Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
Andrea Tarabbia con 'Madrigale senza suonò (Bollati Boringhieri) vince la 57/ma edizione del Premio Campiello. Lo scrittore ha avuto 73 voti sui 277 arrivati dalla Giuria Popolare di Trecento Lettori Anonimi.
Al secondo posto Giulio Cavalli, con 'Carnaiò (Fandango Libri), che ha avuto 60 voti e al terzo Paolo Colagrande con 'La vita disparì (Einaudi), 54 voti. Al quarto posto, con un piccolo distacco, Laura Pariani con 'Il gioco di Santa Ocà (La nave di Teseo) con 52 voti e all'ultimo posto Francesco Pecoraro con 'Lo stradonè (Ponte alle Grazie), con 38 voti.
VERONA - Bagarre a Verona, protagonista il critico d'ArteVittorio Sgarbi. In sintesi, Sgarbi, in città per una serie di eventi, ha chiesto di visitare la mostra aCastelvecchio"Bottega, Scuola, Accademia. La Verona dal 1570 alla peste del 1630", peccato che la mostra alle 21.30 fosse già chiusa. Un problema da niente di fronte al critico, tant'è che è stato subito risolto e organizzata una visita notturna. A quel punto, però, l'imprevisto: la visita di sgarbi è stata disturbata dall'intervento dell'assessore alla cultura Francesca Briani che ha voluto, come da regolamento, che per la visita notturna fosse presente anche una pattuglia della polizia municipale. A quel punto Sgarbi è andato su tutte le furie. La pattuglia rimasta sul luogo sino a quando Sgarbi non è uscito dal museo, verso le 22.45.
Perché serviva la pattuglia della mulicipale?
La presenza da regolamento era richiesta dopo il clamoroso furto di opere nel novembre 2015 nel museo veronese. Le maglie della sicurezza da allora si sono strette e in caso di visite fuori orario è previsto il controllo delle forze dell'ordine: il protocollo di sicurezza prevede la presenza sul posto di una pattuglia armata della polizia municipale.
Interrogazione urgente dei consiglieri di opposizione
I consiglieri di opposizione hanno definito l'episodio «gravissimo», presentando una interrogazione urgente. Ma il museo era chiuso da ore. Stando alla versione sostenuta dai consiglieri comunali firmatari dell'interrogazione, Michele Bertucco (Verona e Sinistra) e Federico Benini (Pd) il critico si sarebbe invece presentato direttamente a Castelvecchio, chiedendo di entrare, e al deciso rifiuto della guardia giurata in servizio, si sarebbe poi rivolto al sindaco. Dal Comune di Verona viene però fatto notare come non sia del tutto eccezionale l'apertura extra orario di una sede museale, che però può avvenire, previa autorizzazione, soltanto con i previsti protocolli di sicurezza. Vittorio Sgarbi, deputato, è il presidente del Mart di Rovereto, e tra i suoi progetti rientra anche quello di una possibile apertura di una succursale del Mart a Verona. Le opposizioni a Palazzo Barbieri però insistono: «Questa apertura non si può nemmeno definire straordinaria, in quanto al di fuori di ogni protocollo. Sarebbe sconvolgente scoprire che, dopo tutto quanto è accaduto in passato, basta citofonare per farsi aprire il Museo di Castelvecchio in orario serale».
NAPOLI– La Festa delle Lucerne, il suo incanto e la sua magia non hanno lasciato indifferenti neanche i giornalisti del quotidiano britannico “The Telegraph” che hanno inserito la kermesse tra gli 11 festival di luci più belli e famosi d’Italia assolutamente da visitare. “Anche se si svolge ogni 4 anni vale la pena aspettare l’incantevole Festival delle lampade a olio della cittadina di Somma Vesuviana”, riporta il quotidiano inglese, “la festa della lanterne a olio o festa delle Lucerne dura 3 giorni e prende il nome dal primo giorno del rituale, al tramonto un uomo e una donna accendono una prima lampada a olio dando l’avvio per l’accensione al resto delle lampade del villaggio, disposte su cornici geometriche in legno, che seguono il suo esempio, l’alone delle luci brillanti si diffondono attraverso la felci scure, le strade ricoperte di castagne è piuttosto magico”. “Una notizia che ci inorgoglisce”, commenta il sindaco Salvatore Di Sarno, “un’ulteriore conferma che il lavoro che stiamo facendo per rilanciare e rivalutare la Festa delle Lucerne, tra le più care alla nostra tradizione, sta ottenendo i suoi frutti. Per l’edizione del 2018 siamo riusciti ad ottenere anche un finanziamento per il valore culturale della Festa da parte della Regione e ci stiamo muovendo su altri fronti per rilanciare sia le Lucerne che il borgo Casamale che la ospita”. “La Festa delle lucerne rappresenta una tra le più suggestive tradizioni di Somma Vesuviana”, aggiunge l’assessore al Turismo e Valorizzazione Centro Storico Flora Pirozzi, “è un evento unico al mondo per la sua natura e il suo peculiare svolgimento. Un evento pieno di fascino, ricco di simbolismi e con identità popolare. Un ricorrenza che si ripete ogni quattro anni e si conclude nel giorno dedicato alla Madonna della Neve. Un evento che racchiude in se anche la valorizzazione del centro storico Casamale, luogo in cui si svolge la manifestazione, che porta lustro al nostro territorio e funge da attrattore culturale locale. Uno degli obiettivi principali del mio operato da assessore è stato ed è quello di valorizzare questa festa, facendola diventare fiore all’occhiello delle tradizioni e dei riti della Città di Somma Vesuviana. Per tale motivo abbiamo deciso di candidarla per l’Iscrizione nell’Inventario del Patrimonio culturale Immateriale Campano (IPIC). E per questo siamo veramente onorati di essere stati menzionati dal Telegraph. Naturalmente un ringraziamento va anche all’associazione Festa delle Lucerne per il grande impegno costante che hanno nel portare avanti questa bellissima tradizione”.
Subito primo in classifica «Libertà»: il nuovo album di Rocco Hunt, uscito a quattro anni di distanza dal precedente, è il disco più venduto della settimana, trascinato in classifica, oltre che dal sound e dalla rime, anche dal clamore suscitato dal paventato ritiro del rapper salernitano, che dopo un momento di sbandamento comunicato via social, ha deciso di tornare alla grande sul ring dell’urban sound italiano. Risultato importante anche per «Nisciun’», uno dei brani in napoletano del disco, duettato con il giovane Geolier, che è arrivato primo nelle tendenze di YouTube. Intanto il ragazzo di «Nu juorno buono» continua il suo giro d’Italia per presentare il lavoro ai suoi fans in un tour di firmacopie «instore».
Si è spenta a Lugano nei giorni scorsi a 78 anni Annalisa Cima, pittrice, scrittrice e poetessa, nota per essere stata l'ultima musa del premio Nobel per la Letteratura Eugenio Montale che incontrò nel 1968. Nata a Milano il 20 gennaio del 1941, apparteneva a una famiglia di imprenditori nel settore della carta originaria di Lecco e, assieme al marito Friedrich Glombik, viveva in Svizzera dove si era trasferita da tempo per via della tubercolosi che l'aveva colpita fin dall'adolescenza. I suoi esordi come pittrice risalgono al 1965 con una mostra alla galleria il Cavallino di Venezia cui ne seguirono molte altre anche in Brasile, Usa e in Giappone. In quegli anni conobbe gli artisti Giacomo Manzù, Marino Marini, Aligi Sassu, Max Ernst e Pablo Picasso e frequentò anche l'avanguardia americana. Legata da una grande amicizia con Montale basata su una profonda stima reciproca, con un sodalizio che durò 13 anni, fino alla morte del Nobel, Annalisa Cima è stata l'erede e la curatrice del 'Diario postumò del grande poeta attorno al quale in passato sono sorte polemiche. seguirono molte altre anche in Brasile, Usa e in Giappone. In quegli anni conobbe gli artisti Giacomo Manzù, Marino Marini, Aligi Sassu, Max Ernst e Pablo Picasso e frequentò anche l'avanguardia americana. Legata da una grande amicizia con Montale basata su una profonda stima reciproca, con un sodalizio che durò 13 anni, fino alla morte del Nobel, Annalisa Cima è stata l'erede e la curatrice del “Diario postumo” del grande poeta attorno al quale in passato sono sorte polemiche. IL MATTINO
Coppa Volpi femminile a Ariane Ascaride. Premio speciale della giuria a La mafia di Franco Maresco
Alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia vince il Leone d'oro per il miglior filmJOKERdi Todd Phillips (USA). Luca Marinelli, protagonista di Martin Eden di Pietro Marcello, è il vincitore della Coppa Volpi maschile. "Devo questo premio - afferma Marinelli sul palco - anche a Jack London, che ha creato la figura di Martin Eden, un marinaio. E perciò dedico questo premio a coloro che sono in mare a salvare altri esseri umani che fuggono e che ci evitano di fare una figura pessima con il prossimo. Viva l'umanità e viva l'amore".
COPPA VOLPIper la migliore attrice a: Ariane Ascaride nel filmGLORIA MUNDIdi Robert Guédiguian (Francia, Italia)
GRAN PREMIO DELLA GIURIAa:J'ACCUSEdi Roman Polanski (Francia, Italia)
LEONE D'ARGENTOper la migliore regia a: Roy Andersson per il film OM DET OÄNDLIGA (ABOUT ENDLESSNESS) (Svezia, Germania, Norvegia)
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIAa:LA MAFIA NON È PIÙ QUELLA DI UNA VOLTAdi Franco Maresco (Italia)
PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURAa Yonfan per il film animatoJI YUAN TAI QI HAO (N. 7 CHERRY LANE)(Hong Kong SAR, Cina)
PREMIO MARCELLO MASTROIANNIa un giovane attore emergente a Toby Wallace nel filmBABYTEETHdi Shannon Murphy (Australia)
LEONE DEL FUTURO- PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA (LUIGI DE LAURENTIIS) aYOU WILL DIE AT 20di Amjad Abu Alala (Sudan, Francia, Egitto, Germania, Norvegia, Qatar)
GUARDA LE FOTOVenezia: da Marinelli a Phoenix, il red carpet della cerimonia di premiazione
"Per fortuna non è stato un verdetto all'unanimità, i premi sono stati frutto di grande dialogo. Sono la presidente di una giuria democratica, quindi non abbiamo bisogno dell'unanimità per metterci tutti d'accordo". Lo ha detto la presidente di giuria Lucrecia Martel rispondendo ai giornalisti su come si sia arrivati al palmares della 76/a Mostra del Cinema di Venezia.
ORIZZONTI
La Giuria Orizzonti della 76. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, presieduta da da Susanna Nicchiarelli e composta da Eva Sangiorgi, µlvaro Brechner, Mark Adams e Rachid Bouchareb dopo aver visionato i 19 lungometraggi e i 13 Cortometraggi in concorso, assegna:
il PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR FILM a: ATLANTIS di Valentyn Vasyanovych (Ucraina)
il PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE REGIA a: Théo Court per il film BLANCO EN BLANCO (Spagna, Cile, Francia, Germania)
il PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ORIZZONTI a: VERDICT di Raymund Ribay Gutierrez (Filippine)
il PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE ATTRICE a: Marta Nieto nel film MADRE di Rodrigo Sorogoyen (Spagna, Francia)
il PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR ATTORE a: Sami Bouajila nel film BIK ENEICH - UN FILS di Mehdi M. Barsaoui (Tunisia, Francia, Libano)
PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a: Jessica Palud, Philippe Lioret, Diastème per il film REVENIR di Jessica Palud (Francia)
PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR CORTOMETRAGGIO a: DARLING di Saim Sadiq (Pakistan)
il VENICE SHORT FILM NOMINATION FOR THE EUROPEAN FILM AWARDS 2019 a: CÇES QUE LADRAM AOS PASSAROS (DOGS BARKING AT BIRDS) di Leonor Teles (Portogallo)
Mostra di Venezia, applausi per "Joker"
VENEZIA CLASSICI
La Giuria presieduta da Costanza Quatriglio e composta da 22 studenti - indicati dai docenti - dei corsi di cinema delle università italiane, assegna
il PREMIO VENEZIA CLASSICI PER IL MIGLIOR DOCUMENTARIO SUL CINEMA a: BABENCO - ALGUÉM TEM QUE OUVIR O CORAÇÇO E DIZER: PAROU (BABENCO - TELL ME WHEN I DIE) di Barbára Paz (Brazil)
il PREMIO VENEZIA CLASSICI PER IL MIGLIOR FILM RESTAURATO a: EXTASE (ECSTASY) di Gustav Machatì (Cecoslovacchia, 1932)
VENICE VR
La Giuria presieduta da Laurie Anderson e composta da Francesco Carrozzini e Alysha Naples dopo aver visionato i 27 progetti in concorso, assegna:
Il GRAN PREMIO DELLA GIURIA PER LA MIGLIORE OPERA VR IMMERSIVA a THE KEY di Céline Tricart (USA)
il PREMIO MIGLIORE ESPERIENZA VR IMMERSIVA PER CONTENUTO INTERATTIVO a A LINHA di Ricardo Laganaro (Brasile)
il PREMIO MIGLIORE STORIA VR IMMERSIVA PER CONTENUTO LINEARE a DAUGHTERS OF CHIBOK di Joel Kachi Benson (Nigeria)
LEONE D'ORO ALLA CARRIERA 2019 a: PEDRO ALMODàVAR e JULIE ANDREWS
JAEGER-LECOULTRE GLORY TO THE FILMMAKER AWARD 2019 a: COSTA-GAVRAS
Si è imposta su Sevmi Fernando e Serena Petralia. Nella giornata della finale arriva la critica dell'ex presidente della Camera Laura Boldrini: "La Rai vuole fare i concorsi per le ragazze? Bene, faccia quelli per regolarizzare il personale precario che lavora in azienda, altro che quelli di bellezza"
JESOLO (VENEZIA) - Miss Italia 2019 è Carolina Stramare, eletta con il 36% delle preferenze, arrivata come Miss Lombardia. Vent'anni anni, occhi verdi felini, chioma castana era data come favorita. Nata a Genova, vive a Vigevano, ha perso la mamma a luglio dell'anno scorso, e dal palco ha ringraziato i nonni, seduti nel PalaInvent di Jesolo, che la applaudivano.
La nuova reginetta di bellezza era stata esclusa nelle precedenti fasi di votazione, ma è stata ripescata dalla giuria delle 'Miss storiche', che poteva riportare in finale una concorrente. Poi ha deciso il televoto, il popolo sovrano, vero protagonista dell'ottantesima edizione del concorso di bellezza. Una maratona televisiva in diretta su Rai1 - era il ritorno in Rai, dopo sei anni su La7 - che si è chiusa all'una e mezza di notte. Dalle 80 finaliste si è passati a 40, quindi a 20, 10 e infine a due, Sevmi Tharuka Fernando (Miss Rocchetta Bellezza Veneto), al centro degli insulti razzisti, e Serena Petralia, Miss Sicilia, alle quali si è aggiunta con il ripescaggio Stramare.
Tre ventenni. La votazione definitiva del pubblico ha premiato lei, la bella miss Lombardia, che sfiora il metro e ottanta di altezza. Studia grafica all'Accademia di Belle Arti di Sanremo, lavora come modella, dice di avere un debole "per le persone dagli occhi buoni e sinceri". "Eravamo tutte e 80 bellissime, tutte con qualcosa di particolare. Ringrazio la giuria del ripescaggio", ha commentato. Pratica equitazione a livello agonistico (salto ostacoli) da circa otto anni, ed è una vera sportiva: "Nuoto, è lo sport più completo per mantenersi in forma e quando le giornate lavorative mi appesantiscono un po' mi piace andare a correre per scaricare la tensione. Adoro gli animali, specialmente i cavalli, per questo, anche nei giorni in cui non ho lezione amo passare parte della mia giornata in maneggio, strigliare i cavalli, seguire i bambini più piccoli".
Come tante coetanee, Carolina Stramare segue la moda, dice che "i viaggi siano i regali migliori e al contempo i soldi spesi meglio. Amo passare il mio tempo libero con la famiglia, con le amiche e col mio fidanzato".
Maratona televisiva infinita, Miss Italia è tornata in Rai e i social sono impazziti. Tra le miss "storiche", ospiti sul palco tipo commissione di esame, mancavano quelle che, a furor di popolo, sono considerate le più belle: Miriam Leone e Valle. Madrina della serata Lina Lollobrigida, 92 anni, eroica, più tonica degli spettatori del palazzetto a cui Greco urlava in continuazione "Forza pubblico!" per sollecitare gli applausi. L'organizzatrice del concorso Patrizia Mirigliani difende Miss Italia fino alla fine, dicendo che "la bellezza è importante, è un'opportunità in più. Le donne hanno tante possibilità, il mondo nelle loro mani. Studiano, si laureano".
Tutto vero. Però in questo spettacolo extralarge, con battibecchi esilaranti (Caterina Balivo versus Lorena Bianchetti: "Qui si giudica la bellezza, e basta!"), le ragazze per la prova di portamento sfilano ancora in abito da sposa. Sui social c'è chi protesta e chi ironizza. Lo show è un patchwork. Greco il maratoneta ricorda il patron del concorso Enzo Mirigliani e di Fabrizio Frizzi, storico conduttore di Miss Italia. Seduta su una poltrona rossa, Carlotta Maggiorana, Miss Italia 2018, aspetta il momento in cui restituire la corona.
Nella giornata della finale arriva la critica dell'ex presidente della Camera Laura Boldrini: "La Rai vuole fare i concorsi per le ragazze? Bene, faccia quelli per regolarizzare il personale precario che lavora in azienda, altro che quelli di bellezza". Gli autori mettono insieme campionesse delle sport, archeologhe, Eleonora Daniele incontra la mamma di Giordana di Stefano, uccisa dal compagno con quarantotto coltellate. L'aveva denunciato per stalking.
Sul palco centinaia di scarpe rosse, simbolo della battaglia contro la violenza sulle donne. Poi la musica, Fausto Leali, Benji e Fede, Peppino di Capri, Tosca fa un monologo che purtroppo non fa ridere. Milly Carlucci, più atletica delle concorrenti, viene data in pasto alle domande delle ragazze. Un'intrepida chiede alla conduttrice se sia mai stata molestata, la risposta ovviamente è no.
Greco dà lezioni di vita: "La donna deve mandare messaggi chiari agli uomini che ci provano". Ci vorrebbe Isabella Ragonese che nei panni della professoressa Isabetta Ragonelli, faceva il tutorial nel programma di Serena Dandini: "Si può fare/non si può fare". Un'altra miss domanda se il marito l'abbia mai tradita. La lady di ferro Carlucci ride: "Lo uccido".
Chissà se Miss Italia continuerà, lo diranno gli ascolti e il gradimento. Sui social, tra noia, divertimento e critiche, ha già vinto.
Ripresa settembrina a pieno ritmo per la Biblioteca Universitaria di Napoli, che propone anche al grande pubblico eventi culturali significativi. Il primo: riprendono le consuete visite guidate del primo sabato del mese alla Bun - coronate, dallo scorso gennaio, da un significativo successo premiato da un “overbooking” di visitatori. Ma stavolta, la consueta visita mattutina alla storica e monumentale struttura, scrigno di saperi e testimonianze storiche, dal Cortile delle Statue ai tesori librari fino ai resti archeologici della Biblioteca Universitaria nel cuore del centro storico (in via Giovanni Paladino 39), sarà arricchita da un evento speciale: la pièce teatrale, a cura degli allievi della Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, diretti dal Maestro Tonino di Ronza, che ripercorrerà alcune vicende della storia e dei personaggi legati ad un luogo ancora poco conosciuto della nostra città. L’appuntamento (ingresso libero, prenotazione obbligatoria: 081/5517025 - bu-na.promozioneculturale@beniculturali.it) è per sabato 7 settembre alle ore 11.
“Ospite d’onore” della visita è il personaggio di Maria Giuseppina Castellano Lanzara, storica direttrice della BUN tra il 1936 e il 1965, che sarà interpretata da Federica Mazzaro la quale - oltre a raccontare i momenti più rappresentativi della Biblioteca durante la sua direzione – guiderà con la sua narrazione i visitatori in un viaggio a ritroso nella Rivoluzione Partenopea del 1799, con alcuni dei suoi protagonisti (tra i quali Eleonora Pimentel Fonseca, Domenico Cirillo, Gabriele Manthoné, i cui busti sono posizionati lungo il Loggiato Monumentale della Biblioteca con altri personaggi) che rivivranno così, rievocati dall’azione scenica in alcuni momenti cruciali della Rivoluzione con l’accompagnamento suggestivo di brani musicali, canti celebri e antiche villanelle eseguiti dal vivo da Giovanni Chiummariello, Massimo Renzetti e Asia Di Palma. Accanto ai bravi studenti/interpreti dell’Accademia (Valentina Iaconetta, Angela Salvio, Carmen Carnevale, Vincenzo Prezioso, Elena Cecere, Asia Di Palma, Dalila Blasio, Nicoletta Esposito), i personaggi della pièce saranno interpretati anche da alcuni attori professionisti: Simona Crasto, Andrea Di Ronza, Mario Di Nardo, Nicola Russo. L’evento fa non a caso parte della manifestazione promossa dal Comune di Napoli «Estate a Napoli 2019», patrocinato dall’Assessorato alla Cultura e Turismo guidato da Nino Daniele. Non solo. A seguire, martedì 10 settembre alle ore 16.30, nuovo appuntamento culturale in Biblioteca, con l’evento dal titolo «Emozioni, cibo per la vita. Incontro sulla poesia»: un incontro con l’autrice Fabia De Luca introdotto dal Direttore della BUn, Raffaele De Magistris, in dialogo con la redattrice e consulente editoriale Antonella Cristiani e la giornalista e poetessa Rita Felerico. Fabia De Luca è una musicista, formatasi al Conservatorio di Nizza, che suona e insegna arpa in Toscana. Ha vissuto tra Napoli e Parigi, dove vive ancora sua madre. Scrittrice di sensibilità affinata dalla passione dominante per la musica, accanto all’amore per il teatro e per il cibo occhieggianti nella sua produzione poetica, ha scritto nel 2017 un libro dal titolo appunto Emozioni, cibo per la vita (LFA Publisher), spunto dell’incontro che, a partire dai versi dell’autrice, spazierà in forme d’arte come espressione di emozioni, sentimenti e di vita reale. Musicista prestata alla poesia, Fabia De Luca ha infatti abbracciato nel suo percorso creativo quasi tutte le arti: dal disegno studiato sui banchi di scuola ai corsi di recitazione, dalla partecipazione a piccoli ruoli in alcuni film alla frequentazione delle arti marziali. Ma non disdegna nemmeno l’arte culinaria e il piacere della buona tavola, ulteriori gustosi “ingredienti” della sua vita. Una “arpista multi-colorita”, insomma, dalla personalità con tratti “rinascimentali” che il libro di poesie che sarà presentato martedì fa conoscere in una immersione in scorci di vita pura, punteggiati di riflessioni sull’arte, sui sentimenti e sul dolore: perché proprio la sofferenza di non aver avuto la madre vicina è stata una delle principali spinte a indurla a scrivere, al di là della musica. Tanto che affermare: «Scrivere per me è una medicina, ma senza effetti collaterali». A dialogare con lei due donne di analoga sensibilità: Antonella Cristiani, redattrice e consulente editoriale, storica di formazione che si è occupata a lungo di Unione Sovietica e di Russia in ambito accademico per poi dedicarsi al lavoro sui testi di saggistica e narrativa per case editrici e autori, si definisce una lettrice curiosa ed esigente, impegnata a collaborare a progetti di promozione della lettura e all’ideazione e organizzazione di manifestazioni culturali. Rita Felerico, già funzionaria della Regione, è giornalista pubblicista, vicepresidente dell’Associazione Peripli–Culture e Società Mediterranee, autrice di poesie che hanno vinto vari concorsi nazionali e organizzatrice culturale a tutto tondo. Un viaggio sulla e nella poesia come vita, insomma, che può riaccendere necessarie scintille di entusiasmo in un’epoca di “passioni tristi”.
inserito da Alessia Chianese In un video è stato ripreso il momento orribile in cui una giovane artista con un gruppo musicale spagnolo ha riportatoferite mortalidopo essere stato colpito da undispositivo pirotecnicodurante uno spettacolo. La Super Hollywood Orchestra, che ha 15 membri tra cui cantanti, musicisti e ballerini, si è esibita a Las Berlanas ad Avila la scorsa notte. Mentre il gruppo era sul palco una delle cantanti,Joana Sainz, 30 anni, è stata “colpita all’addome” con il dispositivo per effetti speciali di fuochi d’artificio. Portata d’urgenza in ospedale con ferite gravi poco dopo èmorta, riferisce il giornaleEl Norte de Castilla.
Il video dell’evento mostra almeno nove artisti sul palco che ballano ballando con lamusicaad alto volume. Improvvisamente si vedono scintille che compaiono da due dispositivi pirotecnici nella parte anteriore del palco e quello a destra sembra esplodere. Lapop starspagnola Sainz, in quel preciso momento, cade a terra mentre i suoi colleghi si affrettano a cercare di aiutarla.
L’esibizione è stata sospesa dopo l’incidente, che si è verificato poco prima delle 2 di questa mattina. Al momento dell’esibizione, circa 1.000 persone erano accanto al palco in una spianata dietro la piazza della città. Il servizio di emergenza del 112 ha confermato l’incidente avvenuto all’1.49 e circa 25 minuti dopo l’arrivo dell’ambulanza. Il servizio medico ha assistito la cantante sul posto prima di trasferirla all’ospedale diAvilain stato di incoscienza. Anche un medico che si trovava tra il pubblico è intervenuto per tentare di rianimarla.
Testimoni hanno riferito di aver sentito un botto molto forte e poi hanno visto la cantante distesa sul palco prima che il sipario si abbassasse rapidamente. «C’erano due “missili” d’artificio, uno che andava nella giusta direzione e l’altro ha centrato la cantante all’addome», ha raccontato un uomo che stava guardando lo spettacolo accanto al palco.
Il governo diCastillay Leónha confermato la tragedia. La Super Hollywood Orchestra era stata ingaggiata per chiudere una festa nella piccola città diLas Berlanas. Quest’anno la sede era stata cambiata a causa dell’elevato numero di persone presenti. È stata avviata un’indagine per determinare la causa dell’incidente. In questa fase, si ritiene che si sia verificato un errore nei meccanismi degli effetti speciali utilizzati durante l’esibizione.
inserito da Leone Buongiorno E poi non c’è niente da fare: Joaquin Phoenix si mangia in un sol boccone Jared Leto, Heath Ledger e Jack Nicholson.
Ridi pagliaccio. Quando uscirete, stupiti e sconvolti, da Joker, in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, nelle orecchie risuonerà per parecchio tempo la risata di Arthur Fleck, l’uomo/clown interpretato plasticamente da Joaquin Phoenix. Una sonorità tra lo sguaiato, l’isterico e lo stridulo. Nulla a che fare con la soddisfazione di un sorriso. Arthur sta male. E più sta male più ride senza controllo. In casa. Al lavoro. Tra la gente. Ovunque. Basterebbe questa tagliente trovata di senso a livello sonoro per far capire che incredibile oggetto cinematografico è questo Joker messo in scena da un regista, Todd Philips, che fino ad oggi ha girato commedie di grana grossa come Una notte da leoni o Parto con il folle.
Tempo un minuto di titoli di testa ed ecco Arthur/Joker che si trucca il viso, in silenzio, allo specchio, come un Calvero qualsiasi. È qui che la maschera triste del joker inizia a prendere subito forma. La situazione sociale a Gotham City non è cambiata granché dai tempi del Batman di Tim Burton o da quelli di Nolan. Tra le strade cupe c’è aria di rivolta. E Arthur, che fa il clown, con i larghi tipici scarponi del ruolo, intrattenendo passanti o bambini malati in ospedale, sembra come filtrare attraverso la sua trasfigurante depressione e le vessazioni subite il malessere che gli ribolle attorno. Non basta attendere che si concretizzi il sogno di diventare uno stand-up comedian e partecipare allo show di Murray Franklin (Robert De Niro), un late night alla Letterman, programma amatissimo dalla madre impazzita che lui accudisce amorevolmente in casa.
Il film è la pura, vibrante, tesissima attesa che la violenza personale del protagonista esploda. Phoenix è così sempre in scena. Certo, esistono altri personaggi secondari, ma non autonome sottotrame. Tutto ruota e si rispecchia su di lui. Verso quel corpo scavato, quel tronco incurvato, ossuto, nervoso. Verso quella graduale trasformazione da emarginato invisibile agli occhi del mondo, a sinistro clown colorato, senza superpoteri o improvvisa forza sovrumana, che non passa più inosservato. Arthur/Joker è un tizio identico a tanti altri che però ribalta l’ordine costituito di una Gotham altamente classista, nel senso marxiano del termine.
Sfruttando l’eco che hanno nel pubblico odierno i superhero movie, e costruendo un set urbano da pastosa e lugubre bruma anni settanta, Phillips dipinge un Joker folle e disperato, involontariamente eversivo e improvvisato danzatore, con una sintesi politica parallela al plot individuale che richiama la ribellione di piazza de La casa di carta. Dal fumetto di Bob Kane e Jeffrey Robinson, il villain della DCComics, per la prima volta stand alone, lontano da Batman e da altre gang di cattivi (comunque la trama prevede un intreccio con la famiglia Wayne e il piccolo Bruce che darà origine all’uomo pipistrello), fa incredibilmente centro. Perché si fatica a staccare anche solo per un secondo gli occhi da questo pagliaccio sinistro, rinsecchito, bistrattato. Certo ci si accorge dei clamorosi debiti tematici di ribellione alla Re per una notte o Quinto potere, ma ciò che fa realmente la differenza nel Joker di Phillips è la costruzione meticolosa di un’atmosfera originale ad ogni inquadratura, dettaglio per dettaglio, nel riempire anche l’angolo più invisibile del quadro.
Non che Scorsese o Lumet non lo facessero, ma c’è qualcosa di esteticamente ossessivo nell’amalgamare un determinato taglio trasversale di luce, la malinconica intensità di colori tardo-autunnali, l’inquietante e rimbombante commento musicale della compositrice islandese Hirlun Guonadottir (Soldado e la serie tv Chernobyl), da lasciare di stucco. E poi non c’è niente da fare: Phoenix si mangia in un sol boccone Jared Leto, Heath Ledger e Jack Nicholson. Questo Joker gli è stato cucito addosso nelle pieghe del viso, nelle pupille sempre pronte ad accendersi, in quelle linee sottili di braccia, tronco e gambe pronte ad un ipnotico e inusuale movimento coreografico. Oltretutto c’è anche una sorta di storico e simbolico passaggio di testimone. Il Joker/Arthur di Phoenix è il Travis Bickle del nuovo millennio. Gettato il sasso non togliamo la mano. La storia del cinema continua. Joker rischia di essere un film che piacerà all’immenso pubblico dei fumetti anche under 40. E potrebbe essere un guaio.