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news italia e dal mondo

NEWS ITALIA E DAL MONDO "Cold case" italiani: quando il colpevole non c'è

20 Novembre 2021, 11:17am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Simenon e il caso Montesi - la Repubblica

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Le indagini sul delitto di Nada Cella, dopo 25 anni, potrebbero finalmente arrivare all'individuazione del colpevole. Per un caso come quello di via Marsala, però, ce ne sono tanti altri che ancora oggi restano avvolti nel mistero. Wilma Montesi, Simonetta Cesaroni e Simonetta Ferrero sono state assassinate come Nada. Ma da chi? Vi raccontiamo alcuni dei casi irrisolti più famosi e controversi della storia della nostra Repubblica. Da indagini condotte male, a scene del crimine inquinate e, a volte, anche veri e propri depistaggi. Secondo i più recenti dati Istat, relativi al 2019, in Italia il 23.9% dei casi di omicidio sono rimasti irrisolti. E con il passare degli anni, le storie si complicano. A ogni riapertura dell'indagine sul delitto di via Poma, per esempio, un caso molto simile a quello di Nada Cella, è stata indagata una persona diversa. Dopo 30 anni ancora non si sa chi abbia ucciso Simonetta Cesaroni. Così come resta ignota l'identità del killer di un'altra Simonetta, Ferrero, detta "Munny", assassinata nei bagni dell'Università Cattolica di Milano con 33 pugnalate. Come morì, invece, Wilma Montesi, trovata riversa su una spiaggia del litorale romano? Viaggio nelle storie di tre vittime che non hanno ancora avuto giustizia. La misteriosa fine di Wilma Montesi 9 aprile 1953: il manovale Fortunato Bettini trova sulla spiaggia di Torvajanica, località nei pressi di Roma, il corpo di una giovane donna abbandonato sulla battigia. La scoperta finisce sui giornali ed è grazie a un articolo del quotidiano "Il Messaggero" scritto da Fabrizio Meneghini che il falegname Rodolfo Montesi riconosce nei tratti di quel corpo senza vita sua figlia Wilma, di cui i familiari non hanno notizie da alcuni giorni. Wilma Montesi è un'aspirante attrice di 21 anni che ha partecipato ad alcune produzioni minori di Cinecittà. Il giorno della scomparsa doveva andare al cinema con la madre e con la sorella, ma la ragazza declina l'invito e preferisce andare a fare una passeggiata. Da lì più niente fino al ritrovamento del cadavere. Sulla sua morte iniziano a circolare tante ipotesi. Si esclude quella della violenza sessuale, nonostante Wilma sia stata ritrovata senza gonna e calze, e gli inquirenti iniziano a parlare di "tragico incidente". I giornali però denunciano quello che è, con buone probabilità, un tentativo di insabbiamento per offrire protezione a un non meglio identificato "qualcuno". Lentamente si fa largo l'idea che dei dettagli della tragica fine siano a conoscenza alcuni politici e notabili della Democrazia cristiana che si riuniscono in una villa a Capocotta, proprietà del marchese Ugo La Montagna per serate a base di sesso, alcol e droga. Tra questi ci sarebbe anche Piero Piccioni, figlio del ministro degli Esteri del governo De Gasperi, Attilio, che avrebbe consegnato alla polizia gli abiti della ragazza. Si riaprono le indagini, a processo vanno Piccioni figlio, La Montagna e Saverio Polito, questore di Roma accusato di aver provato a insabbiare l'inchiesta. Il tutto si conclude però con l'assoluzione degli imputati, grazie alla testimonianza della fidanzata di Piccioni, Alida Valli, nota attrice del cinema nostrano, che fornisce un alibi al compagno. Dopo quasi 70 anni, rimane il mistero su come e perché sia morta Wilma Montesi.Il delitto della Cattolica Simonetta Ferrero aveva 26 anni quando venne trovata morta in un bagno dell'Università Cattolica di Milano il 24 luglio 1971, uccisa da 33 coltellate all'addome. Dopo 49 anni non si sa altro, men che meno l'identità del suo assassino. La dottoressa Ferrero, laureata da poco in Scienze politiche, si occupava in Cattolica della "sezione laureati", scegliendo i più meritevoli a cui proporre un percorso professionale. Subito dopo il ritrovamento del cadavere, le indagini si concentrarono sulle persone con cui la ragazza aveva intrattenuto gli ultimi colloqui, ma non emersero dettagli rilevanti. Venne indagato anche il seminarista ventunenne che aveva trovato il corpo, Mario Toso (oggi vescovo e docente universitario). L'autopsia del corpo consentì di escludere la pista della violenza sessuale. L'analisi tuttavia rivelò che la ragazza aveva tentato di difendersi, viste le ferite trovate sui palmi delle mani. Esclusa anche la tentata rapina: la vittima aveva addosso tutti i gioielli che indossava al momento dell'omicidio e nella sua borsa c'era ancora il il portafoglio (che al suo interno conteneva denaro in contanti). Tutte le piste messe in campo dagli inquirenti vennero progressivamente abbandonate. All'inizio del 2021 viene formulata una nuova ipotesi, quella di un serial killer che avrebbe ucciso, tra gli anni Sessanta e Settanta, almeno 7 donne. A dirlo è il criminologo Franco Posa, che ha trovato elementi comuni in queste morti, come l'uso di un'arma bianca, un coltello o simili, l'età e il genere delle vittime e la prossimità degli omicidi. La pista del serial killer, come riferisce Posa in un'intervista a Il Giornale, era stata avanzata anche all'epoca ma venne "considerata in modo superficiale e poi tralasciata". Il criminologo e il suo team stanno ancora lavorando su questa pista ma c'è chi, come il collega Alberto Miatello, rimane scettico di fronte a questa possibilità: "Sono convinto che non ci sia nessun serial killer". La morte di Simonetta Ferrero resta dunque ancora oggi un caso senza soluzione. Il caso di via Poma L'omicidio di Simonetta Cesaroni è forse uno dei più famosi delitti irrisolti d'Italia. Conosciuto anche come "il delitto di via Poma", resta senza un colpevole, dopo 30 anni di indagini sommarie e depistaggi. Siamo a Roma, in pieno centro, ed è il 7 agosto 1990. Il corpo della 21enne viene ritrovato negli uffici dell'Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù di via Poma, vicino piazza Mazzini, dove lavora due volte a settimana per una sostituzione estiva. È la sorella di Simonetta, Paola, a dare l'allarme: la ragazza non si fa sentire nei soliti orari e i familiari iniziano a nutrire una certa preoccupazione. Accompagnata dal datore di lavoro di Simonetta, il commercialista Salvatore Volpone, la sorella raggiunge via Poma intorno alle 20. In un ufficio buio e silenzioso i due troveranno il corpo. La ragazza è stata colpita più volte con un'arma da taglio, probabilmente un tagliacarte, che non fu mai ritrovata. L'assassino si accanì con violenza contro la vittima che, secondo quanto emerse dalle indagini, aveva cercato di scappare e poi lottato. All'epoca il primo sospettato fu il portiere del palazzo dove Simonetta Cesaroni venne trovata morta. Si chiamava Pietro Vanacore, detto "Pietrino", e venne arrestato il 10 agosto perché non era riuscito a fornire un alibi fra le 17.30 e le 18.30 del giorno dell'omicidio (orario in cui sarebbe stata uccisa la ragazza). Dopo 26 giorni venne tuttavia scagionato per mancanza di prove. Due anni dopo i fatti venne invece indagato Federico Valle, nipote dell'architetto del palazzo, Cesare Valle. Secondo un austriaco di nome Roland Voller, poi riconosciuto come testimone inaffidabile, Simonetta e il padre di Valle, Raniero, avrebbero avuto una relazione, non accettata dal ragazzo. Anche questa pista venne abbandonata. Ultimo indagato, e anche condannato in primo grado a 24 anni, fu Raniero Brusco. Nel 1990 Brusco era il fidanzato di Simonetta Cesaroni. Il processo a suo carico iniziò nel 2009, 19 anni dopo l'omicidio, quando il pubblico ministero Ilaria Calò lo accusò di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. Venne chiamato a testimoniare anche Vanacore, il portiere, che, tuttavia, venne trovato morto suicida. Gli inquirenti recuperarono il suo corpo nelle acque di Torre Ovo, località a quaranta chilometri da Taranto. Su un cartello l'uomo aveva lasciato queste parole: "20 anni di sofferenze e di sospetti ti portano al suicidio". Quindi, senza la testimonianza di Vanacore e a distanza di 3 anni dal processo in primo grado, tutte le prove presentate per condannare Brusco (alcune tracce di Dna, un morso trovato sul corpo della vittima che sembrava corrispondesse a quello del ragazzo) vennero completamente ribaltate in appello, quando, ormai 48enne, ricevette l'assoluzione piena. Nonostante nella sentenza fosse stato ribadito il fatto che tanti elementi del caso rimanevano non chiariti. L'identità e il movente dell'omicidio della ragazza restano tutt'oggi oscuri.

FONTE https://news.upday.com/it/cold-case-delitti-irrisolti-italiani/?utm_source=upday&utm_medium=referral

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Parma, pulmino per disabili finisce sulla ferrovia: morti due 18enni

20 Novembre 2021, 11:07am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Il pulmino finisce sui binari mentre passa il treno a Pontetaro, Parma: morti  due ragazziniINSERITO DA GIOVANNI MONTUORI Il conducente avrebbe perso il controllo in una curva a gomito, sarebbe andato dritto passando in mezzo a due piloni e sarebbe così finito sulle rotaie della linea ferroviaria Incidente stradale nei pressi del comune di Fontevivo, in provincia di Parma: morti due 18enni. Secondo le prime informazioni, un pulmino per disabili proveniente da una strada sottostante l'autostrada A15 è finito sui binari della linea ferroviaria Bologna-Piacenza ed è stato urtato da un treno in transito. Entrambe le vittime erano persone disabili, si trovavano a bordo del pulmino che li riportava a casa dopo le lezioni a scuola. Lo riporta la Gazzetta di Parma. Un 18enne, nato a Parma ma di origini ivoriane, era morto sul colpo, l'altro era invece rimasto ferito in modo grave. Non ce l'ha fatta. I due ragazzi erano con una 40enne e un 54enne, che sono stati portati in ospedali in condizioni di lieve e media gravità. Il conducente avrebbe perso il controllo in una curva a gomito, sarebbe andato dritto passando in mezzo a due piloni e sarebbe così finito sulle rotaie della linea ferroviaria convenzionale. Il mezzo è stato pesantemente danneggiato dall'impatto col treno. Le forze dell'ordine stanno cercando di ricostruire l'esatta dinamica. I passeggeri del treno sono illesi. TGCOM24

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Violenze e maltrattamenti su donne e minori: ad ottobre 80mila euro di aiuti

20 Novembre 2021, 10:33am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Violenza sulle donne, boom di denunce a Sassari durante il lockdown - La  Nuova Sardegna Sassari

INDERITO DA MICHELE PAPPACODA MODENA- Quando indietro non si può tornare, e andare avanti da soli è difficile. Anche sul territorio regionale ci sono donne e uomini, bambine e bambini direttamente o indirettamente vittime di reati che, per ricominciare, hanno bisogno di aiuto psicologico ed economico. Dal 2004 in Emilia-Romagna, a sostenere queste persone, c’è la Fondazione vittime di reati voluta dalla Regione e presieduta dal 2017 dallo scrittore Carlo Lucarelli. Quest’anno sono già 32 le istanze presentate dai sindaci e accolte dalla Fondazione: 69 le persone aiutate, di cui 32 donne, 4 uomini e 33 minorenni, con un impegno economico di oltre 210mila euro. E solo nel mese di ottobre, il Comitato dei garanti ha autorizzato aiuti per circa 80mila euro e accolto 14 istanze presentate alla Fondazione dai sindaci della Città metropolitana di Bologna (6) e delle province di Rimini (5), Ravenna, Modena e Piacenza. Le istanze accolte nel mese di ottobre Tra le persone sostenute c’è la figlia di Ilenia Fabbri, vittima di femminicidio a Faenza (Ravenna) nel febbraio scorso. La ragazza, che si è da poco costituita parte civile nel processo, sta affrontando le conseguenze della morte della madre. Un secondo aiuto è stato erogato alla famiglia del bambino aggredito a Rimini l’11 settembre scorso da un giovane somalo armato di coltello. Nell’episodio diverse persone sono state ferite e il piccolo, che passeggiava con i genitori e il fratello più grande, è stato colpito al collo subendo la lacerazione dell’arteria carotidea e poi sottoposto a un’importante operazione chirurgica. Ora, insieme al fratello, avrà qualche possibilità in più per superare il trauma subito. Un altro intervento riguarda il doppio avvelenamento avvenuto lo scorso aprile a Casalecchio di Reno (Bologna) dove è morto Loreno Grimandi e si è salvata la moglie, Monica Marchione, madre dell’aggressore. Un sostegno è stato dedicato alla Marchione e alla madre di Grimandi che stanno affrontando un percorso psicologico dopo il lutto. Le altre istanze accolte riguardano sei donne che hanno sporto denuncia in seguito a violenze gravissime da parte del partner o ex partner. In quasi tutti i casi la coppia aveva bambini anch’essi coinvolti nei maltrattamenti. In questi casi la Fondazione ha stanziato fondi per sostenere le parti offese (donne e bambini) nel percorso di autonomia, che in concreto significa spese per la casa, rette scolastiche, possibilità di prendere la patente per avere maggiori opportunità di lavoro e, per le donne straniere, anche formazione professionale e apprendimento della lingua italiana. E ancora è stata aiutata una giovane donna che ha sporto denuncia per stalking da parte dell’ex partner che, dopo plurime denunce, è stato oggetto di diverse misure cautelari. In questo caso la Fondazione aiuterà la ragazza e i genitori a ripagare i danni riportati alla casa e all’automobile. Infine, è stata accolta un’istanza per una ragazza che per diversi anni, durante la minore età, è stata vittima di abusi sessuali da parte di un amico di famiglia e, giovanissima, ha dovuto affrontare un aborto. All’emersione del reato i genitori l’hanno ritenuta responsabile e le hanno fatto mancare il loro appoggio. La giovane è stata mantenuta in protezione fino alla maggiore età, ha affrontato un lungo percorso psicologico per ritrovare la propria serenità e, ormai maggiorenne, si è aggiudicata una borsa di studio per iscriversi a una prestigiosa università italiana. Grazie alla Fondazione, avrà un aiuto in più per stabilirsi nella nuova città. Riepilogo sull’attività complessiva della Fondazione Dal 2004 la Fondazione ha approvato 437 richieste di intervento che hanno permesso di aiutare 943 persone (390 donne, 128 uomini e 425 minorenni), con oltre 3 milioni di euro di risorse. SULPANARO.NET

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Asiago, boscaiolo travolto e ucciso da un albero: Andrea era un campione di hockey Andrea Cappellari viveva ad Asiago con la nonna: era molto stimato

20 Novembre 2021, 09:03am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Tragedia a Foza, uno dei sette Comuni dell'altopiano di Asiago in Veneto. Un giovane boscaiolo di 21 anni ha perso la vita mentre era a far legna nel bosco. Andrea Cappellari era molto conosciuto anche nel mondo sportivo, come valido giocatore di hockey inline, e militava nell'Asiago Blackout. La sua squadra, i suoi compagni, lo hanno ricordato nella loro pagina facebook. «I Blackout apprendono con sgomento e con il cuore infranto la tragica scomparsa di Andrea, nostro compagno di squadra e di mille avventure - hanno scritto -. Non esistono parole che possano descrivere il nostro stato d’animo. Rivolgiamo alla famiglia e a tutti gli amici le nostre più sentite condoglianze. Ciao Cappe, per sempre uno di noi».

 

 

 

 

La squadra di hockey inline dove giocava Andrea

 

 

 

Come riporta il sito d'informazione giornalealtopiano.it (del periodico L'Altopiano) Andrea Cappellari si trovava in contrada Val Piana a far legna. Ma un albero tagliato, cadendo, lo ha travolto. Andrea, asiaghese, viveva a Foza con la nonna. LEGGO.IT

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Green pass ridotto a nove mesi e terza dose d’obbligo per i medici. Tutte le misure Le Regioni insistono: restrizioni solo per i no vax

19 Novembre 2021, 10:27am

Pubblicato da Miki Pappacoda

NEWS ITALIA E DAL MONDO  Green pass ridotto a nove mesi e terza dose d’obbligo per i medici. Tutte le misure Le Regioni insistono: restrizioni solo per i no vax

INSERITO DA ANGELA CECERE I governatori da una parte, che spingono per limitare ai no vax le restrizioni che la recrudescenza del virus fa intravedere all’orizzonte. Dall’altra il governo, per cui la quarta ondata in Italia ancora non colpisce duro come nell’Europa centrale e dell’Est. Un tiro alla fune che però porterà a una prima stretta già nel Consiglio dei ministri previsto per la prossima settimana. Uniche certezze, per ora, una “sforbiciata” alla durata del green pass, la cui validità passerà da 12 a 9 mesi, e l’obbligo a sottoporsi alla terza dose di vaccino anti-Covid per il personale sanitario. Entrambi i provvedimenti sono dettati dalla necessità di spingere la corsa alla terza dose. Finora l’hanno ricevuta 3,4 milioni di italiani, l’obiettivo è accelerare entro Natale. Per questo ieri sera il commissario per l’emergenza Figliuolo ha dato il via libera alle Regioni per anticipare a lunedì 22 la somministrazione del booster agli over 40, «purché siano trascorsi almeno sei mesi dalla seconda dose». Nelle corsie il terzo richiamo va a rilento: secondo la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere, la percentuale di medici, infermieri e operatori sanitari che hanno ricevuto la terza dose è del 42%. «Con questo ritmo saranno necessarie 5-6 settimane per il completamento - dice Giovanni Migliore, presidente Fiaso - dobbiamo accelerare». Ecco perché il booster diventerà obbligatorio per i camici, probabilmente dal primo dicembre. Fonti del governo confermano che per ora non ci sono in vista altre strette, nonostante aumenti il fronte dei governatori che fanno pressing su Palazzo Chigi affinché le future restrizioni siano limitate a chi per scelta non si è vaccinato: il modello “Austria”, insomma. Le richieste sono state ufficializzate durante la conferenza Stato-Regioni di ieri. I governatori chiedono un “green pass a due velocità”. Spiega il presidente della Liguria Toti: «Uno per i vaccinati e uno derivante da tampone per i servizi essenziali». In caso di retrocessione in arancione o in rosso, a perdere il diritto alla socialità sarebbero dunque solo i non vaccinati, con il green pass da tampone. Sulla questione i governatori hanno chiesto un incontro urgente con il governo, «al massimo entro 72 ore». Perché, dice Toti, «il 90% degli italiani non può essere tenuto in scacco da un 10% che non comprende l’importanza del vaccino». Cadere in arancione, a ridosso del Natale, spaventa le Regioni. Che già corrono ai ripari in ordine sparso: in Sicilia Musumeci ha disposto il ritorno delle mascherine all’aperto «in luoghi particolarmente affollati».

LEGGO

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Covd, Iss: aumentano terapie intensive e incidenza. Tutte le regioni a rischio moderato. Rt stabile a 1,21

19 Novembre 2021, 10:17am

Pubblicato da Miki Pappacoda

NEWS ITALIA E DAL MONDO Covd, Iss: aumentano terapie intensive e incidenza. Tutte le regioni a rischio moderato. Rt stabile a 1,21

INSERITO DA ANGELA CECERE L'incidenza settimanale a livello nazionale continua ad aumentare: 98 per 100mila abitanti (12/11/2021-18/11/2021) contro 78 per 100mila abitanti della scorsa settimana.(05/10/2021-11/11/2021). Nel periodo 27 ottobre - 9 novembre l'Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato invece pari a 1,21 (range 1,14 - 1,26), stabile rispetto alla settimana precedente e al di sopra della soglia epidemica. Lo evidenzia il monitoraggio della Cabina di regia, i cui dati sono comunicati dall"Istituto superiore di Sanità. Terapie intensive in aumento Sempre l'Iss comunica che aumenta il tasso di occupazione in terapia intensiva, che si fissa al 5,3% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 18 novembre) contro il 4,4% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute all'11/11). Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale sale al 7,1% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 18 novembre) contro il 6,1% all'11/10. I livelli di occupazione restano comunque sotto il livello di soglia fissato rispettivamente al 10 e al 15%. Lo evidenzia il monitoraggio della Cabina di regia, i cui dati sono comunicati dall'Istituto superiore di sanità. Tutte le regioni a rischio moderato Tutte le 21 Regioni e Province autonome (PPAA) risultano classificate a rischio moderato questa settimana. Undici Regioni/PPAA riportano un'allerta di resilienza. Nessuna riporta molteplici allerte di resilienza.

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Scudo terza dose: contagi oltre quota 10mila (come a maggio). Speranza: «L'unica difesa è il richiamo»

18 Novembre 2021, 10:20am

Pubblicato da Miki Pappacoda

NEWS ITALIA E DAL MONDO Scudo terza dose: contagi oltre quota 10mila (come a maggio). Speranza: «L'unica difesa è il richiamo»

INSERITO DA ANGELA CECERE Si accelera sulle terze dosi, al via le prenotazioni per gli over 40. I numeri dell'epidemia tornano indietro di mesi e portano le regioni a spingere sempre di più sulle vaccinazioni. Con 10.172 positivi ieri in Italia si è superata per la prima volta dall'8 maggio scorso la soglia dei 10mila casi. «Ogni persona che si vaccina è uno scudo in più», ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza. Intanto si fa largo l'ipotesi di una proroga dello stato di emergenza che scade il 31 dicembre. Potrebbe essere prolungato fino al 31 gennaio se non al 31 marzo. Prenotazioni aperte da ieri nel Lazio agli over 40 con 140mila appuntamenti fissati in poche ore per poter effettuare la somministrazione dal primo dicembre, trascorsi 180 giorni dall'ultima dose. «Il sistema collocherà l'utente alla prima data utile, basta la tessera sanitaria e scegliere l'hub vaccinale o la farmacia. Le prenotazioni sono disponibili fino al 31 gennaio per coloro che hanno effettuato l'ultima dose il 30 luglio» ha spiegato l'assessore alla sanità del Lazio Alessio D'Amato. Al via oggi in Lombardia le prenotazioni sul portale di Poste Italiane per gli over 40 con l'ipotesi di organizzare centri vaccinali nei supermercati e in due stazioni della metro a Milano. Non serve la prenotazione per la terza dose in Campania: la vaccinazione è aperta a tutti senza senza limiti di età. In Sardegna è tutto pronto per aprire le vaccinazioni agli over 40 dal primo dicembre. In Liguria un sms avviserà una settimana prima della scadenza dei 6 mesi, per prenotarsi alla dose booster. Un messaggio di convocazione anche per il Piemonte, in testa alla classifica delle regioni con il maggior numero di terze dosi. Il Veneto attiverà a breve le prenotazioni per gli over 40. Tra fine novembre e la seconda settimana di dicembre si concentrerà la maggior parte delle vaccinazioni in Friuli Venezia Giulia e in Toscana si cercano nuovi hub. Da oggi prenotazioni per tutte le fasce d'età in Alto Adige. In Calabria si è appena concluso un open vax days per la terza dose, mentre la Basilicata per ora dà accesso libero alla dose booster.

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Scuole a Roma, caos quarantene e incubo "falsi negativi". I presidi: «Tampone rapido non va» Centinaia le classi che tornano in isolamento a causa dei nuovi casi di contagio

18 Novembre 2021, 10:17am

Pubblicato da Miki Pappacoda

NEWS ITALIA E DAL MONDO Scuole a Roma, caos quarantene e incubo "falsi negativi". I presidi: «Tampone rapido non va» Centinaia le classi che tornano in isolamento a causa dei nuovi casi di contagio

INSERITO DA ANGELA CECERE Di quarantena in quarantena, a Roma la didattica a scuola procede decisamente a singhiozzo. L’aumento dei contagi, soprattutto tra gli alunni delle scuole elementari, sta mandando in tilt le lezioni ma anche l’organizzazione famigliare visto che non c’è certezza di niente: neanche del tampone perché, tra quelli rapidi fatti dai bambini, spuntano sempre più “falsi negativi”. E così, dopo pochi giorni dal ritrono in classe, si ricade nell’isolamento collettivo e le lezioni in aula diventano un miraggio. Le regole del nuovo protocollo anti Covid, pensate proprio per evitare quarantene a tappeto, in realtà hanno bisogno sempre di 24-48 ore per diventare operative: vale a dire il tempo in cui la Asl recepisce la notizia del caso positivo e la comunica ufficialmente alla classe interessata invitando tutti i bambini a fare il tampone immediato. Che immediato, quindi, non è. Anzi, finisce per ricadere sul tampone che dovrebbe essere fatto il quinto giorno.«Dalle diverse Asl e anche tra distretti - spiega Cristina Cosatrelli, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi del Lazio - si ricevono risposte diverse con tempistiche non sempre immediate come dovrebbero essere, che generano difficoltà alle scuole e all’utenza. Ove si stanno applicando i nuovi protocolli, la situazione è confusa e di difficile gestione, con ricaduta delle problematiche sulle scuole». Da giorni le notifiche di quarantena si susseguono. Gli alunni, una volta arrivata la comunicazione dalla Asl, devono recarsi nei punti indicati nella nota (ad esempio per la Roma 3 si va a Fiumicino o al Forlanini) con le loro famiglie e poi - con l’esito negativo - tornano direttamente a scuola. Se invece decidono di andare in un’altra struttura, dovranno poi presentare il certificato medico del pediatra che, a sua volta, non vuole il tampone rapido che si fa in farmacia. In tutte le scuole, dall’inizio del mese, almeno una classe è finita in quarantena. E sono sempre di più quelle classi che ricadono dopo pochi giorni nell’incubo quarantena perché arriva un tampone positivo. Quindi tutto riparte daccapo.

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Padova, padre uccide la figlia nel giorno del compleanno e poi si suicida

18 Novembre 2021, 10:15am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Giallo nel Padovano, anziano uccide la figlia nel giorno del compleanno

INSERITO DA GIOVANNI MONTUORI Un omicidio-suicidio si è consumato per strada a Sarmeola di Rubano, nel Padovano, dove un padre 88enne ha ucciso la figlia. Il delitto è avvenuto davanti al cancello dell'abitazione dove viveva la donna, che oggi compiva 60 anni. L'uomo, Stelvio Cerqueni, ha sparato alla figlia Doriana al culmine di una lite e poi, con la stessa pistola, si è tolto la vita. All'origine del gesto tragico antichi dissapori familiari. A scoprire i due cadaveri, riversi sull'asfalto, sono stati alcuni parenti della donna che avevano appuntamento da lei a pranzo per farle gli auguri. L'uomo, nato in Serbia ma residente a Monfalcone (Gorizia), aveva raggiunto il Padovano proprio in occasione del compleanno della figlia. Vi sono forse rancori e dissapori familari, legati anche ad attività economiche, alla radice dell'omicidio-suicidio. Giunto a Sarmeola da Monfalcone in auto, dopo aver fatto uscire la figlia in strada l'anziano padre ha esploso contro di lei due colpi di pistola, uccidendola, poi si è tolto la vita sparandosi un colpo al petto. Stelvio e Doriana Cerqueni non si vedevano e non avevano rapporti da lungo tempo. Cerqueni gestiva in passato un supermercato a Cividale del Friuli (Udine) con un socio all'incirca della sua età, che in seguito una trentina di anni fa sposò la figlia. Il genero era rimasto vedovo, con tre figli, e con Doriana ne ha avuto un altro. La donna a Rubano gestiva un mobilificio. Al momento dell'omicidio-suicidio, in casa con lei c'era uno dei figli del marito, di 50 anni. L'arma è stata sottoposta a sequestro. Le due salme sono state portate all'obitorio dell'ospedale civile di Padova, a disposizione dell'autorità giudiziaria. TGCOM24

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Meccanico fortunato trova buoni fruttiferi del valore di 100mila euro nella spazzatura

17 Novembre 2021, 13:57pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Meccanico fortunato trova buoni fruttiferi del valore di 100mila euro nella  spazzatura

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Un uomo di 33 anni trova buoni fruttiferi dal valore di 100mila euro in un mobile nella spazzatura. Il giovane meccanico, non ha esitato e si è recato immediatamente alla caserma dei carabinieri per denunciare la scoperta. Le forze dell’ordine, dopo alcune indagini, hanno poi riportato il tesoro alla legittima proprietaria, una donna di 68 anni che li aveva dimenticati. L’uomo, titolare dell’officina “Il ricambio”, situata a Torino, si chiama Vincenzo di Mauro. Vincenzo, ha trovato il “gruzzoletto” nell’isola ecologica di Via Como, nella periferia est del Settimio Torinese domenica mattina. I buoni ritrovati, tutti emessi negli anni ’90, erano cinque ed avevano un valore di ben 26 milioni di vecchie lire. Insomma, una vera fortuna! I buoni fruttiferi erano custoditi in una cartellina ben nascosta in un cassetto di un vecchio comodino che la proprietaria aveva però distrattamente abbandonato vicino ai bidoni della spazzatura. Quel mobile, avvistato da Vincenzo, sarebbe così stato riciclato senza conoscere il tesoro che custodiva. Tuttavia, il gentiluomo ha ben pensato di controllare l’interno del mobile, prima di riciclarlo. Una volta trovato il “malloppo”, ha provveduto a portarlo immediatamente alle forze dell’ordine per riconsegnarlo alla legittima proprietaria. L’uomo ha poi dichiarato: “Ho pensato che quella donna prima di disfarsi di quel vecchio mobile, non si sia ricordata di aver lasciato in un cassetto i risparmi di una vita” Un bel gesto quello del giovane meccanico che ha dimostrato grande generosità e correttezza. Un ritrovamento molto particolare quanto singolare. La donna smemorata ha ringraziato come si conviene l’uomo per la sua gentilezza e la sua disponibilità. Non è da tutti avere la premura di segnalare, come d’altra parte si dovrebbe, tutto alle autorità per poter riconsegnare alla legittima proprietaria dei buoni fruttiferi.

AMALFINOTIZIE

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