gerrard.

 

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Prima di tutto il diritto all’autodeterminazione e ad un abitare dignitoso

5 Dicembre 2019, 10:49am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Prima di tutto il diritto all’autodeterminazione e ad un abitare dignitoso

Le riflessioni di Veronica Asara, presidente dell’Associazione SensibilMente di Olbia, riferite al progetto interregionale “Meglio accogliere, accogliere meglio: qualificare la rete di strutture residenziali e semiresidenziali per le persone con disturbo dello spettro autistico”, appaiono come un vero e proprio “vademecum” di come dovrebbero essere le strutture residenziali e semiresidenziali rivolte alle persone con disturbo dello spettro autistico e in generale con disabilità, dando spazio, prima tutto, all’autodeterminazione di queste ultime e a un abitare in ogni caso dignitoso Giovane adulto con autismo Un giovane adulto con autismo Il 18 novembre scorso a Cagliari, presso l’Assessorato Regionale della Sardegna all’Igiene e alla Sanità, si è tenuto un incontro tra i responsabili regionali del progetto Meglio accogliere, accogliere meglio: qualificare la rete di strutture residenziali e semiresidenziali per le persone con disturbo dello spettro autistico, allo scopo di coinvolgere le Associazioni nell’iniziativa e di aggiornarle sulla natura e gli obiettivi della stessa. Il progetto punta a mappare i servizi di tipo residenziale e semiresidenziale sul territorio regionale, individuando le buone prassi per la creazione di linee guida per la presa in carico di persone con disturbo dello spettro autistico con più 16 anni. Destinata a quattro Regioni italiane (capofila l’Emilia Romagna), l’iniziativa è stata promossa dall’Istituto Superiore di Sanità e recepita dalla Regione Sardegna con la Delibera di Giunta regionale n. 9/34 del 22 febbraio 2019. Ha partecipato all’incontro anche Veronica Asara, in rappresentanza dell’Associazione SensibilMente di Olbia (Tutela ed Integrazione Persone Autistiche), della quale è Presidente. Il suo punto di vista – che qui di seguito riprendiamo in modo pressoché integrale – ci sembra un esempio mirabile di come si debba valutare l’appropriatezza in àmbito sociosanitario e sanitario delle strutture residenziali e semiresidenziali rivolte alle persone con disturbo dello spettro autistico e in generale con disabilità. Il progetto Meglio accogliere, accogliere meglio: qualificare la rete di strutture residenziali e semiresidenziali per le persone con ASD ha lo scopo di mappare i servizi di tipo residenziale e semiresidenziale sul territorio regionale, individuando le buone prassi per la creazione di linee guida per la presa in carico di persone con disturbo dello spettro dell’autismo, in età adolescenziale e adulta.
Nel documento inviato alle Associazioni dai responsabili del progetto stesso, si fa riferimento al vuoto di servizi residenziali e semiresidenziali specifici per l’autismo in Sardegna e si vuole partire da questa mancanza per creare una presa in carico adeguata per gli adulti e i giovani con disturbo dello spettro autistico. Da tale documento, dunque, si evince la necessità e la volontà di cercare risposte in àmbito sociosanitario per la residenzialità e semiresidenzialità, al fine di garantire la copertura delle necessità di presa in carico in ottica essenzialmente sanitaria. Sia nel testo esteso del progetto, tuttavia, che in quello di sintesi, non si fa alcuna distinzione tra le necessità di tipo prettamente sanitario ed emergenziale (ad esempio per la gestione delle acuzie e dei problemi comportamentali gravi) e quello che viene diffusamente definito il “progetto di vita” della persona con disturbo dello spettro autistico. La mancanza di questa esplicita distinzione porterebbe a ritenere che il progetto sia orientato al soddisfacimento di entrambe le necessità, seppure queste abbiano diversa connotazione e intrinsecamente rechino bisogni differenti. La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che è Legge dello Stato italiano dal 2009 [Legge 18/09, N.d.R.], sancisce alcuni princìpi essenziali dai quali partire ogniqualvolta si pianificano interventi di tipo sociale o sanitario per le persone con disabilità.
La Convenzione non attribuisce alle persone con disabilità nuovi diritti, ma riconosce come esigibili quelli che sono già garantiti alle persone non disabili. E tra i vari àmbiti su cui essa si pronuncia, vi è quello legato all’autodeterminazione e alla facoltà di scegliere dove e con chi vivere (articolo 3, punti a, c, e; articolo 19), al fine di garantire la piena inclusione sociale delle stesse persone con disabilità. La legislazione nazionale si è evoluta facendo riferimento ai dettami della suddetta Convenzione, anche grazie all’introduzione del concetto di progetto personalizzato (Legge 162/98, Legge 328/00, Legge 134/15 e altre) ed esprimendo la necessità di pianificare la vita delle persone con disabilità nell’ottica appunto del progetto di vita. La più recente Legge 112/16, meglio conosciuta come “Legge sul Dopo di Noi”, si esprime in modo esplicito rispetto alla necessità di pensare percorsi di vita fuori dal nucleo familiare il più integrati possibile nel tessuto comunitario di appartenenza. Questo orientamento legislativo sta sempre maggiormente influendo su una nuova concezione dei servizi per la presa in carico, in opposizione alle impostazioni più prettamente sanitarizzanti e istituzionalizzanti offerte in passato e, fin troppo spesso, ancora oggi.  In Sardegna si è affermata una politica di tipo sociale che ha investito cospicui finanziamenti per lo sviluppo di progetti personalizzati collegati alla gestione diretta e indiretta (Legge Nazionale 162/98, Legge Regionale 20/97), che a loro volta hanno agevolato il crearsi di una cultura che va nella direzione opposta a quella dell’istituzionalizzazione in strutture di tipo socio-sanitario (RSA, RSD e simili). Tutto ciò premesso, sono necessarie alcune riflessioni: ° la distinzione tra la gestione emergenziale del disturbo dello spettro autistico contrapposto al progetto di vita dovrebbe essere chiaramente esplicitata. Se infatti la presa in carico per la gestione delle acuzie deve essere garantita come previsto dai LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e deve durare il tempo strettamente necessario alla remissione dell’emergenza stessa, il rientro della persona con autismo al suo ambiente d’origine deve essere garantito con approcci specifici per l’autismo, ma in contesti che favoriscano il più possibile scambi continui con la comunità e gli altri cittadini. E se il rientro non è possibile in famiglia, è necessario prevedere l’esistenza di luoghi diffusi su tutto il territorio regionale che abbiano la connotazione e siano più vicini possibile al riproporre la vita familiare (Legge 112/16), luoghi che possano essere “casa”.Se non si pianificherà la creazione parallela e maggiormente diffusa di tali percorsi per l’abitare e l’autonomia, il rischio concreto è che le uniche forme di presa in carico garantite e sperimentate saranno quelle pensate per la gestione dell’emergenza, che non possono, in alcun modo, rispondere al diritto di cittadinanza e di inclusione delle persone con disturbo dello spettro autistico. La dicotomia “famiglia vs istituto” potrebbe radicarsi nel nostro territorio senza offrire alternative. È dunque essenziale individuare tra le buone prassi e gli indicatori di qualità, strutture residenziali e semiresidenziali non in spazi chiusi e avulsi dal contesto comunitario, e parallelamente strutturare percorsi di uscita dalle stesse con tutti i supporti necessari a tale scopo. Tali indicatori devono essere misurati e considerati facendo riferimento alla capacità della struttura di comunicare con l’esterno, come previsto altresì dalla Norma UNI 11010/2016 (Servizi socio sanitari e sociali – Servizi per l’abitare e servizi e per l’inclusione sociale delle persone con disabilità -requisiti di servizio”). ° Come famiglie di persone con disturbo dello spettro autistico è per noi essenziale garantire la salvaguardia dei diritti dei nostri figli che vogliamo liberi di scegliere come vivere la loro vita nei limiti delle loro possibilità. È certamente superfluo sottolineare che le nuove generazioni di bambini con disturbo dello spettro autistico – per quanto ancora in maniera insufficiente rispetto alle reali esigenze – stanno ricevendo sempre più spesso i trattamenti “basati sull’evidenza” (evidence based), come previsto dalla Linea Guida n. 21 dell’Istituto Superiore di Sanità (Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti) e che le loro abilità in età adulta saranno notevolmente migliorate rispetto a quelle degli attuali adulti con disturbo dello spettro autistico, che non hanno ricevuto adeguati trattamenti in infanzia.
Perciò le risposte che dovremmo dare agli adulti di domani non possono essere le stesse per coloro ai quali le stiamo pensando oggi. Gli sforzi di inclusione in àmbito scolastico e nella vita quotidiana – anche tramite gli approcci psicoeducativi naturalistici e home based [“a domicilio”, N.d.R.], rischiamo di essere vanificati se non riusciremo a pianificare progetti di intervento per il loro futuro che percorrano le strade dell’inclusione e che continuino dentro la comunità e non in spazi circoscritti e pensati ad hoc per l’autismo. ° In Sardegna abbiamo a disposizione i finanziamenti sociali (Legge 162/98, Legge Regionale 20/97, Fondo della Legge 112/16) che già sostengono molte persone con autismo e che, con adeguate modifiche e implementazioni, in particolare della Legge Regionale 20/97 (le modifiche per quest’ultima sono urgentissime), possono dare maggiore linfa allo sviluppo di progetti di vita più conformi al diritto delle persone con disturbo dello spettro autistico di autodeterminarsi e di vivere in contesti socialmente più inclusivi rispetto agli spazi dedicati esclusivamente all’autismo, evitando ambienti fortemente sanitarizzanti, lontani dai centri urbani e con un elevato numero di persone. ° Un nodo molto urgente da sciogliere è certamente quello della formazione specifica del personale che sosterrà i percorsi di abilitazione delle persone con disturbo dello spettro autistico; ben vengano, in tal senso, esperienze formative efficaci da imitare, già esistenti in altre aree della Penisola, e tuttavia non si possono circoscrivere tali esperienze esclusivamente ai contesti residenziali e semiresidenziali. Infatti, il legame con un contesto eccessivamente strutturato potrebbe non favorire la generalizzazione fuori dagli stessi contesti, essendo già – la generalizzazione – proprio una delle abilità carenti nelle persone con disturbo dello spettro autistico. Gli stessi laboratori dedicati, ad esempio, e finalizzati all’inserimento lavorativo non sortiscono effetti positivi, giacché tendono a rimanere legati ai contesti in cui nascono e a non favorire l’inclusione sociale (Does being in sheltered workshops improve the employment outcomes of supported employees with intellectual disabilities, in «Journal of Vocational Rehabilitation», 2011;35:21–27.). Sarebbe quindi utile incrementare percorsi di formazione specifica da applicare in ogni contesto di vita. Concludendo, come famiglie ci preme far presente che l’individuazione di buone prassi e requisiti di qualità – in particolare per ciò che riguarda la residenzialità – deve necessariamente passare per la conformità ai dettami della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che il diritto all’autodeterminazione delle persone con disturbo dello spettro autistico – nei limiti delle possibilità di ognuno – è un requisito imprescindibile e che la priorità resta quella del miglioramento della qualità della vita di queste persone. Tutti i servizi per l’abitare esistenti devono comunque concorrere al compimento di alcuni essenziali diritti della persona con disabilità:
– il diritto ad un abitare dignitoso che, anche in presenza di importanti limitazioni nell’attività o in assenza di sostegni familiari, non pregiudichi il principio dell’autodeterminazione della persona e dell’espressione delle proprie potenzialità di funzionamento e della partecipazione alla vita sociale e comunitaria; – il diritto a vivere significative opportunità ed esperienze di inclusione sociale, di autodeterminazione, di cittadinanza; a sviluppare relazioni interpersonali e forme di interdipendenza con la comunità locale e le sue Istituzioni; ad esprimere e arricchire le proprie competenze e abilità sul piano fisico, intellettivo e relazionale, evitando l’emarginazione sociale e l’istituzionalizzazione; a ritardare per quanto possibile la perdita della propria autonomia; – il diritto a una corretta e completa valutazione delle aspettative, dei valori, delle risorse personali, del contesto familiare e dei sostegni, con strumenti sensibili e validati, oltre alla necessaria valutazione degli esiti esistenziali personali, parametrati sui principali domìni della qualità della vita, sia oggettivi che soggettivi; – il diritto all’erogazione continua di sostegni professionali, educativi, assistenziali e informali che siano congruenti e adeguati alle valutazioni di cui al punto precedente. Concludo con una citazione: «[…] qualcuno ritiene che ci siano delle condizioni di disabilità – intellettiva grave, profonda, complessa – in virtù delle quali diviene legittimo privare una persona della sua cittadinanza e della sua libertà. È bene dirlo con queste parole e non con altre […] che finiscano per fare apparire una scelta di segregazione come una ineluttabile necessità terapeutica: chi ritiene che libertà e gravità siano due concetti inconciliabili è tenuto a dirlo chiaramente e a dichiarare con questo che la prospettiva universalistica indicata dalla Convenzione ONU gli è estranea (Cecilia Marchisio, da La segregazione delle persone con disabilità. I manicomi nascosti in Italia, a cura di Giovanni Merlo e Ciro Tarantino, (La segregazione delle persone con disabilità. I manicomi nascosti in Italia, Maggioli, 2018, pp. 110-111).

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MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE Gragnano - Pasta IGP venduta a prezzi da discount, monta la polemica politica

5 Dicembre 2019, 10:46am

Pubblicato da Michele Pappacoda direttore

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Il brand Pasta di Gragnano IGP è patrimonio della nostra Città e un’amministrazione autorevole, seria e responsabile deve attivarsi in ogni sede per garantirne la giusta tutela. Tutela che a tutt’oggi latita pericolosamente». Così Patrizio Mascolo, consiglione comunale di opposizione. «Sugli scaffali di alcuni negozi di piccola e grande distribuzione - dice Mascolo - , anche della nostra città, sono ben in vista pacchi di pasta venduti a prezzi che non possono in alcun modo essere compatibili con i livelli qualitativi della pasta di Gragnano. Un danno all’immagine della pasta Igp e a tutta la città. E anche la scellerata scelta di abbattere i tempi di essiccazione non aiuta, anzi favorisce solo i grandi produttori a tutto discapito della qualità del prodotto. Per quanto riguarda, invece, l’illegittima modalità di registrazione del logo comunale andremo avanti fino a quando non sarà fatta chiarezza. Perché sia chiaro a tutti che ognuno è padrone in casa sua ma non può arrogarsi scelte che incidono sugli interessi generali della collettività, per amministrare i quali occorre un impegno politico-amministrativo diretto. A questo va aggiunto che appare oramai indispensabile un più ampio monitoraggio sulla diffusione del brand Pasta di Gragnano Igp che, sottolineo, essere espressione del nostro territorio. Per questo più volte ho spinto per l'istituzione di una Fondazione della città della pasta, organismo in grado di riparare alle inefficienze fin oggi registrate» ha concluso. STABIACHANEL

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