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SEZ. POLITICA Pd: Renzi cerca una mediazione per evitare lo strappo in assemblea. Bersani: "Fermati"

17 Febbraio 2017, 01:28am

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Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ. POLITICA Pd: Renzi cerca una mediazione per evitare lo strappo in assemblea. Bersani: "Fermati"

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Matteo Renzi, dopo la riunione della direzione di lunedì, cerca una mediazione per evitare lo strappo con la minoranza all'assemblea di domenica ma la situazione sembra ormai compromessa. L'ultimo incontro tra Lorenzo Guerini e Pier Luigi Bersani con la proposta renziana di un confronto programmatico nei tempi del congresso è stata respinta al mittente dall'ex segretario che chiede al leadem dem e ai suoi di "fermarsi" e di non "stravolgere il Pd per le velleità di una persona sola". Renzi, al Nazareno, ha incontrato tutti gli esponenti della maggioranza, da Piero Fassino a Maurizio Martina. Ma alla luce del fallito incontro tra Guerini e Bersani, l'impressione al vertice Pd è che la minoranza abbia tratto il dado della scissione.

L'appello di Bersani: 'Prima il paese, poi il partito, poi le esigenze di ciascuno'. Questo criterio, per me e per tanti, e spero per tutti noi, è la base stessa della politica. Se noi non teniamo ferma questa sequenza, non siamo più il Pd. Mi sono dunque rivolto e mi rivolgo a tutti quelli che hanno buon senso. Al segretario e a tutti coloro che lo hanno sostenuto dico: non date seguito alle infauste conclusioni dell'ultima direzione. Fermatevi". E' l'appello lanciato da Pier Luigi Bersani sull'Huffington Post ribadendo la sua road map. "Se consentissimo l'ordinario svolgimento delle cose - sostiene Bersani - non mancherebbe la possibilità di questa radicale e ineludibile discussione. Abbiamo una maggioranza e un governo che possono e devono operare fino al 2018, col tempo dunque di correggere le cose che non hanno funzionato. La data ordinaria e statutaria del Congresso (da giugno all'autunno) può consentire un percorso che si avvii con una discussione comune che ridefinisca il perimetro e i muri della nostra casa, i cardini essenziali della nostra proposta prima di passare alla sfida tra i candidati. Serve dunque, prima del vero e proprio confronto congressuale, una riflessione fondativa che definisca il profilo del Pd di fronte alle sfide nuove, un passaggio da costruire con un lavoro unitario. Potremmo peraltro avere alle spalle la cognizione del quadro di regole elettorali nel quale inserire la proposta politica. Questo percorso semplice, logico e utile al paese, viene inopinatamente e incomprensibilmente stravolto". 

Speranza, se il partito è di Renzi non ci sarà spazio per noi - "Veltroni e Bersani dopo le dimissioni non si sono più ricandidati. E quello era un gesto di estrema generosità verso il partito. Queste dimissioni mi sembrano piuttosto un atto di egocentrismo, di egoismo. Non dirò mai a Renzi di candidarsi o meno, ma gli dico di fare attenzione, perché se il PD è di Renzi, allora non ci sarà spazio per noi": così Roberto Speranza (PD), ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7.

"Se Renzi non si ferma la scissione e nei fatti ormai", ha detto anche il governatore della Puglia Michele Emiliano alla registrazione di Night Tabloid dove aggiunge: "E'finita l' epoca della rottamazione; ora bisogna costruire e Renzi non è persona adatta a costruire Se volgiamo stare insieme proviamo a capire quale può essere il minimo e il massimo e il comune denominatore che ci tiene insieme".

Finocchiaro, bene Orlando, Pd non esiste senza sinistra - "Le suggestioni e il percorso indicato da Andrea Orlando mi sembra possano essere un punto di partenza importante per la nostra discussione". Lo afferma il ministro per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro (Pd) in una nota nella quale dichiara anche che "il Pd non può esistere, in un momento così complesso e difficile, senza la sinistra". Ho assistito a diverse scissioni nella mia vita politica e parlamentare - dichiara Finocchiaro - pare che nessuna di esse abbia rafforzato la sinistra. E anzi spesso ha bruciato personalità politiche di primo livello, disorientato l'elettorato, ridotto la forza della proposta politica". "Ho contribuito alla nascita del Pd e come molti altri miei compagni di strada ho creduto in un progetto che rivitalizzasse le stesse ragioni del nostro impegno politico, fosse in grado di aggiornare la nostra analisi, ci mettesse in contatto con mondi, soggetti e questioni che non appartenevano esattamente alla nostra tradizione. Così adesso - aggiunge - il Pd non può esistere, in un momento complesso e difficile, senza la sinistra".

Intanto Giuliano Pisapia, in un post su Facebook, dopo l'incontro di ieri a Milano con Matteo Renzi conferma il persorso autonomo di Campo Progressista. "Campo Progressista prosegue in piena autonomia il lavoro": Giuliano Pisapia lo sottolinea in un post su Facebook senza parlare dell'incontro di ieri con Matteo Renzi a Milano (che lui non ha confermato ma che nel Pd assicurano sia avvenuto). "Nei prossimi giorni in Italia si confronteranno storie, proposte politiche, biografie che appartengono alla grande famiglia del centrosinistra - ha osservato l'ex sindaco -. Il mio auspicio è che nel confronto serio e anche aspro che si svolgerà a Rimini e a Roma tutti facciano lo sforzo di ritrovare prima i valori comuni che le ragioni di divisione e di separazione. Il #CampoProgressista che abbiamo immaginato e stiamo iniziando a progettare vuole innanzi tutto essere utile a questo". 

ANSA

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SEZ.POLITICA Stadio Roma: Raggi, non ci sarà alcuna colata cemento Morassut: "Da Raggi nessuna posizione chiara". In Regione si attendono atti ufficiali da Comune

16 Febbraio 2017, 10:57am

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Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ.POLITICA Stadio Roma: Raggi, non ci sarà alcuna colata cemento Morassut: "Da Raggi nessuna posizione chiara". In Regione si attendono atti ufficiali da Comune

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Flash mob di Legambiente davanti all'ex ippodromo di Tor di valle contro il progetto dello stadio della Roma. "Sarà il più grande diluvio di cemento su Roma per i prossimi anni ma anche dei decenni passati", ha detto Roberto Sacchi, presidente di Legambiente Lazio. Lo stadio, il business center e il convivium, come viene chiamata la zona di ristoranti e negozi, "svilupperebbero 1.196.800 metri cubi di cemento, diluvio assolutamente fuori dalle regole del piano regolatore -ha aggiunto Sacchi- Era previsto l'allungamento della metropolitana, il potenziamento della Roma-Lido, ma ora non si prevede più niente di tutto questo".

Stadio Roma: Raggi, non ci sarà alcuna colata cemento - "Non ci sarà assolutamente alcuna colata di cemento, anzi francamente mi dispiace molto che come al solito alcuni giornali abbiano inventato verità che non esistono". Lo ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi entrando in Campidoglio a proposito della revisione del progetto dello Stadio della Roma. "Non c'é alcun accordo, stiamo lavorando per capire se sia possibile trovare una via di mezzo. La revisione del progetto si basa su tantissimi elementi. E' un progetto partito con la consiliatura precedente e quindi stiamo facendo tutto il possibile per armonizzarlo con la nostra visione, finché è possibile". Lo ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi entrando in Campidoglio a proposito della revisione del progetto dello Stadio della Roma.

Interrogazione Pd a Raggi, che ruolo ha Lanzalone? - "Dall'intervista odierna che l'ex assessore Paola Muraro ha rilasciato al quotidiano 'La Stampa' abbiamo appreso che la nomina del direttore generale di Ama 'fu fatta da Casaleggio attraverso tale avvocato Luca Lanzalone'. Alle trattative con l'A.S. Roma e ai tavoli tecnici per la rimodulazione del progetto dello stadio della Roma lo stesso avvocato genovese rappresenta l'amministrazione. All'avv. Luca Lanzalone il Campidoglio, sempre secondo notizie di stampa, sembra aver affidato il compito di passare al setaccio tutti gli atti dell'ex vice capo di gabinetto e capo del personale Raffaele Marra". Così, in una nota, la capogruppo del Pd in Campidoglio Michela Di Biase. "Siamo in presenza di una sorta di eminenza grigia cui appare essere stato affidato il compito di tutore del Sindaco o la sua rappresentanza in contesti decisionali particolarmente rilevanti per la città. Peraltro a tutt'oggi non risulta che all'avvocato Lanzalone sia stato assegnato un incarico di consulenza o che con il suo studio sia stato stipulato un contratto di assistenza alla prima cittadina da parte dell'amministrazione capitolina. E' per i suddetti motivi che oggi stesso abbiamo presentato una interrogazione urgente al Sindaco per conoscere le modalità di pubblica rilevanza con i quali sono stati assegnati incarichi o attività di consulenza all'avvocato Luca Lanzalone e l'entità dei compensi, qualora siano previsti, riconosciuti per lo svolgimento di tale attività", conclude.

In Regione si attendono atti ufficiali da Comune - Sulla vicenda dello Stadio della Roma, alla luce degli ultimi sviluppi in Campidoglio, al momento, nessun commento ufficiale arriva dalla Regione Lazio. Ciò che trapela però è che da via Cristoforo Colombo si rimane in attesa di atti ufficiali da parte di Roma Capitale. Atti che andranno presentati formalmente nella Conferenza dei servizi che si chiuderà il prossimo 3 marzo. Da un punto di vista tecnico, infatti, al momento ciò che il Campidoglio ha depositato al tavolo aperto presso la Regione guidata da Nicola Zingaretti è un parere non favorevole, sia pure con diverse indicazioni che vanno in direzione correttiva. Roma Capitale, alcune settimane fa, ha chiesto e ottenuto una proroga di trenta giorni alla Conferenza dei servizi. Un mese di extra-time che scadrà, appunto, con la seduta del 3 marzo. Entro quella data il Campidoglio dovrebbe approvare, in Giunta e in Consiglio, la variante al Piano regolatore: in caso di un accordo sul taglio delle volumetrie al 20 per cento, per esempio, si parlerebbe comunque di un totale di oltre 700 mila metri cubi.

Morassut, da Raggi nessuna posizione chiara - "Sullo Stadio della Roma il Movimento 5 Stelle l'amministrazione sono stati incapaci di dire alla Roma, ai promotori dell'operazione e alla città quale sia la loro posizione sulla questione". Lo ha dichiarato Roberto Morassut, deputato del Partito democratico, intervenendo dagli studi di TgCom24. "In campagna elettorale - continua - si dichiaravano contrari. Poi alcuni hanno cambiato idea senza spiegare con trasparenza quali eventuali modifiche apportare al progetto. L'unico atto che hanno prodotto fino ad ora è un parere contrario". "E' disdicevole che un'amministrazione della Capitale offra questo spettacolo, con una gestione amministrativa confusa, piena di chiacchiere commistioni con vicende personali, caratterizzata da immobilismo, continui annunci e zero fatti", ha concluso

"Stiamo lavorando per trovare un sostituto, soprattutto una persona che parli di meno e lavori di più IL VIDEO. Abbiamo moltissimi dossier aperti, quello sullo Stadio è uno dei tanti, i piani di zona, i toponimi, le affrancazioni, tutte cose sulle quali bisogna lavorare in maniera costante e quotidiana". Così la sindaca Virginia Raggi arrivando in Campidoglio ha risposto a chi le chiedeva se, dopo le dimissioni dell'assessore all'Urbanistica Paolo Berdini, stesse cercando un sostituto.

Poi a proposito della revisione del progetto dello Stadio della Roma: "Non ci sarà assolutamente alcuna colata di cemento, anzi francamente mi dispiace molto che come al solito alcuni giornali abbiano inventato verità che non esistono".  "Non c'é alcun accordo, stiamo lavorando per capire se sia possibile trovare una via di mezzo. La revisione del progetto si basa su tantissimi elementi. E' un progetto partito con la consiliatura precedente e quindi stiamo facendo tutto il possibile per armonizzarlo con la nostra visione, finché è possibile", ha affermato Raggi.

"Adesso capiremo quali sono eventualmente questi gruppi di potere... Poi domani se c'é qualcos'altro me lo farete sapere". Lo ha detto con un filo di ironia la sindaca di Roma entrando in Campidoglio a chi le chiedeva cosa pensasse delle dichiarazioni dell'ex assessore all'Ambiente Paola Muraro che ha parlato, su La Stampa, del fatto che la sindaca sarebbe circondata da gruppi di potere che la controllano.

Di Maio, andati avanti perché Raggi si è scusata - "Raggi si fidava molto di Marra. Si è sbagliata e ha chiesto scusa. E solo perché ha chiesto scusa siamo andati avanti". Lo ha detto Luigi Di Maio, intervenendo ad Agorà (Rai3). Il vicepresidente della Camera è poi tornato sulla vicenda del suo sms inviato dalla sindaca a Marra: "Ieri c'è stata una ricostruzione diffamante nei miei confronti su tre giornali. Se si dicono cose false è mio dovere querelare". "Nessuno dei giornalisti, che ieri hanno fatto quei titoli vergognosi, mi ha fatto una telefonata. Io - ha aggiunto - avrei risposto e avrei letto tutti gli sms. Bastava che i direttori di quei giornali mi chiedessero scusa e io non avrei neanche querelato". "Si vuole colpire per me per colpire il Movimento", ha sottolineato Di Maio.

ANSA

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SEZ. POLITICA Caso chat, M5S blinda Di Maio.Scontro totale con stampa 'E' killeraggio, misura è colma'. Quotidiani, accuse infondate

15 Febbraio 2017, 11:07am

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SEZ. POLITICA Caso chat, M5S blinda Di Maio.Scontro totale con stampa 'E' killeraggio, misura è colma'. Quotidiani, accuse infondate

INSERITO DA MORENA MOTTA Luigi Di Maio torna oggi sul caso della chat con Virginia Raggi su Raffaele Marra. "Ieri sono finito sui giornali per una notizia falsa, se i direttori si vogliono scusare ritiro le querele", spiega Di Maio secondo il quale la vicenda della chat dimostra come "il M5S le pulci le fa soprattutto ai nostri". E su Marra Di Maio conferma come, avendo lavorato anche nelle Giunte precedenti, "avevamo diffidenze e per questo avevamo chiesto la rimozione. Ma su Marra Raggi ha già chiesto scusa".

Scontro totale con stampa - Roma, Telegram, Raffaele Marra: su questi tre campi si innesca l'ultimo atto della battaglia campale tra M5S e stampa italiana. La notizia di una chat su Telegram del 10 agosto 2016 in cui Luigi Di Maio, scrivendo a Virginia Raggi, definisce "un servitore dello Stato" Raffaele Marra, campeggia oggi su tre grandi quotidiani innescando, immediata e rabbiosa, la reazione del Movimento. Da Beppe Grillo a Davide Casaleggio fino all'ala più lontana dal vice presidente della Camera, quella ortodossa, piovono parole di solidarietà per Di Maio e attacchi feroci verso una stampa che - questo il titolo del post di Grillo - fa "killeraggio" contro i pentastellati. Con un obiettivo, è il j'accuse dell'ex comico: prestare il fianco agli altri partiti per frenare il Movimento. La chat a cui si fa riferimento risale a circa un mese dopo l'ormai celebre incontro tra Di Maio e Marra. Ed è una chat, riportano i quotidiani questa mattina, che è finita nello smartphone dell'ex braccio destro della sindaca di Roma, attualmente al Regina Coeli. Il contesto è duplice: da un lato il Movimento attende di sapere (la risposta arriverà il 12 agosto) dal pm di Roma Giuseppe Pignatone se nei confronti di Marra vi siano "iscrizioni suscettibili di comunicazioni"; dall'altro nel M5S serpeggia, già prepotente, l'insofferenza per uno dei cardini del 'raggio magico'. "Aspettiamo Pignatone. Poi insieme allo staff (il minidirettorio, ndr) decidete/decidiamo. Lui non si senta umiliato. E' un servitore dello Stato. Sui miei il Movimento fa accertamenti ogni mese. L'importante è non trovare nulla", sono le parole di Di Maio al centro del caso. 

La chat, come anticipato dall'Ansa e poi pubblicato sul blog, è però più lunga di quella contenuta nelle carte pubblicate dai giornali. "Nella riunione con me, Marra semplicemente mi ha raccontato i fatti. Io l'ho ascoltato. Perché tu me lo avevi chiesto. Sono rimasto a tua disposizione non sua. E penso che nel gabinetto non possa stare, perché ci eravamo accordati così", scrive Di Maio, al quale Raggi replica che "Pignatone risponderà quanto prima". Parole che, tra l'altro, inducono il senatore FI Maurizio Gasparri a chiedere che il ministro della Giustizia riferisca su un eventuale traffico di notizie riservate tra Pignatone e Raggi. "Non è stata data alcuna notizia coperta da segreto investigativo", è la replica della Procura di Roma.

Il blog di Grillo, invece, pubblica la chat a corredo dell'ennesimo attacco alla stampa e in particolare ai tre quotidiani che riportavano la notizia: Repubblica, Corsera, Messaggero. "Quello che hanno scritto è falso, fuorviante e non verificato. La misura è colma", tuona Grillo, mentre Di Maio conferma di aver incontrato Marra per allontanarlo e incalza: "Non mi faccio intimidire da nessuno, i direttori si scusino". Quei direttori sui quali l'esponente M5S affonda: "Da parte dell'informazione o da parte di qualche partito che vuole fermarci?". Parole che, da Roberto Fico a Carla Ruocco, trovano anche l'ala ortodossa in un'inedita convergenza. Pronta anche la controreplica dei quotidiani coinvolti. "Grillo attacca con una propaganda delirante", scrive La Repubblica mentre il Corsera nega qualsiasi omissione e reputa "infondate" le accuse del M5S. "Accuse smentite dai fatti", sottolinea Il Messaggero. Tutti e tre i quotidiani infatti negano ci sia stata alcuna selezione delle frasi: la chat del 'casus belli' così come pubblicata è - questa le tesi - nelle carte della Procura. Resterebbe quindi da verificare se sia stata Raggi a 'girare' a Marra solo una parte della sua conversazione con Di Maio. La sindaca, tuttavia, non interviene nel giorno in cui, tra l'altro, l'assessore all'urbanistica Paolo Berdini lascia il Campidoglio con un velenosissimo addio. E con la vicenda stadio ormai prossima ad una svolta positiva: i colpi di scena, su Roma, non sono ancora finiti.

ANSA

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SEZ. POLITICA Pd, avanti con il congresso passa la linea del segretario Renzi

14 Febbraio 2017, 11:55am

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Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

SEZ. POLITICA Pd, avanti con il congresso passa la linea del segretario Renzi

INSERITO DA MORENA MOTTA «Avete chiesto il congresso, andiamo». È passata la linea di Matteo Renzi, la direzione del Pd ha approvato a grande maggioranza (107 sì; 12 no; 5 astenuti) l’ordine del giorno che invita il presidente del partito Matteo Orfini a convocare l’assemblea (dove il leader formalizzerà le dimissioni) per avviare l’iter della fase congressuale. L’ordine del giorno è stato sottoscritto da tutte le componenti della maggioranza: renziani, Areadem di Dario Franceschini e Piero Fassino, Giovani turchi di Orfini, Sinistra è cambiamento di Maurizio Martina. Non ha partecipato al voto il ministro della Giustizia Andrea Orlando che aveva sostenuto la necessità di una conferenza programmatica da tenersi prima del congresso, rilevando il timore che le primarie possano trasformarsi nella «sagra dell’anti-politica». Non è escluso che Orlando si sia smarcato per candidarsi come nome unitario della sinistra e sfidare Renzi alla segreteria. La direzione del Pd non ha votato il documento firmato, tra gli altri, da Michele Emiliano e Roberto Speranza, nel quale si chiedeva il sostegno al governo Gentiloni fino alla scadenza della legislatura e il congresso a partire da giugno (con primarie tra ottobre e novembre), svolgendo nel frattempo una conferenza programmatica. Orfini ha valutato di non mettere entrambi i documenti in votazione, in quanto antitetici tra loro: il via libera all’uno, avrebbe automaticamente escluso l’altro. «La direzione si prepara a votare la fiducia al governo, quindi stiamo attenti a cosa si mette al voto», ha ammonito Fassino. Una lettura opposta a quella data dalla minoranza che invece legge nella scelta di non votare anche il suo ordine del giorno la volontà di Renzi di tenersi le mani libere quando si tratterà di staccare la spina al governo.
 


La resa dei conti nel Pd arriva a un punto cruciale e il rischio di una scissione non è scongiurato. Pierluigi Bersani ha risposto con un laconico «vedremo» a chi gli chiedeva cosa intendesse fare la minoranza e alla domanda esplicita su una scissione l’ex segretario se l’è cavata con un lapidario «grazie». L’assemblea si terrà già nel prossimo fine settimana, il congresso dovrebbe tenersi entro fine aprile. «Si chiude un ciclo», ha detto Renzi aprendo la direzione alla quale hanno partecipato sia il presidente del consiglio Paolo Gentiloni sia (fatto inedito, in quanto non iscritto al Pd) il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Una presenza voluta personalmente da Renzi per mettere in chiaro la linea del Pd sulla possibilità (adombrata dal ministro ma subito rientrata) di ritoccare le accise sulla benzina. «Non aumentare le tasse è da parte nostra un principio di serietà», ha precisato l’ex premier. Renzi è andato avanti diritto. «C’è un limite a tutto», ha detto, ricordando come nelle ultime settimane la minoranza abbia più volte cambiato idea e posizione. «Va messo un punto. De Luca ha detto che siamo dei masochisti, io non posso essere sadico. Un ennesimo rinvio non sarebbe compreso neanche dai nostri. Se qualcuno ha paura di confrontarsi con la propria gente lo dica», ha chiarito il segretario. Renzi ha lasciato in sospeso il tema, delicato, della data delle elezioni. La minoranza lo ha incalzato. «Propongo - ha detto Bersani - che non solo diciamo che si vota nel 2018, ma che garantiamo una conclusione ordinaria e normale della legislatura». Nella prospettiva del segretario restano sempre le elezioni anticipate a giugno (o al massimo a settembre) ma ieri in direzione non si sbilanciato. Anzi, ha precisato che sulla data delle elezioni «dico che ne sto fuori non in modo tattico ma per convinzione» e «se qualcuno vorrà utilizzare il congresso per dare la linea sulle elezioni, lo faccia. Io lo ritengo irrispettoso verso il presidente della Repubblica, il governo e i parlamentari».

La minoranza non s’aspettava un esito diverso. La scissione resta un orizzonte possibile e l’assemblea sarà il bivio decisivo. Michele Emiliano, Roberto Speranza ed Enrico Rossi, tre dei candidati alla segreteria, sono intervenuti in direzione per chiedere a Renzi di fare con calma, per permettere un confronto «vero» e non una «conta» delle tessere, una gazebata in cui si votano le «figurine» dei diversi candidati. Si è rivisto, dopo anni di assenza, anche Massimo D’Alema. I bersaniani hanno rivendicato di aver tenuto un atteggiamento il più possibile dialogante, ma con scarsi risultati. «La tua diga alla crisi non regge più», ha detto Roberto Speranza, che ha incalzato Renzi a indicare la data delle elezioni e ha sostenuto la proposta di Orlando di una conferenza programmatica. «Io ho provato a non interrompere il filo. Ma il filo è sottile. Farò di tutto per non romperlo ma la responsabilità è soprattutto nelle tue mani», ha aggiunto Speranza. La tensione è alta. Michele Emiliano ieri ha annunciato la sua candidatura. «È una cosa che sento di fare, necessaria». Il governatore della Puglia ha proposto il congresso ad autunno, con il voto a febbraio 2018. «Un congresso ad aprile senza conoscere la legge elettorale, senza sapere quante sezioni sono commissariate e con la Pasqua in mezzo è una di quelle cose che fa rischiare la scissione», ha avvertito Emiliano, raccontando al segretario quanto abbia deluso pure uno come lui che lo aveva sostenuto nel 2013. Ormai, anche i rapporti personali sono andati, si è arrivati a rinfacciarsi accuse e insulti. La resa dei conti è appena agli inizi.

DI PAOLO MAINERO IL MATTINO

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SEZ.POLITICA Pd, congresso e voto: lo sprint del soldato Renzi

13 Febbraio 2017, 10:25am

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SEZ.POLITICA Pd, congresso e voto: lo sprint del soldato Renzi

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA ROMA La febbre del Pd è sempre più alta in vista della maxi adunata di oggi che dovrebbe definire i tempi del congresso e delle primarie da tenersi probabilmente ad aprile. Oggi, nel primo pomeriggio a Roma, sono convocati i membri della direzione del Pd, i 400 e passa parlamentari e oltre un centinaio di segretari provinciali. Ci sarà anche il premier Gentiloni, probabilmente il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, e anche - ma non è confermato - i principali esponenti delle minoranze interne a partire da Pier Luigi Bersani e, forse, Massimo D'Alema.
Renzi dovrebbe lanciare l'anticipo del Congresso e dunque annunciare le dimissioni che saranno formalizzate successivamente. Non si dovrebbe parlare esplicitamente di elezioni anticipate anche se tutti sanno che il segretario non ha rinunciato a questa ipotesi.

Lo scontro interno che anche ieri ha provocato una ondata di dichiarazioni al vetriolo è dovuta a due elementi. Primo: le minoranze non si fidano di Renzi e chiedono di concordare le regole del congresso e di evitare blitz sui tempi. Secondo: una parte della stessa maggioranza renziana resta contraria alle elezioni anticipate. Se a tutto questo si aggiunge che nel Pd girano molte idee e molto diverse fra loro sulla nuova legge elettorale e che in ballo ci sono centinaia di candidature alle prossime elezioni si capisce che la tensioni si tagli con il coltello.
Ieri dai corridoi del Nazareno è filtrato il testo di una lettera agli iscritti che Renzi ha intenzione di spedire nei prossimi giorni. Lettera molto chiara: «Ora abbiamo bisogno di due cose - è il Renzi-pensiero - un grande coinvolgimento popolare e una leadership legittimata da un passaggio popolare». Risultati che Renzi intende ottenere celebrando un congresso con le regole dello Statuto attuale (quindi non pensato da lui) che prevedono un congresso dei circoli del partito ma l'elezione del segretario con primarie popolari.

IL MATTINO

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SEZ. POLITICA Rimpatri più facili per i migranti

11 Febbraio 2017, 09:00am

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SEZ. POLITICA Rimpatri più facili per i migranti

DI MICHELE PAPPACODA Paolo Gentiloni al termine del Consiglio dei Ministri ha dichiarato che sono state prese delle decisioni sui migranti che "attrezzano il Paese a nuove sfide, lavorando per rendere più rapidi i processi di concessione e riconoscimento dei diritti dei rifugiati, il diritto all'asilo, più trasparenti i meccanismi esistenti per i sistemi di accoglienza, facilitando i meccanismi necessari dei rimpatri dei migranti che non hanno diritto all'asilo".

"Ci aspettiamo dall'Europa molte altre disponibilità e decisioni che rendano effettivo il principio di condivisone dell'onere di accoglienza. Ci teniamo molto stretti i nostri valori, che sono quelli umanitari, dell'accoglienza, dell'integrazione, del rispetto delle differenze e rivendichiamo il lavoro fatto in questi anni, gestendo situazioni difficili indicando, al contempo, la strada all'Europa".

 

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SEZ.POLITICA Roma, Berdini verso l'addio: annullata audizione in commissione

10 Febbraio 2017, 09:33am

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SEZ.POLITICA Roma, Berdini verso l'addio: annullata audizione in commissione

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA È stata annullata l'audizione nella commissione capitolina competente dell'assessore all'Urbanistica Paolo Berdini prevista domani mattina. Berdini avrebbe dovuto essere ascoltato sul «piano esecutivo di gestione 2017 - 2019 e come tradurre gli obiettivi politici in obiettivi amministrativi». Invece ai componenti della commissione Urbanistica è arrivata questo pomeriggio la sconvocazione con l'annullamento della riunione e questo titolo:l' «invito per assessore all'Urbanistica e Infrastrutture Paolo Berdini è da intendersi annullato».Il consigliere capitolino dem, Giulio Pelonzi, anche responsabile Urbanistica del Pd commenta: «Era una commissione convocata in fretta e furia questa settimana e evidentemente doveva essere un rilancio di Berdini, è difficile pensare che l'assessore, al centro della riunione, abbia poi un impegno sopraggiunto. Tutti noi abbiamo avuto la sensazione che questa sconvocazione sia un addio a Berdini».  

IL MATTINO.IT

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SEZ.POLITICA Bersani: voto nel 2018, a giugno il congresso del Pd L'ex segretarìio: "E' ora che tutti siano chiari, via i capilista bloccati"

9 Febbraio 2017, 10:34am

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SEZ.POLITICA Bersani: voto nel 2018, a giugno il congresso del Pd L'ex segretarìio: "E' ora che tutti siano chiari, via i capilista bloccati"

INSERITO DA MORENA MOTTA "E' ora che tutti, dico tutti, dicano parole chiare: io sono per il voto nel 2018, perchè il governo governi e da qui a giugno si faccia la legge elettorale e a giugno il congresso". E' il timing di Pier Luigi Bersani che, parlando con i giornalisti, invita il vertice del Pd a fare chiarezza sulle tappe "altrimenti, se non rimettiamo i piedi a terra, i cittadini non capiscono e andiamo nei guai non solo politici ma anche economici e sociali". Quanto alla legge elettorale, per Bersani vanno tolti i capilista bloccati.

ANSA

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SEZ.POLITICA Terremoto, Gentiloni in Abruzzo: "Lavorare in fretta" Il premier fermato da due cittadine le ha rassicurate: "Vi staremo vicini"

8 Febbraio 2017, 09:47am

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SEZ.POLITICA Terremoto, Gentiloni in Abruzzo: "Lavorare in fretta" Il premier fermato da due cittadine le ha rassicurate: "Vi staremo vicini"

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Sotto la pioggia, il premier Paolo Gentiloni è entrato nel centro storico di Montorio al Vomano, prima tappa della visita in Abruzzo. Un breve tragitto lungo il quale è stato fermato da due cittadine, Annalida e Pina, che hanno chiesto aiuti per gli esercizi commerciali e l'altra per ristrutturare la sua casa dove vive, nonostante i danni, "perché non voglio lasciare il mio paese". Gentiloni le ha rassicurate: "Ce la faremo, vi staremo vicini".Poi ha stretto la mano a una squadra di Vigili del Fuoco."Una parte del nostro Paese è stata ripetutamente colpita in modo molto grave. Non si è trattato solo di un episodio ma purtroppo di una sequenza. Questo non deve incrinare la coesione delle nostre comunità e la fiducia nel futuro. Però bisogna lavorare e lavorare in fretta perché solo se le Istituzioni saranno veramente unite e rapide questo potrà consentire di restituire fiducia ai nostri territori".Il premier è arrivato a Montorio al Vomano accolto dal capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, dal commissario per la ricostruzione, Vasco Errani, dal presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, dal prefetto, Graziella Patrizi, dal sindaco Gianni Di Centa, dal vicepresidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli.Il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, lo scorso 1 febbraio aveva scritto una lettera indirizzata al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e allo stesso Gentiloni, nella quale si evidenziavano le 668 ordinanze di sgombero emanate a 90 giorni dalla scossa del 30 ottobre, con 1869 persone sgomberate e oltre 50 attività commerciali, artigianali, produttive e di servizi sottoposte a provvedimento di sgombero solo nel capoluogo.

ANSA

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SEZ.POLITICA Vimercate: il sindaco sceglie il dirigente "nominato" dal Giornale

7 Febbraio 2017, 10:49am

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SEZ.POLITICA Vimercate: il sindaco sceglie il dirigente "nominato" dal Giornale

INSERITO DA MORENA MOTTA  Dal 16 gennaio il sindaco 5 Stelle Franceco Sartini ha scelto il nuovo dirigente fra una rosa di candidati che avevano inviato il proprio curriculum in Comune. Colloqui (non è dato sapere quanti), con relativa assegnazione di punteggi ad ogni candidato, che sembrano essere stati poco più di una formalità perchè la scelta è ricaduta su Massimiliano Lippi, dirigente attualmente al comune di Erba e precedentemente ad Arcore.  Nome che il nostro Giornale aveva anticipato già a dicembre, ben prima dell'inizio delle selezioni.Arrivo di Lippi a Vimercate, dal pirmo aprile, confermato anche dal sindaco di Erba e che ora getta un'ombra sul percorso di scelta e trasparenza così come aveva annunciato il sindaco Sartini. E l'ennesima polemica politica è dietro l'angolo.

IL GIORNALE DI MONZA

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