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primo piano e anteprima

PRIMO PIANO SONDRIO, NONNO PICCHIATO IN OSPIZIO DAL VICINO DI LETTO: "RUSSAVA TROPPO"

1 Maggio 2013, 10:47am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.leggo.it/LeggoNews/PANORAMA/20130501_ospizio-2.jpg

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA TEGLIO (SONDRIO) - Un uomo di 85 anni è finito all'ospedale dopo un'aggressione subita nella notte. A ferirlo al volto, in modo fortunatamente non grave, quindi con rapide dimissioni dal pronto soccorso, sarebbe stato il suo vicino di letto, forse infastidito dal russare dell'ultraottantenne. Sul grave episodio, avvenuto all'interno della Casa di riposo Sant'Orsola di Teglio (Sondrio) stanno ora indagando i carabinieri che hanno informato la Procura. 
La moglie della vittima, durante una visita, si è accorta degli evidenti lividi che aveva al volto il marito, innescando l'immediato intervento dei carabinieri che, in queste ore, stanno raccogliendo le testimonianze dei diversi ospiti e degli operatori in servizio nello ospizio, il cui operato è ora al vaglio. Si punta a stabilire con precisione innanzitutto le modalità dell'aggressione (forse si è trattato di schiaffi inferti con una certa violenza), eventuali responsabilità in relazione alla vigilanza e, in particolare, se siano stati messi in campo necessari dispositivi per evitare che l'episodio si verificasse, in quanto sarebbe emerso che il presunto responsabile, ossia un settantenne, già in passato si è reso protagonista di un analogo episodio di violenza in danno di un altro ospite della stessa struttura.

LEGGO.IT

01.05.2013

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NEWS IMPORTANTI E ANTEPRIMA Sfigurato da acido a Roma, era vittima stalking Si cerca aggressore, colpito a volto e torace

1 Maggio 2013, 08:59am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

227437 2003962587951 5671684 nINSERITO DA KATIA PERROTTA ROMA - Rischia di rimanere sfigurato dall'acido muriatico dopo un'aggressione alla fermata di un treno. E' successo a Roma, dove un uomo di 32 anni, gia' vittima di stalking, e' stato colpito al volto e al torace da acido muriatico in strada. E' caccia all'aggressore.

L'aggressore, secondo alcune testimonianze, è scappato. La vittima in passato era stata vittima di stalking da parte di una donna. Al momento dell'aggressione era in compagnia di una collega di lavoro, una romana di 33 anni colpita all'avambraccio dall'acido. La polizia indaga sulla vicenda.

ANSA

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NEWS IMPORTANTI E ANTEPRIMA Crolla solaio a Velletri, morto operaio

1 Maggio 2013, 08:58am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

INSERITO DA UTENTE DEL WEB ROMA - Un altro morto sul lavoro, proprio alla vigilia del Primo Maggio. Lavorava in nero e non aveva alcuna protezione quando un solaio gli è crollato addosso, facendolo morire sul colpo, seppellito dalle macerie. Il committente dei lavori e proprietario del locale, un italiano di 30 anni, è stato arrestato dai carabinieri per omicidio colposo. L'ipotesi di reato è di omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. L'uomo, che doveva realizzare un pub, aveva licenziato la ditta regolare e assunto quattro romeni in nero. A morire è stato proprio uno di loro. La vittima del crollo è un romeno di 46 anni che stava eseguendo dei lavori di ristrutturazione al pianterreno di un edificio nel centro storico di Velletri, comune dei Castelli romani. Il corpo è stato trovato dai vigili del fuoco nel semi-interrato.

Altri due cadaveri, di due uomini, sono stati trovati all'interno di una cabina dell'energia elettrica a Pomezia, vicino Roma, in via Pontina vecchia. Avevano tentato di rubare il rame da una cabina elettrica all'interno di una fabbrica dismessa i due uomini, probabilmente morti folgorati. I corpi sono semicarbonizzati e non è ancora chiara la data del decesso. I cadaveri, trovati all'interno della fabbrica dismessa che in passato produceva allestimenti per camper, non sono stati ancora identificati.

ANSA 

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PRIMO PIANO Governo: scontro su Imu. Aut aut del Cav, Merkel a Letta: Italia gia' fatto pezzo strada

1 Maggio 2013, 08:53am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.ansa.it/webimages/section_210/2013/4/30/789fd748e0dcc1ce0c52bf620296c1c6.jpg

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA "Ogni Paese deve fare i propri compiti" per uscire dalla crisi e "l'Italia ha già compiuto un pezzo di strada". Lo ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel in una conferenza stampa con il premier Enrico letta. "Per noi in Germania la crescita e il consolidamento di bilancio non sono contrapposti, non sono separati, ma viaggiano insieme", ha aggiunto Merkel. "Collaboreremo con gioia con il nuovo governo italiano" anche perché il presidente Napolitano "ci ha detto quanto l'Italia tiene all'Europa", ha spiegato la cancelliera tedesca a Berlino con il premier Enrico Letta. "Pensiamo che con il nuovo Governo avremo una buona collaborazione". Così la cancelliera Angela Merkel dopo l'incontro con il premier Enrico Letta."Mi rallegro moltissimo in questa situazione non semplice le auguro veramente il meglio", ha aggiunto Merkel rivolgendosi a Letta.

"Mi compiaccio di accogliere qui Enrico Letta non solo peché mi dà la possibilità di conoscerci ma anche perché questo dimostra che i rapporti Bilatreali Roma Berlino sono straordinariamente importanti e mi compiaccio di continuare una collaborazione. Ci sono molti compiti da fare ancora per l'Europa", ha spiegato Angela Merkel a Berlino in conferenza stampa con Enrico Letta.

"Nessuno ha intenzione di dire ai cittadini tedeschi cosa devono fare, così come i cittadini tedeschi non hanno alcuna intenzione di dire agli italiani cosa devono fare". Lo ha sottolineato il premier Enrico Letta in una conferenza stampa da Berlino insieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel. "Dobbiamo agire insieme", ha aggiunto Letta.

"Il Governo che si forma è politico e vuole usare tutta la forza politica che il Parlamento gli ha dato per lavorare soprattutto in due direzioni: la prima è quella di ristabilire la fiducia nella politica e nelle istituzioni da parte di quegli italiani che l'hanno persa. E poi dare fiducia a quegli italiani che hanno perso il lavoro e visto le difficoltà aumentate". Cosi' Letta. Una premessa che porta il premier italiano a spiegare che se "la crisi che ci ha colpito per 5 anni non ha trovato soluzioni sufficienti è perché non c'é stata abbastanza Europa". Soluzioni che si possono trovare, secondo Letta, solo "con una grande intesa tra Germania e Italia: l'Europa trova sempre grandi risultati - osserva - quando Italia e Germania hanno fatto sì che questi risultati si raggiungessero".

Intanto il ministro per le Pari Opportunità, le Politiche giovanili e lo Sport Josefa Idem  ha dichiarato - secondo quanto riportato dal tabloid Bild sul suo sito - che 'Il risentimento degli italiani, colpiti dalla crisi e dalle misure di austerità, nei confronti della cancelliera Angela Merkel è "comprensibile".

Oggi l'esecutivo di Enrico Letta ha ottenuto 453 sì alla Camera, 233 al Senato: fa il peno di voti in Parlamento potendo contare su una maggioranza schiacciante. A Montecitorio, il premier poteva arrivare a 455 voti, ne ha persi due per strada, uno era di Giuseppe Civati, il 'frondista' del Pd. I democratici alla fine hanno retto dando l'ok al nuovo esecutivo insieme a Pdl, Scelta civica e gruppo misto. I 20 leghisti si sono astenuti. E si sommano ai 154 no di M5S, Sel e Fratelli d'Italia.

Al Senato, l'esecutivo dell'ex numero 2 del Pd poteva contare su una 'base' di 239 voti ( 'teoricamente' 242 se si inseriscono i nomi del presidente Pietro Grasso che non ha votato, come da tradizione per i presidenti delle Camere, e i due senatori a vita, Andreotti e Ciampi, che non si presentano a Palazzo Madama da tempo. Il predecessore di Enrico Letta, il professor Mario Monti, ottenne il 17 novembre 2011 il voto favorevole di 281 senatori e il giorno successivo di 556 deputati, ma allora non c'era ancora il Movimento 5 stelle di Grillo, attualmente il secondo partito italiano.

"Mi sono reso conto che c'é un grande problema: c'é un carico d'aspettative francamente eccessivo" su di noi. Lo ha detto il premier Enrico Letta al Senato spiegando che dopo aver letto i giornali ed aver ascoltato i commenti in Parlamento "la giornata si è caricata di molte preoccupazioni".

"Se non c'é la consapevolezza dell'oggettiva fragilità di quanto fatto e di quanto stiamo facendo e si pensa che tutti i problemi si siano risolti facendo un governo io credo che abbiamo sbagliato. La situazione rimane di grandissima difficoltà".

"La squadra di Governo che lavorerà con il Parlamento cercherà di avere un rapporto corretto" con le Camere perché "negli ultimi 10 anni abbiamo vissuto un rapporto sempre più asimmetrico" perché è chiaro che "le nostre istituzioni non funzionano. Da qui il tema della Convenzione".

"La scelta che tutti insieme qui abbiamo fatto è figlia di una situazione d'emergenza, che noi affrontiamo con determinazione, buona volontà, energia e consapevolezza dei nostri limiti. Ma c'é un'emergenza, che non scompare perché la Camera ha dato la fiducia e oggi mi auguro la dia il Senato".

"Metto la convenzione al centro della riflessione, ribadisco qui che è un tema rispetto al quale proprio al Senato, con il presidente Schifani, si è fatto un lavoro molto forte, marcato e profondo che ha portato a tanti punti di convergenza possibili che spero possano essere utilizzati". Così il premier Enrico Letta al Senato.

"Dobbiamo cambiare su tante cose, sulle regole ma anche su cose minori, come ad esempio la questione degli stadi. Noi dobbiamo lasciare tutto fermo perché fare qualcosa ci spaventa? Dobbiamo renderci conto che bisogna fare dei cambiamenti che servono a tutti nel senso della concretezza".

"Io avrei voluto un diverso esito elettorale ma la realtà è quella che abbiamo di fronte". E "la realtà è il principale tema che un uomo politico deve mettere al centro della sua azione, oppure raccontiamo a noi stessi delle favole per stare tranquilli".

"Ho parlato di 18 mesi per la Convenzione non perché irrispettoso del parlamento che è libero e sovrano ma perché ritengo che la vita del governo debba essere legato a adempimenti certi". Così il premier Enrico Letta torna sulla durata indicata ieri per un bilancio di governo.

BERLUSCONI, SENZA ABOLIZIONE IMU NO SOSTEGNO A LETTA  - "CertO che sono fiducioso sia sull'abolizione che sulla restituzione. Non sosterremmo un governo che non attua queste misure né lo sosterremmo dall'esterno. Abbiamo preso un impegno con gli elettori e vogliamo manteneRlo". Lo afferma Silvio Berlusconi arrivando in Senato a proposito dell'Imu.

DELRIO, IMU VIENE SOSPESA CON IMPEGNO DI ALLEGGERIRLA - "L'Imu verrà sospesa per la rata di giugno con l'impegno ad alleggerirla soprattutto per i meno abbienti". Così il ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio. "Il lavoro sarà fatto con il Parlamento, non possiamo sapere il punto di approdo". Rispetto alla rimodulazione dell'Imu, spiega, "c'é un problema di liquidità di Comuni che affronteremo".

"No, credo proprio di no". Delrio risponde così a chi gli domanda se sia ipotizzabile uno sforamento del tetto del 3% nel rapporto tra deficit e Pil nel 2013. "Ora vediamo come va il tour del presidente in Europa ma - sottolinea il ministro - l'importante è riuscire a ottenere una deroga per gli investimenti strategici. E occorre individuare quali".

CAMUSSO, DA SINDACATI NO ABOLIZIONE TOUT COURT DELL'IMU - A Cgil, Cisl e Uil "non va bene l'idea che si abolisca tout court l'Imu sulla prima casa, così vengono sottratte risorse a politiche più necessarie. Bisogna scegliere e dire che si difendono le persone con una sola casa, non chi ha 20 ville e 37 appartamenti, e con valore basso". Così Susanna Camusso sulla posizione unitaria con Cisl e Uil

UE, ABOLIZIONE? RISPETTARE TARGET SENZA NUOVO DEBITO - "Gli obiettivi di bilancio per l'Italia non cambiano e il nuovo governo dovrà dire come intende rispettarli senza nuovo indebitamento": così un portavoce della Commissione Ue a chi gli chiedeva se Bruxelles accetterebbe una abolizione dell'Imu.

"Sono sicuro di poter contare sul suo impegno per la continuazione del processo di riforme necessarie affinché, insieme, gli europei possano far fronte alle sfide della crisi, con l'auspicato rilancio della crescita e dell'occupazione": così il presidente della Commissione José Barroso si congratula con il nuovo governo. "L'avvio di questa nuova fase della politica italiana e l'inizio delle attività del Suo governo coincidono con un momento cruciale dell'integrazione europea ed io mi rallegro di poter contare sul Suo contributo per quanto riguarda, in particolare, la continuazione del processo di integrazione economica, monetaria e politica dell'Unione europea", ha detto Barroso in una nota. "A nome della Commissione europea e mio personale, mi congratulo con Lei per la Sua nomina a Presidente del Consiglio e per la formazione del nuovo governo al quale il Parlamento ha dato piena fiducia", ha concluso.

GRILLO, IERI EVENTO STRAORDINARIO, OPPOSIZIONE ALLA CAMERA - "Ieri alla Camera è accaduto un fenomeno unico. Deputati che non devono rendere conto a nessuna lobby o partito"... "Hanno fatto opposizione. Un evento straordinario per il Parlamento italiano". Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog, allegando l'intervento di ieri in Aula del vicepresidente dei deputati M5S, Riccardo Nuti, con il quale annunciava il 'no' alla fiducia al governo Letta.

CRIMI, INVITIAMO NOI LETTA A SCONGELARSI, NO FIDUCIA - "L'attendevamo sui fatti e ha mostrato la rigidità di un sistema politico ibernato", "lei ci ha invitato a scongelarci, ma l'invito a scongelarsi lo rivolgiamo noi a lei". Così Vito Crimi (M5S) nelle dichiarazioni di voto sulla fiducia al governo Letta. Tra i ministri ci sono "tanti nostromi di governi naufragati". Il governo "sarà ostaggio di veti e mercanteggiamenti dei partiti". Il M5S "non darà la fiducia", ma si "confronterà sui contenuti". "Saremo sempre responsabili".

CEI, PRIORITA' SIANO LAVORO E FAMIGLIA  - "La mia speranza è che i temi della famiglia e del lavoro, che alla fine sono un problema unico nella contingenza attuale del nostro paese, siano davvero la priorità e siano davvero un punto di incontro di bene comune". Lo ha detto monsignor Arrigo Miglio,arcivescovo di Cagliari e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle settimane sociali dei cattolici italiani, parlando del nuovo governo.

LUPI, ENTRO SETTIMANA FAREMO SOTTOSEGRETARI  - "Sì, entro la settimana". Risponde così il ministro per le Infrastrutture e i Trasporti Maurizio Lupi, conversando con i cronisti in Transatlantico al Senato, a chi gli chiede se entro la settimana potrebbero arrivare le nomine dei sottosegretari.

"Si". Risponde così Lupi conversando con i cronisti nel Transatlantico del Senato a chi gli chiede se il primo provvedimento del governo sarà l'approvazione del Def.

MARONI, 18 MESI CI VA BENE MA NON FAREMO SCONTI  - "Diciotto mesi per fare le riforme col Senato federale è una prospettiva che a noi interessa". Lo ha detto il segretario della Lega Roberto Maroni sulla Convenzione proposta dal premier Enrico Letta. Maroni ha confermato di voler collaborare, ma ha avvertito: "faremo le nostre battaglie senza sconti".

SCHULZ, BENE DISCORSO LETTA ANTI-AUSTERITA' - "Come ha ribadito il nuovo premier Enrico Letta nel suo discorso, l'austerità a senso unico soffoca non solo l'Italia, ma molti paesi dell'eurozona. Servono misure urgenti per dare ossigeno all'economia e speranza ai giovani": così il presidente del Parlamento Ue Martin Schulz in una nota di congratulazioni al governo. "Spero che questo passaggio rappresenti la fine dello stallo che ha segnato il periodo post-elettorale, e che l'Italia torni a giocare il ruolo che le spetta nel contesto europeo", ha detto Schulz. "Oggi più che mai, l'Europa ha bisogno di un'Italia coraggiosa, nel solco profondo della sua tradizione europeista, per ripensare, rafforzare e ridare legittimità alla nostra Unione", ha concluso.

BAGNASCO, TOUR EUROPEO LETTA MOLTO POSITIVO - Il tour nelle principali capitali europee del presidente del Consiglio, Enrico Letta, secondo il presidente della Cei e vescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, "é un gesto molto positivo che dà spinta e fiducia all'Italia nel contesto europeo". E' quanto Bagnasco ha detto a Genova prima di celebrare una messa in Banca Carige.

ANSA

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1° MAGGIO FESTA DEI LAVORATORI GIORNALINO ARTIGIANALE A CURA DI ANGELA CECERE

30 Aprile 2013, 17:30pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

                    1° MAGGIO FESTA DEI LAVORATORI

   GIORNALINO ARTIGIANALE A CURA DI ANGELA CECERE

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Il Primo maggio: storia e significato di una ricorrenza


1maggio.gifOrigini del Primo maggio 
Il 1° maggio nasce il 20 luglio 1889, a Parigi. A lanciare l'idea è il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese : 
"Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi". 
Poi, quando si passa a decidere sulla data, la scelta cade sul 1 maggio. Una scelta simbolica: tre anni prima infatti, il 1 maggio 1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, era stata repressa nel sangue. 

Man mano che ci si avvicina al 1 maggio 1890 le organizzazioni dei lavoratori intensificano l'opera di sensibilizzazione sul significato di quell'appuntamento. 

"Lavoratori - si legge in un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 - ricordatevi il 1 maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l'Internazionale!". 
Monta intanto un clima di tensione, alimentato da voci allarmistiche: la stampa conservatrice interpreta le paure della borghesia, consiglia a tutti di starsene tappati in casa, di fare provviste, perché non si sa quali gravi sconvolgimenti potranno accadere. 

Da parte loro i governi, più o meno liberali o autoritari, allertano gli apparati repressivi.
In Italia il governo di Francesco Crispi usa la mano pesante, attuando drastiche misure di prevenzione e vietando qualsiasi manifestazione pubblica sia per la giornata del 1 maggio che per la domenica successiva, 4 maggio. 

In diverse località, per incoraggiare la partecipazione del maggior numero di lavoratori, si è infatti deciso di far slittare la manifestazione alla giornata festiva. 

Del resto si tratta di una scommessa dall'esito quanto mai incerto: la mancanza di un unico centro coordinatore a livello nazionale - il Partito socialista e la Confederazione generale del lavoro sono di là da venire - rappresenta un grave handicap dal punto di vista organizzativo. Non si sa poi in che misura i lavoratori saranno disposti a scendere in piazza per rivendicare un obiettivo, quello delle otto ore, considerato prematuro da gran parte dei dirigenti del movimento operaio italiano o per testimoniare semplicemente una solidarietà internazionale di classe. 

Proprio per questo la riuscita del 1 maggio 1890 costituisce una felice sorpresa, un salto di qualità del movimento dei lavoratori,che per la prima volta dà vita ad una mobilitazione su scala nazionale, per di più collegata ad un'iniziativa di carattere internazionale. 

In numerosi centri, grandi e piccoli, si svolgono manifestazioni, che fanno registrare quasi ovunque una vasta partecipazione di lavoratori. Un episodio significativo accade a Voghera, dove gli operai, costretti a recarsi al lavoro, ci vanno vestiti a festa. 
"La manifestazione del 1 maggio - commenta a caldo Antonio Labriola - ha in ogni caso superato di molto tutte le speranze riposte in essa da socialisti e da operai progrediti. Ancora pochi giorni innanzi, la opinione di molti socialisti, che operano con la parola e con lo scritto, era alquanto pessimista". 
Anche negli altri paesi il 1 maggio ha un'ottima riuscita: 
"Il proletariato d'Europa e d'America - afferma compiaciuto Fiedrich Engels - passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito. E lo spettacolo di questa giornata aprirà gli occhi ai capitalisti". 
Visto il successo di quella che avrebbe dovuto essere una rappresentazione unica, viene deciso di replicarla per l'anno successivo. 
Il 1 maggio 1891 conferma la straordinaria presa di quell'appuntamento e induce la Seconda Internazionale a rendere permanente quella che, da lì in avanti, dovrà essere la "festa dei lavoratori di tutti i paesi".



Tra Ottocento e Novecento
Inizia così la tradizione del 1 maggio, un appuntamento al quale il movimento dei lavoratori si prepara con sempre minore improvvisazione e maggiore consapevolezza. L'obiettivo originario delle otto ore viene messo da parte e lascia il posto ad altre rivendicazioni politiche e sociali considerate più impellenti. La protesta per le condizioni di miseria delle masse lavoratrici anima le manifestazioni di fine Ottocento. 

Il 1 maggio 1898 coincide con la fase più acuta dei "moti per il pane", che investono tutta Italia e hanno il loro tragico epilogo a Milano. Nei primi anni del Novecento il 1 maggio si caratterizza anche per la rivendicazione del suffraggio universale e poi per la protesta contro l'impresa libica e contro la partecipazione dell'Italia alla guerra mondiale.

Si discute intanto sul significato di questa ricorrenza: giorno di festa, di svago e di divertimento oppure di mobilitazione e di lotta ? 

Un binomio, questo di festa e lotta, che accompagna la celebrazione del 1 maggio nella sua evoluzione più che secolare, dividendo i fautori dell'una e dell'altra caratterizzazione.

Qualcuno ha inteso conciliare gli opposti, definendola una "festa ribelle", ma nei fatti il 1 maggio è l'una e l'altra cosa insieme, a seconda delle circostanze più lotta o più festa. 

Il 1 maggio 1919 i metallurgici e altre categorie di lavoratori possono festeggiare il conseguimento dell'obiettivo originario della ricorrenza: le otto ore. 



Il ventennio fascista
Nel volgere di due anni però la situazione muta radicalmente: Mussolini arriva al potere e proibisce la celebrazione del 1 maggio. 

Durante il fascismo la festa del lavoro viene spostata al 21 aprile, giorno del cosiddetto Natale di Roma; così snaturata, essa non dice più niente ai lavoratori, mentre il 1 maggio assume una connotazione quanto mai "sovversiva", divenendo occasione per esprimere in forme diverse - dal garofano rosso all'occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria - l'opposizione al regime.



Dal dopoguerra a oggi
All'indomani della Liberazione, il 1 maggio 1945, partigiani e lavoratori, anziani militanti e giovani che non hanno memoria della festa del lavoro, si ritrovano insieme nelle piazze d'Italia in un clima di entusiasmo. 

Appena due anni dopo il 1 maggio è segnato dalla strage di Portella della Ginestra, dove gli uomini del bandito Giuliano fanno fuoco contro i lavoratori che assistono al comizio. 

Nel 1948 le piazze diventano lo scenario della profonda spaccatura che, di lì a poco, porterà alla scissione sindacale. Bisognerà attendere il 1970 per vedere di nuovo i lavoratori di ogni tendenza politica celebrare uniti la loro festa.

Le trasformazioni sociali, il mutamento delle abitudini ed anche il fatto che al movimento dei lavoratori si offrono altre occasioni per far sentire la propria presenza, hanno portato al progressivo abbandono delle tradizionali forme di celebrazione del 1 maggio. 

Oggi un'unica grande manifestazione unitaria esaurisce il momento politico, mentre il concerto rock che da qualche anno Cgil, Cisl e Uil organizzano per i giovani sembra aderire perfettamente allo spirito del 1 maggio, come lo aveva colto nel lontano 1903 Ettore Ciccotti: 
"Un giorno di riposo diventa naturalmente un giorno di festa, l'interruzione volontaria del lavoro cerca la sua corrispondenza in una festa de'sensi; e un'accolta di gente, chiamata ad acquistare la coscienza delle proprie forze, a gioire delle prospettive dell'avvenire, naturalmente è portata a quell'esuberanza di sentimento e a quel bisogno di gioire, che è causa ed effetto al tempo stesso di una festa".
Foto: Il Primo maggio: storia e significato di una ricorrenza Origini del Primo maggio Tra Ottocento e Novecento Il Ventennio fascista Dal dopoguerra a oggi Origini del Primo maggio Il 1° maggio nasce il 20 luglio 1889, a Parigi. A lanciare l'idea è il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese : "Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi". Poi, quando si passa a decidere sulla data, la scelta cade sul 1 maggio. Una scelta simbolica: tre anni prima infatti, il 1 maggio 1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, era stata repressa nel sangue. Man mano che ci si avvicina al 1 maggio 1890 le organizzazioni dei lavoratori intensificano l'opera di sensibilizzazione sul significato di quell'appuntamento. "Lavoratori - si legge in un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 - ricordatevi il 1 maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l'Internazionale!". Monta intanto un clima di tensione, alimentato da voci allarmistiche: la stampa conservatrice interpreta le paure della borghesia, consiglia a tutti di starsene tappati in casa, di fare provviste, perché non si sa quali gravi sconvolgimenti potranno accadere. Da parte loro i governi, più o meno liberali o autoritari, allertano gli apparati repressivi. In Italia il governo di Francesco Crispi usa la mano pesante, attuando drastiche misure di prevenzione e vietando qualsiasi manifestazione pubblica sia per la giornata del 1 maggio che per la domenica successiva, 4 maggio. In diverse località, per incoraggiare la partecipazione del maggior numero di lavoratori, si è infatti deciso di far slittare la manifestazione alla giornata festiva. Del resto si tratta di una scommessa dall'esito quanto mai incerto: la mancanza di un unico centro coordinatore a livello nazionale - il Partito socialista e la Confederazione generale del lavoro sono di là da venire - rappresenta un grave handicap dal punto di vista organizzativo. Non si sa poi in che misura i lavoratori saranno disposti a scendere in piazza per rivendicare un obiettivo, quello delle otto ore, considerato prematuro da gran parte dei dirigenti del movimento operaio italiano o per testimoniare semplicemente una solidarietà internazionale di classe. Proprio per questo la riuscita del 1 maggio 1890 costituisce una felice sorpresa, un salto di qualità del movimento dei lavoratori,che per la prima volta dà vita ad una mobilitazione su scala nazionale, per di più collegata ad un'iniziativa di carattere internazionale. In numerosi centri, grandi e piccoli, si svolgono manifestazioni, che fanno registrare quasi ovunque una vasta partecipazione di lavoratori. Un episodio significativo accade a Voghera, dove gli operai, costretti a recarsi al lavoro, ci vanno vestiti a festa. "La manifestazione del 1 maggio - commenta a caldo Antonio Labriola - ha in ogni caso superato di molto tutte le speranze riposte in essa da socialisti e da operai progrediti. Ancora pochi giorni innanzi, la opinione di molti socialisti, che operano con la parola e con lo scritto, era alquanto pessimista". Anche negli altri paesi il 1 maggio ha un'ottima riuscita: "Il proletariato d'Europa e d'America - afferma compiaciuto Fiedrich Engels - passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito. E lo spettacolo di questa giornata aprirà gli occhi ai capitalisti". Visto il successo di quella che avrebbe dovuto essere una rappresentazione unica, viene deciso di replicarla per l'anno successivo. Il 1 maggio 1891 conferma la straordinaria presa di quell'appuntamento e induce la Seconda Internazionale a rendere permanente quella che, da lì in avanti, dovrà essere la "festa dei lavoratori di tutti i paesi". Tra Ottocento e Novecento Inizia così la tradizione del 1 maggio, un appuntamento al quale il movimento dei lavoratori si prepara con sempre minore improvvisazione e maggiore consapevolezza. L'obiettivo originario delle otto ore viene messo da parte e lascia il posto ad altre rivendicazioni politiche e sociali considerate più impellenti. La protesta per le condizioni di miseria delle masse lavoratrici anima le manifestazioni di fine Ottocento. Il 1 maggio 1898 coincide con la fase più acuta dei "moti per il pane", che investono tutta Italia e hanno il loro tragico epilogo a Milano. Nei primi anni del Novecento il 1 maggio si caratterizza anche per la rivendicazione del suffraggio universale e poi per la protesta contro l'impresa libica e contro la partecipazione dell'Italia alla guerra mondiale. Si discute intanto sul significato di questa ricorrenza: giorno di festa, di svago e di divertimento oppure di mobilitazione e di lotta ? Un binomio, questo di festa e lotta, che accompagna la celebrazione del 1 maggio nella sua evoluzione più che secolare, dividendo i fautori dell'una e dell'altra caratterizzazione. Qualcuno ha inteso conciliare gli opposti, definendola una "festa ribelle", ma nei fatti il 1 maggio è l'una e l'altra cosa insieme, a seconda delle circostanze più lotta o più festa. Il 1 maggio 1919 i metallurgici e altre categorie di lavoratori possono festeggiare il conseguimento dell'obiettivo originario della ricorrenza: le otto ore. Il ventennio fascista Nel volgere di due anni però la situazione muta radicalmente: Mussolini arriva al potere e proibisce la celebrazione del 1 maggio. Durante il fascismo la festa del lavoro viene spostata al 21 aprile, giorno del cosiddetto Natale di Roma; così snaturata, essa non dice più niente ai lavoratori, mentre il 1 maggio assume una connotazione quanto mai "sovversiva", divenendo occasione per esprimere in forme diverse - dal garofano rosso all'occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria - l'opposizione al regime. Dal dopoguerra a oggi All'indomani della Liberazione, il 1 maggio 1945, partigiani e lavoratori, anziani militanti e giovani che non hanno memoria della festa del lavoro, si ritrovano insieme nelle piazze d'Italia in un clima di entusiasmo. Appena due anni dopo il 1 maggio è segnato dalla strage di Portella della Ginestra, dove gli uomini del bandito Giuliano fanno fuoco contro i lavoratori che assistono al comizio. Nel 1948 le piazze diventano lo scenario della profonda spaccatura che, di lì a poco, porterà alla scissione sindacale. Bisognerà attendere il 1970 per vedere di nuovo i lavoratori di ogni tendenza politica celebrare uniti la loro festa. Le trasformazioni sociali, il mutamento delle abitudini ed anche il fatto che al movimento dei lavoratori si offrono altre occasioni per far sentire la propria presenza, hanno portato al progressivo abbandono delle tradizionali forme di celebrazione del 1 maggio. Oggi un'unica grande manifestazione unitaria esaurisce il momento politico, mentre il concerto rock che da qualche anno Cgil, Cisl e Uil organizzano per i giovani sembra aderire perfettamente allo spirito del 1 maggio, come lo aveva colto nel lontano 1903 Ettore Ciccotti: "Un giorno di riposo diventa naturalmente un giorno di festa, l'interruzione volontaria del lavoro cerca la sua corrispondenza in una festa de'sensi; e un'accolta di gente, chiamata ad acquistare la coscienza delle proprie forze, a gioire delle prospettive dell'avvenire, naturalmente è portata a quell'esuberanza di sentimento e a quel bisogno di gioire, che è causa ed effetto al tempo stesso di una festa".

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FESTA DEI LAVORATORI

 

1maggio-copia-1.gifIl 1 Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione.
"Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" fu la parola d'ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento. Si aprì così la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il primo Maggio, appunto, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza.



Le origini

Dal congresso dell'Associazione internazionale dei lavoratori - la Prima Internazionale - riunito a Ginevra nel settembre 1866, scaturì una proposta concreta: "otto ore come limite legale dell'attività lavorativa".
A sviluppare un grande movimento di lotta sulla questione delle otto ore furono soprattutto le organizzazioni dei lavoratori statunitensi. Lo Stato dell'Illinois, nel 1866, approvò una legge che introduceva la giornata lavorativa di otto ore, ma con limitazioni tali da impedirne l'estesa ed effettiva applicazione. L'entrata in vigore della legge era stata fissata per il 1 Maggio 1867 e per quel giorno venne organizzata a Chicago una grande manifestazione. Diecimila lavoratori diedero vita al più grande corteo mai visto per le strade della città americana.
Nell'ottobre del 1884 la Federation of Organized Trades and Labour Unions indicò nel 1 Maggio 1886 la data limite, a partire dalla quale gli operai americani si sarebbero rifiutati di lavorare più di otto ore al giorno.



La decisione

Il 1° maggio nasce il 20 luglio 1889, a Parigi. A lanciare l'idea è il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese :

"Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi".

Poi, quando si passa a decidere sulla data, la scelta cade sul 1 maggio. Una scelta simbolica: tre anni prima infatti, il 1 maggio 1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, era stata repressa nel sangue. Il 1 Maggio 1886 cadeva di sabato, allora giornata lavorativa, ma in dodicimila fabbriche degli Stati Uniti 400 mila lavoratori incrociarono le braccia. Nella sola Chicago scioperarono e parteciparono al grande corteo in 80 mila. Tutto si svolse pacificamente, ma nei giorni successivi scioperi e manifestazioni proseguirono e nelle principali città industriali americane la tensione si fece sempre più acuta. Il lunedì la polizia fece fuoco contro i dimostranti radunati davanti ad una fabbrica per protestare contro i licenziamenti, provocando quattro morti. Per protesta fu indetta una manifestazione per il giorno dopo, durante la quale, mentre la polizia si avvicinava al palco degli oratori per interrompere il comizio, fu lanciata una bomba. I poliziotti aprirono il fuoco sulla folla. Alla fine si contarono otto morti e numerosi feriti. Il giorno dopo a Milwaukee la polizia sparò contro i manifestanti (operai polacchi) provocando nove vittime. Una feroce ondata repressiva si abbatté contro le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori, le cui sedi furono devastate e chiuse e i cui dirigenti vennero arrestati. Per i fatti di Chicago furono condannati a morte otto noti esponenti anarchici malgrado non ci fossero prove della loro partecipazione all'attentato. Due di loro ebbero la pena commutata in ergastolo, uno venne trovato morto in cella, gli altri quattro furono impiccati in carcere l'11 novembre 1887. Il ricordo dei "martiri di Chicago" era diventato simbolo di lotta per le otto ore e riviveva nella giornata ad essa dedicata: il 1 Maggio.



Man mano che ci si avvicina al 1 maggio 1890 le organizzazioni dei lavoratori intensificano l'opera di sensibilizzazione sul significato di quell'appuntamento.

"Lavoratori - si legge in un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 - ricordatevi il 1 maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l'Internazionale!".

Monta intanto un clima di tensione, alimentato da voci allarmistiche: la stampa conservatrice interpreta le paure della borghesia, consiglia a tutti di starsene tappati in casa, di fare provviste, perchè non si sa quali gravi sconvolgimenti potranno accadere. 


Da parte loro i governi, più o meno liberali o autoritari, allertano gli apparati repressivi.
In Italia il governo di Francesco Crispi usa la mano pesante, attuando drastiche misure di prevenzione e vietando qualsiasi manifestazione pubblica sia per la giornata del 1 maggio che per la domenica successiva, 4 maggio. 

In diverse località, per incoraggiare la partecipazione del maggior numero di lavoratori, si è infatti deciso di far slittare la manifestazione alla giornata festiva. 

Del resto si tratta di una scommessa dall'esito quanto mai incerto: la mancanza di un unico centro coordinatore a livello nazionale - il Partito socialista e la Confederazione generale del lavoro sono di là da venire - rappresenta un grave handicap dal punto di vista organizzativo. Non si sa poi in che misura i lavoratori saranno disposti a scendere in piazza per rivendicare un obiettivo, quello delle otto ore, considerato prematuro da gran parte dei dirigenti del movimento operaio italiano o per testimoniare semplicemente una solidarietà internazionale di classe. 

Proprio per questo la riuscita del 1 maggio 1890 costituisce una felice sorpresa, un salto di qualità del movimento dei lavoratori,che per la prima volta dà vita ad una mobilitazione su scala nazionale, per di più collegata ad un'iniziativa di carattere internazionale. 

In numerosi centri, grandi e piccoli, si svolgono manifestazioni, che fanno registrare quasi ovunque una vasta partecipazione di lavoratori. Un episodio significativo accade a Voghera, dove gli operai, costretti a recarsi al lavoro, ci vanno vestiti a festa.

"La manifestazione del 1 maggio - commenta a caldo Antonio Labriola - ha in ogni caso superato di molto tutte le speranze riposte in essa da socialisti e da operai progrediti. Ancora pochi giorni innanzi, la opinione di molti socialisti, che operano con la parola e con lo scritto, era alquanto pessimista".

Anche negli altri paesi il 1 maggio ha un'ottima riuscita:

"Il proletariato d'Europa e d'America - afferma compiaciuto Fiedrich Engels - passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito. E lo spettacolo di questa giornata aprirà gli occhi ai capitalisti".

Visto il successo di quella che avrebbe dovuto essere una rappresentazione unica, viene deciso di replicarla per l'anno successivo. 

Il 1 maggio 1891 conferma la straordinaria presa di quell'appuntamento e induce la Seconda Internazionale a rendere permanente quella che, da lì in avanti, dovrà essere la "festa dei lavoratori di tutti i paesi".
Tra Ottocento e Novecento



Inizia così la tradizione del 1 maggio, un appuntamento al quale il movimento dei lavoratori si prepara con sempre minore improvvisazione e maggiore consapevolezza. L'obiettivo originario delle otto ore viene messo da parte e lascia il posto ad altre rivendicazioni politiche e sociali considerate più impellenti. La protesta per le condizioni di miseria delle masse lavoratrici anima le manifestazioni di fine Ottocento. 

Il 1 maggio 1898 coincide con la fase più acuta dei "moti per il pane", che investono tutta Italia e hanno il loro tragico epilogo a Milano. Nei primi anni del Novecento il 1 maggio si caratterizza anche per la rivendicazione del suffraggio universale e poi per la protesta contro l'impresa libica e contro la partecipazione dell'Italia alla guerra mondiale.

Si discute intanto sul significato di questa ricorrenza: giorno di festa, di svago e di divertimento oppure di mobilitazione e di lotta ? 

Un binomio, questo di festa e lotta, che accompagna la celebrazione del 1 maggio nella sua evoluzione più che secolare, dividendo i fautori dell'una e dell'altra caratterizzazione.

Qualcuno ha inteso conciliare gli opposti, definendola una "festa ribelle", ma nei fatti il 1 maggio è l'una e l'altra cosa insieme, a seconda delle circostanze più lotta o più festa. 

Il 1 maggio 1919 i metallurgici e altre categorie di lavoratori possono festeggiare il conseguimento dell'obiettivo originario della ricorrenza: le otto ore. 
Il ventennio fascista



Nel volgere di due anni però la situazione muta radicalmente: Mussolini arriva al potere e proibisce la celebrazione del 1 maggio. 

Durante il fascismo la festa del lavoro viene spostata al 21 aprile, giorno del cosiddetto Natale di Roma; così snaturata, essa non dice più niente ai lavoratori, mentre il 1 maggio assume una connotazione quanto mai "sovversiva", divenendo occasione per esprimere in forme diverse - dal garofano rosso all'occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria - l'opposizione al regime.
Dal dopoguerra a oggi



All'indomani della Liberazione, il 1 maggio 1945, partigiani e lavoratori, anziani militanti e giovani che non hanno memoria della festa del lavoro, si ritrovano insieme nelle piazze d'Italia in un clima di entusiasmo. 

Appena due anni dopo il 1 maggio è segnato dalla strage di Portella della Ginestra, dove gli uomini del bandito Giuliano fanno fuoco contro i lavoratori che assistono al comizio. 

Nel 1948 le piazze diventano lo scenario della profonda spaccatura che, di lì a poco, porterà alla scissione sindacale. Bisognerà attendere il 1970 per vedere di nuovo i lavoratori di ogni tendenza politica celebrare uniti la loro festa.

Le trasformazioni sociali, il mutamento delle abitudini ed anche il fatto che al movimento dei lavoratori si offrono altre occasioni per far sentire la propria presenza, hanno portato al progressivo abbandono delle tradizionali forme di celebrazione del 1 maggio. 

Oggi un'unica grande manifestazione unitaria esaurisce il momento politico, mentre il concerto rock che da qualche anno Cgil, Cisl e Uil organizzano per i giovani sembra aderire perfettamente allo spirito del 1 maggio, come lo aveva colto nel lontano 1903 Ettore Ciccotti:

"Un giorno di riposo diventa naturalmente un giorno di festa, l'interruzione volontaria del lavoro cerca la sua corrispondenza in una festa de'sensi; e un'accolta di gente, chiamata ad acquistare la coscienza delle proprie forze, a gioire delle prospettive dell'avvenire, naturalmente è portata a quell'esuberanza di sentimento e a quel bisogno di gioire, che è causa ed effetto al tempo stesso di una festa".
Foto: Il 1 Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione. "Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" fu la parola d'ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento. Si aprì così la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il primo Maggio, appunto, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza. Le origini Dal congresso dell'Associazione internazionale dei lavoratori - la Prima Internazionale - riunito a Ginevra nel settembre 1866, scaturì una proposta concreta: "otto ore come limite legale dell'attività lavorativa". A sviluppare un grande movimento di lotta sulla questione delle otto ore furono soprattutto le organizzazioni dei lavoratori statunitensi. Lo Stato dell'Illinois, nel 1866, approvò una legge che introduceva la giornata lavorativa di otto ore, ma con limitazioni tali da impedirne l'estesa ed effettiva applicazione. L'entrata in vigore della legge era stata fissata per il 1 Maggio 1867 e per quel giorno venne organizzata a Chicago una grande manifestazione. Diecimila lavoratori diedero vita al più grande corteo mai visto per le strade della città americana. Nell'ottobre del 1884 la Federation of Organized Trades and Labour Unions indicò nel 1 Maggio 1886 la data limite, a partire dalla quale gli operai americani si sarebbero rifiutati di lavorare più di otto ore al giorno. La decisione Il 1° maggio nasce il 20 luglio 1889, a Parigi. A lanciare l'idea è il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese : "Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi". Poi, quando si passa a decidere sulla data, la scelta cade sul 1 maggio. Una scelta simbolica: tre anni prima infatti, il 1 maggio 1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, era stata repressa nel sangue. Il 1 Maggio 1886 cadeva di sabato, allora giornata lavorativa, ma in dodicimila fabbriche degli Stati Uniti 400 mila lavoratori incrociarono le braccia. Nella sola Chicago scioperarono e parteciparono al grande corteo in 80 mila. Tutto si svolse pacificamente, ma nei giorni successivi scioperi e manifestazioni proseguirono e nelle principali città industriali americane la tensione si fece sempre più acuta. Il lunedì la polizia fece fuoco contro i dimostranti radunati davanti ad una fabbrica per protestare contro i licenziamenti, provocando quattro morti. Per protesta fu indetta una manifestazione per il giorno dopo, durante la quale, mentre la polizia si avvicinava al palco degli oratori per interrompere il comizio, fu lanciata una bomba. I poliziotti aprirono il fuoco sulla folla. Alla fine si contarono otto morti e numerosi feriti. Il giorno dopo a Milwaukee la polizia sparò contro i manifestanti (operai polacchi) provocando nove vittime. Una feroce ondata repressiva si abbatté contro le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori, le cui sedi furono devastate e chiuse e i cui dirigenti vennero arrestati. Per i fatti di Chicago furono condannati a morte otto noti esponenti anarchici malgrado non ci fossero prove della loro partecipazione all'attentato. Due di loro ebbero la pena commutata in ergastolo, uno venne trovato morto in cella, gli altri quattro furono impiccati in carcere l'11 novembre 1887. Il ricordo dei "martiri di Chicago" era diventato simbolo di lotta per le otto ore e riviveva nella giornata ad essa dedicata: il 1 Maggio. Man mano che ci si avvicina al 1 maggio 1890 le organizzazioni dei lavoratori intensificano l'opera di sensibilizzazione sul significato di quell'appuntamento. "Lavoratori - si legge in un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 - ricordatevi il 1 maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l'Internazionale!". Monta intanto un clima di tensione, alimentato da voci allarmistiche: la stampa conservatrice interpreta le paure della borghesia, consiglia a tutti di starsene tappati in casa, di fare provviste, perchè non si sa quali gravi sconvolgimenti potranno accadere. Da parte loro i governi, più o meno liberali o autoritari, allertano gli apparati repressivi. In Italia il governo di Francesco Crispi usa la mano pesante, attuando drastiche misure di prevenzione e vietando qualsiasi manifestazione pubblica sia per la giornata del 1 maggio che per la domenica successiva, 4 maggio. In diverse località, per incoraggiare la partecipazione del maggior numero di lavoratori, si è infatti deciso di far slittare la manifestazione alla giornata festiva. Del resto si tratta di una scommessa dall'esito quanto mai incerto: la mancanza di un unico centro coordinatore a livello nazionale - il Partito socialista e la Confederazione generale del lavoro sono di là da venire - rappresenta un grave handicap dal punto di vista organizzativo. Non si sa poi in che misura i lavoratori saranno disposti a scendere in piazza per rivendicare un obiettivo, quello delle otto ore, considerato prematuro da gran parte dei dirigenti del movimento operaio italiano o per testimoniare semplicemente una solidarietà internazionale di classe. Proprio per questo la riuscita del 1 maggio 1890 costituisce una felice sorpresa, un salto di qualità del movimento dei lavoratori,che per la prima volta dà vita ad una mobilitazione su scala nazionale, per di più collegata ad un'iniziativa di carattere internazionale. In numerosi centri, grandi e piccoli, si svolgono manifestazioni, che fanno registrare quasi ovunque una vasta partecipazione di lavoratori. Un episodio significativo accade a Voghera, dove gli operai, costretti a recarsi al lavoro, ci vanno vestiti a festa. "La manifestazione del 1 maggio - commenta a caldo Antonio Labriola - ha in ogni caso superato di molto tutte le speranze riposte in essa da socialisti e da operai progrediti. Ancora pochi giorni innanzi, la opinione di molti socialisti, che operano con la parola e con lo scritto, era alquanto pessimista". Anche negli altri paesi il 1 maggio ha un'ottima riuscita: "Il proletariato d'Europa e d'America - afferma compiaciuto Fiedrich Engels - passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito. E lo spettacolo di questa giornata aprirà gli occhi ai capitalisti". Visto il successo di quella che avrebbe dovuto essere una rappresentazione unica, viene deciso di replicarla per l'anno successivo. Il 1 maggio 1891 conferma la straordinaria presa di quell'appuntamento e induce la Seconda Internazionale a rendere permanente quella che, da lì in avanti, dovrà essere la "festa dei lavoratori di tutti i paesi". Tra Ottocento e Novecento Inizia così la tradizione del 1 maggio, un appuntamento al quale il movimento dei lavoratori si prepara con sempre minore improvvisazione e maggiore consapevolezza. L'obiettivo originario delle otto ore viene messo da parte e lascia il posto ad altre rivendicazioni politiche e sociali considerate più impellenti. La protesta per le condizioni di miseria delle masse lavoratrici anima le manifestazioni di fine Ottocento. Il 1 maggio 1898 coincide con la fase più acuta dei "moti per il pane", che investono tutta Italia e hanno il loro tragico epilogo a Milano. Nei primi anni del Novecento il 1 maggio si caratterizza anche per la rivendicazione del suffraggio universale e poi per la protesta contro l'impresa libica e contro la partecipazione dell'Italia alla guerra mondiale. Si discute intanto sul significato di questa ricorrenza: giorno di festa, di svago e di divertimento oppure di mobilitazione e di lotta ? Un binomio, questo di festa e lotta, che accompagna la celebrazione del 1 maggio nella sua evoluzione più che secolare, dividendo i fautori dell'una e dell'altra caratterizzazione. Qualcuno ha inteso conciliare gli opposti, definendola una "festa ribelle", ma nei fatti il 1 maggio è l'una e l'altra cosa insieme, a seconda delle circostanze più lotta o più festa. Il 1 maggio 1919 i metallurgici e altre categorie di lavoratori possono festeggiare il conseguimento dell'obiettivo originario della ricorrenza: le otto ore. Il ventennio fascista Nel volgere di due anni però la situazione muta radicalmente: Mussolini arriva al potere e proibisce la celebrazione del 1 maggio. Durante il fascismo la festa del lavoro viene spostata al 21 aprile, giorno del cosiddetto Natale di Roma; così snaturata, essa non dice più niente ai lavoratori, mentre il 1 maggio assume una connotazione quanto mai "sovversiva", divenendo occasione per esprimere in forme diverse - dal garofano rosso all'occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria - l'opposizione al regime. Dal dopoguerra a oggi All'indomani della Liberazione, il 1 maggio 1945, partigiani e lavoratori, anziani militanti e giovani che non hanno memoria della festa del lavoro, si ritrovano insieme nelle piazze d'Italia in un clima di entusiasmo. Appena due anni dopo il 1 maggio è segnato dalla strage di Portella della Ginestra, dove gli uomini del bandito Giuliano fanno fuoco contro i lavoratori che assistono al comizio. Nel 1948 le piazze diventano lo scenario della profonda spaccatura che, di lì a poco, porterà alla scissione sindacale. Bisognerà attendere il 1970 per vedere di nuovo i lavoratori di ogni tendenza politica celebrare uniti la loro festa. Le trasformazioni sociali, il mutamento delle abitudini ed anche il fatto che al movimento dei lavoratori si offrono altre occasioni per far sentire la propria presenza, hanno portato al progressivo abbandono delle tradizionali forme di celebrazione del 1 maggio. Oggi un'unica grande manifestazione unitaria esaurisce il momento politico, mentre il concerto rock che da qualche anno Cgil, Cisl e Uil organizzano per i giovani sembra aderire perfettamente allo spirito del 1 maggio, come lo aveva colto nel lontano 1903 Ettore Ciccotti: "Un giorno di riposo diventa naturalmente un giorno di festa, l'interruzione volontaria del lavoro cerca la sua corrispondenza in una festa de'sensi; e un'accolta di gente, chiamata ad acquistare la coscienza delle proprie forze, a gioire delle prospettive dell'avvenire, naturalmente è portata a quell'esuberanza di sentimento e a quel bisogno di gioire, che è causa ed effetto al tempo stesso di una festa".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1 MAGGIO FESTA DEL LAVORO
La festa ricorda le battaglie operaie, in particolare quelle volte alla conquista di un diritto ben preciso: l'orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore (in Italia con il r.d.l. n. 692/1923). Tali battaglie portarono alla promulgazione di una legge che fu approvata nel 1867[1] nell'Illinois (USA). La Prima Internazionale richiese poi che legislazioni simili fossero introdotte anche in Europa.
L'origine della festa risale ad una manifestazione organizzata negli Stati Uniti dai Cavalieri del lavoro (Knights of Labor, associazione fondata nel 1869) a New York il 5 settembre 1882. Due anni dopo, nel 1884, in un'analoga manifestazione i Cavalieri del lavoro approvarono una risoluzione affinché l'evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate all'Internazionale dei lavoratori - vicine ai movimenti socialisti ed anarchici - suggerirono come data della festività il primo maggio (anche festa di S.Giuseppe lavoratore).


Il Quarto Stato, di Giuseppe Pellizza da Volpedo
Ma a far cadere definitivamente la scelta su questa data furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago (USA) e conosciuti come rivolta di Haymarket. Il 3 maggio i lavoratori in sciopero di Chicago si ritrovarono all'ingresso della fabbrica di macchine agricole McCormick. La polizia, chiamata a reprimere l'assembramento, sparò sui manifestanti uccidendone due e ferendone diversi altri. Per protestare contro la brutalità delle forze dell'ordine gli anarchici locali organizzarono una manifestazione da tenersi nell'Haymarket square, la piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio quando la polizia sparò nuovamente sui manifestanti provocando numerose vittime, anche tra i suoi.
L'11 novembre del 1887 a Chicago (USA), quattro operai, quattro organizzatori sindacali e quattro anarchici furono impiccati per aver organizzato il 1º maggio dell'anno precedente lo sciopero e una manifestazione per le otto ore di lavoro.
Il 20 agosto fu emessa la sentenza del tribunale: August Spies, Michael Schwab, Samuel Fielden, Albert R. Parsons, Adolph Fischer, George Engel e Louis Lingg furono condannati a morte; Oscar W. Neebe a reclusione per 15 anni. Otto uomini condannati per essere anarchici, e sette di loro condannati a morte. Le ultime parole pronunciate furono: Spies: "Salute, verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte!" Fischer: "Hoch die Anarchie! (Viva l’anarchia!)" Engel: "Urrà per l’anarchia!" Parsons, la cui agonia fu terribile, riuscì appena a parlare, perché il boia strinse immediatamente il laccio e fece cadere la trappola. Le sue ultime parole furono queste: "Lasciate che si senta la voce del popolo!"
L'allora presidente Grover Cleveland ritenne che la festa del primo maggio avrebbe potuto costituire un'opportunità per commemorare questi episodi. Successivamente, temendo che la commemorazione potesse risultare troppo a favore del nascente socialismo, stornò l'oggetto della festività sull'antica organizzazione dei Cavalieri del lavoro. Pochi giorni dopo il sacrificio dei Martiri di Chicago, i lavoratori di Chicago tennero un’imponente manifestazione di lutto, a prova che le idee socialiste non erano affatto morte.
La data del primo maggio fu adottata in Canada nel 1894 sebbene il concetto di festa del lavoro sia in questo caso riferito a precedenti marce di lavoratori tenute a Toronto e Ottawa nel 1872.
In Europa la festività del primo maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia due anni dopo. La rivista La Rivendicazione, pubblicata a Forlì, cominciava così l'articolo Pel primo Maggio, uscito il 26 aprile 1890: "Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d’ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento"[2].
Foto: 1 MAGGIO FESTA DEL LAVORO La festa ricorda le battaglie operaie, in particolare quelle volte alla conquista di un diritto ben preciso: l'orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore (in Italia con il r.d.l. n. 692/1923). Tali battaglie portarono alla promulgazione di una legge che fu approvata nel 1867[1] nell'Illinois (USA). La Prima Internazionale richiese poi che legislazioni simili fossero introdotte anche in Europa. L'origine della festa risale ad una manifestazione organizzata negli Stati Uniti dai Cavalieri del lavoro (Knights of Labor, associazione fondata nel 1869) a New York il 5 settembre 1882. Due anni dopo, nel 1884, in un'analoga manifestazione i Cavalieri del lavoro approvarono una risoluzione affinché l'evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate all'Internazionale dei lavoratori - vicine ai movimenti socialisti ed anarchici - suggerirono come data della festività il primo maggio (anche festa di S.Giuseppe lavoratore). Il Quarto Stato, di Giuseppe Pellizza da Volpedo Ma a far cadere definitivamente la scelta su questa data furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago (USA) e conosciuti come rivolta di Haymarket. Il 3 maggio i lavoratori in sciopero di Chicago si ritrovarono all'ingresso della fabbrica di macchine agricole McCormick. La polizia, chiamata a reprimere l'assembramento, sparò sui manifestanti uccidendone due e ferendone diversi altri. Per protestare contro la brutalità delle forze dell'ordine gli anarchici locali organizzarono una manifestazione da tenersi nell'Haymarket square, la piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio quando la polizia sparò nuovamente sui manifestanti provocando numerose vittime, anche tra i suoi. L'11 novembre del 1887 a Chicago (USA), quattro operai, quattro organizzatori sindacali e quattro anarchici furono impiccati per aver organizzato il 1º maggio dell'anno precedente lo sciopero e una manifestazione per le otto ore di lavoro. Il 20 agosto fu emessa la sentenza del tribunale: August Spies, Michael Schwab, Samuel Fielden, Albert R. Parsons, Adolph Fischer, George Engel e Louis Lingg furono condannati a morte; Oscar W. Neebe a reclusione per 15 anni. Otto uomini condannati per essere anarchici, e sette di loro condannati a morte. Le ultime parole pronunciate furono: Spies: "Salute, verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte!" Fischer: "Hoch die Anarchie! (Viva l’anarchia!)" Engel: "Urrà per l’anarchia!" Parsons, la cui agonia fu terribile, riuscì appena a parlare, perché il boia strinse immediatamente il laccio e fece cadere la trappola. Le sue ultime parole furono queste: "Lasciate che si senta la voce del popolo!" L'allora presidente Grover Cleveland ritenne che la festa del primo maggio avrebbe potuto costituire un'opportunità per commemorare questi episodi. Successivamente, temendo che la commemorazione potesse risultare troppo a favore del nascente socialismo, stornò l'oggetto della festività sull'antica organizzazione dei Cavalieri del lavoro. Pochi giorni dopo il sacrificio dei Martiri di Chicago, i lavoratori di Chicago tennero un’imponente manifestazione di lutto, a prova che le idee socialiste non erano affatto morte. La data del primo maggio fu adottata in Canada nel 1894 sebbene il concetto di festa del lavoro sia in questo caso riferito a precedenti marce di lavoratori tenute a Toronto e Ottawa nel 1872. In Europa la festività del primo maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia due anni dopo. La rivista La Rivendicazione, pubblicata a Forlì, cominciava così l'articolo Pel primo Maggio, uscito il 26 aprile 1890: "Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d’ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento"[2].

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA FESTA DEI LAVORATORI IN ITALIA 
Appena si diffuse la notizia dell'assassinio degli esponenti anarchici di Chicago, nel 1888, il popolo livornese si rivoltò prima contro le navi statunitensi ancorate nel porto, e poi contro la Questura, dove si diceva che si fosse rifugiato il console USA.
Tra le prime documentazioni filmate della festa in Italia, il produttore cinematografico Cataldo Balducci presenta il documentario Grandiosa manifestazione per il primo maggio 1913 ad Andria (indetta dalle classi operaie) che riprende la festa in sette quadri, e si può - così - vedere il corteo che percorre le strade affollate della Città: gli uomini, tutti con il cappello, seguono la banda che suona, con alcune bandiere.
In Italia la festività fu soppressa durante il ventennio fascista - che preferì festeggiare la Festa del lavoro italiano il 21 aprile in coincidenza con il Natale di Roma - ma fu ripristinata subito dopo la fine del conflitto mondiale, nel 1945.
Nel 1947 la ricorrenza venne funestata a Portella della Ginestra (PA), quando la banda di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone undici e ferendone una cinquantina.
Dal 1990 i sindacati confederali CGIL, CISL e UIL, in collaborazione con il comune di Roma, organizzano un grande concerto per celebrare il primo maggio, rivolto soprattutto ai giovani: si tiene in piazza San Giovanni, dal pomeriggio a notte, con la partecipazione di molti gruppi musicali e cantanti, ed è seguito da centinaia di migliaia di persone, oltre a essere trasmesso in diretta televisiva dalla Rai.
Foto: LA FESTA DEI LAVORATORI IN ITALIA Appena si diffuse la notizia dell'assassinio degli esponenti anarchici di Chicago, nel 1888, il popolo livornese si rivoltò prima contro le navi statunitensi ancorate nel porto, e poi contro la Questura, dove si diceva che si fosse rifugiato il console USA. Tra le prime documentazioni filmate della festa in Italia, il produttore cinematografico Cataldo Balducci presenta il documentario Grandiosa manifestazione per il primo maggio 1913 ad Andria (indetta dalle classi operaie) che riprende la festa in sette quadri, e si può - così - vedere il corteo che percorre le strade affollate della Città: gli uomini, tutti con il cappello, seguono la banda che suona, con alcune bandiere. In Italia la festività fu soppressa durante il ventennio fascista - che preferì festeggiare la Festa del lavoro italiano il 21 aprile in coincidenza con il Natale di Roma - ma fu ripristinata subito dopo la fine del conflitto mondiale, nel 1945. Nel 1947 la ricorrenza venne funestata a Portella della Ginestra (PA), quando la banda di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone undici e ferendone una cinquantina. Dal 1990 i sindacati confederali CGIL, CISL e UIL, in collaborazione con il comune di Roma, organizzano un grande concerto per celebrare il primo maggio, rivolto soprattutto ai giovani: si tiene in piazza San Giovanni, dal pomeriggio a notte, con la partecipazione di molti gruppi musicali e cantanti, ed è seguito da centinaia di migliaia di persone, oltre a essere trasmesso in diretta televisiva dalla Rai.

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NEWS IMPORTANTI E ANTEPRIMA ROMA PRIMO MAGGIO, SOLO 5,6 MILIONI DI ITALIANI IN VIAGGIO PER IL "PONTE": L'8,7% IN MENO

30 Aprile 2013, 11:36am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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ROMA - Rispetto al "ponte" del 25 aprile, i numeri dicono che saranno di più gli italiani a mettersi in viaggio per il Primo maggio: 5,6 milioni di persone hanno già scelto la meta della vacanza, 1,3 milioni in più del 25 aprile. Ma il dato, raffrontato con l'omologo "ponte" dello scorso anno segnala una perdita della domanda dell'8,7%. A rivelarlo, il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, alla lettura dei risultati dell'indagine condotta da ACS Marketing Solutions intervistando 3.001 persone. Dall'indagine di Federalberghi risulta che sono poco più di 5,6 milioni gli italiani maggiorenni e minorenni in vacanza durante il "ponte" del Primo maggio. Questo significa che circa 54,4 milioni di italiani rimarranno a casa. Tra tutti costoro, il 93,4% resterà in Italia (vs il 93,9% del 2012) mentre appena il 5,3% andrà all'estero (vs il 5,4%) prediligendo nel 47,8% dei casi le Grandi Capitali europee (vs 54,3%). LE METE PREFERITE Per la stragrande maggioranza di chi sceglierà l'Italia, sarà il mare la meta privilegiata (per il 49% contro il 48% del 2012), seguita dalle città d'arte maggiori e minori (18% come l'anno scorso) e dalle località montane per il 13% (vs 15%). DOVE DORMIRE L'albergo rappresenta la tipologia preferita per questo periodo di soggiorno col 29,4% della domanda (contro il 31% del 2012), seguito dalla casa di parenti o amici col 28,9% (era il 26,4%) e dalla casa di proprietà (17% come l'anno scorso). LA SPESA PER LE VACANZE La spesa media pro-capite (comprensiva di trasporti, cibo, alloggio e divertimenti) si attesterà sui 255 Euro (vs 257 € nel 2012) con il dettaglio di 247 euro per chi rimarrà in Italia e 450 euro per chi andrà all'estero, generando un giro d'affari pari a circa 1,4 miliardi di euro (per una flessione del 12,5% rispetto al 2012) ed una durata media della vacanza di 2,5 notti (contro 2,6 notti).

LEGGO.IT

30.04.2013.

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PRIMO PIANO MILANO, CACCIA AL BOA IN FUGA: "PUÒ RISPUNTARE DAI CONDOTTI IDRAULICI"

30 Aprile 2013, 11:25am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

MILANO - Del boa non ci sono tracce. Finora le ricerche del serpente scappato sabato dalla sua teca non hanno prodotto risultati, con buona pace degli abitanti del condominio in via Puricelli, zona Forze Armate, che da giorni vivono nel terrore di trovarselo nella dispensa o nel water. C’è l’ipotesi, infatti, che il boa di due metri e mezzo scappato dall’appartamento di un collezionista di rettili, Yuri Papi, possa rispuntare da un condotto idraulico. Lo scenario da film horror è subito ridimensionato da Umberto Di Bonaventura, coordinatore della sede Enpa di Milano: «È un animale abituato a vivere in cattività, a mangiare topi surgelati serviti dal padrone. Qualora dovesse essere scampato allo stress del “viaggio” fino alle fogne, dubito che possa sopravvivere». La storia del boa è solo l’ultima in ordine di tempo nello zoo cittadino di Milano, dove negli ultimi anni si sono moltiplicate le segnalazioni di animali in fuga. Precedente storico è quello del 21 giugno 2010, quando apparve dal nulla un pitone reale nel fondo del water di un appartamento in via Ungaretti, a Quarto Oggiaro. Il malcapitato provò a ucciderlo versando prodotti chimici nell’acqua, salvo poi chiedere aiuto agli esperti che lo tirarono fuori con un idraulico. Tre giorno dopo in un cortile in zona Corso XXII marzo la polizia catturò un esemplare di Elaphe, rettile in realtà innocuo ma non meno spaventoso per i più sensibili. «Sono tantissimi i milanesi con animali esotici - racconta Di Bonaventura - e purtroppo giocano un ruolo fondamentale le mode del momento. Adesso, per esempio, tutti vogliono un cincillà. Una volta abbiamo salvato un pitone reale e un boa constrictor di due metri e mezzo dall’incendio in una piantagione di marijuana improvvisata in zona Bovisa; il proprietario è scappato prima dell’arrivo della polizia e i serpenti sono rimasti lì. Per fortuna abbiamo trovato una persona a cui affidarli. Ma di storie ce ne sono tante». Come quella dell’iguana fuggita da una finestra lo scorso settembre, in via Strambio: mai ritrovata.

LEGGO.IT

30.04.2013.

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NEWS IMPORTANTI E ANTEPRIMA LONDRA SIMON, SUICIDA DOPO LA NASCITA DELLE SUE GEMELLE: "NON POSSO MANTENERLE"

30 Aprile 2013, 11:20am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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LONDRA - Si uccide per paura di non poter mantenere le sue gemelline dopo la fine della relazione con la compagna. Simon Pritchard, un parrucchiere di 35 anni si è ucciso cinque giorni dopo la nascita delle figlie gemelle. Il corpo esanime è stato trovato dalla madre e da due amici. «Era preoccupato, ci sono stati problemi con la sua ragazza per il mantenimento delle figlie», ha detto un suo amico, «mi aveva confidato di aver pensato al suicidio ma di essersi trattenuto pensando al dolore che avrebbe dato alla madre». Lo stress per la crisi economica probabilmente, dopo soli 6 mesi dall'apertura di un suo negozio. In rete sono molti i messaggi di addio da parte degli amici, tutti increduli per l'estremo gesto di Simon.

LEGGO.IT

30.04.2013.

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NEWS IMPORTANTI E ANTEPRIMA SYDNEY FIGLI SOTTO LA DOCCIA, LEI SI ADDORMENTA: QUANDO SI SVEGLIA LI TROVA MORTI

30 Aprile 2013, 10:34am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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SYDNEY - Una mamma di 22 anni mette i figli sotto la doccia, va nella stanza accanto per prendere l'occorente per lavarli e si addormenta. Si risveglia dopo dieci ore e trova i due piccini, dieci mesi e due anni, morti. La vicenda è avvenuta in Australia dove stamattina si è tenuta la prima udienza del processo. Secondo l'autopsia il bimbo più piccino è morto affogato mentre il più grande è morto per gli stenti e l'ipotermia. La notizia ha avuto grande risalto nei paesi del commonwealth ed è stata riportata da molti organi di informazione. Sui siti britannici sono visibili anche le fotografie dei due piccini mentre sono felici tra le braccia della mamma e del papà.

LEGGO.IT

30.04.2013.

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PRIMO PIANO LONDRA COMPRA SPERMA SUL WEB E COSTRINGE LA FIGLIA DI 14 ANNI A RESTARE INCINTA

30 Aprile 2013, 10:29am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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LONDRA - A 14 anni è stata costretta dalla madre adottiva ad avere un bambino tramite inseminazione artificiale "fai da te" con dello sperma comprato su internet. La storia viene dalla Gran Bretagna, dove la donna è stata condannata a cinque anni di carcere per violenza sui minori. La vicenda è cominciata nel 2008. La ragazzina allora aveva solo 13 anni e sua madre, che aveva in affidamento anche altri due bambini, non voleva rassegnarsi all'idea di non poter avere più figli dopo il rifiuto del giudice per un altro affidamento. Così la donna ha aspettato che la maggiore delle sue figlie compisse 14 anni per acquistare su Cryos, la più grande banca del seme online con sede in Danimarca, dello sperma e il kit necessario per l'inseminazione artificiale a cui sottoporre la ragazzina. Ci sono voluti sette tentativi in due anni, tutti praticati dalla stessa 14enne nella solitudine della sua stanza, per rimanere incinta. Il tutto era passato inosservato all'esterno, poiché la donna aveva cresciuto le tre figlie in isolamento: studiavano a casa e le erano totalmente assoggettate. Solo al momento del parto, nel 2011, è diventato impossibile nascondere oltre la situazione. La donna non voleva che la figlia adottiva allattasse al seno, per evitare che si "affezionasse troppo" e ha poi tentato di portare via il bambino dall'ospedale: sono così intervenuti i servizi sociali che hanno scoperto l'agghiacciante verità su quella mamma bambina.

LEGGO.IT

30.04.2013.

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