INSERITO DA ANGELA CECERE
Nell'operazione impegnati quasi cento carabinieri, un elicottero e unità cinofile alla ricerca di armi e droga CALTANISSETTA - Scacco alla Stidda gelese: un maxi blitz dei carabinieri ha portato in carcere 17 esponenti dell'organizzazione criminale e un affiliato a Cosa nostra. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, traffico di stupefacenti, detenzione di armi e munizioni. L'operazione ha azzerato i vertici dell'organizzazione “stiddara”, con la cattura di capi storici e gregari che disponevano di armi ed esplosivi, controllavano gli affari illeciti, pianificavano attentati e imponevano il pizzo a commercianti e imprenditori. Dure le rappresaglie contro chi non pagava. L'INCHIESTA - Le indagini, scattate nel maggio del 2010, hanno permesso di accertare autori e mandanti di vari episodi criminosi tra cui la progettazione dell'omicidio di un pregiudicato comune, colpevole di avere incendiato l'automobile a uno stiddaro, «catturata» dalle immagini girate dai carabinieri. Per impedire il delitto e proseguire le indagini senza suscitare sospetti, i militari arrestarono la vittima prima che scattasse l'agguato mortale. L'inchiesta ha già permesso di sequestrare cinque chili di hashish. Nell'operazione di stamane sono stati impegnati quasi cento carabinieri, un elicottero e unità cinofile alla ricerca di armi e droga. COSA NOSTRA - L'operazione antimafia dei carabinieri di Gela ha permesso di ricostruire l'organigramma della Stidda locale e i rapporti di stretta collaborazione con Cosa Nostra, con la quale, in certe zone e in determinate circostanze, venivano divisi al 50% i proventi degli affari illeciti pianificati, secondo «una vera e propria logica di spartizione delle fonti di guadagno». La richiesta del «pizzo» avveniva in diverse forme, con l'assunzione di stiddari e con pagamenti periodici o «una tantum», sottoforma di regali agli uomini delle cosche o come contributo per le famiglie dei detenuti, specie sotto le festività di Pasqua, Ferragosto, festa della patrona e a Natale. Un imprenditore ha rivelato di avere subito, nel 2000, da Giuseppe D'Arma, uno degli arrestati, la richiesta del 2% dell'appalto di 900 milioni di lire. I soldi servivano all'organizzazione anche per pagare le costose spese legali. Secondo i carabinieri, Emanuele Palazzo, tra gli arrestati, controllava tutto e si rapportava con gli esponenti di Cosa Nostra. Il luogo degli incontri era piazza Municipio, dove gli investigatori, con potenti mezzi audio-visivi, hanno registrato a distanza immagini e conversazioni. I luogotenenti di Palazzo erano Giuseppe Romano (curatore delle estorsioni e delle ritorsioni da attuare contro chi non pagava), Massimiliano Tomaselli (responsabile del grosso traffico di stupefacenti con Carmelo Antonuccio e Andrea Mangiameli come corrieri della droga), i fratelli Calogero e Alessandro Peritore (per lo spaccio). BENZINA IN CAMBIO DI VOTI - Dalle indagini è anche emerso anche che la Stidda appoggiò un candidato in occasione delle elezioni comunali a Gela nel 2010, mobilitando l'organizzazione e «invitando» i cittadini a votare per lui. In cambio, secondo quanto emerso dall'indagine, uno degli «stiddari» aveva detto che per i componenti del clan e per gli elettori disponibili c'erano pronti tanti buoni benzina. I carabinieri stanno cercando di verificare se davvero la Stidda condizionò il voto alle comunali del 2010 e in favore di quale candidato e di quale partito.
FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
12 FEBBRAIO 2013